DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
Al PRINCirALI SANTI, DEATf, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA OERARCIIIV
DELLA. CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALtA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE Di CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
\ OL. LII.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCLI.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
PAX
PAT
r ATRlAllCFIlOoPATRIARCBIA,
Palriarchìum. Residenza del palriarca,
o Episcopio o Palazzo vescovile (^•). In
Roma le 5 basiliche patriarcali ebbero il
patriarchio per l'aljitazioiie de'4 patriar-
chi maggiori, ed il Patriarchio Latera-
nense (f^.) era l'ordinaria dimora degli
antichi Papi. Pei patriarchi di Roma ve-
dasi Palazzi di R.oma e Palazzi aposto-
lici; per quelli dei patriarchi antichi o
esistenti, i loro articoli e Patriarca.
PATRIARCHIO LATERANE.XSE.
F. Palazzo Lateraxexse e Patriarcato.
PATRICIO (s.), vescovo di Prusa in
Bitinia, martire. Governava quella chie-
sa, allorché Giulio proconsolo di Bitinia
ivi recossi a prendere i bagni caldi, pei
quali Prusa andava fumosa, ed avendo-
ne esso ritratto giovamento, per dimo-
strarsi grato agli Dei, volle indurre Pa-
Iricio ad adorarli ed offrire uu sacrifizio
ad Esculapio. Irritalo per la fermezza del
santo vescovo, e per le ammonizioni che
gli fece, ordinò che fosse spogliato e get-
tato nell'acqua bollente; ma essa diven-
ne per il santo come un bagno tempe-
rato e gradevole, mentre lanciandosi fuo-
ri del tino in cui era accolta, abbruciò i
soldati. Perciò il proconsolo vieppiù sde-
gnato, gli fece troncare la lesta. S. Pa-
tricio soffrì il ig di njaggio, ma non è
noto in quale anno, ed è nominato nel
martirologio romano il giorno 28 d'a-
prile, che sembra essere stato quello della
traslazione delle sue relifjuie.
PATRIMONI DELLA CHIESA RO-
ÒMANA o S. SEDE, Patriinonia ecclesiae
romanae. Beni e possessioni demania-
li della chiesa romana, che nel decorso
de'tempi per titolo di spontanea dedizio-
ne odi donazione divennero signorie del-
la s. Sede, chiamali ancora Palriinonio di
s. P/V;/'o, colla quale denominazione an-
ticamente appellavasi cjualunque perti-
nenza della chiesa romana. Considerati
nei primi secoli questi patrimoni anche
per soli poderi, case e censi, o beni allo-
diali, erano destinati principalmente al
nianlenimento de'poi'me pei lumi (\&\-
la basilica di s. Pietro, ed il di più che
rimaneva pel tesoro 0 erario pontifìcio,
ad uso del sacro palazzo 0 patriarchio
4 PAT
Jjateranense, residenza de' Pontefici. Né
mancarono luoghi o patrimoni negli stes-
si primi secoli, di tale interesse da me-
ritare le speciali cure dei Papi, i quali
perciò al governo dei medesimi destina-
vano non già fattori o altri ministri di
bassa condizione, come sarebbe stato suf-
ficiente, se si fosse trattato di semplici
tenute e fondi, fua distinti amministra-
tori, primari chierici della chiesa roma-
na e persone distinte del clero, come Sud-
diaconi,Diaconi^IYotan, Difensori e Rei'
tori{^V.^, che destinavansi a presiedervi, i
quali giuravano fedeltà alla tomba di s.
Pietro, come notai ne' voi. XII, p. 23g,
XXXI, p. 202.Questoera l'uso che de'pa-
trimoni faceva la romana chiesa prima del
temporale e sovrano suo dominio, conse-
guito il quale, come nel principato più
grande divenne e rispettabile, tanto mag-
giormente fecealleoccasioni risplendere la
pia sua liberalità nel cedere persino parte
de'suoi stati per sovvenire alle bisogne al-
trui. Il Papa s. Sotero del i yS accrebbe il
pio e generoso costume usato dai suoi pre-
decessori sino dalla nascente Chiesa, nel
soccorrerecol patrimonio di questa anche
i bisognosidi rimotissimi luoghi e copio-
samente, per cui flicevansi ancora le Col-
Ielle di questua {V-). Malgrado le perse-
cuzioni, nel pontificato di s. Cornelio del
254> numeroso era il clero di Pioma, che
colle persone povere era mantenuto dal
patrimonio della Chiesa. Che i Papi alle
chiese donassero de'fondi spettanti al pa-
trimonio di s. Pietro, con l'obbligo di
corrispondere e pagare annuo canone, ri-
levasi dalle lettere di s. Gregorio I, e dal
libro {\e Censi della s. Sede ( V.^ dal qua-
le si raccoglie, che chiese, monasteri e
ospedali erano a tali pensioni tenuti per
aver espeiimenlato la pontificia liberali-
tà, essendo la romana chiesa solita loca-
re e dare in enfiteusi i fondi de'suoi pa-
trimoni , riserbandosi moderata corrispo-
sta. Si deve avvertire, che i fondi rustici
della s. ^iiòe ebbero diverse nomencla-
ture. 11 fondo semplice di ristretti conll-
PAT
ni SI ùÙAmoFundusj l'aggregato di molti
di questi fondi insieme uniti costituiva
una Massa j più masse insieme formava-
no un Palrinionium : il nome di Fundus
è antichissimo, quello di Massa già era
introdotto nel IV secolo, l'altro di Pa-
trimoniuni, indicante beni ereditarli pa-
terni, prima del VI secolo si applicò ai
beni della chiesa romana, quindi al Pa-
irinionio delle chiese (F.). Non solo la s.
Sede possedeva patrimoni in occidente,
ma nel IV secolo anche in oriente, che
per le turbolenze insorte essendosi dipoi
resi di difficile esazione, dopo i tempi del-
l'imperatore Teodosio I si fece permuta
coi patrimoni di Sicilia e Calabria. Piìi tar-
di, ma inutilmente, anche s. Nicolò Ics.
Leone IX fecero vive rimostranze agl'im-
peratori greci, per essere reintegrati degli
occupali patrimoni orientali. Allorché e-
sistevano, rendevano circa 5o,ooo scudi
annui, come a (fermano, parlando de'patri-
moni orientali, l'Alemanni, De Laler.pa-
rielinis, cap. 5, ed il Bianchini, in Anast.
Biblioth. t. 2, p. Sor . Nel pontificato di
Pelagio I del 555, già la s. Sede posse-
deva il patrimonio Apulo o sia Puglia,
ed il Siculo vastissimo che estendevasi per
tutta l'isola; di Pelagio II del 5'j'ò An-
tonino fu difensore del patrimonio di Si-
cilia ; grandi n' erano le rendite, onde s.
Gregorio I del 5c)o, ordinò a Pietro sud-
diacono d'impiegare la somma di 5o lib-
bre d'oro per 1' acquisto di grani ad og-
getto di spedirli a lioma, oltie quelli che
si erano raccolti dai fondi del patrimonio.
Dipoi i patrimoni cambiarono nomi, co-
me r Apulo ed il Sannite, che si disse-
ro patrimonio Beneventano e patrimonio
Salernitano, cos'i appellati dalle due cit-
tà primarie. Il registro di s. Gregorio lè
pieno di masse, fondi e patrimoni possedu-
ti da prima in utile dominio, e poscia o
per isponlanee dedizioni o per donazioni
rimasti all'alto dominio della Chiesa in-
corporati ed un\i\.Y)a\\'epist. 5i del lib. 5
di s. Gregorio I si legge, che allora la s.
Sede possedeva 2 3 pingui patrimoni, cioè
PAX
Sicilia, Siracusa, Palermo, Calal)iia, Pu-
glia, Sanniti, i due Campania, Toscana,
Sabina, Norcia, Carseoli, Appia, Ravenna,
Istria, Dalmazia, Illirico, Sardegna, Corsi-
ca, Liguria, Alpi Cozie, Germaniciana e
Gallia. Questi patrimoni quasi tutti han-
no particolari articoli, ed in alcuni eser-
citò s. Gregorio I anche il dominio tem-
porale, governandoli ed esercitandovi le
regalie euperiori, mentre nel napoletano
vi esercitò l'alto dominio: egli stesso di-
chiarò di essere stalo costretto ad eserci-
tare le funzioni di principe sovrano. An-
che ai tempi di Onorio 1 del 625 la chie-
sa romana continuava a possedere im-
portanti patrimoni in Italia e fuori di es-
sa, con beni signorili e demaniali dipen-
denti dalla medesima : quel Papa posse-
deva un fondo in Ceprano , un secolo
prima che questo per dedizione divenis-
se dominio temporale della Chiesa, ed
altro nel territorio di Centocelle o Civi-
tavecchia. I patrimoni di Sicilia e di Cala-
bria furono sollevati dalle pubbliche gra-
vezze da s. Agatone Papa del 678, che s'in-
terpose coli' imperatore Costantino HI,
ed il successore Giustiniano li anch'egli
si mostrò liberale coi patrimoni della ro-
mana chiesa con Papa Cenone del G86,
pei patrimoni di Abruzzo e Lucania. A
Giovanni VII nel 707 furono restituite
le Alpi Cozie. II patrimonio di Cuma lo
ricuperò s. Gregorio II dai longobardi
che lo avevano occupato, essendo perti-
nenze del napoletano, come Sorrento,
Miseno, Gaeta e l'isola di Capri. Osser-
va l'Amiaui, i)7emone f?j\F^«o,p. 78, che
per essersi ribellate all'imperatore Leone
risaurico le provincie italiane per la guer-
ra che avea dichiarato alle sacre imma-
gini, onde l'impero non esigeva più da
quelle i tributi, furono unite all'erario e
camera imperiale tutte le rendite dei pa-
trimoni che possedeva s. Pietro e la chiesa
romana in Italia, che ascendevano a 3,5oo
talenti d'oro. Fu sotto s. Gregorio 1 1, mor-
to nel 73 1, che propriamente ebbe ori-
gine la Sovranità i^oni\Cicia(f^.), aumca-
p A T :
lata successivamente anche cogli Siali
tributciri{F.) ([uas'ì di tutta Europa, con-
tinuando nel possesso dei suoi patrimo-
ni. Nel pontificato del successore s. Gre-
gorio III, l'imperatore Leone l'iconocla-
sta, si usurpò gli antichissimi patiimoni
di Sicilia e Calabria, i quali pagavano in
lioma alle chiese dei principi degli apo-
stoli la cospicua somma di 3 talenti e
mezzo d'oro. Le rendite si erogavano an-
che in soccorso dei poveri dei medesimi
patrimoni. I patrimoni della s. Sede iu
Sicilia erano di 3 specie e stalo. Il i.°di
semplici masse e fondi di utile dominio e
proprietà della chiesa romana, e questo
durò fino a buona parte del secolo VI.
L'altro stato fu di regalie superiori, che
in quei amplissimi territori! acquistò la
s. Sede per difesa dei coloni che vi abi-
tavano e per l'amministrazione della giu-
stizia, che gl'imperatori greci di necessi-
tà concessero ai Papi per la quiete dei
popoli, non essendo possibile in tanta di-
stanza di luoghi provvedere a tutto. A
queste regalie superiori tenne dietro nei
medesimi patrimoni nel secolo VIII l'al-
to e supremo dominio, che la chiesa ro-
mana acquistò dalla pia generosità di Car-
lo Magno, pel dono dei ducati di Bene-
vento e di Spoleto, il cui figlio Lodovico l
aggiunse poi la Sicilia eia Sardegna: que-
sto è il 3." stato o specie di patrimoni os-
sia di supremo ed alto dominio. Papa s.
Zaccaria fu sollecito della ricupera delle
invase terre, come del patrimonio di Sa-
bina; così Stefano HI, e con miglior suc-
cesso s. Paolo I del 757, già formanti par-
te del principato della Chiesa.
Adriano I pel dono dei ducali di Bene-
vento e Spoleto, acquistò il titolo di so-
vranità nei patrimoni e altre terre che vi
possedeva. La chiesa romana sotto Gio-
vanni VIII deir872 già possedeva i pa-
trimoni di Traetto, di Chicli e di Campa-
nia, al presente nel regno di Napoli. Lun-
go sarebbe parlare di tutti i numerosi
e ricchi patrimoni della s. Sede, però non
manco di farne menzione ai loro luoghi.
6 PAT
Is'e trattano il Cenni ne' Monumenta do-
minalionis ponlificìaej e t\c\\tt Note, alla
disseit. 69 di Muratori : dei censi e del-
le rendite spettanti una volta alias. Chie-
sa romana; il Zaccaria nella dissert. io,
De roinanac ecclesiae patrìnwiiiisj ed il
Borgia nelle Blemorie di Benevenlo^ nel-
la Difesa deldotnìnio temporale della se-
de apostolica, e nella Bre^'C istoria del do-
minio temporale della sede opost. nelle
due Sicilie. Egli osserva la diversa con-
dizione dei patrimoni delle altre chiese,
da quelli della romana, i quali furono
amministrati dai Papi senza dipendenza
alcuna, potendo alienarli insieme con l'i-
strumento loro senza il permesso impe-
llale', ciò che far non possono le altre
chiese. L' imperatore Giustiniano I co-
mandò che al patrimonio di s. Pietro an-
che in oriente, e delle chiese di occiden-
te, non pregiudichi altra prescrizione che
la centenaria. Nella Difesa il Borgia, a
p. 125 dell'indice, dichiara 1' ampiezza
della giurisdizione esercitata da s. Gre-
gorio 1 sui patrimoni, con pieno gius fon-
diario e con 1' esercizio delle regalie su-
periori, moderando leggi, decretando ca-
stighi e procedendo alle pene capitali. A
s. Gregorio VII la gran contessa HJatil'
de {f^.) donò per la chiesa romana l'am-
plissimo suo patrimonio in sovranità, on-
de fu detto il patrimonio di JÌJatilde. Il
Bussi nella Storia di Viterbo p. 46, nar-
ra che la con lessa donò la Liguria e la
Toscana alla Chiesa, in un alla provincia
detta del Patrimoniocollasua metropoli
Viterbo nel 1077, confermando la do-
nazione nel I I o I a Pasquale li, il quale
volle d'allora in poi che la provincia di
Viterbo fosse chiamata provincia del pa-
trimonio di s. Pietro, dichiarandone ca»
pitale la città di Viterbo : questa pro-
vincia fu chiamata anche Toscana o E-
truria pontificia. L'Adami nella Sto-
ria di T'olseno t. 2, p. 77, dice che per
aver Matilde donato la Toscana de' ro-
mani o pontificia al principe degli apo-
stoli, chiamossi il Patrimonio di s. Pic-
PAT
tro. Davanzali , Not. della chiesa di s.
Prassede p.Say, riporta che il Patrimo-
nio di s. Pietro proveniente da Matilde,
contiene 8 luoghi, cioè Viterbo, Cii'ita-
vecchia, I\lontcfiascone, Orte, Nepi, Su-
tri, Bracciano e Cometa. L'ab. Artemi,
Lettera su Polimarzio, osserva che nella
provincia del Patrimonio sono oggidi 7
vescovi : che nel VI secolo ve n'erano al-
meno iG, cioè di Nepi, Sutri, Civitavec-
chia, Toscanella, Bieda, Perento, Poli-
marzio, Orte, Civita Castellana, Galle-
se, Bagnorca, Bolsena, Vulcì, Castro,
Orvieto e Bisenzo o Vesenlo (V.). Al pre-
sente si comprende nella provincia del
Patrimonio le delegazioni di Viterbo ,
Orvieto e Civitavecchia j facendo par-
te del circondario di Roma e sua co-
marca. Quando la provincia avea la zec-
ca, segnavansi le monete con le chia-
vi erette della Chiesa e con la iscrizione:
S. Petr. Patrimomum, comesi vede nei
denari di Benedetto XI ed in altri più
antichi, forse JDattuti dopo la metà del
secolo XIII e riportati dal Fioravante,
Antiq. denar. p. 4^ 4^5 '^ ragione la ri-
portai nel voi. XLVl, p. 112. Onorio
IH usando della consueta carità e mu-
nificenza della chiesa romana, nel 1227
diede a Giovanni già redi Gerusalemme
e benemerito della Chiesa, per sostenta-
mento di sua persona, il governo di tut-
to il patrimonio che avea la Chiesa da
Badicofani fino a Roma; altri dicono a
Viterbo usque ad Montem Flasconeni.
Già Gregorio V nel 998 avea concesso
Ravenna e Comacchio all'arcivescovo del-
la prima, dopo la morte della pia impe-
ratrice Adelaide, cui erano state assegna-
te le rendite per soccorrerla nelle sue dis-
grazie. Nelle coronazioni degl' impera-
tori fatte dai Pontefici, come dissi a que-
gli articoli e nelle loro biografìe ( come
nel voi. XXXV, p. 270), gl'imperatori
prima di ricevere la corona giuravano
ai Papi di difendere la Chiesa e singo-
larmente il patrimonio di s. Pietro. V.
Patrizio, Difensore della Ciiiesa.
PAX
PATRIMONIO DELLE CHIESE.
Ceni, possessioni e rendile delle r.hiese e
delle flJense vescovili. Il Papa s. Simpli-
cio I del 467, con decreto presso Labbc',
Condì, t. 4, p- I o6(^, e Graziano, De red-
ditibiis ecclesiae , 15, ques. 2, cap. 28,
ordinò che le offerte o Oblazioni de'fe-
deli fossero spartite in 4 paiti, luna pel
FescoK'o, pel Clero la 2.% e le allre due
per la fabbrica della Chiesa, del Palazzo
vescovile, pei Pellegrini e pei Poveri, co-
me si può vedere a tutti i segnati artico-
li, a Beni di Chiesa, IMìno, Mens.a. e altri
relativi. La prescrizione di s. Simplicio
fu rinnovata da s. Gelasio I coWepist. q,
e. 27, da s. Gregorio I, coW epist. 44>
lib. 5, e da altri Pontefici e concilii, co-
me si può vedere in Tomassini, Deveter.
et nov. discipl. par. 3, lib. 2, cap. i3 e
i4> ed in molti scrittori.
PATRIMONIO ECCLESIASTICO o
SAGRO , Palrinioniuni ecclesiasliciini
seti sacravi. Titolo clericale o sacerdo-
tale, necessario per entrare negli ordini
sagri. E" di tre sorta: quello di un be-
nefizio, quello di patrimonio, e quello del-
la povertà religiosa o della religione. Il
titolo del benefizio consiste nel possesso
pacifico di un benefizio sulllcieute pel
mantenimento di colui il quale n'è prov-
veduto. Il titolo di patrimonio consiste
in un bene il quale, di qualunque natu-
ra egli sia, possa bastare alla sussistenza
di un ecclesiastico: questo titolo è dilFe-
reute secondo l'uso delle diocesi e la las-
sa dei vescovi. 11 titolo della religione
consiste nella professione religiosa di un
ordine 0 congregazione, che somministia
l'alimento a tutti i suoi membri. Si può
ordinare anche a titolo di missione 0 di
missionario apostolico. Secondo l'antica
disciplina nonordinavasi alcunosenza ob-
bligarlo al servigio di una chiesa, e per
conseguenza non conoscevasi altro tito-
lo clericale, litidns ecclcsiastìcus, fuori
della chiesa alla quale un ecclesiastico
era attaccato perla sua ordinazione, per
servirvi perpetuamente e tiarue la sua
P A T 7
sussistenza. Nel 794'' eonciliodl Frauc-
fort decretò che le ordinazioni senza titolo
fossero proibite; quello di .Avranches del
1172 statuì che non si ordinerebbero
preti senza titolo certo. Nel concilio gene-
rale Lateranense III, celebralo nel i l'jij
da Alessandro III, si dichiarò, che se un
vescovo ordinava un diacono o sacerdo-
te senza un certo titolo bastante per la
sua sussistenza, il vescovo sarebbe obbli-
gato a somministrarglielo, fino a che glie-
lo avesse assegnato iu qualche chiesa, op-
pure avesse con che vivere del suo palri-
luonio. Furono le ultime parole del de-
creto, che servirono di appoggio per isla-
bilire a poco a poco l'uso delle ordina-
zioni senza chiesa, accontentandosi di una
rendita sufiiciente, sia in benefizio o pa-
trimonio. 11 Tomassini, De vet. et nov.
eccle.s. disciplina t. 2, lib. i, dal decreto
riconosce 1* origine del patrimonio dei
preti. A tenore del concilio di Trento,
sess. 2 I ,de rcform. cap. 2, coloro i quali
si fanno ordinare sotto titoli fraudolenti
sono sospesi dalle funzioni dei loro or-
dini , ed incorrono nella irregolarità se
gli esercitano senza dispensa. Vedasi la
bolla di s. Pio V, Ronianus Ponti/ex; ed
Innocenzo XI rinnovò ai vescovi la pre-
scrizione di non courerire gli ordini a chi
non avesse benefizio o patrimonio. L'Au-
dreucci, De liierarchia lib. 2, e. 4? trat-
tò : de patrimonio ad sacros ordines hypo-
tecae generalis suhjectoj ed il IMondelli,
Diss. eccl.j dissert. 4: se sia lecito ad un
chierico ordinato a titolo di patrimonio,
partire dalla sua chiesa senza il consen-
so del vescovo. V. Clero, Be?jefizio ec-
clesiastico, Beni di chiesa.
Patrizi Gio. Battista, Cardinale.
Nacque in Roma a' 24 dicembre i658j
de' marchesi di Castel Giuliano, del ra-
mo che da Siena si trasferì a Roma (ho
già parlato di sua nobile famiglia in fi-
ne di quella di Chigi e nelle biografie
Naro, non che a Piccolomim famiglia,
dicendo del celebre Agostino adottato
in quella casa da Pio lì: per non di-
8 PAX
re di altri, tiu i serviti fiori il b. Frau-
cesco). Assunto l'abito prelatizio ottenne
da Innocenzo XI un luogo tra' ponenti
del buon governo, e poi tra' votanti di se-
gnatura, donde passato a chierico dica-
mera, fu incaricato di quasi tutte le pre-
sidenze di quel tribunale, da lui eserci-
tate con singolaresollecitudine e pruden-
za. Innocenzo XII lo destinò al governo
di Perugia, posto inferiore alla sua car-
riera lodevolmente esercitata, ma come
\irtuoso si mostrò superiore alle umane
vicende, soffrendo iu pace l'avverso de-
stino. Quindi fatto arcivescovo di Seleu-
eia, lo trasferì nunzio a Napoli, ove go-
vernò quella chiesa vacante con titolo di
vicario, secondo l'Egss, ma niuna men-
zione di ciò fa il Loreto nelle Memorie
degli arcivescovi della s. chiesa napoli-
tana. Clemente XI lo promosse nel i 707
a tesoriere generale, e dipoi a' 16 dicem-
bre lyiS lo creò cardinale prete de'ss.
Quattro, aggregò a diverse congregazio-
ni e per diversi anni funse il prò teso-
rierato, finché nel 1718 lo inviò legato
a Ferrara (f^-), in tempi dilficilissimi.
Pure perla sua moderazione, gentilezza
di tratto, e«|uità, ed amore del pubblico
bene, meritò di esservi confermato per
Ire trienni, e pel primo dei legati vi la-
sciò le ossa nella metropolitana, quando
morì con gran pietà a'29 luglio 1727, di
anni 6q, dopo essere intervenuto a due
conclavi. Fu sepolto avanti l'altare di s.
Maui'elio, con iscrizione. Appena uscita
Ja Porla Pia di Roma , il cardinale for-
mò una deliziosa villa, come si leggeva
nell'iscrizione della facciata. Il disegno del
palazzo fu di Sebastiano Cipriani , con
grandiosa scala. Era ricca di boschetti,
adorni di antiche sculture e di comodi
■viali. A'3 novembre 1744 ^' pernottò il
re di Napoli, poi di Spagna Carlo 111, al-
lorché col suo esercito inseguiva gli au-
striaci. Clemente XIV godeva in questa
villa ogni giorno di cpialclie ora di sol-
lievo lino alia sera, nelle camere ilei bi-
gliardo, riclolte nobilmente dal suo fo-
PAT
riere maggiore marchese Gio. Chigi Mon-
torio Patrizi proprietario, assistendo col-
la corte nobile a qualche partita di truc-
co. Ria i repubblicani del 1849 barba-
ramente atterrarono il palazzo ed altro
bel fabbricato, rovinando la villa. Inol-
tre i Patrizi hanno in Roma la cappella
nella Chiesa di s. Maria Maggiore, e il
Palazzo Patrizi.
PATRIZIANI. Eretici così chiamati
da Patrizio o Palricio loro capo, che vi-
vea verso l'anno iq5: era marcionila e
precettore di Simmaco. L'errore che prin-
cipalmente sosteneva , era che la carne
dell'uomo essendo stata creata dal demo-
nio, doveasi odiare e distruggere, e ch'era
buona opera l'uccidersi da sé medesimo.
PATRIZIO (s.), apostolo d' Irlanda.
Ne riportai la biografia a Irlanda, cioè
nel voi. XXXVI, p. 88,94, 106 e seg.,
dicendo pure del famoso /^ozso di s. Pa-
trizio (anche quello d' O/wz'e^o, /^., così
viene appellato).
PATRIZIO (s.). Ordine equestre d'Ir-
landa. Fu istituito da Giorgio III re del-
la Gran Bretagna a 5 febbraio 1783,
sotto la invocazione di s. Patrizio (^.),
apostolo e patrono dell'Irlanda, per gra-
tificare i cattolici irlandesi e promuover
sempre più la loro fedeltà al trono, non
che la lealtà e la virtù. L'ordine si com-
pone del re, del lord luogotenente d'Ir-
landa come gran maestro, di i5 cava-
lieri, edi 6 cavalieri straordinari, fra'qua-
li non può aver luogo che un solo prin-
cipe della famiglia reale. Per essere fre-
giato di quest'ordine insigne, alla nobile
nascita devonsi accoppiare le operazioni,
onde deveriguardarsiqual cavaliere sen-
za eccezioni. Dopo la morte di un cava-
liere si aduna il capitolo dell'ordine, che
per lo meno deve comporsi di 6 mem-
bri, ciascuno dei quali propone 9 candi-
dati per succederlo: il red'Inghilterrapoi
ha il diritto di eleggere quello che ottie-
ne maggior nimiero di suffragi, se lo giu-
dica degno di conseguire dignità tanto
ragguardevole. La decorazione consiste
PAT
iu gran medaglia d'oro di forma ovale ,
avente nel centro una croce smaltata di
rosso ed una pianta di trifoglio verdeg-
giante, con l'epigrafe in giro : Qitis su-
perahil ? La medaglia suole portarsi dai
cavalieri nella sinistra parte del petto,
sospesa a nastro di color verde ceruleo.
PATRIZIO. F. Patrizio di Roma.
PATRIZIO DI ROMA. Titolo cospi-
cuo di dignità e grado nobilissimo, che
nel secolo Vili e seguenti portava Tob-
bligodi sostenerci diritti della chiesa ro-
mana, difendere le ragioni della s. Sede,
della città di Romae dei poveri. Lo con-
ferivano i Papi col titolo di Difensore del-
la Chiesa (^.), come protettore, avvo-
catoe difensore della sede apostolicajcon-
sistendo in questo l'a vvocazia della Chiesa
di cui furono investiti i re e gl'impera-
tori franchi, e poi gl'imperatori tedeschi
di dette epoche. L'avvocazia principal-
mente consisteva nel difendere la purità
della fede, gl'interessi della religione, i di-
ritti e stali temporali della s. Sede; quin-
di i romani e gli altri sudditi della me-
desima giuravano riconoscere gì' impe-
ratori come avvocati della Chiesa, cioè di
non faje innovazioni in pregiudizio dei
Pontefici. Anche i re franchi e gl'impe-
latori giuravano di essere protettori e di-
lèuscri della stessa Chiesa, con forinola
riportata dal Borgia e dall'Aleinanui, la
quale si variò per gl'imperatori tedeschi,
con alcune dichiarazioni e cautele, per-
chè non avessero a pretendere quella stes-
sa autorità, che i Papi permisero ai Ca-
rolingi di esercitare in Roma e nelle ter-
re della Chiesa, in benemerenza dell'am-
plificato dominio e di averglielo costan-
temente difeso e protetto. F. Imperato-
re. La dignità del patriziatoe dell'avvo-
cazia fece che per potestà delegata e di
consenso de'Papi, talvolta gl'imperatori
esercitassero pei loro messi legiudicature
e placiti negli stati pontificii, in materie
di controversie, ondesi facesse giustizia ai
popoli, salva la preminenza papale, ed
auche per quietare le facili rivolte. P\
PAT 9
Placito. Altro obbligo dell'avvocazia e-
rache nella Elezione dei Popi {^F.) non
fossefatta violenza dai romani, come nel-
la loro Consagrazione (F.). Per la slessa
avvocazia i Pontefici adottarono diversi
sovrani per Figlio (/^.). Per distinzione
verso il patrono della Chiesa, i Papi non
solo gli cingevano la spada , ma fecero
battere monete, da una parte col di lui no-
me e dall'altra il proprio, in segnosoltan-
to di onore e confederazione tra la Chie-
sa e l'impero. Di tutto ciò parlai nei voi.
XXXlV, p. 1 1 7 a 1 2o, XLVI, p. 1 1 o,
ed agli analoghi articoli. Questi diritti
però non importavano sociale dominio
nei re franchi e imperatori, si in Roma
che negli altri dominii temporali : erano
senza titolo di sovranità e di semplice
protezione e mera avvocazia, che costi-
tuivano il carico di patrizio de' romani,
come provano l'Alemanni, De Laterali,
parici. j l'Acami, Della zecca pnnlifìciaj
il Cenni, I\loniirn. doinin, pontif.j ed il
Eorgia, Breve ist. del dominio della sede
opost. Benché a Padre parlai dell'origi-
ne del senato di Roma e de' patrizi, ora
uomini nobili e de' primi delle città, fa
d'uopo qui dire chela dignità di patrizio
diventò poi la sorgente della nobiltà pres-
so diversi popoli, argomento che toccai a
•Nobile. Romolo nel fondare Roma con
l'aiuto di persone di ogni specie, cui ave-
va accordato asilo e franchigie, tra di es-
se ne scelse alcuni che nominò patrizi,
gli altri nominò clienti o plebei. Romolo
per unire tra loro i patrizi ed i cittadini
semplici detti plebei con reciproci lega-
mi, ordinò che ciascun plebeo eleggesse a
j)adrone suo un patrizio , à\ cui egli si
chiamava cliente. L' ufljzio del padrone
era di diièndere il cliente e fare tutto ciò
che il padre opera pei figli. Dovere del
cliente era l'aiutare il padrone colle pro-
prie forze e sostanze, e morendo i clien-
ti senza aver fatto testamento, i padroni
divenivano loro legittimi eredi e tutori
dei loro figli. I clieuti lavoravano i cam-
pi dei padroni e gli pagavano un tribù-
IO PAX
to ; non potevano contrarre maliicnonio
colle figlie (lei patrizi. I patrizi fuioiio
decorati del grado di senatore in nume-
ro di loo, col titolo di prt^n, stabilendo
l\omolo che i loro discendenti si denomi-
nassero/?rt!ff73r, e per maggior onore m-
genui. Essi furono divisi iu patrizi ma-
jonuii gentitim, ed in patrizi iiiiiwruni,
cioè quelli plebei die divenuti senatori
pervenivano alla dignità di patrizio, non
essendo sempre unito il patriziato al se-
natorato : quei patrizi antichi cbe si tro-
varono fregiali della seconda dignità si
à'isstvo palresconscnpli. Altri danno que-
sto nome a quei senatori eletti dai con-
soli e dai censori, perchè i nomi loro e
quelli dei primi senatori furono inscritti
in un medesimo Ubro. Al dire di altri ,
ecco come spiegano l'origine dei patrizi.
]n Roma vi erano due ordini, de' senato-
ri e dei cavalieri, dopo venivano i plebei
o semplici cittadini. Romolo avendo scel-
to per suoi consiglieri di stato i co perso-
naggi, li chiamò senalori, avuto riguardo
o alla elàoalla prudenza ordinariamen-
te propria de'vecchi: li chiamò altresì pa-
ircs o per denotare il rispetto che aveva
per essi, o per far loro conoscere che do-
vevano essere i protettori e quasi i pa-
dri del popolo. Dopo che i sabini furo-
no ricevuti in Roma , Romolo aggiunse
ai senatori altri lOO scelti dalle fiiuiiglie
più nobili. Dipoi nell'anno i38Tarqui-
nio Piisco aumentò tal numero di sena-
tori con altri i co individui distinti per
virtù e sapere, presi dalla plebe, cui die
il titolo di patrizi j mentre solevano chia-
marsi/j^^/Zcu majovnin genliuni i discen-
denti de' primi senatori creali da Romo-
lo, i quali potevano nominar un senato-
re fra i loro maggiori,/)(2//'e/« c/e/c; i di-
scendenti de'nuovi patrizio senalori, e al-
tri posteriormente eletti, furono chiama-
ti pallidi rninoruiìi geìitiutn, vale a dire
piccoli o secondi patrizi. Nei primi tem-
pi i ministri della religione si eleggevano
soltanto dal ceto dei patrizi , i quali uu
tempo furono tanto potenti, che uveva-
PAT
no r autorità di convocare i comizi , di
creare i magistrati, ed anche di deporre
i consoli. 1 patrizi avevano gli auspici!,
asili, altari, dei propri che poi si dissero
penati, cioè le immagini de' loro ante-
nati che tenevano nei loro cortili, di che
parlai altrove. Si chiamò in R.oma P^ico
Patrizio quella contrada che giace alle
radici de' monti Esquilino e Viminale ^
perchè il re Servio Tullio la consegnò per
abitazione ai cittadini di sangue patrizio,
cioè de' primi fondatori di Roma , per-
ciò slimati i più fedeli difensori della cit-
tà; pei quali titoli e potere che godeva-
no presso i cittadini e la plebe, essendo
in sospetto presso i re diPioma che potes-
sero resistere alle loro leggi, li collocarono
in detta conU'ada ond' essere facilmente
oppressi in qualunque insurrezione. Tut-
tavia fu Servio Tullio che die ai patrizi tut-
ta l'autorità del popolo, spogliandone la
plebe romana. Ì!ie.\[' Album t. 4,p-263e
272, si legge il modo di creare i patrizi
romani, nelle persone del fratello e nipo-
te di Leone X, ammettendosi ai privilegi
del patiiziato, concesso dal senato e po-
polo romano. Quanto poi alTorigine del-
la dignità e grado di patrizio, donde de-
rivò quella conferita dai Papi, ne vado a
far cenno.
; Costantino il Grande fu quello che nel-
la traslazione della sede imperiale da Ro-
ma a Costantinopoli, eresse un nuovo pa-
triziato, attribuendola qualifica di patri-
zi ai suoi consiglieri, non già perchè essi
discendessero dai primi padri del senato
eletti da Romolo, ma perchè erano an-
ch'essi riguardati come padri della repub-
blica o dello slato ; ed ordinò che il pa-
trizio sedesse sopra i prefetti del preto-
rio, ma la dignità era inferiore a quella
del consolato, secondo il Rinaldi. Però il
Geutilicbiama la dignità somma, wzo ^/<-
gnitatis cidnien elapexj e dice che le mo-
gli dei patrizi si chiamarono patrizicsse.
Le loro insegne erano il seggio sublime
e la clamiile o manto imperiale. Questa
dignità di patrizio diventò la prima del-
P A T
J'iinpero,esi considerò come il culmo del-
l' oiioie e della nobiltà. Vi ebbero però
f|uatlro sorta di patrizi, de'quali i più di-
stinti erano qualidcati come padri dagli
imperatori (come si legge nel t. 4, p- • 44
del Calogerà) e tutori dcll'imperOj ed e-
rano in qualchemodo associati alla mae-
stà imperiale. Nel V secolo i patrizi com-
ponevano realmente il consiglio degl'im-
peratori^ e la dignità godeva ancora di
lutto il suo splendore allorché Odoncre
le degli eruli, distrutto nel 47^ l'impe-
ro di occidente ed occupala Roma, in-
dusse il senato romano a scrivere all'im-
peratore d'oriente Zenone, acciò lo deco-
rasse della dignità di patrizio romano e
ne fu investito; quindi il suo esercito lo
proclamò re d'Italia. L'imperatore Ana-
stasio I nel 007 spedì a Clodoveo 1 re
dei franchi la patente di console onora-
rio e patrizio , onde assunse il titolo di
augusto, si rivestì di porpora, e cinse la
fronte col diadema : siccome altri dicono
che a Clodoveo fu conferito il consolato,
si leggailRinaldiali'anno 5o8,n.°i . L'im-
pt-ratore Costantino Copronimo conferì
la dignità di patrizio al re Adalgiso pri-
mogenito di Desiderio re d'Italia, li pa-
triziato era una dignità anLlie nel regno
di Gontrano, sovrano d'Orleans e della
Borgogna, dopo la metà del \I secolo :
dopo che quel reame passò sotto il do-
minio dei franchi , i governatori che si
spedivano nelle diverse pi'ovincie fmo-
no per lungo tempo nominati patrizi, la
Roma non solo gl'imperatori di Costan-
tinopoli, ma anche i re goti, che prima
la occuparono, crearono i patrizi : 1' im-
peratore lo creava con «piesla foruiola e
ceremonie, riportate dal citato Borgia a
p. 44- Perche noi non possiamo colle so-
ie nostre forze portare il peso del miai-
stero addossatoci da Dio, s'i elt-ggiamo
in nostro aiuto e sollievo, e vi concedia-
mo l'onore di essere in nostro luogo il di-
fensore dei poveri e della Chiesa. ludi lo
rivestiva del manto o sia della clamide,
gli metteva l'auelJo nel dito indice della
1' A T li
mano desila , e gli porgeva una carta
su cui era scritto: Sii tu patrizio miseri-
cordioso e giusto j finalmente gli poneva
sul capo uti cerchio o corona d'oro, che
alcuni dicono gemmala, come nel descri-
verla notai nel voi. XVII, p. 182. Cas-
siodoro, m Variar, lib. 8, ep. (),alla cla-
mide aggiunge anche il cingolo ed i cal-
ce!, che il Piazza nel Chcrosilogio chiama
scarpe dipinte, ed osserva ch'erano por-
tati per R.oma in sedia alta : nella Ge-
rarchia p. 488. parla dell'origine dei {>a-
tiizi romani e loro grandi prerogative.
11 Severano erUgouio riconoscono nel-
l'abito del patrizio il rubbone che usa
nelle solenni funzioni il senatore di Ro-
ma. A Pettine ho dettOj che questo fu
una delle insegne con cui 1' imperatore
greco dichiarò patrizio il duca di Napoli.
Il i.° Papa che con autorità apostoli-
ca creò il patrizio di Roma fu s. Grego-
rio HI, quando nel r3i invocò ed olteu-
necontrogl'invasori longobardi ilsoccor-
80 di Carlo 31arte!lo maggiordomo del
legno di Francia, che dichiarò patrizio,
ed egli fu pure il i.° fra'principi a dimo-
strarsi pubblico difensore della chiesa ro-
mana, ed ebbe ancora il titolo di Cri-
stianissimo (V.). Stelano IH nel 7 53 si
portò in Francia per domandare aiuto
contro i longobardi al re Pipino, che iu
un ai figli Callo ?>Iagno e Carlomanuo
dichiarò patrizi di Roma. Carlo ìMagno
fu poi il 1." che nel 774 incominciò ad
usare il titolo della dignità del patrizia-
to, inserendolo nei suoi diplorai; quindi
ad istanza di Adriano I, e poi di Leone
IH, egli si fece vedere in Roma vestito
furmalmente dell'abitodi patrizio. Aven-
do Carlo IMagno pregato s. Leone Illa
confermargli la dignità del patriziato, il
Pontefice gli mandò le Chiavi {^V.) e lo
Sundardo di s. Pietro {V-), e nel tricli-
nio Lateranense s. Leone III fece dipin-
gere s. Pietro in atto di dare a Carlo le
insegne del patriziato, cioè il vessillo, co-
me .si ha dell Borgia, Memorie t. i , p.
i3. Carlo ueirboo venendo dallo stesso
12 PAX
Papa coronalo imperatole di occidente,
lasciato il titolo di patrizio assunse quel-
lo d'iuipeiatore ; però s. Leone 111 tras-
fui^e nella dignità imperiale 1' avvocazia
e difesa della Chiesa e dei suoi dominii,
che esercitarono i successori , anche te-
deschi. Ribellatisi i romani nel i t^5 a
Lucio li, ripristinarono l'antico senato e
insieme la dignità di patrizio, cui vole-
vano obbeel ire come a principe, nominan-
dovi Giordano potentissimo figlio di Pier
Leone. Indi i romani ebbero l'audacia di
presentarsi al mansueto Papa, acciò ce-
desse al patrizio le rendite della Chiesa
ed i sovrani diritti, e ch'egli si conten-
tasse delle decime e delle oblazioni. Per
queste tLirbolenze il successore Eugenio
111 Tugg'i da Roma, e solo vi ritornò nel
I i4>J, quando i romani promisero di an-
nullare il patriziato rinnovato, e di resti-
tuire alla primiera autorità il Pirjcllo di
Jloma (/^.), nominato dal Papa. Tulta-
■volla sotto Adriano IV che gli successe, i
romani insorsero e restituirono il patri-
ziato, onde nel 1 155 sottopose Roaia al-
l'interdetto, per cui i romani tornarono
all' obbedienza. Non perciò desisterono
dalle loro pretensioni, a segno che Ales-
sandro 111, Luciolll, Urbano IH, e Gre-
gorio Vili dovettero ritirarsi da Roma,
finché per la concordia fatta nel 1 188 da
Clemente III col popolo romano, fu abo-
lita la dignità di patrizio e restituita quella
di prefetto. Su questo argomento abbia-
mo due eruditissime opere. Cenni, Dissert.
7, s. Gre^oriits IIl^ de Caroli I\IarLeUi e-
Icclione in palriciuni vonianorutn,aUjue
ccclcsiaedcfi'iisorcm, Pistoia 1778. Gen-
tilii. De patriciorum origine, varietale,
praeslanlia, ci juribus,J\omae 1736. E-
rudite nozioni ne diede Zorzi nel t, i,p.
344 e seg. di Calogcrà, facendo le distin-
zioni tra i patrizi della repubblica roma-
na e quelli degl' imperatori, coi loro gra-
di ed uffizi.
PATROCINIO DELLA Beata Vergine
Maria. Festa che Alessandro VII col bre-
■ve Praeclaraj de'28 luglio i656, Bull.
PAX
Rojn. t. 6, par. 4j p- i3i, ad istanza di
Filippo IV re di Spagna, in questo re-
gno concesse che si celebrasse in una do-
menica di novembre dagli ordinari de-
stinala, coU'udìzio e messa del patrocinio
della B. Vergine,nella stessa maniera che
si faceva a'5 agosto per la festa della Ma-
donna della Neve, eccettuate le lezioni del
secondo notturno, che si dovrebbero pren-
deredal gioino 12 settembre. Inoltre con-
cesse indulgenza plenaria a quelli che con-
fessati e comunicati assistessero in que-
sta festività alla messa solenne. Dipoi In-
nocenzo XI, ad istanza del re Carlo II, e-
stese la concessione di Alessandro VII a
lutti i doniinii del re di Spagna, col bre-
ve EximiaCj de'26 maggio 1679, Bull.
t. 8, p. 95, come Benedetto XIII la di-
stese ancora a tutto lo stato ecclesiasti-
co, comandando che vi si celebrasse nel-
la 3.' domenica di novembre, nella qua-
le celebrasi in altri stati e dominii. /''.
Lambeitini, De feslis B. M. V.^c. 1 3,
e pel patrocinio del suo sposo s. Giusep-
pe, questo articolo.
PATROCLO (s.), martire. Fu decapi-
tato per la fede di Gesù Cristo a Troyes
in Sciampagna nel 111 o IV secolo. 11 cul-
to di (pieslo santo martire è assai anti-
co, e la sua memoria è stata celebrata da
s. Gregorio di Tours. Nel secolo X le sue
reliquie furono trasportale da Troyes a
Colonia, e da Colonia a Soest nella con-
tea della Mark, di cui egli è principale
patrono. Trovasi il suo nome nel marti-
rologio romano il giorno 2 i di gennaio,
ed in quello di Usuardo.
PATROCLO (s.), rinchiuso del Ber-
ry. Nato nel Berry, guardò legreggiedl
suo padre, ma dipoi si diede allo studio
e vi fece grandi progressi. Ottenuta da
Arcadio vescovo di Bourges la tonsura
chiericale, e qualche tempo dopo il dia-
conato, visse da prima incomunanza coi
chierici; ma animato dal desiderio di me-
nar vita più peifetta, si ritirò nel borgo
di Neris, ove eresse un oratorio in onore
di s. Martino, e si pose ad ammaestrare
PAT
i fiinclulli. Stabili una comunità di re-
ligiose presso il suo oratoiio, e parli da
Keris per vivere sconosciuto al mondo in
una solitudine. Fabbiicò in seguito il mo-
nasterodiCoIombieres, 5 leghe circa lun-
gi dalla sua abitazione ; ma ne diede il
governo ad un altro, per non abbando-
nare il suo ritiro. Elevato al sacerdozio,
raddoppiò le sue austerità. Egli passò i8
anni vivendo di solo pane ed acqua, con
un poco di sale, non abbandonando mai
il cilicio, e morì a quanto si crede verso
il 577. Fu sepolto a Colombieres, ope-
rando Dio molti miracoli alla sua tom-
ba. Il martirologio di Francia nota la sua
festa il 19 di novembre.
PATRO>0 e PATRONATO. V. Pa-
DROGATO e Protettore.
PATROPASSIAiM o PATRIPAS-
SIANI. Eretici del H secolo, discepoli di
Prasseao Praxea,i quali ammettendo in
Dio una sola persona sotto tre nomi di-
versi, osarono sostenere che il Padre non
era dilFerente dal Figliuolo, e che per con-
seguenza si era incarnato, ed avea patito
la mortesulla croce per la redenzione del
genere umano. Furono anche detti Mo-
narchici [t'^.). Papa s. Vittore I del 194,
in un concilio condannò Crassea.
PATTI [Pacten). Città con residenza
vescovile in Sicilia, nella provincia della
Valle minore di Messina, da cui è i4 le-
ghe distante, capoluogo di distretto e di
cantone, sulla riva occidentale del picco-
lo golfo a cui dà nome , sopra un rial-
to. JNel suo porto liparauo conveniente-
mente i bastimenti mercantili, ed il for-
te sovrasta agli edifizi, che nell' insieme
non mancano di eleganza. Le vie sono
regolari e ben lastricate, e terminano ad
una piazza quadrata, ch'è la principale,
decorata da moderni palazzi. La chiesa
cattedrale, già abbaziale,con baltisterio,
con l'episcopio annesso, è sotto la invo-
cazione di s. Bartolomeo apostolo, pos-
sedendo tra le reliquie il corpo di s. Fé*
bronia vergine e martire patrona della
città : per bellezza di architettura e ric-
PAT i3
chezza di suppellettili, fra gli altri mino-
ri templi, comechè ben adorni, eminen-
temente risplende, poiché dai fondamen-
ti fu da ultimo riedificata. Il capitolo si
compone di 5 dignità , del priore , arci-
diacono, cantore, tesoriere osagrista mag-
giore, e dell'arciprete che ha cura delle
anime. In principio il capitolo si forma-
va dai monaci benedettini canonici con
mensa comune, al cui abito di lana de-
rogò Gregorio XIII nel i 58o, indi di ca-
nonici regolari : anticamente consisteva
in 4 dignità e Scanonici monaci. Vi so-
no altre 3 chiese parrocchiali col fonte
sagro, 3 conventi di religiosi, un mona-
stero di monache, il conservatorio per l'e-
sposte, alcune confraternite, l'ospedale
e ilseminario. Considerabile è la sua fab-
brica di stoviglie, e nella spiaggia pesco-
sissima sono le tonnare di s. Giorgio e di
Olivieri. Patti, Pactae, si vanta di aver
dato i natali as. Trifomeua verginee mar-
tire, ed a diversi uomini illustri, come al
giuieconsullo xMagretti, al celebre medi-
co Caglio, ed al sacerdote Pisciotta, filo-
logo, grammatico e poeta. Il conte Rug-
gero di Sicilia pose le fondamenta di Pat-
ti, dopo la strage dei saraceni. La foce
delTimeto,che oggi dicesi Fiume di Nas-
so, si apre non Imige, e la costa termina
col capo d'Orlando. Nell'opposto lato del
promontorio era V antica Agntyrna , e
credesi vedergli avanzi di un suo acque-
dotto e altri ruderi ne! villaggio di s. [Mar-
co. Al di là poi del Timeo, presso il fiu-
me Elicone, oggi Olivero, fu la rinoma-
ta colonia Tintaride, fondata da Tinda-
ro re di Laconia, padre di Leda che la
favola fece cara a Giove, ed avo dei ge-
melli Castore e Polluce, della quale ori-
gine i messeni stabilitivisi altamente si
gloriavano. Dalla foiza delle onde mari-
ne venne atterrata una parie della città,
che assai era menomata in tempo della
prima guerra punica. Tuttavia i roma-
ni vi dedussero una colonia, e quel capo
serbò lungamente il nome di promonto-
rio di Tindaro. Oggi uua chiesa addita
i4 PAX
l'area precisa dtlla colonia Ti nei ari eia;, a
chiamasi s. Maria ili Tijularo. Patii ven-
ne distrutta da Federico li d' Aragona,
per essere del partito angioino, e quindi
rifabbricata, fu in seguito incendiata nel
XV 1 secolo dai turchi, dopo il quale di-
sastro fu ristorata.
La sede vescovile f'i eretta nell'abba-
zia di Patti, fondata da Iluggero conte
di Siracusa, e da Roberto altro duce nor-
manno, dopo aver caccialo i saraceni
dall'isola di Lipari, cioè la suddetta chie-
sa e abbazia di s. Bartolomeo e il raonu-
stero pei benedettini, di cui venne fatto
Jibbale Ambrogio integerrimo, che lo era
di quello di Lipari, con approvazione del
J091 di Urbano II, ed unita all'abbazia
di Lipari, cui il conte Paiggero che l'a-
■vea fondata concesse beni e privilegi. La
di lui madre Adelasia nel i i i8fu sepol-
ta nellachiesaabbazialedi Patti. Neil I 3o
fu fatto abbate di Lipari e Patti Giovan-
ni I, che nell'ottobre i i 3 1 l'antipapa A-
iiaclfcto li lece i." vescovo d'ambedue le
abbazie, che eresse in cattedrali unite:
Innocenzo li però lo riconobbe solo per
abbate, quando nel concilio Lateranense
II del ii3q Io depose dal vescovato. Es-
sendo morto Giovanni 1 nel i i49} Eu-
genio III eresse canonicamente la sede
vescovile al modo che dissi a Lipari , e
nel ii5i d'ambedue dichiarò vescovo
Gilberto. Nel i 180 gli successe Stefano,
cheLucioIII dichiarò sulfraganeo di Mes-
sina, come lo è tuttora. Tra cpielli che
dopo di lui occuparono le due sedi di Li-
pari e Palli, fr. Pietro di Pernis tedesco
del 1 34t"> lu distinto lelleralo. Per sua
morte nel 1 354 divenne vescovo il b. Pie-
tro li. Dipoi nel I 39q con quelle bolle
citate a Lipari, Bonifacio IXseparò i ve-
scovati, nominando vescovo diPatti Fran-
cesco 111 Hermemir, ch'ebbe in successo-
re nel i4oi fr. Filippode Ferrari di Cal-
lanisella , celebre carmelitano predica-
tore : Iraslalo a Girgenti venne nomina-
lo nel i4i4 l'Crnardo di Figueroa spa-
gnuolo ed eleniosiniere del re Martino ;
PAU
nel i4i 5 fr. Matteo li di Catania dome-
nicano; nel i43i fr. Antonio l de Stabili
de' conti di Palli francescano; nel 14^7
Giovanni IV Inlerbartoli nobile siculo; nel
1438 Giacomo II de'baroni Porco di Mes-
sina, ove fu Iraslalo; nel 1 4^0 Leonardo
Godo nobile messinese. Per non dire di
tutti ricorderò nel 1451 fr. Corrado Ca-
racciolo nobile napoletano, che per ricu-
sarsi come il predecessore dalla soggezio-
ne del metropolitano di Messina, venne
interdettoedopo lite si pacificò; nel 1 482
amministratore Giovanni VI cardinale
iVyJragonaj nel i484 •' cardinale Gio-
vanni VII 3Iolesj nel 149^ f'- Giovan-
ni Vili Marquet domenicano di Lisbona
nobilissimo; nel i5oi Michele Figueroa
de' duchi di Feria, dottissimo; nel i549
Baitolomeo 11 Sebastiani aragonese clie
intervenneal concilio di Trento, personag-
gio illustre che restaurò l'episcopio; nel
i56g Antonio II JMaurino de Pazos di
Compostella,peritonellescienze;neli579
Gilberto II de'baroni Isfar Corilles pa-
lermitano, trasferito da Siracusa, costruì
nella cattedrale la torre companaria, indi
fu arcivescovo della patria; nel 1601 Bo-
naventura Secusiodi Caltagirone, mino-
re osservante patriarca di Costantinopo-
li , sotto il quale vennero secolarizzati i
canonici da Clemente Vili nel 1602, ed
egli islituHa parrocchia in cattedrale, po-
scia tiaslatoa Messina. Nel 1609 Vincenzo
11 de Napoli nobile siciliano, benefico pa-
store e cappellano regio. Con questi il
Pirri termina la serie dei vescovi, Sici-
lia sacra t. I, p. 838. Nelle Notizie di
Roma sono registrati i successori. Dal
1844 ^ vescovo nig."^ IMartinio Ursino di
Catania. La diocesi è alquanto ampia e
contiene circa 3G luoghi. Ogni nuovo ve-
scovo è lassalo in 200 fiorini, essendo le
lendite quasi Gooo scudi, gravati di 4oo
oncie di perpetua pensione e di altri pesi.
PAUL (S.) DE LEON, Leonia Ossi-
niiensis, Faniim s. Pauli, Saint Poi. Cit-
tà vescovile della bassa Bretagna , nella
Francia, dipartimento di Fiuesterre, ca-
PAU
poluogo di cantone, è situala presso al
iriarCjSiilIa costa settentrionale dell'Ocea-
no e della Bretagna, a i oc leghe da Pa-
rigi. Questa città è considerabile pel por-
to di Pvoscof che le serve di sobborgo.
Fa importante traffico di cavalli e tele;
possiede varie cartiere e concie di cuoio.
La cattedrale di s. Paolo avea un capi-
tolo composto di 5 dignità e di 1 6 cano-
nici. La diocesi conteneva i20 parroc-
chie, divise in 3 arcidiaconati. Vuoisi che
sia l'antico Ocismuni, che Cesare chiamò
Leone. La sede vescovile diceComman-
\ille che fu eretta nel 53o , indi trasfe-
rita a Leone nel 56o, sotto la metropoli
di Tours. Nefu i.° vescovo s. Paolo mo-
naco che fiorì in santità e miracoli, sotto
la disciplina di Eltutio abbate; morìa'
1 7. marzo del 6oo. Pei successori ve-
dasi la Gallia christ., e Ch^nw, Arch. et
episc. Gallìae p. i 56. Ne fu ultimo Gio.
Francesco de la Marche di Cornovaille,
fatto nel ijy^iquesli quando nel i8oi
Pio VII soppresse la diocesi pel concor-
dato, ricusò la sua dimissione, sottoscris-
se i reclami e proteste de'vescovi, emo-
nio Londra nel 1807. ^' vescovo era si-
gnor temporale della città, godeva I 5,000
lire di rendita, e pagava 800 fiorini di
tasse.
PAUL (S.)TROIS CH A TE AUX, Saint
Paul Tricaslinuni Fammi, Augusta Tri-
caslìnorum. Città vescovile del basso Del-
finato, nella Francia, dipartimento della
Drome. circondario. E situata sul pendio
di una collina sulla Roubine, a 75 leghe
da Parigi. La cattedrale sotto l' invoca-
zione di s. Paolo suo patrono e vescovo,
aveva un capitolo di 12 canonici; la dio-
cesi comprendeva 35 parrocchie. Vi si
osserva un bell'edifizio, antico monaste-
ro (le'Jjenedettini ; e sonovi alcuni vesti-
gi di antichità, ed alcune fabbriche di
lavori in seta. Fu colonia romana col no-
me di Augusta Tricaslinoruni , perchè
fondala da Augusto, detta poi Srbasta e
Diocìctìana, ed avea 3 torri per difesa ;
era la capitale dell'antico Tricastin. Nel
PAU i5
III secolo fu saccheggiata dai normanni
e nei leni[)i posteriori dai saraceni. La se-
de vescovile venne istituita verso il IV
secolo, sulfraganea della metropoli di Ar-
les : ne fu i.° vescovo s. Reslituto, e gli
successero s. Giusto, s. Sulpizio, s. Euse-
1/10, s. Torquato, e s. Paolo, dal quale la
città prese l'attuale suo nome, e credesi
che sia stato al concilio di Valenza f lei 374:
se ne celebra la festa nel i ."di febbraio, ma
le sue reliquie nel i 56 1 ftnono disperse
dai protestanti, con quelle dei ss. P. esti-
tuto, Eusebio ed altri. Quanto agli altri
vescovi, li riporta la Gallia christ. t. 2,
nuova cdiz. Questa sede essendo da lun-
ghissimo tempo vacante, nel concordato
del ]8oi fu soppiessa da Pio VII. 11 ve-
scovo portava il titolo di conte della cit-
tà, ne possedeva il dominio a titolo di
feudo regio, avea 12,000 lire di rendila,
e pagava 4*^0 fiorini di tasse.
PAULIANISTI o PAULICIANI o
PAOLIANISTI. Eretici seguaci di Pao-
lo di Samosata. Questo eretico, eletto ve-
scovo d'Antiochia nel 262, negò con Sn-
bellio la distinzione delle persone divine.
Egli distingueva due persone in Gesù
Cristo, il Verbo e il Cristo, nato d' am-
bo i sessi, puro uomo, e solo Dio per la
santità di sue virlìi e prodigi. Fu con-
dannato nel concilio d'Antiochia del 264,
e deposto in quello del 270; anche il Pa-
pa s. Felice I lo condannò nel 272, ed
il concilio di Sirmio del 357 condannòil
vescovo Folino di lui discepolo. I suoi
maestri erano stati condannali da s. lit-
tore 1 del 194- Lasciò molti partigiani
che sussistettero fin verso la metà del V
secolo, i quali cambiarono essenzialmen-
te la forma del battesimo; vuoisi che nel-
la Romania durassero pii^i lungo tempo.
Altri eretici furonvi sotto la stessa 0 qua-
si simile denominazione, come i Pauli'
ciani manichei, discepoli di Costantino,
nato in Armenia del 688; i Pauli-Joan-
nisli, eretici del secolo Vili, che aveva-
no per capi Paolo e Giovanni armeni, e
sostenenti gli errori di Valentino e Ma-
i6 PAU
nele ed altri ; ed i Paulisti, specie di se-
■veriani del VI secolo.
PAUSOLA, Pausolae. Città vescovi-
le del Piceno, distrutta , eh' ebbe a ve-
scovo Claudio intervenuto al concilio di
Roma del 465. Italia sacra 1. 1 o, p. 1 58.
Se era situata ove suise i\Iont' Olmo o
altrove, lo dissi ne! vol.XL,p. 207 e seg.
Vedasi Gatteschi, Memorie del ducato di
Spoleto p. 1 80.
PAVIA [Papien). Città con residenza
vescovile in Lombardia, capoluogo della
provincia del suo nome e di distretto, sede
di tribunali di i .'* e 2.'^ istanza, di came-
ra di commercio, della regia delegazione,
d'un intendente di finanza, e di altri uf-
fizi superiori provinciali, a 20 miglia da
]\lilano:ne'tempi piìifloridi contò 80,000
abitanti, ora piti di 22,000. Giace sul ca-
nal naviglio di Pavia, che incominciato
nel 1807, fu compito nel 1820, sopra la
sinistra sponda del Ticino, quivi largo,
profondo e navigabile, a mezza lega dal
suo confluentecol Po. 11 sobborgo di Bor-
go-Ticino comunica colla città mediante
un ponte bellissimo di 7 arcate, e costrui-
to nel secoloXlV. L'antica sua cinta, nel
XV li secolo ridotta all' a.ttuale sistema
di mura ad uso di fortezza, è aperta da
7 porte, la piìi bella delle quali è quella di
Milano o s. Vito, imperocché Pavia fu per
ben tre volte ingrandita di cerchio o cin-
ta. Ln fiumicellodetto Carona, passa ar-
tificiosamenleper la città movendovi mol-
ti mulini, e diviso in canali corre sotto le
strade entro a grandissimi acquedotti cbe
sboccano nel Ticino. Se non vi sono in
Pavia avanzi della potenza e dominazio-
ne romana, e niente presenta di antico,
veramente maestoso e degno della già ca-
pitale della Lombardia {^y.), vi sono pe-
rò templi insigni del medio evo, di archi-
tettura rituale, fra i quali primeggia quel-
lo di s. Michele (che non pare eretto da
Costantino, ma dai longobardi come loro
patrono, onde vi furono talvolta corona-
ti i re d'Italia ); indi quello di s. Agosti-
no o di s. Pietro in Coelo aureo, ed anco-
PAV
ra rimangono di quell* epoca 12 tor-
ri altissime (n'ebbe sino a 160), che alla
città danno un carattere singolare. Fu-
rono celebrati i suoi cimiteri antichissi-
mi e assai vasti, chiamati di s. Gervasio,
di s. Giovanni in Borgo, e di s. Maria in
Pertica, nella cui cappella di s. Adriano
si seppellivano i re longobardi. Troppo
grande per la sua popolazione, è percon-
seguenza di aspetto liisfe, colle strade me-
glio distribuite che fabbricate, e le case
per la maggior parte vecchie; ora è qua-
si intieramente riedificata, e vi sono pa-
lazzi convenienti. La principale contrada
è il Corso di strada Nuova; le piazze per
lo pili sono spaziose, distinguendosi quel-
la del Castello, la sua spianata, quelle del
collegio Ghislieri e della cattedrale; la
gran piazza è regolare e cinta di porti-
ci. 11 Castello è opera dei Visconti, non
ad uso di fortezza, ma di palazzo, uno
dei pili belli di (luell'epoca, con delizio-
so giardino, adorno di nierli e di torri se-
condo il gusto di que' tempi, nel quale
Francesco Visconti nel i4o4 ^'^^^ avve-
lenale sua cognata Caterina duchessa di
Milano, per impadronirsi dei suoi slati,
ed in cui Lodovico il Moro la medesima
barbarie esercitò e collo scopo medesimo
su Gio. Galeazzo Sforza duca di Milano,
e dove 3oo francesi nel i 796 resistette-
ro senza artiglierie a tutta la popolazio-
ne ed a 4ooo armati ; in esso era la li-
breria, di cui fu bibliotecarioil Petrarca.
Sono rimarcabili i seguenti edifizi. L'uni-
versità che ha 4 cortili, tutti cinti di bel-
lissimo portico a colonne binate. Il col-
legio Borromeo architettato da Pellegri-
ni e adorno di pregiati freschi dello Zuc-
cari e del Kibbia ; fu istituito da s. Car-
lo Borromeo coi beni del priorato di s.
Maiolo e delle abbazie di Morimondo e
di Calvenzano, con autorità dello zio Pio
IV, che perciò tì concorse : ha 32 pen-
sioni gratuite, per lequalila famiglia Bor-
romeo di Milano ha la nomina degli a-
lunni. 11 collegio Ghislieri fondato da s.
Pio V, del quale vedesi la statua inbron-
PAV
zo nella piazza di contro a! collegio : es-
sendovi egli sialo religioso domenicano
I G anni ad insegnare teologia nel suo con-
■vento, ricordevole poi della lunga dimo-
ra fatta in Pavia, eresse il collegio e gli die
il suo cognome. Nella mentovata chiesa
degli agostiniani, ossia di s. Pietro in Co&'
lo aureo, presenteuienle chiusa, traspor-
tale essendosi le reliquie del dottore s.
Agostino in duomo, è ila ammirarsi l'ar-
ca che le conteneva, uno dei più grandi
monumenti in marmo, con infinili bas-
sorilievi, tutti di buon lavoro. Fu illu-
strata con rami e col [Ano : L'arcadi s.
agostino in Pavia, monumento del seco-
lo XI F, Pavia i832 pel Fusi.
La cattedrale sotto l'invocazione della
Beala Vergine Assunta, di s. Siro vesco-
vo e di s, Stefano protomartire, fu so-
stituita alla duplice chiesa di s. Stefano
eretta nel V secolo, e di s. Maria Mag-
giore o del Popolo, edifìzio del secolo Vili,
ambedue cattedrali : la i.^si ufllciava nel-
l'estate, la a.^dopol'incendio di Odoacre
fu fabbricata da s. Epifanio li ; furono di-
strutte per dar luogo al nuovo duomo.
Questo è un grandioso edilizio, che in-
comincialo nel 1488, sopra disegno del
pavese Rocchi, non è ancora terminato.
II bellissimo campanile fu incominciato
uel i583. Si venerano insigni reliquie,
ed il corpo di s. Agostino protettore di
Pavia, oltre quelli dei ss. vescovi. Nel voi.
1, p. 144 narrai, come il re Luitprando
trasportò in Pavia quel prezioso tesoro
del s. dottore, come poi fu riconosciuto,
e come Benedetto XIII terminò la con-
troversia tra i canonici regolari di s. A*
gostino che lo custodivano, ed i romita-
iii agostiniani che ne negavano la iden-
ticità. Si può vedere anche il Coleti, Col-
lecdo auclorum alane ailegatorum eie,
Veneliis i 729. Benedetto Vili nel io 12
diede il braccio sinistro, cioè dall'omero
al gomito, al b.Engeluoto vescovo di Cau-
torbery; nella cattedrale di Ragusi si con-
serva l'osso detto alles; e Gregorio XVI
nel 1843 fece dare una porzione del
VOI.. Lil.
PAV 17
braccio al vescovo di Algeri, che solen-
nemente Io collocò in Ippona, al modo
dello a tale articolo. Il capitolo si com-
pone di 5 dignità, i.^ il prevosto, l'arci-
diacono, r arciprete, il cantore ed il de-
cano; di 8 canonici compresi il teologo
e il penitenziere, di i i cappellani corali,
di 4 Mansionari e di 6 chierici. Vi è il
batlislerio, e la cura delle anime si fun-
ge dal prevosto e da due cappellani: l'e-
piscopio, di antica struttura, è un edifizio
situalo incontro la cattedrale. In Pavia
vi sono altre G chiese parrocchiali e 1 o
succursali, o come dice rultima propo-
sizione concistoriale, 8 comprese le sub-
urbane e coli battisterio; il seminario
rifabbricalo per .le sollecitudini dell'ul-
timo vescovo Tosi ; 8 confraternite; l'o-
spedale civile eretto nel i449 » uno dei
meglio fabbricati ; l'ospedale militare; il
monte di pietà ; l'ospizio per gli esposti ;
l'orfanotroilo maschile istituito nel i554
da S.Girolamo Miani ; l'orfanotrofio fem-
minile; il pio albergo Pertusati pergl'ia-
curabili e mendiuhi d' ambo i sessi ina-
bili al lavoro ; l'ospizio di s. Maria per le
traviate ; la pia casa d'industria e di ri-
covero; l'istituto elemosiniero; quello per
la gratuita distribuzione dei medicinali,
ed altri stabilimenti benefici ed accade-
mie letterarie, che onorano questa co-
spicua ciltà. Il teatro grande e maestoso
del Bibiena, tutto in colto, è poco armo-
nico, e fu eretto nel 1773. Vi sono bel-
lissimi bagni in pietra, di privata ragio-
ne. Pavia fu una delle prime ciltà d'Ita-
lia ad avere un celebre Orologio (F.)
pubblico, sopra uno dei torrioni del ca-
stello : soprattullo celebre è essa per la
sua università, della quale nel 1837 si
pubblicò in Milano con figure, di Paolo
Sangiorgio: Cenni storici sulle dueuni-
versiià di Pavia e di Milano,
La maestosa e celebre università di Pa-
via credesi da molli che ripeli la prima-
ria origine dalle scuole ordinale ed eret-
te da Carlo Magno, che vi mandò il fa-
moso irlandese Giovanni di Clemente
i8 PAV
Scolo per istobilii e questo liceo e per in-
segnare le scienze, assegnandogli per a-
bilazione il monastero di s. Pietro. Al-
tri ritengono che le scnole già esistesse-
ro, onde quell'imperatore le rinnovò ver-
soi! 791 . Annoisi ancora clieriniperatore
Carlo IV vi restaurasse lo studio generale,
ogli concedesse privilegi, ad istanza di Ga-
leazzo li e Bernabò Visconti signoii di
Milano, i quali fabbricarono le scuole ove
esistono. Il Gatti, Hiat. gynm. Ticin. p.
i44) scrive die fu assai favorita did du-
ca Lodovico il Moro, che accordò esen-
zioni da ogni gravezza ai collegi de' giu-
reconsulti, artisti, medici e filosofi. Il Sas-
si poi, Destitdiis lìJediolan. cap. g, alTer-
ma che la magnifica fabbrica si deve a
quel duca, ed il Coite ne'suoi epigrammi
esalta l'edifizio, descrivendo insieme il
concorso grande che allora av€a la già
celebre università. Maria Teresa ingran-
dì e rese più superbo l'edifizio nel 1775
coi portici, opere checompì il figlio di lei
Giuseppelljdopoaverla visitata nel 1 769:
anche Napoleone concoise al suo incre-
mento, e dopo di lui nel 1817 1' impe-
ratore Francesco I. L'università divenne
una delle più rinomale di Europa, ezian-
dio pei professori chela illustrarono, co-
me Felice Grammatico, Pietro 1-isano che
dicesi maestro di grammatica dello sles-
.so Carlo Magno, Lanfìanco pavese del-
la famiglia Beccaria, filosofoe teologo in-
signe. Erano stati professori di quella u-
iii versila Alessandro V e Sisto IV profon-
didoltori,edi cardinali Scaramuccia Tri-
\ulzi, Slondrati padre di Gregorio XIV,
ed Alciali. Ma nel declinare del secolo
decorso ebbero infelice fama pel smodo
di Pistoia (^ .), Natali, Tamburini e Zo-
la giansenisti, cui inlervennero, e per a-
Ter fatto con altri rivivere il gianscniituo.
1 corsi di medicina, nialemat'rca e scien-
ze naturali godono ancora di alta repu-
tazione pegli uomini di primo merito che
ne sostennero la celebrità, come tia gli
altri lo Spallanzani naturalista, Volta fi-
sico, Bordoni uialenialìco, e Scarpa di-
PAV
rettore della facoltà medica, lutti nomi-
ni sommi. Il suo gabinetto di anatomia
è forse il primo d'Italia, perchè lutto pre-
paralo sui pezzi naturali , fondalo dallo
Scarpa, e miglioralo ed accresciiilo dal
prof Panizza; bello il gabinetto di pato-
logia, così il nuovo gabinetto idraulico
fondato da Brunacci ; bellissimo e ricco
quello di storia naturale, massime per la
mineralogia e pel complesso. Ha pure l'or-
lo botanico, il gabinetto di fisica, il labo-
ratorio chimico, la biblioteca, ec. Presso a
1000 sono gli scolari che la frequenlano.
Questa città possedeva scuola milita-
re, scuola teorica di artiglieria e poligo-
no, fonderia superba di bocche da fuoco,
ed arsenale, che più non sussistono, con
decadimento di ricchezza e {)opoIazione,
La sua industria si esercita in qualche fab-
brica di cotoncrie, e fa commercio di va-
li oggetti, essendo fertilissimo il suo ter-
ritorio ; fu una delle prn«e ciltà d'Italia
ad introdurvi la stampa, e pel primo la
esercitò Binaschi. Ria il suo principale
splendore lo deve all' essere slata resi-
denza dei re goti, longobardi e d'Italia,
nonché de'conti del sagro palazzo d'Ita-
lia, i quali forse ne ressero la provincia :
dopo il 1000, avendo i pavesi cacciali
questi conti, si ricoverarono a Lomello,
donde prese il nome di Lomeliina la pro-
vincia, occupata poi dai pavesi,. che di-
strutta Lomello divenne capoluogo IMor-
tara. In Pavia ebbero i natali uomini insi-
gni per santa vita, dignità ecclesiastiche,
valore, arti e scienze. Furono pavesi il Pa-
pa Giovanni XI F, V antipapa Gioi'an-
ìli XVII, i cardinali Bernardo, Grego-
rio, Matengo, Pietro, Beccaria, Raniero,
Lonafi e Beìlisomì, olire diversi vesco-
vi e moltissimi della patria ; Menochio,
Guidi poeta, Sacchi, Lanfranco che por-
tò in Inghilterra la buona filosofia. Car-
dano primo inventore dell'insegnamen-
toai sordo muti, Liutprando storico som-
mo ne' secoli oscuri X e XI, Brugnatel-
li, Bordaj Bordoni, Gioita Garavaglia li-
no dei primari incisori d'Italia, che fon-
P A V
dò non scuola di disegno ove sono distin-
ti allievi. Il suo gran parco, ai tempi tlei
duchi di Milano , conteneva animali di
ogni sorte pi^r le caccie ; aveva un cir-
cuito di I 5 miglia, in capo del quale sor-
geva la famigei ala certosa, clieavea più
di 5o,ooo ducati di annua rendila. Alla
distanza di 5 miglia da Pavia, sulla stia
da che conduce a Milano, esiste la ma-
gnifica certosa soppressa da Giuseppe li;
la chiesa però ed il chiostro unito sono
ancora conservatissimi e formano l'ammi-
l'azione degli artisti e dei conoscitori: bre-
vemente la descrissi nel voi. XLV, p. 5 r ,
Narra il Gentile, che l'imperatore Lota-
lio 11 del I 125 concesse ai pavesi di co-
niare nVoneta.coirimpronta della propria
città. Però avverte, che vi sono varie mo-
nete battute in Pavia nei secoli prece-
denti e ne riporta il novero. Ed infatti
il Muratori nella clissert. 27, p. 487, par-
la della zecca di Pavia, e dice che il gius
di battere moneta Io ripete dai goti che
la beneficarono ed ampliarono; aumen-
tò questa prerogativa sotto i re lougo-
l)ardi, che vi fissarono la sede del regno
(V Italia; quindi vi battè monete Carlo
Magno, gli altri imperatori ed i duchi
di IVblano , essendo antichissima la mo-
neta di Pavia, come rilevai a Denari. Lo
stemma della città è una croce bianca.
Scrissero sulla città, Stefano Breventano,
Istoria dell' antichi là di Pavia, ivi i 570.
Portaluppi, Storia della Lninellina. P.
Severino Capsoni, Tl/cz/jor/e storiche del-
la città di Pavia. Carlo Gentile. Com-
pendio storico-cronologico degli avveni-
menti pili piemorahili riguardanti la re-
gia città di Pavia, dall' incomineiarncn-
to dell'era cristiana, sino all'epoca in cui
fu incoronalo re d' Italia Napoleone il
Grande, Pavia 1 8 1 2 pel Galeani. Gualla,
Sancluarium Papiae. Spelta, Storia de'
vescovi di Pavia. P. Ghisoni, Flavia Pa-
pia sacra. Ughelli, Italia sacra, t. i, p.
I 074, e 1. 1 o,p. 3 I I. F. A. Marroni, De
ecclesia et episcopis j}apiensibus,]\om&e..
Pavia, Ticiniim, Papia, inceita è la
p A V I : ,
sua origine e si perde nella oscurità dei
tempi. Fu detto che certi popoli della Li-
guria, slaliiliti verso il confluente del Tici -
no e del IM, gettassero le fondamenta di
Pavia , poco dopo la fondazione di Ro-
ma, e Tieinnni la chiamarono dal nome
del fiume che lambisce le sue mura. Fti
saccheggiata dai galli condotti da Bren-
no, nell'anno 387 avanti l'era cristiana;
quindi da Annibale, come allenta dei ro-
mani. Divenuti (juesti padroni della Gal-
lia Cisalpina, per la sua fetleltà ne fece-
ro una delle prime città della repubbli
ca,per rimunerarla del .suo affetto. Aliti
poi pretendono che fosse fondata dai le-
vi o liguri norici, e si chiamasse in lo-
10 lingua Tig- Un. Onovaln daPiomadel
grado di municipio, venne ascritta alla
tribìi Papia, e da tal nomechiamossi Pa-
via,abbandonandocosì quello di Ticinnni
al fiume che le scorre vicino. Comun-
que di ciò sia, essendo già una delle piti
insigni città d' Italia, Auinisto vi si recò
nel tempo della guerra germanica, e vi
ricevette il cadavere di Druso, al quale
fu fatto pid)blico pianto e solenne elogio
funebre. Nel 409 mentre 1' imperatore
Onorio vi faceva la rassegna dell'esercito
perchè andasse in oriente a combattere
il tiranno Costantino, i soldali si amtnu-
tinaiono, tagliarono a pezzi gli ullkiali,
e saccheggiarono la città ; Onorio si sal-
vò con fuga in palazzo. Per la venuta di
Attila, diversi pavesi si portarono nella
Venezia, e concorsero alla prima forma-
zione della città omonima. La misera Pa
via il Ilinaldi la dice distrutta da Atti-
la nel 45>2 o 4^3, ma in parte; oltre il
saccheggio, in pari tempo patì crude-
lissima peste. Calato in Italia Odoacre
re degli eruli nQ\ ^'j& , fugò nel terri-
torio pavese il patrizio Oreste, il quale
si ritirò in Pavia. Odoacre la assediò, e
dopo 40 giorni la espugnò e pose a fer-
ro e fuoco, non risparmiando né le chie-
se, né le sacre vergini, né i sepolcri, e
imprigionando Oreste. Divenuto Odoa-
cre re d' Italia, per le suppliche drl ve-
no PAV
scovo s. Epifitnio li, permise che In cit-
l;i, ridotta un mucchio di sassi, si rifab-
liiicasse, esentandola per 5 anni dai tri-
lliti. Nel 47^ s' incominciò la riedifica-
7Ìone, e vuoisi che allora la città assu-
messe il nome di Pm'ia, quasi patria pia
amante della religione. Per opera di s.
Epifanio il fu in miglior forma ristora-
ta la parte del duomo detta s. Maria del
Popolo, ed altre chiese. Teodorico re dei
go//,dopoaver vintoOdoacie, si ritirò in
Pavia, la fortificò e abbelh, l'ampliò, vi
fece edificare un bellissimo palazzo, una
forte rocca o castello, e si fermò nella cit-
tà volontieri come nemica degli eruli.
Risoluto di annientare Odoacre, confi-
dò la moglie, figlie e sorelle a s. Epifanio
li; indi ucciso in Ravenna Odoacre, si
impadronì di tutta Italia, e dal .santo ve-
scovo fece liberare i prigionieri condot-
ti iu Borgogna. In questo tempo Teodo-
rico confinò in Pavia il celebre Severino
Eoezio e il suocero Simmaco, nella torre
che prese il nome del primo, indi li fece
decapitare. Teodorico fissò la sua sede
prima in Ravenna, poi in Pavia, ove ri-
f djbricò la chiesa di s. Pietro in cielo d'o-
ro, edificata da s. Siro I. Nel 54o tro-
vandosi i goti senza capo, unitisi in Pa-
via, elessero in re Uraja, che ricusando,
sostituirono lldebaldo. Allorché l'impe-
ratore Giustiniano I rimandò l'esercito
in Italia per ricuperarla, il re Totila, fat-
to consiglio in Pavia, si j^ortò a combat-
terlo; ma vinto e ferito morì nel 552,
onde i goti elessero in Pavia Teja per re,
ma con lui terminò il regno de'goli.
Disceso in Italia Alboino re de'Lorigo-
lardi (J^.), nel 568, a poco a poco se ne
rese padrone: nel 56c) s'inviò alla regia
Pavia, che trovandosi forte e sicura, sos-
tenne l'assedio piìi di tre anni e solo ce-
de nel fì'ji con vantaggiosi patti, e che
restassero agli abitanti i castelli, terre e
fortezze del piacentino, donale ai pavesi
dai goti. Alboino perdonati i cittadini, vi
stabilì l'ordinaria sua residenza e sede
principale, e centro del regno longobar-
PAV
do ossia italico. Nel 573 gli fu dato in
Pavia a successore Clefi,sepoltoins. Ger-
vasio. Neil' interregno Peredo coi mila-
nesi presero Pavia e la corona ferrea^ se
deve credersi al pavese Gentile, con cui
si coronavano i re d'Italia. 11 re Autari
morì nel 590 in Pavia, e fu sepolto in s.
Gervasio. Il successore Agilulfo edificò la
chiesa col monastero di s. Bartolomeo,
poi degli Olivetani, e vi fu tunudato. il
re Ariovaldo lo fu nella chiesa di s. Gio-
vanni in Borgo, e sua moglie Gundeber-
ga nella chiesa di s. Gio. Evangelista da
lei edificata. Il re Rotari del 636 favorì
l'arianesimo, onde anche in Pavia pose
un vescovo di quella setta in s. Eusebio,
mentre Magno cattolico avea la sede nel-
la chiesa maggiore: però come divoto di
s. Gio. Battista patrono di sua nazione,
gli eresse un tempio nel borgo e vi ebbe
sepoltura. Ariberto ordinò l'edificazione
magnifica di s. Salvatore con monaste-
ro, e quello di Liano, venendo sepolto nel
primo. Nel 661 i suoi figli Gondiberto e
Pertarito si divisero il regno; il primo
restò in Pavia, il secondo fissò la sede in
Milano.Nel662 in Pavia Grimoaldo spo-
sò la loro sorella, e divenne re di tutto
il regno, ed alla morte il suo coi'po fu
deposto nella chiesa di s. Ambrogio da
lui fondata; laonde ricuperò nel 671 il
regno Pertarito, che fu coronato in s. Mi-
chele, erigendo a s. Agata chiesa e mo-
nastero in memoria d'essere scampato
dalla morte; a sua imitazione la moglie
Rodelinda fabbricò il tempio di s. Maria
Rotonda 0 in Pertica. Sotto il loro figlio
Cuniberto Pavia fu desolata dalla peste :
questo re favorì le scienze, e come il pa-
dre le sue ceneri ebbero riposo in s. Sal-
vatore, così quelle del re Uiperto II o
Ariberto. Nel 7 12 montò sul trono il ce-
lebre Liutprando, che espugnò Ravenna,
cacciò 1' esarca e trasportò in Pavia la
bella statua equestre di bronzo detta dai
pavesi Rpgisole, con altre cose meravi-
gliose; altri attribuiscono ai pavesi stes-
si e più tardi il rapimento di tale statua.
P A V
niellile gli emuli raveunali tolstio a Pa-
via 11* j)oitL' di bronzo. Esseutlosi inala-
lo e creileiitlosi vicino a uioiU', in s. Ma-
1 ia tifile Peiliclic fu proclaaiato re il ni-
polu lld( hiando, ma gnaiito lo associò al
Irono. Fiallanlo disponendosi Liulpian-
do ad invadere tutto ì' esarcalo di lla-
venna, dopo aver manomesso parie del-
la provincia, per rimuoverlo ilalla im-
presa nel 743 da Roma si '.eco in Pavia
Papa s. Zaccaria, ad onta degl' impedi-
menti dei regi ministri: a'28 giugno tro-
vò al Po i [)rincipali di essi, di malavo-
glia andati ad incoiiliarlo. Inviandosi a
Pavia, leiinossi in s. Pietro in cielo d'o-
ro, allora fuori della città, per celebrar-
vi hi messa solenne della vigilia dei ss.
Pietro e Paolo, ludi entrò in Pavia. IN'el
dì seguente a preghiera di Liutprando
nella medesima basilica compì i solenni
divini uJli/.i, vi pranzò col re e con esso
con magnifico accompagnamento si recò
al palazzo reale per tener seco congresso.
Con le dolci sue maniere, s. Zaccaria vin-
se Liutprando, non senza rimproverar-
gli la infedeltà di sue anteriori promes-
se ; fu stabilito vantaggioso accordo e la
restituzione dell'occupalo. Partito il Pa-
pa da Pavia, il re lo accompagnò al Po,
e giunto in Roma celebrò di nuovo la
festa degli Apostoli, in rendimento di gra-
zie pel ftilice esito del suo viaggio. Liut-
prando morì nel 744 ^ f'-' sepolto nella
chiesetta di s. Adriano, nel mezzo elei ci-
milerio di s. Maria in Pertica, donde fu
trasportato in s. Pietro in cielo d oro:
come di forme gigantesche e di smisura-
to piede, la lunghezza di questo divenne
misura di fondi liei pavese. Il l'e AstoU'o
pose a ruba ed a sacco le terre della chie-
sa romana, minacciò Pioma d'eccidio ed
inliiDÒ al pupolo romano l'annuo tribu-
to di un ducato d'oro per testa. Il Pon-
tefice Stefano IH ricorse pertanto nel 753
a Pipino redi Francia, onde Astolfocoise
a rinserrarsi in Pavia, e cambiate lemi-
uaccie in preghiere, con giuramento di
restituire 1' usurpalo, il Papa che rccu-
PA V 21
vasi in Francia venne a Pavia, trattò col
re , il «juale mutato pensiero si rifiutò al
promesso, onde Stefano IH continuò il
viaggio. Pipino pose a sacco ii pavese,
assediò la città e costrinse Astolfo ad eva-
cuare il tolto: questo principe avC^ido
làbbricato la chiesa di s. Marino, per col-
locarvi i corpi santi rapiti nel territorio
romano, ivi fu sepolto. JNel 7:56 per le
premure ed autorità di dello Papa, odel
fratello s. Paolo I, gli fu dato in succes-
sore Desiderio duca o governatore del-
l'Istria conquistata dal predecessore. Cou
ingratitudine Desiderio tornò ad invade-
re le terre della Chiesa, travagliò Pioma
e Papa Adriano I. Questi implorò ed ot-
tenne il soccorso di CarloMagno,che com-
battendo i longobardi ne uccise 44>oo^j
però colla morte di 33, 000 franct-si, on-
de il luogo di BeIlaselva,ove si fece tanta
strage, prese il nome di Mortara. Desi-
derio corse a rifugiarsi in Pavia, ed il fi-
glio Adelgiso in Vei'ona. Carlo Magno
dopo aver presa questa, nel 773 o 774
indusse Pavia alla resa dopo 607 mesi
d'assedio, de^^olata dal contagio e dalla
fame. Imprigionò Desiderio, lo mandò al
monastero di Coibio presso Liegi colla
famiglia, ove morì penitente, essendone il
cadavere trasferito in Aquisgrana.
Terminalo il regno dei longobardi,
Carlo Magno stabilì nelle città governa-
tori, ed in Pavia quali suoi luogotenenti
i conti Langosclii patrizi pavesi. Avendo
s. Leone HI uell'i3oo ripristinato l'impe-
ro di occidenle , ne coronò imperatore
Carlo Magno, avendo già Adriano I un-
to in re d'Italia il figlio Pipino. Giovan-
ni Vili nelì'876 si recò coir imperatore
Carlo il Calvo in Pavia, ma mentre ivi
si trattenevano in feste per le nozze del
duca Bosone con Ermingarda figlia di
Lodovico II, calò dalle alpi Carlomanno
per combaltere lo zio Carlo il Calvo, il
quale si ritirò col Papa a Tortona. i\el-
r884 Carlo il Grosso imperatore e re d'I-
talia tenne una dieta in Pavia, ove nel-
1*888 fu coronato re Berengario dall'ar-
22 PAV
ti vescovo di Milano, e vi stabili la sua
residenza; dipoi i pavesi lo difesero, fa-
cendo macello dell'esercilo dell' irnpeia-
tore Arnolfo die avea assediala la cillà.
Tutlavolta i nemici di Lerengmio nel
c)2f m Pavia coronarono re d' Italia il
re di Borgogna Piodolfo. Nel 924 Piivia
fu presa, saccheggiata e bruciata dai fe-
ioci ungari, tuttora idolali i. Nel 926 e-
Iclto re d'Italia Ugo d uca d'Orleans e con-
te d'Arles, si fece coronare in Pavia, in-
di vi tetme prigione Raterio vescovo di
\ eiona. Lotario II suo figlio regnò pa-
cificamente in Pavia, e nel 950 fu sepol-
to in s. Giovanni in Borgo presso il pa-
dre, dopo di aver assegnato ad Adelai-
de sua moglie Pavia col distretto. II nuo-
vo re d'Italia Berengario 11 s'impadroiù
della città, e tiranneggiando! pavesi, que-
sti coir arcivescovo di Milano ed il Pa-
pa Agapito II, chiamarono in Italia Ot-
tone I re di Germania, ma un partito
port?) al trono Adalberto, e Pavia fu e-
sposfa. Nel c)5i Pavia dovette aprire le
porte a Ottone I, dopo essere stata dan-
neggiata. Nel 997 Crescenzio cacciò da
l'ioma ne' primi di maggio il Pontefice
Gregorio V, che fuggì in Pavia, e gli so-
stituì l'antipapa Giovunni XYII cittadi-
no pavese e nato in Rossano. Frattanto
nel 1002 Arduino marchese d'Ivrea esor-
lò gl'italiani a liberarsi dagl' imperatori
stranieri, per cui le città spedirono am-
basciatori in Pavia, liconosciula sempre
come sede e metropoli dei re d'Italia, e
col consenso del Papa elessero re Ardui-
no, che fu coronato in s. Michele dal ve-
scovo, il quale ebbe dal re amplissime
rendite e prerogative. Ma l'arcivescovo
di Milano, chiamato in Italia l'impera-
tore s. Enrico II, a'iG alaggio looJ fu
coronato in s. Michele. Tra le feste in-
sorsero i pavesi, costrinsero il nuovo re
alla fuga, nella quale restò zoppo, onde i
tedeschi fecero strage dei cittadini e bru-
ciarono la città. Ritornato Arduino in
Pavia ne riparò le rovine, ed il conte Ot-
tone suo figlio donò alla cattedrale tutte
PAV
le possessioni che avea tra il Ticino e
Gran Vallone, ed il padre nel loi r niolti
beni coi castelli di Rosasco, Selva Regia
e Ponlesello. Corrado 11 fortificò Pavia,
ma tornato in Germania, la città gover-
nossi quasi a repubblica, e questa forma
ritenne per lungo tempo, professando ver-
so gl'imperatori un apparente omaggio.
Promulgata nel 109^ la prima crociata,
3 fratelli della nobilissima famiglia Bec-
caria partirono per la Palestina. Intan-
to cominciarono nel i 107 le guerre coi
milanesi ed altri popoli convicini, e pel
terremoto che patì la città, concorse alla
rifazione delle mura Ugone Beccaria. Nel
I i36 Lotario lì prese Pavia, che otten-
ne mediante contribuzione perdono del-
la resistenza fatta. Nel 1 1 54 ai'se più vi-
va la guerra coi milanesi, e imploraro-
no l'aiuto di Federico I, continuandola
con diversa forlunfiil'imperatorenel 1 i58
concesse ai pavesi di eleggersi i magistrati,
rettori e consoli sotto la protezione del-
l'impero. Continuando i danni, le stragi
e le sconfitte Ira' pavesi e milanesi, Fe-
derico I prese Milano e ne fece aspra ven-
detta, indi colla moglie si fece in Pavia
coronare dal vescovo. Nella lega lombar-
da i pavesi col Monferrato e pochi altri
restarono nella fazione imperiale, ma nel
! 175 molli loro castelli furono rovinati
dai «nilanesi, cui dovettero pagare 18,000
marchi d'argento. Nel i i83 ebbe luogo
la famosa pace di Costanza, tra Federi-
co I e la lega lombarda.
Nel 1 197 Vigevano giurò di essere di
Pavia, ma i milanesi presto se ne impa-
dronirono colla maggior parte della Lo-
mellina, onde i pavesi giurata fedeltà a
Milano s'ebbero pace che poco durò. Ver-
so il 1217 il legato apostolico die ai ca-
nonici regolari il monastero di s. Agosti-
no, eh' era dei monaci benedettini neri.
Per nuova pace nel 1202 i pavesi por-
tarono aMilano il loro carroccio e la sta-
tua Regisole. Pavia nel 1220 vide Fe-
derico lì, ed alternò guerre e paci con
Milano; indi nel 1268 respinse l'assedio
PAT
di Carlo I d'Angiò. I Becoaria jiolealis-
sitai e colmi di privilegi imperiali signo-
reggiando la patria batteroiio moneta,
mentre le fazioni dei guelfi e ghibellini
esistenti anche in Pavia, da molti anni
alimentavano la guerra civile. Dopo il
1289 fu eletto capitano generale Boni-
facio marchese di Monferrato, il quale
fatto prigione dagli alessandrini fu po-
sto in gabbia di ferro, onde i pavesi die-
rouo il capitanato a Manfredo Pallavici-
no. Nel i3o7 i pavesi elessero a loro prin-
cipe Riccardo figlio di Fiiippone Lau-
gosco, il quale aveali difesi da Matteo
Visconti che aspirava a dominarli. Però
nel i3 I 5 riuscì a IMalteo di edificare una
gran fortezza alla porla di Pavia, che nel
10-2.S ricevè Lodovico il Bavaro, ed esso
vi esercitò infinite estorsioni: alla sua par-
tenza la città si pose sotto il dominio di
Giovanni ve di Boemia, e nel i35G venne
in Pavia Giovanni marchese di Monfer-
rato, che condotti seco i piìi della fami-
glia Beccaria, vi lasciò per governatore
Jacopo Bussolari agostiniano. Questi con
falso zelo ne divenne il tiranno, massime
contro i Beccaria. Nel 1 3 5c) Galeazzo e
Bernabò Visconti signori di Milano, non
senza lesistenza presero Pavia e fecero fi-
nire in gabbia di ferro a fr. Jacopo i suoi
giorni, in pena di tanti misfatti; quindi
i Visconti incominciarono a rendere pili
forte e magnifica la città. Galeazzo li
morì in Pavia nel iSyS, e fu sepolto in
s. Pietro in cielo d'oro; e nel 1397 l'im-
peratore Venceslao creò il nuovo duca
Gio. Galeazzo Visconti conte di Pavia,
ed a'26 dicembre accadde uno strepito-
so terremoto. Nel i4oo il famoso Baldo
perugino professore dell' università com-
pilò'gli statuii per la città, e morendo
fu sepolto in s. Francesco. A Gio. Maria
Visconti, crudelissimo tiranno, nel i4i2
successe il fratello Filippo Maria ch'era
conte di Pavia e dell'annessa Lomellina.
Poco dopo Facino Cane coi ghibellini
saccheggiò Pavia, e consegnò alle fiam-
me le case dei Beccaria, ricuperando Pa-
PA V 23
via Filippo Maria, quando «posò la ve-
dova Beatrice di Tenda, poi decapitata
per adulterio. Nel i.fiB a'J ottobre ar-
rivò in Pavia Papa Martino V, alloggiato
nel castello con gran magnificenza, ove
dimorò 12 gioì ni : nel dì seguenle convo-
cò il [)opolo nel castello, ea più di 16,000
persone compartì l'apostolica benedizio-
ne. Nel 1438 avendo il Piccinino presa
Ravenna, i iporlò a Pavia le sue porle di
bronzo. Alla morie di Filippo Maria sen-
za discendenza mascolina, i pavesi ricu-
perarono la libertà, e poi si diedero a
Francesco Sforza marito di Bianca figlia
naturale del defunto, indi duca di Mila-
no, sul cui Irono regnarono i suoi succes-
sori, seguendone i destini la città e pro-
vincia, già narrali a Milano. Nel i Joo
Lodovico XII redi Francia s'impadronì
del ducato, facendo solenne ingresso in
Pavia il i.° ottobre: concesse ai pavesi,
che dalla cappella del castello trasferis-
sero nella cattedrale le reliquie donate
dall'imperatore greco a Gio. Galeazzo,
fia le quali la sacra spina di G. C.; ma
portò in Francia la famosa biblioteca ric-
ca di mss. , e volle udire Giasone del
jMajno famoso giureconsulto e professore
della università, allora frequentata da
3,000 studenti. Fatto prigione il cardi-
nal Medici, poi Leone X (altri dicono
che fuggì), nella battaglia di Ravenna, e
portalo a Pavia per trasportarsi in Fran-
cia, dice il Gentile, che Beccaria e due al-
tri pavesi lo liberarono, poscia rimune-
rali. Nel IDI 2 lo Sforza ricuperò il du-
cato, che ritolse nel i5i 5 Francesco I re
di Francia, e fu a Pavia, ma nel id2i
l'imperatore Carlo V lo restituì a Fran-
cesco II.
I francesi avendo occupato di nuovo
Milano, vennero ad assediar Pavia, che
patì ogni sorte di privazioni; ma a' 24
febbraio i525 presso le sue mura fu vin-
to e fatto prigioniero dagl'imperiali e spa-
gnuoli Francesco I re di Francia, preci-
samente nel vastissimo parco che circon-
da la città, e condotto prigione a Madrid:
24 PAV
tra i prigionieri vi fu il nunzio <Vi Cle-
menle VII, Aleandri poi cardinale. Que-
sta famosa battaglia e prigionia, che ac-
cennai nel voi. XXVn, p. I I, fu descrit-
ta da molli storici, ed espressa in 7 son-
tuosi e superbi arazzi, disegnati da Ti-
ziano, contornati sul disegno di Giulio
Romano o di Tintorelto, tessuti a fil di
lana colorata, in oro e argento. Carlo V
li fece costruire appositamente in Fian-
dra, evi fu mirabilmente espressa la me-
morabile battaglia, ed in attestato di gra-
titudine ne fece dono ad Alfonso d'Ava-
los marchese del Vasto (cugino di Fer-
dinando Francesco d'Avalos marchese di
Pescara, marito di Vittoria Colonna), uno
dei comandanti dell'esercito imperiale,col
magnifico padiglione di Francesco 1, in un
alla spada del re, ch'esso consegnò al mar-
chese quando lo fece prigioniero Launuoy,
cui successe qual generalissimo dell'arma-
ta, per a vere grandemente contribuito al-
la vittoria. Per la qual fazione avendo gli
abitanti dimostrata moltissima allegrez-
za, ne furono due anni dopo aspramen-
te puniti dal visconte Odetto di Lautrec
capitano di Francia, che impadronitosi
di tutto il milanese, ad onta che per l'im-
peratore la difendeva Belgioioso, a'5 ot-
tobre 1527 presa la città, per 7 giorni
l'abbandonò ad un crudele saccheggio,
commettendovi i soldati quanto la guer-
ra badi pili orribile: da quel tempo vuoi-
si che la città ripeta l'origine del suo de-
cadimento in popolazione e ricchezza, al
che non potè mai riparare. In quell'oc-
casione fu che Lautrec rovinò la parte del
castello che guardava il parco, dove cor-
re presentemente il naviglio , sicché ne
limasero soli tre lati con due torri, men-
tre 4 erano.i lati e 4 torri. Carlo V che
proteggeva il duca suo parente, nel 1 528
riprese Pavia, che nel settembre ricadde
in potere dei francesi e nuovamente la sac-
cheggiarono, l'acificato Francesco I coi-
l' imperatore, questi collo sborso di scu-
di ()00,ooo nel 1529 restituì il ducato
di iVlilanoa Francesco II Sforza, il qua-
PAV
le fil costretto dare Pavia in signoria,
sua vita natiu'ale durante, ad Antonio de
Lcyva di lui nemico e capitano generale
dell'imperatore, onde Antonio pose a go-
vernatore della città Gittcomo del Gam-
baro gitueconsulto bolognese. Nel i535
colla morte del duca terminò la sua di-
scendenza, e secondo il suo testamento il
ducato passò in Carlo V, che nel i54f
visitò Pavia, e nel i 547 ^ssai la fortifi-
cò; anche il di lui figlio Filippo li ro di
Spagna fu a Pavia nel 1 549 ^ '^Si, in-
di nel I 554 prese l'amministrazione del
ducato, di cui era slato infeudato dal pa-
dre coi discendenti. Nel 1 56a si fondò
in Pavia la celebre accademia degli Af-
fidati. La città già spopolata da Lautrec,
nel 1578 perde 16,000 abitanti per la
peste. Nel 1 58 r con grandi dimostrazio-
ni i pavesi riceverono la sorella del re
Maria d' Austria imperatrice e fu allog-
giata dai conti Scaramucci. Indi nel 1 599
passò per Pavia Margherita moglie di
Filippo III, per cui si migliorò il fìibbri-
cato. Nel secolo seguente Pavia soffrì per
nuova peste, e per le conseguenze di varie
guerre nella Lomellina e nel milanese
tra spagnuoli, francesi e piemontesi. I-*a-
via fu fortificata e ben difesa, sostenne
nel i655 l'assedio di circa 53 giorni, e
costrinse 1' inimico a levarlo, dopo aver
diroccate varie chiese suburbane. Nuova-
mente nel 1690 si riaccesero le guerre
contro i francesi; poscia ebbe luogo quella
j^er la successione di Spagna e del ducato.
Ricaduta l^aviain potere dei francesi, nel
1706 fu loro tolta dal duca di Savoia e
dal principe Eugenio, in un al ducato di
Milano per l'Austria; ma i primi la ri-
pigliarono nel 1733,6 nel 1736 la cede -
rono. Nel 1745 i gallo-ispani la conqui-
starono, togliendola all'A ustria, alla qua-
le la resti luirono un anno dopo. L'Austria
la conservò fino al 1 4 maggio 1 796, epo-
ca nella qualese ne impadronirono i fran-
cesi. Avendo alcuni pavesi ordita una ri -
voluzionc, spezzarono la statua Regisole
e fecero partire la guarnigione. Accorso
PA V
Nopoloone ;i'25 maggio, soggiacquero al
sac(;l)eggio e con isteiilo salvarono la vi-
ta. Ili liiiilo disordine In rimarchevole,
che l'università e la casa del prof. Spal-
lanzani fossero per supcriore comando di-
chiaruteinviolahili, per ciiirurono rispet-
tati i cattedratici. Ma il castello di Bina-
sco. pet' aver preso paite alla sollevazio-
ne di Pavia, fa abbandonato alle fiam-
me. Quindi Pavia, come prima, segiTi i
destini di Milano (f^.), ed a' 6 maggio
i8o5 rivide Napoleone. Dopo il i8i3
dalle potenze alleate contro Napoleone,
venne eseguilo il trattato di Pavia, ossia
di fare invadere la Francia dalle loro
armate, per cui nel 1 8 i4 terminando la
sua dominazione, la città tornò all'Au-
stria, da cui si sottrasse nel marzo 184S
nellagenerale insurrezione; ma pocodopo
venne rioccupala dalle truppe imperiali.
La fede cristiana vi fu predicala e la
sede vescovile vi fu istituita circa l'an-
no 47} d'ordine di s. Pietro, da s. Siro I
gallico, da lui consagrato in i.** vescovo:
questo diffuse il vangelo anche nella Li-
guria,e tornato in Pavia nel 5^ fece fib-
Jjricare la chiesa de'ss. Gervasio e Pro-
tasio martiri, i cui corpi vi fece traspor-
tare da Milano, ed ove fu sepolto quan-
do teneramente pianto morì a' 9 dicem-
bre del f)6. Gli successe s. Pompeo I, il
quale ordinò dimostrazioni onorifiche pel
]>redecessore ; indi nel i o i s. Invenzio 1 o
Juvenziod'Aquiieia, che edificò la chiesa
che prese il suo nome ; nel 1 3g s. Pro-
futuro; nel ì^5 s. Obbediano; nel i58
Leonzio, che fece fabbricare chiese, ral-
lentandosi la persecuzione contro i cristia-
ni ; nel i83 s. Orsicino o Urcisceno pa-
vese; nel 216 s. Crispino I pavese della
famiglia Negri, che fece abbellire la città
ed edificar la chiesa di s. Martino; nel 2 53
s. Felice martirizzato; nel 2 56 s. Massimo
I; nel 270 s. Epifanio I, che morì di do-
lore per le persecuzioni; nel 275 s. Cri-
S[)ino II pavese, che fabbricò la chiesa
de' ss. Cosma e Damiano, e la cappella
della Croce in duomo; nel 3o6 s. Daluaa-
PAV 25
rio tedesco; nel 3ios. Anastasio I eletto
dal clero e popolo pubblicamente, pel
favore accordalo da Costantino alla re-
ligione cristiana. Per dovere di l)revità
solo registrerò i vescovi più rimarchevoli,
essendovi tra quelli che preterirò molti
pavesi e diversi della famiglia Beccaria.
Nel 377 s. luvenzio li; nel 432 s, Cri-
spino 111. Nel 466 s. E[)ifanio li nobile
pavese, che per essersi interposto a pa-
cificare i romani coi ravennati, questi ulti-
mi credendolo parziale ai primi concepi-
rono tanto odio contro i pavesi, che fu
il principio di loro inimicizie e del re-
ciproco pedaggio elle nelle due città do-
vevano pagare i cittadini nel traversar-
le, soppresso nel 1 569 : con felice succes-
so s. Epifanio s'interpose per Pavia con
Odoacre e Teodorico, e morì nel /^qò
col titolo di paci fìcalore cV Italia. Ne fu
successore s. Massimo II; nel 5i r s. En-
nodio, cui per quanto si dice nella bio-
grafia ( l'hanno i santi vescovi riportali
da Buller, ed i cardinali pavesi o vesco-
vi), Papa s, Ormisda concesse di farsi
precedere dalla croce, l'uso del pallio, ed
il primo luogo ne'concilii a sinistra del
Pontefice, secondo il Gentile. Edificò s.
Ennodio la chiesa di s. Vittore, e vi po-
se chierici che celebravano i divini uf-
fici in due cori, uno in lingua greca, l'al-
tro rispondeva nella latina, come usa-
vasi a s. Michele: s. Ennodio compose
due formole per la benedizione del cereo
pasquale, e morì nel 52 i . Nel 58o Se-
vero, che introdusse le litanie minori, o
meglio le propagò. Nel 668 s. Anasta-
sio II, già vescovo ariano, dopo averne
abiui'ati gli errori, poiché mentre Magno
governava i cattolici, egli in Pavia era
stato pastore degli ariani. Nel 680 s. Da-
miano pavese dottissimo, della famiglia
Biscossi; nel 7 1 1 s. Armentario pavese,
al qual anno narra il Rinaldi, the essen-
dosi portalo in Roma s. Benedetto arci-
vescovo di Milano per reclamare che il
vescovo di Pavia fusse suo sulfraganeo,
PapaCostaalino rispose, che la chiesa era
26 P A V
slata sempre itumediatamenle soggetta
alla sede apostolica. Nel 787 s. Teodoro
1 ; nel 'j5i s. Pietro I cugino del re Liut-
piando, che persuase all'acquisto del cor-
po di s. Agostino e collocazione in s. Pie-
tro da lui riedificata. Nel 766 s. Teodo-
ro 11 pavese, protettore della città; nel
778 s. Girolamo I, proclamato con di-
Tino prodigio; nell'Hot s. Giovanni I pa-
vese; s. Deodalo fece trasportare il cor-
po di s. Siro dalla chiesa di s. Gervasio
in cattedrale a' i 7 maggio 828. Nell'Sic)
s. Litif'redo I; neir85o Lintardo pavese,
pel i.° fu decorato del titolo di conte;
ueir874 Giovanni II; nel 91 i Giovan-
ni 111 veronese, morto nell'incendio de-
gli ungari, in cui perirono 43 chiese. Nel
suo vescovato, Papa Anastasio III ad i-
slanza di Berengario I re d' Italia, con-
cesse al vescovo di Pavia l'uso dell'om-
bieìlo o baldacchino, del cavallo bianco
coperto di drappo, della croce avanti nei
•viaggi e cavalcando, e di sedere al lato
sinistro del Papa nei concilii, come atte-
stano Sigonio, De regno Ital. lib. 6, an.
qi I, e Pacciaudi, De unìhdlae. In quel-
lo del predecessore, il Baronio riferisce
con meraviglia un altro privilegio, il cui
documento dice di aver letto: riporta
pertanto all'anno 878,0." 33, che il l*on-
tefice Giovanni Vili, trovandosi in Pa-
via, concesse ai vescovi della medesima,
the ogni qualvolta chiamassero ai sino-
di gli arcivescovi di Milano e di Raven-
na coi loro suIìVaganei, tutti vi dovesse-
ro onninamente andare. Nel c)2C) s. In-
nocenzo pavese; nel 966 Pietro 111 Ca-
nevanova pavese, che fu creato cardina-
le e nel 984 Papa col nome di Giovan-
ni XI Y, cambiatoin venerazioneal prin-
cipe degli apostoli : V. Nome dei Papi.
Gli successe il cardinal Guido 1 pavese
della famiglia Corti, coronò Ardoino re
d'Italia: il Cardella non registrandolo
Ira i cardinali, Tommisi.Nel 1008 Uber-
to Sacchetti abbate benedettino di s. Pie-
tro incielod'oro,feceristorare varie chie-
se rovinate dall'incendio. Nel 1073 Gu-
PAV
gliildio T pavese, forse dei Malaspina di
Canossa, e nipote della gran contessa
I\Ialil(k'; donò un cavallo, le insegne e
armi da soldato, con uno stendardo alla
illustre casa pavesede'Confalonieri, aven-
dogli essi giurata fedeltà, e di essere pron-
ti alla difesa. Da ciò forse derivò il pri-
vilegio, che uno di tal casa nei possessi
dei vescovi conduceva avanti il baldacchi-
no il cavallo, e ne restava poi possessore ;
di più un altro dei Gonfalonieri era ob-
bligato ad accompagnarlo dalla chiesa di
s. Maria Segreta sino al duomo, prece-
dendolo innanzi al cavallo, armato di sca-
do, con stendardo morello, ov'eravi di-
pinto lo stemma de'Confalonieri. Inoltre
i vescovi prendendo gli abiti pontificali
in delta chiesa, per privilegio dei re lon-
gobardi, una della casa Mezzabarba gli
poneva i sandali: dalla chiesa alla porta
e sino alla metà della strada nuova, lo
accompagnavano per privilegio due del-
la famiglia Giorgi. Nel i io5 Guido III
Pescari pavese, cui Papa Pasquale li con-
fermò tutte le prerogative concesse ai
vescovi di Pavia. Nel i 167 Pietro V To-
scani pavese, amorevole coi poveri, il qua-
le fu fedele ad Alessandro IH, e non par-
tigiano dello scisma, come scrissero al-
cuni con r Ughelli, siccome rilevò il p.
Tosli uiiW J.Hoiia'della lega lombarda.
Nel ( 178 «.Lanfranco de'Beccari di Grup-
pello, patì vessazioni dai consoli della cit-
tà; nel I 195 s. Bernardo HI Babbi pa-
vese, tiaslato da Faenza; nel 121 5 il
cardinal Gie«orio Crescenzi romano; nel
1271 s. Fulco Scotti piacentino, teneva
ogni giorno i 5 poveri a mensa, e mante-
neva un maestro cogli scolari. Nel 1280
s. Rodobaldo II Cipolla, fece edificare
molle chiese e monasteri, fra i quali quel-
lo di s. Tommaso con tempio; nel 129G
Guido V pavese dei conti di Langosco,
fece gran doni alla chiesa, aumenlò le
rendile della mensa, e punì i preti con-
cubinari; nel i33o Giovanni V Fulgosi
piacentino, istituì il sodalizio de' morii ;
nel i4o2 Pietro YU Grassi di Castel-
PA V
nuovo, umiliato, e già vescovo di Cre-
mona, fondò con rendite la cappella di s.
Maria in duomo, ed ivi fece Tolgano ; nel
1435 Enrico II Rampini, già di Torto-
na,poi arcivescovo di Milano e cardinale;
nel 1446 Giacomo Borromeo milanese,
rifece l'organo del duomo, e migliorò
le possessioni; nel i4^4 Giovanni VI Ca-
sliglioni milanese cardinale, lasciò alla
cattedrale una mitra preziosa, un bacolo
pastorale di pregio ed alcuni paramenti.
JN'el i4^o il celebre cardinal Giacomo II
AmiìiannaLi, il detto cardinal Papìcnse o
di Pavia, che fornì il duomo di splendi-
da sagrestia e gli die bellissimi para-
menti ; ne parlai anche a Piccolomini fa-
miglia. Nel i479 Ascanio Maria Sforza
poi cardinale, da Innocenzo Vili latto
amministratore del contado di Pavia an-
che nel temporale, nella minorità del ni-
pote duca di Milano; minacciando rovi-
na il duomo, rifabbricò il nuovo, ponen-
dovi la I.'' pietra nel 148B. Nel i5o5fu
eletto vescovo il cardinal Francesco IH
Alidosi imolese ; nel i 5 1 3 il cardinal An-
tonio Maria Ciocchi del Monte, che nel
13 20 rinunziò al nipote Gio. jMaria Cioc-
chi i\e\ I\Ioiite, poi. cardinale, e nel i55o
Giulio III, il quale nominò Gio. Girola-
mo de Robsi parmigiano, ad onta delle ver-
tenze avute per anteriore rinunzia: questi
nel 1064 lo rassegnò al proprio nipote
Ippolito de Rossi, che fa al concilio di
Trento, riparò il vecchio duomo, fabbri-
cò l'episcopio, e nel iSSt die principio
al seminai io, mostrandosi assai benefico
nella peste, e Sisto V lo creò cardinale.
Nel logi b. Alessandro Sauli genovese,
trasferito d'Aleria ; nel i593 Francesco
IV Gonzaga, poi di Mantova e cardinale;
nel 1619 Fabrizio Landriani milanese,
istituì il pio luogo per le orfane, e die
26,000 lire imperialiai gesuiti, acciocché
aprissero 3 scuole per insegnare le lettere
umane alla gioventù. Nel 1672 Lorenzo II
Trotti alessandrino, che edillcò la casa
della missione, collocandovi i signoriosa-
csrdoti di essa, introducendo pine nella
PAV 27
città i ministri degl'infermi, ed arricchì di
argenteria l'aliare maggiore del iluomo;
nel 171 i Agostino C//5^?/u' inilauesecfirdi-
n ale; nel i724F'>'a»cesco VI Per tosati mi-
lanese olivetano, che fondò il pio luogo del
suo nome, ed ottenne da CenedclloXlV la
conferma degli antichi privilegi ctjlhi bol-
la Ail siipretìiam, de'i 5 febbraio I743j
Bull. Bened. XIV , t. i, p. 24^, unendo
inoltre il titolo arcivescovile di Amasia
in parlibus (cui sono soggetti i titoli in
paiùbus di Sinope, Andiapa, Amiso, I-
bono, Temiscira e Zela ) al vescovo di
Pavia, volendo chequestos'inlitolasse per
l'avvenire vescovo di Pavia arcivescovo
di Amasia, eil avesse gli onori spettanti
agli arcivescovi; (|uindi nel 1753 nomi-
nò alla sede il cardinal Carlo Francesco
Durila milanese, che beneficò il semi-
nario, fece terminare in parte il duomo,
onde tutti i cittadini anche nei giorni fe-
stivi vi lavoravano, e si rese pure per al-
tre cose benemerito. Nel 1769 Bartolo-
meo Olivazzi milanese e decano della ro-
ta, sotto del quale Giuseppe linei 1780
istituì in Pavia un seminario generale
pei chierici di tutta la Lombardia, nella
chiesa e monastero di s. Tommaso; indi
nel I 782 per disposizione dello stesso im-
peratore ebbe principio il collegio eccle-
siastico Germanico-Ungarico in s. Fran-
cesco; però nel 1796 fluì. L'imperatore
fu due volle in Pavia, e nella seconda col
re e la regina di Napoli nel 1785, men-
tre nel i79t vi fu il successore Leopol-
do li. Nel 1 792 Giuseppe Berlieri di Ce-
va agostiniano, trasferito da Como, che
lasciò eredi l'orfanotrofio ed il semina-
rio ; neli8o7,dopo sede vacante Paolo,
Lamberto d'Allegre torinese di gran dot-
trina, che si segnalò nel concilio di Pa-
rigi. Dopo la sua morte Pio VII colle due
bolle Piitcrnac cliarilatis sludiuni, de' 1 (1
o 20 febbraio e de' 1 6 (narzo 1 8 1 9, Bull.
Coni. 1. 1 5, p. 1 76 e 202, derogò alle spe-
ciali prerogative del vescovo di Pavia, lo
dichiarò suffraganeo della metropoli di
Milano, e divise il titolo arcivescovile di
28 1^ A V
Amasia (che restato libero, nel i8a4 Leo-
ne XII io conferì all'amministratore di
Lione Gasloii de Pins), e nel i8u3 pre-
conizzò vescovo Luigi Tosi della diocesi
di jMilano, al quale nel i85o Pio IX die
in successore mg/ Angelo Rainazzotli dei
missionari oblati di sua patria Milano,
conieiendogli nello stesso concistoro il
pallio. La diocesi è ampia, e contiene 75
parrocchie. Ogni nuovo vescovo è tas-
sato nei libri della camera apostolica in
fiorini 4oo, essendo le reudite scudi32 38,
gravale di qualche peso.
Concila di Pavia.
Il i.°o parlamento, fu tenuto nel di-
cembre 85o dall'imperatore Lodovico li,
che vi assistette, presieduto dall' arcive-
scovo di Milano Angilperto. Vi si fece
un capitolo sugli aifaii secolari, confer-
mato da Lotario I padre del principe;
25 canoni sopra la disciplina ed altre ma-
terie ecclesiastiche e sui penitenti. Diz.
de' cono. : in questo, nel Labbé e in Ar-
duino si leggono gli atti de' seguenti. li
2.° nel febbraio 855, convocato da Lo-
dovico li, cou l'autorità di Papa Bene-
detto IH, e r intervento di tutti i vesco-
vi di Lombardia. Si formarono ic) arti-
coli per togliere gli abusi, fra i quali,
che i signori laici di rado comparivano
nelle chiese maggiori o parrocchiali, ad
assistere ai divini uffizi. 11 3.° in febbraio
876 da Ansperto arcivescovo di Milano,
con 1 7 vescovi di Toscana e Lombardia,
ed il Papa Giovanni Vili che vi fece
confermare la elezione dell' imperatore
Carlo il Calvo. Questi vi pubblicò un ca-
pitolare riguardante la venerazione alla
chiesa romana, come capo di tutte le al-
tre, i diritti del sommo Pontehce, i beni
ecclesiastici ed altri punti di disciplina.
Il 4° neir877. 11 5.° nel 997 tenuto da
Papa Gregorio V, che vi scomunicò Cre-
scenzio e l'antipapa Giovanni XVII, in-
di venuto in Pavia l'imperatore Ottone
HI lo ricondusse in Roma. Il G.'^uel 1°
PAX
agosto IOI2 o I030 da Papa Benedet-
to Vili, che riprovò la vita licenziosa dei
chierici, obbligati alla continenza, e si
trattò degli schiavi : l'imperatore s. En-
rico li aggiunse pene temporali a quelli
che non osservassero i canoni statuiti. Il
7.° nel 1046, di cui mancano gli alti.
L'8.° nel 1 049, dopo la settimana di Pen-
tecoste, da Papa s. Leone IX, coi vesco-
vi d Italia e delle Gallie, in cui furono
dichiarate nulle le ordinazioni dei simo-
niaci. 11 9." nel 1062 contro l'antipapa
Onorio lì. Il 10.° nel 1076, o concilia-
bolo di vescovi scismatici partigiani del-
l'imperatore Enrico IV, che osarono sco-
municare s. Gregorio VII Papa. L'i i."
nel i i5c). Il I 2.°, conciliabolo deli 160,
tenuto a' 5 febbraio dall'imperatore Fe-
derico I contro Papa Alessandro IH, e
dagli arcivescovi e vescovi scismatici, 5o
circa , oltre gli abbati , per riconoscervi
l'antipapa Vittore IV o V, il quale fu con-
dotto solennemente per la città. Questo
falso concilio dichiarò contumaci Ales-
sandro HI ed i suoi fautori, per non es-
servi intervenuti. Narra il Rinaldi all'an-
no 1 176,- n.° 12, che Alessandro IH e-
resse iu sede vescovile Alessandria edifi-
cata in suo onore dalla lega lombarda,
ed umiliò Pavia divenuta sede di scisma-
tici, privando il vescovo della croce e del
pallio. Il i3.°nel 14^3, secondo il de-
cretato di Martino V nel concilio di Co-
stanza. Essendo generale, il Papa vi man-
dò tre legati ; se ne fece l' apertura in
maggio, essendovi i deputati di Francia,
Alemagna ed Inghilterra ; ma penetrala
la peste nella città, indusse i presidenti
del concilio a trasferirlo a Siena a' 22
giugno, e Martino Vacconsenf; alla tras-
lazione, ma ebbe luogo iu Basilea.
PAX, Pace. Sul Pajc tecaiii e sul Pax
vohis o volìiscuììiy parlai a Deo grati as,
in vece del quale prima si rispondeva
nelle epistole degli apostoli, come prati-
cano i greci ; non che a Page, Pace del-
la messa, Co:^ER.viAzioxE§ IV, nella qua-
le il vescovo crcsiinaate dice il Pax te-
PAZ
rum, quale augtirio di pnce, per aver
conseguilo il cresimato la pienezza ilella
giaria, come ert'elto del sagramerito, le-
slatido avvertito col leggiero tocco sulla
{guancia, di dover comportare in pace e
rassegnazione le ingiurie, percosse e [ler-
•secuzioni, ad imitazione e per amore di
Gesù Cristo. Dice il Macri che il salu-
to P^x i'obis, fu ordinato da Cristo ai
suoi discepoli; e che si tralascia nell'av-
vento, per non essere ancora disceso in
terra, né comparso il riconciliatore del
mondo, Cristo nostra vera pace; e nelsab-
bnto santo per non essere ancora risu-
scitalo il Salvatore, che con tali parole
salutò i suoi discepoli. A Domijjus vobi-
scuM dissi come i vescovi in vece dicono
Pax vobisj e anticamenle Pax \'ohisciim,
perchè si dice il Pax roZ/Z^, e del saluto
Pax huic doinui.
PAZIENTE(s.),vescovo di Lione. Ven-
ne innalzato a questa s,ti\e qualche tempo
avanti il \'}o, e secondo alcuni autori, po-
co' tlopo la morte di s. Eucherio, che av-
venne nel \^)0. il suo zelo non si ristrin-
se alla provincia di cui era niefropolila-
no, ma abbracciò tutta la (jallia ; alzò
nuove chiese, rislaurò od abbelPi le an-
tiche, enutrì quellich'erano nell'indigen-
za. Le sue cure e i suoi discorsi conver-
tinjMO molli eretici eguadagnarononuo-
vi figli alla Chiesa, fra cui i borgognoni,
ch'erano quasi barbari ed infetti degli er-
rori di A rio e di Fotino. Assicura s. Sido-
uio Apollinare, ch'egli possedeva tutte le
\irtìi episcopali, e dice non sapere se do-
Tesse più in lui ammirare lo zelo per la
gloria di Dio^ o la carila verso i poveri.
L'opinione più comune è che morisse ver-
so l'anno 4Boj ed è menzionato nel marti-
rologio romano il gioino I I di settembre.
PAZAL^^lNYni Pjtjasz Pietro, Cardi-
7ia/e.Dei conli di Uibano, nacque a Vaia-
diuo neh' Ungheria, da una delle primarie
famiglie, indi vesù l'abito dei gesuiti, tni
i quali dopo aver in-;egnato nelle pubbli-
che scuole la filosofia e la teologia, da-
tosi con lervorc all'esercizio delle mi'isio-
P A Z 29
hi, ebbe tutto l'agio di sfogar il suo zelo
non meno nella coltura de' cattolici, che
nella conversione degli eretici, e di farsi
ammirare pei suoi rnri talenti, che ben
conosciuti dai magnati di sua nazione, 0
singolarmente dall' imperatore Mattia,
questi ad onta di sua singolare ripugnan-
za, nel 16 ifi lo no mi nò a rei vescovo di Slri-
gonia, e i.°consigliere del di pai li mento ec-
clesiastico. Divenuto cancelliere, supremo
segretario, ed intimoconsigliere di Ferdi-
nando li, ad istanza di essoii Papa Urbano
YlIIa' 19 novembre iGsc) lo creò cardi-
nale prete di s. Girolamo degli Suhiavoni,
ma non volle convenire che restasse suo
ambasciatore in Roma. L'imperatore se
ne prevalse a mantenere nella divozione al-
la casa d'Austria gli luigheresi, ed egli o-
peroso contro l'eresia riuscì a convertire
molti nobili. Riformò i costumi de'calto-
lici ne'4 sinodi tenuti nel 1 fiso, due nel
i63o, l'altro nel i633,coi vescovi di sua
provincia, in cui molto fece per la disci-
plina del clero e ad esso fu di edificante
esempio. Pel mantenimento delle rifor-
me introdotte fondò in Presbuigo uu
collegio ai gesuiti e un monastero di s.
Chiara con sufficienti rendite. Eresse in
Trinavia, oltre la nuova chiesa principa-
le ed un convitto de' poveri, nel 1619
una celebre università, che pose sotto il
patrocinio di i\Iaria, e fornì di sceltissi-
ma biblioteca, non che due seminari per
la educazione della gioventù ungherese,
uno in Vienna nel 1628, l'altro in Tri-
navia nel 1624, ove celebrò un concilio
provinciale nel iGag. Per l'educazione
delle finciulle fundò pii luoghi, con ren-
dite pel mantenimento. Fu leneramenle
divolo della Beala Vergine, di grande
ingegno, di maturo giudizio, di eccellen-
te letteratura e di robusta eloquenza. Co-
ronò in Piesburgo solennemente Ferdi-
nando II, poi Ferdiiiando 111, portandosi
dal quale, come estenuato da immense
fatiche sostenute a gloria di Dio, morì in
delta città nel 1637, d'anni 64, lasciando
di verse opere teologiche. Fu sepolto presso
3o r A z
S.Giovanni Elemosiniere, cui avea fatto
costruì re prezioso mausoleo di marmo, con
urna e lampada di argento. Al semplice
nome inciso sulla tomba, il viceré Esto-
ras aggiunse significante elogio, ed il ni-
pote conte Nicolò una statua di marmo
rappresentante lo zio.
PAZZI. Di essi feci parola a Ospiìd vie
DI s. SriRiTO, per lo stabilimento ivi esi-
stente della confraternita istituita a pren-
derne caritatevole cura : e dei principali
manicomii ne fo menzione ai luoghi loro,
come Pesaro, Perugia, Aversa, ec, e ad
Alessiani dissi, come quei religiosi avea-
no per istituto l'assistenza de'pazzi, men-
tre col nodiedi Pazzi fu istituito nn or-
dine equestre. Della così à&iia festa de
pazzi parlai in più luoghi, e ne' voi. Vf,
p. 254, XXIV, p. 2'24,eXXXI,p. 174-
PAZZI. Società di cai'alieri. Fu isti-
tuita in Cleves nel i 38o o i 38 i , nel gior-
no di s. Rumberto, da Adolfo conte di
Cleves insieme a 35 signori, i quali do-
Teano portare sopra i loro mantelli un
ricamo rappresentante la figura di un
pazzo vestito di piccola giubba, con cap-
puccio tessuto di giallo e rosso con de'
sonagli d'oro, calze gialle e scarpe nere,
ed avente in mano una tazza d'oro piena
di frutti. Si radunavano i cavalieri nella
i." domenica dopo la festa di s. Michele,
e doveano tutti trovarsi all' asseuiblea,
tranne gì' infermi e gli assenti oltre sei
giornate da Cleves. Tutti vestivano con
abiti simili, per mostrare l' amicizia fra
■ loro mantenuta, che se alterata, la socie-
tà faceva di tutto per riconciliare i dis-
sidenti. Venne stabilito, che se qualcuiìo
dei cavalieri non portasse ogni giorno la
figura del pazzo sul mantello, sarebbe
multato di 3 grandi lire tornesi, le quali
sarebbero date ai poveri per amore di
Dio. S'ignora precisamente ti fine di que-
sta istituzione, ed il p. Bonanni nel Ca-
talogo p. I I 4 ne parla, riportando l'im-
magine del cavaliere, eque!; ordims dicli
aiuhonim,
PECCATO. V. Penitenza, Indulgen-
PEC
ZA, Inferno, Limbo, Purgatorio, Para-
diso, Battesimo, Pelagiani, Comanda-
menti DI Dio e della Chiesa.
PECCATORE, Peccalor. Questo li
tolo è frequente nelle antiche carte ed i-
scrizioni, come avverte il Du Cange, in
Glo<ss. Per umiltà se lodavano gli abbati,
i vescovi ed altri personaggi anche laici,
ragguardevoli ed esemplari, nelle loro
sottoscrizioni, massime i religiosi, così le
monache.
PECCENA. Sede vescovile armena,
sotto il patriarcato di Sis. Orieiif christ.
t. I, p. i44i.
PECHIA. Metropoli della diocesi di
Sfi-i'ia (^.), ed antica capitale del regno
di Rascia edi Servia. E situata sulle fron-
tiere dell' Albania, ed il primate di Ra-
scia vi faceva la sua residenza.
PECORARIA Jacopo, Cardinale.
Della nobilissima famiglia detta Pecora -
ria da un feudo che possedeva nella val-
le Pecoraria del territorio piacentino ,
nacque in Piacenza. Fino dalla tenera età,
sprezzate le vanità del mondo, lutto si
dedicò a" Dio, e fu successivamente chie-
rico di s. Donnino, arcidiacono di Raven-
na, e nel 12 i5 passatoio Francia profes-
sò la regola de'cisterciensi. Peifezionato
nella monastica disciplina e nelle scien-
ze, fu eletto abbate delle TreFontane di
Roma. Onorio III lo fece |)enitenziere ,
cappellano o uditore di rota, impiegan-
dolo in alfari di somma importanza. Gre-
gorio IX nel I23i o nel 1234I0 creò
cardinale vescovo di Palestina, e lo spe-
dì in Lombardia a pacificare i popoli guer-
reggiatiti, ove gli riuscì d' ijn[ìedire' una
tremenda ballaglia. Rimandatovi dal Pa-
pa |)er islabilire perpetua concordia tra
i lombardi e Federico I! , questo lo ri-
tenne alcun tempo prigione, indi consa-
grò la chiesa di Borgo s. Donnino. Con
pari lustro e decoro sostenne la legazio-
ne di Ungheria, in cui prosciolse dall'in-
terdetto il re Andrea 11. Nella legazione
di Toscana pacificò i fiorentini coi sene-
si. Tornato in Rouia ne fu fatto vicai io,
PF. D
ed allora o piima strinse tenern amici-
zia con Visconti, poi Gregorio X, clic lo
fece suo tuaggioidomo ed intimo mini-
stro. Indisi recò legalo in Ispagnae Fran-
cia contro gli albigesi,pei (juali promul-
gò una crociala con felice successo, ricon-
ciliando colla Chiesa il contedi Tolosa. In
Senlis convocata un'assemblea di vescovi,
oUenne dalle loro rendile la vigesima a
favore del Papa, per la guerra con Fe-
derico II, ma nel \ii\i imbarcatosi con
due altri legati , vescovi e abl)ali sopra
legni genovesi perrecaisial concilio La-
teranense intimalo da Gregorio IX, fu-
rono impiigionali dai genovesi e pisani
fautori di detto imperatore, ed egli ven-
ne condotto in duiissimo caicerc in A-
nialJj ; liberato dopo due aimi ad istan-
za dell'imperatore Baldovino li e del sa-
cro collegio, fu anzi legfdaloda Federico
II, che nell'alto di licenziailo il richiese
di sua amicizia, ed egli rispose, che lo sa-
rebbe, finché egli lo fjsse colla Chiesa.
Anche Innocenzo IV lo dichiarò vicario
di Ptoma quando passò in Francia, aven-
do concorso alla sua elezione, ed a rpiel-
la di Celestino IV . per la cpiale ebbe il
permesso di uscire dalla prigione e [)oi
vi ritornò. In Paliano fondò un mona-
.stero di cisteiciensi, assegnando loro la
chiesa di s. Pietro, che dotò di copiose
rendite. Dopo aver dottamente predica-
to nella basilica Vaticana perla festa li-
tolare, chiuse piamente i suoi giorni in
Roma nel 124^, con estremo dolore del
A'isconli. che da vicino iieavea ammira-
lo l'edificanti virtù e sapere, ed era stato
suo patrono e mneslio. Il venerando di lui
corpo fu trasferitoa Chiaravalle in Fran-
cia, luogo del suo noviziato, e posto presso
quello di s. Malachia vescovo, con degno e
magnifico elogio; una parte del suo capo
fu riposta nella cattedrale di sua patria.
PEDE^ìA , Petiiiuni. Città vescovile
dell'Istria, nel governo di Trieste, a 12
miglia da Piovigno e 22 da Pola, sopra
una montagna presso il fiume Arsia, chia-
uiata ancora Pisino , Cominada e Di-
P E n 3 I
heìi. Confina coi croati, non che col mor-
lacclii di origine slava o espulsi dalla lo-
ro pallia dai turchi, che in generale pro-
fessano la religione greca. La sola par-
rocchia della cillà è la cattedrale, dedi-
cata alla B. Vergine e a s. Niccforo marti-
re, vescovo e patrono della città e diocesi,
il cui corpo ivi si venera insieme ad al-
tre insigni reliquie : è iiiliziata da 4 ca-
nonici, e prima eravi la dignità dell'ar-
cidiacono, indi divenne concaltedrale di
Gorizia. Plinio celebrò i vini di Pucinum
volifarmenle Prosecco. La diocesi è ri-
Sheila; contava i4 paiiocchie, e un mo-
nastero di religiosi di s. Paolo i." eremi-
ta nel santuario di s. IMaria aLago, di-
\eise confraleinile, ed il cimitero di s.
Michele suburbano : vi si celebrava in
illirico. La mensa pagava 100 fiorini di
tassa, ed anlicamenle era buona : sotto
Clemente VII, l'arciduca d'Austria Fer-
dinando, cui spellava presentare il ve-
scovo, gli attribuì il monastero di s. Pie-
tro in Selva. La sede vescovile fu istitui-
ta nel VI secolo, sufliMganea del patriar-
ca di Aquileia, che soppresso da Bene-
detto XIV nel 17.52, erigendo Gorizia in
arcivescovato, a questo la sottopose. Ne
fu I ." vescovo Marziano, che nel 079 fu
al sinodo del patriarca Elia; indi gli suc-
cessero , Uisiniano o Uisicino , che nel
6rq intervenne al concilio romano di Pa-
pa s. Agatone, quindi s. Niceforo confes-
sore, il cui corpo si venera in Omagio,
castello marittimo. Fredeberto, che fu nel
q35 alla consagrazione della cattedrale
di Parenzo; Woldai ico, mentovalo nella
donazione falla nel loBi ai canonici dal
patriarca Poppo. Dopo lunga sede vacan-
te fiorì Federico del i i 74, ed i registra-
ti udì' Italia sacrai]] Uglielli t. 5, p. 469,
e l. io,p. 822,6 nelle Notizie di Roi/i a.
L'ultimo del 1766 fu Aldi ago Antonio
de Piccai di triestino, morto il quale nel
i-SG non ebbe successore, e la sede fu
riunita a Gorizia.
PEDERODIANA. Sede vescovile del-
la BizHceua neU'.AfVica occidentale.
32 PED
PEDICINI Carlo Maria, Cardinale.
Nacque in Ijenevcntoa's novembre 1 7G0,
cle'nìaichesi Pediciui, donde portatosi in
lioma vi fece f^Ii studi , ed ammesso in
prelatura, dopo di aver servito la s. Se-
de in diversi carichi. Pio VII lo promos-
se a segretario di propaganda, al modo
che dissi nel voi. XVJ, p. 260, ed a' io
marzo 1823 lo creò cardinale prete, con-
ferendogli per titolo la chiesa di s. Ma-
ria in Via, dacui passò a quello di s. Ma-
lia della Pace. Leone Xll lo fece prefet-
to dell'immunità ecclesiastica; Pio Vili,
segretario dei memoriali, prefetto dei ri-
ti e vescovo suburbicario di Palestri-
na ; Giegorio XVI , prefetto di propa-
ganda, vice-cancelliere e commendatario
della basilica di s. Lorenzo in Damaso ,
ed a' i4 dicembre 1 84o lo trasferì al ve-
scovato di Porto, s. Rufiìna e Civitavec-
chia, essendo divenuto sottodecano del
sacro collegio, come riportai in molti ar-
ticoli. Veniie annoverato ad i i congre-
gazioni cardinalizie; ebbe molte protet-
torie di sodalizi, chiese, congregazioni le-
ligiose, dell'ordine betlemmitico, di al-
cune terre dello stato pontificio, e fu com-
protettore di sua illustre patria. Inter-
venne ai conclavi per le elezioni di Leo-
ne XII, Pio Vili e Gregorio XVI, e do-
po breve malattia passò al riposo dei giu-
sti, munito di tutti i conforti della reli-
gione, in Roma a' i q novembre 1 843, di
anni 83 passali. Nella sua chiesa di s. Lo-
renzo furono celebrate le esequie, ed ivi
fu tumulato in mezzo alla chiesa, con o-
uorevole iscrizione, siccome pio, integer-
rimo, ordinato in tutte le sue azioni, a-
uiorevole pastore, eretta affettuosamen-
te da Luigi de Gregori suo maestro di
camera.
PEDREDAN. Luogo d'Inghilterra, in
cui fu tenuto nel 1071 un concilio per
la nomina di alcuni vescovi. Labbc t. 1 1;
Arduino t. G; Augi. t. i.
PEDUmO o PAVINO (s.), abbate
nel Maine. Nato nel IMaine, abbandonò
il mondo in gioventù per consacrarsi a
PEK
Dio nel ritiro. Fu priore del monastero
di s. Vincenzio presso Mans, eretto dal
vescovo s. Domnolo. Egli accoppiava ad
una eminente santità una rara facondia,
per cui i suoi discorsi riportavano sem-
pre copiosi frutti. S. Domnolo, dopo a-
ver fabbricato un monastero con uno
spedale in onore della B. Vergine, tra il
fiume della Sarta e la terra di Beaugc,
vi mandò de'religiosi, di cui volle che
Peduino fosse superiore col titolo di ab-
bate. Esso governò con vigilanza e zelo,
dando insigni provedi carità e di pazien-
ta. Mori verso la fine del VI secolo, ai
i5 di novembre, ed è nominato in tal
giorno nel martirologio di Francia ed in
quello de' benedettini.
PEGUA o PEGA (s.), vergine. Di-
scendente dai re di Mercia, si separò dal
niotido per menare vita penitente, riti-
randosi nel luogo, che fu poi detto dal
suo nome Peagkirk ePekirka, cioè chie-
sa di Pegua.il quale è un villaggio nella
contea di Northampton. Era sorella di 3.
Gullaco, celebre eremita del Croyland,
dopo la morte del quale, verso il 7 19, si
recò a Roma, e quivi inoiù. S. Pegua era
protettrice dell'abbazia di Pegeland, che
s. Odoardo confessore unì a Croyland. La
sua festa è segnata il giorno 8 di gennaio.
PEKIINO {Pekinen). Città con resi-
denza vescovile nella Cwa (/^.), capitale
di quell'immenso impero celeste e della
Cina propriamente detta, capoluogodel-
la provincia di Tchi li o Ci-li e del di-
partimentodi Chun-thian o Sciuu-thian,
nel nord-est della Cina, a i85olegheda
Parigi, i4oo da Pietroburgo, 730 da
Calcutta ne\ìe Indie orientali [f-^.], e 12
dalla gran muraglia, sopra le due spon-
de del fiuniicello In-ho, che va a gettar-
si nel Pay-hoj tributario del golfo Tchi-
li formato dal mar Giallo. Si compo-
ne Pekino di due città, la più setten-
trionale delle quali , chiamata Ring-
tchhing 0 ciltà della Corte, forma (piasi un
quadrato perfetto; e la più meridionale
nonunala Vai-tchhing 0 Vai-Io tchhing
PEK
o città esterna , o semplicemente bor-
go del sud, ha la figura di un quatliila-
tero rettangolo allungato, ed è alquanto
ii)inore della prima. Tra i diversi calco-
li della circonlerenza delle due città , il
più probabile è ch'essa sia di circa 6 le-
ghe, senza i i?. sobborghi. La città del-
\i\ Corte è cinta di muro guarnito con
merli, alto quasi 4o piedi e 21 di gros-
sezza. Le mura della città meridionale
sono più piccole e più semplici, cornale
altre città cinesi. Le porte di Pekino so-
no 16, ciascuna con piazza d'armi innan-
zi cinta di muro: sopra ogni porta vi è
ini padiglione guarnito di artiglieria, e
iiegrinicrvalli di essisonovi toriicellequa-
drate. Lna fossa ricinge le mura , con
ponticello innanzi ad ogni porta. Giace
Pekino in pianura , e pare in mezzo ad
una (olla selva, pei giardini e boschetti
attinenti ai cimiteri, e per gli alberi pian-
tali a viali presso ai conventi ed ai vii-
laggi propinqui. 11 suo aspetto bizzarro
e gigantesco impone, e corrisponde al-
l'idea della capitale di un grande impe-
ro; ma nell'interno svanisce la grandez-
za, tranne le singolarità che si presentano
agli occhi europei. Le strade sono detur-
pale da case male livellale o rovinose:
la più bella chiamasi Tchbangankiai o
larga \'ia della tmnqidllilà. Le strade non
s'illuminano, uè sono lastricate, essendo
solido il suolo; sono intersecate da poz-
zi e sporche. Le case hanno un piano, ed
altre il solo pianterreno, di mattoni. Le
botteghe sono dipinte e dorate, ben for-
nite di oguimercanzia, ed alcune con ter-
razzi di fiori e di arbusti. Le case che non
ne hanno sono fabbricate in una corte cin-
ta cV alla muraglia, con tegole colorate
grigie o rosse, mentre gialle sono quelle
dei templi e dei fabbricati imperiali, ver-
di quelle de'palazzi dei grandi.
La parte più notabile di Pekino è la
città della Corteo città imperiale, così de-
iiorainata perchè contiene il palazzo del-
l' imperatore, nella parte delta città sa-
£i\i r<?55rtj- questa e le altre due parli so-
VOL. Uh
PEK 33
no cinte di forte muraglia merlala. Il pa-
lazzo imperiale è un prodigioso ammas-
so di fabbricati e di corti, di cui la eslen-
sione forma il merito principale; nondi-
meno l'oidine regolare di sale immense,
la simmetria delle gallerie e porticati, la
forma bizzarra dei tetti, i padiglioni sor-
montati da palle dorate, le colonne ca-
riche di ornamenti, la ricchezza delle pit-
ture e dorature formano un complesso
che non manca di magnificenza. L'inter-
no degli apparlamenli è semplice. Parec-
chi edifizi sono destinati ai ministri, pel
tempo che passano alla corte. Gran par-
te del recinto impellale è occupato da
vaste campagne e giardini, laghi artefat-
ti, passeggi deliziosi, padiglioni, chioschi
circondati d'alberi sulle eminenze, ed il
lutto forma un soggiorno incantevole :
nell'isola di uno d^^i loghi è la pagoda,
o adoralorio degl' idoli Pe-ta, pei mon-
goli luogo di divozione. Gli edifizi di Pe-
kino di maggior apparenza sono gli ar-
chi trionfali , che adornano la principal
parte delle strade e piazze, eretti a perpe-
tuar la memoria di qualche nome distin-
to o notabile avvenimento. I templi per
la più parte vanno adorni di colonne e
coperti di superbi tetti di marmo bianco,
essendone grandissimo il numero: i più
rimarchevoli sono, quello di Fo, il più
vasto e magnifico; quello abitato dal i.°
dei tre gran sacerdoti della religione la-
maica ; quello degli antenati della dina-
stia Manciù oìMantsciura. Nella città del-
la Corte imponente è Tedifizioportoghe-
se, convento 0 tempio del mezzogiorno;
sono rimarchevoli la corte rus«a ed il con-
vento della Purificazione coi) bei giardi-
ni ; così la chiesa di Nostra Donna del-
l'Assunzione, dipendente da detto con-
vento ; l'antica casa dei gesuiti fiaucesi,
ove fecero passare il meridiano di Peki-
no ; l'antica casa di s. Giuseppe era abi-
tata dai gesuiti di diverse nazioni, incen-
diata nel 1812. Della celebre Campana
di Pekino, feci meuzionea quell'articolo.
Fra eli slubilimenli delle scienze de-
34 PEK
stinali all'istruzione, sono da citare: l'os-
servatorio imperiale fabbricato nel 1279,
checonliene gli strumenti astroiiomici co-
struiti verso il fine del secolo XVII sot-
to la direzione dei gesuiti, per ordine di
Khang-bi, e quelli che il re d'Inghilter-
ra donò all'imperatore nel 1793; il col-
legio imperiale, nel quale professori in
gran numero inseguano la rettorica ci-
nese, ed in cui l'imperatore va a presen-
tare i suoi omaggi a Confucio , come a
maestro e dottore della nazione ; pareo-
rhie scuole di lingua manciù e cinese e
della lingua russa; lo stabilimento dei
letterali che aspirano ai gradi; un mo-
nastero con più di 3oo lama del Thibetj
the insegnano le lingue tibetana e lan-
guto, la teologia tibetana, la dottrina di
Fo, le matematiche, la medicina, la ret-
torica ed altre scienze; la casa pubblica
di educazione, fondata nel 1622, e lar-
gamente dotata. Vi sono bagni pubbli-
ci, parecchi stagni con pesci dorali, tea-
tri ove ogni giorno si rappresentano com-
medie e tragedie, copiosi pubblici granili.
Pekino consuma molto e poco produce,
laonde è quasi nulla 1' industria; tutta-
via sonovifabbrichedi maioliche e di ve-
tri colorati, taglio di pietre preziose, edu-
cazione di bachi da seta. Dalle provincie
meridionali e da Canton giungono con-
tinuamente gli oggetti che bisognano:
immenso è il concorso di mercanti e di
viaggiatori, e quasi tulli i luoghi presen-
tano una fiera continua. Vi sono in gran
numero case di prestito ; non manca di
importanza il commercio di libri, massi-
me di storia, che escono dalla stamperia
imperiale, la quale ogni due giorni pubbli-
ca una gazzetta contenente i più impor-
tanti awenimeuti dell'impero. In Pckino
hanno sede ìG consigli o tribunali sovrani
liell'impero, cioè degl'impieghi^ delle fi-
nanze, dei riti, delle pene,delle opere pub-
bliche e della guerra, oltre allri secon-
dari tribunali; fra questi si distinguono
quelli de'principi che regola tultociòclie
riguarda la famiglia imperiale, dc'ccnso-
PEK
ri dell^impero o polizia ch'è attivissima
e severa , e degli all'ari esteri. Tutte le
maggiori striide sono guernile di corpi
di guardia, i cui sohlali vanno continua-
mente in ronda : numerosa è la cavalle-
ria destinala a vegliare sulle porte. Vi
sono trombe pegl'incendicon tutti gli at-
trezzi , moschee pei mussulmani lurke-
slani ivi residenti, sotterranei per circa
5o,ooo iiidigenli. Il popolo amai diver-
timenti un po' tumultuosi e con avidità
si affolla intorno ai giocolieri e comme-
dianti ambulanti; ma la folla sparisce al
passaggio dell'imperatore, cui non è per-
messo ai semplici cittadini di mirare. Le
donne escono di rarissimo e col volto co-
perto, non potendo camminare pei piedi
compressi, tranne le mantsciure, che u-
sano grosse scarpe. Il clima di Pekino e
sano, rare l'epidemie; l'autunno è la sta-
gione più piacevole.
Pekino, Pe-king o De-dsing, cor(e del
nord, o Ring-sse, la capitale, fu fonda-
ta nel 1267 da Rhubilai nipote diGin-
gis-kan , presso altra grande città fìib-
bricata da uno dei primi imperatori del-
la dinastia Tchu, parecchi secoli avanti
r era nostra. 11 gran kan portò questa
città in un altro sito sul medesimo fiu-
me, perchè gli astrologhi lo avvertirono
che l'impero celeste eia minacciato da
congiura. Si chiamava con nome mon-
golo Cambalù , o città imperiale, in ci-
nese Ta-tu, grande capitale. Era di for-
ma quadra con vie e piazze ben livel-
lale e guarnite di belle case. La dinastia
mongola d'Yuan, da Khubilai fondata,
continuò a risiedere in questa città sino
alla sua espulsione dalla Cina nel 1367.
Il 3.° imperatore della dinasti a cinese dei
IMing, Yung-lo, lasciò nel kj^i la sua
capitale Nankin {V.), e venne a stabili-
re la corte a Pekino, che da quel tem-
po mai cessò di essere la capitate della
Cina : la fece rifabbricare, l'abbellì di nuo-
vi edifizi e la cinse di nuove mura. La
dinastia manciù omaulsciuradeiTb&ing
cioè Cini, vi si stabilì verso la metà del
PER
secolo XVIIj e tuttora regna con isplen-
doie. Pekino è la città più popolata del
mondo, sebbene non si abbiano dati certi
di sua popolazione, la quale alcuni au-
tori con esagerazione fecero ascendere a
parecchi milioni, ed altri caddero nel-
J' eccesso opposto: compresa quella dei
sobborghi, il p. Gaubil la valutò due mi-
lioni, e JMacarthy a trejessaè principal-
mente composta di manciù o mantsciu-
ri e di cinesi, le cui religioni sono domi-
nanti, ed hanno templi. A Ci^a e ad In-
die ORIENTALI parlai della introduzione
del cristianesimo nella Cina e suo impe-
ro , che pel primo si attribuisce all'a-
postolo s. Tommaso, e se esistesse nei se-
guenti secoli, (ìnchè nel iSi'j fu ravvi-
vato dai portoghesi e castigliani, poi dai
domenicani; tuttavia ai gesuiti si dà la
gloria della più efilcace e stabile intro-
duzione nella metà del secolo XVI, e del
successivo incremento anche in Pekino
e Nankin, solTrendo purè nella prima di-
verse persecuzioni ed espulsioni ; ma nei
primi anni del XVII vi si poterono sta-
bilire a segno , che furono considerati i
fondatori di questa chiesa. A Martiri del-
la ChVA parlai di quelli dal secolo XVI al
decorso, con analoghe nozioni. Nel descri-
vere l'istituzione della sede vescovile di
Pekino aggiungerò poi le notizie eccle-
siastiche più recenti.
Alessandro Vili nel 1689, ad istanza
del re di Portogallo, istituì la sede ve-
scovile di Pekino, che prima era con tut-
ta la Cina nella giù riedizione ordinaria
di Macao (^.), dichiarandola sulFraga-
nea di Goa (^.), per quei molivi che ri-
poilai a tali articoli e ad Ixdie orienta-
li, in un ad analoghe notizie anlerioii e
posteriori, accennate a Nankin. parlando
degli smembramenti delle due immense
diocesi, fatti da Innocenzo XII quando
le sottopose ai vicari apostolici da lui i-
stituiti; imperocché la provincia di Pe-
kino componevasi di i35 città e 4 "^i'*
lioni di anime, equella di Nankin di i io
città e intorno a io milioni di abitau-
PEK 35
ti, essendovi per imperiale editto libera
la predicazione del vangelo. Alessandro
Vili concesse la nomina del vescovo di
Pekino al re di Portogallo, coll'obbligo di
sonimiiiistraigli annui scudi 600. Il i." ve-
scovo di Pekino fu mg/ di Argoli. A que-
stosuccesse Bernardino Della Chiesa, che
a'So novembre 1701 scrisse alla congre-
gazione di propaganchifide, di aver pre-
so possesso della chiesa pel procuratore
assegnatogli dalle pontifìcie bolle , indi
esservibi recato: ad esso venne data fa-
coltà sulle missioni di Tarlarla e Corea,
qual delegato apostolico della s. Sede. Do-
po il 1 700 emersero gravi disordini pei
liti cinesi : chi li sostenne meramente ci-
•vili, chi li riprovò quali siqierstizioni. Di-
visi i partiti e crescendo ogni giorno i ma-
li che ne derivavano , Clemente XI per
apporvi un rimedio, nel giornodi s. Tom-
maso del 1071 consagrò nella basilica Va-
ticana Touriìon in patriarca d'Antiochia
e lo spedì nella Cina legalo alale/ e e \'ì-
silalore apostolico, il quale approdò nel-
la Cina nel lyoS, e nel 1706 fu ben ri-
cevuto a Pekino dall'imperatoi-e. Venu-
to questi in cognizione della missione, lo
mandò prigione in Macao, ove morì, già
decoralo della dignità cardinalizia. Cle-
menle XI nel 17 19 gli die in successore
Mezzabarba patriarca di Alessandria, che
col breve Gralitm fralernilaùi Uiae, dei
So settembre 1719, Bull, de prop.fide,
Jppcndix t. I, p. 4^9» raccomandò al
vescovo di Pekino Della Chiesa : ma la
sua legazione riuscì poco vantaggiosa, per
le sue pastorali stampate a Pekino, co-
me rilevasi dalla costituzione Ex quo, di
BenedeltoXIV, avendolo Benedetto XllI
fatto vescovo di Lodi. Anche le pastora-
li di Francesco vescovo di Pekino, del 6
luglio e 28 dicembre i 788, meritarono
disapprovazione, come si legge dal breve
Jpostolicae soUcìtudinìs^ presso il citalo
Bull. t. 1, p. 109, ed emanalo da Cle-
mente XIl a' 26 settembre 1785 dopo
la morie del vescovo. Benedetto X! V gli
sostituì a' 19 dicembre 1740 Policarpo
36 PER
de Sou7.a di Coitìihia gosuiln , ma il 9,1
gl'invio la oosliluzione (^^//<7//;/7t/^/m i^7V2-
vitas ìJìonim, presso il Bull, de pi op. fi-
de, ydppcnd. l. ■>., p. 83, colla quale gli
prescrisse di uiiirormaisi al decielalo da
Clemenle XI sulle cciiiiioiiie cinesi. Gli
successero nella sede fr. Gio. Damasceno
della ss. Concezione , agosliniano scalzo
romano nel 1778,6 fr. Alessandro fran-
cescano del lerz'ordine di E vora nel I 782.
A questo Pio VII nel i8o4 die in coa-
diutore Gioaccliino de Senza Sarai va del-
la diocesi di Leiria, della congregazione
della uìissione, vescovo di Tipasa in par-
tihus. Per sua morte avvenuta nel 1818
restò la sede vacante, \\ passò a risieder-
ai il vescovo di Nankiu Gaetano PiresPe-
leira, perchè non poteva slare nella sua
diocesi, abilitato dalla s. Sede ad ammi-
nistrarla. Finalmente Gregorio X^'l nel
i838 provvisoriamente sottrasse IVkino
dalla giurisdizione metropolitica di Goa,
e nei i84o fece Giovanni de Franca Ca-
stro Moura vescovo di Claudiopoli in par-
tibiis e amministratore ajwstolico della
chiesa di Pekino, cui nel i845 die in suc-
cessore mg."^ Giuseppe IMarziale IMouly
\escovo di Fessala in parlihus e vicario
apostolico di IMongolia. A questi Pio IX
nel 1849 assegnò '" coadiutore mg."" ve-
scovo in Abido in paitihas. Al presente
Ja diocesi di J^ekino comprende la sola
provincia di Petche-ly, cui si dà una po-
polazione di 28 milioni di abitanti, men-
tre colle diverse sue parti furono da Gie-
goiio XVI istituiti vari vicariati aposto-
lici, descritti a Indie orieìvtali. I luoghi
ove Irovansi cattolici sono i2,cotnpreso
Pekino e la missione francese, ed ascen-
dono i cattolici a 38, 000, senza Cliaoua-
choang eh' è una celebre cristianità. La
cattedrale posta fuori della città era sta-
ta presa dal governo, essendovi nella cit-
tà oratori! e cappelle private. Il clero si
componeva di 8sacerdoti francesi, q por-
toghesi, 2 francescani e 7 cinesi. La casa
dei gesuiti con chiesa, probabilmente è
passala ai lazzarisli. 11 tescovo ha diritto,
PEL
come l'altro di Naukin, di spedire i suoi
alunni al seminario di Macao. In alcuni
luoghi vi sono scuole ; i legati pii peri-
lono nella persecuzione ai nominati ar-
ticoli narrata; così tutti i libri di religio-
ne e gli attrezzi della stamperia: attesi
i gravi pericoli non si poteva, pi ima del-
ravveniinento che accennerò, conserva-
re la ss. Eucaristia in Pekino. Quivi mol-
te sono le vergini. 1 portoghesi vi hanno
nel convento chiesa aitlolica. Due ne han-
no i russi, in virtìi del trattato de' 1 4 giu-
gno 1728, e summentovate di rito gre-
co, ma senza proseliti : il clero si con)po-
ne di IO individui, che si cambiano ad
ogni IO anni. L'aicliimandrita russo fa-
vorì i cattolici nella persecuzione. Pel
sommo zelo die Gregorio XVI ebbe per
l'incremento delcalfolici>mo inogni par-
ie del mondo, meritò prima di morire di
conoscere che 1' imperatore aveva accor-
data piena libertà al culto crisliario, nel
modo che raccontai alMissioKi pontificie.
Le ultime notizie della Cina sono conso-
lanti, poiché in ogni parte si vanno molti-
plicando i cristiani ; neconta 70,000 circa
la diocesi diNankino, ch'è la piìi estesa
del celeste impero, con piii di 3o missio-
nari, e seminario con So alunni cinesi.
JVel voi. 9, serie 2." i\e^Y\ Annali delle scien-
ze rei. a p. i36, è riportalo il manifesto
emanato agli 11 luglio i85o dall'impe-
ratore della Cina, indifesa dei missiona-
ri europei. Posici lori notizie celeI)rano il
giovane imperatore favorevole alla reli-
gione cristiana, e chi la professa è suo
educatore.
PEL AG ALLO Carlo Andrea, Car-
dinale. Dei conti Pelagallo fermani, nac-
que a' 3 I marzo 174? hi lioma , dove
lo zio paterno Giovanni (prelato dottis-
simo, amico e famigliare di Benedetto
XIV, cui servì di aiuto, specialmente
nel riconoscere le frodi del giansenismo)
avea trasferito la famiglia di Kicola di
lui padre e proprio fratello. Informato
dagli esempi d' un tanto zio, e falli i ego-
iarn'.cnle gii sludi nel collegio romano,
PEL
potè siipenire in essi i suoi condiscepoli.
Dedicatosi poscia alla giurisprudenza ci-
vile e canonica, pei progressi ihc vi fece
si acffuistò fama di valente legista. Quin-
di Pio VI lo ammise in prelatura, e pel
credito che godeva in dottrina e senno,
Jo deputò a comporre le controversie col-
la Toscana per le acque della Cliiana, ne-
gozio ch'egli destiainente condusse a fe-
lice termine, come Io volle celebralo il
granduca in una iscrizione marmorea.
Jl Papa lo destinò poscia assessore del go-
verno, indi uditore del tribunale di se-
gnatura e luogotenente di f|uello della
camera. Fu sì grande la sua rettitudine,
che condannò il fiateìlo in un giudizio,
anche per deludere gli artifizi dei legulei.
hi seguito dopo l'invasione francese, me-
ritò di essere fatto uditore generale del-
la camera apostolica da Pio VII, il qua-
le a' i8 dicembre i8i5 lo nominò ve-
scovo d' Osimo e Cingoli, e poco dopo
agli 8 marzo 1816 lo creò cardinale pie-
le de' «s. Nereo ed Achilleo, e lo animi-
se nelle congregazioni cardinalizie de've-
scovi e regolari , dell'immunità, dei ri-
ti, delle indulgenze e sagre reliquie. Nel-
la sua diocesi si distinse per le benefi-
cenze, poiché aprì un asilo agli invalidi
e vecchi, raccolse e provvide gli orfani,
eresse stabilimenti di lavoro agli oziosi,
solendo dare copiose limosine ai bisof^no-
si, niiissime nei calamitosi anni 1816 e
1817. lUdusse a molto migliore, più co-
moda e decorosa forma l'episcopio e l'an-
nessa curia (ciò che altri attribuiscono al
cardinal Calcagnini),anzi avea divisatodi
edificare una nuova cattedrale a pie del-
la discesa, ove al presente sono le rimes-
se e carceri vescovili, destinando ad altri
usi l'area della vecchia cattedrale, di cui
è benemerito l'odierno cardinal Soglia,
per quanto vi ha operato. La mortegli
impedì la effettuazione dei suoi propo-
nimenti, e cessò di vivere in Osimo d'an-
ni 76 circa, a' 6 settembre 1822, assai
compianto come zelante pastore e per le
belle doti di cui andava fregiato. Nella
P E L 37
cattedrale furono celebrati i solenni fune-
rali, edivi restò sepolto.
PELA GIÀ (s.), vergine e martire di
Antiochia. Era in età di iSanni, allor-
ché alcimi soldati si recarono in sua ca-
sa per arrestarla e condurla davanti al
giudice. Ella prevedendo che la sua ca-
stità avrebbe dovuto sostenere dei fieri
assalti, salì sul tetto e si precipitò al bas-
so, rimanendo morta sul luogo. Ciò av-
venne nel 3 r r . La Chiesa l'onora come
martire, perchè attribuisce la sua azione
ad un movimento particolare dello Spi-
rito santo, e perchè espose la sua vita per
conservare la sua castità. S. Gio. Griso-
stomo dice che s. Pelagia avea nel cuore
GesLi Cristo, e che operò in quella guisa
per di lui ispirazione. E' menzionata nel
martirologio romano a'9 di giugno.
PELAGIA (s.), penitente. Fiorì nel V
secolo ; era commediante in Antiochia,
ricca e di rara bellezza. Avendo un gior-
no ascoltato un sermone di s. Nonno ve-
scovo di Edessa, che trovandosi allora ad
un concilio di Antiochia , predicava di-
nanzi alla chiesa di s. Giuliano martire
mentr'essa passava, ne restò fòrtemente
commossa. Finito il discorso, si recò dal
santo vescovo per pregarlo d' indicarle
CIÒ che dovea (àie per espiare i suoi pec-
cati, e di disporlaa ricevere il battesimo.
Ella distribuì tutti i suoi beni a'poveri,
e lasciando il nome di Margherita , col
quale era chiamata a cagione di sua bel-
lezza e perchè era sempre ornata di per-
le e di pietre preziose, prese quello di Pe-
lagia, proponendosi di passare il resfan-
te di sua vita nell'orazione e nella peni-
tenza. Ricevuto il battesimo dalle mani
di s. Nonno, si ritirò a Gerusalemme, in-
di prese il velo di religiosa, e andò a chiu-
dersi in una grotta sul monte Oli veto,
ove consumò la sua vita penitente. È no-
minata il giorno 8 di ottobre nel marti-
rologio romano, come nei calendari gre-
ci e moscoviti.
PELAGIANI. Eretici del IV secolo,
seguaci di Pelagio monaco inglese, il qua-
38 PEL
le cominciò ad insegnare i suoi errori in
rioma verso il 400. Passò iu Africa con
Celestio suo correligioso ed il più famo-
so de' suoi discepoli, e di là nella Pale-
slina. Essendo stalo denunziato al con-
cilio di Diospoli, detto di Palestina, os-
sia di Lidda (f''-), ivi condannò sé mede-
simo per non essere condannato, e ven-
ne assolto, ma l'eresia restò condannata,
come avea già fallo Papa s. Innocenzo
1, con Pelagio e Celestio. Nel 4' 7 fece
altreltanto il successore s. Zosinio, ed ot-
tenne che l'imperatore Onorio con edit-
to de'3o aprile 4'^ 1' bandisse dall'Ita-
lia coi loro seguaci , dopo aver confer-
mato il concilio di Cartagine, in cui 2 i4
vescovi africani li avevano nuovamente
condannati. Allora Pelagio si ritirò in
Palestina, donde pure venne espulso. Si
ignora precisamente ciò clie fece dopo,
ma sembra che tornasse in Inghilterra,
e quivi spargesse i suoi errori, ciò che
messe i vescovi delle Gallie a mandarvi
s. Germano d'Auxerre per confutarlo:
ci resta di Pelagio una lettera a Deme-
triade ed alcuni altri scritti. Vedasi del
gesuita Jo. Gisbert: De Zosimo Ponti-
p.ce in causa Pelagli et Celestii , fra le
Diss. seleclac, Parisiis 1688. Fra tulli i
padri, s. Agostino comballè con maggior
forza e fu il^ flagello di Pelagio e suoi
settari : il Papa s. Bonifacio 1 ne ricevè
i libri che il santo gli avea dedicato, e
costrinse i pelagiani a star lungi da Pio-
ma 1 00 miglia; quindi s. Celestino I scac-
ciò i superstiti dai confini d'Italia, facen-
doli condannare nel concilio generale di
Efeso del 43ijCome fecero altri concilii.
Inoltre s. Celestino I spedì missionari in
Inghilterra, ov'era ritornato anche Cele-
stio, che la ridussero alla fede ortodossa:
quanto egli operasse contro questi ere-
tici, lo dimostra Certi nella diss. 7.° del-
le sue Prose. Piad'renò s. Celestino I an-
che i Semi pelagiani [F.), i quali ammet-
tevano per mela gii errori dei pelagiani,
e questi consistevano. i.° Che l'uomo
può operare alla sua salute colle sole fur-
PEL
ze naiurali del libero arbitrio, e senza i{
soccorso della grazia. 1.° Che la grazia
non è necessaria che per agire più facil-
mente e più perfettamente. 3." Ch' essa
è data alle opere ed al pmprio merito
dell'uomo. 4-° Che l'uomo può egli stesso
giungere ad uno stato di perfezione, nel-
la quale non sia più soggetto alle passio-
ni, né al peccato. 5.° Che non avvi pec-
cato originale; che i fanciulli i quali muo-
iono senza baltesinio non sono dannali,
e che godono di una specie di felicità e-
terna fuori del regno di Dio. 6.° Che la
carità non è un dono di Dio. 7.° Che la
preghiera non è necessaria per acquistare
la grazia della conversione o della per-
severanza, perchè tutto ciò è in potere
del lihero arbitrio. 8." Che Adamo non
era morto in conseguenza del peccato o-
riginale, ma per la sola condizione della
natura. Quindi furono acerrimi impu-
gnatori dei pelagiani, che avevano mes-
so in pericolo la religione in oriente ed
in occidente, i Papi s. Sisto III, s. Leo-
ne I, s. Gelasio I anche con un trattato
(si legge presso il IMansi, Conciliar, t. 8,
p. IO i),e Giovanni IV. Quanto alla que-
stione della grazia e del libero arbitrio,
ed alla congregazione de Aitxiliis divi-
naegratiae, vedasi jMoLiNALuiGr,e Gian-
senisti. Scrissero suH' eresia pelagiana e
coutrogli errori: Mario Mercatore, le cui
opere furono stampate in Parigi nel iGyj
per il gesuita Garnìer, e poi con note dal
Baluzio nel 1G84. Diego Alvarez dome-
nicano, Hislor. de origine pelagianae
haeresis, et ejns progressi!, ci damnatio'
ne per plures snmnios Ponlifices et con-
cilia facta , Tiani 1629. Tommaso Le-
mo domenicano, Panoplia graliae, hact.
I : De Pelagio etcjnserrorib.,Leoi\u 1 676.
Noris (P'.). Gio. Gerardo Wo^slo, ffistO'
ria pelagiana , Amstelodami 1701. L.
Potavillet, Storia del pelagianismo, As-
sisi I yo J.
PEL AGIO I, Papa LXIL Romano, fi-
glio di Giovanni Vicariano, fu crealo ar-
cidiacono casdinale das. Agapito I, venne
PEL
spctlito insieme con molli vescovi in Co-
si.-mtiiiopoli, legato all' imperatore Giu-
stiniano!, per comporre le cosedella chie-
sa romana. Perseverò colla stessa autori-
tà neir esercizio ili sua legazione sotto i
pontificati di s. Silverio e di Vigilio, e
procurò che fòsse sostituito a Teodosio
patriarca di Alessandria, che ricusava
sottoscrivere il concilio di Calcedonia,
Paolo vescovo cattolico. Trasferitosi in
Palestina coi patriarchi d'Antiochia e
Gerusalemme ed altri vescovi , condan-
nò il detto patriarca convinto di omici-
dio e lo spogliò del pallio. Restituitosi in
Costantinopoli, ad istanza dei monaci or-
todossi di Palestina, proferì sentenza di
anatema contro gli origenisti, dopo aver-
li pili volte ascoltati, e con isquisita dili-
genza esaminata la loro causa. Tornato
a Roma nel 544) profittando l' impera-
tore di sua assenza, ad istigazione di Teo-
doro arcivescovo di Cesarea, promulgò
mi editto, pel quale rimase condannato
Teodoro di Mopsiieste, colla lettera d'I-
ba e gli scritti composti da Teodoreto
contro gli scritti di s. Cirillo. L'arcivesco-
vo di Cesarea pretese con ciò vendicarsi
del cardinale, che avea condannati gli er-
rori di Origene. Non mancò il cardinale
di allarmare i vescovi d' Africa ed altri
contro l'editto imperiale. Nel 5460 54<)
spedito legato a Totila re dei goti che
assediava Roma, dopo di aver distribui-
to viveri ai romani, gli riuscì di render
piìi mite ed umano quel fiero principe,
ottenendo quanto domandava in favore
dei cittadini; anzi il re con Teodoro, uno
de'principali magistrati di Roma, lo in-
\iò a Giustiniano I per impetrare la pa-
ce. Dipoi Papa Vigilio gli fece sottoscri-
vere il decreto in favore dei Tit Capi-
tolij ma non si potè indurlo a fare il si-
mile col V sinodo che li condannava, per
cui l'imperatore iocacciò in esiliOjdal qua-
le fu richiamalo dopo la morte del Papa, e
per secondare il di lui genio, sottoscrisse
dello sinodo che avea condannati i tre
capitoli, onde 5' ebbe in dono le reliquie
PEL 3()
di s. Stefano protomartire, che poi con
solenne pompa ripose nella basilica di s.
Lorenzo fuori le mura, nella tomba di
quel santo. Agli i i aprile 5 j 5 fu eletto
Pontefice, ma la plebe tumultuante ne-
gò riconoscerlo, credendolo traditore del
concilio di Calcedonia, per la condanna
dei tre capitoli che avea prima difeso, e
gli uomini religiosi coi nobili cilladini
dalla sua comunione si separarono, al
modo dello nel voi. XVI, p. Si?.; men-
tre nel voi. XXXI, p. i4<>, dissi comesi
purgò dalle accuse di fazione contro il
predecessore Vigilio. Approvò come lui
il V sinodo o concilio generale, e per se-
dare i tumtdli pei tre capitoli, procuiò
che li condannassero i vescovi africani ed
illirici , e di nuovo gì' italiani. Perciò ai
francesi venne in sospetto di eresia, ma
egli si purgò colla professione di fede che
nel 557 inviò al re Childeberto I, e col
condannare e scomunicare quelli che
traviassero dalla dottrina dell'epistola di
s. Leone I e del concilio di Calcedonia.
Di tale accusa bravamente lo difese il p.
Berti, nella diss. 8.' di sue Prose. Dioesi
aver Pelagio I ordinato agli ecclesiastici
la recita del divino uffizio, e che nei gior-
ni di digiuno si celebrasse la messa con-
ventuale dopo nona. In due ordinazioni
nel dicembre creò 48 o 49 vescovi, 3 5
o 26 preli e g diaconi. Governò 4 anni,
IO mesi e 18 giorni. Morì a' 2 marzo
56o, o meglio come dissi a Cronologia,
e fu sepolto nel Vaticano. La s. Sede va-
cò 4 mesi e i 6 giorni.
PELAGIO Il,PapaXLV. Romano,
figlio di Wingilo o Viuigildo goto, mo-
naco benedettino, fu creato Papa a' 3o
novembre 578, senza aspettare l'abusivo
consenso o approvazione dell'imperatore
greco, perchè i longobardi stringevano
d'assedio Roma. Nel Sjq permise ad E-
lia di trasportare la sede patriarcaled'A-
quileia a Grado (f^.), che dichiarò pure
metropoli della Venezia e dell'Istria. In
un concilio, che nell'islesso anno celebrò
Elia con i8 vescovi a lui soggetti, que-
4(>
PEL
sJi prelati scismatici nuovamente giura-
lono, che mai non avrebbero ammesso
il V concilio generale o sinodo, col vano
pretesto ili non pregindicaie al concilio
ili Calcedonia, su di diesi consulti Noris,
Diss. Just. (le synodo V ^ cap. f), § 4> P-
yog, t. I. Per cui Pelagio li, sperando
di ammollire la loro ostinazione, per suoi
legali e per sue lettere ( presso il Baro-
nie ad aii. 586, n.° 29, 37, 44> ^^ 'l
Labbé, Concil. t. 5, p. 6 1 5 e g jo) pro-
curò di persuaderli a ricevere il V sino-
do, e che i Tre Capiloli [V .) giustamen-
te erano slati condannali, né perciò si e-
ra in modo alcuno olìesa l'auloiitìi del
concilio di Calcedonia. Ma le sue diligen-
ze furono inutili, onde il Papa pregò l'e-
sarca di Ravenna, che li cosliingesse col'
la forza a tornare al loro dovere, indi
tulio si occupò degli urgenti affari della
Chiesa universale. Proibì agli arcivesco-
vi e patriarchi d'usare il titolo di Uni-
versale (^.); impose ai suddiaconi di Si-
cilia il celibato, e di lasciare le loro mo-
gli già vietate da s. Leone I; e costrinse
i preli, sotto pena di colpa grave, a re-
citare ogni giorno l'uffizio divino. Fu e-
gli il I." Papa che nei diplomi notò il
tempo dell' Indizione (/^.); e in due or-
dinazioni nel dicembre creò 4^ vescovi^
82 preti e 8 diaconi. Governò i i anni,
2 mesi eie giorni, liberale verso i pove-
ri, massime vecchi, che accoglieva in pa-
lazzo come in uno spedale. Morì agli 8
febbraio 5go di anguinaia, malattia assai
frequente in quei tempi. La Chiesa vacò
6 mesi e 25 giorni.
VYAu\G\0, Cardinale. V. Pelagio 1,
Papa.
PELAGRUA Arnaldo, Cardinale.Dei
signori di Pelagvua o Pelagrue o Pela-
gura, piti per valore militare che per vir-
tù rinomalo, della diocesi di Bazas, arci-
diacono di Chartres ed abbate Tuteien-
se, dal suo zio Clemente V a'i5 dicem-
bre I 3o5 fu creato cardinale diacono di
S. Maria in Portico, poi pioleltore dei
piinori, mentre era legato alla spedizione
PEL
di Fernfra (F.). D'ordine del Papa pub-
blicò la scomunica e la crociata contro i
veneziani, e confederatosi coi bolognesi,
lombardi e fiorentini, presso Francolino
li vinse colla strage di 6,000 uomini, li-
berando il ferrarese dai luoghi occupali
dai veneziani : e siccome la vittoria si do-
vette in gran parte ai fiorentini, il car-
dinale li prosciolse dall'interdetto fulmi-
nalo dal cardinale Orsini, donando loro
per la chiesa di s. Gio. Battista le reliquie
dis. Barnaba, che bramavano. Indi il car-
dinale si die con impegno a sedare e com-
porre i tumulti della Marca di Ancona,
di Spoleto e di Marittima e Campagna.
]Nè con minore prontezza dileguò la pe-
ricolosa cospirazione tramata in Ferrara
per toglieila al dominio della Chiesa, es-
sendovi accorso con soldati bolognesi a
castigare i sediziosi; e nel 1 3 i i Bologna Io
elesse a protettore presso la s. Sede. Com-
pose le discordie tra il vescovo ed il ca-
pitolo di Cahors, con rinunzia del primo
e pensione di 3oo lire. Fondò nella chie-
sa di Chartres due cappellanie in onore
di s. Giacomo e di s. Cristoforo. Nel con-
clave di Giovanni XXII si trattò di esal-
tarlo in sua vece, e morì nel 1 33 i.
PELEO (s.) , prete martire. K Pa-
TERMULTO (s.).
PELLA. Sede vescovile della Decapoli
nella 2.'^ Palestina, sotto il patriarcato di
Gerusalemme e l'arcivescovo di Scitopo-
li, eretta nelV secolo, e si vuole che poi
venisse assoggettata a Cesarea, metropoli
della i.'^ Palestina. La città fu fondata da
Seleuco Nicànore; come forte e munitis-
sima, al modo narrato nel voi. XXX, p.
r4, prima e dopo l'assedio e la distru-
zione di Gerusalemme fatti da Vespa-
siano e da Tito, vi si litirarono parecchi
cristiani col vescovo, il quale vi ebbe suc-
cessori, e quando ne partirono, quei di
Pelìa elessero Marco. Altri vescovi li ri-
portano l'O/'/e/zs christ. t. 3, p. 6r)5, la
Siria sacra p. 275, e Rinaldi an. G'ò.
Pella, Pcllcn, al presente è un titolo ve-
scovile m parlibus <\\^Q\\àen\.G daScilopor
PEL
Ji. Ne furono per ultimo insigniti Giovan-
ni IN'epoaiuceno Dankesicither nel i8i(>
Iraslato a s. Ippolito; nel it^iQ Ignazio
Bernardo Mavcrmann vicario apostolico
di Sassonia; nel i 843 Carlo Haggs vica-
rio apostolico del distretto occidentale di
Inghilterra, consagrato in s. Gregorio al
Monte Celio a' 28 del 184^: questo di-
stinto prelato lodai in piìi luoghi, quale
autore di vari opuscoli, ad Inghilterra
e nel voi. XXXV, p. 1 57. Nel Giornnle
nomano 1 848, n." 5(j, si legge che in Pa-
rigi a'5 novembre il cardinal Giraud ar-
civescovo di Carabray consagrò vesco-
vo mg.f i\Ionnet superiore del seminario
dello S[)irito Santo, fatto da Pio IX vi.
cario apostolico dell' isola Madagascar e
vescovo di Pella.
PELLA. Sede vescoviledella a." Pam-
filia, nell'esarcato d'Asia, sotto la metro-
poli di Pirgi, eretta nel secolo V.
PELLE, rdiiS. Oinaineuto e fodera
d'insegne corali, prelatizie, caidinalizie e
papali, come la Cappa e \' A li inizia [P^.),
il Camauro e Mozzeila del Papa (/^.) :
veggasi pure Coro. Dell'uso delle pelli di
animali, dei laici e delle doime, ne parlo
in diversi articoli. Del loro antico uso e
(pialità preziose, ci diede alcune erudizio-
ni il Buonarroti rìe'IÌJcdaglioni ,iid il Mu-
ratori nella Dissert. 15.
PELLEGRINAGGIO , Peregrinano.
Viaggio di divozione o di penitenza, che
si fa ai piincipali Santuari (^'.)j come
in Roma ad Liinìna A poslolorum (^^•),
per gli Anni santi, Giubilei e Indulgen-
ze [P'.); a Conipostclla {T^.), pel corpo
di s. Giacomo; a Loreto (^.), per la s.
Casa; a Gerusaleninie (/^.), per tutti i
luoghi santi di Palestina (/'.), e pel s.
Sepolcro ( può vedersi CRocEsicNATt e
Crociate, Guardian'o oel s. Sepolcro, e
per gli ospizi e spedali ivi eretti pei pel-
legrini. Gerosolimitano, Templari, Laz-
zaro,ordini eqnestri);alle tombedei mar-
tiri e degli altri santi, alle chiese, cappel-
le ed altri luoghi di pietà e di partico-
lare venerazione. L' antichità prolàna e
PEL 41
la cristiana hanno ritenuto i pellegrinag-
gi tra le opere buone e meritorie, essen-
do in uso anche tra i maomettani. L'uo-
mo che si pone nello stato di pellegrino,
peregrinus (straniero o forastiero vian-
dante, che va pellegrinando per gli al-
trui paesi), rappresenta la vita umana,
la quale è un vero pellegrinaggio. I pel-
legrinaggi sono antichissimi, e si possono
far risalire fino ai viaggi che gli ebrei, che
erano lontani da Gerusalemme, faceva-
no una volta all'anno almeno in quella
santa città e centro di loro religione. I
ss. re Magi si trasferirono dall'oriente in
Bellemme per adorare il nato Dio; gli
apostoli si sparsero pellegrinando per
lutto il mondo, col i\ne di predicare la
dottrina del vangelo, ed a loro esempio
i missionari vanno pellegrini sopra tutti
i punti della terra por dill'ondere il cri-
stianesimo. I pellegrinaggi però di divo-
zione e per la iedenzioned«'peccnti inco-
minciarono tra i cristiani regnando l'im-
peratore Costantino il Grande; ma già
quelli di Palestina erano principiati, co-
me afferma il p. Agabito naWe Notizie di
Terra Santa p.. 26, confutando quegli
eretici che nel secoloXVI, asserendo il-
leciti i pellegrinaggi di loro naiura, sos-
tenevano che anche quelli di Palestina
principiarono dopo che Costantino e s.
Elena vi edificarono i sontuosi templi.
Nei secoli successivi i pellegrinaggi sacri
diventarono assai frequenti , anche per
ispontanei voti o per penitenza di grave
peccato e delitto enorme. Uomini, don-
ne, chierici, monaci, vescovi, principi e
re gareggiarono a chi andasse piìi lonta-
no, per visitare reliquie e chiese insigni;
abbandonando talvolta la cura della pro-
pria famiglia, del suo gregge e dei loro
popoli , ed anche prò i'agandì causa.
Non è bene che i religiosi e le donne va-
dano in pellegrinaggio, secondo s. Gre-
gorio Nisseno. 1 pellegrinaggi sono uti-
lissimi quando si fanno con vero spirito
di pietìi, e quando si ha cura di escluder-
ne gli abusi e le superstizioni; e fu per
4^ PEL
togliere 0 rimediare a questi abusi che
vennero talvolta proibiti o limitali i pel-
legrinaggi, tanto dalle autorità ecclesia-
sliclie, quanto dalle secolari. In falli si-
no dai primi tempi della Chiesa, questa
si servi delle lettere comunicaforie, le
quali si accordavano ai pellegrini , per
far nota la loro fede cattolica, e ch'era-
no nella comunione della Chiesa ; le /e^
tfie poi commendatizie servivano ai me-
desimi pellegrini per loro viatico. Papa s.
Anastasio I dei 898 proibì di conferire gli
ordini sacri ai pellegrini, senza lettere sot-
toscritte dal proprio vescovo: i sacerdo-
ti che non erano muniti delle lettere For-
mate {y.), viaggiando erano ridotti alla
comunione straniera o pellegrina, della
quale parlai ancora nel voi. XV, p. i i i,
mentre a p. i iq dissi ove in R.oma pi-
gliano la comunione pasquale. Piecaiido-
si in Roma pellegrini provenienti da al-
cun luogo di eretici, non erano ammes-
si alla comunione senza la professione di
fede, con la quale si condannassero in par-
ticolare l'eresie che in quel luogo erano in
vigore. A Penitenza fo cenno delle lette-
re penitenziali di quelli che si portavano
a Roma, e dei pellegrinaggi per peniten-
za pubblica imposta, e come vestiti i pe-
nitenti. Una volta non solo le donne se-
colari, ma anche le religiose erano prese
da questo pio entusiasmo; però il sino-
do del Friuli tenuto nel 791 vi prese
provvidenza. Quello di Chalons sur Sao-
nedell'8i3 decretò. »* Vi sono molti a-
busi nei pellegrinaggi clic si fanno a Pio-
ma, a Tours e altrove. Alcuni preti e
chierici pretendono in tal guisa di puri-
ficarsi dai loro peccati e di dover essere
ristabiliti nelle loro funzioni. Certi laici
si avvisano di acquistare la impunità pei
loro peccati passati e futuri. Noi lodiamo
la divozione di quelli che per adempie-
re la penitenza che il sacerdote ha loro
consigliata , fanno questi pellegrinaggi,
accompagnandoli con orazioni , limosine
e correzione dei loro costumi. JNiuno quin-
di intraprenderà il pellegrinaggio di Ro-
PEL
ma e di Tours senza licenza del vcico-
vo ". 11 concilio di Magonza del 1011
ordinò, che i penitenti nel corso della pe-
nitenza dovessero restare nel luogo in cui
l'avevano ricevuta ; e che prima di recar-
si a Roma a farsi assolvere dal Papa, do-
vessero adempietela penitenza loro im-
posta dai propri pastori. Nel Rituale ro-
mano vi sono le henedizioni pei pellegri-
ni che imprendono pellegrinaggi e per
quelli che ne ritornano. 11 Vermiglioli
nel voi. 2 Del diritto canonico, riporta
le leggi ed i privilegi dei chierici e laici
pellegrini , che si portano ad Uinina, o
ad altri santi luoghi, ì quali godono gli
stessi privilegi degli appellanti alla s. Se-
de, onde non può agire alcun giudice or-
dinario o delegato, sia durante la pere-
grinazione, che nell'andata e ritorno, nel
qual tempo rimangono sotto la protezio-
ne della medesima s. Sede: questo privi-
legio si estende a quelli che per divozio-
ne si recano a visitare il Papa. Celestino
HI non solo pose sotto la protezione del-
la sede apostolica i pellegrinanti e loro
addetti, ma anche le robe e possidenze
che loro appartengono, incorrendo sco-
munica chi deruba ed oltraggia i pelle-
grini, riservata in bulla coenae, che si e-
stende tra i pellegrini slessi, se facessero
altrettanto fra loro. Godevano di queste
disposizioni coloro che si recavano al-
la elezione dell' imperatore, e le godo-
no quelli che si portano al concilio ge-
nerale. I girovaghi ed i profiighi non le
godono. A Interdetto ho parlato della
eccezione che godono i pellegrini nei luo-
ghi allacciati da tale censura. Vedasi il
gesuita Grelsero, De sacris pere^rina-
tionibus; il MavlìneH'i, Etonomia, vo\, i,
p. 167, de'pellegrinaggi; il Terzi, Siria
sacra, p. i , delia pellegrinazione; ed il
gesuita p. Menochio, Stuore,t 2, p. 292
e 388, del costume di lavare i piedi ai
pellegrini, e perchè rare volte divengono
migliori quelli che vanno molto pellegri-
nando; t. 3, p. 184, 187, 341, de' pel-
legrinaggi divoti lodevoli; che l'ospitali-
TEL
là ilcTe pai ticolai ineiile escrcilaisi coi
pellegiini cle'luoghi salili; e delle meda-
glie che per divozione si atlaccano i pel-
legrini ne' vestimenti e cappelli.
11 primo, più aniico e principale ospizio
dei cristiani in Roma /ii quello di IS'ovato
e Timoteo, ove alle radici d(!Ì monti Vi-
minaleed Esquiljno, nell'ampia loro casa
con bagni, solevano albergare i pellegri-
ni d' oriente, come avea praticato il lo-
ro padre Piidenle con s. Pietro. A Ospi-
zio, parlando dell' ospitalità, toccai di
quella accordata ai pellegrini. Anche in
questo si distinse la carità romana ed i
l'api, e pel primo s. Simplicio del 4^7
ordinò, che una parte dellerendite delle
chiese s' impiegasse pei pellegrini e pei
Poveri (^.)j ciò che confermarono i suc-
cessori. Da s. Gregorio I del ago ebbe
origine nel palazzo apostolico l'imban-
dire quotidianamente la mensa ai pelle-
grini, servendola gli stessi Pontefici, co-
me può rilevarsi a Elemosineria ed al-
trove; mentrea Lava:vdade'imedi parlai
di quelli the si lavano ai pellegrini dai Pa-
pi e da altri personaggi, come della men-
sa imbandita, principalmente dai primi,
nel giovedì santo a i3 sacerdoti pellegri-
ni. A LiMiNA Apostoloru.m ed a De.varo
DI s. Pietro, si può vedere 1' affluenza co-
stante dei pellegrini in Pvoma, e quali
oblazioni vi fecero, persino di stali e di
regni: nel 1027 con abito di pellegrino
\i si recò Canuto il Grande re d'Inghil-
terra. Per questo pellegrinaggio, sino dai
primi secoli della Chiesa, presso la basi-
lica Vaticana furono fondali gli Ospizi
di Roma (^'.), e molti nazionali, così in
altre parli della città, ancora sussistenti
a vantaggio dei pellegrini , onde esservi
ospitati, istruiti e curati se infermi, di che
feci parola anche nel voi. XII, p. 286 e
seg. Vedasi l' Amidenio, De pietate roma-
na, p. 3 e I I ; ed il Piazza, Eusevologìo
romano, ìì quale nel trai, i i, cap. 4, dice
dell'ospizio delle donne pellegrine povere
dell'abito di s. Francesco in Borgo Vit-
loriOj fondato nell' arciconfrateruita del
PEL 4^,
ss. Sacramento della basilica Vaticana tl.i
Cristoforo Cabrerà spagnuolo nel i5f)i
e i5c)8. A Eremiti ni I\om\ dissi come
■vi erano ospitati i forestieri nell'ospeda-
le e ospizio a porla Angelica, ora de'Aa-
li della Penitenza (^.). Tra gli ospizi be-
nefici di Pvoroa [)ei pellegrini, primeggia
l'Ospizio della ss. Trinità de'pfllc^rud
(/^.) : vi è ancora l'ospizio de' sacenloti
pellegrini , del quale parlai a Ospizi di
liOMA, i\e\\' Ospizio di s. Lucia de Gin-
nasi. Gli Ospedali di Roma costituisco-
no la pia opera dell'ospitalità, per tutti
i generi di malattia e per ambo i sessi.
A Corona divoziowle, parlando dell'o-
rigine e di quanto la riguarda, raccontai
come nel secolo XIV presso detta basi-
lica giàeranvi venditori di corone pei pel-
legrini; ed a IMf.daglie benedette rimar-
cai che nel declinar del secolo Xll i pel-
legrini che portavansi a Pioma aveano
l'uso di riportarne le immagini de'ss. Pie-
tro e Paolo, impresse in stagno o piom-
bo, che si ponevano indosso per testimo-
nio del compi uto^iaggiOj e pel gian smer-
cio Innocenzo HI ne attribuì la privati-
va ai canonici della basilica Vaticana (la
via del Pellegrino prese probabilmente
tal denominazione dalla quantità di ar-
gentieri-oieflci venditori di croci, meda-
glie, reliquiari e altri divozionali, ove so-
levano accorrere i pellegrini a comprar-
le). Dissi pure delle figure del Volto san-
to e delle Chiavi (/^.), che i pellegrini
attaccavano al cappello in segno di aver
visitalo le tombe de' principi degli apo-
stoli, egualmente di privativa de'canoni-
ci, portandole alle loro patrie col pro-
prio nome inciso nella parte opposta. [
Pa[)i donavano ad essi palme benedette e
ponevano crociai loro colli. Anticamente
si costumava dai penitenzieri vaticani dì
dare ad ogni pellegrino che si confessa-
va un attestato stampato colle immagi-
ni dei ss. Pietro e Paolo, sottoscritto di
propria mano e gratis, qual contrassegno
dell'eseguila visita de sacri linii/ii. 1 Gui-
doni (F.) erano ministri del palazzo pou-
44 l'EL
ti/ìcio die conducevano i pellegrini pro-
cessionalinente con candele alla visita dei
luoghi sagli di Roma, spiegando loro le
cose più notabili, ed entrando nella ba-
silica Vaticana per la porta Guidonia che
descrissi nel voi. XII, p. sSy. Nella bio-
grafia di s. Pio /^(perchè l'umal palaz-
zo dels. oflizio) parlo della chiesa di s. Sal-
vatore delta ;/i oxsihics da quelle che ivi
si tumulavano de'pellegrini morti in Ro-
ma e provenienti dall'oriente ealtre par-
ti : ivi Carlo IMagno (l'Alveri, Roma in
ogni stato ì. 2, p. 242, spiega perchè di-
cesi eretta da s. Leone IV, mentre fu il
III, il quale molli lo dissero pernii anti-
papa di tal nome anche IV), pose ad uf-
fìziarla 12 canonici e 3 sacerdoti con l'ob-
bligo d'introdurrei pellegrini nella basi-
lica Vaticana per la loro porla, e che
dovessero insegnar loro il piìi importaiile.
A Parrocchia ho parlato della coiifra-
lernila esistente in Roma della Peisese-
lan/a, che prende caritatevole interesse
pei forestieri che sono negli alberghi, as-
sociando i loro cadaveri se muoiono. A.
PalazzoLateranexse notai i triclinii do-
ve i Papi ospitavano i pellegrini, e nel
voi. XI, p. 226 notai che i pellegrini si
ricevevano nei diaconico delle chiese. 7^.
Diaconie. Riporta Eernini, Isl. delle ere-
sie p. 225, riferire s. Martino, che la
chiesa romana riceveva tutti i forestieri
e dava loro il bisognevole, con pane bian-
co e vino di più sorte, quindi può con-
siderarsi com'erano trattati i vescovi e
gli altri personaggi. Il Patrimonio della
Chiesa romana (f^.) fu sempre impiega-
to in sollievo de'liisognosi di qualunque
grado. Innumerabili poi furono gli aiuti
spirituali che i Papi stabilirono in Ro-
ma ai pellegrini, massime con lo stabili-
mento nelle basiliche patriarcali di Pe-
nitenzieri [P'.) d' ogni lingua e nazione.
Ad Ospizio ho detto della ospitalità usa-
ta dagli antichi, e di quella praticata dai
romani pagani, i quali chiamavano P^/r-
rocchic (/^.) i luoghi ove in Roma si ri-
cevevano gli ambasciatori e altri ospiti ,
PEL
e curati quelli che gli accoglievano e ave-
vano cura. Nel Calogerìi t. ao, p. 32o,
si legge la distinzione che facevano gli an-
tichi romani fra il pellegrino e il citta-
dino, con le leggi loro spellanti. Col no-
me ^?rrcgr/>io, e sino alla legge di Antoni-
no s'indicavano quelli che non erano cit-
tadini lomaiii e abitavano in Roma, es-
sendo peregriuus opposto di cittadino, e
tale gente aveva in Roma un pretore,
che a diflèrenza dell'urbano appellavasi
peregrino. Tra il peregrino e il cittadino
era inlerclelto il matrunonio, né i pelle-
grini potevano essere istituiti eredi e par-
tecipare altre cose. Dopo Antonino si dis-
seio pellegrini quelli che non erano ori-
ginari o oriondi di Roma, benché filli
cittadini romani. Ne'bassi tempi si chia-
mò pellegrino quello nato in altra città
o provincia diversa da quella che abita-
va; per ultimo si restrinse il nome di pel-
legrino alle genti ch'erano fuori dell'ini-
pero lomatio, laonde i pellegrini non po-
tefaiio essere ammessi al decuriunalo e
alle magistrature tra gli antichi romani.
11 IMuratoii nella di.isert. 87 trailo de-
gli spedali de' pellegrini e altri iie'lempi
di mezzo. Egli osserva che pure ne'secoli
di fn-ro la munificenza de'crisliani ver-
fio i poveri era sì grande, che i nostri non
possono sostenerne il paragone; quindi
eranvi pei pellegrini e miserabili sollie-
vo alle proprie necessità e luoghi di ri-
cetto, chiamandosi Xcnodochìa o Ospe-
dale ( f'.) quello in cui si accoglievano
i pellegrini, gareggiando in Italia i fede-
li per fondar simigliaiili case di perpetua
carità, non meno nelle città che fuori di
esse. Non vi era quasi monastero ricco,
cui non fosse unito qualche ospedale, nel
quale si dasse ricetto ai pellegrini e ai
poveri, ciò che fu costituito per legge nei
concilii di Aquisgiana del 789 e 7()8 ;
anche dai vescovi e canonici si pratica-
rono tali uflizi di cristiana carità, essen-
do allora frequenlissirai i sagri pellegri-
naggi , ed in essa si distinsero i monaci,
imperocché l'ospitalità fu loro partico»
PEL PEL i5
Ijinieiite inculcala dai canoni e dai prò- olia i ricchi, se abbisognavano di ricello
j)ri islitiiloii. L' ospizio de' poveri e dei ne'viaggi, otide nel /jHG il vescovo di Le
pellegrini si eresse eziandio presso le chie- IMans ]jerticluaniio fabbricò il nionaste-
se e oratorii del clero secolare, sotto la io di s. Germano pei poveri e pei nobi-
presidenza d'unr//V7<o//o,ondexiiralli Ilio- li, ed Alarico suo successore nel IX sc-
ialli denominaronsi diaconie, in che fu colo edidcò due spedali, uno pei vesco-
superiore ad ogni cillìi la regina di esse vi, conli e abbati, l'allropei poveri, eie-
Roma. Ne'suddelli tempi gli ospizi di ca- (hi e indigenti. Finalmente ne'borglii
ritìi per sussidio e comodo de'pellegrini delle cillà si costumò fondare ospedali
j)er lo più erigevansi ove dovevano pas- onde provvedere ai pellegrini , the culli
sare i fìunìi senza ponti e valicare le ci- dalla notte, non potendo entrare in cit-
nie de'monti, per lo che neir855 in im là, erano obbligati restar fuori per di-
capitolare prese disposizioni Lodovico 11. fello d'osterie e pubblici alberghi; anche
É da notarsi che ue'secoli barbarici non di essi presero talvolta cura i monaci ed
pare fossero in uso i pubblici ospizi, og- i canonici. Come si debbano favorire i
gi detti osterie o alberghi, dove vi dasse forestieri, dai sagri canoni raccomandali
cibo e letto con pagamento ai viaggia- ni vescovi, onde non siano aggravati nei
tori : ne furono privi eziandio gli antichi viveri traversando le città, e [lerchè si
greci, ed i romani ne'primi secoli dopo usi ospitalità, e come sono disgustali dei
la fondazione di Roma, cercòndosi allora prezzi alti delle locande, può vedersi il
albergo presso gli amici, onde furono in- Fea : Partre stili' aumtiilo delle; pigiala
ventale le tessere os[)ilali: a poco a j)0- delle rase. Atalarico re de' goli nel J^34
co si andarono formando a Roma lavcr- ordinò che il prezzo di cpiello che si ven-
ne e osterie per ricettare i viandanti e deva a' viandanti e pellegrini fosse ad
forestieri. Dal nome Jiospitcs, cioè alber- nibilrio de' vescovi; ed il re di Francia
gatori, derivò il vocabolo ostej ma nei Pipino nel 7^6 comandò che nulla si
seguenti secoli pochi vestigi si liovano esigesse dai pellegrini che andavano alla
di tali osterie per l'Italia, come rilevasi visita de'Iuoghi sanli. Delle provvidenze
da un capitolare dell'Ho?, di Carlo Ma- prese dai Papi alla sicurezza delle strade,
gno. Dipoi incominciarono taverne ove sui viveri e sulle abitazioni negli j4/iiii
ì pellegrini compravano il villo, ma si .y^////, a quell'articolo le riportai, solendo-
procacciavano poscia l'ospizio nelle case si delegare un giudice ed una congre-
tie'pri vati, cheper guadagnare li accoglie- gazione di caidinali per le dilferenzeche
vano a prezzo convenuto; talvolta però il possono nascere tra i romani e fureslie-
pellegrino era accollo gratis. Nel secolo ri. INelle uiedaglie da loro coniate per
Xlll,anzi molto prima, quasi inniuuacit- 1' apertura e chiusura delle porle sante,
là d' Italia mancavano osterie e pubblici di frequente si vedono le figure de'pel-
ospizi. Quanloalla cagione perchè le anli- legrini, coH'abito de' quali in tali tempi
che erano andalein disuso, si deve proba- si recarono in Roma sovrani, principi,
bilmenle ripetere dalla calala de'barbari cardinali, vescovi e allri personaggi. Con
in Italia, chequale gente senza legge, non abito da pellegrino e a piedi scalzi s. Leo-
solo negarono il pagamento ilell'alloggio, ne IX fece il suo primo ingresso in Ro-
ma abusarono della ospilalilà. Per que- ma, ed Alessandro 111 ne partì per evi-
{•la mancanza di pubblici ospizi se ne tare le persecuzioni di Federico I.
fondarono e dotarono in copia a norma PELLEGRIAO (s.), i." vescovo d' A u-
della carità cristiana, avendo Dio, i con- xerre martire. Fu mandato a predicare
cilii ed i padri raccomandata l'ospitali- il vangelo nelle Gallie da l'apa s. Sisto IF
là : nei nome di ospiti si compresero an- del 260; convertì alla religione cristiana
4G PEL
iiu gran numero d'idolatri clie abitava-
no iieH'Auxeiresej e diri la sua vita col
mai tiiio, che si pone verso 1' anno 3o4,
sotto il regno di Diocleziano. Usuo cor-
po fu sepolto a Baugy, dove fu marti -
rizzatOjCcredesi che ora si trovi in s. Dio-
nigi presso Parigi; altri vogliono che sia
in s. Pietro di Roma o a Terni neirUm-
bria. Trovasi menzionalo nel martirolo-
gio romano a' 16 di maggio.
PELLEGRINO (s), eremila. Princi-
pe del sangue reale d' Irlunda, rinunziò
al possedimento de'suoi stati e lasciò pu-
re il suo paese per vivere perfeltamenle
dislaccalo dalie cose del mondo. Visitò t
Juoghi santi della Palestina , e poi riti-
rossi in un luogo degli Apennini, in vici-
nanza di JModena, dove menò per 4o an-
ni austerissima vita. Mori nel Gz|3,edè
onoralo a Modena e a Lucca come uno
«lei jìrulettori del paese, celebrandosi lu
sua festa il i." di agosto.
PELLEGRINO. V. Pellegrinaggio.
PELLEVÈ o DI PELVÈ ^^icolò,
Cardinale. Nacque nel suo castello di
.Tony nella diocesi di Rouen, da nobilis-
simi genitori. Si approfondò talmente nel-
losludiodelle divine scritture e delle leg-
gi nell'università di Bourges, che diven-
ne in essa pubblico professore, e dopo es-
sere stalo senatore di Parigi, maestro di
suppliche nella corte, consigliere del di-
partimenloecclesiasticoeabbate di s. Re-
migio di Reims, Paolo IV nel i55j lo
fece vescovo d' Amiens e ])oi nunzio di
Scozia. Fu nominalo guardasigilli e pre-
cettore del duca d'Alencon fratello del re
Carlo IX, nella cui assenza da Paiigi fu
presidente del regio consiglio e vice can-
celliere del regno, all'assemblea del quale
si recò. Nel 1 562 fu a quella del clero in
Orleans per esaminale i decreti del Tri-
dentino, indi nel i563 venne trasferito
all'arcivescovato di Sens, dopo che si di-
leguarono le false accuse di eresia, essen-
do invece benemerito della religione. Ad
istanza di Carlo IX, a' 1 7 maggio 1570
s. Pio \' lu creò cardinale prete de'ss. Gio.
PEL
e Paolo, e divenne protettore di Scozia,
d'Irlanda e de'girolamini. Quel Papa, per
la sua dottrina e zelo ardente pel calto-
licismo, l'ebbe in gran pregio, eia slessa
stima gli professò Gregorio XI 1 1, cui riuscì
carissimo, prevalendosi di lui in gravi alia-
ri. Come procuratore della lega di Fran-
cia, domandò inutilmente al Pontefice
che il re di Na varrà poi Enrico IV, ed il
principe di Condè fossero scomunicali.
Nel restaurare il monastero e chiesa del
suo titolo, rifabbricando il portico e il pa-
vimento, ritrovò i corpi dei ss. Gio. e Pao-
lo, che collocò in luogo ornato e conve-
niente. Nel 1 5q2 passò all'arcivescovato
di Reims, e portatosi a Parigi peri'assein-
blea del clero s' infermò gravemente ,
mentre Enrico IV s'impadronì della cit-
tà, il quale slimando lesue singolari vir-
tù, pose guardie alla sua abitazione, per
preservarlo d'ogni insulto. Ivi morì nel
I 5()4) d'anni 77,0 fu trasportato nella
sua metropolitana in nobile avello fregia-
to di prolisso ed elegante elogio.
PELTA o FELLI. Sede vescovile del-
la Frigia Pacaziaua , sotto la metropoli
di Laodicea, eretta nel V secolo. Ebbe 4
vescovi. Oricns chr. t. i,p. 801.
I^ELUSIO, Pelushun. Sede vescovile
dell'Auguslamnica i.', soUoil patriar-
cato d'Alessandria, eretta nel IV secolo,
indi metropoli con le seguenti chiese per
sulTraganee: Selhrale, Tanis, Thmuis, Ri-
nocorura o Faramida,Oslracene oStra-
giani, Casium, Aphneum, Efesto, Pane-
piso. Gena, Itageri, Teneso, Facusa e
Peiilaschenon. La celebre città di Pelu-
sio neir Egitto, dalla parte della Siria ,
presso rimboccatura del ramo del Nilo
che porta il suo nome, da alcuni fu cre-
duta Damiata o DanvtUa o Belbais, e
fu una delle principali fortezze militari,
denominandosi anche Perenioun, Fara-
ina o Fournia per gli arabi, o luogo fan-
goso, per essere circondata di paludi. Re-
gistra 8 vescovi r Oriens christ. l. 2, p.
53 r . Commanvillediceche vi furono l'ar-
civescovo greco ed il copio, e che i lati-
ni vi eljbero un vescovo durante lo cro-
ciale. Pelusio, Pcltisiaiicn, è ora un litolo
arcivescovile //i ^/7/7/^u5', coi dipeiideiili
titoli vescovili di Taiiis, Efesto e Teiieso.
PEMENE o PASTORE (s.), abbate.
Alolto celebre fia gli aiiticlii padri dei
deserto, circa l'anno 3811 si ritirò nella
solitudine di Sccti in Egitto, ove fu se-
gnilo da sei suoi fratelli, i cui nomi era-
no Anub, Paese, Simone, Alone, Neste-
ros soprannominato poi il Cenobita, e
Sarmazio il giovane. Pemene passava so-
lente più giorni senza mangiare, e vie-
lava ai monaci l'uso del vino e la ricer-
ca di tutto ciò che poteva solleticare i
sensi. A.Tendo alcuni baibari dato il gua-
sto al deserto di Sceti nel 3c)5, egli si rir
tirò co* suol fratelli a Terenulh, e vi ri-
mase più anni , governando la sua pic-
cola comunità insieme con Anub. Delle
1 1 ore della notte ne passavano 4 a la-
vorare, 4 a cantar salmi, concedendo sol-
tanto le altre 4 ^^ riposo. Il giorno la-
\oravano fino a sesta, indi leggevano ti-
no a nona, poscia raccoglievano delle er-
be pel loro villo, l'emene evitava tutto
ciò che poteva cagionargli la minima di-
strazione, ed era tanto staccato dalle cose
del mondo, che essendo sua madre ve-
nuta a visitarlo, egli senza aprire la [)or-
la le chiese, scarnava meglio vederlo al-
loia un istante, od essere eternamenle
con lui nella vita avvenire, soggiungen-
do che se ella soflocava questo suo desi-
derio, avrebbe godutola beatitudine del
cielo. Confortata la donna da questa pro-
messa, si ritirò senza vederlo. Pemene u-
so la stessa severità verso il govereiatore
della provincia, il quale lo slimolava a
rendergli una visita Ptitornato nel deser-
to di Sceti, una nuova scorreria di bar-
bari lo costrinse di nuovo ad uscirne con
s. Al senio nel 43o, e mori circa il 45i.
La vite dei Padri ridondano di eccellenti
massime di Pemene, che sono tante pro-
ve della sua saggezza, dei suoi lumi e
della sua discrezione. Egli è nominato a'
■ij agosto nel mailirologio romano e nei
P E N 47
IMenei dei greci, i quali nel loro onicio
gli danno il titolo di luce del mondo e
di modello de' monaci.
PEN AFIEL o PENaFIEL DE SOU-
ZA o PEi\HAElEL. Città vescovile di
Portogallo, provincia di Minilo, capoluo-
go di comarca a io leghe da Braga, in
])ella valle sul pendio d'una montagna,
alla destra della Tamesra. Ila «rande e
bella strada, magnifico edifizio costrutto
da JMaria I; bella cattedrale e parrocchia-
le, la cui (acciaia e le tre navi sostengo-
no colonne ioniche; convento di france-
scani, ospizio della pietà con bellissima
chiesa, scuole di reltorica e filosofia. Ven-
ne fondala nell'85oda d. Faynodi Sua-
rez discendente dai goti. Clemente XIV
ad istanza del re Giuseppe nel 1771 e-
resse la sede vescovile, ed a' i 7 giugno
[ireconizzò in i.° vescovo fr. Ignazio di
s. Gaetano carmelitano scalzo, nato in
Cliaves diocesi di Braga. Non ebbe succes-
sori e la diocesi fu unita a quella di Porto.
PENE ECCLESIASTICHE. Due sor-
la di pene sono distinte dal diritto cano-
nico, le spirituali e le temporali. Le pri-
me comprendono le censure ecclesiasti-
che, le irregolarità, la deposizione, la de-
gradazione, certi esercizi di pietà che s'im-
pongono ad un ecclesiastico per correg-
gerlo di qualche cattiva abitudine. Le
temporali sono le limosine, le ammende,
la privazione del rango in una chiesa, del
voto in un capitolo, de'frulli d'un bene-
fizio, la prigione, il bando, la tortura, la
galera, l'ammenda onorevole. La Chiesa
abbonendo il sangue, le pene che impo-
ne il vescovo o il giudice oufiìziale eccle-
siastico, mai arrivano a tal punto. Quando
il delitto è enorme e tale da meritare una
pena afflittiva o corporale, il giudice ec-
clesiastico, dopo di aver imposto la mag-
giore delle pene ecclesiastiche, ch'è la de-
posizione e la privazionede'benefizijdeve
ricorrere al braccio secolare. Avendo la
Chiesa l'autorità d'imporre pene o peni-
tenze, secondo la qualità de' delitti e la
condizione dc'peni tenti, non ha però ella
48 PEN
proceclulo nel corso degli 1 1 primi se-
coli contro i delinquenli ed i peccatori, se
non che relativamente al foro interiore
e penitenziale; e vuoisi la distinzione es-
sere fatta verso il secolo XII del foro e-
steriore, che ha dato occasione d'impor-
re per forma di pena e con sentenza del
giudice ecclesiastico, per la pubblica sod-
disfazione, le penitenze ch'erano in)poste
nel furo iiiteiiore. Quindi ne venne in
progresso di tempo il cambiau)ento della
disciplina riguardante ^imposizione delle
pene, di che tratta il p. Morino, Dead-
ìiìinistr. sacr. poenit. A l.\Dx:LGEr«ZA dissi
della pena canonica e temporale rimessa
per Uìezzo dell'indulgenze; a quanto si
possa estendere la remissione di questa
pena dinanzi a Dio, e che colla remissio-
ne di questa si soddisfa alla divina giu-
stizia e alla Chiesa /^. Censure ecclesia-
stiche. Carceri ecclesiastiche, Peniten-
za, Legge, Immunità e gli articoli relativi.
PENI SCOLA. F. Paniscola.
PENITENTI. Diconsi i religiosi del
lerz'ordinedis. Francesco, de'qua li parlai
nel voi. XXVf, p. I 70; in origine partico-
larmente(/^. Flagellazione) alcune Coii-
fralernile [V.)^ le carmelitane scalze fon-
date in Orvieto da Antonio Simoncelli,
per donne di cattiva condotta e ]\lcre-
trici (F-), che volevano far penitenza; la
congregazione delle donne penitenti di
Roma, ora Conservatorio di s. Croce del-
la penilcnza, V. ( il monastero che al-
le convertite fabbricò in Costantinopoli
Giustiniano I,si chiamò ^:?e7//7e/?S(7). Del-
le monache penitenti di Orvieto, di quel-
le istituite nel 1261 da s. Luigi IX, che
pure fondò un ordine di penitenti, del-
lepeuilenti solitariedi s. Francesco edelle
mentovate di s. Croce, tratta il p. Bonan-
ni. Catalogo par. 3, p. 25, 26, 27601.
Vi fu un ordine della penitenza di Gesù
Cristo, i cui religiosi e religiose erano det-
ti Sacchetti e Sacchetle (/^.). Altro fu sot-
to il titolo di Eremiti di s. Giovanni del'
la penitenza {V.). Tutlora fioriscono in
Roma i frali dcU'orditic della renitenza
PEN
delli degli scalzetti (^.). Finalmente si
chiamano penitenti quelli che fanno la
Confessione sagramenlalc {T'.) e quelli
che secondo l'antica disciplina della Chie-
sa, divisi in quattro classi o gfadi, face-
vano la solenne Penitenza (/'^.). Quanto
ai penitenti per espiare le loro colpe o
per peifezionarsi e menare santa viLa,se
ne tratta in vari articoli, come a Disci-
TLiNA PENITENZIALE, Digiuno, Cilicio; ed
il Garampi nelle il7e/;/o/7ej dissert. 2, par-
lò degli abili diversi usati dai penitenti
anche religiosi, dicendo a p. 325de'cer-
chi di ferro usali dai penitenti, ed a p.
497 de'religiosi chiamali penitenti, cioè
gli Apostoli, i Beghini, gli Eremiti, av-
vertendo che ftivvi anche una setta di e-
retici e molti ipocriti che si usurparono
il titolo di penitenti, come i Beguardi, i
Dnlcinisti o Frati della vita povera, i
Fraticelli (/^.). Dell'uso dei penitenti di
battersi il pedo, tratta il p. Menochio,
Slnore t. 2, p. 22G.
PENITENZA, Poeniten'.ia. Si puòcon-
siderarela penitenza come una virtù par-
ticolare o come uno <ìc selle sagra menti
della Chiesa. La penitenza considerata
come virtù, è un dolore iie'peccali che
abbiamocommessi, contrilio, unito all'e-
menda della vita ed al fermo proponi-
mento di soddisfare alla giustizia di Dio,
per l'ingiuria che gli abbiamo fatta pec-
cando. Per tal modo la virtù della peni-
tenza rinchiude in sé tre cose: il dolore
o il pentimento del peccalo passato; la
resipiscenza o riconoscimento dell'errore
o ritorno dal male al bene, e l'emenda
de'costumi ; la pena o il castigo proprio
ad espiare ed a riparare l' ingiuria che
il peccato fa a Dio, attaccandolo nel di-
ritto ch'egli ha, in qualità di maestro e
di legislatore supremo, che tutte le no-
stre azioni gli sieno riferite come a no-
stro ultimo fine. L'impenitenza, impoe-
nitentia, è l'ostinazione che impedisce al
peccatore di convertirsi ; e dicesi impe-
nitenza finale quella in cui si muore, ed
è questo il solo peccato irremissibile; do-
PEN
vere quindi deH' impenitente è di litov-
nare a Dio, mentre ne lia il tempo. La
penitenza come sagrnnienio, e un sngi a-
mento istituito da Gesù Ciisto pei resti-
tuire allo stato di grazia e rimettere i
peccati commessi dopo il battesimo, a co*
loro che caduti nella colpa ne sono contri-
ti, che confessano i propri errori e si pro-
pongono di soddisfarvi, mediante il mi-
nistero d' un sacerdote che ha la giuris-
dizione necessaria a tale effetto. 11 confes-
sore sostiene la persona di giudice e di
medico, ed è destinato da Dio a ministro
della divina giustizia insieme e della mi-
sericordia, come si raccoglie dalle paro-
le colle quali Cristo diede una tal facol-
tà agli apostoli. In fatti il confessore si
costituisce ministro di giustizia, quando
punisce il penitente, imponendo la sod-
disfazione conveniente; si costituisce mi-
nistro di misericordia, quando gl'impar-
lisce l'assoluzione. Nei primi tempi il so-
lo vescovo confessava, anche i malati; i
vescovi andavano all'armata per predi-
carvi , benedire e riconciliare i pubblici
penitenti, benché vi fossero i preti con-
fessori dell'armata. I canonici furono dai
vescovi pei prinu deputati a confessare.
V. Peccato, Penite\ti, Penitenziere,
Confessione e Confessore. Questo sagra-
mento come tendente a mortificare i sen-
si e la carne, fu attaccato dagli eretici e
dai protestanti. I Moiitanisti e Noi'azia-
ni (/^.) combatterono il sagramento del-
la penitenza, sostenendo che la Chiesa non
avea il potere di rimettere certi peccati
gravi, come l'idolatria, l'omicidio: i Cal-
vinisti e Liilernni {P^.)\o contrastano pre-
tendendo che la Chiesa non eserciti il po-
tere di rimettere i peccati in forza di un
sagramento distinto dal battesimo, e che
essa non ha altro motivo per rimetterli
se non che il battesimo stesso richiama-
tonella memoria, con una ferma speran-
za del perdono. A Confessione sacramen-
tale, accusa che il penitente fa de'suoi
peccati al confessore, trattai oltre di es-
sa, dell' istituzione del sagramento della
VOL. IH.
PEN io
penitenza ; della relativa disciplina nei
primi e successivi secoli del cristianesi-
mo, tanto della confessione pubblica che
auriculare; della necessità eutililà di ipie-
sto sagramento, e de'diversi tempi della
confessione, più rada anticamente, ma tut-
ti in quaresima dovevano confessarsi, i
preti almeno nell'avvento e nella quare-
sima; della materia del sagramento, mi-
nistro e soggetto della confessionc(quauto
al ministro, dissi a Diacono ch'esso anti-
camente in mancanza del sacerdote udi-
va le confessioni e imponeva la peniten-
za in caso di estrema necessità ; mentre
a Parroccuia parlai della potestà di am-
ministrare il sagramento della peniten-
za concessa eziandio ai religiosi ) ; della
proprietà, condizione e segreto della con-
fessione; delle confessioni generali e pub-
bliche, come della varietà di disciplina,
11 confessore proprio ed il parroco, se*
condo il gius canonico, possono ricevere il
testamento del proprio penitente grave-
mente malato. Il domma della confessio-
ne sagramenlale dai nemici della Chiesa
fu attaccato anche a'nostri giorni, osan-
tlosi impugnamela divina istituzione con
falsi argomenti. Laonde opportunamen-
te nel i85o si pubblicarono in Roma: Ri-
sposta alla lettera di madariiigclla IV. pro-
testante intorno al sagramento della pe-
nitenza pel p. lettore Giacomo Pelujfo
de'min. degl'infermi. Del prof. d. Luigi
Wncenzì, La confessione vocale dei pec-
cati praticata nella sinagoga antica ed
innalzata a sagramento da Gcsìi Cristo
nella chiesacristiana, con appendice in-
torno alla confessione degli antichi paga-
ni usata tra i loro riti religiosi. A tali e-
rudizioni qui brevemente ripeterò in ag-
giunta quelle suir antica disciplina della
Chiesa concernente la penitenza , ed in
moltissimi luoghi riportate.
Anticamente nella Chiesa furono in uso
tre sorta di penitenze, cioè la penitenza
segreta, la solenne e la pubblica. La pe-
nitenza segreta si faceva in particolare,
come si pratica tuttora , per ordine del
4
5o PEN
confessore. La penitenza solenne a vea luo-
go con ceiteceiimonie e percorrendo cer-
ti gradi, di cui pallerò. La penitenza piib-
]jlica facevasi pubblicamente, ma senza
le cerimonie e i gradi propri della peni-
tenza solenne. Così ogni penitenza soleu-
ne era pubblica, ma ogni penitenza pub-
blica non era solenne. Si fece qualche u-
so della penitenza pubblica, ma non del-
la penitenza solenne, dal principio della
Cliiesa fino verso la metà del 11 secolo.
L'incestuoso di Corinto, scomunicalo da
s. Paolo, non rimase in penitenza che un
anno o poco più, e il giovane capo di la-
dri, che l'apostolo S.Giovanni riconciliò
colla Chiesa, vi rimase anche meno. Dal-
l'origine de' montanisti, nati nel li se-
colo , sino a quella de' novaziani insor-
ti verso la metà del III, la Chiesa usò u-
na maggior severità verso i penitenti, ma
però non gli obbligò alla solenne peniten-
za durante quel tempo, e siffatta peni-
tenza principiò dopo l'origine de' nova-
ziani. La penitenza solenne era divisa in
quattro classi o ordini o gradi di peni-
tenti pubblici. 11 i." era quello de' pia-
gnenti o piangenti, il 2." degli ascollan-
ti, il 3.° dei prostratij ed il ^.° (\e consi-
stenti. Anche gli Energumeni ed i Cate-
cumeni (di cui parlai eziandio a IVeofilo,
V. ) , appartennero alla classe dei peni-
tenti. 1 ^j//7Hg<'/j// vestili di sacco ecoper-
li di cilicii,ed il capo di cenere, tenevan-
.si sotto \\ portico o o/r/o della chiesa, fuo-
li della porta, dove piangevano i loro pec-
«ati e si raccomandavano alle preghiere
i\t''fccìcU che di là passavano per recarsi
alla preghiera pubblica, né aveano parte
alcima alla messa che si celebrava pe'ca-
tecumeni. Negli uffizi pubblici ed alla mes-
sa recitavansidelleorazioni particolari pei
penileuti, come si faceva anche in qua-
lesinia. Alcuni rei di delitti più enormi,
non potevano ritirarsi sotto il portico e nei
cortili, {)erciò detti iemanti, come espo-
sti allo scoperto all'ingiurie del verno e
altre stagioni. La 7..' classe de' penitenti
ascoltanti 0 uditori, i quali dopo essere
PEN
passali pel i." grado, e di aver compito
con edificazione il tempo j)rescritto ai
piangenti, erano ammessi dal vescovo o
dal penitenziere nel 2.° ordine, a'quali i
sacri canoni permettevano 1' ingresso in
chiesa: ivi potevano ascoltare le istruzioni,
la lettura e spiegazione della sacra scrit-
tura e il sermone, ma veniva loro ordina-
to uscireavanli che cominciassero lepre-
ghiere, nello stesso tempo che uscivano i
catecumeni e altri ch'erano compresi sotto
il nome generico di ascoltanti, non po-
tendo partecipare alle orazioni pubbli-
che e suffragio del sagrifizio. Essi si rac-
coglievano presso alla porta o nella par-
te più bassa della chiesa o nartece o ve-
stibolo, cioè portico interno (delle diver-
se parti della Chiesa e distribuzione dei
penitenti secondo il loro sesso e delitto, non
solo parlai a quell'articolo, ma anche de-
scrivendo le superstiti anlìche chiese, e mi
limito citar quella del voi. XXXlll,p. 66
e seg. ), coi catecumeni del più infimo
ordine, e ne sortivano con essi quando
cominciava l'orazione, all'intimazione del
diacono, prima della messa delta de'ca-
tecumeni. La 3." classe de'penitcnti pub-
blici prostrati, oltreché venivano morti-
ficati con opere servili e laboriose, rima-
nevano in chiesa mentre recitavansi al-
cune orazioni per essi, ma sempre genu-
flessi colla faccia inchinata al suolo. Ri-
cevevano l'imposizione delle mani dal ve-
scovo o dai sacerdoti, ed era loro stazio-
ne al sommo del nartece, cioè dalle por-
te della chiesa fino all'ambone, indi u-
scivano coi catecumeni del 2.° grado. I
prostrati restavano in questo slato, fin-
ché la Chiesa fosse persuasa di loro con-
versione : in questa 3.^ classe si ammet-
tevano anche gli energumeni. La 4-'' clas-
se finalmente de consistenti, che stavano
dall'ambone fino al santuario, si univa-
no alle preghiere de'fedeli sino alla fine
e stavano in piedi cogli altri nelledome-
niche; assistevano alla messa, ma non po-
tevano far Je oblazioni o offerte, né co-
municarsi. In questa classe talvolta \cn-
PEN
nero ammessi quelli che per qualche col-
pa più leggiera venivano privati della
sacra Conìunione (^.). La penitenza so-
lenne non rimase in vigore in oriente se
non che verso la fine del IV secolo^ e nel-
l'occidente sussistette sino al VI! inclu-
sivamente. Nel secolo XI gli esercizi del-
la penitenza canonica si commutarono in
altre buone opere, cioè ne'pellegrinaggi,
crociate e limo'sine. Però abbiamo che
Onorio 111 Papa del 12 iG, ordinò a tut-
ti i vescovi che nel giovedì santo riconci-
liassero colla Chiesa i penitenti pubblici;
ed il Chardon afferma che sino al seco-
lo XIV durarono nella Chiesa vestigi as-
sai chiari dell'antica disciplina. Delle pe-
nitenze date nel concilio di Laferano Vai
cardinali ribelli a Giulio li, vedasi il voi.
X, p. 19. Ad EsoMOLor.Esi o confessione
pubblica dissi come si dava principio al-
la penitenza solenne nel dì delle Ceneri
(F.), mentre l'altra pubblica poteva im-
porsi in ogni tempo. Nel V secolo poi e
per tutto il VI, in molte chiese occiden-
tali ebbe luogo una 4-* specie di peniten-
za chiamata semipubblica, cioè mezza-
na tra la pubblica e la segreta, come la
1 ilegazione temporanea ne' monasteri e
diaconie, con rigorosi digiuni.
Nessuna persona, di qualunque stato
fosse, era esente dalle pratiche imposte
dai sacri canoni a quelli che per delitti
notori e scandalosi, come convinti giuri-
dicamente, facevano la penitenza pubbli-
ca : l'imperatore Teodosio I n' è un lu-
minoso esempio;aUro l'abbiamo ins. Fa-
biola nobilissima romana. Alle femmine
però non si davano queste pubbliche pe-
nitenze, ma privatamente piangendo le
loro colpe, con digiuni, orazioni e altre
opere buone, impetravano da Dio e dal-
la Chiesa 1' assoluzione di loro sciagure.
! teologi non sono d'accordo intorno ai
peccati ch'erano sottoposti dai canoni al-
la penitenza pubblica e solenne. Gli uni
vi sottoponevano tutti i peccati mortali
pubblici, gli altri solo i peccati gravissi-
mi, chiamati perciò canonici, cioè l'ido-
P E N T f
latria, l'oraicidio, l'adulterio, fossero essi
pubblici o secreli;altri non vi sottopon-
gono questi peccati gravissimi che nel ca-
so di pubblicità: certo è che nelle .severità
delle antiche penitenze, i peccati privati,
toltane la solennità, si punivano cornei
pubblici. 11 l^avcW, De'parrochì, avverte
che la penitenza pubblica nulla avea di
comunecolla penitenza sagramentale, es-
sendo diversissima. Spesso uno era asso-
luto sagrnmentalniente, e non lo era dal-
la penitenza pu])\}\'\cn i)ì facirni eccltsìae.
La penitenza pubblica stava in luogo del-
l'odierna forca, galera, multeec; non s'im-
poneva la seconda volta, né i preti vi s'im-
mischiavano. Il vescovo senza prove non
poteva imporla : talora si serviva dell'ar-
cidiacono e de'canonici diaconi per as<;ol-
vere le penitenze publ)liclie. I soli cano-
nici, assente il vescovo, regolavano la pe-
nitenza pubblica. I teologi non sono pa-
rimenti d' accordo intorno alla peniten-
za solenne applicala al clei'o maggiore,
vale a dire preti e diaconi, che alcuni sos-
tengono sottoposti al pari de'Iaici, duran-
ti i primi tre secoli della Chiesa ; altri
pretendono che non vi sieno stati mai sot-
toposti, a meno che essi non abbiano vo-
luto soltomeltervisi spontaneamente, e
che le penitenze pubbliche del clero mag-
giore, che avea peccato pid)blicamente,
si riducevano a deporli ed a rinchiuder-
li ne'monasteri. La penitenza solenne non
si accordava che una sola volta, e quel
li che dopo averla compita cadevano nei
medesimi delitti, o in altri piìx enormi,
non vi erano più ammessi. Non si dispe-
rava però del la loro salute e venivano as-
soggettati a far penitenza in particolare:
venivano altresì privati della comunione
eucaristica anche in punto di morte, ma
questa disciplina non fu da per tutto u-
niforme. Nella penitenza solenne eianvi
molte imposizioni delle mani e del cili-
cio sul capo : la i.' facevasi dal vescovo
ammettendo i peccatori a questa sorte
di penitenza ; la 2.' che reiteravasi spes-
so, faceva^! sui prostrati ; la 3 ' pratica-
"il PEN
vasi qiinnrlo i prostrali passavano al gra-
do di consistenti; e la 4-^ allorché si am-
mettevano i penitenti alla riconciliazio-
ne perfetta e alla partecipazione dell'eu-
caristia. Vi erano poi due riconciliazio-
ni, l'ima pei'fetta pei consistenti, l'altra
imperfetta pei prostrati. Quesl;» imper-
fetta poteva farsi nella chiesa dai sem-
plici preti, col permesso del vescovo, o
fuori della chiesa senza consultare il ve-
scovo in caso di necessità. La riconcilia-
zione perfetta non facevasi mai dai sem-
plici preti, se non in caso di morte e col
permesso del vescovo, ed anche dai dia-
coni in mancanza de'preti ecoli'imposi-
zione delle mani. Il 3.° concilio Toleta-
no ordinò che il vescovo ed il prete to-
sassero i penitenti pubblici. Alle persone
maritate si dava la penitenza pubblica
di loro consenso, perchè lo stato di pe-
nitenza impegnava la continenza. Nel-
r85o il concilio di Pavia decretò che i
penitenti non potevano sposarsi nel tem-
po della penitenza. Alcuni hanno confu-
so quanto era proprio della peni lenza pub-
blica colla penitenza solenne. Nel giorno
delle ceneri i parrochi conducevano i pub-
blici penitenti al vescovo per ricevervi la
penitenza (della quale è un vestigio l'im-
posizione delle ceneri), indi nel giovedì
santo per la riconciliazione: talora an-
che fra l'anno i parrochi conducevano i
penitenti ai vescovi. Il libro pemtenzia-
te serviva per l'imposizionedella peniten-
za e per la riconciliazione dei penitenti;
àe canoni penitenziali o regole per le pe-
ne da imporsi a'pubblici peccatori, par-
lai nel voi. Vn, p. 32 1. Fu nel II se-
colo che la Chiesa stese delle regole, on-
de stabilire questo punto di disciplina in
una maniera ferma e conveniente, e que-
ste regole si denominarono appunto ca-
noni penilenziali, e furono da quel punto
in vigore sì in oriente, come in occiden-
te. Le penitenze furono regolate confor-
me all'aulorilìi de'padrie dei concilii. S.
Basilio assegnò 2 anni di penitenza per
un furto, 7 per l'omicidio, la vita inlie-
PEN
ra per l'apostasia, essendo allora la pe-
nitenza in sommo rigore. /^.Pene eccle-
stAsTicHE e Disciplina penitenziale.
I vescovi aveano podestà di accorcia-
re il tempo della penitenza canonica, in
favore di quelli che davano segni di com-
punzione maggiore , ad onta delle leggi
generali e locali che regolavano l'ordine
e il tempo della penitenza. 11 diritto dei
vescovi era fondato non solo quali eredi
dell'autorità di Cristo, ma eziandiodel-
la sua carità, considerandosi a un tempo
comegiudici, padri e pastori de'fedeli, esui
decreti de'concilii,alcunide'quali li auto-
rizzarono a prolungar la penitenza, se lo
credevano vantaggioso a'peccatori. L'ac-
corciar delle penitenze, dice il Chardon,
die origine a\V lnclulgenza[F .),(\e:ierm\-
nandovisi i vescovi eziandio per le soprav-
venute persecuzioni e per le raccoman-
dazioni de' martiri. Nel voi. XXXVI II,
p. i33, ricordai le lettere de martiri in
favore decaduti o /a^.si sottoposti alla pe-
nitenza canonica, dette anche libelli e ce-
dole di pace; non che le lettere penilen-
ziali pei penitenti che recavansi a Ro-
ma, per adempirvi la penitenza. Anche i
sacri Pellegrinaggi [V.), come ho accen-
nato, fecero parte delle penitenze cano-
niche e per lungo tempo : a Cencio che
avea tentato di uccidere s. Gregorio VII,
questi gl'impose il pellegrinaggio di Ge-
rusalemme ; altrettanto ordinò Clemen-
te V a Nogaret che avea arrestato e ingiu-
riato Boiìifacio Vili, al modoche riportai
nel voi. XXVI, p. 3o2. Questi pellegri-
naggi si facevano per ogni parte del mon-
do col bordone e lo scapolare, o altri a-
biti propri de' penitenti. Essendo la Chie-
sa madre pietosa, quando delle peniten-
ze secondo gli antichi canoni penitenziali,
per giuste cause si rendeva impossibile
o almeno difficilissimo l'adempimento, si
conimulavano;in luogo di digiuni a pa-
ne e acqua, s' imponeva al penitente la
recita inginocchioni di 5o salmi, dando
in quel giorno da mangiare a un povero,
oltre l'astenersi dalla carne e dal vino;
PEN
se non sapeva leggere,'prostrato a terra in
chiesa, dovea loo volte domandar per-
dono a Dio; si prescrivevano elemosine,
celebrazione di messe cantate, ed altre pe-
nitenze canoniche in proporzione, per fre-
nare la rilassatezza de' peccatori. Il i.°
grado della penitenza è il rinunziare al
peccato, il 2." l'esame e la riforma del-
l'interno, il 3.° lo spirilo di compunzio-
ne. Essendo tutti i cristiani chiamati al-
la penitenza , abbiamo grandissimo nu-
mero di memorabili esempi riportati dal
Baronio negli Annali. Le persone consa-
grate alla penitenza e alla perfezione del-
la vila, in ogni tempo edificarono il cri-
stianesimo. JN' e' secoli iu cui sussisteva il
rigore delle penitenze pubbliche, molti
volontaria mente si sottoposero alla solen-
ne penitenza, per cosìfar conoscere la lo-
ro reità e insieme il proprio dolore dei
commessi falli. Altri vi furono, che senza
essere rei di colpe soggette a penitenza
canonica, 1' abbracciarono per zelo e di-
vozione particolare. Nel pericolo di mor-
te, senza gravi colpe, ma per istinto di
timor di Dio, anticamente fu fre{|uente
di pigliar l'abito monastico in occasione
d'inlermità, per consacrare il restante dei
loro giorni alla penitenza se sopravvive-
vano; come narrai nel voi. XLVl, p. 58
e 73. Osserva Buonarroti uè f" etri anti-
chi,che la peni lenza era solita darsi ai mo-
ribondi avanti l'eslreiiia unzione con al-
cuni riti, di aspersione di cenere, d' im-
posizione di cilicio e allro, onde i suoi sim-
boli furono espressi nei sepolcri; figuran-
dosi in essi la penitenza coli' immagine
di s. Pietro col gallo vicino, al cui can-
to cominciò a piangere. Siccome le ope-
re di penitenza si possofio ridurre in cer-
io n)odo alla preghiera, al digiuno e al-
ì'<'lfino<>ina,lva gli altri mezzi pii di sod-
disfazione vi ha pure il rassegnarsi alla
volontà di Dio se ci visiti con le afflizio-
ni e i travagli. Cosi per mezzo delle ma-
lattie, delle ainizioni di spirilo, dei rove-
sci di fortuna, della perdila della roba e
delle persone a noi più care, Dio ci oOre
PEN 53
roccasionedi patire pei nostri peccati. Co-
sì permeile egli talora che noi siamo fat-
ti oggetto delle mormorazioni, delle ca-
lunnie , delle persecuzioni, onde ci pos-
siamo valere di sitfatle tribolazioni per
far la penitenza ch'egli esige da noi. In-
oltre, ne' quotidiani incomodi della vita,
nelle frequenti privazioni a cui andiamo
soggetti, le molestie che ci vengono o dal-
le persone,© dalle creature irragionevoli
eziandio, sono occasioni di far peniten-
za. Su questo gravissimo argomento si
possono leggere: il p. Gio. Morin, Coni-
mentarius hist. de disciplina in admini-
stratione sacramenti poenilenliae, trede-
ciin primis saecidis in ecclesia occiden-
tali et hncusque in orientali obscrvala,
Parisiis i65o. Sirmondi, Historia poe-
nitentiae publicae , Parisiis i65i. Orsi_,
Dissert. hist. de capitalium criminum ab-
solittioni, Mediolaui lySo. Joh. Lensaco,
De ecclesiastica satisfactionc poeniten-
tiae, Lovanii i585. Coucina, De sacra-
mento poenitentiae, ejusque ministro, R^o-
mae 1750. Cìrnvàon, éStoria de' sacra-
menti t. 2, storia della penitenza. Terza-
ga, Istruzione per amministrare il sagra-
mento della penitenza , Roma i 790. Coni-
ment. hist. in adniinistr. sacramenti poe-
nitentiae, Anluerpiae 1682. Sulla peni-
lenza, sagramenlo,. ordine e rito da te-
nersi in amministrarlo, vedasi Diclich ,
Diz. sacro-li turg,
PENITENZA. Ordinedereligiosi det-
ti degli scalzetti. Ne fu fondatore il servo
di Dio Giovanni Varella e Losada, nato
agli II dicembre 1723 in Brigos, dioce-
si di Lugo, nel regno di Galizia in Ispa-
gna, da nobili genitori. Educato nel ti-
mor di Dio, per le asprezze dello zio, pas-
sò in Ceuta di Barberia ad arruolarsi sol-
dato. Militò anche in Italia e trovossi ai
falli d'armi di Vellelri e Pizzighettone.
Avendo disertato fu mandato prigione in
Maiorca,ove per compassione tacque chi
gli avea rubalo l'archibugio. Ottenuta la
libertà, entrò al servizio del maggiordo-
mo dei cardinal Borbone arcivescovo di
54 PEN
Toledo; qii«sli era solito portarsi ogni
anno dai domenicani di Segovia a farvi
yli esercizi spirituali, con tutta la fami-
glici, per cui Io seguiva pure Giovanni.
Essendovi una grotta in cui è tradizione
vi avesse fatto penitenza s. Domenico ,
spesso Giovanni si ritirava a farvi ora-
zione, ond' ebbe da Dio forti ispirazioni
d'abbandonare il mondo e di recarsi in
Salamanca. In fatti cambiate le sue ele-
ganti vesti con quelle d'un povero, con-
sistendo in lacero sacco che pose sulla nu-
da carne, col capo scoperto e scalzo, l'ul-
timo del 1749 s'incamminò per ubbidi-
re al Signore alla volta di Salamanca; e
per non essere molestato nel viaggio, si
finse pazzo e muto. In questa condizio-
ne si portò al convento de'niinori osser-
vanti, dormendo sulla porla della chiesa
e ricevendo tra'poveri l'alimenlo. Avve-
dutosi il Portinaro della pietà del credu-
to pazzo, l'impiegò a pulire il chiostro, e
perciò voleva soccorrerlo a parte, n)a e-
gli si contentò di restare dopo i poveri.
1 religiosi ben presto se ne servirono, ara-
mirandolo anche pegl'iusulti e derisioni
de'ragazzi, che sopportava con edificazio-
ne: finalmente Dio volle far palese la vir-
tù del suo servo, nel modo seguente. Sette
anni circa prima che Giovanni andasse
a Salamanca, il Signore in visione avea
mostralo a suor Rosa del Casliglio di Ge-
sìiNazareno,re!igiosadis. Chiara di quel-
la città, il volere che si fondasse un nuo-
voordine di penitenza, dichiarandole an-
cora gli esercizi che doveano praticare i
nuovi Penitenti ( F.), ovd'inaiìdoìe di scri-
vere fedelmente l'udito e il veduto, co-
mefececonsegnandolo scritto al suo con-
fessore p. Valcarze minore osservante e
professore di Salao)anca. Per sette anni
fu esaminalo, ma per ignorarsi chi dovea
essere il fondatore del nuovo ordine, ri-
corse di nuovo suor Rosa all'orazione, e
Gesù Cristo che tornò ad apparirle, le
nominò Giovanni Yarella, al quale aven-
dogli per un Crocefisso parlato nella gJ ot-
ta di Segovia e comandato di recarsi a
PEN
Salamanca per intendere la sua divina
volontà, ivi si trovava presso i francesca-
ni, santamente finto pazzo e muto. Aven-
do tutto la religiosa riferito al confesso-
re, egli andò in cerca di Giovanni, lo chia-
mò per nome e invitò a lasciar la simu-
lala pazzia. Stupì Giovanni di essere co-
nosciuto, ma ridendo si occultò. Allora
il p. Valcarze seriamente in rincontrarlo,
gli manifestò quanto Dio aveagli signifi-
cato nella grotta di Segovia e lo minac-
ciò di castigo se non ubbidiva; ma segui-
tando Giovanni la sua finzione evase, in-
di fece con lui la confessione generale con
sorpresa de'francescani che lo reputava-
no mulo e pazzo, ed egli rispose essere
ciò avvenuto per le loro orazioni. Gli fu
accordalo in convento uno stanzino, ove
passava la nòtte in orazione e flagellazio-
ni, impiegandosi la mattina a servii^e con
fervore tutte le messe.
Il p. Valcarze dopo aver fallo diverse
prove su Giovanni, nel lySi gli svelò il
segreto che Dio lo destinava fondatore
di nuovo ordine a vantaggio de' fedeli.
Subito Giovanni fuggì dal convento e sa-
rebbe partito dalla città se Gesù Cristo
non lo avesse impedito, parlandogli la ter-
za volta, la seconda essendosi manifesta-
to al suo arrivo in essa. Tutlavolta il p.
Valcarze ritrovatolo procurò di persua-
derlo della replicata volontà divina, e
dopo vari abboccamenti lo indusse a tor-
nare in convento e rassegnarsi, portan-
dolo da suor Rosa di Gesù Nazareno che
gli consegnò lo scritto della rivelazione.
Ricevuta Giovanni la carta, nel giorno di
s. Gio. Battista lySi coininciò ascrivere
la regola e la terminò in quello di s. Bar-
tolomeo : agli 8 marzo i 'jS'ì unitisi a lui
ottoscolari di Salamanca, principiò a met-
terla in pratica e ad osservarla con essi.
Indi co' compagni si condusse in Rointi
a'ac) agostOjSupplicando Benedetto XIV
dell'esame e approvazione della regola.
Dopo un anno e mentre avea acquista-
lo altri quattro compagni, due italiani
e due spaguuoli, il Papa disse a Giovau-
PEN
ni clie la regola gli piaceva, ma pcrcliè
i principi voleano diminuire il numero
degli ordini esistenti, lo consigliò entrare
co'stioi in altri ordini, esibendo facilita-
zioni. Giovanni restò nel suo proponi-
mento e solo fu conlento che la regola
era piaciuta al capo della Chiesa, speran-
do che Dio avrebbe cambiato il cuore ai
sovrani. Parli per Napoli con due com-
pagni per tentarvi una fondazione, la-
sciando gli altri in Roma a vivere reli-
giosamente in una casa contigua all'o-
spizio de'benfralelli spagnuoli (ne parlai
nel voi. XXVI, p. 126 ) presso s. Maria
Maggiore, alimentandosi di limosine ,
(]uando la provvidenza condusse nell'a-
bitazione il cardinal Cresceiizi arcivesco-
vo di Ferrara, ed informatosi del loro te-
nore di vita, gl'invito a recarsi a pranzo
da lui due per giorno. Per la stima che
ne concepì, con beneplacito pontificio li
stabiPi in Ferrara, prima nella chiesa dei
Sacconi, quindi in quella di s. Croce, don-
de l'arcivescovo Mattei li trasferì nella
chiesa di s. Apollinare. Venuto Giovan-
ni in cognizione dell'operato dal cardi-
nale, si recò in Roma, e fu consigliato
di porre in pratica il prescritto dalla re-
gola, cioè di andare il superiore a chie-
der la limosina per la città colla croce
sulle spalle. Ubbidì Giovanni e venendo
abbondantemente provveduto dalla ca-
rità de'fedeli, cessò co' compagni di an-
dare a pranzo nelle case degli altri re-
golari. Per falsi rapporti il cardinal Gua-
dagni li fece partire da Roma, assicuran-
doli che se fossero ricevuti altrove, co-
me in Ferrara, il Papa avrebbe appro-
vato l'istituto. Dopo essere Giovanni coi
suoi religiosi soggiaciuto a diverse peri-
pezie, sì in Roma, che in Napoli, Mila-
no, Piemonte, Alessandria e Brescia, do-
ve dall'altrui gelosia non si voleva l'isti-
tuto , potè aprire quattro conventi iu
Ungheria, poi con altri soppressi da Giu-
seppe H, ed il vescovo d'Agria Valcorzi
ordinò sacerdote Giovanni con tre com-
pagni a titolo del seminario , secondo i
PEN 55
privilegi della patria. Portatosi il fonda-
tore nella Spagna, eresse il convento di
Torà nella diocesi d'Orihiiela, ma i men-
dicanti l'obbligarono a partire, onde in
Portogallo i religiosi fondarono tre con-
venti, ma solo in Lisbona poterono rima-
nere. Tornato Giovanni in Ispagna ebbe
un convento a Madrid, che durò Ireaimi.
Ripassato il fondatore in Roma eresse
un convento sul IMonte s. Angelo presso
Viterbo, poscia iu questa città traspor-
tato : finalmente andato in Ferrara, in-
debolito e stanco pei continui viaggi per
stabilire e dilatare l'ordine, Giovanni vi
morì a'24 maggio i 769, d'anni 4^5, e con
fama di santità fu sepolto in s. Croce e
poi traslato in s. Apollinare. Progreden-
do l'ordine a fiorire, Pio VI a'2 i mag-
gio 1784 col breve Injuiicti nohis, con-
fermò le regole e costituzioni dell'ordi-
ne, e con l'altro, Ex debito, ^W comuni-
cò le grazie e privilegi dell'ordine fran-
cescano. Nel Ball. Ront. Coni. t. 7 , p.
284 e 299, sono riportati i brevi e le co-
stituzioni, quali già erano state stampa-
tene! I 784 in Ferrara, indi in R.oma col-
le y4ggiunle nel 1 790. Queste ultime tro-
vate necessarie dal p, Giuseppe Crespo
generale dell'ordine, con facoltà aposto-
lica si formarono da lui e dal definito-
rio, indi ordinate e disposte dal p. Anni-
bali da Latera minore osservante, furo-
no approvate a'20 luglio 1790 con de-
creto della congregazione della discipli-
na regolare, ed autorità di Pio VI, il qua-
le accordò ai religiosi l'uso del mantello.
Inoltre Pio VI coi bve\e Ejcposiliim no-
bis, de' 18 luglio 1797, Bull. cit. t. io,
p. io4, concesse all'ordine il privilegio
diseppellirei fedeli defunti nelle loro chie-
se. Dipoi Pio VII con breve nominò ge-
nerale il p. Andrea Castellani romano, e
Leone Xlll'approvò nell'uflizio, avendo-
lo onorato di particolare benevolenza,
non che di sue visite: egli era stato uno
degli eremiti dell'Ascensione, i quali sop-
pressi assunse l'abito di questo ordine, e
in morte meritò quell'elogio che si leg-
56 PE N
gè nel n.°io2clcl Diario di Roma i833.
Ijiegoiio XV 1 gli die insuccessore l'odier-
lìo [). «".Ilio generale Giosuè Diolalevi. In
cjucsL' ordine peilauto, detto della peni-
ttnza pel liguioso e penitente tenore di
vita de'ieligiosi, sotto l'invocazione di Ge-
sù Nazareno, onde sono chiamati naza-
reni e più coniuneineute scalzeUi perchè
prima andavano scalzi, si fanno i tre vo-
li consueti di povertà evangelica, casti-
tà e ubbidienza, cui si aggiunge il giu-
ramento di sostenere con tutto l'impegno
il mistero dell' Immacolata Concezione.
In vigore della povertà da'ieligiosi pro-
fessala, non possono possedere alcun fon-
do, n)a a somiglianza de'frati minori fran-
cescani, debbono viveredi limosine men-
dicale quolidiananieute, che dove queste
non bastino per vivere è loro permesso
di fare le provvisioni pel futuro. Il sin-
daco apostolico è depositario delle limo-
sine da impiegarsi nelle chiese e conven-
ti, esseiitlo proibitoai religiosi tenere de-
liaro. llsuperioredel convento è il guar-
diano; il ministro generale dell'ordine si
elegge ogni sei anni, come il commissa-
rio generale, procuratore generale* quat-
tro custodi e quattro dclìuitori generali:
i capitoli generali si celebrano ogni tre
anni. I religiosi fanno un anno di novi-
ziato, e nel ricevere l'abito non mutano
il nome battesimale, né il cognome, es-
sendo vietalo dalle loro i egole. Ma delle
esposte e di altre notizie, come delie pro-
vincie, del tenore di vita veramente pe-
nitente de'sacerdoti e dei laici, digiuni e
Jiiortilicazioni, de'cercanti la questua, del
principale fine de'religiosi che l'assisten-
za de'jnoribondi, fare missioni a dispo-
sizione degli ordinari e altre prediche, e
del loro abito, con dettaglio trattò il sud-
detto p. da Lateia, Compendio della sto-
ria degli ordini regolari pav. 3, cap. 26.
Ciò che rende questo ordine utile ed ac-
cella ai popoli si è, che indefessamente
esercita il suo zelo per le classi più ab-
biette della società, accorrendo premu-
roso ad apprestare i più caritatevoli soc-
PEN
corsi di nostra' s. religione; il perchè que-
sti religiosi furono sì cari a Pio VI, che
si degnò esternare il suo paterno affetto
all'istituto, della cui prosperità si mostrò
tanto sollecito, con queste rimarchevoli
parole del citato breve Ex debito : pa-
terno charilatis ajftctu proseqidnuir ,
ftitciqne illoruin slaliii , ac ut perso-
uae , quae tani pìiun vilae institulum
aniplexae sunt , ec. Neil' ordine fiori-
rono diversi religiosi , illustri per dot-
trina e vita esemplare. L'abito dei reli-
giosi è di panno grosso scuro del colore
de'minori osservanti, cioè tonaca lunga
con maniche alquanto strette, e mantel-
lo che arriva alle ginocchia, cappuccio ro-
tondo e breve, unito ad un bavaro lar-
go circa dieci dita dalla parte posterio-
re, mentre uell' anteriore scende fino al
petto diviso in due estremi rotondi. I lai-
ci hanno il cappucciosenza questi due e-
slremi, perchè in vece portano attaccato
allo stesso cappuccio un pezzo di panno
largo cinque dita e di figura rotonda nel-
le parti posteriore e anteriore. Cingono
la tonaca con cordone di lana turchino,
nelle cui estremità è il fiocco, bianco nei
sacerdoti e chierici, nero ne'laici. Porta-
no sa\idali, e solo ne'viaggi possono usa-
re il cappello. Ne produce la figura con
un cenno il Capparroui, p. 52, nella Rac-
colta degli ordini religiosi. L'ordine ha
un cardinale per protettore, chiese e con-
venti a Sutri, a Monte .Marciano detto
della iMadonna Alberici, ed in Viterbo
fuori di Porta s. Pietro , mentre priuìu
l'ebbe sul Munte Cimino e poi nella chie-
sa del Gesù, ov'è sepolto uno de'guardia-
ni che visse e mori santamente, come di-
chiararono i viterbesi nella lapide che gli
eressero: gli altri conventi furono sop-
pressi nelle vicende politiche. Inoltre l'or-
dine in Pionui ha le due seguenti chiese
e conventi.
Chiesa di s. Maria delle Grazie a
porta Angelica, nel rione Borgo o Cit-
tà Leonina, con convento in cui risie-
dono il ministro generale e il procuratore
PEN
ociicrole clc'liati della penitenza. Ad E-
REMITI 1)1 IloMA parlili dell' eiezione di
questa cliiesa nel i 588, e riedificazione
nel 1618 con piccolo portico munito di
cancelli di l'erro e tre porte; della pro-
digiosa inuiiagine della IMadonna delle
(jiazie, dipinta in tavola e coronata col
divin Fif^lio lattante dalcapitolo Vaticano
a'g f;iu{^uo i644> elicsi venera con par-
ticolare divozione, mentre negli altri al-
tari sono rimarchevoli il quadro di s.
Francesco del Puccini, e quello dell' As-
sunta di autore incerto; del convento o
ospizio e spedule contiguo, ove dimora-
rono sino al lerinine del secolo decorso
gli eremiti dell'Ascensiona, cui successe-
ro gli attuali religiosi. Qui dunque solo
aggiungerò, che riporta il IWcó, De gin-
biliii, p. i36, che in (juello del 1600 il
fondatore del luogo Albeiizio vi alloggiò
10,000 pellegrini. 11 Cassio, Corso delle
acque, par. i, p. 386 e 4^''> na''^» che
fr. Francesco eremita rinvenne un capo
copioso di eccellente acqua delta delle
Api ( ne tratto a Palazzo Vaticano),
col quale fu l'orinalo il l'onte vicino al por-
tico della chiesa, benché Gregorio XV
nel 1621 già avesse provveduto la casa
d'una porzione dell'acqua Paola, cui per
gratitudine gli eremiti eressero una la-
pide che riporta. Dirò pure clie anche
rAinydeno, De pietaLe romana, p. 46 e
63, parla de'detli eremili; mentre il Bom-
belli, Raccolta delle iiiimag'mì, t. 2 , p.
I 17, riporta il rame della ìMadonna, ne
descrive la celebrità e parla del lotidato-
re degli eremiti, costituzioni e sua vita
stampate . Siccome gli eremiti eransi ri-
dotti a due, il loro protettore cardinal In-
iiico Caracciolo propose a Fio Villa sop»
pressione della comunità e di dare la chie-
sa coir edilizio contiguo all'ordine della
penitenza, di cui fu fatto prolettore, col
peso di ricettare e alimentare gli eremi-
ti esteri, quante volte capitassero al con-
vento, iu occasione di recarsi alla visita
de' santi luoghi della città. Il Papa ap-
provò la proposizione del cardinale il 1."
P E N 57
marzo 1806, quindi col breve Pastora-
lis nostra sollicitiido, de' 1 3 settembrCj
Bull. cil. t. i3, [). 5 j, confermò la con-
cessione e soppressione dell'ospizio degli
eremiti, ed applicò ai frati della peniten-
za (pianto loro apparteneva, i quali ri-
dussero in miglior forma il convento e
abbellirono la chiesa, iucui fanno risplen-
dere il divin culto.
Chiesa dis. ]\lariadegli Jiigeli in ma-
cello Martyrum, nel rione Monti. Dicesi
volgarmente alle Colonnaccìe per quel-
le due superstiti che sono quasi riinpet-
to alla chiesa, ne'giandiosi avanzi del lem-
pio di Pallade o Alinerva, eretto nel suo
foro da Domiziano ( dicesi demolito tla
Paolo 111), detto anche Palladio dal tem-
pio cui appartengono delti avanzi, coti
fregio nel quale sono effigiate le inven-
zioni atliibuilealla dea, e iiell'attico erasi
ripetuta la figura stante di Pallade, che
avea lutto l'onore del foro omonimo. La
chiesa appellasi pure ai P^z/iM/a dal vi-
cino arco ed avtuizi del foro di Aerva, il
quale v'incorporò quello non compito di
Domiziano, dello Transitorio, dagli archi
che davano adito ad altri fòri, uno dei
quali archi ora dello de'Pantani ricorda
il sito altre vollepaludoso. La chiesa tro-
vasi nell'area del foro Palladio iu macel-
lo Mar ly rum. Nel foro di INerva si con-
gregava il senato per trattar le cause di
religione ; perciò vi erano portati molti
martiri ad essere esaminati, conduceiido-
si poi per le loro eroiche ris[)0sle, ai tem-
pli di \ enere e Iloma accii) vi sagrificas-
sero, il che non volendo essi fare, erano
o nel Colosseo abbandonati alle fiere o
portati nelle vicine carnifìcine pubbliche
ad essere tormentati e uccisi, peroni ta-
li luoghi si dissero macello de'martiri. Il
pili famoso fu quello che poi fu occupa-
lo dalla chiesa per santificarlo e racchiu-
dervi nel mezzo il pozzo, nel quale si get-
tarono moltissimi loro corpi e le cui ac-
que sono riconosciute prodigiose. Dicesi
che nelle nominate acque slagnanti e fan-
gose si Lullàvauo e tormeulavauo i sauli
53 P E x\
uiartiii, quindi sopra una pietra nera ili
paragone si mozzava loro il capo, quale
pietra si venera nella stessa chiesa. For-
se è questa la pietra scelleiata, sulla qua-
le fu martirizzato anche s. Ippolito cava-
valiere i ornano, ed esisteva in questo luo-
go. La chiesa giù nel secolo Xll era sotto
il titolo di s. 3Iarco in macello Marty-
rum, quindi prese quello di s. Maria de-
gli Angtii in macello ììlarlyrum, come
regina de' martiri, probabilmente dalla
miracolosa immagine di Maria col Bam-
1-iino egli Angeli che ivi è in gran vena-
razione e dipinta in mino, coronata in
un al figlio a'3 I luglio i 729 con corone
d'oro dal capitolo Vaticano, come descri-
ve il citato Dombelli l. 4) p- 4^- Leone
X nel iSiy die la chiesa all'università
de'tessilori, ed avendo essi s. Agata per
avvocata ( per la tradizione che avendo
appreso l'arte di tessere, con fare e dis-
faie un velo, venne adeludere l'impor-
tunità della madre, che la volea forzare
a prendere marito, come rileva il Lau-
1 enti, Star, di s. Agata in Suburra, p. 4 ' >
nella quale chiesa sono le sacre spoglie
di s. Ippolito ), le eressero un altare e
introdussero di chiamarla chiesa con tal
titolo. S.Pio /^, Ghislieri, migliorò la con-
trada pantanosa e poco accessibile, con
nuove strade e le principali presero il no-
me di Alessandrina e Bonella, il primo
per quello che avea portato da cardina-
le e usato pure dal nipote cardinale, che
essendo della famiglia Bonelli in onore
di questa fu chiamala l'ai Ira via. Nel » 784
Pio VI donò la chiesa e la casa propin-
qua all'ordine della penitenza, che vi po-
se la residenza del generale, della curia
e del definitorio; ed alla coufrateruita dei
tessitori lasciò il proprio altaie. Nel 1792
in Pioma pubblicò Isidoro Nardi, Bre^'e
notizia della miracolosa immagine, di s.
Maria degli Angeli, o Macel de Marti-
ri, detta ancora de Tessitori. Da ultimo
eper le ingiurie del tempo, bisognò chiu-
derla al culto divino, onde con benepla-
cito di Gregorio XYI la camera aposto-
P EN
lica la fece restaura redal cav. Pietro Cara-
porese, indi fu riaperta alle sacie funzio-
ni e con solenne messa e Te Deum.a' j
maggio 1846. Quindi a' 17 vi fu l'espo-
sizione del ss. Sagrameuto in forma di
quarant'orecon nuova e bellissima mac-
china, procurata dal zelo de'i'eligiosi, dal-
la pietà e carità de'fedeli, tra'quali il car-
dinal Carlo Aclou benemerito protettore
dell'ordine (sino dal 1 843 per nomina di
Gregorio XVI), che avea provocato il re-
stauro del tempio, e poi lo fece solenne-
mente consagrare a' 2 agosto da rag/ Pichi
arcivescovo d'Eliopoli.dedicandoloa Ma-
ria ss. degli Angeli ed a s. Agata vergi-
ne e martire, come descrive il a.°64 del
Diario di Roma.
PENITENZIERE o PENITENZIA-
PiIO, Poenilentiarius, Praefectiis admis-
sis poenitentiwn cx/)iandis. Confessore,
e propriamente quello che ha autorità
d'assolvere da' casi riservali al vescovo,
stabilito nelle chiese cattedrali, che d'or-
dinario è una dignità à^'capiloli. 11 pe-
nitenziere del vescovo confessa chiunque
a lui si porti, ed in qualunque luogo dei-
la diocesi, ricevendo la facoltà non ex com-
missione, sed a jiire ( Lambertini, i^^'^-
dioec. lib. I, can. 4)- I Penitenzieri di
Roma [V.) sono soggetti al cardinal Pe-
idteiiziere maggiore {1^-). Nelle chiese in-
signi e santuari vi souo pure i peniten-
zieri, ed anche di diverse lingue, come
quelli di Roma.iN'e'primi tempi dellaCliie-
sa il solo vescovo confessava, ciò che ia
punto di morte faceva ogni prete. Nel cre-
scere del popolo fedele i vescovi depu-
tarono un prete cattediale canonico pe-
nitenziere che lo aiutasse. In Roma e ia
Alessandria vi fu più d'un penitenziere:
vi furono poscia altri confessori generali.
Con l'erezione delle Pievi o parrocchie
rurali si scemò la fatica del vescovo e del
penitenziere. I penitenzieri antichi e mo-
derni erano e sono confessori generali.
Anticamente eravi la disciplina di appro-
vare generalmente de'confessori, il di cui
potere esteudevasi iu tutta la diocesi, e
PEN
non era libero a ciascuno di scegliere in-
clilTerenleraente unocle'confessori appro-
vali; gli alili non potevano confessare che
nel luogo assegnato. I vescovi determi-
navano i confessori ; gli uni pei laici, od
anche per un ceito stalo di laici ; gii al-
tri per il clero, e gli altri per le religio-
se ; di modo che i fedeli non potevano
confessarsi che dai sacerdoti loro desti-
nati in particolare; potevano però sem-
pre dirigersi ai vescovi. Il numerodi quel-
li in fatti clie vi si dirigevano, crescendo
sempre, i vescovi scelsero un sacerdote,
commendevole per la sua dottrina e pie-
tà, a fine di metterlo in loro vece. Lo no-
minarono essi confessore o penitenziere
generale, e permisero a lutti i fedeli di
dirigersi a quello, come a loro stessi, per
riceverne l'assoluzione ne' casi riservali.
F. Confessore, Penitenza e Penitenzie-
iiiA,eda Penitenziere MAGCiOREdiròdel-
l'origine de'penitenzieri in Roma, ed an-
che parlando de'/jtf/i/Ve«s/er/ vaticani. Ab-
biamo dal Rinaldi all'anno 5(ì, n.°24) ^^^^
a'tempi dell' imperatore Decio del 249
gi à vi erano sacei doli penitenzieri, i qua»
li udivano le confessioni, ne lo negano gli
stessi nemici delia penitenza, essendo ciò
chiaro per l'autorità di Socrate e di So-
zomeno, islorici greci novaziani. Che in
una chiesa fossero deputati più sacerdo-
ti penitenzieri a dispensare il sagramcn-
to della penitenza, Io dimostra un'epi-
stola di Dionigio Alessandrino a Fabio
Antiocheno, quindi crebbe il loro nume-
ro e si deputai onoa ciascuna chiesa. Che
i penitenzieri fossero in Costantinopoli,
lo cKichiara il Crisostomo. Anticamente
confessavano i vescovi, e dopo loro i sa-
cerdoti al cui governo è consegnata una
porzione del popolo fedele; ma sopiaflat-
li dalla fatica immensa, essendosi i cristia-
ni moltiplicati e divenute piìi frequenti
le confessioni, i vescovi non solo aggiun-
sero al canone della chiesa, cioè al cata-
logo degli uOìziali ecclesiastici, un sacer-
dote destinato espressamente ad auimi-
nislrure la penitenza, ma li destinarono
PEN 5()
al governo delle parrocchie, prima nelle
città grandi, come Roma e Alessandria,
e poi nelle ville ; e per la penitenza de-
legarono la stessa facoltà a'monaci sacer-
doti, i quali si guadagnarono talmente le
affezioni e la confidenza de'popoli, che i
principi e signori gli elessero sovente per
medici spirituali delleloroaniine e perco-
Diunicarad essi i segreti delle loro coscien-
ze, malgrado leopposizioni di alcuni, che
rammentai anche a Parrocchia ; dopo Io
stabilimento de' regolari mendicanti, le
confessioni divennero più frequenti nei
conventi e monasteri. Applica vasi s. Am-
brogio con assiduità airammiiiislrazione
della penitenza non solo pei peccati di
scandalo , nella sua qualità di ministro
della penitenza pubblica, ma ancora con
ogni sorta di penitenti, benché avesse de-
gni coadiutori per l'amministrazione del-
la penitenza segreta ne'suoi preti. In oc-
cidente ne'primi tempi i vescovi erano i
più ordinari amministratori di questo sa-
gramento, e qualche volta dinanzi a loro
ed a"li altri sacerdoti, che si chiamava-
no il senato o il presbiterio. Neil' oriente
la disciplina offre in ciò qualche differen-
za. I vescovi avevano in ogni chiesa sta-
bilito un prete penitenziere, al quale a-
vevano rimesso almeno l'esame dei pe-
nitenti. La sua funzione era di ascoltare
le confessioni di coloro che potevano a-
ver bisogno del suo ministero pai ticola-
re. A questo fine volevasi che l'eletto fos-
se di una discrezione e di una prudenzii
distinta fra tutti gli altri ministri dell.i
riconciliazione. Ascoltava egli lutti colo-
ro che venivano ad accusarsi; e secondo
la gravezza e la natura delle loro colpe,
o li sottomettevano alla penitenza pub-
blica, o prescriveva loro ciò che praticar
dovevano in segreto, prima di partecipa-
re all'Eucaristia. Talvolta questi peni-
tenti si accusavano in pubblico di una
colpa segreta, a fine di eccitarsi sempre
più all' umiltà e compunzione. ÌXell'orien-
le i monaci furono occupati nelle confes-
sioni più ancora che uell'occidcnteQnan-
6o PEN
timqiiela poteslàdi legar e sciogliere, al-
la quale è unita quella di ascollar le con-
fessioni nel foro penitenziale, sia insepa-
rabile dal sacerdozio, nondimeno non tul-
li i sacerdoti hanno diritto di esercitar-
la. I sacerdoti l'hanno da Cristo; ma al-
la Chiesa tocca regolarne l'uso, prescrive-
re ai medesimi le legule da seguirsi nel-
reserc.izio di questa podestà loro confe-
rita nell'ordinazione, e assegnar loro i sud-
diti, sopra cui debbano esercitarla. Quan-
to ai casi riservati ai vescovi e al Papa,
si trovano Iraccie di queste riserve negli
antichi rituali mss., ne'quali si vede che
i sacerdoti, i quali ascoltavano i peniten-
ti, anche nel giovedì santo, dopo avere
diligentemente esaminali quelli eh' erano
degni di ricevere l'assoluzione, dovevano
presenlarii al vescovo per tal effetto. An-
ticamente era permesso, come al presen-
te, ai monaci di ascoltar le confessioni gli
uni degli altri, ma 1' assoluzione era ri-
servala all'abbate. Vi sono degli esempi
di casi riservati al Papa, da più di nove
secoli. Per 1' omicidio può vedersi negli
atlide'sanli di Piedone. Quelli diesi man-
davano perciòal Papa, gli portavano let-
tere del loro confessore, nelle quali gli si
manifestava la commessa colpa : vedasi
Pellegri.v AGGIO. Piiccardo vescovo di Sa-
lisbury riferisce. « Quelli che si duigo-
no al Papa, portino seco lettere contenen-
ti la specie e circostanze del peccalo, e le
csprimanosullìcientemente, oppure il con-
fessore stesso vada a Pioma ". La storia
ecclesiastica ci dà un esempio mollo piìi
antico di assoluzione riservata al superio-
reenarratoda Fleury. Giasone piete ac-
cusò un altro detto Lamponiano : que-
Jili confessò il suo delitto, e fu perciò da
SìucnÌo separa lo dalle adunanze della chie-
sa. Egli mostrava colle lagrime il suo peu-
timciilo, e il popolo chiedeva grazia per
lui. Ma Sinesio stette saldo, e lo rimise
per l'assoluzionealla sedia episcopale, cioè
a Teofdo d' Alessandria. Solo permise a
lutti i sacerdoti ch'erano presenti, di dar
la comunione a Laujpouiauo, nel caso che
PEN
egli venisse in pericolo di morte, poiché
diceva; Per quanto io posso, nessuno mor-
rà legalo; ma s' egli guarisse, sarà sog-
getto alle medesime pene e attenderà dal-
la vostra bontà ( parlando a Teofllo ) il
segnale d'indulgenza. Ed ecco un'asso-
luzione riservata al superiore dallo sles-
so metropolitano che avea imposta la pe-
na, il che è molto ossei vabile; imperoc-
ché quanto alle assoluzioni riservate ai
vescovi dalla parte de'preti, era già an-
ticamente ordinario costume riservare ai
vescovi l'assoluzione de'pubblici peniten-
ti. Dal I ooo in qua cominciò a tarsi que-
sta riserva anche ai vicari generali de' ve-
scovi, i quali ancora erano penitenzieri,
come fu Gilduino abbate di s. Vittore,
il quale nel i i3i era vicario generale e
penitenziere del vescovodi Parigi. V. Pe-
re ECCLESIASTICHE, ovc fcci parola de'due
furi penitenziali, interiore e esteriore. Den-
tro i Confessionali (V.) si trova la nota
stampata de' casi riservati al Papa ed al-
la sua peuitenzieria. Un confessore sem-
plicemente approvato ad ascoltare le con-
fessioni , non può assolvere dai casi ri-
servati, se non che in punto di morte, ed
espresiamente lo dichiarò il concilio di
Trento, sess. i 4? e. 7.
L'istituzione de' penitenzieri maggiori
in ogni diocesi, propriamente risale al se-
colo XIII, in un ad altri provvedimenti
che si giudicò a proposito di fare pel be-
ne dell'ecclesiastico governo, i quali pos-
sono vedersi nel Tomassini, Dt i'cl. et uo-
va eccl. discip. Innocenzo 111 che Ilori nel
jìrincipio di detto secolo, ordinò col cap.
De qffic. ordinar,, che lutti i vescovi te-
nessero presso di loro continuamente un
penitenziere, per assolvere que' casi ri-
servali, cui non è permesso assolvere a-
gli ordinari confessori. Dei penitenzieri
maggiori o generali se ne fa menzione nel
concilio d'Ox.ford del 1289, ed in quel-
lo di Chester pure del 1269. Il concilio
di Trento, sess. n^, e. 11, decretò. » Se
alcuno dirà, che i vescovi non hanno di-
ritto di riservarsi casi, se uuu iu quanto
alla polizia esteriore ; e quindi che que-
sta riserva non impedisce, che un sacer-
dote non assolva veramente dai oasi ri-
servali, sia anatema ". Quindi nella sess.
24> e. 8, il medesimo concilio statuì. •> Il
vescovo stabiluà un penitenziere, unen-
do questa funzione la prima prebenda,
che verrà a mancare, ed eleggerà per que-
sto posto qualche dottore e licenzialo in
teologia di 4o anni circa d'età, o altra per-
sona che troverà più idonea per questo
impiego; e menile il dello penitenziere
sarà occupato in ascollar le confessioni
della chiesa, sarà riputato come presen-
te all'ofilzio nel coro ". Ed ecco l' origine
della prebenda penitenziale e della peni-
tenzieria annessa ad un canonicato nel-
le cattedrali. Inoltre hanno penitenzieri
eziandio le chiese insigni, come fra le al-
tre, di s. Antonio in Padd-a, il santua-
rio di Loreto, e la basilica di Ànsi, nel-
la quale Innocenzo XII vi stabilì tre pe-
nitenzieri colle solite facoltà pei casi ri-
servati, ed altri tre ve ne aggiunse Be-
nedetto XIV. 'ÌSavva\\K\cc\, De'gitthilei,
p. 224, che in quello del \()i5 Urbano
Vili aumentò il numero de'penifenzieri
vaticani con aggiungerveneprimaS e poi
altri 4) a' quali diede l'uso della cotta,
della stola paonazza e della bacchetta, che
prima non avevano. Aipenitenzieridi Lo-
reto, Benedetto XIII concesse che quelli
a' quali avrebbero toccato il capo colla
bacchetta penitenziaria, acquistassero 4o
giorni d'indulgeiiza, essendo tale bacchet-
ta o verga segno del loro potere spiritua-
le in foro conscìenliae. A Confessionale
dissi della derivazione di tal rito, che i
penitenzieri delle patriarcali liasiliche di
Pioma acquistano 3o giorni d'indulgen-
za quando toccano colla bacchetta il ca-
po d'un fedele e questo altrettanti, e clie
il cardinal penitenziere maggiore in far
ciò con ferula o bacchetta dorata, egli lu-
cra 100 giorni d'indulgenza, così pure
chi ne riceve il colpo. Il Marangoni. Del
giubileo universale dell'anno santo, K 1 o,
del clero valicano e de'penilenzieri,dice
PEN Ht
che la loro vci'ga n bacchetta, in primo
luogo indica Taulorilà superiore a qiud-
la dignità degli altri confessori ordinari,
loio comunicala ; e secondariamente, e-
scludendo qualsiasi timore dal cuore dei
penitenti, nell' accostarsi al gian sagra-
inenfo della penitenza, rappresenta quel-
l'interna divina consolazione, che si co-
munica a'medesimi, che sotfopongojio il
capo al tocco di essa, di cui sembra par-
lasse il Piofela: Virga tuo elbactUns tiiu.i
ipsa me consolata sunt. Il sommo peni-
tenziere può concedere 100 giorni d'in-
dulgenza a quelli che si accostano al toc-
co della medesima, come apparisce dal
privilegio di Paolo V, confermalo da In-
nocenzo XII li 3 maggio 1695. E quan-
to ali indulgenze che si acquistano al toc-
co della bacchetta degli altri penitenzie-
ri minori, Benedetto XIll concesse gior-
ni IO, e BenedelloXlV con la bolla P«-
ator Bonus, de 3 i agosto 1 743, paragra-
fo'So, concesse altri 20 giorni d'indul-
genza. Di queste indulgenze ne scrisse il
p. Siro, DUncitalio, ec. Che nelle pro-
cessioni i penitenzieri si fanno precedere
da due chierichetti incotta, portanti maz-
zi (\'\ fori con in mezzo elevatala lunga
bacchetta penitenziaria, ne feci parola nei
voi. VII, p. 298, e IX, p. 57. L'uso pe-
rò della bacchella ai penitenzieri delle al-
tre chiese e cattedrali si concede dalla s.
Sede, come rilevo dal Cecconi, Storia di
Palestrina , p. 367, al penitenziere prò
tempore della quale la s. congregazione
de'rili concesse con decreto degli i i no-
vembre 1641 l'uso della bacchetta co-
me i penitenzieri di Boma. Vedasi, De
virga, sfii ferula poenitcntiali, presso il
cardinal Pelra, De sacra Poenitenliaria
apostolica p. i I 3.
PENITENZIERE MAGGIORE, . V^m-
musmngistercriminihus expiandis, Poe-
uilentìario majori. Ufìizio cospicuo che
si esercita iu Roma da un cardinale a vi-
ta, «e non rinunzia od è promosso ad al-
tro. Nel sacro collegio e curia romana,
secondo il p. Plellenìberg, Nolilta p. 49>
Gì PEN
dopo n vice cancelliere e il camerlengo,
il penilenzieie maggiore è il 3.° amplis-
simo uffizio autorevole ed onorevolissi-
mo. 11 De Luca, Del card, pratico p. 4o2,
osserva che nella chiesa romana fungeva
aulicamente l'ufllzio di penitenziere mag-
giore l'arciprete o i ."cardinale dell'ordi-
ne Att preti j lo chiama vicario o ministro
nelle cose divine per tutta la Chiesa uni-
versale, per supplire alPapa nell'asso! vere
dalle censure e casi riservati. Come qua -
lunrjiic vescovo tiene sempre presso di sé
lui Peiiilcnzierè ( P.) per assolvere i casi ri-
servati, cos'i il sommo Pontefice qual ve-
scovodi Romaecapodella Chiesa univer-
sale elegge il cardinal penitenziere mag-
giore nominandolo con biglietto del cardi-
nal segretario di stato, cui segue la spedi-
zione del breveapo^tolico; però avvertirò
coilNardi, Deparrochil. i, p.i83,che il
cardinal penitenziere di s. Chiesa confes-
sa non solo chiunque si porla da lui, ma
può confessare in tutte le parti del mon-
do, colle facoltà sui casi riservati alla s.
Sede, rappresentando in ciò il Papa. E-
gli presiede al sacro tribunale della Pe-
iiitenzierìa apostolica [f-^.), ai peniten-
zieri maggiori di essa, ed ai minori del-
le patriarcali basiliche di Ruma. In que-
sta città sino dai primi tempi della Chie-
sa vi furono parecchi penitenzieri, i quali
si denominavano , presbiteri poeniien-
tiiun. E indubitalo che sotto s. Cornelio
Papa del 254 parimenti eranvi peniten-
zieri nelle chiese parrocchiali di Roma,
che assolvevano i caduti in tempo di per-
secuzione nell'idolatria e detti Lassi[V .),
onde ne nacque lo scisma de' iV^oiv2s/rt/u
(/^^.), che non li volevano ammettere al
perdono. Furono perciò nelle Pance-
citte di Roma (T.) deputali preti, i quali
prò modo culpae admissaiii poeniien-
tiam inditlgercnt. Nato così l'uso de' pe-
nitenzieri, della cui origine parlai a Pe-
nitenziere, s. MarcelloPapa del 3o4,per
riparare i gravi danni da Diocleziano re-
cali a'Ièdcli, con distruggere i luoghi sa-
gì i e coii(jscarnc i cimilcri, (ilulos in urbe
PEN
Roma conilìtiiit quasi dloeceses propler
haplismum, et poenitentìam, il che me-
glio a Titoli cardinalizi. Acquistata la
pace dalla Chiesa, i penitenzieri si este-
sero anche per altri penitenti, onde ven-
ne stabilito, che in ciascuna chiesa pa-
triarcale di Roma fossero due preti, che
avessero cura d' imporre la Penitenza
{f^.J, secondo i canoni penilenziali anti-
thissimie severi. Anastasio Bibliotecario,
parlando di s. Simplicio Papa del 4^7»
chiaramente riferisce, che constitnit ad
sanctos Petrum, Pauluni et Laurentiuni
hebdoniadas propter poenilentes et ba-
ptisnium. Laande secondo lo stile ordina-
rio di Roma ne'gradi e negli uffizi eccle-
siastici, questi penitenzieri aveano il loro
capo che nomina vasi penitenziere maggio-
re e col quale dovevano conferire, quindi
questo uffiziale ne' bisogni e casi impor-
tanti si rivolgeva al Papa. Ne poteva es-
sere diversamente, poiché in Costantino-
poli era vi un capo penitenziere, che a
tutti gli altri penitenzieri sovrastava per
la penitenza pubblica. Quando poi il pe-
nitenziere maggiore cominciasse in Ro-
ma ad essere cardinale e solamente car-
dinale, è assai incerto. Vi sono alcuni che
a s. Benedetto II Papa del G84 attribui-
scono questo uso, citati dal Pletteraberg.
11 Zaccaria nelle note al Lunadoro, /Je-
lazione della corte di Roma, par. 2 , e.
i3, del cardinal penitenziere maggiore,
opina, ommesso quanto può essersi pra-
ticato ne'tempi più antichi, che cessata
o decaduta nell'occidenle la pubblica pe-
nitenza, venendo a Roma o in pellegri-
naggio da più parti penitenti per esse-
re prosciolti da certi peccati, che gli sles-
si vescovi volentieri vedevano riservali
al Papa per qualche freno alla licenza,
certamente dal solo ceto de' cardinali si
scegliesse uno idoneo che presiedesse a
nome del Ponlefìce alle cause e all'as-
soluzione di tali penitenti forastieri, e
quindi ancora alla penitenza de'naziona-
li. Il Lunadoro, ediz. del 1646, p 32, del
sommo penitenziere, conviene che que-
slo importantissimo uffizio sia anticliissi-
tao, ma osserva che il Panvinio propria-
mente ne trovò la prima menzione in
Gregorio X Papa del i27r,nelcap. Ubi
pcricuIiini.h'Awyàeno,D('pielatcronia-
iiftj par. 4} f<ip- B, de caidinalis siimmo
poeìiilentiano, conviene col p. Panvinio
che Io islitiiisse Gregorio X, citimelo Go-
mcz, in praef. ad regidas canccl.a Be-
ììcdicto XII. Come si vedrà , Gregorio
X nominò di certo il penitenziere mag-
giore cardinale, e tra le leggi del concla-
ve ne fece anche per lui.
La notizia più antica che ho trovalo
sul penitenzieie del Papa, spelta al pon-
tificato di Onorio III del 1216, il quale
scelse alla carica di penitenziere Jacopo
Pecorhiia suo cajipellano, creato cardi-
nale dal successore Gregorio IX del i'ì'ì'j:
avverto, che nel liportare la serie de'car-
dinali penitenzieri, che ho forniato, per
le loro notizie suppliscono le hiografie di
ognuno, nellostndio principalmente del-
le quali potei compilarla. Gregorio IX
ebbe a penitenziere, confessore e capptl-
hino s. Raimondo di PegnaHurt domeni-
cano, cui fece laccosliei e le decretali. l\el
1234 era poenilcntiario D. Papa Gre-
gorio IX, Guglielmo de Cordella, come
si legge in Garampi, Sigillo p. 2g. Ma
tuli penitenzieri sembrano essere stati
piuttosto particolari penitenzieri o Con-
fessori del Papa (^.), come lo fu l'ago-
stiniano b. Agostino Novello di Termine,
confessore di Nicolò IV, e penitenziere
di Nicolò ni, Martino IV, Onorio IV,
s. Celestino V e Bonifacio Vili. 11 i.°
penitenziere maggiore e cardinale certo,
fu Pietro di Taranlasia profondo teolo-
go domenicano, da Gregorio X nel 1273
creato cardinale vescovo d'Ostia e peni-
tenziere maggiore, il quale Io successe nel
i "2 j 6 co\ nomea' Innocenzo 7^. Nel 1278
Nicolò III creò cardinale vescovo d'Al-
bano e penitenziere maggiore il suo cap-
pellano e confessore Bentivenga Benti-
i'enghi, teologo peritissimo francescano.
Clemeate V in Avignone nel i3oq no-
minò penitenziere maggiore il cardinal
Berengario Fredol giureconsulto cele-
bre. Essendo morto nel i32i o i323,
Giovanni XXII delegò nel i 32G I' au-
loiità a Raimondo vescovo di Rieti e
vicario di Roma e jid un canonico di s.
Pietro. Il Crispolti nella sua Perugia p.
353, rifeiisce che Giovamii XXII fece
sommo penitenziere fr. Alessandio Vin-
cioli perugino e dotto francescano, poi
vescovo di Nocera. Clemente VI, perchè
continuava la residenza pontificia in A-
vignone^ per Roma nel i352 delegò l'au-
lorilìi di penitenziere al vicario, come
pur fece Innocenzo VI nel iSS'j. Però
jer A\igiione, Clemente VI nel i 3 ^2
creò cardinale e penitenziere maggiore
Stefano iVJlhcrf. flimoso dottore in di-
ritto, e neir i>tesso anno gli succes'^e col
nome d' Innocenzo fi. Questi nel me-
desimo anno creò cardinale e penitenzie-
re maggiore Francesco degli /4t!i, di sin-
golare dottrina : per sua niorte nel 1 36 1
nominò penitenziere maggiore il cardinal
Guglieln)o Bragose celebre professore di
canoni. Nel iS^o Urbano A' fece il car-
dinal Stefano de Poissy. Gregorio XI
nel 1373 il nipote cardinal Giovanni
Crosso, dottore in diritto canonico, ma
seguì poi l'anlipapa Clemente VII; per
cui il Papa Urbano VI nel 1378 dichia-
rò cardinale e penitenziere maggiore E-
leazaro de Sahrano , morto nel i3()4:
in questo tempo era prefetto della pe-
nitenzieria apostolica Agostino napoleta-
no, viie-tesorieie «rUibano VI, vescovo
di Penne e Atri. Al Subrano successero
i seguenti cardinali. Francesco Carbone
cistcrciense nominato da Bonifacio IX,
morto nel i4o5; Antonio G aetaid t\>i{\.o
da Innocenzo VII e morto nel i4'2;
Pietro Gerardi nominalo da Alessandro
V e morto nel i^i'j; Giordanoìe\\g\o-
so della Mercede, fatto da Martino V
nel )4i8 e come il precedente stato an-
ticardinale ; Giordano Orsini pev volon-
tà di IMarlino V e morto nel i438;b.
Nicolò Albergali certosino, nominato da
64 t^EN
Eugenio IV e morlo nel 144^5 Ginco-
nio Ponti per favore di detlo Papa, mor-
to nel 14495 Dfìnienico Capranicn fat-
to nel i449j'I quale d'ordine di Calisto
III con tre penitenzieri vaticani esami-
nò l'idoneità dei penitenzieri delle altre
hasiliclie ; Filippo Cnlanclrìni nomina-
to da Pio li nel 1458 che lifoimb i pe-
nitenzieri minori; Giuliano della Rovere
nipote di Sisto IV poi Giulio II; Leonar-
do Grosso della Rovere parente di Giu-
lio Il the lo elesse nel i5o5; Lorenzo
Pucci fatto da Leone X e nioilo nel
i53i; Antonio Pucci eletto da Clemen-
te VII e morto nel i544j Roberto Puc-
ci suo zio gli successe per disposizione di
tal Papa e morì nel 1 547 ' Bartolomeo
Giiicliccìoni scello da Paolo III e morlo
nel 1549; Ranuccio Farnese promosso
dall'avo Paolo III, morlo nel i565; s.
Carlo Borromeo fallo dallo zio Pio IV,
e per sua assenza s. Pio V fece vice- pe-
nitenziere maggiore e poi penitenziere
Francesco Alciali. Avendo s. Carlo de-
finitivamente rinunziato la carica a Gie-
gorio XI II, questi surrogò Giovanni Al-
dohraudini , vnovio ne\ i^yS; laonde lo
slesso Gregorio XIII dichiarò prima Sta-
nislao Osio, morlo nel '^yp, indi Mar-
co Sittico Allemps, o meglio il proprio
nipote FWÌTppo Boncompagno, morto nel
i585, dopo avere somministrato allo zio
l'estrema unzione. E" certo che il cardinal
Altemps fu penitenziere maggiore, ma
non mi è riuscito stabilire quando preci-
samente funse l'oflizio, probabilmente
avrà supplito nell'assenza del parente s.
Carlo e prima della nomina del cardi-
nal Alciali. Sisto V nel r58'5 conferì la
carica ad Ippolito Aldobra/idini [qusle
penitenziere maggiore assistè il Papa mo-
ribondo egli somministrò i sagramenli),
fratello del precedente, e nella sua assen-
sa da Roma Sisto V fece pro-penilen-
7,iere il cardinale Domenico Pinelli : l'Al-
dobrandini divenuto nel i ^q?. Clemente
Vili, chiamò a succedergli Giulio Anto-
nio i^flH/ono, il quale poco era mancalo
PEN II
che avesse occupato il di lui luogo: per
sua morie, nel iGos nominò il proprio
nipote Pietro ///^oA/w/zr///?/, secondo la
Storia de conclavi, p. 4o5. Leone XI nel
i(3o5 elesse Ciazio Passeri Jldohrari'
dini, quantunque non fosse ancora ini-
zialo nel sacerdozio, morto nel 161 o, on-
de Paolo V sostituì il nipote Scipione
Borghese. Per sua morte nel 1629 Ur-
bano Vili fece il fratello fr. Antonio
Barberini cappuccino, e lui defunto nel
1 046 Innocenzo X surrogò il parente
Orazio Giustiniani filippino, che lasciò
di vivere nel i649} per cui nominò Ni-
colò Albergati Lndovisi nel 1 65 1 , rinun -
ziando la chiesa di Bologna: essendo ca-
duto in malinconia. Clemente X gli die
in coadiutore il proprio nipote Paluzzo
Paliizzì, morendo il cardinal Albergati
nel 16H7. Innocenzo XI gli sostituì Lean-
dro Co//o/'e<7o filippino, che assistè il Pa-
pa nell'ultima infermila, gli somministrò
il Viatico e r estrema unzione e gli lesse
la professione di fede, che Innocenzo XI
loccò colla mano in segno di approva-
zione. In sua morte, nel lyop Clemente
XI destinò Fabrizio Paolucci, che lo assi-
stè in morie: nel 172 i, a vendo rinunziato,
Innocenzo XIII lo fece vicario di Roma,
conferendo il penitenzierato al fratello d.
Bernardo Maria Co'j^/ cassi nese, che mo-
rì nel 1780 a'aS aprile nel conclave per
Benedello XIII; questo Papa prima di
dare il consenso di sua elezione si fece
assolvere da lui per la promessa fatta a
Dio di non ricevere dignità. Nel seguen-
te nominato conclave, procedendo il sa-
cro collegio dopo 3 giorni alla scelta del
pro-penitenziere, cadde su Vincenzo Pe-
tra , già canonista e datario della peni-
tenzieria, mediante 43 voti de' 53 car-
dinali ch'erano in conclave. L'elettoCle-
menle XII lo confermò nell'uflìzio e ven-
ne da lui assistito nel punto estremo: il
cardinale morì nel 1747» ^ ^^^ dotto au-
tore dell'eccellente opera sMapenilcnzic-
ria. li cardinal Petra lasciò un fondo,
perchè il penitenziere maggiore potesse
V E i\
nominare 4^ individui chierici e laici,
onde fare ogni anno gli esercizi spirilua-
li nella casa della missione a Monte Ci-
toiio. Gli successe per volere di Benedet-
to XI Vd. Gioacchino i?(^50zz/cistercien-
se, Diorlo nel lyjS, onde il Papa creò
penitenziere maggiore d. Andrea Galli
canonico regolare, che a Ini conferì i sa-
gramenli e 1' indulgenza [)Ienaria in ar-
ticulo morii f:. Essendo morto nel 17^7,
Clemente XllI nominò Gio. Carlo Bo-
schi, defunto nel 1788.. per cui Pio VI
gli surrogò Francesco Saverio de Zela'
(la: V\o A llgli assegnò per pro-peniten-
ziere nu\ggioi-e nel 1801 Leonardo ^n-
tondli, che nominò effettivo dopo la di
lui morte, avvenuta a' 19 dicembre. A
fpiella poi del cardinal Anionelli, che ces-
sò di vivere nel gennaio 181 I3 Pio VII
poco dopo e neir istesso anno sostituì
]Mii liele di Pietro, e per sua morte nel
j 8'2 I Francesco Saverio Casliglioni: «jue-
sti prestò assistenza al Papa negli estre-
mi del suo vivere eamniinislrò i sagra-
nienti, facendo altrettantoconLeoneXlI
al modo detto nelle biografìe di quei Pa-
pi. Nel 1829 il cardinale divenuto Pio
J'III, nella i .^ adorazione che ricevè dai
cardinali nominò penitenziere maggiore
Emmaniielede Gregorio, i! quale lo as-
sistè in morie. Passatoa miglior vita quel
degno porporato, Gregorio XVI nel de-
clinar del 1839 dichiarò penitenziere
iDoggiore l'attuale cardinal Castruccio
Caslracane degli Antelminelli. Trovan-
dosi egli nel suo vescovato di Palestrina,
mentre Gregorio XVI cadde infermo,
dopo che il p. Proja soltosagrista ammi-
nistrò al Pontefice lesti ema unzione, in
luogo del sngrista, egli fece fare la pro-
fessione di 'ÌGiie, adempì le veci del pe-
nitenziere dolorosamente e Ira le lagri-
me i! cardinal Lambruschini segretario
di stato ed amorevole antico amico del-
l'agonizzante Papa, impartendo le solen-
ni assoluzioni e benedizioni, e recitando
le preci della Chiesa di raccomandazione
all'anima, penetrato dalle più profonde
voL. in.
PEN 6j
sensazioni. A quest'indescrivibile, commo-
vente e gì ave spettacolo, per dovere rai
trovai presente (avendo vicino mg.' Co-
stantino Borgia cameriere segreto parteci-
pante e il p. Francesco Vauies penitenzie-
re valicano alfezionalissimo al morienle
Pontefice) come quello che giammai dì e
notte mi distaccai dal letto del Papa in
tutto il corso della malattia. La penna non
può esprimere come n'ebbi il cuore la-
cerato da acutissimo dolore, accompa-
gnalo da dirotto e amaro pianto, doven-
do fatalmente e in compendio perdere
qnaggiìi per sempre il mio padre e signo-
re amorevolissimo, il mio benefittore ma-
gnanimo, che dalla piìi tenera età con-
tinuamente mi avea edificato colle rare
sue virtù e illibato candore de' suoi co-
slumi, e ricolmato di ammirazione per la
sua profonda e vasta dottrina , per 2 £
anni in cui fedelmente Io servii con sin-
cero affetto, con quella indefessa cura e
indivisibile dal suo fianco, che il gran
Pontefice meglio dichiarò con breve apo-
stolico citato nel voi. XLIV, p. i43, e
con tre testamenti olografi, l'ultimo dei
quali pubblicò la Gazzella privilegiala
di Venezia, coi n. 191 e 192 del 1846.
Appena spirato il Papa, benignamente mi
furono larghi di conforti i cardinali Lara-
bruschini, Mattei esecutore testamenta-
rio, Patrizi, Bianchi e Anionelli, che tro-
varonsi presenti a quel supremo istante,
di che conservo perenne e grata memoria.
Ora passerò a indicare le principali
facoltà e prerogative del cardinal peni-
tenziere maggiore, al quale concessero
larghissima autorità e podestà i Ponte-
fici Eugenio IV, Sisto IV colla costitu-
zione Qiioniam nonnullì, de' 9 marzo
1484, Bull. Roni. t. 3, par. 3, p. 187;
Giulio HI colla bolla Rationi congniil,
dc'22 febbraio i55o, Bull. t. 4j P^r. r,
p. 209, pubblicò quella di Paolo III cou-
iermatoria della precedente; Pio IV ; s.
Pio V che limitò le facoltà del peniten-
ziere maggiore e quelle de'suoi ministri,
mediante la bolla t ?j6o«»5, de'i8 mag-
,5
66 P E N
gio 10169, Bull. t. 4j pai- 3, p. 04, aven-
do con altra, In Oìiiiìihiis, stabilito che il
cardinal sommo penitenziere esser do-
vesse prete e dottore di teologia o di sa-
gri canoni. Di questa ultima bolla e di
altre che riguardano il cardinale peni-
tenziere maggiore, ne tengo proposilo a
Penitenzieria. Non solo Gregorio X cer-
tamente nominò il i.° cardinal peniten-
ziere maggiore che si conosca, ma nelle
leggi da lui composte pel conclai'c e sede
vacante, dichiaiò che in tal tempo, inco-
minciando dalla morte del Papa, cessas-
sero lutti gli udizi ecclesiastici ei tribu-
nali, fuorché il penitenziere maggiore
ed il camerlengo , i quali continuassero
in tempo di sede vacante. Se in questa
morisse il penitenziere. Clemente VII or-
dinò che il sacro collegio eleggesse a plu-
ralità di voti il pro-penitenziere. Pio IV
confermò il decretato di Gregorio X, di-
chiarando però che i! penitenziere ed i
suoi ufTiziali spediranno soltanto ciò che
.•spelta al foro della coscienza. Clemente
XII pre.scrisse che in sede vacante il pro-
penitenziere si eleggesse dopo tre giorni
dalla morte del penitenziere maggiore, e
che durasse fino alla creazione del nuo-
vo Papa; inoltre autorizzò il penitenzie-
re a spedire ancora le materie miste. Me-
glio tutto può vedersi nel voi. XV, p.
263, 7.67^ 271. Si apprende dal citalo
Lunadoro, annotato dal Zaccaria, che Be-
nedetto XI V ridusse le facoltà del car-
dinal penitenziere maggiore ai seguenti
capi. Ad accordare l'assoluzione da tutti
i peccati e dalle censuie accennate nella
Lolla in Coena Domìni j ad assolvere i
regolari prò utroque foro, e talvolta e-
ziandio i secolari; ad assolvere gli ereti-
ci occtdti parimenti e coH'istessa autori-
tà, ma i pubblici nel foro interno sola-
mente, purché non sieno eccettuati dal-
la stessa bolla in Coenaj a convalidare le
provvisioni simoniache; ad alleggerire in
parte i pesi per lo mal tolto e per l'in-
lerlo; a modificare i giuramenti, allor-
ché non sia di altrui pregiudizio; a can-
PEN
giare i semplici voti e dispensare anco-
ra dai riservali, come mutando le ore ca-
noniche, ed ingiungendo altre opere pie.
Il cardinal penitenziere ha inoltre spe-
ciale diritto di dispensarci religiosi dalle
irregolarità di delitto odi difetto, di li-
berare cautamente gli apostati delle re-
ligioni, e di peimeltere il passaggio da
un ordine all'altro^ e similmente di con-
cederlo alle monache di là dai monti, e
di rimediarealle censure, ai difetti o pec-
cati delle medesime, e di togliere gl'im-
pedimenti impedienti di matrimonio; ed
ha più altre facoltà descritte dal Daniel-
li nella sua opera, delle quali facoltà ne
fa parte talvolta co'minori penitenzieri.
Fin qui il Lunadoro. Soglionoi Papi con-
cedere ai penitenzieri maggiori alcune
facoltà speciali per provvedere più facil-
mente a'bisogni de'fedeli nell' orbe cat-
tolico, oltre quelle contenute nelle bol-
le, decreti e rescritti pontificii; quali fa-
coltà sono suddelegabili in caso di biso-
gno al prelato reggente del tribunale. 11
p. Plettemberg, Nat. cong. et tribuna'
liiun cnriae romanac p. 1 69, de viajo'
ripoenitentiario, ejtisque munerc, parlan-
do dell'autorità delle lettere del peniten-
ziere maggiore , dice pure delle diverse
sottoscrizioni, Fiat in forvia, Fiatdespe-
ciali. Fiat de expresso, e che sono sco-
municati quelli che impediscono l'esecu-
zione di tali lettere, pei disposto della
bolla pubblicata da Giulio 111; di più ag-
giunge, che al suo tempo (pubblicò l'o-
pera nel i6q3) l'officio rendeva al car-
dinale circa annui scudi 8,000, lo che
avea rilevato prima di lui il Lunadoro,
e lo trovo confermalo da un mss. del
1709. Al piesente rende l'oflìzio mensi-
li 1 65 scudi. 11 cardinal penitenziere mag-
giore ha r ordinaria udienza dal Papa
una volta la settimana, nel venerdì sera;
e per sua assenza e impotenza si reca
all'udienza il prelato reggente. Vedasi il
p. Navai', Manuductio superfacultalibus
viajoris poen itentiarii.
De' funerali e cavalcale de' cardinali
PEN
penitenzieri maggiori, ne trattai ne' voi.
3C, p. 3o4, XXV in, p. 5"?., avvertendo
che sebbene la cavalcata ora non suole
farsi, occorre ogni volta dispensa pon-
tificia. La negarono, Innocenzo X pel
cardinal Barberini, e Clemente XI pel
cardinal Colloredo agli i i gennaio 1709,
il quale come l'altro avea ordinato clie
si ommettesse la cavalcata, e il denaro
solilo iojpiegarsi si dispensasse a'poveri.
Del secondo riprodurrò il ceremoniaie
della cavalcata e del funere, che ricavo
dal succitato mss. autentico, quale pres-
.so di me conservo. Riunitisi nel palazzo
Vaticano quelli che fecero parte della
cavalcata a' i4 gennaio, vestiti dei loro
abiti e insegne, ne partirono per quella
del defluito con questo ordine. 11 capita-
no degli svizzeri a cavallo con due ufìjziali
e 5o guardie, le quali facevano ala alla
cavalcata. Due mazzieri a cavallo, come
i seguenti ; due maestri di cerimonie, il
tesoriere Patrizi vescovo assistente al so-
glio, in luogo del maggiordomo infermo
e dell'uditore della cameia pure malato,
col prelato vicegerente altro vescovo as-
sistente; due protonotari apostolici par-
tecipanti, 6 cappellani comuni, 7 came-
rieri extra, 8 scudieri, lutti famigliari
del Papa. Giunta la cavalcata all'abita-
zione del defunto presso la chiesa dc'fi-
lippini, si unì alla pompa funebre che
dovea associare il cadavere, composta
della croce parrocchiale, di 5confiater-
iiite, di 5 ordini mendicanti, di 20 pre-
ti, del camerlengo del clero col parroco,
del capitolo di s. IMaria in Trastevere
litolare del cardinale con croce, ma sen-
za padiglione. Il cadavere, vestito de'sa-
cri paramenti, fu collocato sopra gran
letto coperto di drappo oloserico tessu-
to in oro, che piesero a trasportare i
confrali, incedendo ai .[ lati i palafrenie-
ri colle banderuole o flabelli funebri. La
processione si avviò per la strada papa-
le, voltò al palazzo Massimi, e per la Can-
celleria e via del Pellegrino si portò a
delta chiesa, 1 confrati , i religiosi e il
P E N (3;
clero precedendo il cadavere, dopo il qua-
le prese luogo la famiglia d(!l definito in
vesti di lutto, indi la cavalcata, riceven-
do tulli conveniente dispensa di cera se-
condo i gladi. All'esequie intervennero
2 3 cardinali. Nel n° 19H7 del Diario di
Tioma i^So si legge il funerale del car-
dinal Conti morto in conclave, donde in
carrozza fu trasportalo alla chiesa par-
rocchiale, senza cavalcata a cagione della
sede vacante. All'esequie, assislitedai mi-
nislri e cantori della cappella pontificia,
celebrò la solenne messa il prelato Al-
dovrandi patriarca di Gerusalemme e
reggente della s. penitenzieria, gl'indivi-
dui del cui tribunale tulli vi assisterono.
La cavalcata del cardinal Galli fu descrit-
ta neln." 7 764 del Diario di Ramai 768.
Il nuovo penitenziere maggiore pien-
de possesso della carica nelle tre peni-
tenzieriede'pcnitenzieri minori, delle pa-
triarcali basiliche Lateranense, Vaticana
e Liberiana, nelle quali formalmente si
reca a udire le confessioni , o ad assol-
vere dalle censure e casi riservati, nella
settimana santa; prima dirò del posses-
so, poi delle confessioni e meglio. Il pos-
sesso il cardinale Io prende con treno no-
bile e formalità de'servi a piedi, seguito
da tre carrozze, in cui prendono luogo, ol-
treché nella sua,i prelati e ministri della
penitenzieria. Quanto indicherò si pra-
tica eziandio nelle basiliche e peuiteuzie-
rie Lateranense e Liberiana, il cardina-
le nel portico Vaticano viene incontra-
to da qiiel collegio de'penitenzieri, colla
stola paonazza sull'abito religioso, che
gli baciano la mano. II cardinale depo-
sta la mozzetta e maulellelta paonazza,
prende la cappa di questo colore, ed en-
tra nella basilica ricevuto da 4 canonici:
asperso sé e gli astanti, passa ad orare al
ss. Sagiamentoed all'altare papale ocon-
fe.-sione, indi si reca alla sedia o trono
penitenziale, alquanto elevato per diver-
si gradini di noce, come lo è il resto, a-
vendogli sciolta la cappa il caudatario,
ch'c vestilo di soltana paonazza e ferra-
r>8 P E N
iuuione nero. Quindi si legge la bolln di
nomina coi privilegi e facoltà dd peni-
tenziere maggiore; dopo di che, il car-
dinale riceve la Inicchelta o ferula o ver-
ga dorala, con la quale toccando il capo
de' prelati e altri della penitenzieria, e
di quelli che ne hanno di voto desiderio,
scancella i peccati veniali per l'indulgen-
^ za inerente al tocco, di cui è ancor egli
partecipe. Ad ogni nuovo penitenziere
maggiore, i penitenzieri, anche !>traordi«
nari, ricevono dalla penitenzieria in do-
no una stola paonazza. Nella domeni-
ca delle Paline il cardinal penitenziere
si porta dopo le ore 1 1 alla penitenzieria
La teranense, incontra to dal collegio e pre-
sidente de'penitenzieri minori osservanti
riformali, ricevendo 1' aspersorio dal p.
presidente genuflesso. Dopo esseisi leva-
la la mantelletta e restando in rocchet-
lo scoperto, asperge e benedice gli astan-
ti. Poscia sale all'oratorio a fi^>r breve
orazione, corteggiato dal reggente, teo-
logo, datario, canonista, correttore, sigii-
Jatore, dai segretari e da altri ministri
della s. penitenzieria, dopo averlo incon-
tralo a capo della scala. Quindi con essi
passa nella lìiblioteca del collegio, ove si
tiene la segnatura o congregazione coi
soli ministri della penitenzieria, dopo la
quale il cardinale assume la cappa pao-
nazza, ed accompagnato dai nominati
n?inistriedai penitenzieri entra nella por-
ta grande della contigua basilica, ov' è
ricevuto da 4 canonici in cappa. Uno di
essi neir ingresso gli olTie l'acqua santa
con l'aspersorio, che il cardinale presen-
ta a ciascun prelato. Indi il cardinale
fatta orazione nel genuflessorio avanti
l'altare del ss. Sagramenlo, passa al suo
slabile tribunale o trono di penitenza,
ove scioltagli la cappa dal caudatario, si
pone a sedere nella sedia, copiendosi il
capo con la berretta. In seguito il reg-
gente gli presenta la bacchetta o ferula
peniteiiziale(della quale coniedell'indul-
genza annessa parlai a Penitenziere),
con cui tocca il capo al medesimo e agli
PEN
altri prelati in piedi, e genuflessi al teo-
logo, segretari, ministri, sua corte nobile
e per ultimo ai penitenzieri. Postisi i no-
minati a sedere ne' banchi in giro e in
forma di tribunale, il cardinale prosegue
a toccare colla bacchetta il capo di quel-
li del popolo, che genuflessi concorrono
a prendere l'indulgenza unita a questo at-
to di umiltà. Ciò Unito, il cardinale con-
fessa chiunque s'accosta al suo tribuna-
le, assolve i penitenti dalle censure ec-
clesiastiche, come dai casi riservati, e se
ha dubbi consulta i suoi udìziali; se non
si presenta alcuno, parte ringraziando i
prelati che l'hanno assistito, venendo ac-
compagnalo dagli slessi canonici che lo
riceverono, ed aspettano finché è asceso
in carrozza. Nel nìercoledi santo il cardi-
nal penitenziere si porta dopo le ore 2 r
alla penitenzieria Liberiana, inconlrato
dal collegio de'penitenzieri domenicani,
ricevendo dal p. vicario l'aspersorio, iu-
di segue quanto si è detto di sopra, tan-
to nella penitenzieria per la segnatura,
ed anche per ciò che riguarda la dicon-
tro basilica, ove viene ricevuto e pratica
le cose nairate.- Nel giovedì e nel vener-
dì santo il cardinal penitenziere, dopo
aver tenuta la segnatura nella peniten-
zieria Vaticana, accompagnato dai pre-
lati e ministri del sacro tribunale si por-
la nella basilica Vaticana , fermandosi
nel portico ad assumere la cappa. En-
trando in chiesa è ricevuto da 4 canoni-
ci, senza la presentazione dell'acqua be-
nedetta, non essendovi ne'due giorni nei
pubblici pili j quindi viene presso la sta-
tua di s. Andrea e rimpello a quella di
s. Pietro, incontrato dal collegio de' pe-
nitenzieri minori conventuali e dal p.
rettore di essi, e si reca ad orare innanzi
r altare papale ed a quello della Beala
Vergine della Colonna; dopo di che va
ad assidersi nei suo tribunale per tocca-
re il capo colla bacchetta ed ascollare le
confessioni.
Già ho detto di sopra che spetta al
penitenziere maggiore assistere in mor-
rEN
te il Papa, in abito cardinalizio, per le
assoluzioni e benedizioni inarlivulo inor-
tis. Nel voi. Vili, p. 267 e 3o.i [X, p.
()0, ho narrato die nella cappella ponti-
ficia il cardinal penitenziere maggiore
nel giorno delle Ceneri (^.) le injj)one
;il Papa, senza mitra e senza proferire
la forinola, ed in sua assenza anche ai car-
dinali ed a lutti (pielli che hanno luogo
in cappella, quindi canta la messa; come
nel venerdì santo mattina vi fa la fun-
zione, nella quale anticamente pronun-
ziava pure il sermone o deputava allri,
essendo affidata a lui la chiavetta del s.
i^epolcro; e come per l'anni versai io dei
fedeli defunti vi canta la messa. Ad An-
ni SANTI e a Confessore notai, die nel-
la medesima cattedra de' penitenzieri
maggiori i Papi talvolta e specialmente
rcgli anni santi si recarono a udire le
confessioni, in diversi tempi anche i pe-
nitenzieri maggiori. Inoltre ad Anm san-
ti, a IMartello, ne'vol. II, p. 10 3, 118,
1 34, Vili, 2o5, 208, 209, XXXN'II, p.
28G, raccontai come il penitenziere mag-
giore nell'apertura della porta santa por-
ge al Papa il martello d'argento per a-
prirla, dandogli questi tre colpi e due il
penitenziere, ed appena i muratori han-
no tolto i cementi, i penitenzieri vatica-
ni cinti di grembiale lavano con isponge
lostipile, indi asciugano; comenella chiu-
sura il cardinale con grembiale consegna
al Pnpa la cucchiaia d'argento, con la
quale pone anch'egli la calcina e i mat-
toni, aiutato dai penitenzieri in grem-
biale. Dissi pure, che Clemente VII nel
iSiS fu il i.° ad usare il martello d'o-
ro (il martello però pel i.° l'usò Ales-
sandro ^ 1 nel precedente anno santo,
come quello che introdusse le porte san-
te), quale donò al cardinal Pucci peni-
tenziere (onde aggiunse nel suo stemma
tre martelli), per iìnir d'aprire con altre
percussioni la porta santa; e che i pe-
nitenzieri minori vaticani perla i ." vol-
ta ne lavarono le imposte con acqua be-
nedetta e nella chiusura aiutarono il pc-
P E N 69
nitcnzlere maggiore. D' allora in poi il
martello e la cucchiaia si costumò rega-
lare ai penitenzieri maggiori, ma talvol-
ti i Papi diedero tali strouienli a qual-
che sovrano, come del martello fece Leo-
ne XII. Piilevai inoltre che Benedetto
XIII fece pubblicare un editto dal peni-
tenziere per richiamare gli apostati e i
religiosi fuggiaschi. Vedi Cohellio, Nof.
cardiiialalwi cap. :')4, de sunimo poeni-
tendano j De Lucagli card, piratico, cni^.
4?., del cardinal penilenziario. Latino
Latini, Epistole^ cougcUiire e osserv. rac-
colte da D.° IMaci i contro l' opinione di
alcuni e particolarmente contro Melchior
CanOj il quale ne' Luoghi teologici t. i,
par. 2, p. 32 5, pretese rigettare 1' anti-
chità del penitenziere maggiore.
PENITENZIERI DI ROMA. Dell'o-
rigine de'penitenzieri in questa metropo-
li, parlai a Penitenzere e Penitenziere
maggiore. Nel pontificato di Giovanni
XXII era penitenziere apostolico in Ro-
ma Pietro Raiiialucci da Corbara frate
minore, che nel i328 Lodovico il Bava-
ro iiìce Antipapa Nicolò V {V). Papa
Benedetto Xll nel i334 avendo saputo
in Avignone, che a Roma eranvi alcuni
sacrileghi, i quali dai pellegrini presi per
interpreti onde confessarsi, non solo non
intendevano i confessori, né da essi era-
no intesi, ma pubblicavano i loro pec-
cati, per cui si trovavano costretti i pel-
legrini a redimere col denaro il segreto
di loro colpe, ordinò al suo vicario e ve-
scovo d'Anagni fr. Gio. Pagnotta agosti-
niano, di procedere severamente contro
di essi. Ad eliminare si gravi abusi di-
poi provvide la s. Sede, ordinando che
in Ptoma fossero penitenzieri di diverse
nazioni e lingnej come di queste furono
benemeriti i Papi pel vantaggio spiri-
tuale de' fedeli e delle scienze, lo notai
nel vol.XXXVllI,p.25i 6 2 54- Dei pe-
nitenzieri vaticani straordinari se ne ap-
prende l'origine almeno all'anno i338,
come dalla bolla di detto Papa Benedet-
to XII, In agro dominicOt ai §§ 1 5 e 1 6,
70 PEIV
Abl)iamo dal Piazza, Eicscvolo^io l'orna-
ìio Irai. 5, cap. i5, del collegio de'peni-
tenzieii delle Ire basiliche di s. Giovan-
ni, di s. PieUo e di s. Maria Maggiore,
cioè Laleranense, Vaticana e Liberiana,
che in queste anlicamente erano chia-
mali penilen/.ieri que' confessori, che u-
divano pubblicamente in esse le confes-
sioni, ed erano sacerdoti deputati dal
penitenziere maggiore e scelti da diver-
si ordini religiosi, i quali abitavano nei
loro monasteri e conventi, ma questi es-
sendo distanti dalle basiliche, riusciva lo-
ro di grande incomodo e distrazione nel-
le cose del proprio istituto. Ciò avver-
tendo s. Pio V, e perchè i fedeli massi-
me pellegrini e forestieri avessero sem-
pre in quelle chiese insigni , in qualun-
que ora penitenzieri stabili , presso cia-
scuna istituì le seguenti Ire penitenzierie
apostoliche con collegi di religiosi, peri-
li in linguaggi diversi e dotti, non che
sperimentati idonei a regolare le coscien-
ze, onde soddisfare ad ogni nazione, con
case provviste del necessario. In esse sot-
to un superiore i religiosi osservano le
loro regole, perquanlo il comportino le
continue occupazioni del confessionale,
proiI)endo loro s. Pio V sotto gravi pene
di ricevere limosine per qualsiasi pre-
testo; e questi si chiamano prnìlenzieri
minori, venendo deputati nell'offizio dal
cardinal penitenziere maggiore, premes-
so esame d'idoneità, dal quale ricevono
le opportune facoltà e straordinarie al-
l'occorrenza. Talvolta il cardinale ri-
mette ai medesimi per l'assoluzione quei
che confessa nelle basiliche, nella dome-
nica delle palme, mercoledì, giovedì e
venerdì santo, di che trattai, come del
possesso che prende nelle loro peniten-
zierie, della bacchetta penitenziale e in-
dulgenze annesse, a Penitenziere maggio-
BE, 1 penitenzieri minori delle tre basili-
che si considerano come i ConsuUori del-
le congregazioni (K), che non possono
rimuoversi da Roma, dal loro ordine co-
me gli altri religiosi, come particolar-
PEN
mente affetti alla s. Sede. Ad Anni san-
ti riportai le straordinarie facoltà che i
Papi compartiscono per assolvere i casi
riservati ai penitenzieri minori, ed in tali
Giubilei (f^-), pel gran concorso di Pel-
legrini {V-), si suole al numero ordina-
rio aggiungere penitenzieri straordina-
ri, previo esame della penitenzieria. I pe-
nitenzieri delle basiliche Lateranense e
Liberiana, nell'apertura e chiusura del-
le porle sanie, assistono al modo detto
pei vaticani a Penitenziere maggiore,
ai cardinali legali deputati a fare le fun-
zioni. Se il Papa pontifica in dette due
basiliche, i penitenzieri delle medesime
v'intervengono in camice (il Lunadoro,
ediz. del i64'3, dice che allora assume-
vano la cotta), cingolo e pianeta del co-
lore corrente: i penitenzieri vaticani non
solo assistono ai pontificali che il Papa
celebra in quella basilica o altre funzio-
ni, ma ancora a quelle delle cappelle Si-
stina del Valicano e Paolina del Quiri-
nale, ed a Cappelle PONTIFICIE notai qua-
li sono le funzioni in cui intervengono e
quanto li riguarda. I penitenzieri late-
ranensi ne'possessi de'Papi, dopo il capi-
tolo gli baciano il piede sotto al portico,
vestiti di colta : il Cancellieri notò nei
Possessi, che ciò incominciarono nel i 5go
e che talvolta assunsero le pianete e ri-
cevettero la medaglia. 1 penitenzieri va-
ticani dalle mani del Papa nelle finizio-
ni ricevono in pianeta le candele, le ce-
neri, le palme, gli ognns Dei benedetti;
ed oltre ai pontificali, intervengono an-
cora alla processione del Corpus Doniniiy
alla canonizzazione, all'apertura e chiu-
sura delle memorate portesante: di quan-
to riguarda il pontificio cadavere, poi ne
parlerò. Leone XII fece loro le pianete
che ora usano: ne riporta la figura il Fa-
laschi, Gerarch. eccl. p. io5. Vedasi il
p. Navar, Maiaiductio, dilucidalio faeul-
taluni rninorum poenilentiarioruin hasi-
liearuni Urbis j ed il p. Siio da Piacenza
min. rif. penitenziere lateranense, Dilu-
cidatio facuhaUun minoruni pociiiteiUia-
PEN
rioriim hasìlicaruni Urhh^et praxìsexc'
aUionnni ad Ulleras, ci racripla sacraa
pofiìifentiariaej cunt instrucdonc pociii-
tcndarionini ordinarioruni ci cxtraoi''
dinarioruin, Romae iGoq. ABeruetta
CLERICALE avvertii, che sebbene mendi-
cniilijin dette funzioni l'adoperano \ pe-
nitenzieri conventuali e domenicani , non i
winori osse/vanti riformali. Vedasi Plet-
temberg, Notilia p. 1 74»'^'^ poeniltnlìa-
rii minores; qiiot et qiialcs alunlur a
snmmo Ponti/ice j a quo constituantur,
ad quid ohligenlur j ubi ahsolvant. Del-
la basilica di s. Paolo sono penitenzieri
i monaci Cassinosi (/^.), e quando venne
sostituita quella di s. Maria in Traste-
vere nell'anno santo, in questa Teseicita-
rono, mentre il curato delia chiesa fun-
se l'ulFizio di penitenziere, ma in luogo
separato e senza bacchetta, Io che notai
nel voi. XH, p. 202 e226. Ora dirò del-
le tre penitenzierie e collegi apostolici
Lateranense, Vaticana e Liberiana. Las.
basilica patriarcale di s. Lorenzo fuori le
mura non ha penitenzieri.
Penitenzieri Lateranensi o di s. G/o-
vanni. Dissi già della generica origine dei
penitenzieri di Roma: il Rasponi, De ba-
silica et paln'archio Later.j parla : poeni-
tentes recipiendi in ecclesia rilusj serva-
batur tantum in Lateranense basilica.
Altre notizie si possono vedere a Peni-
tenzieri vaticani. Il Papa s. Pio V nel
1569 o ij'jo nella Chiesa di s. Giovan-
ni in Lalerano (^.), istituì la penilenzie-
ria ed il collegio de' penitenzieri, quale af-
lido a 12 minori osservanti riformati
francescani di diversi linguaggi^ dando
loro per abitazione l'antichissimo e ce-
lebre oratorio di s. Nicolò di Mira o Ba-
ri, già nella parte più interiore del Pa-
lazzo Lateranense o Patriarchio {^•),
come si ha dal p. Wadingo in Annales.
Fu fabbricato da Calisto li e ristorato
da Anastasio IV, i quali vi fecero dipin-
gere le immagini di diversi santi Ponte-
liei, e per due e più secoli servì di vestia-
rio ai Papi, che vi celebravano messa.
PEN 71
Sotto Clemente XII, essendo in rovina
l'oialoiio e contiguo ediflzio , i peniten-
zieri temporanea mente ne uscirono e quel
Papa per 1' architetto cav. Fuga lo fece
restaurare. Quindi Benedetto XIV vi fe-
ce altri restauri e abbellimenti, massime
nelle piltuie, consagrandolo Gioacchino
Portocarrero patriarca d'Antiochia «'26
aprile i'"47 3 onde serve ai penitenzieri
di cappella privata. Le pitture dell' o-
ra torio nell'abside si dividono in due par-
li, superiore e inferiore. Nella prima e so-
pra ia tesliulinc o volta dell'abside vi è
il busto del Salvatore. Nella volta è il
cielo stellalo appoggialo sulla terra, in
cui s'innalzano i4 monti, 7 per parte.
In mezzo della volta e assistita da due
angeli con (iaccola o verga in mano, siede
in Irono la Beata Vergine coll'aureola iti
capo, tenendo colla destra la croce e in
seno il divin Figlio parimenti coronato.
A'piedi della Madonna stauno genufles-
si in abiti pontilicali con aureola e bar-
ba, a destra Calisto II , a sinistra Ana-
stasio IV; e sotto tali piedi si legge: Prae-
sidet aethereis Plrgo Maria choris. Inol-
tre nella volta sono dipinti in piedi e bar-
bati, con abiti pontificali, benedicendo e
coll'aureola rotonda, a dritta s. Silvestro
I, a manca s. Anastasio I. La parte in-
feriore è divisa dalla superiore con linea
e questa iscrizione: Sustulit primo lem-
pliim Callixtus ab imo, vir clarus late
gallorum nobilitale. Veruni Anastasius
potitus culmine sacro, hoc opus ornavit,
variisque modis decoravit. Nel mezzo di
questa parte sta in piedi in una nicchia
l'arcivescovo s. Nicolò inabili pontifica-
li e mitra, avente nella mano destra un
libro e nella sinistra il pastorale ) que-
sta immagine non pare mai ritoccata.
Dal lato del vangelo in piedi benedicen-
do colla destra e tenendo un libro nel-
l'altra, in abiti pontificali e mitra e lut-
ti barbati, sono s. Leone HI, s. Urbano
II, s. Pasquale II e s. Gelasio II. Nell'i-
stessa forma dal lato dell'epistola vengo-
no rappreseatali s. Gregorio II, s. Alcs-
r-jl PEN
Sandro li, s. Gregorio VII (sulla di lui
barba non convengo per le ragioni addot-
te nel voi. XXXiljj). 2)2, pai laudo de-
gli ultimi reslauii) e s. Vittore 111. Aven-
do parlalo in tanti luoghi di questo ora-
torio e celebrate pitture, era iudi>pensa-
bile un cenno: del primo e delle secon-
de trattarono, il Sev,eraiio, iVemorie p.
562; Panvinio, De f^'ITeccles.j'iìaf,poiVì,
De hasilic. p. 285 e 348; Lambertini, De
serv. DciWh. i, p. 363 ; Cajetanus /«r/-
ta Gclasii II j Lucenti, De. t-piscopis 1 ia-
line; Da\Oa{\.o\iì,Hist. abb. Casin. p, i,
lab. lOj ed altri. Le descritte immagini
benedicono alla greca e alla latina, ed
anche con mano aperta e alzaia. Inno-
cenzo XII colla costituzione Roiìiamis
Pontifcx, del i ." settembre i 7 2 i , Bull.
Roni. t. I I , par. 2, p. 227 , concesse a
questi penitenzieri i privilegi che godo-
no i ministri provinciali del loro ordine
fiancescano. Benedetto XIV consideran-
do clie il collegio della penitenzieria La-
teranense avea soli ^Go scudi d'annuo
assegno, per cui i religiosi più dotti e di
più merito ricusavano il penitenzieiato,
con la bolla Laboraiuìbus in i'iiica Do-
mini, del i3 marzo 1747, Bull- Benccì.
XIV^ t. 2, p. 117, gli aggiunse annui
scudi 200 dai proventi del sigi llatore del-
la penitenzieria, ed altri 100 da quei su-
perflui della penitenzieria stessa, e tutte
le sue multe ascendenti a circa 3o scu-
di. Perchè poi non sembrasse che il nuo-
vo assegno olTendesse in modo alcuno la
povertà religiosa ed evangelica de'mino-
li osservanti riformati, col moto- proprio
Decet ronianuni Fontificem, de'27 mag-
gio, loco citato p. 119, dichiarò che tale
contribuzione si faceva ai penitenzieri a
titolo di limosina. Grati i penitenzieri
del restauro operato e deli' assegno ac-
cresciuto da Benedetto XIV, nel 1746
gli eressero per memoria una lapide nel-
l'oratorio, ed altra nel 1750 nel propin-
quo Orlo: ambedue riporta il succitato
Cancellieri a p. ^09, avendo di essi par-
lalo anche a p. 322 e altrove. Alpresea-
PEN
le il collegio di questi penitenzieri si com-
pone di 5 penitenzieri e del presidente,
oltre due religiosi laici per assisterli : 3
sono perla lingua italiana, e gli altri 3
per la francese, spagnuola e tedesca.
Penitenzieri Vaticani o di s. Pietro.
Oltre quanto di sopra ho detto generi-
camente sui penitenzieri delle basiliche
patriarcali di Roma e di questi, prima
di parlare della penitenzieria e collegio
de' penitenzieri vaticani, riporterò cpian-
to mi fu dato rinvenire degli anteriori
penitenzieri della Chiesa di s. Pietro in
Vaticano (^F'.),c\ìe Benedetto XI 1 dichia-
rò immediatamente soggetti alla s. Sede.
Sidone e IMartinelti benefiziati della me-
desima, Della basilica di s. Pietro, lib. i,
p. 192, nel riferire che si dislingue dal-
le altre nell'amminislrare il sagramento
della penitenza (lo toccai a Parrocchia),
riprodussero quanto scrisse il Panvinio,
il quale alFerma essere i penitenzieri va-
ticani più degni degli altri per le loro
particolari e distinte prerogative, che ia
parte già indicai e delle altre lo farò qui
appresso, quali alcune solo più tardi fu-
rono accordate ai penitenzieri delle al-
tre basiliche, ritenendo i vaticani di più
aulica isliluzione.In fatti rilevasi dal Bull,
basii. Fai. t. i , p. 34^, che Clemente VI
nel 1 352, colla costituzione Quamvis 0-
iini in Urbe, quando neile altre chiese
non erasi stabilmente introdotta sì lode-
vole istituzione, e come nelle basiliche
Laleranense e Vaticana e nelle altre chie-
se di Roma eransi accresciuti i peniten-
zieri con particolari facoltà, in occasione
del celebrato anno santo i 35o, richiamò
il primiero costume, due assegnandone
alla basilica Vaticana, uno istituendone
nella Lateranense, e rimovendo quelli
delle ai tre. CoU'andare degli aimi fu d'uo-
po aumentare il numero de'penitenzieri
delle !)asiliche, ma sempre fu maggiore
e piìi rispettabile quello della Vaticana,
Ap[)iendo dalle file de^ Papi, che Ur-
bano VI nel 1878 creò cardinale il ro-
mano Ihiffini domenicano, già peuiten-
PEN
zicie della Lnsilica di s. Pieiro e vesco-
vo d' Isernia, teologo dottissimo; e clie
Innocenzo VII nel i4o6 'u sepolto nella
cappella di s. Tommaso, aulicamente co-
mune alla tumulazione de'Papi, poi con-
cessa ad uso de' penitenzieri vaticani re-
di fica to questo ora tori oda Bonifacio \ III
e restaurato da Aicolò V, Ai demolito nel
iGo'j pel compimento della baMlica. In-
nocenzo VII nei i4o javea trasferito dal-
la peiiitenzieria Laleranense a quella di
s. Pietro il p. Lorenzo di Sid)ina fiate
minore , per onoiare e pi emiare sì degno
religioso, distinguendolo col titolo di^c-
iiilciizicrc apoilolico nella basilica Vati-
cana. 11 successore d'iimocenzo V II, Pa-
pa Gregorio XII, elesse 23 penitenzieri,
cioè i8 per la basilica di s. Pieiro, 3 per
l'altra di s. Giovanni, e 2 per quella di
s. IMaria IMaggiore, mediante coslituzio-
ne del i.° marzo \^o^, presso il Bull.
cil. t. 2, p. G(). Da lultociò vuoisi rile-
vare che nella basilica di s. Pieiro, risie-
dendovi da tempo anticliissiuio i peniten-
zieri apostolici, forniti d'ampia straordi-
naria giui'isdizione, fosse aperto pei pec-
catori e peccati ancoia [)iìi enormi il tri-
bunale della remissione e della peniten-
za. A queste osservazioni i riferiti scrit-
lori aggiungono, che se nella Vaticana
si fulminarono monitorii e scomuniche
contro sovrani e contro vescoviconUuna-
ci, ed ove ogni anno si rinnovarono gli
anatemi espiessi nella celebre bolla in
Corna Doinmi (ne feci parola anche nel
voi. \ III, p. 295); se quivi dujique si de-
cretava la pena, ragion vuole che vi si ri-
meltesse pure la colpa. Eugenio IV nel
i44^ notninò 11 penitenzieri vaticani,
periti nelle lingue per diverse nazioni; e
nel 144S ^*^ce vescovo di Bagnorea jXi-
colò Roggieri romano de' frati minori ,
già due volte penitenziere vaticano, il
die si legge nel Bull. p. 100: da questo
inoltre si apprende, p. 2'jo, che Nicolò
V a' i4 marzo i447 *^''^^ penitenzieri
vaticani fi". Cristoforo de Campo Coi;;n
edallri. Innocenzo ^ 111 a' 9 luglio 1488
PEN 73
costiluì penitenziere minore nella basi-
lica e per la nazione spygnuola. Ir. Gra-
ziano di Villanova carmelitano. Nel de-
scrivere l'anno santo i 5oo, celebrato da
Alessandro YI, ricordai come abilitò i
penitenzieri vaticani ad assolvere i casi
riservali al Papa (facoltà che in tali lem-
pi in que'che non sono penitenzieri del-
le basiliche è sospesa); essendo poi nato
ad essi dubbio sulla specie, Alessandro
VI colla bolla Caia in principio , de' 4
marzo, determinò i casi ne' quali limitò
la concessione, escludendo: la congiura
contro di lui o lo stalo, la falsificazione
delle lettere apostoliche, il portare armi
e altre cose vietate agl'infedeli, la per-
cussionede'cardinali, vescovi, prelati e al-
tri superiori ecclesiastici. Bensì accordò
ai penitenzieri la facoltà di ridurre le vi-
site alle 4 basiliche, cioè 5 ai forestieri
e 7 ai romani, a condizione che doves-
sero dare pel rislauro della basilica, i jui-
mi la quarta parte, i secondi l'ottava di
quanto avrebbero speso nel rimanente
de' giorni prescritti per lucrar le indid-
genze del giubileo: anche Gregorio XIII
e altri Papi comparliiono ai penitenzie-
li facollà di accorciale le visite delle ba-
siliihe ai romani e forestieri. Giulio li
a'23 aprile i5io dichiarò penitenziere
di s. Pietro, fr. Emico Jacobin. Clemen-
te VII nell'anno santo \5i5 accordò ai
penitenzieri minori in s. Pietro, la facol-
là di assolvere ogni peccato, compresi i
casi riservati alla s. ijede. Sino al ponti-
ficato di s. Pio V i penitenzieri vatica-
ni furono sacerdoti secolari o regolari.
11 Papa s. Pio V, prendendo partico-
lare cura del sacro tribunale della peni-
tenzieria, e considerando che il collegio
dc'penitenzieri vaticani, perchè composto
di preti del clero secolare e legolare, si
regolavano con leggi diverse, li rimosse,
ne migliorò la condizione con onori e
maggior stipendio, come si ha dal Petra,
De ■'•{icra poenitenliaria,pav. i,cap. 12.
Quindi s. Pio V destinò a sì importante
ministero i gcsuili, come zelanti, eciiQ-
74
PEN
canti e doU'i operai evangelici. Neislitm
il collegio di i3, compreso il p. rettore,
come lo sono tuttora, cioè due per la lin-
gua italiana, due per la francese, due per
la spagnuola e portoghese, uno per la
tedesca, uno per l'ungarica, uno per la
belgica e polacca, uno per l'inglese, uno
per la greca, uno per 1' illirica. JVe sot-
toscrisse nel i56q il relativo moto-pro-
prio o cosliluzione, ma per la sua mor-
te restò in dataria non ispedito. Assegnò
s. Pio V rendite al collegio de' peniten-
zieri gesuiti , formò regolamenti per la
sua direzione e loro concesse abitazione
sulla piazza Vaticana, ove al presente è
la fontana sinistia, guardando la faccia-
ta della basilica. Non essendosi ancora
stabilito il penitenziere per la lingua gre-
ca, lo effettuò Urbano Vili. Nel i656
Alessandro VII die la cura di eleggere i
j 3 sacerdoti, per la lavanda e mensa del
giovedì santo, ai penitenzieri di s. Pie-
tro: chi al presente li nomina lo notai
nel voi. Vili, p. 298, XXXVII, p. 1 98,
XLI, p. 290. Volendo Alessandro VÌI
rendere la piazza Vaticana degna del-
l'augusto tempio, prima di demolire gli
edilìzi che l'ingombravano, ed erigere
il sontuoso portico colonnato, diede al
collegio de'penitenzieri il palazzo incon-
tro a quello ora de' Torlonia in piazza
Scossacavalli, già de'Madrucci e del car-
dinal Gio. Battista Pallotla , morto nel
1620, e vi hanno la loro cappella. Quin-
di a supplire alla non spedita bolla di e-
rezione del collegio, nuovamente l'eres-
se con la bolla In apostolicne dignitalis,
de'22 febbraio iGSg, Bull. Roni. t. 6,
par. 4, p- 280 ; pienamente lo confermò,
prescrivendo tutlociò che riguardava la
residenza, l'uflìzio, il numero prescritto
de'penitenzieri e le rendite; ed in luogo
degli 80 scudi d'oro mensili che gli pa-
gava la camera apostolica , gli stabili
quanto dissi nel voi. I, p. 248. Oltre a
ciò, Alessandro VII ricevè il collegio sot-
to l'immediata protezione della s. Sede
e di s. Pietro; dispose che i peniteuzieri
PEN
sarebbero scelti dal p. preposilo de' ge-
suiti, né che si potrebbero rimuovere
senza licenza del cardinal penitenziere
maggiore, alla cui giurisdizione sono sog-
getti quanto all' uffizio, come e meglio
riferisce il Piazza, Eusevologio romano
trai. 5, cap. 23, del collegio apostolico
de'penitenzieri minori di s. Pietro; ed il
p. Sacchini, Hìst. soc. Jesti, lib. 6,p. 269.
Il Venuti, Roma moderna p. 1088, de-
scrivendo questo collegio, dice che il p.
Onorato Fabri francese gli lasciò la sua
biblioteca, e che nella basilica i confes-
sionali di noce che appartengono a que-
sti penitenzieri, sono dalla parte sinistra,
spettando quelli a destra ai penitenzieri
di altri ordini religiosi non formanti col-
legio: sopra tutti i confessionali un' i-
scrizione indica la lingua cui apparten-
gono. L'origine di detti penitenzieri di
altri ordini probabilmente derivò dal
dovere i penitenzieri del collegio, ne'pon-
tificali e succennate funzioni, interveni-
re ad assistere quelli che celebra il Papa,
ed anche perchè è la basilica più fre-
quentata sì dai romani che dai forestie-
ri, onde ne'principali tempi e feste del-
l'anno essi debbono esercitarvi 1' uffizio
di penitenzieri , godendo le stesse facol-
tà, prerogative e privilegi de'penitenzie-
ri del collegio. Questi penitenzieri di al-
tri ordini sono i4:CÌoè due carmelitani
dell'antica osservanza, due minori osser-
vanti, due carmelitani scalzi, due mino-
ri riformati, due scolopii, due serviti, un
cappuccino edun agostiniano scalzo. Cle-
mente XIV violentato dalle infelici cir-
costanze de'lempi, con ripugnanza e do-
lore del suo animo, nel 1773 soppresse
la veneranda compagnia di Gesù, quin-
di prima di morire concesse il collegio
de' penitenzieri vaticani (e quello di Lo-
reto che i gesuiti aveano ricevuto da Giu-
lio III), ai suoi antichi confratelli «««o-
ri coni'enliiali, colla bolla MiseraCor Do-
ììiinu9, 4 id. aug. i 774j che tuttora con-
servano, sebbene nel i8i4 l'iniMoi'f'de
Pio VII ripristinò la compagnia di Gè-
V E N
sii. Da! Palazzo AposloUco (''.), prima
i peiiilcnzieri aveaiio la parte di pane e
vitio. Appena è morlo il Papa, i peni-
tenzieri vaticani ne lavano il cadavere,
quindi reslanoa custodirlo, recitando l'nf-
iiziode'defunli, e l'acconipagnano dal luo-
go dov'è morto alla basilica \'alicatia, su
di che si può vedere il voi. XX.VI1I, p.
41 e i luoghi ivi citali. Alla penitenzie-
ria Vaticana sono unite quelle di Asisi
eLorelo, dicui feci parola a I^emtenziere.
Peni temi eri Liberiani o di s. Maria
JÌIaggiore. Prima di pailare delle altre
due precedenti penitenzierie apostoliche
di Roma, nel dirne l'origine accennai
ancor questa e quanto la riguarda per le
pontifjcie funzioni, mentre a Pemte.\zie-
r.E MAGGIORE parlai quando si reca alla
loro penitcnzieria. Si rileva dal de An-
gelis, Basilica s. M. HJ. dcpcenitenliai'iis^
p. 1 06, che Eugenio IV a" i g ajirile 1 43 i
vi puse per penitenzieri i Irati domeni-
cani. Il Papa s. Pio V domenicano isti-
tuii il collegio e penitcnzieria de' peni-
tenzieri della Chiesa di s. Maria AJag-
giare (Z^-), e con la bolla Pro nostri imi.-
«em,del [."settembre i56S,Bull. Roni.
t. 4, pai"- 3, p. 34, l'adJdò ai religiosi do-
menicani, che assoggettò al provinciale
della provincia romana o sia al priore
del convento di s. Maria sopra Minerva,
"volendo che fossero di diversi linguagqi.
Gli applicò per sostentamento pai (e delle
rendite dell' abbazia di s. Maria delle
Macchie di s. Ginesio (ne parlai nel voi.
XLj p. 2g7 e 2r)8), cioè l'assegnò a det-
to convento, con l'obbligo di sommini-
strare a 6 penitenzieri e 2 conversi per
aiutarli, annui scudi 3oo. Per abitazione
concesse ad essi quella con giardino presso
la chiesa dis. Pudenziana, che loro con-
segnò per custodirla, dismembrandola
dal capitolo e mensa Liberiana. Ma essen-
done poi da Sisto V diroccata porzione
per ampliare la strada pubblica, die in
compenso ai penitenzieri le rendite del
canonicato teologale della basilica. Ve-
nendo poi da Sisto V, altri dicono du Cle-
P I-: IV 7 T
mente VIIT, ceduto il resto dell'ahilazio-
ne e la chiesa di s. Pudenziana ai cisttr-
citnsi foglianti, il collegio invece ricevet-
te la casa e il giardino incontro la basi-
lica, già del canonico della medesima
Ippolito Scarza, di cui restò in possesso
eridusse[)ei penitenzieri Denedelto XIII
domenicano, colla bolla Emana runt^tlei
\5 luglio 1 724, Bull. f. I i,p. 33 I ,C(jn-
fermò il decreto della congregazione del
concilio, sull'autorità del priore del sud-
detto convento sopra i penitenzieri del-
la basilica Liberiana, e poi di sua pre-
senza onorò la [lenitenzieria. Questi pe-
nitenzieri non hanno altro obbligo die
di confessare in lingua italiana: nell'an-
no santo si aggiungono loro 8 peniten-
zieri straordinari, pure domenicani.
PEMTENZIERIA APOSTOLICA ,
Sacra poemtcntiaria apostolica. 11 pri-
mo tribunale della s. Sede, presieduto
dal cardinal Penitenziere maggiore (^F.)^
ufllzio e residenza della penitcnzieria, ca-
mera poenitentiaria. Dell' origine della
penitcnzieria ho parlato ne' relativi ar-
ticoli come a Pexitenziere, Penite.\zie-
RE MAGGIORE, PENlTENZIEm DI RoMA, e lo-
ro penitenzierie apostoliche e collegi sog-
getti alla sacra penitenzieriaj cosi dell'ec-
cellenza e autorità di questo antichissi-
mo tribunale, principale organo della se-
de apostolica del foro interno della Pe-
ìutenza (F^-). Essendo antichissima la di-
sciplina de' casi riservali al Papa, come
dissi a Pe.mte.nziere, antichissima pure
è l'istituzione della penitenzieria : il Ber-
nini, Isl. dell' eresie, \i\ riconosce dall'ope-
rato da Papa s. Cornelio contro i nova-
ziani, che vedendo allo scisma congiun-
ta l'eresia, imperocché impugnando la
confessione e remissione de' peccati, ab-
battevano tutta la religione, notificò gli
errori a tutti i vescovi perchè celebras-
sero concilii per condannarli con trasmet-
terne a P\.oma le decisioni, e due egli ne
convocò in Roma, in cui scomunicò i sos-
tenitori dell' eresia, questa condannò e
chiamò nuovamente a penitenza i fède-
-6 PEN
li, volendo che si esponesse il fallo di-
sti nt;i mente in (òrma di su [ipliclie, le qua-
li furono dette caiiones poeinlenliales, e
forse, dice il Bernini, in nulla diireriscono
da quelle che in gravi casi da tulle le
parti si presentano alla sacra penilenzie-
lia di Roma, siccome a lei riservale priva-
tivamente per la s. Sede. Quando un pe-
nitente ha bisogno di ottenere dal P;ipa
una dispensa o V assoluzioiie di qualche
censura, che riguarda il Irihiuiale della
penitenzieria, in 'orma d'inienioriale può
^crivere egli medesimo o far scrivere da
Tin altro, in qualunque lingua, con hre-
Mlà e chiarezza, al cardinal penitenziere
maggiore del Pontefice, specificandogli
la cosa per cui desidera la dispensa e le
lagioniche ha per domandjrIa,edil caso
di cui domanda l'assoluzione. Non è ne-
cessario d'indicare il proprio nome, uè
quello del paese, ma basta assumoie il
nome di supplicante; per esempio il sup-
plicante ha fatto voto di castità per[)e-
lua, ec. , ha fatto voto di religione o di
castità pei'petua , ed in seguito si è ma-
ritalo ec, ha battuto gravemente un sa-
cerdote, e per questo delitto è incorso
nella scomunica, n'è assai dolente epen-
lilo e ne domanda umilmente la dispen-
sa o l'assoluzione; quindi si nota l'indi-
rizzo di colui al quale la risposta dovrà
essere mandata, dicendo : vostra eminen-
za avrà la bontà d'indirizzare la sua ri-
{•posla a N. dimorante in conliada N.
«Iella città e provincia IN. Bisogna altresì
indicare il nome e le qualifiche del con-
fessure, al quale si desidera che venga
indirizzata la lettera re.-ponsiva della sa-
tra penitenzieria, per esser posta in ese-
cuzione. Colui al quale è indirizzata una
lellera della penitenzieria, non può inca-
ricarne un altro per eseguirla, ma deve
eseguirla egli medesimo nel confessiona-
le, dopo aver ascoltata la confessione del
penitente. Di tutto traila il p. IS'avar.
JNci citali articoli descrissi le provvi-
denze pontificie per i penitenzieri e la pe-
nitenzieria, e come Gregorio X neh 2^4
PEiX
decretò che in sede vacante sempre agis-
se il tribunale della penitenzieria. Narra
il Marini, y^/r/uVrir/', t. 2, p. i44j che pri-
ma di Clemente V del i3o5 il uimiero
degli scr'iltori della penitenzieria era in-
certo, e fu allora stabilito a 12, parendo
a quel Papa che più non ci si potessero
mantenere decentemente. Non ostante
però tal decreto, coli' andar degli anni
costoro si moltiplicarono a tanto, cheMar-
lino V del 141'j ordinò che a soli 1^
fosse il loro corpo ridcjtto. Nicolò V del
i447 ) ''^*'*^^'"o^o <^'' niantenere questo
numero, ed obbligato dcdl'altra parte per
sue buone ragioni a riconoscere 8 di quei
che Felice Y avea nominati durante il
suo breve antipapato, fece una bolla che
trovasi nel suo registro. Inoltre il Mari-
ni riporta altre nomine di scrittori della
penitenzieria, ed a p. i3q un breve del
i4j5 di Calisto IH a certo Goltifredi
lìiag'siroin nìecìicina, poeiiileiiliariae no-
strae scriptori, el familiari nostro salii-
tciìi. Benedetto XII in Avignone pubbli-
cò la bolla In agro clominico universali
erclesiae operarii, degli 8 aprile i338j
Bull. Reni. l. 3, par. 2,p. 25g, con la
quale prescrisse gli statuti e le leggi pel
buon regolamento della penitenzieria a-
poslolica e de' suoi ufliziali, e la forma
del giuramento che dovrebbero prestare.
Sisto IV emanò la bolla Quoniani non-
ìiiilli, de'q maggio i4'^4. '^"^^- ^oni. t.
3, [lar, I , p. I Hy, in cui dichiarando l'au-
torità del penitenziere maggiore, diverse
regole prescrisse alla penitenzieria. Al-
tre bolle spedite a! sommo penitenziere
e concernenti pure qiieslo tribunale, a
quell'articolo citai. Paolo 111 del i534,
nulla ommetlendo pel bene della Chiesa e
per estirpare alcuni abusi che si erano
introdotti nel tribunale della penitenzie-
ria, foimò una congregazione composta
dei celebri cardinali Cara/a, poi Paolo
IV, per piefello, Santacroce, Cresccnzi,
Polo e Ardinghellij e de' prelati Luigi
Ardinghelli vescovo di Fossombrone, Ca-
podilerro datario, Fabio Pellegrini reg-
PEN
genfedella penitenzieriajFilippo Ardila-
(o Tescovo di Eouiges e vicario di Ro-
inn, come si ha dali'Oldoino, Adilit. in
Ciaccolilo t. 3, p. 546. La congregazio-
ne ebl^e incombenza di estinguere e por-
gere rimedio a ciò che nel liibunnie a-
vesse Ijisogno di correzione. La bolla che
poi formò Piiololll, la pul)blicò Giulio
IH, come notai a Pemtenziere maggiore.
Pio IV conia bolla In sublimi b. Petri
solio, de'4 maggio 1.562, Bull. t. 4j par.
2,p. I 16, riformò con ottime disposizio-
ui la penitenzieria.il de Luca, Del card,
pratico, cap. 4^» ^<'^ card, penitenziere
e de suoi officiali, ministri a tribunale,
osserva, che la grande autorità del peni-
tenziere maggiore continuò sino a Pio
IV, il quale per la riforma della curia ro-
mana voluta dal concilio di Trento, dai
principi e popoli , ricevè notabile dimi-
nuzione e riforma , togliendogli molte
facoltà, onde il penitenziere faceva una
significante parte di quelle spedizioni che
poi si eseguirono dalla Dataria e dai
Brci'i, coù nelle dispense matrimoniali,
come nelle altre dispense sull'età e legit-
timi natali, sopra l'irregolarità e alti i
impedimenti pegli ordini e benefizi; non
che sul concedere il beneplacito apdslo-
hco nelle alienazioni de'beni di chiesa, nel-
leconfeimazioni apostoliche e altresimili
pubbliche spedizioni, laonde sia per gli
emolumenti, come per occasione di gra-
tificare i ben affetti, sino allora si con-
siderava il penitenzierato maggiore la pri-
ma carica di corte. 11 successore s. Pio
V molte leggi emanò sul tribunale: col
moto- proprio Cum sicut accepinius, dei
5 dicembre i 566, Bull. cit. p. 824, sot-
to pena di falso, ordinò a'procuratoii del-
ia penitenzieria di esprimere la verità
nelle dispense matrimnniali e altre gra-
zie che s'impetrano dalla penitenzieria;
col n\u\o-^vo\i\\o Cum sicut accepinius,
del I 56f), Bull. t. 4, par. 3, p. 54, de-
cretò pene contro gli scrittori, .sollecitatori
e altri offiziali di penitenzieria, se nellf
dispense matrimoniali avessero esposto
PEN _ 77
il f liso ; con la liolla In omnibus rebus,
de' 18 maggio, loc. cil. p. 62, riformò la
penitenzieria ed i suoi uffiziali; con la
bolla Ut bonus, dello stesso giorno, loc.
cit. p. 64» ''"l'iì^ Iti facoltà del peniten-
ziere maggiore e de'suoi ministii; e eoa
altra bolla di detto giorno, 7/i ertrawz re-
rum, loc. cit. p. 65, trasferV nella can-
celleria apostolica gli scrittori e procura-
lori della penitenzieria, ed istituì gli scrit-
tori e prociuatori delle lettere di mino-
re grazia. Il de Luca notò, che per ta-
li disposizioni le facoltà del tribunale si
restrinsero al foro interno, alle dispense
d'irregolarità o altri impedimenti occul-
ti, ed anco alle dispense matrimoniali so-
pra impedimenti parimenti occulti, poi-
ché i pubblici passarono alla Dataria ed
ai 5/ct'/, secondo le specie; restando qual-
che parte dell'antica podestà sui regola-
ri pel foro esteriore. Urbano Vili collii
costituzione Beginiini, de' 17 settendjre
i634j riferita dal Nicolio, Lucubrat. p.
2, lib. 5, tit. 39; Innocenzo XI 1 con \.\
costituzione Romanus Pontìfcx , de' 3
settembre iSc^i, Bull. t. c), p. 265,pre-
scrissero nuove norme al tribunale e le
facoltà del penitenziere maggiore; altre
provvidenze si hanno di Clemente XII
per la bolla j4pnslolatus offìciuin. Final-
mente benedetto XIV nel 1744 con la
bolla Pastor Boniis^ de'i3 aprile, Bull.
Bened. XI F , t. i , p. 3 1 q, determinò di-
stintamente le facoltà del cardinal peni-
tenziere; e con allra. In Apostolicae,^.
33o, dichiarò i doveri degli ufllziali del-
la.penitenzieria , ne stabìh il numeio e
il modo di eleggerli, non che i doveri di
detto [leuitenziere, cui confermò la ren-
dita di I 00 scudi d'oro al mese, cioè 1 65
scudi d'argento, assegnati da Innocenzo
XII e Clemente XI; come ancora 2J
scudi simili al reggente, i5 al datario,
al correttore e al sigillaltue, 10 al teo-
logo e al canonista, 12 al pro-sigillatore,
e 6 agli .scrittori. L'attuale onorario di
tulli ì coaiponenii il tiibuiiale si legge
a p. {\'] della Statistica di tutti ^Vimpic-
78 PEN PEN
ghi (iella V. Sede del i 849- Nel voi. XIX, minori, e vengono nominati dal cardina-
p. I 18, pollai ilella divisione delle tua- le ed eletti dal Papa; gli altri sono uHi-
leiie spettanti alla penitenzieria , da quel- ziali minori e ministri, e tanto questi che
ledella dataria e de'brevi, fatta nel i74'^j ' pi'inii non possono ricevere premio, né
( d a Penitenziere maggiore, delle attua- mercede alcuna, perchè le spedizioni del
li sue facoltà. tribunale sono tutte gratis, essendo essi
Gli ofllciali e ministri di questo tri- stipendiali eon gli emolumenti che si
bnnale sono di diverse sorti: il Cohellio pagano in cancelleria per le dispense ma-
tratta delle lo!o iiicumbenze e delle qua- trimoniali di minor grazia, e però il si-
lità che si richiedono massime ne' prin- gillalore quando si firma mette la for-
c\pa\'\, COSI \\ Pleiìemheig, De poenilcn- wo\a: gratis ubiqiie. Per la spedizione
tiaria, et de offìcialcs s. poenileiitiariae. delle dispense vi sono procuratori spe-
Alcuni de'principali, dice De Luca, fan- dizionieri addetti, come quelli della da-
llo figura come di congiudici e di con- laria e cancelleria, i quali non hanno in-
sulloii col penitenziere, per cui si soglio- gerenza alcuna nel tribunale, solo procu-
no congregare con esso e in suo palazzo rano le grazie, assistendo vescovi o par-
due volleal mese, e questa adunanzachia- ticolari, che rappresentano avanti il tri-
iiiasi la segnatura della sacra peniteli- buiiale medesimo, e de'quali feci cenno
zieria, che nella settimana santa per an- a Dataria e altrove. Il tribunale pertan-
tichissima consuetudine ha pur luogo to della s. penilenzieria apostolica, oltre
nelle penilenzieiie delle basiliche, del cui il cardinal sommo penitenziere o peni-
accesso col tribunale parlai a Penitey- tenzieremaggiore, si compone de'seguen-
ziERF MAGGIORE e succcssivo intervento ti ofliziali maggiori e minori, lutti eccle-
alle patriarcali. In altri due giorni poi siastici , tutti aventi il sigillo di confes-
ci'ogiii settimana si spediscono gli affari sione, per cui fanno apposito giuramen-
men gravi dal solo reggente, presso il qua- lo in mano del penitenziere maggiore,
le si congregano i ministri minori, facen- con forinola che riporta Pleltemberg, De
dosi pi ùo meno frequente secondo le con- qffìciales s. poenilentiariae.
tingenze de' negozi, per esaminare e ri- Reggente. Il i.^olliciale della penilen-
sol vere, se le dispense, assoluzioni e altre zieria, suole essere uno de'più degni pre-
grazie che si domandano, vanno conces- lati della curia romana, per antichissi-
se e in qiial modo; dappoiché non solo ma consuetudine sempre delfillustre ce-
s'imploiano dispense e assoluzioni occul- to degli uditori di rota , ed ordinaria-
le di foro interno , ma eziandio le asso- mente il decano de'medesimi o uno dei
lozioni d' alcune censure ]uibbliche del più antichi per anzianità tra'medesimi,
furo esterno, come la percussionede'chie- insignito negli ordini sacri maggiori ; al
liei, quando i percussori non recansi in presinte è mg.' PielroGiuseppe d'Avel-
Roina, secondochè dai sacri canoni vie- Iny-ISavarrospagnuoIo, elettoda Grego-
ne ordinalo, ed in questo caso si esami- rio XVI quando era 2.° uditore di rota
na in segnatura, come tribunale, per am- o sotto decano, mentre attualmente è il
niellere o rigettare le scuse per giusti- decano. Il reggente, dice il De Luca, è
ficaie gl'impedimenti dell'andata in Ho- come un vicario generale del cardinal
ma. I primi sei ofliciali maggiori non .so- penitenziere, per cui concede molte as-
lo figurano quali congiudici e consiglieri soluzioni e spedisce diversi negozi da sé
del sommo penitenziere, e per lo piìi pre- solo, senza partecipazione del penitenzie-
lati qualificali per dollrina, virtù e spe- re o della congregazione o segnatura;
rienza; ma secondo il Lunadoro diconsi yale a dire spedisce quelle materie ordi-
penitenzieri maggiori per dislinguerli dai narie, cui non avvi difllcoltà di conces-
P E N
sionc, ovvero che dc'hbonn ncgorsi ; le
cose dubbiose riferisce al canliriiile e poi
si discutono accuratamente in segnatura.
Due volte la settimana segna di sua ma-
no i memoriali e li consegna ai 3 procu-
ratori o siano segretari della penileuzie-
ria, ed allorché fa d'uopo sottoscrive in
vece del cardinal penitenziere decreti o
col rescritto, y?(7f in forma, se trattasi di
affari facili ; o con altro rescritto, fiat de
spccifili, se l'interesse ha richiesto varie
osservazioni e diligenze; o finalmente col
reseli tto,^«; de exprcsso,N. N. Regens,
allorché la cosa viene conchiusa dal Pa-
pa, cui si reca a udienza , per impotenza
del cardinal penitenziere. Clemente XII
per distinzione concesse al reggente del-
la penitenzieria l'uso del fiocco di seta
■verde al cappello, come registrai nel voi.
IX, p. iq8. 11 Morcelli chiamò questo pri-
mario ofììciale , Siimnii magìstri criin.
expiandi, adiutor a rcscriplis. Diversi
reggenti furono decorali della dignità
cardinalizia, così moki degli altri u/ìl-
ciali maggiori, dalai i, canonisti, corret-
tori e sigillalori, ed alcuno anco vivente.
Teologo. E sempre un religioso della com-
pagnia di Gesù, ed oltre lesue particolari
attribuzioni, è il consiglieie in sacra teo-
logia del cardinal pciiilenzieie, ne' casi
più difficili. Nel secolo passalo lo furono
i pp. Alfaro SparvieiijCaravita (diverso
dall' istitutore dell' oratorio omonimo),
Turano, Koceri, Angelis, Stopponi non
gesuita, e gli ex gesuiti Eolgeni, ISIari-
novich, Giorgi, Alfonso Muzzarelli : ri-
juislinata la compagnia fu l'atto teologo
il p. Zauli, ed ora lo è il p. Zecchinelli,
celebre predicatore, avente per coadiu-
tore il p. Cornelio Van-Everbrotck. Da-
ta rio. Ne feci cenno nel voi. XIX, p. i6o.
Canonista. Oltie le sue particolari iu-
cuuibcnze, è il consigliere in sacri cano-
ni dtl caidinal penitenziere, ne' dubbi
{)iù complicati. Correttore. Questo cor-
rettore o revisoie esamina, rivede e cor-
regge le suppliche de' procuratori e se-
gretari, cioè se sono a seconda dello sti-
PEN 79
le e le formole prescritte dalla penileu-
zieria, e ne fa nota nell'estrema parte dei
memoriali, sottoscrivendo le lettere del
penitenziere col suo nome e cognome.
Il Morcelli qualificò questo ofliziale mag-
giore, Praepositus lihellis pociiilciilinrii
recognosctndis. Sigillatore. Altro prela-
to che custodisce il sigillo jìubblico del-
la penitenzieria, e sottoscrive dopo il cor-
rettore le lettere del sagro tribunale; io-
di dopo averle sigillate col sigillo le in-
via ai procuratori o spedizionieri. Sicco-
me nel i56q colla summentùvatu costi-
tuzione In earum rerum , furono sop-
pressi i due collegi degli scrittori e de'pro-
curatori della penitenzieria, e trasfeiili
alla medesima col nuovo titolo di pro-
curatori e di scrittori di grazia iiùnore^
allo stesso sigillatore incombe la cura del-
le spedizioni che facevano i due collegi;
di più a lui tocca il custodire i registri
delle scritture, al quale impiego vi suppli-
sce il pro-sigillalore. Sottoscrive dopo il
correttore le lelteiedel penitenziere: Gra-
tis uhique N. N: Sigillator. Segretari tre.
Hanno cura della distribuzione de' me-
moriali, dopo averli riferiti alla congre-
gazione e segnatura e speditesi le lettere.
La cassetta per licevcre le suppliche è
presso la residenza del cardinal peniten-
ziere, del reggente, del sigillatole e del
sacro tribunale. Pro-sigillatore. Coadiu-
va il sigillatore in diversi uffizi : nel i8o8
il cardinal Antonelli conferì la carica al
celebre erudito Francesco Cancellieri ,
com'egli slesso rimarcò nel Ctnolaphiuni
che fece a quel porporato, stampò e il-
lustrò con note. Archivista e cappella-
no. Scrittori quattro. Sono ammessi per
concorso all' uffizio, che si deve tenere
innanzi al reggente e al correttore, se-
condo Plettemberg, essendo loro offi-
cio scrivere le lettere della penitenzieria.
Scrittori so})r annumeri sei. Distributore
delle materie. Registratori due. Compu-
tista. Portiere. Del sacro tribunale della
penitenzieria apostolica tiattarono i no-
minali scriltori e altri citali a Pé.mte.v-
8o P E N
zrERE MAGGIORE, iion clie, Tiburlii ]\;ivni-
min. oss. rif. oiim poenit. in basilica Ln-
tcr.: J\Ianu(luctio adpraxini cxccntionis
lilerarum sacrae poenilentiariae, Komae
1714- Vincentii Pelra , poi cardinale e
penitenziere, De sacra poenitcntiana a-
posloUca, Womsi 1712; ma solo la 1/
jìarte puljblicò.
PEiNNA, Calamus. Sliumentocol qua-
le si scrive, o sia di penna d'uccello oiii
altro. Gli antichi si servirono per iscri-
vere di stili , e lo facevano su lavoletle
intonacate di cera, o con piccola canna
o V intercodio d' una canna, servendosi
d'inchiostro o di minio o di altra tintu-
ra qualunque, li Donati, Dediliici^. 24,
dicendo degli strumenti che usarono gli
antichi per scrivere, nomina gli stillo gra-
fi, che i pili antichi talora erano grandi
quanto icollelli, chiamati citlicUi seri pio-
ni, alti anche a ferire, per cui furono
■vietati quei di ferro e introdotti d'osso;
se ne fecero anche di metallo. Tali stili
da una parte erano appuntati per l'or-
mare le lettere e piatti dall'altra percnn-
celiarle. Portavansi insieme alle tavolet-
te su cui scrivevasi, in astuccio appesi
alla cintola. In oriente vi sono de'[ìopo-
li che si servono di canne per iscrivere,
poiché le canne sono adatte per iscrive-
re l'arabo, così pure per dclineare i ca-
ratteri delle lingue indiane , principal-
mente del sanscrilto. h' Egitto (/^.) for-
niva ai romani i calami o penne, quan-
to il papiro sul quale si scriveva. Si pre-
tende che Isidoro, fiorito prima del VII
secolo, pel primo abbia parlato delle pen-
ne, come strumento inserviente alla scrit-
tura; onde si crede che le canne e le
penne fossero impiegate simullaneamen-
te per alcuni secoli, ma che finalmente
nel secolo X ebbe a prevalere l'uso del-
le penne e furpiesto esclusivamente adot-
tato almeno in Europa. Si fa quindi uso
per iscrivere non solo delle penne d'oca,
ma di quelle ancora di cigni , struzzi ,
corvi, gallinacci e di molti altri uccelli,
come pure di acciaio o altro metallo. Re-
PEN
lati ve erudizieni si possono leggere a Car-
ta, Pergamena, Diploma, Lettera, Ce-
reo PASQUALE, Lettere epistolari. Dit-
tici, LixGUA, Stampa. A'suoi luoghi pu-
re dissi, come nel concilio generale Vili
di Costantinopoli, loq vescovi sottoscris-
sero la condanna con penna intinta nel
sangue di Cristo, ad esempio di Papa
Teodoro I quando condannò Pirro mo-
nolelita, e si praticò poi nella pace tra
Carlo il Calvo e Bernardo conte di To-
losa; altri esempi li liporta Pagi, in Brev.
lìom. Pont., in vita Tkeodori. L'impera-
tore greco sottoscrisse il concilio di Fi-
renze con penna intinta in inchiostro
rosso all'uso degl'imperatori greci. Ales-
sandro VI divise con un sol trattodi pen-
na sulla carta geografica, le conquiste fat-
te dalla Spagna e dal Portogallo sull'A-
merica : di questa memorabile linea par-
lai ne'vol. H,p. I o, e XIV, p.236. Ales-
sandro VII finché vi.sse conservò gelo-
samente la penna con cui da prelato a-
vea firmalo il famoso trattalo di Mnnster
e Osnahrilck: dopo la sua morie tal pen-
na fu sospesa in una cappella di s. Filip-
po alla chiesa nuova ds' filippini; come
fece Giusto Lipsio della sua nella cap-
pella della Beala Veigine di Hall. Leo-
ne Allazio si servì per 4o anni continui
della stessa penna, e quando la perde ne
rimase inconsolabile, stentando a tratte-
nere le lagrime, come narra Mabillon,
Itili, hai. p. 60. Vedasi Davidis Clerici,
Laiulespennae, interejusdem Orationes
p. 94. Il Marini, Archiatri i. 2, p. 12I)
riferisce, che gli scriniari pontificii veni-
vano dal Papa investili della loro carica
per pelili ani et calaniariuni; e che il car-
dinal Rodolfo da Carpi legato in Fran-
cia , ebbe da Paolo III, agli 8 gennaio
i53y, un breve facoltativo per creare
due o tie notali apostolici, investendoli
per pcnnani et calaniarc, e questi man-
dare poscia in Inghilterra a pubblicar
solennemente le notissime censure. Ab-
biamo di Rlartoielli, De theca cala-
maria.
PEN
PENNA BILLI. Cina con resilienza
vescovile. V. Mote Feltro.
PENNAFIEL o PEGNAFIEL, Pt-na-
frla. Città di Spagnn nella Castiglia vec-
chia sul Duero, a io leghe da Vallado-
lid. Vi fu nel i3o2 celebrato un concilio
dal i.° aprile ai i3 maggio, presieduto
da Gonsalvo arcivescovodiToledo e suoi
sulìVaganei. Si pubblicarono i3 articoli
per reprimere gli abusi de'concilii di quel
tempo, il concubinato de' chierici, le u-
sure, ec; venne tra le altre cose ordina-
to il canto quotidiano ad alta voce della
Salve regina, dopo la compieta ; che il
pane destinato ad essere consagrato do-
vesse farsi alla presenza de'preti o di al-
tri ministri della chic'^a; e di pagar la de-
cima degli acquisti legittimi , per rico-
noscere il supremo dominio di Dio. Reg.
t. 28 ; Labbé t. i r ; Arduino t. 8.
PENNE (Pennen). Città con residen-
za vescovile del regno delle due Sicilie,
nell'Abruzzo Ulteriore primo, capoluo-
go di distretto e di cantone, posta nei
confusi confini dei vestani e de'marucci-
ni, su due colline fra gli A pennini, ba-
gnate dai flumicelli Tavo e Sino, che dal
monte Corno scaturiscono e sboccano
nel Salino maggiore, a 8 leghe da Te-
ramo e circa 5 da Chieti. Rinchiude qual-
che bell'edifìzio. come l'antica cattedrale
e il prossimo episcopio. La cattedrale è de-
dicata a s. Maria degli Angeli, e sotto l'in-
vocazione di s. Massimo levita e martire
patrono della città, il cui corpo con quello
de'suoi compagni martiri edelb. Anasta-
sio vescovo ivi si venerano. 11 capitolo si
compone di 3 dignità, i." l'arcidiacono,
l'arciprete e il primicerio, di 1 1 canonici
compresili teologo e il penitenziere, e di 6
beneficiati, oltre diversi chierici. 11 fonte
battesimale è nelle 5 chiese parrocchiali,
fra le quali quella di s. Gio. Evangeli-
sta è collegiata. Vi sono 4 conventi di re-
ligiosi e due monasteri di monache, con-
fraternite, seminario, ospedale, monte di
pietà e teatro. Sonovi diverse fabbriche
e manifatture di fiori finti. Fuori della
VOL, LII.
P E N 8 1
chiesa parrocchiale di s. Panfilo vedova-
si il marmo ora trasportato nel palazzo
municipale, che indicava leantiche acque
minerali esistite pi ima dell'era volgare,
dette aqnn Ventina, ed aqua Vi riunì nel-
le due celle, e somiglianti a quelle di Cuti-
lia ne'sabini. Vitruvio ne lodò lequalità
medicinali in dedicare i suoi libri d'archi-
tettura ad Augusto. MuzioPansa, medico e
poeta valentissimo pennese, bibliotecario
di Sisto V, parla di questesmarrite acque.
Presso la cattedrale, nella valle formata
dal Colle Romano, nel 1 826 si scuoprì il
serbatoio, di figura ottangolare bislunga :
se ne fece l'analisi e mediante canale si for-
mò la nuova fontana de' Bagni, che ri-
tornano a prendere l'antica celebrità. Ab-
biamo di Vincenzo Gentili, Dell' acqua
Ventina et Virìuni di Città della Penna,
Napoli 1833. Altro illustre pennese fu
il famoso giureconsulto Luca di Penna,
per non dire di altri. Vano è il rintrac-
ciare la fondazione di Penne o Civita di
Penne, Pinna Vestina, diversa da Pen-
na Fucense o de'Marsi, essendo assai re-
mota; fu decorata di belli edifizi e soc-
corse i romani contro i cartaginesi, ma
Siila la distrusse nella guerra civile. Car-
lo ÌMagno la dichiarò capo della provin-
cia, e con diversi dominii l'assoggettò al
vescovo, l normanni, che vi scacciarono
i greci ed i saraceni, vi fondarono il re-
gno poscia detto delle due Sicilie: Rug-
giero I dopo la prigionia d'Innocenzo 1[
fu riconosciuto re e dichiarò Penne cit-
tà reale. Carlo V nel maritare sua figlia
INIargherita d' Austria gliela diede per
dote con titolo di ducato, onde passò ai
Farnese duchi di Parma, e da questi a Car-
lo di Borbone, che la cede al suo figlio
Ferdinando IV re delle due Sicilie.
La fede vi fu predicata da s. Patrasso,
uno de'72 discepoli, e ne fu il i.° vesco-
vo : la sede vescovile fu dichiarata im-
mediatamente soggetta alla s. Sede, co-
me lo è tuttora, venendo onorata dai Pa-
pi con titolo di nobile e celebre. Il vesco-
vo Romano fiori nel 499> q'J'ndi Ama-
6
82 PEN
tleo o Amocleo cìeirS r 7,clie ottenne un
privilegio da Lotario I e la conferma del-
le prerogative di sua chiesa, avendo as-
sistilo alla di lui coronazione. Jacopo fu
Tcscovo neir844> Hermanno o Helmoi-
110 dell' 862; Giraldo o Grimaldo tras-
ferì solennemente in cattedrale nell'SGS
le ossa de'ss. Massimo e compagni mar-
tiri. Gaidolfo fratello di Berardo con-
te di Penne è nominato nel 962, per la
donazione del monastero cistcrciense di
Casanova, fondato da Berardo. Giovan-
ni, cui ad istanza dell'imperatrice Ade-
laide nel 963 Ottone 1 confermò i pri-
vilegi. Indi sederono Berardo penne-
se, morto nel i o55; Giovanni Felertano
monaco del io57,da Nicolò II ebbe la
conferma de'beni di sua chiesa; Pampo
del 1061; Aribertodel 1 1 12; Grimaldo
del I I iSjO cui Innocenzo II e Eugenio
111 confermarono i privilegi; Odorisio
del 1 169, cui fecero il simile più Papi;
Otto o Oddo del i 190 ebbe diversi pri-
vilegi da Enrico VI e dalla s. Sede;Gual-
terio cistcrciense del 1200 eletto da In-
nocenzo IH; ma per la sua condotta poi
lo ammom acremente. Gli successe il b.
Anastasio del i2i5disanla vita, che e-
diflcòilconventode'francescani; nel 13 1 7
Gualtiero cassinese eletto dal capitolo e
riconosciuto da Onorio 111, conferman-
dogli i privilegi Federico li : ridusse il
numero de' canonici e lo approvò Gre-
gorio IX. Essendo vescovo Beroaldo, il
cardinale CoUemczzo \egaio,co\ìa lette-
ra Dei'otionis, nel 1 252 eresse in catte-
drale vescovile (altri scrissero ripristinò)
^tri (^•), e 1' unì a Penna, ciò che ap-
provò Innocenzo IV nel i252 con le
Lolle Licei ea, e Honorem Ecclesiae, del
i5 marzo. La cattedrale d'Atri, buon e-
dificio con vicino episcopio, è dedicata
jiU'AssunzionediMariaVerginejCon bat-
listerio, e vi si venera il corpo della pro-
lettrice s. Reparala, ed avvi altra chiesa
parrocchiale. 11 capitolo ha 4 dignità, i."
l'ai'cidiacono, 1' arciprete e 2 primiceri,
1 G canoiiici compresi il teologo e il peni-
PEN
tenziere, e 2 beneficiali, oltre altri chie-
rici. Vi è pure un convento di religiosi
e 2 monasteri di monache, confraterni-
te, ospedale, seminario e monte di pie-
tà. Fra le abbazie della diocesi di Atri
fu celebre quella di s. Bartolomeo di Car-
pineto, poi unita a quella di Casanova,
ch'ebbe sino a' 5oo monaci.
AI i.° vescovo di Penne e Atri unite,
Beroaldo, nel i 264 successe Gualterio, da
Urbano IV Iraslato da Amelia; nel i 268
Beral lo o Beroaldo; neh 285 fr. Leonardo
Caio sanese servita, fatto da Onorio IV;
nel i3o2 Bernardo d'Angers; Raimon-
do del i32i; Guglielmo di s. Vittore
francese del i 324; Nicolò cistcrciense del
J 326, che per essere slato imprigionato
dai canonici, destò il grave risentimento
di Benedetto XII. Nel i 352 fr. Marco Ar-
dinghilli nobile fiorentino, dotto e vir-
tuoso domenicano, poi trasferito a Ca-
merino. Nel i36i Gioioso di Sulmona;
nel 1370 Barnaba de' marchesi Mala-
spina, poi di Pisa. Nel 1387 Agostino na-
poletano, poi di Perugia; nel 1 391 fr. Pie-
tro Scala domenicano; nel i 393 Autonìo
trasferito da Teano; nel i4>3 fr. Pietro
de Castro Velcri de' minori; nel i4i3
egualmente Giacomo Tordi fu uno de-
gli elettori di Martino V al concilio di
Costanza; nel 14^0 Delfino Nanni Goz-
zadini nobile bolognese, abbate commen-
datario di Nonantola, lodato pastore. Tra-
.sferito a Fossombrone nel i433 gli suc-
cesse Giovanni de Polena uditore di ro-
la, traslato nel \^5f\ a Orvieto, donde a
questa chiesa passò Giacomo Benedetti;
nel 1456 Amico deBonamici; Antonio
Probo d' Atri morto nel 1482. Gli suc-
cessero Troilo Agnesi beneventano; Mat-
teo Giudici romano, morto nel i49^j
indi Felino Sandei ferrarese uditore del-
la camera, poi di Lucca; nel i5o2 Nico-
lò Piccolomini di Lucerà, traslato da quel-
la chiesa; nel i5o3 Battista Cantalice sa-
bino assai erudito; nel i5i4 Valentino
Cantalice nipote del precedente, e co-
m'esso canonico di s. Maria in Via La-
PEN
tn, inlervenufo ni concilio di Laterano
V, e prndenlissimo ottenne da l'aolo III
nel i53q, che le chiese di Penne e Atri
soggette alla s.Sede tornassero, poichèCie-
niente VII nel i 526 l'avea fatte siilTia
ganee di Chieti. Nel i55r Leonello (Ji-
bo folignese ; nel 1 554 Tommaso Con-
suberi beneventano, deposto da Pio IV
perchè gli fu imputato di aver coi Ca-
lafla congiurato contro la pace d Italia,
sostituendogli nel i56i Giasou)o Guidi
nobiledi Volterra eruditissimo, cheinter-
venne al Tiidentino. Nel i568 Paolo O-
ilescalchi di Como, uditore generale del-
la camera, nunzio pontificio in Austria e
Spagna, poscia impiegato nella lega con-
tro i fuichi e in altre gravi incombenze.
Nel 1572 Gio. Battista Benedetti di Of-
lìda, abbellì la cattedrale e di altro fu
benemerito; nel i 5f) 1 Orazio Montani
di Policasfro, traslato ad Arles ; nel i 5qg
Tommaso Balbani lucchese, celebrò il si-
nodo; nel 1621 Silvestro Andreozzi luc-
chese che consacrò la chièsa de'cappucci-
ni ; nel 1 64«S FrancescoMassucci dotto re-
canatese; neh 65^ Gaspare Borghi di Ma-
cerata, si rese benemerito della cattedra-
le e del capitolo; nel 1661 Esuperanzio
Raffaeli nobile di Cingoli; nel 1668 Giu-
seppe Spinucci fermano, istituì soccorsi
pei poveri , e nella terra di Loreto edi-
ficò e dotò il monastero per religiose;
nel I 696 fr. Vincenzo Maria Rossi di Bari,
procuratore generale de'conventuali; nel
i6c)8 Fabrizio Mafìfei nobile di Monte Pe-
losio, col quale neirUghelli, Italia sacra
t. f , p. 1 1 1 I, si termina la serie de'vescovi
di Penne e Atri, che compirò colle Notizie
fli Roma. iy23 Francesco Bussolini ce-
lestino di Atri; 1746 Innocenzo Gorgo-
ni celestino d'Otranto; 1755 Gennaro
Perelli napoletano; 1 762 Giuseppe Ma-
ria de Leone della diocesi di Gaeta; 1779
Bonaventura Caleagnini di Gaeta; i 8o5
dopo lunga sede vacante Nicolò Fran-
cesco Franchi di Chieti; 1818 Dome-
nico Ricciardonedi Chieti. Per sua mor-
te il regnante Pio IX nel 1 847 preconizr.ò
PEN 8ì
l'attuale vescovo mg.'' Vincenzo d'Alfon-
so, della diocesi di Monte Cassino. Le due
diocesi imile si cstentlono a circa r 00 mi-
f^lia, conlenenti più di 80 parrocchie. O-
gni nuovo vescovoèlassatoiu fiorini 4o^j
essendo le rendite circa 3ooo ducati.
PENSIONE ECCLESIASTICA. Por-
zione de' frutti che si ricava da Beni eli
Chieaa (^•), o da un Beneficio ecclesia-
stico (^.), assegnala per tempo determi-
nato e per una giusta causa ad un ec-
clesiastico, che non lo possiede, da pren-
dersi anche su quello che lo possiede. Le
pensioni ecclesiastiche ebbero origine nel
45 I dal concilio di Calcedonia, il quale
acconsentì che Massimo, eletto vescovo
d'Antiochia in vece di Donno, a vantng
gio di questi stabilisse una pensione sul-
la chiesa Antiochena; come approvò n£l-
la causa di Bassiano e di Stefano, il i."
deposto dalla sede d'Efeso e il 2.° a lui
surrogato, ed essendo slnto ordinato un
3.", venne statuito che dall'erario di del-
ta chiesa si somminisfrasseroai primi 200
soldi d oro atmui, a titolo di nutrimento
e consolazione,come diceil concilio, pres-
.so Labbé, Concil. t. 4j p- 7o5;donde in-
cominciarono le pensioni ecclesiastiche,
non prima udite nella Chiesa, come osser-
vò Van-Espen,t7z<r. eccl. unii'.pnv. 2, tit.
2 3, cap. 2. Dipoi s. Gregorio I del 590
ordinò che si assegnassero 5o soldi d'oro
di pensione sul vescovato di Lipari ad
Agatone, ch'era stalo deposto da quella
sede. Nel 1 57 i s. Pio V con la bolla Ex
proximo, del i.° ottobre, obbligò i pen-
sionari sopra qualunque benefìzio che non
erano tenuti a dire il divino uffizio, a re-
citare quello della Beata Vergine, ed or-
dinò che tante volte quante mancassero
all'adempimento dell' obbligo ingiunto,
perdessero i fiutti delle slesse pensioni.
Vi sono delle pensioni sopra alcuni be-
nefizi ecclesiastici, che si accordano con
dispensa pontificia, a titolo o di elemo-
sina o di gratificazione, ma sono di (feren-
ti dallepensioni ecclesiastiche, bencliè de-
rivino da benefìzi ecclesiastici. Oliando
84 P E N
esistevano i collegi vacahilisd de' cava-
Jieri di S.Pietro, di s. Paolo, i Pii, Lau-
retniii e altri, ognuno percepiva pensio-
ni ecclesiastiche, benché laici. I conclavi'
sii laici per privilegio possono conseguir-
le, gli ecclesiastici le godono e ne posso-
no rassegnare la quota prescritta dalla
concessione pontifìcia. I cardinali che go-
dono pensioni ecclesiastiche hannoii pri-
vilegio di trasferire la metà delle pensio-
ni, premessa la spedizione del breve fa-
coltativo. Anticamente quando i beni ec-
clesiastici erano in comune, i benefizi e-
rano interi e senza diminuzione. Tra i
Pripi che moderarono la permissione di
ti asferire le pensioni ecclesiastiche, nomi-
nerò Urbano \IIF. La pensione eccle-
siastica non è permessa e canonica, che
alle seguenti condizioni, i .° Colui al qua-
le si accorda dev'essere ecclesiastico, e-
sente da qualunque censura e irregola-
rità. 2.° La pensione deve essere fonda-
ta sopra giuste cause, come sono la po-
vertà d'un ecclesiastico, una transazio-
ne sopra un diritto litigioso, la ricom-
pensa pei servigi resi o da rendersi alla
Chiesa, la rassegna d'un benefìcio, pura e
semplice o a causa di permuta per l'uti-
le della Chiesa, finalmente qualunque al-
tro vantaggio reale della Chiesa. 3." E ne-
cessario che colui, il quale crea la pen-
sione, abbia la facoltà di crearla, quale
concede il Papa, e secondo alcuni teolo-
gi anche i vescovi. 11 godimento poi del-
la pensione cessa colla morte naturale o
civile del pensionarlo. Si possono legge-
re: Fatlinelli, De transl. pensionihus et
responsa juris. Giganti, De pensionibns
ecclesiasticis, Co\on\a.e i6i5. Tonduti,
Traci, depensionibus €cclesiasticis,hiìg'
duni 1662. Clericato, Discordine foren-
ses dcbeneficiis pensionibns, Venetiis.
PENTACOMIA. Sede vescovile della
i.^ Arabia, sotto la metropoli di Petra,
eretta nel IX secolo. Altra omonima se-
de della 1." provincia d'Arabia, ù sotto
la metropoli diBoslra. Quesìa Pentaco-
mia, Pentaconiien, ora è un titolo vesco-
PEN
vile in partibus, sufTrnganeo di Bostra :
Gregorio XVI nel 1 84') lo conferì a mg.^
Carlo Uberto .Tea ntet quando Io fece coa-
diutore del vicario apostolico del Ton-
ckino occidentale.
PKNTAPOLI, Pentapolis. Nome del-
la regione di cinque città , e più luoghi
l'hanno portato. Deriva dal greco penta,
e polis, la Pentapoli, regione di cinque
città, onde si disse regione Penlapolilana
quella che le conteneva, e le città Pe/i-
tapolee. La Decapoli formavasi di die-
ci città di là dal Giordano ; una città si
disse Monopoli j due Duopoli j tre Tri-
poli come Tiro, Sidone e Arata, o Tri-
polìtana j quattro Tetrapoli, come Lao-
dicea, Antiochia, ec. La Pentapoli della
sacra scrittura, comprendeva Sodoma,
Gomorra, Adama , Schoim e Segor^ la
quale ultima scampò alle fiamme che in-
cenerirono le quattro altre, perchè il Si-
gnore esaudì la preghiera di Loth : le di-
strutte formarono illago Asfaltite o il la-
go di Sodoma. "La Pentapoli dell' Asia
minore, al sud ovest, era abitata dai do-
rii e formavasi di Lindo, Jalisso, Cami-
ro, Cos e Gnido, e quando nella confe-
derazione entrava Alicarnasso, fu della
Esapoli. Ahia Pentapoli d'Asia fu nella
Frigia Pacaziana. La Pentapoli d'Egit-
to ebbe Ticelia. La Pentapoli della Ci'
renaica o Libia superiore abbracciava
Berenice, Arsinoe, Tolemaide, Apollo-
nia e Cirene;altri vi aggiunsero la Mar-
maride e altre popolazioni. Queste sono
le Pentapoli d'oriente; ecco quelle d'oc-
cidente e tutte nello stato pontificio. La
Pentapoli etnisca o Nepesina ebbe per
capitale ISepi (^-), succeduta a Faleria
nel grado, con Sutri, Fescennio e Orte :
il Nardini, Della Pentapoli Nepesina, di-
ce che il Nobili registrò che venne for-
mata da Fidene,Nep!,Falisca, Villa Ma-
gna e Ferenti; ma non conviene sulla pri-
ma e ultima. Vedasi Degli Effetti, Me-
Wior/V', della Pentapoli Cisciininia, Fcien-
tana. Il Vittori, nelle Mem. di Poli mar-
zio, crede che questa, con Nepi,Fidene,
PEN
Faleiiae Ferente formassero la Penlapoli
Finisca. A Marca eEsARCATO parlai delle
due Pcntapoli maritlinia e terrestre, clie
spesso cambiaroiiolimile e nome. La Peu-
tapoli mariltiina o Piceno o Annonaria,
cdn Ancona per melropoli. La Penta po-
li terrestre o montana o mediterranea o
Flaminia in Romagna, ebbe Ravenna a
melropoli, come lo era deirEsarcato. La
Peutiipoli ebbe origine dall'esarca Lon-
gino nel VI secolo, che alle provincie die
un sislema diverso dal precedente; e poi-
ché egli risiedeva in Piaveiina, questa fu
considerata non meno metropoli dell'^-
sarcato che della Penlapoli, il che diede
motivo a diversi scrittori di credere che
hi Penlapoli fosse al di là di Piimini. Da
principio le città costituenti la Penlapoli
tiuono cinque; aggiunte altre in proces-
so di tempo e allargati i confini, la re-
gione non cangiò nome, ma continuò a
dirsi Penlapoli, com'era succeduto del-
l'I lalia nel suo incre-iuenlo. Laonde si tol-
se la forza e proprietà del nome, ma non
il nome. Ed in ttitli abbiamo, come no-
tai a Esarcato, che i vescovi della Pen-
lapoli intervenuli al sinodo romano del
680, furono quelli di Rimini, Pesaro, Fa-
no, ;'Numana o Umana, Osimo e Anco-
na; avendo erralo il Biondo, Hisl. p. 102,
die confuse la Penlapoli con l'Esarcato;
così il Rossi nella Storia di Piavenna, p.
194, ed il \ ignoli, Liber pontificalis, p.
3o8, i quali composero la Penlapoli con
quelle città che nominai nel voi. XXV,
p. 2 1 3, cioè R.avenna, Classe, Forlì, Cese-
na e Forlimpopoli, Sui confini della Pen-
lapoli oggi Romagna, dalla parte di le-
vante, trattò Fatteschi, Meni, del due.
di Spoleto, p. 170. Allargala la regio-
ne verso i monti, si formarono due Pen-
lapoli, una marittima ch'era l'antica, l'al-
tra terrestre o moderna. Nel 726 Luit-
prando avendole invase ambedue, come-
cliè i popoli delle medesime già eransi
sottoposti alla signoria e protezione del-
la s. Sede, il Papa s. Gregorio II le chia-
mò DecofJoU scrivendo all' imperatore
PEN 85
Leone, quale complesso di dieci città. Da
Riinini cominciava la Penlapoli marit-
tima e si estendeva con Pesaro, Fano, Si-
nigagliae A ncona; di poi si aggi unsero fu-
mana o Umana ed Osimo. Le cittadel-
la Penlapoli terrestre erano Urbino, Gub-
bio, Cagli, Fossombrone e Jesi. Tutte le
altre nominate nella donazione e resti-
tuzione di Pi|)ino, Carlo Magno e Lodo-
vico 1, ed in altri monumenti antichi, do-
po averle tolte ai longobardi, sono città
della Penlapoli marittima o terrestre ag-
giunte poi, come Monlefellro , Luceoli,
territoriuni Balnense o Valvense (come
avverte l'Orsi, Sovranità de' Pont.), Con-
ca (oggi Cattolica nella legazione di Forlì,
^. ), che in più luoghi registrai, come
nel voi. XXII, p. 80. Sono di dilferente
sentenza gli autori nell'assegnare le città
alle due Penlapoli, come all'estensione
di esse e la divisione del Piceno in An-
nonario e Suburbicario, per cui si posso-
no vedere, la Reggia picena del Com-
pagnoni e le sue Memorie d' Osimo, con
giunte del Vecchietti ; il Colucci, A/iti-
chiià picene t. iG; e il Brandimarte, Del
Piceno Annonario o Gallia Senonia, non
che gli articoli Pice.xo, e quelli delle città
Pentapolilane, massime Pesaro.
PENTECOSTE^ Pentecostes.Ye^ia a
pasqua solenne in cui si celebra dalla Chie-
sa la venuta dello Spirito santo; il cui
nome deriva dal greco Pentecoste , che
significa cinquantesimo, e fu dato anti-
camente dagli ebrei alla festa delle setti-
mane, festum ehdomadarum, quinqua-
gesima, perchè si celebrava sette settima-
ne dopo la festa dell' agnello pasquale_,
cioè il 5o.° giorno dopo il sedici del me-
se nisan, ch'era il secondo giorno della
Pasqua (^.). Nella pentecoste essi offri-
vano le primizie della messe del frumen-
to, onde fu àcìia festum niessis,festiimpri-
initiarum, la quale era raccolta a questa
stagione. Tali primizie consistevano iu
due pani di pasta fatta colle nuove bia-
de e col lievito, ciascuno di una misura
di farina della assaron, ossia di tre pia-
86 P E N
te di fallila. Oltre a questo si prtsenla-
Viiiifi ul Icaipio selle agnelli seiizu mac-
chia di (jucll'anuo, un vitello e due mon-
loni, da olTiire in olocausto j più due u-
i;tielli per osila pacifica, e un capro pei
peccali. Questi sagrifizi erano comanda-
li pel giorno delia pentecoste, e alcuni al-
tri per lutto il tempo della festa. La pen-
tecoste era una delle tre piìi grandi so-
lennità presso gli ebrei, in cui tutti i ma-
schi erano obbligali a presentarsi davan-
ti al Signore nel tabernacolo, enei lem-
[liotjuando fu fabbricato: non trovasi che
ijuesla festa avesse ottava. Gli ebrei mo-
derni la celebrano per due giorni , che
osservano come que'di pasqua, astenen-
dosi d'ogni lavoro e faccenda, come nei
subbati, salvo che accendonoil fuoco, ap-
prestano il pranzo, e portano da un luo-
go all' altro quello ch'è necessario : Dio
stesso avea proibito ogni opera servile in
questa festa , che chiamò celeberrima e
santissima. Fu istituita per ringraziare
Dio della terra che avea data al suo po-
polo, e de'frutti che ne ritraeva; per ri-
conoscere il di lui supremo dominio sul
paese che possedevano e sul mondo intie-
ro,sulleloro persone e lavori; per ringra-
ziarlo altresì della legge (ond'è anche det-
ta /tv. /a della legge) loro data sul mon-
te Sinai, in questo stesso giorno So." do-
po la loro uscita dall' Egitto : perciò gli
ebrei in questa festa preparano le sina-
goghe, ed ornano le loro case di fronde
verdi, di rose e altri fiori intessuti a for-
ma di ghirlaude o corone in grau copia.
La Chiesa cristiana celebra anch'essa la
festa della Pentecoste 5o giorni o sette
settimane dopo Pasqua, ossia dopo la ri-
surrezione del Signore, in memoria del-
la discesa dello Spirito santo in forma di
lingue di fuoco sopra gli apostoli e di-
scepoli radunati nel cenacolo in Gerii-
salemmei^V.), secondo l'ordine che avea
dato ad essi Gesù Cristo prima della sua
ascensione in cielo. Essa è una delle tre
principali feste dell' anno, ed è di tanto
snperioie alia peulecosle degli ebrei, di
PEN
(pianto la legge di grazia è alla legge mo-
suica, e quanto il compimento de'noslri
grandi misteri supera tutto ciò che n'era
soltanto la figura, misteri che significati
in detta legge, furono in Cristo adempi-
ti. Gli apostoli, lasciate le ceremonie le-
gali, cominciarono a celebrare in parie
la pasqua e la pentecoste, feste principa-
li degli ebrei, per modo che ritenendo i
nomi, venissero a celebrare i più segna-
lati misteridi nostra fede in quelle adom-
brati. In questo grau giorno la Chiesa so- .
leiinìzza non solo la discesa miracolosa
dello Spirito santo, avvenuta di dome-
nica, ma la promulgazione dell'^Va/jg-e-
lo (^.)j e lo stabilimento della legge di
Gesù Cristo. Che questa festa deve in-
contrastabilmente la sua origine agli a-
postoli, lo alferma ancora Benedetto XIV :
si distingue da tutte le altre , poiché la
Chiesa in questo giorno celebra la sua pro-
pria festa e come 1' anniversario di sua
nascita, l'ultimo prodigio con cui Gesù
Cristo die l'ultima mano alla grande o-
pera per cui venne sulla terra.
Gli apostoli si prepararono al ricevi-
mento dello Spirito santo col ritiro, con
purità di cuore, col distacco dalle cose del
mondo, con l'umiltà, colla carità frater-
na e coll'oiazione. A loro esempio la Chie-
sa si preparò a celebrarne la festa fino
dai primi secoli, col digiuno, colla mor-
tificazione e colla preghiera. Secondo l'an-
tica disciplina non ci era digiuno di pre-
cetto per tutti i 5o giorni del tempo pa-
squale, cioè da pasqua a pentecoste. Al-
la fine però di tali giorni di allegrezza,
la vigilia della pentecoste per legge ge-
nerale, almeno dopo il IV e V secolo o
forse prima, venne sempre osservata cou
digiuno di obbligo, affinchè i cristiani me-
glio si preparassero alla solennità, facen-
dosene menzione ne' sagramentari di s.
Leone I e di s, Gelasio 1. Nella chiesa di
Milano 6. Ambrogio trovò l'esenzione dal
digiuno in tutti i 5o giorni dopo pasqua
inclusive alla vigilia di pentecoste , e la
continuata solennità al pari della dome-
PEN
iiiocile di pasqua; ne* secoli seguenti an-
che in questa chiesa fu introdotto il di-
giuno della vigilia. Quanto alle cerenio-
nie particolari di questo sabbato nel rito
ambrosiano, si può vederle in Murato-
rij diss. 57, Ànliq. Ital. t. 4- Avverte il
Macri, Not.de i'ocab. fcc/., che Penteco-
ste ne'prinii tempi si chiamò quello che
corre tra le due pasque di risurrezione e
pentecoste; e che i cristiani ne' 5o giorni
si astenevano dalle opere servili, per at-
tendere con maggior frequenza alla chie-
sa e ricevervi la s. Eucaristia , astenen-
dosi dal digiuno e dall'orare geniifltasi,
per cui detti giorni erano denominali dies
remissionis. I maroniti cattolici nel tem-
po tra pasqua e pentecoste mangiano
carne ogni giorno in segno di allegrezza,
il che osservano i greci ne'primi 8 gior-
ni dopo pasqua. 1 greci chiamano Pen-
tecostario il libro liturgico, che contiene
l'uffizio da recitarsi, cominciando dal gior-
no di pasqua sino all'ottava della pente-
coste. Sulla varietà della disciplina dei
digiuni tra le due pas(|ue, vedasi il Ga-
ra mpi, Memorie. Sul dubbio poi, se nel-
r anno in cui mori Cristo, la pentecoste
s' incontrasse di domenica, ne tratta il
Macri.
Ne'capitolari di Carlo Magno trovasi
l'antica legge di osservare la vigilia della
pentecoste, confermata, comequella di pa-
squa, col digiuno, colla messa a mezza not-
te e coll'amministrazione solerme del bat-
tesimo, A s. Vittore I del 194 si attri-
buisce che ilbattesimosolennenon si pos-
sa amministrare se non nelle domeniche
di pasqua e di pentecoste, disciplina an-
data generalmente in disuso, solo bene-
dicendosi il Fonte battesimale nel sab-
bato precedente tali solennità : tuttavol-
ta in diversi luoghi il battesimo solenne
si fa ancora,'come in Roma, e lo notai pa-
re a Neofito. Vedasi il Diz liliirg. di Di-
clich, Pentecoste sua vigilia, e Fonte sua
benedizione nel sabbato dì pasqua e di
pentecoste, se si possa fare in ogni chie-
sa parrocchiale? Leone XII nel i82 7,do-
P E N 87
pò avere cretto nella basilica Liberiana
il maguillco baltisterio , nella vigilia di
pentecoste ne fece la solenne benedizio-
ne, ed amministrò il battesimo a cinque
ebrei e ad un maomettano, li cresimò e
benedì il matrimonio di due neofiti : ne
riporta la descrizione il n."46 del Dia-
rio di Roma. L'offizio dell'ottava di pen-
tecoste, come in quella di pasqua, è più
corto che negli altri tempi dell'anno, e
Bonifacio Vili permise che ne'Iuoghiove
fosse \'iuterdeHo,s\ potesse celebrarla con
porte aperte. La festa di pentecoste, co-
me quelle di pasqua e natale, è seguita da
t\{ìefestCy così la sua vigilia come quel-
la di pasqua chiamasi sabbatosanto. An-
tichissimo è r uso di festeggiare i priuii
tre giorni, comesi legge in Rinaldi all'an-
no iog4jn-°2. In esso il vescovo di Co-
stanza Gebeardo legato apostolico, nel
sinodo che celebrò, determinò che nelle
settimane di pasqua e pentecoste si ce-
lebrassero soli tre giorni di festa , come
praticavano molle diocesi ; poiché anti-
camente le feste della prima duravano
l'intera settimana, quantunque ambedue
le settimane dovessero avere la medesi-
ma osservanza. Chiamasi poi la penteco-
ste Pasqua per quanto dissi a quell'ar-
ticolo ; e Pasqua rosa o domenica rosa-
ta per celebrarsi sempre di domenica e
per lo spargimento e dispensa delle rose
e altri tiori che si faceva in questo gior-
no, per adombrar la discesa delio Spi-
rito santo sugli apostoli : di questi riti
ne parlai ne' voi. XII, p. i4i, XXII, p.
2 16. Come si rappresentava con llamel-
le a Rouen, e con fuochi e una colomba
in Orvieto, lo ricordai a Fuoco, e ad Or-
vieto narrai come da poco tempo n' è
stalo rimosso l'uso. Nel medio evo, in al •
cuni luoghi, fu introdotta anche la bene-
dizione del cerco pasquale, per rappre-
sentare la luce sparsa per tutto il mon-
do, come spiega Martene, De aniiq.cccL
disc. e. 28, p. 538. In alcune chiese si
facevano suonare le campane e le trom-
be, mentre si cantava dopo l'epistola deb
88 PEN
la messa la prosa Veni sancle SpiriUis :
Innocenzo 111 fu il i.° a polla in uso nel
canl.0 ecclesiastico e si crede che ne sia
stalo l'autore, secondo l'Ecckardo, in Ma-
Lillon, Saec. F Benecl. p. i8. Alcuni con
Lenglet, Compend. citila storia t. 5, p.
i47, la dicono composta nel secolo X da
Roberto il re di Francia; ma il Platina,
in T'ita Gregorii V, crede che il le sia au-
tore del Sancii Spiritusadsit nohis gratin.
Durando lib. 6, e. 107, osserva che nel
suono delle trombe si volle denotare il
gran romore, somigliante a quello d'un
vento impetuoso , che precedette la di-
scesa dello Spirito santo nel cenacolo, per
cui inoltre in diverse chiese si faceva ca-
dere dal tetto o volta fiamme di fuoco,
volar colombe per la chiesa e si sparge-
vano rose, come in IMessina. Vedasi la
vita di INolkero, Op. t. i,p. 237;Merati
t. i,par. 2, p, 1276; e Benedetto XIV,
Defestis Christi Domini, §519. Nel ce-
nacolo e nel giorno della pentecoste s.
Pietro celebrò la i!" Messa (P\), allestaa-
dolo pure Pamelio, Lilurg. eccl.lat. t. i.
Ijcncliè il sagrameuto dello Spirilo santo
o della Confermazione (F.), sia ammi-
nistrato in qualunque tempo dai vesco-
vi, pure si è sempre riguardata la pen-
tecoste come il tempo più convenevole a
questa amministrazione e come il suo pro-
prio giorno : ne' pi imi secoli questa ce-
lemonia si faceva con grande solennità
dopo il battesimo a pasqua ed a pente-
coste. Non legge positiva degli apostoli
o della Chiesa universale fissò il tem-
po della pentecosle per la cresima solen-
ne, bensì lo statuirono alcuni sinodi pro-
vinciali e per la chiesa di ÌNIilauo s. Car-
lo,acui si associarono altre diocesi, prin-
cipalmente per avere gli apostoli in tal
giorno ricevutolo Spirito sauto. I vesco-
vi la conferiscono cousolennità anche nel-
la visita pastorale, ordinariamente nelle
ore del mattino, perchè il vescovo deve
essere digiuno, e straordinariamente in
qualunque tempo, ora e luogo, benché
ugn sia digiuno. Su questo argomento
PER
abbiamo di Reicard : Dissert. de Pente-
coste judaeornm,christianorunt et genti-
linm, Jenae 1 693. VVinckler, De iis quac
circa festuni Pentecosles memorabilia
sunt, Lipsiae 1734- Clauswitz, De ana-
logia Pentecosles i>eteris et novi Testam.,
H.ilae 174'- Danzio, Program, de fé sto
jndaico sepliinananim, et suhrogato fé-
sto pentecostali christianorum. Del vespe-
ro e cappella papale di Pentecoste, vedi
il voi. IX, p. 4o. Del famoso concorso del
popolo romano alia Madonna del Divi-
no Amore, nel luuedì seguente, vedi il
voi. XVll, p. 18.
PENULA, r. Pianeta.
PEPOLl Gumo, Cardinale. Nobile
bolognese, laureato nelle leggi nel i583,
da referendario, per 3o,ooo scudi d'oro
acquistò un chiericato di camera ne! i 584?
quindi divenne tesoriere, e Sisto V che a-
vea fatto decapitare il fratello, pei moti-
vi detti nel voi. V, p. 3o2, per dimostra-
re che nulla avea contro la cospicua fa-
miglia (la colpa individuale non deve
nuocere ai parenti di chi la commette),
a' i4 dicembre 1389 lo creò cardina-
le diacono de' ss. Cosma e Damiano ,
poi prete di s. Pietro Montorio e gover-
natore di Tivoli. La sua modestia, illiba-
tezza e candore de' costumi meritavano
più lunga vita , che perde in Roma nel
1099, d'anni 39, dopo essere intervenu-
to a 4 conclavi. Fu sepolto con elegan-
te iscrizione nella chiesa di s. Biagio del-
l'Anello, cui lasciò pii legati.
PEPUZIANI. Eretici Catafrigi (F.),
così chiamati perchè dicevano essere Ge-
sù Cristo comparso ad una delle loro pro-
fetesse, in Pepuza città della Frigia.
PEPiADA. Sede vescovile di Bizace-
na neir Africa occidentale, di cui fu ve-
scovo s. Germano, nel 4^4 fatto frusta-
re e con altri vescovi esiliato dal re Un-
nerico, africa dir.
PERAULD Rai.mo.^do, Cardi naie. Det-
to Gurgense, nacque in Surgeres di Xaia-
togne, di oscura condizione, alunno, poi
dottore del collegio Navarra in Parigi ,
PER
priore <M s. Egidio nella propiiu pnliia,
poi lotosi in Roma entrò in grazia di Pao-
lo 11, Sisto IV e Innocenzo Vili, il cpia-
je lo nominò vescovo di Guike poi d'A-
griii. nunzio in Gei mania per raccoglie-
re le oblazioni [)er la guerra contro il tur-
co, eh' egli distribuì arbitrariuuienle a
que* popoli per cattivarsi la benevolenza
dell'imperatore, al diiedi Ciacconio, mai
Saoimaitanipositivamenteaireimanoche
gli lurono rubate, difendendolo da tale
calunnia. Indi Alessandro VI, per favore
di Massimiliano I, a'2 i agosto o seltem-
bie i4t)3 lo creò cardinale diacono di s.
IMaria in Cosiuedin, poi prete di s. Vi-
tale, indi di s. IMaria Nuova, quando nel
1499 ^" biella iu titolo. Inoltre lo man-
dò in Germania adettosoviano per con-
ciliare la pace tra' principi ed esortai li a
prendere le armi contro il turco. In tale
occasione a nome della sede apostolica ri-
formò i costumi di quel clero, a norma
delle leggi ecclesiastiche; richiamò i mo-
naci alla regolare osservanza e stabilì da
per tutto la concordia, come personag-
gio di singoiar merito. Nel i5oo per pro-
mulgar r indulgenza del giubileo, Ales-
sandro VI l'inviò legato nella Svezia, Da-
uimarca e Prussia, nella quale occasione
pacificò r imperatore col re di Francia ;
dipoi lo creò legato dell' Umbria e nel
i5o3 vescovo di Saintes. Giulio II lo no-
minò legalo del Patrimonio, morendola
Viterbo nel i5o5, d'anni 70, dopo esse-
re intervenuto a due conclavi, venendo
sepolto nella chiesa degli agostiniani, con
onorevole epitaffio. Lodato per eccellen-
ti qualità, la sua liberalità fu immensa,
poiché donava quanto avea, e scrisse di-
verse opere, il cui catalogo si legge nel
Torrigio, De script, card. p. 46.
PERBENA. Sede vescovile della 2.'
Pamfiliii, sotto la metropoli di Pirgi, eret-
ta neh' Vili secolo. Oriens dir. t. i, p.
io33.
PERDICE. Sede vescovile della Mau-
ritiana di Sitili, nell' Africa occidentale,
sotto la metropoli di Sitifl. Afr. dir.
P E R 89
PEREGROSSl Pietro, Cardinale.DÌ
Milano, famoso giureconsulto, Giovanni
XXI lo léce vice-cancelliere di s. Chie-
sa, Xicolò 111 gli die con altri ad esami-
nare la bolla spiegante la regola di s. Fran-
cesco, quindi nella vigilia della Penteco-
ste 1288XÌC0IÒ IV locieò cardinale dia-
cono di s. Giorgio, poi prete della chiesa
di s. Marco, cui donò una campana. Col
consenso di Ottone \ isconti arcivescovo
di Milano, tolse gli umiliali dalla giuris-
dizione degli ordinari , e gli assuggettò
immediatamente alla s. Sede. Fu a due
conclavi, morì in Roma nel I2C)5, e ven-
ne sepolto in s. Maria d'i\raceli^ con elo-
gio sepolcrale che fu rimosso ne'restauri
della chiesa, come nelle Memorie di es-
sa dice il p. Casimiro, che riporta l'iscri-
zione della campana.
PEREIRA Giuseppe, Cardinale. Del-
la Cerda de'signori di Ficaglio, nacque in
Moura, diocesi di Evoia. A straordinaria
eloquenza, che gli die fama di eccellente
oratore, unì la scienza delle divine e u-
raane lettere, professore di canoni nel-
l'università di Coimbra, gran priore di
s. Giacomo della Spada, vescovo di Fa-
io, viceré degli Algarvi e regio consiglie-
re. Avendo dato chiare prove del suo ze-
lo per la religione e di fedeltà verso il re
di Portogallo, a sua istanza Clemente X[
a'] 9 novembre 1719 lo creò cardinale,
poi prete di s. Susanna. Non avendo fat-
to a tempo al conclave d'Innocenzo XIII,
intervenne a quello di Benedetto XI II, e
dopo aver governato santamente la sua
chiesa, ivi morì nel 1738, d'anni 76, e
nella cattedrale fu onorevolmenlesepolto.
PER^ELLI Nicolò, Cardinale. De'du-
chi di Monte Staracelo, nacque in Napo-
li a'22 ottobre 1696. Fatti egregiamen-
te gli studi, dichiarò vocazione per lo sta-
to ecclesiastico e di dedicarsi al servigio
della s. Sede. Ammesso in prelatura, eser-
citò lodevolmente diverse cariche e fu pre-
sidente della grascia, onde meritò che Be-
nedetto XIV lo promovesse a tesorieie
gcueralc della camera apostolica. Clemeu-
9^
PER
le XIII in premio di sue faliclie, ai 34
settembre i ySg lo creò cardinale diaco-
no, indigli assegnò per diaconia la chie-
sa di s. Giorgio in Velabro. Lo annove-
rò alle congregazioni della consulta, buon
governo, indice, acque, ripe e Tevere, fa-
cendolo protettore dell'ordine basiliano.
Intervenne al conclave di Clemente XIV,
e compianto per le sue belle qualità, mo-
rì in Pioma a'24 febbraio 1772, d' anni
76. Il funerale si celebrò nella chiesa dei
ss. XII Apostoli, donde privatamente il
cadavere fu trasportato in quella de' ss.
Gio. e Paolo, dove restò sepolto a teno-
re di sua testamentaria disposizione.
PERETTI Famiglia. V. Montalto e
Sisto V.
PERETTI Felice, Cardinale. V. Si-
sto V, Papa.
PERETTI DAMASCENI Alessan-
riKO, Cardinale. Di INIontalto, naccjue da
Fabio Damasceni nol)ile romano eda Ma-
ria Peretli figlia di Camilla Mignucci so-
rella di Sisto V Peretti. Nell'età di i4 an-
ni, o 1 5 secondo il Denti voglio (18 pre-
tende il Palazzi, ma egli non merita fe-
de, come in più luoghi dichiarano Car-
della eNovaes,chequalificano le sue Fi-
te de Pontefici, ed i suoi Fasti de' cardi-
nali, opere inesatte e parziali), il pro-zio
Sisto V (F.) lo creò cardinale dell'or-
dine de'pretia'i3 maggio i585 nella 1 ."
promozione , conferendogli per titolo la
chiesadi s. Girolamo degli Schia^oni, chia-
mato il cardinal Montalto, come detto
Papa , il quale nato a Grottamare , ri-
conobbe per patria d'origine, donjicdio
e educazione Moiitalto[V.). Nel iSBglo
fece vice-cancelliere di s. Chiesa, come
dissi nel voi. VII, p. I75,e perciò passò
al titolo della chiesadi s. Lorenzo in Da-
inaso, ove istituì una congregazione di
sacerdoti. Inoltre Sisto V lo deputò so-
pra tutti gli affari de'principi e sopra tut-
te le cause dello slato pontificio, quindi
magnificamente lo provvide di ricchi be-
nefizi e pingui abbazie, esercitando nel
suo pontificalo somma autorità, e dopo
PER
un anno della morte del Papa, ne tras-
portò il cadavere dal Vaticano alla son-
tuosa cappella gentilizia nella basilica Li-
beriana. Delle copiose sue rendite fece
lodevole uso, e quale si prescrive dai sa-
cri canoni e dalle leggi ecclesiastiche. D'a-
nimo grande, diede chiaro a conoscere,
che quantunque fosse nato in bassa for-
tuna, aniuno fu secondo ingenerosità si-
gnorile, imperocché mai alcuno gli do-
mandò limosina senza ottenerla; anzi due
fera mine, per aver domandato, una 5 scu-
di, l'altra 5o, la prima ne ottenne 5oo,
la seconda 5,000. Ogni anno dotava 100
zitelle , e di frequente pagava i debiti a
molti poveri e miserabili : oltre le quo-
tidiane liraosine che faceva colle proprie
mani, frequenti e generose, si calcola che
dispensò più di un milione di scudi d'oro.
Neimpiegò 160,000 nella fabbrica della
sontuosa chiesa di s. Andrea della Valle,
nella quale in magnifici depositi dal Va-
licano trasferì i corpi di Pio II e Pio III,
con beneplacito di Paolo V. Quando que-
sto Papa si trovava in bisogno di dena-
ro, gli somministrò 12,000 scudi all'an-
no , ed in caso di maggior necessità gli
olFrì la più preziosa suppellettile del suo
splendido palazzo. A quanto si è detto de-
vonsi aggiungere le frequenti e ragguar-
devoli oblazioni alle chiese, di argenti
e pregievoli arredi, massime se dedicate
alla IMadonna, di cui era divolissimo, re-
citandone ogni giorno l'uffizio, e nelle sue
feste raddoppiava le sovvenzioni alle po-
vere vergini. Oltre il digiuno che pre-
metteva alle di lei solennità, ognisabba-
to visitava la basilica Liberiana e altre
chiese ad essa dedicate. Al santuario di
Loreto assegnò fondi per una messa quo-
tidiana nella s. cappella , e gli offrì due
statue di argento, rappresentanti la pro-
pria figura e quella del fratello Miche-
le, del peso di i5o libbre. Recatosi a vii-
leggiare a Bagnala presso Viterbo, donò
allachiesatli s. Maria della Quercia 6 cau-
dellieri con croce d'argento, e 2 altri del-
lo slesso metallo di 96 libbre, oltre un
PER *
ornalo simile di 60, da porsi inloiuo al-
riiuniagine. In delta villa liallò con re-
gia rnagnificeiiza Clemeiile Vili e 8 car-
dinali. In Frascati acquistò e abbelTi la
villa che porla il suo nome, che descrissi
nel voi. XXVII , p. 1 5G. Per lo spazio
di c) anni esercitò la legazione di Bolo-
gna, e fu protettore de'cassinesi, celesti-
ni, cappuccini, noncliè di Polonia. Le fab-
briche che in Roma e altrove innalzò
a'iuoghi pii furono moltissime. JN^el 1620
a'6 aprile passò al vescovato di Albano,
e si trovò con influenza a 7 conclavi; nel-
1' ultimo però mostrò qualche ambizio-
ne al pontificato. La sua benignità, man-
suetudine, liberalità e grandezza di cuo-
re lo resero la delizia d' ogni orditie di
persone, quantunquefosse di rozzo aspet-
to, grave nel portamento, parco nelle pa-
role. Non si lasciava affascinare dalle a-
dulazioni, fu fedele mantenilore della pa-
rola, nelle convei sazioni domestiche cor-
lese , e in tutte le azioni si mostrò gelo-
so della sua dignità. Fu assaislimalo dai
Papi e dai principi italiani, singolarmen-
te dal granduca Ferdinando I. Quindi
non deve recar maraviglia, se caduto gra-
vemente infermo per abuso di gelati, poi-
ché usando bevande, cibi e medicine ge-
lale, il calore dello stomaco si eslinse, tut-
ta Roma si mostrò afQitta e desolata; il
clero secolare e regolare fece pubbliche
preghiere e solenni processioni per la sua
guarigione ; il popolo corse a torme al
palazzo per informarsene; gli ebrei fece-
ro un solenne digiuno, distribuirono li-
mosine, e dalle loro vergini fecero fare la-
menti e preghiere a Dio perchè gli pro-
lungasse la vita. Questa a fronte di tutti
i rimedi terminò a'a giugno 1623, d'anni
53 circa. Divulgatasi per Roma la sua
morte, lutto fu lutto e cordoglio; si vide-
ro correre per le strade a drappelli fan-
ciulli, vedove, artigiani e citladini , u-
lulando e piangendo ; ogni luogo faceva
eco ai lamenti per tanta perdila; si chiù-
."^ero i palazzi , i tribunali e le chiese. 11
suo cadavere cou gran pompa fusepol-
1' E R 91
lo presso il Papa pro-zio. Dal Briccio,
come notai nel voi. VI, p. ^Q , fu de-
scritto il Pianto di Roma per la morte
citi cardinale Alessandro Peretti, Roma
1625. il gesuita p. Brivio scrisse: Oratio
in funere Alexandri cardinalis Peretti.
Le virtù e azioni di questo magnanimo
cardinale furono pure encomiate dal p.
Ten)pesli nella Fita di Sisto V, lib. 6,
p. 99 e seg.,e con maravigliosa eleganza
da mg.^ Oraziani, Descriptis invila Mi-
nerva, t. 2, p. 2 30 e ^eg.
PERETTI BAROiM Andrea, C^/yZì-
nale. V. Baroni Andrea, Cardinale.
PERETTI MONT ALTO Francesco,
Cardinale. Nacque in Roma, ultimo ram-
pollo della casa di Sisto V, di cui era pro-
nipote, come figlio di Michele principe di
Venafro, e perciò nipote del celebre car-
dinale Alessandro. Avendo sentilo inti-
marsi dal padre di pensare seriamente
a scegliersi una sposa, ad oggetto di tira-
re avanti la casa, gli piacque fra tutte la
principessa Cesi, dama per grazia e avve-
nenza incomparabile, di cui divenne ap-
pena scella a sposa appassionato aman-
te. Consentì il padre al matrimonio, ma
appena la vide ne reslò talmente inva-
ghitOjche volle ad ogni costo sposarla. Il
figlio supplanlato dal genitore proruppe
in alte smanie, ed involatosi disperala -
mente dalla casa paterna, si pose a viag-
giare, e per non sentirsi mai più parlarti
di matrimonio, s'iniziò negli ordini sacri;
quindi ad istanza del re di Spagna, Ur-
bano Vili a' IO o 16 dicembre 1641 '<>
creò cardinale pretedi s. Girolamo degli
Schiavoni. Nel 1649 Innocenzo X lo di-
chiarò arcivescovo di JMunieale, chiesa
che governò con singolare vigilanza e ze-
lo. Nel i65i die principio alla visita del-
la diocesi, e nel i652 convocò il sinodo,
non tanto per la riforma del clero, quan-
to per estirpale gliabusi radicati nel po-
polo. Nel 1649 consagrò in P«.oma la ma-
gnifica chiesa di s. Andrea della Valli-,
edificala dallo zio, e previo il beneplaci-
to nposlolico lasciò ad essa pensione di
t,2 P E K
amuii sciiJi 2,000 sui benefizi da lui pos-
seduti, a line di ornarne Ja fiociata ester-
na, lochefuuccordatoda Alessandro VII,
a condizione che non s'impiegasse il de-
naro finché Ira frutti e capitale tutta la
somma arrivasse a 5ojOOo scudi. Mori
neliG55, d'anni 5q, dopo essere interve-
uuloadueconclavi,efusepolto nella cap-
la di Sisto V, dentro la basilica Liberia-
na. Oltre alle sue belle qualità, per cui
era universalmente amato, imitò nella ge-
nerosità in gran parte lo zio.
PERFETTO (s.), prete e martire. Na-
to a Cordova ncH'Andaiusia, Cu allevato
nella pietà (Va i [)reti che ullicia vano nel-
la chiesa di s. Aciselo, ed ivi apprese le
belle lettere ed anche le scienze di cui gli
aralji facevano professione. Fu partico-
larmente mollo versato nella cognizione
delle sacre scritture, di modo che ac-
coppiando alla dottrina l'integrità de'co-
slumi, venne elevato al sacerdozio. De-
dicatosi ad ammaestrare e consolare i fe-
deli che gemevano sotto il giogo de'mao-
mettani, questi ultimi deliberarono di far-
lo morire per vendicare il loro falso pro-
feta, sulla cui vita e dottrina egli aveva
detto un giorno liberamente la propria
opinione. Condotto quindi dinanzi il giu-
dice degli arabi, come bestemaiiatore di
l\laomello,fu messo in prigione carico di
ferri ; poscia il giorno in cui i maomet-
tani celebravano la pasqua secondo la lo-
ro maniera, venne condotto sul palco,
ove ricevette il colpo mortale, dopo ave-
re di nuovo confessalo Gesù Cristo ed e-
sccralo IMnometlo e l'Alcorano. I cristia-
ni portarono via il suo corpo e lo sep-
])ellirono nella chiesa di s. Aciselo. S. Per-
fetto solFrì il martirio nellSGo, ai 18 di
aprile, nel qual giorno è registrato nel
niartiroIojTio romano; e il di lui culto è
passato nelle chiese di Francia.
PERO A. /''. PiRGi.
PERGAMENA, Oliarla pergamena.
Cartapecora sottile, scritta, che prese tal
nome percliè la migliore si fabbricava a
Pergamo, e fu inventata per la segueu-
PER
te circostanza , benché alcuni osservino
nidla esservi di certo sulla prima inven-
zione. Tolomeo Soteio re tVEgitto avea
formata una biblioteca numerosissima.
Eumene II, ovvero Atlalo II re di Per-
gamo pensò di fare anch' egli una libre-
ria. Saputosi ciò da Tolomeoe mosso da
invidia, proibì che si asportasse dall'E-
gitto il papiro, foglie di un albero su cui
si scriveva e facevasi la caria, detta car-
ia papiracea, il cui uso era quasi uni-
versale ; imperocché tutti scrivevano o
nelle tavolette o sulle foglie o carta di
papiro, la quale fu la prima volta fab-
jjricata a Menfi. Si costumò di scrivere
su cose vegetabili, come frondi e scorze
di piante, ed i nomi di liber, codex,fo-
lium,tabidae, iillura,philura, scheda, di-
notano le diverse parti delle piante su cui
seri ve vasi. Non avendo più un tal mez-
zo il re di Pergamo, per fare i suoi co-
dici ( anticamente il codice si chiamava
catulejc, onde poi venne corft^x, che signi-
fica propriamente legno, perlocchè dagli
antichi furono detti codici molle tavole
congiunte insieme e per quelle su cui si
scriveva ) o libri o volumi ( i primi libri
della s. Scrittura, a riserva delle tavole di
Rlosè, erano composti di semplici tavo-
luccie di legno ridotte a figura quadra-
ta ; i primi volumi si formarono nell'u-
nione di fogli delle scritture eseguite so-
pra sostanze men dure, cioè in tanti ro-
toli sui quali scrivevasi da una parte so-
la, benché Ezechiele ne vide uno scritto
dentro e fuori: si composero i libri di mem-
brane o fogli per lungo attaccati l' uno
all'altro, e si costumarono dagli ebrei, dai
romani, dai greci, dai persiani e dagl'in-
diani,e di questi si composero le Librerie
anche qualche secolo dopo la venuta del
Redentore) pensò al ritrovamento d'al-
tra materia, per sostituirsi al papiro, ed
in tale occasione inventò a Pergamo la
preparazione della pergamena, circa al-
meno 3oo anni awanti la nostra eia. Al-
tri con s. Girolamo attribuiscono V iu-
venzioae della pergamena velina a Grate-
PER PETt f)3
te il grnmmalico, aml)ascinlore di Affalo rezza procurarsi le pergamene, onde in-
a RoDja. La pergamena ordinaria si fa cominciarono verso il secolo XI in Gre-
con pelle di montone e vien polita con pò- eia e poi in lulta Europa, a cancellare con
mice; quella falla con pelle di vitello è certe lavalurei caratteri degli antichi mss.
più fina e perciò delta velina; la perga- in pergamena e anche di raschi;irli, adi-
mena più slimata delle precedenti forma- ne di servirsene per iscrivere nuove ope-
si con pelle d'agnello o capretto tenero, re ealtie materie di poco momento, niii
o anche di pecora, ed è la più levigata^ più di frequente leggende, omelie, pro-
In più morbida, la più bianca eia meno dtizioni ascetiche e teologiche. Fortuna-
soggetta a restar macchiata, e chiamasi lamente questa barbara pratica a danno
pergamena vergine. L' uso però di seri- di codici preziosi degli antichi classici gre-
vere sulle pelli è assai più antico, poiché ci e latini, e talvolta ancorasopra pre/.io-
i persiani scrivevano le loro storie sopra si autografi, fu eseguita talvolta con ne-
pelli, gli ioni scrivevano su pelli di mon- gligenza , cosicché con molta cura sotto
tone e di capra , ed i codici più antichi le nuove linee o framezzo alle medesime
degli ebrei sono scritti sopra pelli di vi- possono distinguersi linee e frasi intere
tello o altrC;, che non sono preparale co- dell' antica scrittura. Questo lia dato o-
me le pergamene ; anzi probabilmente gli rigine alla ricerca, scoperta e lettura dei
ebrei tiassero siffatto uso dai loro più re- palinsesti , di che furono benemeriti di-
moti antenati, che lo aveano appreso tra versi paleografi ed eruditi; e con feli-
le nazioni orientali.In alcuni luoghi si ado- ce successo si scoprirono importanti pa-
pero la pelle de'pesci, gì' intestini aporti linsesti in diverse biblioteche, massime
degli animali, di elefanti, di serpenti, i gusci in c[uelle di Bobbio, nella Marciana di
della testuggine. A tempodi Cicerorieedai Venezia, nell' Ambrosiana tii Milano o
latini la pergamena era molto usata, chia- nella Vaticana. iS'elle due ultime, uno
mandola membrana, che ne' bassi tempi dei primi ad approfittare della scoper-
si i]\<^se pergaminu/ìi o pergameniim, indi la full dottissimo cardinal Mai, che pub-
^)f7'^<7M2e'«rtj forse per essersene conosciuta blicò con celebrale illustrazioni a som-
J'origine. Sembra che in Roma la prepara- ma utilità della filologia e della classica
zione e rimbianchimento siasi perfeziona- erudizione, come feci cenno a Carta e al-
to ne' primi secoli di nostra era,ne'quali Irove : sulle di lui traccie altri fecero u-
era anche in uso la gialla e la porporina, bertose scoperte di altri classici. La chi-
almeno fino al IV o V secolo, cjuando le mica giovò co' suoi reagenti non tanto a
pergamene si adopravnno solo per libri e far spaiire i caratteri sovrapposti, quan-
ti papiro egizio riserbavasi pei diplomi, to a far ricomparire quelli che fatalmen-
Queslo può dirsi dell'Egitto e dell'Italia, te coperti o cancellali si erano in addie-
ma in Germania e Inghilterra non si co- Irò. Analoghe erudizioni sulla pergamo-
nobbe nèsi adoperò il papiro (questa pian- na ed i codici, e sulle materie nelle qua-
ta simile all' egiziana anche nell'elfetto, li anticamente si scriveva, si può vedere
trovasi a poca distanza da Siracusa, in a Gaeta, Bolla, Beeve, Penna, Lidro ,
mezzo alle acquedel fonte Ciane; del pa- Codice, Libraio^ Notizie dei, giorno, ed
piro e dellepergamene parlai purea Di- altri relativi articoli, come Fabriano, ed
PLOMi ) , neppure la carta bombacina o a CoLLEoioURBANO,del museo Borgiano;
cottunea o cutanea o di cotone, scriven- mentre fo altrettanto parlando de'prin-
dosi in tali regioni gli alti pubblici su per- cipali musei ebiblioteche. Vedasi ilTrom-
gamene. INel medio evo i monaci esscn- belli. L'arie di conoscere l'età dei codi-
do quasi i soli amanuensi o copisti, so- ci Ialini e italiani, Bologna 17^6, Napo-
venie non riuscì loro per scarsezza e ca- li i 780. Donati, De'diltici, cap. i ." delle
94
PE Pi
materie adoperale per formnrvi sopra i
caralteri; cap. 2.° dello forma dei libri
anticlii.
PERGAMO. F. Pulpito.
PERGAMO, Perg'rtr7;r« o Perganmm.
Città vescovile dell'Asia minore, situata
nella Misia maggiore, sulle rive del fin-
irle Caico, i cui abitanti pretendevano di-
scendere da Telefo fì"lio d' Ercole. Per
o
molto tempo si governò con proprie leg-
gi, quindi cadde sotto la dominazione de'
re di Lidia, poi di quelli di Persia. Do-
po la morte d' Alessandro il Grande fu
soggetta ad Antigono, indi a Lisimaco, il
quaiefondò il regno di Pergamo, che du-
rò i53 anni. Il re Aitalo III Filometo-
re, non avendo prole, lasciò per testamen-
to i suoi stati ai romani nell'anno 621 di
Boma, laonde il regno di Pergamo fu in
seguitoridotto in provincia romana e por-
tò il nome à'Asia procoiisolare/Eume-
ne II re di Pergamo o Aitalo li riunì in
questa città una numerosissima bibliote-
ca, la quale dopo quellad'Alessandria. fu
la più celebre dell'antichità, dicendosi a-
scendere a 200,000 volumi , dipoi fece
parte delle^/W/o/er/ie^/iio/?i<3.Tra le cose
preziosequivi trasportalCjSi devefarmen-
zione del famoso musaico, del quale par-
lai a Fur.iETTi e Museo Capitolino, ove
trovasi. Pergamo fu altresì celebre per
l'invenzione della cartapecoia o Perga-
mena {^'■). Pergamo fu la prima ad eri-
gere un tempio in onore di Roma e di
Augusto. Tra' suoi uomini illustri pri-
meggia Claudio Galeno celeberrimo me-
dico dell'antichità. Occupala dai turchi,
questi cambiarono la chiesa di s. Sofia
in moschea, indi l'antica cattedrale cadde
in rovina. Lasede Vescovile nella r.' pro-
vincia d'Asia, sotto la metropoli d'Efe-
so, fu eretta nel i.° secolo, poi elevala in
arcivescovato nel IX, secondo Comman-
ville, o assai più lardi come altri voglio-
no. Visi tennero due concilii, il i.° l'an-
no i52 contro i colorbasiani , specie di
gnostici ; l'altro nel i3oi sulla discipli-
na. Baluzio; Muralorij Collect. t, 9. 11
PER
1," vescovo di Pergamo fu Caio, ordina-
to da 5. Gio. Evangelista, il quale vide in
Pergamo, nell'Apocalisse, uno de' sette.
Angeli. Gli successero: Anlipo nominalo
nell'Apocalisse e martirizzalo sotto Do-
miziano; TeodolOj chenel dello concilio
condannò l'eresia colorbasiana, sostenuta
da Colorbasio con affermare che la vita
degli uomini consisteva nelle 24 lettere
e ne'7 pianeti, che tutti quelli che aspi-
ravano alla salvezza dovevano essere bat-
tezzati nel suo nome e in quello di Cri-
sto; Carpo di Pergamo martirizzato sot-
to ValerianOj e gli altri presso I' Óriens
chr. l. I, p. 7 i3 : nel l. 3, p. 9^9, parla
de'suoi vescovi latini. Al presente Perga-
mo, Pergamen, è un titolo vescovile in
partihus dipendente da Efeso.
PERGETENA. Sede vescovile di Li-
caonia, sotto la metropoli d'Iconio. Oriens
chr. l. 3, p. II 36.
PERGOLA (Pergulan). Città con re-
sidenza vescovile nella legazione aposto-
lica di Urbino e Pesato, nel dislrello di
Crubbio, sede di governo, da cui dipen-
dono le comuni di s. Lorenzo in Cam-
po^ di Montalfoglio, à'iMontei'ecchiOy di
s. Fi^'to, di/iyo/?tóro/o,coirappodialo Car-
tocceto piccolo, di Serra .t. Abbondio, d\
FenigV e di Monlesecco. Trovasi su di
un colle tra due fiumi, al confluente del
Cinisco col Cesano, ed ha nel lato borea-
le il Monte Catria con le sue selvose ci-
me, in piano ed aria buona , distante 8
leghe da Gubbio, 3 da Cagli e i 2 da Fa-
no. Non manca di buoni edifizi , il bel
palazzo uiunicipale è disegno di Bra-
mante, ed il palazzo vescovile è aderen-
te alla cattedrale. Questa è Ituon edifi-
zio, soUo l'invocazione di s. Andrea apo-
stolo e di s. Secondo martire patrono
della città, il cui capo si venera coi corpi
di s. Agabito fe di s. Giustina sua sorella,
altri protettori della cillà. Nel 1841 per
cura del gonfaloniere Giovanni Ginevri
Blasi principalmente, ed anche degli an-
ziani, non solo fu compita la decorosa fac-
ciala esterna, ma nel bel mezzo sopra la
PER
porlo fu creilo il busto di marmo rnp-
presentante Gregorio XVI, opera egre-
gia del celebre scultore Rinaldo Rinaldi,
con marmorea iscrizione clie dice come
pel patrocinio e liberalità di quel Papa,
Pergola fu aumentata, onde il munici-
pio a perpetuo monumento di pubblica
gratitudine fabbricò ed eresse patri Fa-
trine principi munificenlissiwo. Pel re-
stauro di questo tempio il Papa som-
ministrò nel 1 835 scudi 3oo a mg/ An-
tonio Mattei, allora preposto del capito-
lo, poi prelato domestico, e nel 1840 scu-
di 468 all'encomiato gonfaloniere per mio
mezzo. Il capitolosi compone di 5 digni-
tà, la I.* delle quali è il preposto, di i3
canonici comprese le prebende del teo-
logo e del penitenziere, di 6 mansionari,
e di altri preti e cliierici addetti al servi-
gio divino. Vi è il fonte battesimale e la
cura delle anime è affidata al prevosto,
coadiuvato dal vicario curato. Nella città
\i sono altre 4 chiese parrocchiali, altiet-
tanti conventi di leligiosi, due monaste-
ri di monache, diverse confiateinite, l'o-
spedale comodo, l'orfanotiofìodi fanciul-
le, il monte di pietà ed il seminario, ol-
tre un' eccellente e rinomata biblioteca
pubblica. Pergola ha tutti gli elementi
della prosperità, de' quali fu liberale la
natuia, donandole campi ubertosi, cui u-
nisce r arte della coltuia e vi aggiunge
un'industriale operosità degna d' imita-
zione : giovasi delle acque per alimenta-
re fabbriche ed opifici, e se ne traggono
specialmente panni, eccellenti tappeti ed
altri tessuti di lana. Il Reposati, Della zco
ca di Gubbio , celebra Pergola per co-
piosa popolazione, molto mercantile, at-
tese le fablwiche di cuoi e pannine assai
accreditate, con ricche famiglie, come lo
è la comunità. Al presente gli abitanti su-
perano i 6,000, compresi quelli delle ru-
rali adiacenze.
Da Pergola uscirono molti uomini rag-
guardevoli nell'armi, nelle magistrature,
nelle lettere enelle dignità ecclesiastiche,
in santa vita, come pure cavalieri illustri.
P E R 95
A volerne nominare i principali, fioriro-
no quali valorosi guerrieri , Antonio e
Leonoro dalla Pergola, Melchiorre, Ba-
stardo Montaini, Guido Torello . Fran-
cesco Lguccioni, Persio RIasi, e singolar-
mente il famoso Angelo da Pergola, al-
lievo del celeberrimo Alberico da Rar-
biano. Angelo fu luogotenente generale
di IMigliorati signore di Fermo, combat-
tè a favore de'pisani, fiorentini, bologne-
sij sanesi di cui fu capitano generale; mi-
litò pure a favore del Papa, benché ghi-
bellino, di Carlo Malatesta signore di Ri-
mini, quale generalissimo del duca di Mi-
lano ; riportò vittoria sugli svizzeri, nella
vai di Lamona ; imprigionò il detto IMa-
latesta , gli Alidosi, il Piccinino ; liberò
Forlì d'assedio, prese Zngonara, s'impa-
dronì di gran parte di Romagna, espu-
gnò Casal ]Maggiore, devastò e incendiò
il Rlantovano, per cui da alcuni fu chia-
mato angelo dal fuoco. Antonio suo fi-
glio si distinse pure nelle armi, fu capi-
tano de'fiorentini, ruppe i fiorentini e di-
venneconle di Blandrata. Nelle magistra-
ture si distinsero Gio. Battista Gaugelli
podestà d'Osimo nel i 4^9, unode'rifor-
matori degli statuti di Pergola ; Muzio di
Voragine, Ugolino Rlontaini capitano di
Firenze, Ulisse Getti podestà d'Osimo,
Lodovico Accorsoli, Lodovico Aversali e
Lodovico Torbosi podestà di Siena, Mat-
teo podestà di Macerata, Gioacchino Mon-
taini podestà di Cesena. Furono valenti
giureconsulti , Aldobrandino Torquato,
Gaspare i.° collaterale di Campidoglio,
Lodovico uditore della rota di Macera-
ta, Attilio e Griffone Ruggieri. Tra i let-
teiati vanno distinti Paolo Pergolense in-
signe filosofo, Andrea Paluzzi, Lorenzo
Alberti, disse Leoni, Angelo Domeni-
chelli medico archiatro di Bonifacio IX,
ed il conte Girolamo Graziani celebre poe-
ta e autore di pregiate opere, i." segre-
tario di stalo di Francesco 1 duca di Mo-
dena, dalla cui famiglia uscirono altri uo-
mini illustri. A Girolamo si attribuisce
l'istituzione dell'accademia de"li Imma'
96 PER
turi di Pergola, in cui egli avea per im-
presa un rngno colla sua tela interrotta
e l'epigiaFe: LiccL internipla rctexam. Poi
1' accademia prese per insegna un cesto
di nespole, col mollo Tempore, e venne
regolata da un principe accademico, fio-
rendo per soggetti virtuosi: nel 1807 n'e-
ra piincipe il marchese Francesco Lato-
ri di Pergola, autore di alcune opere lei-
terarie. 11 cav. Antonio Concioli eccel-
lente professore di pittura (fratello del
doti/ Concioli che fu vero conservato-
re dell'antica scuola d'Ippocrale), autore
di molte opere^ due delle quali sono in
Pergola, riportandosi 1' elenco di alcune
principali insieme alla biografia, a p. i43
del Panornma di Roma del 1846, ope-
ra artistica e letteraria del eh. prof Filip-
po Mercurij cui piacque intitolarmi con
lusinghiera dedica, onde per gratitudine
qui nefolicto ricordo. Abbiamo tra quel-
li di santa vita il p. Alessio cappuccino;
noverandosi tra' religiosi illustri fr. Au-
relio Mancini agostiniano, Nicola Merca-
to benedettino, ed i fr. Bartolomeo Gol-
fi e Gaspare Golfi conventuali. Nelle di-
gnità ecclesiastiche noterò, Costantino se-
gretario di Giovanni XXIII, il nominalo
Gaspare Golfi vescovo di Cagli, il b. Fiori*
di arcivescovo di Cosenza, fr. Albertino
vescovo Bergense, Delfino vescovo di Par-
ma , Ascanio Blasi vescovo di Salamina,
poi di Civita Castellana; Nicolò Antonel-
li cardinale,la cui famiglia crasi traspor-
tata in Pergola da Gubbio e godente il
feudo di s. Colomba, dalla quale fioriro-
no letterali , guerrieri e dignitari eccle-
siastici,come il nipote di Nicolò, il cardi-
nal Leonardo Anlonclli, nato però in Si-
nigaglia, de'quali cardinali fece menzione
honoris causa Pio VII nella bolla Com-
inissa. Nicola de'contiMattei, già arcive-
scovo di Camerino e da Gregorio XVI
fatto vescovo di Corneto e Monlefiasco-
nc (^'.)- Dal conte Ranghiasci, Orazione,
p. 36, si apprende che la famiglia de'con-
ti INLatleij aggregata alla nobiltà di Gub-
hio (^.), oltre le parentele contralte coi
PER
Savorgnani, co' della Genga (da cui usci
l'immortale Leone XII), co'Paduli (co-
me rilevai nel voi. XL, p. '3..\i , nel rac-
contare come Gregorio XVI onorò di sua
presenza la villeggiatura del conte Gae-
tano Mattei in IMonte Cassiano) e perfino
co'duchidi Urbino,contò uomini assai co-
spicui: Filippo come benemerito della re-
pubblica veneta ne ottenne la nobiltà per
sé e suoi discendenti; ed il conte Mario
ricoprì luminose cariche ne'dominii del-
l'imperatrice Maria Teresa. Nel n.°47 del-
le Notizie del giorno i843, si legge co-
me Pergola deplorò la perdita del loda-
to prelato Mattei, il novero di sue virili
e benemerenze patrie, tra le quali quan-
to operò per 1' erezione della collegiata
in cattedrale, dichiarate ne'solenni fune-
rali con elogio del can. teologo d. Gio-
vanni Serra.
Benché il cardinal Cappellari fosse con-
trario ad assumere protetlorie, in consi-
derazione che il celebre monastero d'A-
vellana de' suoi camaldolesi, di cui par-
lerò in fine, era passato nella diocesi di
Pergola , cede alle istanze de' pergoiani
prelati fratelli Nicola e Mario Malici, ed
accettò il protettorato della città. Nel
i83i divenuto Gregorio XVI, alle loro
preghiere e per quelle del municipio, per
particolare affezione ritenne la protello-
ria per tutto il suo memorabile pontifi-
cato. Volendo lasciare una memoria di
sua munificenza a Pergola, oltre quanto
ho dello e riporterò in fine j col breve
Pcrgulenseni cii'ifatem , de' 24 gennaio
1882, a postulazione del prelato Mario,
donò alla città 5,ooo scudi in consolida-
to fi'Ultifero d'annui scudi 200, quali di-
vise: 100 al seminario, istituendo due po-
sti gratuiti per chierici poveri della città,
da nominarsi dal capitolo; 5o al pubbli-
co ospedale; 5o al monastero di s. Orso-
la, e altrettanti all'orfanotrofio delle don-
zelle, per l'erezione d'un posto gratis in
ciascuno, a scella del municipio,d'una po-
vera fitelladi civil condizione pel i.°, di
un'orfana pel 2.° Dichiarò il Papa che
PER
tali beneficenze godessero i nati in Per-
gola e territorio, e che mancaudo il semi-
nario e ti monastero, il loro assegno si con-
centrasse nell'orfanotrofio, autorizzando
il vescovo a far eseguire le narrate dis-
posizioni. Di più mandò una somma per
l'ospedale, per l'orfcmotrofio e per alcu-
ne doti a povere zitelle, oltre varie pezze
di roba tessuta da rivestimela gente più
povera delle parroccliie ; e stabilì nella
città gl'importanti ufiizi del censo e del
bollo e registro. Nello stesso anno Grego-
rio XVI rallegrò Pergola con creare car-
dinale il concittadino Mario Mattei, del
quale parlai in molti luoghi, descrivendo-
ne le gesta onorevoli. Nel 1 834 morendo
il cardnial Zuila lasciò quanto avea a dis-
posizione di Gregorio XV !_, che nominò
il cardinal ^lattei a farne inventario e ad
e^^eguiie le sueb('nefìchede^tinazioni del-
l'eredità. Fra queste vi fu il donativo al
seminario romano della collezione di pie-
Ire preziose, già appartenuta al defunto,
col peso d'un po>to gratuito nel medesi-
mo , che in riguardo al cardinal IMattei
che con tanta lode e [irecisione avea dis-
impegnato l'incarico, il Papa lo destinò
in vantaggio alternativo delle due dio-
cesi unite di Cagli e Pergola, per un gio-
vane nobile che volesse dedicarsi alla car-
riera ecclesiastica. Queste e altre muni-
ficenze di Gregorio XVI su Pergola e Ca-
gli , si leggono a p. 6 del Prospetto del
saggio degli aliinm'del seminario di Per-
gola e studenti delle pubbliche scuole, Per-
gola i83c),per Felice Lupi e compagno.
Nel supplemento delle Notizie del giorno
lì" ic) del 1 846 viene descritto il coi do-
glio de' pergolesi per la morte del loro
sovrano e speciale protettore Gregorio
XVI, la predilezione e beneficenze da lui
ricevute, ed i funerali celebrali in catte-
drale con solenne pontificale del vesco-
yo,e l'orazione funebre pronunziata dal
sunnominato can. Sena. A perpetua me-
moria delle mumficcnzedi Gregorio XVI
verso Pergola e della cooperazione del
cardinal Mario,nella sala comunale il raa-
VOL. LII.
PER .):t
gislrato decretò un'iscrizione scolpita in
pietra col novero de'ricevuti benefizi, en-
comiando ancora il mediatore, con bas-
sorilievo pure in marmo, eseguito dal lo-
dato prof Rinaldi, rappresentante il Pa-
pa sedente j cui il carduiale presenta la
città personificata. R.estata vacante la prò-
tettoria della [^ergola,il regnante Pio IX
nel marzo 1847 la conferì al benemeri-
to concittadino cardinal Mattei.
Pergola vogliono alcuni che si chia-
masse così , dalla pergola di viti o per-
golato d'uve, ch'era ue'suoi primordi a-
vanti la chiesa di s. Maria della Piazza,
prima della sua fondazione o ampliazio-
ne, ovvero perchè avanti di questa ivi
si facesse grandissimo mercato, detto da
Vul[)iano.e Calepino anche Pergnla. Cer-
to è che il comune pose nelle sue armi
la vite, che ha ritenuta sempre. Antica-
mente lo stemma di Pergola si formava
di sette monti, cioè tre da una parte, uno
sopra due, e tre dall'altra consimili, con
altro in fondo nel mezzo, in cima del qua-
le stava come un castello, da cui usciva
una vite che li cuopriva e quasi tulli cir-
condava, come si raccoglie da uu antico
sigillo posseduto dal patrio istorico Gian-,
nini, con intorno l'iscrizione: S. ConimU'
nis Castri Collis Pergnlac. Posteriormen-
te l'arme si formò di tre soli monti, uno
sopra due, e dalla base di quel di mezzo
sorge una vite con tre grappoli d' uva^
cheliricopre,ein giro: Coniniunitas Per-
gidae. Credono alcuni che il luogo fosse
edificalo da quei di Gubbio nel princi-
pio del secolo XIII, sul fondamento di
due brevi di Gregorio IX, riportati dal-
rUghelli, Italia sacra^ in Callienses epi-
scopi, emanati ad istanza e sull'asserzio-
ne del vescovo di Cagli, poco informato
come luogo allora non appartenente al-
la sua diocesi; laonde per cagione di tal
pretesa edificazione inferiscono essere
gli eugubini restati signori e padroni del
luogo, o che venne loro soggettato con
ispeciali diplomi pontificii e imperiali,
come asserisce l'Armanni nelle sue Ltt'
98 PER
tere. Piova il Giannini che l'edificazio-
ne di Pcigola, 0 meglio la restaurazione
o ampliazione, la fecero gli eugubini in-
sieme ad altre comuni, perciÒLnon vi eb-
bero pieno diritto, né fu loj-o soggetta
pei supposti diplomi citati, avvertendo
elle gl'impeiatori solevano donare nello
stato della Chiesa ciò che ad essi non ap-
parteneva. Imperocché per la edificazio-
ne di Pergola e sua abitazione si uniro-
no in società più comunità con quei di
Gubbio, specialmente quella di Serialta
che allora era la maggiore, in nome del-
la quale il luogo fu fondato, come rile-
vasi dalle controversie, in cui furono con-
sultati Bartolo, Cine da Pistoia e Baldo,
e tra le quali parti si stabilirono patti. e
convenzioni. Altra prova che esclude l'as-
soluta prelesa signoria e fondazione di
Gubbio, il Giannini la deduce dalla ga-
bella che i pergolesi da tempo immemo-
rabile esigevano sulle merci di transito,
anche sugli eugubini. Dal Jacobilli, / t-
tc dtsauli dell' Umbria (nella quale G ia n-
nini pone Pergola, non nella INIa rea An-
conitana, come la collocarono alcuni per
la sua vicinanza a quella regione), si ri-
leva che nel 1 1 55 l'imperatore Federico
1, essendo andato all'assedio di Gubbio,
fu placalo da s. Ubaldo, onde non solo
si ritirò, ma gli concesse i castelli del Col-
le della Pergola e Monte Secco; dunque
a quell'epoca esisteva Pergola, e non e-
diflcala dagli eugubini verso il i2o4 o
1235 o 1236. A ciò si aggiunga la ven-
dila che nel 1237 fece il signore di Bel-
lisio, due miglia circa da Pei gola, del
suo castello al sindaco di Pergola, co-
stituendosi nel medesimo tempo abitan-
te di essa, Castri Collis Pergulae,a mo-
do degli altri nobili, e che i suoi sudditi
vi sarebbero trattati come gli abitanti o
castellani o cittadini del medesimo Ca-
stro Collis Pergiilae , nella quale epoca
se fosse slata da poco edificata non po-
teva avere già nobili tali che un signore
di castello volesse eguagliarsi a loro. Con-
chiude il Giannini, che si volle confon-
PEPc
dere la restaurazione con la costruzione
sostenuta da vari storici, in favore dei
soli eugubini, mentre concorsero" all'am-
pliazione con altre comunità. Tuttavol-
ta riporterò gli altrui pareri, e infine gli
storici che discussero questo pimto inte-
ressante.
Si vuole che Pergola succedesse all'an-
tica città di Perzia o Pertica o Perusa
o Persia, tra Tufico o Jufico e Suasa,
che rovinata nelle invasioni barbariche,
nelle vicinanze sorse Pergola con nome
alquanto alterato, nel Piceno Annonario-
o Umbria, poi ducato d'Urbino, che al-
cuni attribuirono alla Marca Anconita-
na, come capitale della Penlapoli marit-
tima cr Annonaria. Il Calindri, Saggio
dillo sialo poìili/iciOj riferisce che il ca-
stello di Pergola esisteva nel 2.° secolo,
secondo Tolomeo, e che i gubbini intra-
presero l'ampliazione nel i 1 55, effettua-
la nel 1204 o nel i235. L'Amiani nel-
le Memorie di Fono, dice che verso il
12 33 alcuni cittadini di Cagli, Urbino e
altre terre vicine, si rifugiarono in Se-
ralta, che ci'ede poi chiamata Pergola ;
e che la recente edificazione di Seralla,
seguita per opera del cardinal Giovan-
ni Colonna legato apostolico, die moti-
vo a' cagliesi di gran risentimento , on-
de con diversi collegati ne minacciarono
la distruzione. Gubbio invece con molla
gente d' arme, fatta unione con Asisi e
Città di Castello si oppose e ricorse a
Gregorio IX. Questo Papa ammonì Ca-
gli a desistere dall'attentato e discioglie-
re la lega, come fece ai confederati sot-
to pena di scomunica se molestavano
la comunità di Peigola, con brevi dati
in luce dal Gentili, quindi le pretensioni
di Cagli contro Pergola furono compro-
messe nell'altro legato cardinal Fieschi,
poi Innocenzo IV. Anche il Pieposati at-
tribuisce a Gubbio l'edificazione del Col-
le di Pergola o Castello di Seralla, cos\
chiamandolo i brevi pontificii, dicendo
che il sito dove fu Pergola edificata, era
un colle e una campagna posseduta dai
PER
nobili eiigiibiul Ugolino di AlLciloeMar-
iilione di ConacK); che fti incominciala
ad essere popolala non solo dalle genti
dei castelli di Seralla,di Montajato e di
Monte Episcopale, ma anche da i4o fa-
miglie di Gidjbio, Ira nobili e plebei , e
tra' primi gli Anlonelli, e vi portarono
la testa di s. Secondo martire; the gli
eugubini procurarono di ridurre a per-
fezione il castello di Pergola e difender-
lo dai cagliesi e loro confederali. Osser-
va il Castellano, Z^o stato pontificio, che
gli eugubini provvidero nell'ediflcail'er-
gola , alla necessità degli approvigiona-
menli della città loro, la quale abbon-
dantissimi polea trarre dal feracissimo
territorio ; che vari villaggi vicini venne-
ro demoliti a meglio popolarla, ed in bre-
ve ora crebbe a segno, che non si conten-
ne fra le sue niura, ma spaziò largamen-
te negli esterni sobborghi; vi si sviluppò
mirabilmente l'industria ene conseguitò
la ricchezza, che attrasse spesso su di lei
guerresche sciagure. Avendo l'imperato-
re Federico li occupato Pergola e Can-
liano, li restituì a Gubbio nel 1244^°'"
lo il titolo di donazione. Quindi nel i 263
Urbano IV con privilegio confermò a
Gubbio la Pergola, IMonte Secco cedu-
to dal monastero dell'Avellana, e Serra
s. Abbondio di recente costrutto dagli eu-
gubini ; ciò che pur fece nel i 266 Cle-
mente IV. Anche il p. Civalli , presso il
Colucci, Anlichità picene t. i5, p. 179,
loda Pergola come mercantile e ricca,
narrando che nel 1268 fu edificata la
chiesa di s. Francesco pei francescani
(Giannini la crede incominciala col con-
vento nel 1277) e consitgrata da! vesco-
vo di Gubbio nel i325, poi de'conven-
tuali ed ora degli agostiniani. Nel 1282
il dominio ne fu contrastato a Gubbio
dai duchi di Spoleto, avanti il cardinal
Gervasio Giancolelli, sotto Martino IV,
ma con successo favorevole agli eugubi-
ni. Avendo i pergolesi offeso il comune
di Gubbio, per alcune trasgressioni, on-
de pacificarsi fu nel i342 tenuto pub-
PER 99
blico consiglio per ordine del podestà Be-
raidelli eugubino, e si multarono i pri-
mi per 5 aiini al pagamento di 28 fio-
rini d'oro. Nel 1 349 Galeotto Malatesta
conquistò Pergola.
Nel I 354 il cardinal Albornoz confer-
mò a Gubbio il dominio della Pergola,
dopo avella tolta ai Malatesta signori di
Pvimini, che più tardi la jipresero e la
possedevano nel i4o8. Sotto Martino V
fu saccheggiata da Forte Braccio, famo-
so guerriero, e verso il i435 venne oc-
cupata da Francesco Sforza, indi nel
14380 i43qdi nuovo presa da Sigismon-
do Malatesta, cui la tolse nel i443 il
cardinal Mezzarota legalo di Eugenio IV.
Nel i44^ circa Francesco Sforza essendo
in. guerra col Papa, prese molti luoghi;
e come la Pergola per la sua fortezza vol-
le difendersi, quando l'espugnò l'abban-
donò al saccheggio de'soldati, che vi fe-
cero a' 22 agosto abbondante bottino,
senza distinzione di persone e di luoghi
sacri. In questa circostanza gran parte del-
le mura furono abbattute. In tale epoca
già esisteva la rocca , ed Eugenio IV vi
nominò un castellano. Versoil i44*5Pei''
gola venne in dominio del conte Federi-
co di JMontefeltro, poi 2.° duca d'Urbino,
ma assediata da"li anconitani dovè ce-
o
dere;nel luglio per ispontanea dedizio-
ne ritornò all' ubbidienza dei Malatesta.
Nelle guei're tra il conte e Sigismondo,
questi espugnò la Popola a lui ritolta;
ma poi soccombendo si raccomandò al-
l'interposizione di Pio II per la pace, i
cui commissaii a'29 ottobre 14^9 pose-
ro il conte in possesso della Pergola e de-
gli altri castelli. Tutta volta nel i j6o nella
guerra tra Sigismondo e Pio 11, il primo
nuovamente l'invase, ma poco dopo le
milizie papali ne cacciarono i suoi, edili
premio di aver debellato il Malatesta, il
Ponlcfìcene concesse l'investitura al con-
te Fedeiico, il quale ampliò e fortificò la
rocca. Sembra che nel i463 il conte rien-
trasse in possesso della Pergola. Nel pon-
tificato di Alessandro Vi Borgia, il figlio
I oo V E R
Cesare duca Valt'uliiio, per la smisura-
ta sua aiiiJjizione, colla prepotenza delle
aiuii invase lutto io stato d'Urbino, e il
duca Guid'Ubaldo 1 si abbandonò alla fu-
ga nel I 5o'2. Essendosi iuipadionito Ce-
sare anche di Camerino, con simulazio-
iie ne chiamò in Uibiiio il signore Giu-
be Varani, coi figli Venanzio, Annibale
e Pietro, ed a'25 agosto con tradimento
li mandònella rocca di Pergola, ove bar-
baramente li fece strangokue. Intanto
essendosi ribellalo il ducato contro Ce-
sare assente, anche Pergola ritornò al do-
minio Feliresco, mentre Guid'Cbaido I
riuniva forze e collegati per combatter-
lo. Cesare ordinò alle sue milizie di riti-
rarsi a Rimini, ma per mancanza di di-
fesa e infedeltà del castellano di Pergo-
la, Michelolto Coreglia capitano colle sue
genti vi entrò e fieiamente la saccheggiò,
ponendo guarnigione nella rocca. L' A-
miani narra che in questa occasione fu-
rono strangolali i Varani, creduti auto-
ri della sollevazione. Rientrato Guid'U-
baldo I ne'suoi slati, potè riprendere an-
che Pergola e la rocca. Considerando
questo duca che le rocclie e le fortezze
in vece di conservargli lo stato, gli avea-
no recato maggior difficoltà in riconqui-
starlo, tranne alcune ordinò la demoli-
zione di tutte, onde a'c) novembre fu e-
ziandiodistrutta quella di Pergola: i suoi
pochi avanzi si vedono nel più alto sito
della città, nel luogo chiamalo la Rocca.
I materiali furono dal duca donati ai per-
golesi; nel secolo seguente l'area fu con-
ceduta al comune per 1' erezione d' un
monastero, che però non ebbe compi-
mento, onde si formò un'abitazione dai
Pelosi, che poi passò a'Graziani.
Nuove sciagure patì Peigola ne'primi
del secolo X\l. Volendo LeoneX toglie-
re lo stalo d'Urbino a Francesco JMaria I
della Rovere, per darlo al proprio nipo-
te Lorenzo de Medici, fece legato della
guerra il cardinal Divizi daBibbiena. Que-
sti nel 1 5 1 7 mentre si recava poco meno
the in disordine a Pesaro, per evitare lo
PER
scontro col duca, saccheggiò vari luoghi^
in un a Peigola^ che trovandosi senza
soldati dovette airendersi. Essendo mor-
to Leone X nel i 52 i, il duca Roveresco
ricuperò il suo stato e ne ottenne nuova
investitura da Adriano VI, dopo il qual
tenqio Pergola segui i destini dei ducato
d'Uibino, fu ariicchita di privilegi e pro-
segiù tranquilla nella soggezione Rove-
resca. Se non che, per mancanza di suc-
cessione, Francesco Maria li ulliino du-
ca d'Urbino avendo rinunziato al feudo
del ducato,queslo ritornò nel i(324 con
Pergola imuiediatauiente sotto la signo-
ria della s. Sede, ed Urbano Vili ne fe-
ce prendere possesso nel 1626 pel go-
verno, e nel i63i formalmente dopo la
morte dd duca. IN'el pontificato d'Inno-
cenzo XII il vescovo di Gubbio Rona-
ventura a' 2 settembre 1691 fece la so-
lenne traslazione delle reliquie de'ss. pa-
troni Secondo, Agapito e Giustina dal-
l'altare della Pietà al maggiore, ove lut-
loi'a sono in gran venerazione. Degli at-
ti di questi santi e delle diverse loro no-
tizie tratta il Giannini, dicendo della lo-
romiracolosa Iraslazioneseguila r.el 1 28 i
sopra un carro guidalo da lori indomi-
li, dalla chiesa di s. Secondo presso Gub-
bio, a quella degli agostiniani di Pergo-
la , ora ciltedrale. A questi religiosi fu
dal comune nel ii5S concesso il sito per
edificarvi la chiesa e il convento. Note-
rò che nel XIV secolo esistevano in
Pergola i monasteri delle monache di s.
Giovanni e di s. Lucia agostiniane (ripri-
stinate sotto Gregorio XVI), e quelli di
s. Giacomo e s. Margherita. Nel i652 ,
per gravi molivi riportati dal Giannini,
il comune autorizzò i priori di agire con
impegno, per fare erigere in collegiata il
convento e chiesa di s. Agostino degli a-
gostiniani ; ma ciò si efleltuò più lardi,
non in detta chiesa , ma in quella di s.
Andrea apostolo, da Benedetto XIV con
suo breve, e con capitolo di 1 2 canonici.
Dipoi lo stesso Pontefice, considerando
gli onorevoli pregi della terra di l'ergo-
PER
la nella diocesi di Gubbio, ch'era popo-
lala da 5,000 abitanti, divisi ne'tre or-
dini di nobili, cittadini e popolo; che a-
vea giurisdizione sopra un castello e 5
luoghi, con collegiata, altre /T j)a nocchie,
6 conventi di religiosi, 3 monasteri di
monache, conserva torio di orfane, I 2 con-
(iaternite, monte di pietà e frumenfario,
non che pubblica biblioteca, colla bolla
Iloniamim decet Ponti fìcevi^ de' f 9 aprile
17J9;, Bull. Bcned. XIV ^ t. 3, p. 23i,
eresse Pergola in città con tutle le pi'e-
rogntive, confermandola nella diocesi di
Gubbio, di cui il vescovo vi dovrebbe
risiedere alcun tempo e tenervi un vi-
cario generale foraneo, con pensione an-
nua da somministrarsi dalla nuova città,
oltre 4^ scudi che la medesima dovesse
annualmente somministrare alla cancel-
leria vescovile, in compenso degli emo-
lumenti che andava a peidere pel novel-
lo vicario. Con là stessa bolla Benedet-
to XIV dichiarò la collegiata concatte-
drale e confermò i privilegi concessi a
Pergola da Urbano Vili, con breve dei
i5 giugno iG33. Pergola nel 1781 pro-
vò gii elfelli del terremoto che tanto dan-
neggiò Cagli, pei quale Bertozzi pubbli-
cò nel 1782 iu Venezia: Letlera sul ter-
remoto accaduto iti Cagli li 3 giugno
,78,.
Ne! declinar del secolo XVIII, benché
Pergola fosse nella diocesi di Gubbio,
tuttavia il vescovo di Nocera vi godeva
Ja parrocchia suburbana di s. Onofrio,
quello di Cagli la chiesa di s. Biagio e
prima quella pure di s. Lucia, ed in una
piccola parte vi esercitò giurisdizione l'ab-
bazia di Nonanlola. Pio VII nel 1802,
col breve Exponi nobis, nel Bull. Coni.
t. I I, p. 334, confermò l'incorporazione
della confraternita del ss. Sagramento a
quella di s. Secondo di recente erezione ;
col breve Qunnt sicut, del i8o4, Bull.
Coni. t. 12, p; 1 63, riconobbe l'erezione
della spezieria dell'ospedale, deputando
in amministratore il protomedico di Per-
gola; hnalmeote Pio VII colle bolle Ro-
PER 101
mani Ponlificis, de'3i gennaio i8t8,c
Conimi'isa tcnuitati, de' 1 8 gennaio 1819,
Bull. Cont.L i4, p 5()3, et. 1 5, p. iST,
dismembrò Peigola e suo territorio da
Nonantola e da Gubbio, trasportò gli a-
gostiniani nella chiesa e convento già dei
francescani conventuali; tia sferì il capi-
lolo e la collegiata nella chiesa di s. A-
gostino, col titolo di s. Andrea apostolo,
e la dichiarò cattedrale, formando del
convento l'episcopio; diede la chiesa di
S.Andrea già collegiata, in cura alla con-
fraternita del SS. Sagramento; ed assog-
gettando di nuovo Gubbio [F.) all' im-
mediata soggezione della sede apostolica,
liberandola da quella d' Urbino, elevò
Pergola al grado di sede vescovile e l'u-
nì in perpetuo a (pieMa di Cagli [F.),
acque prìncipaliler, della quale Cristo-
foro Cosci ci diede: De stala ecclcsiarwn
cii'italis Calli, et ejusdcm dioecesìs rela-
f/o, Romae 178?. Un saggio storico di
Caglisi legge nella Letlera di N. N. pa-
trizio di Cagli ad un suo amico di Ri-
mino, Pesaro 1765. La città di Cagli è
come la diocesi e sede vescovile, antichis-
sima e ragguardevole. L'antica città esi-
steva sul vicino colle, l'odierna è nel pia-
no s. Angelo alle radici del Monte Pe-
trano, presso le quali s. Romualdo fon-
datore de'cimaldolesi costruì alcuni ere-
mi. Nella diocesi di Cagli primeggiarono
le abbazie di s. Geronzio, di s. Pietro di
IMonte Nerone, dis. Maria Nuova di Mon-
te l'Abate.
A voler far menzione de'suoi più cele-
bri vescovi, ne fui! i.° Graziano del oog,
cui successero Viticano del 5oo che sot-
toscrisse nel 3.° concilio romano nel pon-
tificato dis. Simmaco, e Donato del 72 i.
Pianiero meritò 1' amicizia di s. Ubaldo
vescovo di Gubbio enei i 175 fu trasla-
to a Spaiatro da Alessandro III, il qua-
le gli sostituì Alloderio, che nel 12 i i as-
sistè alla consagrazione della chiesa di s.
Croce di Fonte Avellana. Anselmo nel
I 2 I 7 fu consagrato da Onorio III. Fio-
rì nel i25() fr. Morando celebre predi-
tm PER
calore donienicano, sollo di cui per le
funeste fazioni dc'gucl/i e ghibellini, Ur-
bano IV sottopose la città e diocesi al-
l' inlerdeltOj poi Io tolse e perdonò. Gli
successe nel 1266 il cagliese Ugolino dei
signori d' Acquaviva , castello che donò
alla patria; dopo di lui Guglielmo Sa-
siuni Mastini di Cagli nel iiS5, al cui
tempo le meinorale fazioni recarono l'ul-
timo eccidio all'antica città. Papa INico-
lo IV ne intraprese la riedificazione nel-
r area moderna, onde venne chiama-
ta Cii'italis Po polis, o Cina papale di
s. Angelo; quindi con la bolla Inlelle-
clus (liligcnter, del i.° febbraio 1289,
trasferii in essa la sede vescovile, confer-
mando poscia i privilegi dell'antica col-
hi bolla Reducenles ad scdulae, nel 1291.
Altri vescovi degni pure di menzione fu-
rono fr. Rogerio Todini di Cagli del i 3og,
Guido cittadino e canonico di Cagli del
1346, fr. Tommaso Sferrato de'minori
del i353 che concorse olla riedificazio-
ne della cattedrale, iNicolò Marciari pe-
rugino del 1398 che costrm l'episcopio,
Giovanni BonodeLuzi cagliese del i4'4j
Guido Boncheri canonico e cittadino di
Cagli del 1478 che rifece l'episcopio. Per
l'uccisione del pergolese Golfi, eseguila
dalle genti di Cesare Borgia, nel i5o3
■%enne sostituito da Alessandro VI il pro-
prio confessore Lodovico de Logoria spa-
gnuolo. Nel 1 5i 3 fr. Tommaso Albizi do-
menicano, nel \5i5 Cristoforo del Mon-
te poi cardinale, nel 1 554 Gio. Battista
Toro Leoni anconitano, nel 1567 Pao-
lo Mario della Rovere pesarese,nel 1607
Timocrate Luigi de Castro d' Apiculo
diocesi di Cagli, nel 1660 Castruccio Ca-
stracana nobile di Cagli, nel 1694 Be-
nedetto Loperti nobile di Cagli. La se-
rie de'vescovi di Cagli, l'Ughelli la ripor-
ta neW Italia sarra l. 2, p, 808, registran-
do per ultimo Alfonso Belliucini nobile
modenese del i 7 i o: la compirò colleiVo-
tizie di Roma. 1721 Gio. Francesco Bi-
sleti di Verpli. 1726 fr. Girolamo Ma-
ria Allegri servita fiorentino. 1744 ^'''
PER
veslro Lodovico Paparclli d'Ascoli, i 754
Lodovico Berlozzi di Fano. 1806 Alfon-
so Cingari di Bologna. 1818 Carlo Mon-
ti d'Imola traslato daSarsina, il 1° ve-
scovo di Cagli e Pergola , cui successe
per nomina di Gregorio XVI nel conci-
storo de'32 luglio iS^^, l'attuale zelan-
te, esemplare, benemerilo e rispettabile
vescovo mg.*^ Bonifacio Cajani di Gual-
do Tadino, già professore di filosofia e
rettore del seminario di Nocera, che lo
stesso Papa avea dichiarato vicario apo-
stolico delle diocesi di Cagli e Pergola
nel i83g, per la cadente età e infermi-
tà del predecessore. Nella cattedrale di
Cagli, tra le reliquie, si venerano i corpi
de' ss. Ponziano e Vittore n)artiri, ed il
capitolo si compone del prevosto e arci-
diacono dignità, di 12 canonici compre-
si il teologo e il penitenziere, e di 4 man-
sionari. L'episcopio è propinquo alla cat-
tedrale, ov' è la cura amministrata dal
preposto e da un vicario, con battisterio;
avvi altra parrocchia, 4 conventi di re-
golari, 2 monasteri di monache, confia-
teinite, orfanotrofio, ospedale, monte di
pietà e seminario. Le diocesi di Cagli e
Pergola si estendono in circa 37 miglia e
contengono molti luoghi. Ogni nuovo ve-
scovo è tassato ne'libridi camera in fiorini
320; e come le rendite, depuratedaipesi,
ascendevano a più di scudi i 200, Grego-
rio XVI vi aggiunse scudi 3oo di pensio-
ne annua al vcscovoattuale, anche in con-
trassegno di slima e benevolenza, da pa-
garsi dall'amministrazione delle rendile
dell'abbazia di s. Lorenzo in Campo. Di
questa Gregorio XVI, dopo la morte del
cardinal Albani che n'era commendata-
rio, ne soppressela giurisdizione spiritua-
le, che aggiunse alla diocesi di Pergola,
mentre ne affidò l'amministrazione eco-
nomica ai monaci cistcrciensi, con la cor-
risposta di alcune migliaia di scudi di
pensioni, e l'obbligo di somministrare
annui scudi i5o al seminario di Pergo-
la pel mantenimento gratis di 3 chierici
poveri scelti e nominati dal rispettivo ve-
PER
scovo ili Pergola ed apparlenenli ai co-
muni di s. Lorenzo, s. Andrea e INIonlal-
f'oglio. Quanto alle notizie storiche di Per- '
gola, abbiamo: Egidio Giannini, Memo-
rie ìsloriche di Pergola e degli uomini
illitslri di essa, Urbino lyS^. Gli fu ri-
sposto (daLuc'Antotiio Gentili di Torri-
cella professore di belle lettere in Gub-
bio ) con la Leltera coiUenenle la disa-
ìuiiia delle memorie ìitoriche dì Pergola,
Gubbio 1733. Il Giannini (aiutato dal
d/ Ginevri di Pergola) replicò con la Ri-
sposta dell'autore delle memorie istori-
che di Pergola, alla Lettera della disa-
mina delle medesime, Pesaro 17 34- In-
di fu pubblicala (dallo stesso Gentili) la
Difesa della disamina del signor N. IV.
viltadino di Gubbio, aggiuntoi'i un com-
pendio cronologico degli ai'i'cnimenti del-
la terra di Pergola, ed un'appendice di
documenti antichi, Venezia 1737. Seb-
bene il p. ab. Ranghiasci, nella Bihliogr.
dello stato pont., affermi che gli avver-
sari conservarono poi un silenzio recipro-
co, nel Supplemento registra : Risposta
dell'amico alla Lettera contenente la di-
samina delle memorie istoriche di Per-
gola, senza data.
Trovandosi compreso nella diocesi di
Pergola e da essa distante q miglia, il ce-
lebre monastero Avellanense, presso il
famoso Monte Catria,e già com'esso del-
l'antico territorio e diocesi di Gubbio, ed
essendo uno de' monasteri piìi antichi e
venerabili d' Italia, ne darò un cenno.
Prima \a notato, ch'ebbe varie deno-
minazioni, cioè di s. Benedetto dell'Avel-
lana , di eremo di s. Andrea apostolo,
nel 1080 fu detto di s. Croce di Fonte
Avellana ch'è l'attuale, mentre su di es-
se può vedersi Avellana. Si eleva in for-
ma di castello l'ampio fabbricato, sulla
falda del monte Catiia, chiamalo da Pli-
nio r altissimo fra gli Apennini, dal p.
Boscovich il più alto di essi, e dall'Ansi-
dei si calcola il suo cacume sopra il li-
vello del mare circa 55oo piedi parigi-
ni. Questo monte di spaventose balze
PER io3
ed enormi dirupi, è lutto di vivo scogho,
di folla selva vestito, (juasi sempre cin-
to sul vertice di densa nebbia, e talvolta
nel maggio è ancora coperto di nevi : per
molti geologi e naturalisti il monte fu og-
getto di profondi sludi , come conosciu-
to contenere un copiosoe importante de-
posilo d'interessanti cose: per tale lo rico-
nobbe ed egregiamente descrisse il camal-
dolese Bellenghi dottissimo. 1 monti d'in-
torno formano solitarie foreste, onde il
luogo, veramente proprio della vita soli-
taria e contemplativa, sembra disgiunto
dall'umano consorzio- Il monastero inspi-
ra tenera divozione, ed è chiamalo l'a-
silo della più grande ospitalità, che i mo-
naci concedono cortesemente per tre gior-
ni a chi si reca a visitare il santo luogo,
oltre la quotidiana dispensa di pane e
companalico che fanno ai poveri delle vi-
cinanze. Oltre la soninia tranquillità di
spirilo che ivi si gode, si respira un'aria
assai salubre. L'-ngresso del maestoso
monastero è preceduto da un portico con
suo piazzale. La chiesa è di gotica ar-
chileltùra, con un coro spazioso, ed è
sacra alia ss. Croce ed a s. Andrea apo-
stolo: la torre campanaria è ben intesa,
costrutta di pietre vive scalpellale del
luogo. La sagrestia è veramente magni-
llca, pel vago pavimento, per gli elegan-
ti armadi di noce abbelliti da dorature,
per le pitture della volta del celebre can.
Lazzarini pesarese; ivi si conservano de-
corose suppellettili sacre e preziosissime
reliquiedi santi, massimequelladella vera
croce, da Costantinopoli portata nel mo-
nastero camaldolese dell'isola di s. Miche-
le di Murano presso Venezia, e nel 1 8^3
donata alla chiesa dal cardinal Zurla ab-
bate generale de'camaldolesi. Di questa
insigne reliquia esiste una dissertazione
del p. ab. Costadoni camaldolese, stam-
pata nella Raccolta del Calogerà t. 89,
p. io5, ed a parte in Venezia nel 1751,
e se ne parla pure nel t. 6 degli Annali
camaldolesi, ed in questi e nella Rac-
colta si vede la stampa del reliquiario
io4
PER
die la contiene. Nella sagrestia vi è an-
cora una bandiera, con l'afTigie dell'im-
peiatore Paleologo ed iscrizione greca.
A'3 settembre immenso è il concorso a
questa chiesa per la festa di s. Albertino
piiore de'camaldolesi o meglio dell' an-
tica congregazione Avellanense, non so-
lo de'popoli circonvicini, ma anche lon-
tani: ne'secoli XV e XVI era tale il pio
entusiasmo per la festa, che il Valeman-
ni riportato dal Bollando e dai citati /an-
nali, afferma che i divoti ascendevano fi-
no a 1 OjOoo, provenienti eziandio dal-
l'Umbria e dalla Marca. Il chiostro del
monastero è formato ad archi acuti di
uno stile sodo e pesante, e tutto il fab-
bricato è da riguardarsi per l'architettura
solidissima, creduta dei secolo XVI cir-
ca. E assai ben costrutto il braccio del-
l'ospizio, ed è smisurata l'ertezza de'suoi
muri. Il refettorio forma un paralello-
grammo semplice e dignitoso, capace di
ICQ monaci, avendo sopra l'ingresso un
pulpito vaghissimo di noce per la lettu-
ra della mensa, corrispondente ai sedili
di legno simile, sorretto da eleganti co-
lonnette ; ma l'oggetto piìi impoitanteè
la pittura in tela, che comprende tutto
il n)urodi fronte, rappresentante il mar-
tirio di s. Andrea, copia di quella di Gui-
do Reni esistente nella seconda chiesina
di s. Gregorio in Roma , ed eseguita nel
j622 da Giorgio Giuliani di Civita Ca-
stellana, con maniera dignitosa e vaghe
tinte. Inoltre nel refettorio è un'antica im-
magine in tela di Guidone d'Arezzo, col-
r iscrizione : h. Guido lui jiis luonaslevii
alninnus iin'enlor iti, re, mi, fa, sol, la.
Ma il pittore si fìgiuò un musico della sua
età, poiché la carta che gli pose in ma-
no con alcune note musicali è a cinque
righe con due canoni di minime, men-
tre al tempo di Guido non v' erano le
cinque linee, ma una o gialla o rossa se-
condo la chiavei e le altre, se vi fosse sta-
to bisogno, si traevano collo stilo ne'pic-
coli libri che allora usavano in pergame-
na; inoltre non si conoscevano le miui-
PER
me e molto meno il canone, come avverte
mg."^ Alfieri, già oblato camaldolese, /li-
stabil. del caule e della musica eccl. § 7
(seguendo il quale, a Musica sacra e par-
lando di Guido dissi in che fu beneme-
rito,non però inventoredell'esacordo me-
morato e de' punti). Nel voi. 6, p. 284
degli J liliali delle scienze religiose, serie
2.', si legge che di recente nella biblio-
teca della facoltà di Montpellier si tro-
vò l'Antifonario di s. Gregorio colle no-
te in lettere, uno degli esemplari che Pa-
pa Adriatio I donò a Carlo Magno, ov-
vero copiato da uno de' cantori romani
inviati in Francia in quell'epoca; osser-
vandosi, die Guido d'Arezzo ne ignorò
l'esistenza. Giova avvertire, che altre vol-
te si è detto d'essersi fatta tale scoperta,
senza che ninna se ne verificasse: spero
che il Danjou autore di quella di Mont-
pellier, sia slato più fortunato de'prece-
denli rilrovatori. Nel monastero vi è il
noviziato, ed una biblioteca fornita di va-
sta raccolta d'opere di ss. Padri, di ca-
nonisti, liturgici, ascetici, e di varia let-
teratura. Nella gran sala contigua si ve-
de il busto assai somigliante di Dante con
analoga iscrizione, celebrante come quel
principe dell'italiana poesia si rifugiò nel
monastero, onde se ne mostra la stanza
da lui abitata, e vi compose gran parte
della Divinacomniedia : si vuole che quel
sommo, con allusione alla topografia del
luogo rispetto al Catria, componesse il
verso, genie cui sì fa notte innanzi sera.
Anticamente fu estesissima la possiden-
za del monastero, imperocché il suo do-
minio dal Catria si prolungava fin quasi
all'Adriatico, e la valle considerevole del
Cesano, con le abbazie di s. Croce, di s.
Maria di Sìlvia e di s. Lorenzo in Cam-
po, cui spettavano i castelli di MonteRa-
do, Barbara e Castel Leone: possedeva
pure diverse chiese, celle, eremi e pode-
ri nella Marca ed altrove.
Da una lapide esistente nel monaste-
ro licavasi ch'esso fu fondalo da! b. Lan-
dolfo Pamphilj di Gubbio, che altri di-
PER
cono figlio di Cessone nobile i^crniano, iiul
c)<So o nel i ooo circa, discepolo di s. Ro-
mualdo fondatore de' Cdiiialdolesi (K.)
e del monastero di s. Vincenzo di Citra
alle radici del Catiia, distante due niii,'!ia
dall' Avellanense. Da esso il b. Lodcjlfo
prese i documenti della vita eremitica e
ricevette le costituzioni per l.i congrega-
zione dell' A^'cilana [V.) che istituì nel
monastero con regola di s. Benedetto, dal-
la quale derivarono i monaci celalimj
quujdi il monastero Avellanense diven-
ne scuola di sanlilà e di dottrina, fìoren-
tissima per esemplarità e disciplina, [ier
cui r istituto mollo si prop:igò in altri
monasteri e priorati, princi[)aUnente pel
suo monaco e poi cardinale s. Pier Da-
ììiianijaì cui tempo convivevano insieme
1 2 santi. In segno di benevolenza verso
il cardinale, s. Gregorio VII nel loyljcon
Inolia assunse sotto la protezione della sede
apostolica il monastero Avellanense. Nel
1 320 fu dichiaralo abbazia da Giovanni
XXll, ed Ubaldo ne fu i .° abbate. Di-
venuta commenda, l'ebbe il celebre car-
dinale Bessarione, che abitò il monaste-
ro. Altri attribuiscono questa erezione a
Giulio li, perchè conferì la commenda al
suo nipote cardinale R.overe, e fu bene-
merito dell' edifìzio, come rilevasi dagli
stemmi. Pei molivi detti a Avellala, s. Pio
Y colla bolla Quaiiluni animus^ de' io
dicembre i 56q, Bull. Rom. t. 4) P'"'- 3,
p. 2 2q appendix , soiipresse la congrega-
zione dell'Avellana, e concesse il mona-
stero di s. Croce e sue appartenenze ai
camaldolesi della congregazione di s. Mi-
cJiele di Murano. Così finì una congie-
gazione^ da cui uscirono, secondo l'iscri-
zione esistente nel monastero, circa7G san-
ti, 55 vescovi, 4 cardinali, e i Papi Cele-
stino II, Innocenzo III, s. Celestino V e
Giulio Il,i quali vi erano dimorati in qua-
lità di oblati. Privilegi insigni accorda-
rono a questo celebre ritiro Silvestro li,
s. Gregorio VII, Eugenio 111, s. Celesti-
no V, ìMartino Y ed Eugenio IV; fra
gl'imperatori benefattori del medesimo
PER io5
si segnalarono Ottone li. Ottone III, s.
Enrico II, Enrico HI, Einico IV e Fe-
derico I. Quindi, come notai ad Avella-
na, Gregorio XIII nel 1578 applicò i be-
ni della congregazione Avellanense al
Collegio Gerwifl/i/ro(^.). Rifiorì il mo-
nastero pei camaldolesi, sotto i quali di-
venne nuovo ricetto di santità e dottri-
na. Nel i8o5 ne fu fatto abbate il p. d.
Albertino Bellenghi(lo celebrai nel voi.
XXV, p. 3 16), che illustrò colle sije o-
pere, e pel credito che godeva conservò
all' ordine il monastero nell' invasione
fiancese, salvando molti codici e perga-
mene delle vicine contrade. Per non dire
di altri, ne fu pure abbate il p. d. Am-
brogio Bianchi, creato cardinale dal cor-
religioso Gregorio XYI. Questi da abba-
te camaklulese vi fu due volte, la i.^ nel-
l'agosto i8i4 ritornando a Pioma, la 2.^
nel settembre iHaS pel capitolo genera-
le, e vi dimorò circa 1 5 giorni ; «cospiran-
done la dimora nel suo memorabilee spi-
noso pontificato, soleva dirmi: /Ih! quan-
to i'oloiitieri andrei a fare il sagrestano
all' A'.'ellana ! Nel n.° 74 del Diario di
Roma i83r, si legge il modo col quale
i camaldolesi avellaniti festeggiarono l'e-
saltazione alla cattedra di s. Pietro del
virtuoso e dottissimo Gregorio XYI, in
un all'elegante iscrizione dettata per la
circostanza dal p. d. Gianfoi te IMarini, di
che fa memoria anche il Costanzi, L'os-
servatore di Roma, suppl. al t. i, p. 3.
Dipoi al gran Pontefice eressero marmo-
rea iscrizione, ed il suo busto di ferro fu-
so in Roma, fu dono dello stesso Papa.
Del monastero di Avellana e del Monte
Catria scris-^ero, oltre gli Annali camal-
dolesi: \.uh\n, Abbat. Ttal.p.36; Sarti
camaldolese, De episcopis eiignbiiiìsj Fa-
rulli camaldolese nella Cronaca stampa-
ta in Siena nel i6o3; il p. d. Isidoro
Bianchi nell' Elogio del p. Fromond fe-
ce una belli>sima descrizione deli' Avel-
lana, riportata in gran parte dal Lancet-
ti nella Biogr, degli scrit.crem.\o\. 1; p.
ab. Ecllenghi, Riflessioni sul granilo e
loG PER
^neisso di l CaLria , Macerata 1 8 1 3 ;
Fossili di-l Calila e de monti adiacenti j
Koma 1819; Articolo di alcuni oggetti
inineralog'ci riin'ennti nel Catria, Fa-
Jjiiano 1 82 I ; Risposta ad un articolo, ec,
ivi 1823. Giuseppe ]Marocco ^ Topogra-
fìa e cenni storici del monastero Avella-
nense, Roma i832. Conte Francesco An-
zidei, Il monte Catria, versi, Perugia
i838. Conte Giovanni Marclielli, Una
notte di Dante ^cantica in terza rima, Fi-
renze 1839.
PERIECIDE. Sei\e vescovile d'Egit-
to. Oriens chr. t. 2, p. 639.
PERIGORD TALLEYRAND Elia,
Cardinale. De'conti sovrani di Perigord
die avea per capoluogo Perigueux , da
arcidiacono di quella chiesa e poi di Ri-
chemond diocesi di York, nel 1 324 eletto
\escovo di Limoges, e neli 328 consagra-
to dal Papa e trasferito ad Auxerre, come
parente di quasi tutti i principi di Fran-
cia, ad istanza del re, Giovanni XXII a'
25 maggio i33i solo lo creò cardinale
prete dis. Pietro in Vincoli, e Clemente
YI nel 1343 lo fece protettore de' mi-
nori, e nel i348 vescovo d' Albano. A-
vendo il nipoteCarloDurazzo, nipote pu-
re di Carlo li re di Napoli, rapita Maria
d'Angiò sorella di Giovanna I, perla pa-
rentela il cardinale s'interessò per la di-
spensa. Quando poi fu ucciso Andrea ma-
rito di Giovanna I, il fratello del defunto,
Lodovico I re d'Ungheria, credette com-
plice Carlo cognato, ed anche il cardina-
le onde agevolare il trono al nipote, ma
Clemente VI ne provò l'innocenza. Quin-
di pel suo gran senno, valore, dottrina,
prudenza e condotta irreprensibilesigua-
tlagnò tale imputazione che cooperò all'e-
lezione dell' imperatore Carlo IV ^e di
Papa Innocenzo VI. Questi lo destinò nel
] 356 legato a pacificare i re di Francia
e Inghilterra, e solo ottenne tregua; nel
1357 ritentò col primo, ma fu cacciato;
indi lo inviò legato nel i358 a restituire
amici il delfino ed il re di Navarra, sen-
za fruito. Pacificali da Urbano V i redi
PER
Francia e Inghilterra, e dovendo jiaili-
re essi per la crociala di Palestina, il car-
dinale venne deputato in legato; ma per
la morte del re francese non ebbe elFet-
lo. Incaricato con due altri colleghi di
esaminar Cola di Rienzo, questi fu resti-
tuito in libertà, forse a premura del Pe-
trarca, che chiamò questo cardinale ful-
gida stella della chiesa militante. Fondò
in Tolosa il collegio Perigord per istruir-
vi nella legge i giovani, poi perfezionato
da Gregorio XI, ed in Perigueux il ma-
gnifico monastero di Vallcchiaia pei cer-
tosini, con pingui rendite, istituendo nel-
la chiesa di s. Frontone 12 cappellanie.
Con influenza fu a 4 conclavi, e morì in
Avignone nel i364) d'anni 63 circa. Il
cadavere dalla chiesa de' francescani fu
portalo a s. Frontone di Perigueux.
PERIGORD TALLEYRAND Ales-
sandro Angelico, Cardinale. Nacque in
Parigi a*i8 settembre ij^j e fu alleva-
to nel collegio di Flèche e nel seminariodi
s. Sulpizio. Nel 1762 ebbe l'abbazia di
Gard, indi cappellano del re e gran vi-
cariodi Verdun; nel 1 766 Clemente XIII
lo fece arcivescovo di Traianopoli e coa-
diutore di quello di Reims, ed il re nel
1769 lo nominò all'abbazia di Haulvil-
liers. Nel 1770 incominciò a supplire al
coadiulo, e neli777gli successe; dimise
ie sue abbazie, ed ebbe quella di s. Quin-
tino, affidando il suo seminario ai sulpi-
ziani. Procurò asilo ai vecchi preti, soc-
corse i miserabili, fondò il monte di pie-
tà, ed in più modi incoraggi le manifat-
ture. Fatto membro alla seconda assem-
blea de' notabili, poi deputato agli stali
generali, lottò contro le innovazioni, sot-
toscrisse le principali proleste del la lo
destro, e pubblicò scritti per difendere i
diritti della propria sede. I disordini del
regno Io fecero ritirare in Aquisgrana e
successivamenle ne' Paesi Bassi, in Wei-
mar e BrunsAvick. Allorché Pio VII pel
concordalo del 1 80 i gli domandò la dimis-
sione, co qje altri rispose con dilatorie,ben-
sì abbandonò la giurisdizione di Rciras.
V E R
luliiuto Luigi XVIM lifugialo iu ìMillaii,
io chiamò nel suo consiglio, e nel i 808
lo dichiarò grande elcuiosiuiere. Ripri-
sliiiato il re nel i8i4 sul Irono, lo fece
pari, e lo incaricò di propone i soggelti
pei vescovati. Nel i8iG riniuiziò alla se-
de. Avendolo il re racconìanduto a l'io
AMI nel principio del pontificalo, per-
chè lo creasse cardinale, a questa digni-
tà lo elevò il Papa a' 28 luglio 1817,
dell'ordine de' preti ; gliene spedì la no-
tizia col bei rettine russo, perla guardia
nubile Melchiorre de' conti della Porta,
fatto cavaliere della legione d'onore, e la
berretta per l'ablcgato nig."^ L'rancadoro
(nipote del cardinal omonimo); poscia nel
1." ottobre lo preconizzò arcivescovo di
Parigi. Il grado, l'età e la esperienza lo
posero alla testa de' suoi Culleghi nelle
deliberazioni sugli all'ari della Chiesa ,
prevalendo il suo parere nelle più im-
portanti materie. Per le di/licoltà incon-
trate pel concordato del 18 17, solo pre-
se possesso della nuova sede nel iSrg.
Fece vari regolamenti pel clero, si scelse
in coadiutore Queleu, ristabilì ; ritiri pa-
storali, compilò un nuovo breviario ed
incoraggi i piccoli seminari. Caduto in-
fermo, il re che 1' avea avuto a compa-
gno neir infortunio, gli diede segni d'af-
fezione e premura, ed i principi del san-
gue spesso circondarono il suo letto. IVIo-
rì a' 20 ottobre 1821, d'anni 84, e fu
con solenne pompa esposto nella metro-
politana ed umatonel coro accanto l'ante-
cessore cardinal Belloy. 11 prelato Frays-
sinous pronunziò l'orazione funebre, ed
il cardinal Bausset suo amico pubblicò
una Notizia storica.
PERIGUEUX (Petrocoricen). Città
con residenza vescovile di Francia, nella
Bassa Guienna, capoluogo del diparti-
mento della Dordogna, di circondario e
di cantone, a 106 leghe da Parigi, sulla
sponda destra dell' Isle, che vi si passa
sopra un bel ponte, in deliziosa valle. Ha
tribunali di i .'^ istanza e di commercio,
ed altre magistrature. Circondala di nui-
P]:R 107
r.i,gli cdifizi non presentano che i rimar-
chi di cui dirò. JNolabile anche perl'an-
lichitàè la cattedrale, sotto l'invocazione
dis. Frontone vescovo e martire, sormon-
tata da una torre quadrata terminala a
piramide: ivi si osserva un rilievo di le-
gno di prezioso lavoro, rappresontanle la
Annunziazione di Maria, ed ha contiguo
l'ampio episcopio. Il capitolo si compone
di. 8 canonici, de' quali sono dignità il
decano e lo scolastico, il teologo e il pe-
nitenziere, di canonici onorari e di altri
jireti e chierici. Un canonico funge l'tif-
fizio di parroco, essendovi il fonte bat-
tesimale, il quale lo hanno pure le allie
due chiese parrocchiali. Vi sono 4 "k^*
nasleri di monache, alcune confraterni-
te, l'ospedale, il seminario, il collegio co-
munale con collezione di strumenti di
fìsica, biblioteca, museo di storia natu-
rale e di oggetti d'antiquaria, orlo bota-
nico, società d'agricoltura, teatro, bagni
pubblici e [)arecchi passeggi ne' contor-
ni della città. Vanta florido comhiercio,
abbondanza di commestibili, diverse fab-
briche, ed i pasticci di tartudl si spedi-
scono per tutta la Francia. E' pallia di
diversi uomini illustri, del celebre car-
dinal Perigord, dello sventurato Aymar
de Ranconnel presidente del parlamen-
to di Parigi, edi La Grange-Chancel anlo-
i"e delle venefiche Filippiche. Pei iguenx.
è una città, che per così dire ha vissu-
to tre volle, e le sue tre età si mostrano
con tratti dislinti nelle sue varie fabbri-
che. Ad ogni passo ivi s'incontrano fac-
ciate che rammentano i diversi stili dei
secoli posteriori al XII. La fondazione
di Festina, alla quale succedette la cit-
tà attuale, è incontrastubilmente dovuta
ai galli, de'quali era una delle primarie
cillà nel paese i\tPiirocorii, onde prese
l'odierna il nome di l'csunae Peli oca-
riunì. Nel luogo ove fu la città de'pelroco-
rii, i cui abilaiili lavoravano il rame con
tanta maestria quanloil ferro, abbondan-
ti sono le antichità. Dopo la conquista
de'rotnani, essi ne fecero il centro d'un
io8
V E 11
viislo (cniloiio e si conipiacqiicio in a-
doiiiaila e abbellirla ; ma tli ludi gli aii-
lichi nionumenli, di rimarchevole più
non si vede che qualche vestigio d' un
onfìtealro, ed una torre o vasta rotonda,
che credesi avanzo d'un tempio di Ve-
nere : oltre la celebre torre di V'esnna,è
degno rammentarsi il castellodiBarriere,
pei vecchi rimasugli di lutti i tempi, ove
lutti gli stili architettonici han lasciato le
loro impronte, romano, gallo, gotico, del
risorgimento e moderno. Perigiieux ca-
pitale dell'antica provincia di Perigurd,
nel i5j5 per le guerre di religione, vi-
<le dagli ugonotti rovinata anclie la cat-
tedrale dis. Stefano, che sebbene in par-
ie rifabbricata, poco dopo divenne cat-
tedrale l'odierna, già con monastero fon-
dala ad onore di s. Frontone nel secolo
"N II : secolari/ziita nel XH, la mensa ab-
baziale fu unita al vescovato, ei due ca-
pitoli si fusero in uno, con 8 dignilà e 34
tanonici. La città fu presa e ripresa utile
guerio e segnatamente nel iG5i dal pi lu-
ci pe di Condè, però il suo presidio nel
i653 fu costretto rendersi a Bodin, pro-
curatore della città, alla testa degli abi-
tanti. La sede vescovile fu fondata nel
1 .° secolo da s. Frontone, the vi promul-
gò il vangelo, ne divenne l'apostolo, il
j .° vescovo e patrono : gli successero i re-
gistrati dal Clienu e dalla Gallia cliiìst.
t. 2. Guglielmo del io8i fu di santa vi-
ta; Piinaldo nel loqq in Antiochia fu
ucciso sull'altare dai saraceni; Guglielmo
d'Auberoclie restaiuò il monastero di s.
Frontone; nel i23o fiorì il cardinal llai-
moiulo de Foìisj nel i447 ^^'''^ Boi del-
Ho poi cardinale. Le Notizie di Roma re-
gistrano dal 1 ySa gli altri. Nel i8oi pel
concoidalo Pio VII soppresse la sede,
che nel 1817 ripristinò e confermò suf
fraganea di Pjordeaux , e nel i.° otto-
bre preconizzo vescovo Alessandro Lo-
dovico Carlo Pvosa de Lostanges di Ver-
sailles. Gregorio XVI nel i836 dichia-
rò successore mg.'^ Tommaso Goussct
(ora cardinale) di Besannon, che per a-
PEPt
verlo trasferito all'arcivescovato di Relms
nel itS/Jo 5 sostituì mg.' Gio. Battista Mas-
sonais, della diocesi diLeMans. Questo
zelante vescovo, al modo che narrai nel
voi. XXXIX, p. 62, nel 184^ ristabilì
nella diocesi la liturgia romana. La dio-
cesi è vasta e comprende il dipailimeu-
to di Dordoi^na. 0"ni nuovo vescovo è
tassato in fiorini 370.
PERIODO GIULIANO e DIONI-
GI ANO. /'. Ciclo, Era, ed il voi. VI, p.
2 33.
PERISTACIO o PERISTASI. Sede
vescovile della Tracia sulla Propontide,
sotto la metropoli d'Eraclea, eretta nel
IX secolo. Divenne anche latina. Oriens
dir. t 3, p. 975.
PERITÉORIO. Sede vescovile della
provincia di Rodope, sotto la metropoli
di 'J'raianopoli, eretta nel secolo IX, poi
unila a Xanlhia. Registra 5 vescovi [' O-
liciis rhr. t. i, p. i2o5.
PERM o PERMSKL Città vescovile
di Russia, in Europa, capoluogo del go-
verno e distretto omonimo, a 33o leghe
da Pietroburgo e 2 5o da Mosca, sulla
sponda sinistra della Kama, al coniluen-
le del laguchikha. E regolarmente fab-
bricala, con belli edifìzi, due chiese e di-
versi stabilimenti. I contorni hanno ric-
che miniere scoperte nel i 723. Per la sua
posizione vantaggiosa lu eretta in città
nel 1781, trasferitavi la sede del gover-
no e dell'arcivescovo di Pèrm e lekate-
rinburg , che prima la teneva a Wolo-
gda. I popoli che abitano la regione han»
no lingua e costumi particolari, ed ab-
bracciarono il cristianesimo verso il se-
colo XVI. V Oritiis dir. t. I, p. i3i3,
parla di 3 vescovi: N. . .che mandato a
predicar in Pernt il vangelo fu scortica-
to vivo; Stefano che seppe aaimansare
il feroce caraltere de'permiani e persua-
derli ad abbracciar la religione cristiana,
ed èoiiorato per santo da'moscoviti; N. . .
di cui fa menzione l'Oleario.
PERPERENE. Sede vescovile nell'i-
sola di Lesbo, sotto la metropoli di Mi-
PER
lilenp, eretta nel IV secolo. Orlens dir.
t. I, p. 709.
PERPETUA (s), inailire. Giovine
clama di Cartagine, ch'era fra* catecu-
meni quando fti arrestata dopo 1' anno
702, con altri quattro di essi, cioè Feli-
cita, ch'era allora incinta di 7 mesi, Re-
vocato, Saturnino e Seconduio, ai quali
si unì Saturo, che pare fosse fratello di
Saturnino ed aveva istruito questi cate-
cumeni nella fede. Perpetua aveva 2-2
anni, era maritata ed aveva un bambi-
no che allattava essa medesima. Confes-
sò generosamente Gesù Cristo, malgra-
do le istanze della sua famiglia e soprat-
tutto di suo padre, che fece tutti gli sforzi
possibili per ismuovere la sua costanza,
llariano governatore della provincia la
condannò ad essere esposta alle fiere, in-
sieme cogli altri ; ma prima di pronun-
ziare la sentenza avea fatto sollVire una
crudele flagellazione a Satiu'o, a Satur-
nino e a Revocato, ed avea eziandio fatto
battere in viso Perpetua e Felicita : sem-
bra che Seconduio fosse morto in pri-
gione, non essendosi più parlato di lui.
Il governatore dilTerì il loro supplizio si-
no a' giuochi che doveansi celebrare nel-
la festa di Gela, che 1' imperatore Seve-
ro suo padre avea crealo cesare. Giunto
il giorno del trionfa, furono tratti dalla
prigione per essere condotti all'anfitea-
tro, ove s'incamminarono con gioia. Qui-
vi furono esposti a varie fiere, e quelli
che nonrestaronomorti in tale supplizio,
furono sgozzali nell' anfiteatro medesi-
mo ; Perpetua ricevette 1' ultimo colpo
dalle mani di un gladiatore. Questo glo-
rioso martirio avvenne ai 7 di marzo, se-
condo i più antichi martiiologi. 1 loro
corpi erano ancora nel V secolo nella
chiesa grande di Cartagine. I nomi di s.
Perpetua e di s. Felicita sono stali inse-
riti nel canone della messa. Queste due
sanie composero la prima parte degli atti
del loro martirio e di quello de'Ioro com-
pagni,cioèfinoal dì innanzi laloromorte.
PERl'ETUO (s.), vescovo di Tours.
PER 109
Discendeva da una famiglia senatoria e
possedeva grandi beni, le cui rendite im-
piegò ad utilità della Chiesa e a sollie-
vo degl' infelici. Collocato sulla sede di
Tours verso il /'[Ga, diedesi a tutto po-
tere a far fiorire la pietà nella sua dio-
cesi ; convocò molli sinodi, in cui instituì
delle savissime regole ; fece fabbricare
una nuova chiesa a s. Martino, nella qua-
le trasportò il corpo di questo santo, fa-
cendone la solenne dedicazione a' 4 lu-
glio 473. Nel suo testamento, lasciato in
legato la sua bdjlioleca ed alcuni fondi
alla sua chiesa, chiamò suoi eredi i po-
veri. Morì a' 3o dicembre 49") ovvero
agli 8 aprile 4<1'> ^ ^" seppellito nella
chiesa di s. Martino. La sua festa è in-
dicala al primo di questi giorni da Floro
e da altri martirologisli antichi; ma U-
suardo e il martirologio romano ne fan-
no menzione il dì 8 di aprile.
PERPIGNANO [Elncn). Città con re-
sidenza vescovile di Francia e forte, an-
tica capitale del Roussillon o Rossiglione,
capoluogo del dipartimento dei Pireiiei
oiientali, di circondario e di due canto-
ni, a I 2 leghe da iVarbona e '>oo da Pa-
rigi, sulla sponda destra del Tel, che vi
si varca sopra due ponti, al confluente
della Basse. Vi sono tribunali di i." istan-
za e di commercio,- e diverse magistra-
ture. E situata parte in pianura e par-
te sul pendio d'una collina, suU' unica
grande comunicazione della Francia con
la Spagna da quel lato; le sue fortilica-
zioni consistono in una cinta murala, mu-
nita di bastioni e difesa da alcune opere
avanzale, ed in una cittadella fortissima
che domina la città al sud ed i contor-
ni. l*eipignano distinguesi in città vec-
chia e citlà nuova, ed in sobborgo di No-
stra Signora ossia della IMadonna. Non vi
sono importanti edifizi, bensì è notabile
quello della cattedrale sotto l'invocazio-
ne di s. Gio. Rallista, di splendida strut-
tura antica, con fonte battesimale. Nel-
l'ultima proposizione concistoriale si di-
ce che d nuovo vescovo dovea erigere il
no PER
capitolo: r finlico fuiiiiavasi ili 4 ('igni-
tari, di cui 3 aicicliacniii , e 21 canoni-
ci, ritlotto poi a 12 canonici che sem-
bra l'alluale. Un parroco esercita la cu-
ja delle anime : l'episcopio è contiguo al-
la cattedrale. Vi sono altre 4 chiese par-
rocchiali con baltislcrio, essendo la prin-
ci[)ale quella della ÌNIadonna. Delle i3
comunità religiose, ninna piti esiste; ed
i gesuiti vi aveano collegio e seminario.
In vece di questo ultimo evvi un colle-
gio con circa So alunni. Inoltre vi sono,
collegio comunale con gabinetto di fisi-
ca, collezione di oggetti di storia natu-
rale, pubblica biblioteca; scuole di dise-
gno, d'architettura e di musica; società
«l'agricoltura, giardino botanico in cui si
flinno corsi scientifici; un semenzaio di-
partimentale, un ovile reale di pecore
dette merini, un deposito di stalloni ; il
teatro e la zecca lettera Q. l'ossiede di-
versi belli passeggi, lungo il gran leiraz-
zo eh e ci ICO n da la città, 2 bei stabilimenti
di bagni, fabbriche di panni e stoffe, ed
è centro di gran traffico di vino, di liquo-
ri ed altio. Tra' suoi uomini illustri no-
minerò Jean Blanc, che nel 1747 difese
Perpignano con singolare ostinazione, il
generale Dugommier, il pittore Pvigaud;
nel 1285 vi mori il re di Francia Filip-
po HI, tornando d'Aragona. Fertile è il
Itrriloiio, massime de'rinomati vini.
Perpignano, Perpim'annm, Eliìa,\n o-
rigine non era che un casale chiamato
Corech, il quale cresciuto sotto i goti, di-
venne poi capitale del Rossiglione. Suc-
cessivamente appartenne, al pari di delta
provincia, alla Francia ed ai re d'Ara-
gona : uno di questi Pietro IV vi fondò
nel i349runiversità. Acquistò rinoman-
za per essei-visi rifugiato V Antipapa Be-
uedello XTIIucì 1 4o8jdopo la sottrazione
di Francia dalla sua ubbidienza, dichia-
randolo eretico e scismatico. Da Genoi'a
essendosi portato a Porto Venere, da qui
colle sue galere e con 4 pseudo cardinali,
invece di ritornare in Avignone, fece vela
per Cali(HMe, indi passò a Perpignano e
PER
con pseudo bolla de' 1 5 giugno vi convocò
un conciliidioio per opporlua quello di Pi-
sa,cheandavanoa celebrare i pseudocar-
dinali che l'aveano abbandonato, coi car-
dinalidi Grfgor/o A//. Egli nefecel'aper-
tura il i.°dinovembre,ed Alfonso patriar-
ca di Costantinopoli pronunziò il discor-
so; con questo e altri preliminari si disciol-
se la i.^ sessione, stabilendosi l'altra pei
1 5. In essa non si fece che la professione di
fede. Nella 3.^ a'2 k novembre 1' antipa-
pa espose tutto ciò che avea operato pei"
la pace della Chiesa, e si esaminarono gli
affari con 2 sessioni. Nella 5." a'5 dicem-
bre, l'antipapa domandò ai padri se ap-
provavano quanto sino allora aveva fit-
to. Vari furono i pareri, e si divisero in
due parti; l'una opinò che Benedetto XIII
dovesse subito autorizzare i suoi legati di
rinunciare nel concilio Pisano il pontifi-
cato ; l'altra votò la proroga a tal atto,
e aspettar tempo più opportuno. Tra que-
sti dispareri si ritirarono dal conciliabo*
lo 2 de'7 anticardiuali intervenuti, molti
vescovi di Castiglia , Aragona, Navarra,
Francia,Gua>icogna e Savoia, che forman-
do il numero di 120 coi psi-udo-cardina-
li, ne rimasero soli 18, i quali diedero il
patere, che il preteso concilio riconosce-
va Benedetto XIII come Vicario di Ge-
sù Cristo, e che si dovessero inviar nun-
zi a Gregorio XII ed ai cardinali in Pi-
sa per emettere la rinunzia del papato.
L'antipapa nominò quindi a' 26 marzo
i4og sette legali, uno de'quali a Carlo V£
re di Francia, ma questi li fece arrestare
a Nimes e ne intercettò le lettere. L'an -
tipapa restò nella sua ostinazione, giacché
le provvidenze ch'era stato costretto pren-
dere, erano simulate, come si può vede-
re nel voi. II, p. 208, per le minacce fat-
te al cardinale Chalant. Intanto nel con-
cilio di Pisa si deposero Gregorio XII e
15enedctlo XIII, e dichiaratasi vacare la
sede romana, venne e\eiio Alessandro P^ ,
che riconobbe i cardinali delle due ob-
bedienze e che fu scomunicato con Be-
nedetto XIII da Gregorio XII nel conci-
PER
lio ili Cii'iilnle. Allora l'anlipapa per sos-
tenere il suo partito, nel sellei)i!)re i4o<)
creò i5anticarclinali the riportai nel voi.
Ili , p. 2 "2 9. Ad Alessandro V successe
Giovanni XXIII, sotto il quale convocos-
si il concilio di Costanza per terminare
lo scisma. Giovanni XXIII ne fuggi e fu
imprigionalo, Gregorio XII generosamen-
te rinunziò a'4 luglio i:p 5, por cui l'im-
peratore Sigismondo a' 18 luglio col fio-
re della nobiltà e 4ooo cavalieri partì
da Costanza coi deputati del concilio, e si
recò a Pcrpignano per invitale ad imi-
tarlo Benedetto XIII, ma inutilmente, ad
onta che vi fossero per lo stesso fine Fer-
dniando 1 re d'Aragona e suo figlio Alfon-
so, colla più distinta nobiltà aragonese,
al modo che narrai nel voi. II, p. 209, di-
cendo pure come l'antipapa nel novem-
bre col suo seguito e partigiani , con 4
galere e con grosse squadre si ritirò a
Panixcoln (^'.). Allora Ferdinando I, col
consiglio di s. Vincenzo Ferieri, pubbli-
cò in Peipignano un editto pei suoi re-
gni, dichiarando l'antipapa scellerato e
perturbatore della pace della Chiesa. Ve-
dasi Lod. Agnello, Istor. degli antipapi,
t. 2, p. 223 e 254. Tra gli assedi da que-
sta piazza sostenuti, il più memorabile è
quello del i474 tl'o'"tf"''G di Luigi XI re
di Francia, e solo si sottomise per la fame
iìopo vigorosissima dif'e'sa. Piestiluita nel
1493 alla Spagna, fu dipoi piesa la città
nel 1 G42 da Luigi XIII; in seguilo le for-
tificazioni furono migliorale da Vauban.
Sotto le sue mura nel i 7q3 gli spagnuoli
vennero sconfitti dai francesi attendati
ne'contorni.
La sede vescoviledi Elna (V.) fu fias-
Icrita nel 1602 nella collegiata di s. Gio-
vanni di Perpignano, i cui canonici uni-
tisi a quelli di Elna formarono il capitolo.
Questo si formò delle suddelte 4 dignità,
di cui 3 arcidiaconi, e 2 i canonici, i qua-
li per uu uso singolare avevano diritto
di scegliere coadiutori, che si piovvede-
vanodi benefizi dal Papa, facevano il ser-
vigio della chiesa, ed alle vacanze succe-
PER I I f
devano ai canonici. L'antica abbazia dei
«anonici regolari della Madonna dt; la
Reale inseguito fu secolaiizzata: nella
diocesi eranvi 4 commende di Malta. Cle-
mente IX conferì la nomina del vescovo
al re di Francia, ciò che meglio dichiarò
Alessandro VI il, dopo la controversia del-
le franchigie e regalie. Oltre i primi ve-
scovi riportati a Eina , celebie pei suoi
concilii Illiberitani,s\ può vedere la Gal'
Ha dir. l. 6, p. i63i. Ecco i registrali
òaWe Notizie di Roma. 1742 Carlo Fran-
cesco Alessandro de Cardeval de Goy
d'Harincourt di Noyon. 1783 Gio. Ga-
briele d'Agay di Besancon, già di Canopo
in parlibiis, succeduto per coadiulorin.
I 788 Antonio Felice de Leyris d'Espon-
chez di Ninies. Nel concordalo del i8oi
Pio VII soppresse la sede, indi nel 181 7 la
vistabilì,'dichiarandola suifraganea di Al-
by e lo è ancora ; ma il vescovo lo creò
nel 1823, ed è l'attuale mg."^ Gio. Fran-
cesco de Saunhac Bclcastel della diocesi
di Cahors. La diocesi è ampia e contie-
ne I 23 luoghi. Ogni nuovo vescovo è las-
sato di 370 fiorini, ascendendole rendi-
le a I 5,000 franchi.
PERRENOT GRANVELA Antomo,
Cardinale. De'signori diGranvela o Gra-
ve, nacque nel castello d'Ornaus, diocesi
di Besancon. Fornito di eccellente spiri-
lo, coltivato dalle scienze , che apprese
nelle più celebri accademie d'Europa, fu
prima canonico, arcidiacono e gran can-
tore di Besangon,segretarioaposlolicodi
Paolo IH, e abbate d'Arras, di cui fu fat-
to vescovo nel 1538. Intervenne al con-
cilio di Trento, ove a nome di Carlo V
pronunziò un'orazione. L'imperatore nel
i544 '0 dichiai ò intimo consiglieree am-
basciatore per la pace a Francesco I, poi
a Enrico Vili, e Irovossi al celebre con-
gresso di Calais. Carlo V, per gli alfaii più
rilevanti della monarchia, avendolo rac-
comandalo al figlio Filippo II re di Spa-
gna, questi lo die nel 1 55q per consiglie-
re a IMargherila d'Austria governatrice
delle Fiandre e moglie di Ottavio Far-
112 PER
nese, sulla quale si acquistò lale ascen-
denlCj che io fece oggetto d'invidia e o-
dio alla nobiltà fiamminga. Siccome su-
periore a tali bassezze, da magnanimo non
ne fece caso ; ma l'indifferenza s[)iegata
poi dalla goveinatrice, diedi mal occhio
■vedeva al suo fianco un modeialoie cos'i
autorevole e sagace, l'obbligò ail abban-
donare le Fiandre, ove lasciò tnemoria di
troppa imperiosità e crudeltà contro i ri-
Jielli protestanti, cheavea condannato al-
le fiamme, se deve credersi al Diz. slori-
co, che sembra gravarlo. Richiamalo nel-
la Spagna, Paolo IV nel i55q lo dichia-
rò arcivescovo di IMalincs, e Pio IVa'sG
febbraio ì56i lo creò cardinale prete ad
istanza del re, col titolo di s.Eaitolomeo
all'Isola, dond'e nel iSjS passò al vesco«
■vaio di Sabina. Con animo fermo' con-
tinuò a superare le mene de'nemici, ge-
losi del suo merito e de'suoi avanzamen-
ti. Il re l'inviò a s. Pio V perambascia-
tore,onde stabilire la lega contro il tur-
co; e quale viceré di Napoli, nella chie-
sa di s. Chiara consegnò lo stendardo del-
la lega a d. Giovanni d'Austria. Con dis-
piacere di Gregorio XIII violò l'immu-
nità di quell'arcivescovo, e fu minaccia-
to di privazione del carilinalato ; tulta-
volta nel i 584 ^^-^ Malines lo trasferì al-
la chiesa di Cesancon. Allorquando Filip-
po lì passò alla concjuisla ilei l'orlogal-
lo, lo deputò al governo della njonarchia,
ed a supremo presidente del consiglio su-
gli aiìàri d'Italia. Eenedì le nozze del du-
ca di Savoia con l'infanta d. Caterina pri-
mogenita di Filippo li, ed assistè nella
consagrazioneFilippo III. Fu divoto eca-
ritatevole, e di notte visitava chiese e o-
spedali; acerrimo difensore della fede cat-
tolica, mecenate de'Ielterati e promoto-
re delle belle arti. L'accademia di Besan-
con fu da lui fondata e riccamente dota-
ta, per l'amore che avea alle scienze ed
ai dotti, molti de'quali con ricca provvi-
sione ivi chiamò a insegnare. In tal città
fabbricò un sontuoso palazzo, che abbel-
Ti di scelte statue e pitture con buon gu-
PER
sto. Quantunque inleiamenle impiegalo
ai .servigi di Carlo V eFilippo II, da'quali
fu amato e stimato, nulla ommisedi ciò
che spetta ad un pastore, sebbene alcu-
ni scrissero, che la sua meravigliosa at-
titudine fu piìi pel politico e civile, che
per l'ecclesiastico. Alcimi lo dicono poco
lodevole ne'coslumi, inclinalo a passeg-
giera collera, infaticabile, nemico dell'o-
zio e dell'adulazione, di tenace memo-
ria e facondissimo. Possedeva sette lin-
gue , fra le quali gli ei'ano famigliari la
greca e la Ialina, sì in parlare che nello
scrivere, e simile a Cesare impiegava ad
un tempo stesso cinque segretari, dettan-
do loro in diveisi idiomi. Rigido osser-
■valore del digiuno, nella quaresima i 58G
cadile in isfinimento totale di forze, che
con lenta febbre gli troncò la vita in Vil-
lamanta o meglio in IMadrid, d'anni 72,
piuttosto povero, ad onta del suo lunghis-
simo minislero,maiavendo profittatodel-
le occasioni per arricchirsi, lo che gli pro-
cacciò immensa lode dal tempo chesolo
rende giustizia, imperocché in lui avven-
ne ciò che provarono molti, di essere com-
pensa li per sì eroica moderazione con
supposizioni esagerate all'eccesso, e per-
ciò segno all'invidia bassa e ad irragio-
nevole maldicenza. Trasferito in Besan-
con fu sepolto nella chiesa de'carmelitani,
nella tomba de'suoi antenati, con lungo
epitalfioin versi. Questo grand'uomo, di
ingegno vasto e penetrante, fu uno de'più
celebri politici del suo tempo ; amico fe-
dele e sincero, di carattere compiacente,
di ottimi principii, ma crudele per zelo
religioso e attaccamento al proprio sovra-
no. Il Boissol formò il progetto d'una y/o-
ria del cardinale, che si vede in quella
liltér. cV Europe, e nelle Méinoires di Sa-
langre. Abbiamo però di d. Prospero Le-
■vesque, Mcnioircs pour servir à L'ìvsloi'
re da cardinalde Granvelle, ministre de
Philippe II rei d' Espagne, Pav\s lyìS.
PERRHA o PERTE. Sede vescovi-
le della provincia d'Eufrate, sotto la me-
tropoli di Gerapoli, eretta nel secolo V.
PER PER III
Ebbe G vescovi. Oriens chrisl. t. 2 , p. podestà pcclesiastica e secolare. Mirabile
043. nel convincere gli eretici, soleva dire pe-
PERRON DAVYGiACOMO, Cardina- io, che perconveitirli bisognava portarli
le. Nacque nel castello di s. Lo della bas- a s. Francesco diSales. Chiamalo dal re
sa Normandia, o in Ginevra nella con- ad assistere all' assemblea di Rohan, si
Irada del suo nome, o nel cantone di Ber- rese immortale con vari discorsi , come
na, da nobile famiglia calvinista. Ad eie- quello che fu chiamato V Agostino della
gante aspetto congiunse sublime ingegno, /^rrtnc/V?, flagello dell'eresia, fonte di sa-
prodigiosa memoria e dolcezza di par- era eloquenza, presidio e tutela della cat-
lare. Da suo padre, in età di io anni, ap- tolica dottrina. Nondimenodallesueope-
prese perfettamente la lingua latina e le re si apprende, che la sua facondia e la sua
matematiche, quindi senza maestri da sé vivacità erano maggiori della dottrina
solo si applicò allo studio delle lingue che contengono. Carico di virtuose azio-
greca ed ebraica, come della filosofia, e ni passò a miglior vita in Bagnoleto nei
divenne dottissimo. Per mezzo della let- sobborghi di Parigi nel 1618, dopo es-
tura de' padri, di s. Tommaso e di s. A- sere stato a due conclavi , d' anni 62.
gostino, conosciuti i suoi errori, li abiurò Trasferito in Sens, fu sepolto in cattedra-
e detestò, e poscia condusse all'unità cat- le in sontuoso mausoleo con istatua di
tolica molti eterodossi, fra'quali il fratello marmo e splendido elogio dovuto alle
Giovanniel'annalistaSpondano. Abbr.'ic- sue grandi qualità. Le sue O^erefurono
ciato lo stato ecclesiastico, fu fatto legio stampate in Parigi nel 1622, per lo più
bibliotecario da Enrico III, per cuicom- risguardanti il domma, con la sua vita,
missione fece l'elogio funebre di Maria la quale è pure nel t. 6 degli Uonnniil
Stuarda, traendo le lagrimedagli occhi di lustri di Francia di Perrault ; altra ne
tutti gli uditori. Contribuì pure alla con- scrisse Btu'igny e pubblicò nel 1768.
versione di Enrico IV re di F/-^«f/rt(F.), PERSECUZIONE DELLA CHIE-
che lo nominò vescovo d'Evreux , suo SA. Così ordinariamentevengono nomi-
grand' elemosiniere, e piocuratore con nati i tempi disastrosi e a un tempo glo-
<\' Ossala Clemente f'/// per ottenergli riosi per le conseguenze, ne' quali i cri-
l'assoluzione. Nel 1600 aFontainebleau sliani vennero tormentati dagl' impera-
in presenza del re completamente con- tori pagani , o dagli eretici o scismati-
■vinse il calvinista Duplessis Mornay sui ci, spalleggiati dal favore dei principi,
suo trattato dell'Eucaristia, ciò che prò- Le persecuzioni furono parziali ad al-
dusse la conversione di molti ascoltanti, cuni luoghi, o generali a danno di tut-
In premio di tanti meriti, Clemente VHI ta la Chiesa e de' fedeli. L'essere perse-
uel i6o3 lo creò cardinale prete e pub- guitati poi in particolare, fu la sorte che
Llicò a' 9 giugno i6o4 del titolo di s. A- toccò in tutti i tempi agli uomini dab-
gnese nel foro agonale, donandogli il bene : s. Paolo asserisce essere la perse-
proprio anello e chiamandolo uomo se- cuzione inseparabile dalla pratica della
condo il suo cuore. Si adoperò eflìcace- pietà, e Gesù Cristo dichiara beati quel-
mente sotto Paolo V per imporre silen- li che soffrono per la giustizia. Quindi la
7Ìo alle questioni sulla grazia e libero ar- pazienza io tali persecuzioni è l'ultimo
bitrio, ed ebbe molta parte nel comporre e il più perfetto grado della beatitudine,
le vertenze col senato veneto. Nel 1606 serbato a quelli che le soffrono con ras-
fu trasferito all'arcivescovato di Sen.s, segnazione, dolcezza e carità: le afQizio-
celebraudo il concilio provinciale in Pa- ni sostenute col vero spirito del cristia-
rigi nel 1612, in cui restò condannato nesimo chiamansi dietro tutte queste vir-
l'iufame librodi Edmondo Richeriosulla tu con parecchie altre, e le sollevano si-
VOL. IH. 8
ii4 i^i^i^
no ali cioismo ; elle sono il rimedio [>iù
efficace contro tulle le malattie «lell'aiu-
ina, e ci assicurano un'immensa gloria nel
cielo, essendo il sagriflzio di sé stesso il
più perfetto fra tulli quelli che può of-
frire l'uomo. Le persecuzioni ne' primi 4
secoli della Chiesa, mosse contro di essa
dai pagani ed infedeli, furono coronale
da un immenso numero di Martiri {F.),
dall'accrescimeulo mirabile del cristiane-
simo, e dalla pace della Chiesa stessa nel
libero esercizio del pubblico culto. Le pri-
me persecuzioni parziali contro la Chiesa
si suscitarono in Palestina dalla giudai-
ca crudeltà, cioè contro i primi fedeli : la
1/ fu quella (oltre quella de'ss. Innocen-
ti^ V.) in cui s. Stefano protomartire sof-
frì in Gerusalemme il martirio; la 2.*
fu mossa da Erode Agrippa, nella quale
fu marlirizzalo s. Giacomo maggiore, e
s. Pietro venne posto in carcere. La 1.*
persecuzione generale contro la Chiesa fu
suscitata dall'imperaloreNerone: in essa
e nel i .° secolo della Chiesa patirono, oltre
i principi degli apostoli ss. Pietro e Paolo,
i ss. Vitale, Gervasio, Protasio, Trope-
to, Processo, Martiniano, Nazai-o, Celso,
i ss. martiri di Roma e le ss. Basilissa
e Anastasia. Nel volume dell'indice delle
Vite de' padri, mai tiri e santi ^ di But-
ler, non solo si legge il volgarizzamento
di tìiason Fontana, del trattato eccellen-
te Delle morti de' persecutori, otiribuito a
Lattanzio Firmiano (altro volgarizzamen-
te è quello di Brancadoro poi cardinale,
dedicato a Pio \J e stampato in Fermo
nel 1783), ma vi è un utile e comodo re-
gistro e indicazione per secoli delle di-
verse persecuzioni parziali o generali pa-
tite dalla Chiesa e dai fedeli dali.°a tutto
il secolo passato, coi martiri d'ognuno, ri-
mandandosi il lettore pel dettaglio alle i7te
slesse con citazioni opportune. Sui perse-
cutori vedasi \' annalista Rinaldi, m Mor-
te j Ruinart, /^tó de' martii i, in Persecu-
zioni, ed in /F/or(/, funeste de'persecu tori
del cristianesimo, come di Nerone, Domi-
ziano, Claudio Ermiuiano, Scllimio Seve-
PER
ro, INIassiminOjDecio, Treboniano Gallo,
Valeiiano,IMacriano, Aureliano, Galerio
IMassimiano, Massimiano Erculeo, Lici-
nio, Giuliano apostala, ec. ] imperocché
i primi persecutori della religione cristia-
na quasi tutti miseramente perirono, pro-
vando anche visibilmente gli elfetti del-
l'ira del cielo; mentre i martiri guadagna-
vano immortali corone, i loro nemici sof-
frirono in questa vita i castighi dovuti ai
loro delilli.
Le persecuzioni delia Chiesa generali
e pili insigni alcuni l'enumerano ro, altri i
12. Vedasi la Dissertazione sul numero
de^ martiri delle X prime persecuzioni ^
contro il Dodwello, ch'è la 1 !" nella Rac-
colta di dissert. di storia eccl. del Zacca-
ria, t. 1 1 ; ed il p. Menochio, Sfuore t. 2j
p. 3 1 5, delle 12 persecuzioni mosse da-
gì' imperatori romani contro la Chiesa.
Vi furono due scismi a caerione de' ca-
D
duti nelle peisecuzioni, di che parlo iu
molti articoli ed a Lassi. Le 12 prime
persecuzioni generali sono le seguenti. Di
Nerone la i .' dall'anno X del suo impe-
ro fino alla sua morte, che avvenne fan-
no 68 di nostra era : ne fu pretesto l'in-
cendio dt. lui fallo di Roma, imputando-
lo a'cristiani, di cui fece scempio deplo-
rabile, e durò 5 anni. La 2.'' di Domi-
ziano , nella quale fu martirizzato Papa
s. Cleto, e posto nell'olio bollente s. Gio-
vanni apostolo, che durò non meno di 6
anni, dal go o prima, al 96. La 3.' di
Traiano, il quale ricercato da Plinio il gio-
vane come si dovesse portare co'cristia-
ni nel governo di Bitìnia , rispose che
non se ne facesse inquisizione, ma se ac-
cusati per tali si castigassero, onde fece
tra gli altri morire s. Anacleto Papa : du-
rò circa if) anni, dal Cjj al 116. La 4-
di Adriano, in cui Ario Antonio o Anto-
nino perseguitò crudelmente i cristiani
e li fece morire senza processo: durò cir-
ca 20 anni, dal i i8al 129. La 5.^ degli
imperatori Antonino eLucio Vero, i quali
promulgarono la legge, che i cristiani o
sagrificassero agli Idoli 0 fossero senten
P K R
ziali a morie, onde III flerissima : durò
circa 1 7 anui, dal 1 38 al i 53. Altri vi ag-
giungono quella di Marco Aurelio dal 1 6 1
al I 74- La 6.'^ di Selliraio Severo, impla-
cabile persecutore de' cristiani per non
essere concorsi a vedere il suo trionfo: du-
rò 12 anni, dal 199 al?, i i.La 7.^ di Mas
simino: durò 3 anni, dal 235 31238.^8/"
di DeciOjil più tiranno fra i tiranni, on-
de naufragarono dalla costanza i caduti
o lassi : durò 2 anni, dal 249 al 25i.La
9.^ di Valeriano e Gallieno, benché il pri-
mo si fosse mostrato quasi favorevole ai
cristiani quando fu assunto all'imperoidu-
rò 4 anni, dal 2573! 260. La lo.'^ di Au-
reliano: durò circa 3 anni, dal 273 al 275.
L'i i.^ di Diocleziano e INJassiniiano, fa-
cendo il primo atterrare tutte le chiese
de' cristiani, bruciare le scritture sacre,
e parve in lui si commovesse tutto l'in-
tèrno: durò circa 20 anni, dal 284 al 3o5.
Incominciata di nuovo, ebbe fine per
l'imperatore Costantino, che vinto il ti-
ranno Massenzio, donò la pace alla Chie-
sa ed il libero pubblico culto del crislia-
nesinio, nel pontificato di s. Melchiade ;
inoltre punì colla morte Licinio, perse-
cutore crudele e ignorante. Alcuni opi-
nano che i 33 Papi, da s. Pietro a s. Mel-
chiade, abbiano acquistata la gloria dei
martiri in difesa della fede, a cagione de'
travagli che sostennero, come meglio dis-
si a Confessore della fede. La 12." di
Giuliano V Spostala, cos'i detto per l'a-
postasia dalla fede, la cui persecuzione fu
accompagnata dalla calunnia e dalla più
studiala politica : durò circa 2 anni, dal
36» al 363. Altre persecuzioni ebbero
luogo in Persia nel 343, per ordine di
SaporelF, rinnovata più tardi da altri re;
nell'impero romano di nuovo dal 366 al
'WS, per r imperatore Valente ariano ;
quelle de're f andati dal 437 al 5o4 in-
terroltamente; degli ariani, massime nel-
la Spagna, dal 584 ^^ ^86 ; degV Icono-
clasti nelsec.oloVIll ; óeWIiivestilure ec-
clesiastiche ne'secoli XI e XII; di Enrico
Vili re d'Inghilterra nel XVI, rinnovala
p r. R 1 1 -^
dalla regina Elisabetta; del GfV//j/?o/ie, del-
la Cina, del Tonkino come dissi a Indie
ORIENTALI, per non dire di altre narrate a
Martiri, ed a' loro luoghi, sotto diverse
forme e speciosi pretesti, anche di non
lontane epoche. Sulle persecuzioni si pos-
sono consultare: Mamaclii, De costumi
de' primitivi cristiani. Rinaldi agostinia-
no, De persectUionibus, quibus primo et
secundo aerac christìanae saeculo eccle-
sia exagitala est, Florenliae i745- F"
ristampata nella raccolta, De disciplina
popiili Dei, t. I, diss. 19. Lazzeri gesui-
ta, Theses selectae ex hisloria eccl. de
perseciitionibiis in ecclesiani excilatisae-
i'o apostolico, Romaei749- Vennero di-
fese da Dalbi gesuita nel collegio romano,
e formano la 18.'' dissert. di detta r^rc-
co//*^/. Simonetta, De Christ. fide etrom.
Pont, persecutìonibus , Mediolani i49'2.
Wolf Hermanni , Persectitiones ecclc-
siae, Ingolsladii i 54 ' • Giglio, Le perse-
cuzioni della Chiesa, Yeuezia i 5'/3. Mu-
sculi, Gladius ac pugio impidatis, .sive
perseculiones ecclesiae cruentae ab idola-
tria, et haereticus , Neapoli i65i. Ror-
tholti, Dissert. de persecutoribus eccle-
siae prinìitii-ae sub imperatoribus etimi-
r/f, Jenae i 660. Gudii, Comment. decau-
sis oda paganoruni in christianos, et de-
ceni persecudonum originibus, Lipsiae
1741. Balduinus, In comment. adedìcla
veterum principum de christìanis^a%\\evie
I 727. Vossius, /« edictis imp. contea
cìirislianos, t. 4 Operum. Contro il Sis-
mondi, quanto alle persecuzioni, negli
Ann. delle scienze rellg. voi. 8, p. 2 53,
si legge la dissert. del p. Pianciani ge-
suita.
PER^SI A. Nona provincia ecclesiastica
della diocesi deCaldei{ F.), che compren-
de tutto il paese di Parso Farsistan o Par-
distan colla Caramania. Schiraz o Sciras
n'è la capitale quanto al civile, ma ignorasi
quale fosse la sua metropoli ecclesiastica,
sebbene si trovino molti prelati col titolo
di metropolitano di Persia, i quali non eb-
bero forse mai una sede fissa. Riferisce
m6 per
Bar-Ebreo, die licusando i vescovi di
Persia di riconoscere i' autorità del cat-
tolico o patriarca di Sdcucia, il cattoli-
co TiiDoteo I tentò di soggetlurli e vi
riuscì, lasciando al melropolilano di Per-
sia il diritto di ordinare i vescovi della
sua provincia. Mares nestoriano attri-
buisce questo fatto non a Timoteo I, ma
a Jesuiab III, che visse molto tempo pri-
ma di Timoteo I. Infatti si legge nella
storia monastica di Tommaso di Maraga
molte lettere di Jesuiab III, risguardanti
la disobbedienza de' vescovi della Persia,
una delle quali lettere è indirizzata a Si-
meone, vescovo metropolitano di Ravard-
scir, cioè che ivi allora sedeva. I metro-
politani di Persia conosciuti sono : Mah-
iia o INIaane, che fìon sotto il cattolico
Jaballaha I ; Simeone, che il cattolico Je-
suiab III ovvero Timoteo I, soggettò al-
la sua autorità ; Jesu-Buchat, mentovato
nel catalogo degli scrittori nestoriani d'E-
bed Jesus di Soba ; Babeo sedeva nel 780;
Giovanni, deposto dal cattolico Enos nel-
1877, e ristabilito poi dal cattolico Gio-
■vanni III; Gabriele; Mares del 987; Sa-
lomone; Giovanni che diventò cattolico
nel 1 00 I ; Ebedjesus ; Abramo sottoscris-
se la lettera sinodale del cattolico Elia al
Papa Paolo Vneli6i6. NelconciliodiNi-
cea il vescovo di Persia Giovanni v'in-
tervenne ; altro sottoscrisse agli atti di
quello di Calcedonia , Persa episcopas
Per^/aCj- s'ignora se ambedue fossero pu-
re metropolitani di Persia. Oriens chr. t.
2, p. 1 252. V. Persia e Nestoriani. Sedi
vescovili di Persia sono : Hispahan, Sai-
magi, Sullania, Tauris, ec. (f^-). A Pa-
triarcato ARMENO ho detto della chiesa
armena in Persia, su di che può leggersi
Commanville, Hisl. de tous Ics archev. et
eveschez, chap. 7 : Archcvescìiez et cves-
clicz des armeniens de Perse. Egli divide
il patriarcato Ci Eziniaziii [F.) nelle se-
guenti Provincie. Ezmiazin con 17 suf-
fraganei. Provincia di Betchuu, con arci-
vescovo e 4 suffraganei e sedi vescovili:
di Hacbat con arcivescovo e 3 sedi : di
PER
Karniiuvanch con arcivescovo e 5 sedi:
di Surb-Narcavea con arcivescovo e 2 se-
di, e 3 arcivescovi onorari : di Macu con
arcivescovo e 5 sedi: diTathevanch con
arcivescovo, una sede ed un arcivesco-
vo onorario: d'Hispahan antica capitale
di Persia, con arcivescovo, una sede ed
un arcivescovo onorario : di Van con ar-
civescovo e 7 sedi: d' Acthamar con ar-
civescovo ed una sede: di Amida con ar-
civescovo e 8 sedi : d'Harberd con arci-
vescovo ed una sede: di Manuscate con
arcivescovo e 2 sedi: d'Erzerum con ar-
civescovo e 3 sedi, oltre un arcivescovo
onorario: di Sebaste con arcivescovo e
3 sedi: di Cesarea con arcivescovo e 2
sedi: di Tocat con arcivescovo e 3 sedi.
Inoltrele provincie armene latine di Na-
xivan. Gaffa, Maraga, Tiflìs e Sulla-
iiia (^.). In Persia furono tenuti 6 con-
cilii, riportati dal Mansi, Sappi, t. i, p.
377 e seg. Il i.° nel 499? piesieduto da
Babà patriarca de' nestoriani, in cui fu
concesso a' preti e monaci di maritarsi
una sol volta. Il 2." fu tenuto dallo stes-
so Babà nel 544> sulla disciplina eccle-
siastica. Il 3." sotto Giuseppe patriarca
de' nestoriani nel 553, pure sulla disci-
plina ecclesiastica. Il 4-° sotto il patriar-
ca Jesuiab III nel 588, nel quale furono
fatti 3o canoni: venne ricevuta la fede
di Nicea, approvato il commentario di
Teodoio di Mopsuesta, date prescrizio-
ni sull'autorità de' patriarchi, come sui
sinodi e la santificazione delle feste. Il
5.° fu presieduto dal patriarca Serba-
jesu nel 596, e si condannarono gli er-
rori di molti monaci. Il 6." presieduto
da Gregorio patriarca de'nestoriani, sul-
la fede e sulla disciplina.
PERSIA. Regno dell'Asia occidenta-
le o centrale, che secondo le diverse età
ebbe differenti confini : l'attuale monar-
chia persiana nei più esteso significato è
compresa tra i gradi 2 3° e 4^° di lati-
tudine nord, e tra 42° e 62" di longitu -
dine est. I suoi confini sono al nord il mar
Caspio, al nord-est la Tartaria indipeu-
PER
deute, al nord -ovest la Russia, all'ovest
la Turchia asiatica, al sud il golfo Per-
sico o Mar Verde formato dall' oceano
indiano, dallo stretto d'Ormu;: e dal ma-
re d'Oman, all'est l' Afganistan ed il
Belutchistan. Si estende nella lunghezza
di 5oo leghe, su 4oo di larghezza. La
Persia è piuttosto cinta che attraversata
dai monti e dai suoi fiumi. S'insinuano
nell'interno della regione varie dirama-
zioni delle celebri montagne del Cauca-
so, dell' Armenia, del Curdislan, corri-
spondente all'antica Assiria. Vi sono pure
i monti Guari, che sono l'antico Paro-
pamisnsele Etzerdare o mille montagne,
che accerchiano le pianure di Schiras e
della Persepoli : i monti Valli si esten-
dono verso l'India, e la montagna di Zer-
dust sormonta la soggetta pianura d'Hi-
spahan. L'Eufi-ate, il Tigri, l'Oxo, l'A-
rasse, l'Hinmend, il Gihon e l'Amurgià
appartennero a questo impero ; ma le
conquiste fatte dai vicini sul territorio
che n'è inalTiato, li fece passare sotto al-
tri dominii. Bagnano ora la regione il
Zendrud, il Bundamir ed il Kigil-Ozen
o antico Mardus. Tutta la Persia è un e-
levatissimo altipiano, che declina da una
parte verso il golfo Persico e dall' altra
verso il mar Caspio, mentre sulle vette
si unisce a quello dell'Armenia e dell'A-
sia minore all'ovest, confondendosi all'est
con quello dell'Asia centrale. Il terreno
abbonda di parti saline, composto di te-
nace argilla e ricoperto di sabbia. Uugian
tratto è occupato da tre vastissimi deser-
ti. Non lungi da Romra sorge nel deser-
to il monte Telesmo, arido e dirupato,
in cui la sabbia nera moltiplica le varie
illusorie apparenze che il fecero credere
incantato, donde derivò agli amuleti il
nome di talismano. Dentro tali solitudi-
ni si linvengono molti laghi, quattro dei
quali sono più ragguardevoli. Alcune prò-
vincie sono fertilissime e deliziose, altre
.sabbiose e sterili. La varietà del territo-
rio persiano vi costituisce tre diversi cli-
mi -.si calcola che appena una decima par-
PER 117
te sia atta alla coltura; molto ve n'è sta*
bilito pei pascoli, abitato dalle tribù no'
madi o erranti colle loro greggie. Le pia"
nure di Schiras e d'Hispahan sono le più
feraci : vi si raccoglie eccellente frumen-
to, ottimo riso, dagli abitanti preferito ad
ogni altro alimento; vi prosperano le vi-
ti coltivate da'guebri, ed il vino di Schi-
ras si reputa prezioso. Il sapore delle frut-
ta è assai delizioso, molte delle quali di
là a noi derivarono, come il pesco o per-
sico; dai persiani l'uso del caffè si è pro-
pagato per tutto il mondo , pianta che
originala nell'alta Etiopia, fu trasporta-
ta nell'Arabia Felice e si diffuse nell' 0-
rienfe , in America. Si pone ogni studio
nella formazione di ameni giardini. Mol-
te sono le piante pregiate che produce il
suolo. Piccolo è il numero delle miniere;
ve ne sono pure di rame, ferro, oro ed
argento mescolalo con piombo. Abbon-
dano le pietre turchine, i lapislazzuli e
altri marmi preziosi ; né mancano sor-
genti salubri di acqua minerale, ma tras-
curate. 1 cavalli persiani sono i più bel-
li d'oriente, solo in velocità cedono agli
aiabi: la cavalleria persiana fu tenutala
più valorosa di tutto l'oriente, ed in guer-
ra suole essere assai numerosa. Vantag-
giosi sono i cammelli, i montoni coperti
di fina lana. Le foreste sono popolale di
ani.mali. Tra i volatili le pernici e le co-
lombe sono copiosissime ; l'usignolo èce-
lebrato per la melodia. Rilevantissime
sono le manifatture e grande è la quan-
tità di finissime stoffe vivacemente colo-
rile, non che di armi e rinomatissime por-
cellane. Il lusso della corte di Persia, nel
tempo del suo splendore, favorì lo svol-
gimento d'una moltitudine d'industrie.
Malgrado ciò i persiani per mollezza e
orgoglio sempre trascurarono il commer-
cio e la marina, anche per la loro avver-
sione al mare : nel golfo Persico vi è il
solo porto di Buscir , bensì alcune ca-
1 ovane si recano in Tartaria e all'Indie.
Gli armeni invece, con molta attività e
nccorte7za, praticano il cambio colle nier-
ji8 l'ER
ci europee e dell' Indie orientali, massi-
me quelli d'Abuchei' e di Tiflis.
La statura de'persiani è vantaggiosa, di
colore giallastro, oliva e bronzino : i li-
neamenti sono regolari, la pinguedine è
in pregio , il capo si rade e si lascia la
barba riputata sacra. Le donne sono di
siugolar bellezza. Fieri di natura , non
mancano i persiani d'ospitalità e corte-
sia, doti solo esterne, poiché sempre cer-
cano ingannare per trarne vantaggio, fal-
si e bugiardi, ad onta che un giorno o-
diavauo la bugia, superstiziosi e poco di-
voli ; benché uuissuhnani, non manife-
stano pei cristiani lo stesso orrore degli
altri maomettani , ma in loro assenza li
chiamano impuri. La povertà è riguar-
data come una malediziune di Dio, ed in
tempo di carestia si nega ogni sussidio
agl'indigenti, perchè secondo tal princi-
pio non si devono soccorrere i maledetti
da Dio. Sono voluttuosi, amanti del lus-
so e del fasto sino all'eccesso, essendo le
loro lunghe vesti, le fasce e le armi so-
praccaricate di gemme; mirabile è la net-
tezza delle abitazioni e degli harem. Si
vantano della maggior penetrazione ed
ingegno ; veiameute la letteratura per-
siana è la migliore di tutta l'Asia, a ciò
molto contribuendo la forza eTuimonia
del linguaggio, istruendosi i giovani di
cotidizioue nelle forme più eleganti di
esso, che ritiene molto dell'arabo. 1 per-
siani, sebbene ora sotto il dominio degli
uzbeki,ora sotto quello de' turcoiuani e
degli afgani, perseverarono nondimeno
nel! entusiasmo per le scienze e per le ar-
ti, come sempre amanti dell' istruzione.
La Persia si vantò della più gran cele-
brità nelle lettere e nelle scienze, quan-
ilo noi eravamo ingombri dalle .tenebre
della barbarie. Fin dal i o4o di nostra
era, il sultano Mahmud di Gazna man
teneva alla sua corte un copioso nume-
ro di poeti sotto la direzione del celebre
Ansari, che eternò co'suoi versi le gesta
del suo generoso mecenate, imperocché
i persiani sono appassionali per la poe-
PER
sia, cui si presta multo la loro lingua. A-
sedi-Thusi nel tempo stesso aspirava al-
la gloria epica, ma in quell'arringo fu da
to di coglierne la palma dopo lui all'im-'
mortale Ferdusi, autore dello Sciali- na-
méh, poema immaginoso, che compren-
de la storia antica di sua nazione. Sotto
il sultano Sindgiar, l'elegantissimo An-
veri fecegustarelegraziedi Lucullo; quin-
di Ftrid-Eddin e Sadi si distinsero fra
i didascalici; le grazie d' Anacreonte si
riprodussero in HaQz; e spirar videsi in
Giami la sensibilità e il genio di Petrar-
ca. Mirkond e Koiidemir suo figlio so-
no gli antichi storici più riputati; fra i più
moderni Scerif-Eddin-Ali , scrittore dei
fasti di Tamerlano , ed Abdalrez7ac che
lasciò importante storia de'Timuridi. Il
filosofo Locman, ed i valenti astronomi
Giacnasp, Coja Nessir, IMaimon Rescid,
Avicenna e Aklandi, illustrarono dopo il
secolo XII le accademie di Balk e di Sa-
marcanda ; Abdulu-Fa ed Aliel-Rusci
nel calcolo; Mansur e Abunestre nella
dialettica ; Hassein, Umarel Sufi, Eben
Hussein nelle scienze esatte; Alfarabi ed
Abuzeltu nella musica si distinsero, e mol-
te loro opere per cura de'traduttori, mas-
sime Sacy e Chezy, sono in Europa sa-
life a rinomanza. Non si porta ora lo stes-
so amore alle scienze sublimi, essendo il
popolo piuttosto inclinato ai deliri della
divinazione e dell'astrologia, in cui furo-
no tanto versati i loro antichi e famosi
magi. Gli antichi persiani della setta dei
magi adoravano come divinità inferiori
i quattro elementi e soprattutto il fuoco,
mentre nella generalità si adorava il so-
le, la luna, il fuoco, con altre false deità ;
il dottor Hyde compose un'opera piena
di erudizione sulla religione degli anti-
chi persiani. Visi vede in qual modo Zo-
roastro, discendente dal sangue de're per-
siani, sovrano della Bactriana e riforma-
tore del magisrao, l'abbia purgata da ciò
•ch'essa avea di grossolano. Essa è la più
antica idolatria che si conosca; vi si am-
metteva l'unità e l'immensità d'una di-
PER
V nilà supreniii. Il fuoco che si era roz-
zamente adorato fino a Zoroastro , non
era liguardato che qual rauiistro e slru-
nieiilo della divinila : (|uel filosofo e ad
un tempo pontefice e profeta, ritenne un
cullo del fuoco, ma pila rafluialo ; egli
■volle che si adorasse Maythras o Myhir,
il fuoco celeste del sole ; lasciò pure sus-
sistere il fuoco perpetuo, ma abolì parec-
chi de'rili che si erano osservati fino al
lora nel cidto di questo elemento. 1 gue-
hii di Persia formano un popolo povero
V disprezzato, e discendono dai maghi :
la slessa origine hanno i parsi o antichi
persiani, i quali per sottrarsi ai furori del
/naomeUismo, fag<^\ionone\V Indie orien-
tali (f^.), e pretendono osservare ancora
l'antica religione, quantunque vivano tra
gl'indiani idolatri. Gli odierni persiani
professano il maomettismo, che colla for-
za delle armi vi fu introdotto ; però si
"vantano seguaci d'Aly, dissidenti perciò,
anzi odiati, dai turchi e da tutti i sunni-
ti seguaci della setta d' Omar; in con-
seguenza sempre ebbero una maggior tol-
leranza per tutti gli altri cidti , tranne
quello de'guebri e parsi adoratori del fuo-
co, che ogni dì più diminuiscono; quin-
di non perseguitano né i cristiani, né gli
ebrei, i quali sono miserabili per l'accor-
te/za dei persiani.
La forma del governo è interamente dis-
potica : il sovrano porta il titolo di tyc/rt/*
(> Shoh, ed esercita l'autorità più asso-
luta , almeno sin dove estendere si può
il suo braccio ; parecchi capi di tribù ne
esercitano una presso a poco indipenden-
te dalla sua. Cotali capi portano il tito-
lo di khan, che si dà eziandio ai begler-
beg o governatori provinciali; il qual ti-
tolo è ereditario in parecchie famiglie,
ma spesso lo sciah lo conferisce ad indi-
vidui i cui antenati decorati non n'era-
1)0. La dignità dell' impero più eminen-
te si è quella dell'erede presuntivo della
corona, vely-i àhd j vengono appresso i
principi del sangue, la cui qualità s' in-
dica colla voce niiì'za^ posta dopo il no-
TER ii<)
me loio ; in seguilo a questi i ministri,
che sono : il sadriazeni o primo ministro,
V ernia ud-doi'lel 0 ministro delle finanze,
il nizainud-dovlcl n ministro dell'inter-
no, il lechgev niivis o segretario di slato
pel dipartimento della guerra, il darogha-
i dcfU'i' o esecutore delle confische , il
sadr o sceykli-ul-islnni o capo del pote-
re giudiziario e della religione. Non si
hanno che assai vaghi dati intorno alla
popolazione della Persia, che Jaubert va-
hilò 6,562,000 abitanti, non compreso
il numero degl'individui componenti le
tribù sconosciute , che si può far ascen-
dere a 3 o 400,000, e quello degli ebrei
e zabii o sabei, sui quali i geografi sono
di opinioni dillerenti. Dal totale degli a-
bitanti, che alcuni calcolano otto o no-
ve milioni circa, bisogna sottrarre circa
6O3O00 individui , per la porzione ulti-
mamente conquistata dalla Russia, co-
me gran parte dell'Erivan. Alcunidicono
che i parli sono gli stessi che gli antichi
persiani, mentre altri pretendono chesie-
no due popoli diversi. Senza far parola
della loro incerta origine, chiamavansi
persiani ne' tempi de' profeti, e parti in
quello di Gesù Cristo. Una volta la Par-
ila o Parta, e la Persia o Persa , sono
stati regni dilFerenti, ed in qualche tem-
po il nome di Persia fu comune a que-
sti duestati, perchèambedue fuiono sog-
getti ad uno stesso re, ed abitati da uno
stesso popolo. Alcuni dividono la Persia
in 12 [)rovincie, suddivise in beglerbé-
gliks o governij cioè l'Aderbaidjan, l'.Ar-
menia persiana, il Farsistan oFars (nelle
notizie ecclesiastiche essendovi una pro-
vincia sotto il nome A'\ Persia, a tale ar-
ticolo parlai degli antichi ve^^covi di Per-
sia, de' suoi sei concilii , della chiesa ar-
mena antica e di quella esistente nella re-
gione), il Ghilan, l'Irac-Adjemi, il Rer-
man, il Korassan persiano, il Kuzistan,
il Kuhestan, il Kurdistan persiano , il
jVlazenderan ed il Taberistan : la capi-
tale è Teheran, come Ispahan o Tlispa-
han la maggiore cillà, Altri dividono la
120 PER
Peisiaiu occidenlale e orientale. La Per-
sia occidentale o propria la dividono in
IO Provincie: l'Erivauo Armenia per-
siana, con Erivan per capoluogo; l'Ader-
bijan con Tauris; il Ghilan con Reschl;
il Mazaiideran con Sari ; 1' Irac-Agemi
con Teheran, [lispahau ed il Curdistau;
il Kuzislau con Susler; il Farsislan o Per-
side con Scliiras ; ilLaristan con Lar; il
Rerman con Kerman ; il Rorassan con
Mesched o Antiochia Margiana. La Per-
sia orientale o Afi^anistan o Afgania,
è una contrada che dalla sua capitale
prende anche il nome di regno di Ca-
bill, ed è siala sempre soggetta a varia-
zioni ne' suoi confini, a seconda de'suc-
cessi delle propiie armi. Gli abitanti, ben-
ché della setta de' suonili, distinguon-
6Ì come i mussulmani meno fanatici : non
sono noti che dopo il 760 dell' era no-
stra. Taluni li fanno derivare dagl'israe-
lili, altri dagli egizi e più probabilmen-
te dai sciti. Il sultano di Gazua fu il pri-
mo a soggiogai li, ma nel 1720 scossero
il giogo della Persia , furono quindi di
nuovo sotlomessi dallo shall Nadir, e nel
1747 compiutamente si emanciparono,
dipendendo dal loro re particolare, co-
ijie meglio dirò. Si fa ascendere il nume-
ro della popolazione a undici milioni, non
compresi gì' indiani. Alcuni li distribui-
scono così: afgani, 4j3oo, 000 ; belusci
ijOOOjOoo; tatari 1,200,000; persiani
j,5oo,ooo; indiani 5,700,000 ; popoli
misti 3oo,ooo. Le principali contrade so-
no : Cabul principale provinqia dell'Af-
gania, con Cabul per capitale; Caudahar
0 Randacar altra provincia dell' Afgania,
con Gazna ; Caflristan paese montuoso;
Ghore distretto d'Afgauia ; lierat o Ho-
lassan Afganico ; Sigistan provincia dis-
membrala^ dalla Persia propria, con Ze-
rang;MLdtan o Moultan gran paese del-
1 Afgania, con Mullan ; Cascemira bella
provincia indiana , conquistata dagli af-
gani, con Casceniira; Balk paese dcll'Af-
gania, formato dell'antica Baltriana, con
Ualk 0 Baclra; Bclutscistan, con Rclat;
PER
Mekian provincia marittima persiana
soggetta all' Afgania, con Rieh. Ad 1n-
Difi ORIENTALI parlai di queste regioni.
Wel Farsistau sono le rovine della famo-
sa Persepoli, ove dicesi sepolto Dario I ;
il palazzo reale fu una delle sette mera-
viglie del mondo : si dice che le mura e
le cupole degli appartamenti fossero co-
perte d'avorio, d'ambra, d'argento e d'o-
ro : v'era la vigna di gemme e quel pla-
tano SI grande, che secondo i racconti fa-
volosi non faceva ombra neppure a un
grillo. Quindi sontuosa architettura, su-
perbe scalinate, gran portici colonnati e
sculture d'ogni sorte. Vedasi Sacy, Me-
nioires sur diverses antiquités dela Per-
se, Paris 1793. Ora continuerò i cenni
sulla Persia e principalmente sulla Per-
sia occidentale o propria, la cui storia pri-
mitiva è un affastellamento di favole e di
vanità, di fatti ampliati e travi.sati econ-
tradditorii, eccettuato quanto si ha dalla
sagra Scrittura, di cui premetterò alcune
brevi nozioni.
il nome di persiani in ebraico è pa-
raschini, che significa cavalieri; ma il
nome proprio della nazione è Parrt* o E-
lata: gli si attribuisce probabilmente il
nome di paraschim a cagione del costu-
me che aveano, e ancora ui uso, di anda-
re quasi senqire a cavallo. Si dissero E-
la/nilì, come discendenti da Elam figlio
di Sem, e sotto un tal nome formavano
uno stalo assai potente fino dal tempo di A -
bramo, più di 20 secoli avanti Gesù Cri-
sto. Muse e gli altri autori sagri parla-
no di persiani al tempo di Ciro; Ezechie-
le li pone tra le truppe di Tiro e di Gog
principe di Magog; Giuditta per essere
rimasti stupiti del suo coraggio; Daniele
parlando della distruzione che doveano
fare della monarchia de'caldei. 1 persia-
ni stessi si chiamarono schai per distin-
guersi dai turchi, quanto alla religione,
dandosi i secondi per la stessa ragione il
nome di smini. Il nome di partì non si
trova che negli Jtti degli apostoli , dove
sembrano essere distinti dagli elamilij
PER
Jjciicliè in oiigine non fossero che il tne-
desimo popolo : la prima epistola di s.
Giovanni è diretta ai parli, ed al tempo
degl imperatori romani i persiani si chia-
marono parti. Persia o Persa ( in ebrai-
co die taglia, che divi de, o^ unghia o gri-
fone) o Iran o Sciahislan (paese dello
sciali) è quel regno d'Asia in cui i per-
siani divennero assai celebri dopo Ciro
fondatore della monarchia persiana, che
prese Babilonia, impero che durò 206 an-
ni. La Persia adunque successe alla Me-
dia, alla Susiana, allaPersiso Persia pro-
pria, alla Caramania ed ali hcania del-
i'anlichilà. /appartenendo la Persia pro-
pria ad epoca reniotissima, si è detto che
nella Scrittura viene nominata Paras o
paese d'Elam. Si vuole capo della pri-
ma dinastia de' Pischdadiani Kajuma-
rats re di Aderbijan o di IMedia, il quale
sembra aver dato ai popoli le arti, la ci-
vilizzazione e le leggi. Il suo i.° le vera-
mente noto è Kliodorlahomor battuto da
Abramo. Altri lo chiamano Feridun , il
Salomone della Persia, e dicono aver ap-
partenuto a detta dinastia, conse Manu-
geher saggio e benefico, linea che dopo
i25c) si estinse in Zabj che taluni iden-
tificano con Sardunapalo, mediante le in-
cursioni d'Afrasiab re del Turkestan, che
lo uccise ai battaglia. Discacciato però
ben presto 1' usurpatore dal famoso mi-
nistro Zalzer, ebbe il trono Caicobab, au-
tore della dinastia da' Kain'ili, il quale ce-
dette il Zablistan oliustandar al valoroso
e celebre Rustan, figlio di Zalzer, le di
cui gesta lo fecero acclamare Ercole del-
l'oriente. Sotto questa stirpe si riporta
la comparsa del famigerato Zoroastro re
filosofo della Cactriaiia, fondatore della
setta religiosa che diffuse i lumi legisla-
tivi e propagò la magia presso quelle gen-
ti, raccogliendone i precetti dal codice
Zend o Zeuda vesta. Il suo ministero du-
rò 5 anni, venendo ucciso co'suoi sacer-
doti nel tempio del fuoco , quando Ar-
giaso re di Turau pose a sacco la città
di Balk, dopo aver viato Guslhasp re di
PER 1 2 [
Persia, che voleva co'suoi sudditi obbli-
garlo al nuovo culto. La rinomata regi-
na Homai , talora confusa con Semira-
mide, poco dopo dlustrò il trono di Per-
sia. Verso la metà del secolo VII avan-
ti l'era nostra, Fraorte re di IMedia con-
quistò la Persia , che nondimeno conti-
nuò ad avere i suoi sovrani particolari,
quindi incominciò a fiorire la dinastia de-
gli yìkheinenidi , donde uscì Cambise,
ch'ebbe Ciro da Mandane nipote di A-
stiage re de'medi.
Ciro trasse il suo paese dall'oscurità e
fondò l'imperio de'persi, dopo aver vin-
to l'opulento Creso, le cui licchezze gli
apriiono la via alle conquiste. S' impa-
dronì per eredità o per usurpazionedel-
la Media, dell' Asia minore, nel 538 a-
vanti la nostra era distrusse l'impero di
Babilonia, pose fine alla cattività de'giu-
dei 5 restituì i vasi e le cose preziose al
tempio di Gerusalemme, ne permise l'ac-
cesso, ed unì ai suoi slati anche i regni
di Lidia e di JNinive : divise l' impero ia
120 salrapie o governi, dall'Indo e dal-
rOxo fino all'Egeo, e dal Caspio al golfo
Arabico. Inoltre Ciro riformò i quasi bar-
bari costumi, infuse nelle truppe le leggi
dell'ordine e della disciplina; ma i popoli
soggiogali non gli si atfezionurotio , per
le prepotenze, soprusi e crudeltà dei sa-
trapi. JN'el 52C) gli successe il figlio Assue-
ro o Cambise, che portatosi alla conqui-
sta di Egitto, fu soppiantato dal mago
Orfaste, fingendosi Smei'di suo fratello, il
quale signore della Ballriana e de'paesi
d' oriente avea estinto Cambise. Questi
morto, credendosi il falso Smerdi rasso-
dalo sul trono, venne co'suoi magi ucci-
so da selle congiurati nel 02 i,e fu sol-
levato al trono Dario I figlio d' Ista-
spe, per le cui conquiste nell'Indie l'im-
pero persiano giunse alla massima sua
estensione : egli è l'Assuero che sposò E-
ster , e riprese Babilonia ribellata , ma
non potè abbattere gli scili. Incomincia-
te le guerre contro i greci , le continuò
Serse 1 del 4^^ > oi^ vcrgognusameule
122 TER
fuggì iu foiulo al suo regno o pcn assas-
sinato. Nel 4^5 gli successe Aitaserse I
Longiniano, che terminò le gueire pel
(lattato impostogli dall'ateniese Cinio-
iie ; ma le iulestitie tliscoitlie ne perlur-
baiono il regno. Nel 4^4 fi"'i Seise II,
e la moDarchia incominciò a declinare,
così sotto il fratello Sogdiano, che dopo
averlo ucciso visse pochi mesi; Dario !I
o Noto del 4^3 ; Artaserse II Meninone
del4o4) '1 (juale represse la ribellione del
fialello Ciro e fece con buon esito guer-
ra ai lacedemoni ; Artaserse III Occo del
o5g fu avvelenato dall' eunuco Bagua ;
y\rse o Arsame del 338 ; Dario III Co-
domano del 332 fu vinto da Alessandro
Magno re di Macedonia, l'anno 33o a-
vanti la nostra era. Inghiottitala Persia
nell'impero di questo conquistatore, di-
venne preda de'suoi successori, venendo
poi loro tolta, circa un secolo dopo, da
Arsace VI re de'parti. Per lungo tempo
il regno persiano più non rappresenlòche
le parti di semplice provinciale come sog
getti ai parti combatterono i persiani più
volte coi romani. ìMentre la Persia era
sotto il dominio de'parti, verso l'anno 44
dopo la nascita di Gesù Cristo, l'apostolo
s. Tommaso pel primo vi predicò la fede
cristiana con successo, eziandio nelle vi-
cine regioni della Media, Batlriana, In-
dia e altre ; quindi ve la proniulgarono
anche i ss. apostoli Simeone e Giuda, co-
me aiiermano Rinaldi a detto anno, ed
il Terzi nella Siria sacra. Verso l'anno
223 il persiano Ardschir o Artaserse I,
nipote di Sassan, rovesciò la dinastia Ar-
sacide e fondò il nuovo regno di Persia ;
fu ceppo della stirpe deSassanidi^ sos-
tenne alcune guerre contro i romani e
lu vinto dall'imperatore Alessandro Se-
vero. Nel 238 gli successe Sapore o Scia-
pur Ij che valorosamente occupò l'Ara-
bia ; ma dipoi nel 243 dichiarò guerra
all'imperatore Gordiano, occupò la Sc-
ria e prese Antiochia , indi nel 244 f"^'
vinto dall'imperatore : più tardi oscurò
lu gloria riportala contro le armi roma-
P E R
ne, coll'indegno trattamento fitto all'ini •
peiatore Valeriano caduto in sue mani,
e scorticato vivo nel 260 dopo mille tor-
menti, umiliazioni e ignominie. La guer-
ra continuò con varia fortuna sotto i se-
guenti regni. Montarono successivamen-
te sul trono, nel 269 Ormus o Ormisda
1, nel 273 Vararaue I o Bahram , nel
276 Vararane II, nel 2q4 Narsete, nel
3o3 Ormisda lì, nel 3io Sapore II.
Neil' anno 3.° del regno di Sapore II
i magi accusarono! cristiani a questo prin-
cipe di disprezzo alle divinità de'quatlro
elementi, onde irritato, con pubblico e-
ditto ordinò che s'imprigionassero tutti
i crisliauiche si potessero prendere,qiiin-
di la sua persecuzione è noverata fra le
principali della Chiesa. Sotto di lui pati-
rono il martirio, oltre i Martiri dell' A-
diahenc (f^^.) , i ss. Sapore vescovo di
Beth-Nictor, Isacco vescovo di Carca, Gio-
vanni vescovo di Belh-Seleucia, anche per
aver edificato chiese^ ed i ss. Maane, A-
bramo e Simeone. Abbiamo dall' Asse-
mani, De Saporis II regis persecutioni-
bus p. 69, in Praef. acia s^. MM. orien-
tai, et occid. ,Vyom\xe 1748. Dopo orribi-
li stragi, la persecuzione caloaòa media-
zione di Tiridate li re d'Armenia, stret-
to amico dell'imperatore Costantino, an-
zi per dirigere quella chiesa vi fu eletto
vescovo o primate un santo uomo perno-
me Giovanni, che poi fu al concilio Ni-
ceno l, come riporta licitato Terzi. Nar-
ra il Bercastel che già il regno di Persia
avea molte chiese, quando Fimperatore
Costantino per propagarvi maggiormen-
te il cristianesimo, avendogli Sapore li
proposto un trattato di alleanza, subito
la concluse e gli spedì magnifici donati-
vi. Nello stesso tempo gli scrisse una let-
tera eloquente, nella quale esaltò i van-
taggi della religione cristiana, e gli spa-
ventevoli disastri a cui erano stati sotto-
posti i suoi persecutori , singolarmente
r imperatore Valeriano, più conosciuto
dai persiani, per mano de' quali Dio lo
aveva punito. Nel 338 Sapore II confu-
PER
so per le orazioni ili s. Giacomo vescovo
<Ii Nisibi, si partì dall' assedio di quella
cillàetornò ili l'crsia. Paippe guerra con-
tro i romani sotto l'imperatore Costan-
zo nei 340, e nel 35g prese alcune for-
tezze, onde fu fatta tregua con coudizio-
ni pregiudizievoli all'impero. Ma nel 36 1
salito a questo Giuliano l'Apostata, inva-
se la l'ersia e costrinse alla fuga Sapore
li ; però dopo le grandi vittorie da lui ri-
portate, venne ucciso da una freccia, per
cui il 16 vendè assai cara la pace al suc-
cessore Gioviauo. 11 crudele Sapore 11, u-
vendo in tempo di Costanzo ripresa la
persecuzione della Chiesa, imprigionò a
tradiniento il re d' Armenia Arsace cri-
stiano, Io fece prima accecare e poi ucci-
dere. iVel 389 Sapore li morìe gli suc-
cesse A rtaserse 11,^ il quale con isplendidi
legali domandò la pace all' imperatore
Teodosio l.SaporelUglisuccessenel 384,
ed a questi nel 389 VararanellI: con-
tro del quale l'impeiatore Arcadio ripor-
tò una miracolosa vittoria nel 3c)5. Nel
399 divenne re Isdegardel, gran perse-
cutore de'cristiani,assalì l'imperatore gre-
co di Costantinopoli, ma Dio non senza
prodigio Io fece superare. Vararane IV
diveimerenel 4^0, indi nel 44^ Isdegar-
de 11 molto alfezionato ai cristiani, per
cui il vangelo fece grandi progressi in Per-
sia ; nel 4^7 'u re Firuz o Peroze , nel
488 Balasc, nel 49 I Cabade ; inquietan-
do la Persia gli unni , cui senza effetto
combatterono Perosio e Valente, Caba-
de li sconfisse, ma venne detronizzato da
Zambade. Rovesciò egli in breve l'usur-
patore, mosse guerra all'impero d'orien-
te,e nel 5o3 ruppe l'eseicito di Anasta-
sio!. L'iniperatore Giustiniano I nel 527
vinse i persiani] dipoi per la temerità dei
duci romani liportarono vittoria, ma con
tante perdite, che il re castigò il generale.
Nel 53 1 fu assunto al regno Cosroe I
il Grande, che rompendo la pace coi ro-
mani, nel 539 entrò nell'impero, arse An-
tiochia edistrusse altri luoghi; finì la guer-
ra con dichiararsi nel 54o Giustiniano I
PER 1^3
Iribut.u iodc'persiani. Tutta voi la il re nel
543 riprese la guerra, e volendo abbat-
tere la città di Sergiopoli, la difese s. Ser-
gio, onde spaventato si ritirò, e nel 544
Belisario lo costrinse alla pace. Portato-
si ad assediare Edessa, per miracolo del-
l'immagine del Salvatore, collocata già
da Abagaro sulla porta, venne ributtato.
Ri movendo guerra ai romani, fu vergo-
gnosamente vinto e fugato. Perseguitan-
do i cristiani dell' A rmenii maggiore, cpie-
sti si dierono colla provincia all'impera-
tore; indi a persuasiune dell'imperatrice
Sofia fece la pace per tre anni, vinto poi
da Tiberio li, moli di malinconia nel "79,
dicesi dopo aver ricevuto il battesimo, il
figlio Ormisda III gli successe, ma nelle
guerre coi romani il suo esercito fu su-
perato da quello del duce Filippo, in vir-
tù d'una prodigiosa immagine di Cristo.
Ormisda III venne balzato dal trono per
le sue tirannie, da Bararne suo generale,
che avea offeso limetlendogli una veste
di donna per non aver vinto i romani :
nel 590 gli fu sostituito il figlio Cosroe
li, il quale Io fece morire, perchè calpe-
stava quanto gli mandava in prigione. Al-
lora il nuovo re fu abbandonalo da'snoi,
anche per l'uccisione de' primari nobili,
passando dalla parte di Bararne. Il resi ri-
fugiò dall'impeiatore Maurizio, il quale
con donativi lo fece incontrare da Deme-
trio vescovo di Melitene e da Gregorio
vescovo d' Antiochia, che tentai ono di
convertirlo e dilatarono la fede tia'per-
siani. Dai romani Cosroe II fu rimesso
sul trono, sbaragliato l'usurpatore Bara-
rne, sotto il patrocinio della Beala Vergi-
ne; ed il re donò a Gregorio due croci
preziose, fece regali a s. Sergio martire,
onde si sparse voce di sua conversione,
ma per ragione di stato si confermò nel -
l'idolatria. Pieno di orgoglio Cosroe II
prese i titoli di divino ^ di re de re, signo-
re de' signori, e fra gli nomini Dio. Mos-
seguerra nel 6o3 a Foca, uccisore di IMau-
rizio; prese molte provincie dell'impero,
ed occupò la Scria. Nel 607 incominciò
i?.4 PER
una fiera persecuzione contro la Chiesa
che durò 20 anni. L'imperatore Eraclio
nel 61 3 gli mandò ambasciatori, che ri-
fiutò ricevere , essendosi posto in cuore
d'impadronirsi dell'impero, nel quale fe-
ce stragi : nel 6 r 4. prese Gerusalemme,
guastò i luoghi santi, vendè i cristiani a-
gli ebrei, e portò in Persia schiavo il pa-
triarca Zaccaria, ed il santo legno della
croce, senza però toccarla, lispeltandone
per timore fino i sigilli. Entrato nell'E-
gitto fecegravi danni, egiunse sino a Car-
tagine malmenando 1' Africa. Nello stes-
so tempo Eraclio gli domandò la pace,
ed il barbaro richieseda luieda'suoi che
prima rinunziassero a Cristo e adorasse-
ro il sole; ne maltrattò gli ambasciatori,
e spedi Sa rba reo Sarbaraza a fargli guer-
ra. Questi spogliò le chieseecostrinse mol-
ti cristiani ad unirsi ai nestoriani. Di ciò
non contento e ricusando sempre la pa-
ce, nel 622, al modo detto nel voi. XVIII,
p. 236 e 237, Eraclio implorato il divi-
no aiuto, si recò in Persia e quasi tutta
l'occupò : spaventato Cosroe li si colle-
gò coi barbari contro l'imperatore, fece
martirizzare s. Anastasio con altri 70 e
fuggì coi tesori in Seleucia, ove volle co-
ronare Mardesa suo figlio minore; ma il
maggiore Siroe nel 628 asceso al trono,
lo fece morire cogli altri fratelli e alla
stessa pena condannò il padre, facendo-
lo trafiggere colle freccie. Siroe si pacifi-
cò con Eraclio, restituì l'usurpato, libe-
rò i prigionieri e gli consegnò la vera Cro-
ce, che l'imperatore riportò in Gernsa-
lemme (^f\): questo avvenimento rese più
celebre la festa dell' Esaltazione della
Croce. Nel 629 il parricida Siroe fu uc-
ciso da Sarbaraza oSarbaro generale, il
quale fece perire anche il figlio e succes-
sore Adeser impadronendosi del trono.
Nello stesso anno fu deposto e fino al 632
regnarono Turandokht, Rosciansciadeb,
Arzoumidokht,lvhosrou,Firouz,Farouk"
Zad, finché in detto anno la corona pas-
sò a Isdegarde III del sangue reale di Co-
sroe II. Intanto l'impero decaduto per
PER
principi imbeili ed oscuri, fu invaso dagli
arabi saraceni, in un alla capitale Cte-
sifone saccheggiata : i persiani fecero un
ultimo sforzo nel 642 alla battaglia di
Nehavend, o vittoria delle vittorie, gua-
dagnata dai saraceni ; Isdegarde 111 im-
plorò il soccorso dell' imperatore cinese
Taifsung, gli arabi del tutto lostermina-
lono, e nel 652 la Persia divenne loro
provincia , estinguendosi la dinastia dei
Sassanidi.
Cancellatala Persia per la seconda vol-
ta dalla lista delle potenze e incorporata
neir impero degli arabi , la religione di
Rlaometto rimpiazzò quella di Zoroastro.
Due secoli di soggezione ai califfi di Bag-
dad poterono equipararsi a schiaviti! do-
lorosa , ma poco dopo molti principi di
origine tatara andarono togliendo agli a-
rabi varie provincie, ch'eressero in mo-
uarchie, e neir820 ricomparve un picco-
lo regno persiano nel Rorassan, che do-
po vaiie vicende si possedette dai Gaz'
nevidi. Fu alla fine del secolo X e nel
997 che Mahmudil-Ghiznevide innalzò
in questo paese il grande impero di sua
dinastia, laqualein tutta la Persia e per-
sino neirindostan penetrò collesue armi.
Versoli io38 ]Massuh successore di Mah-
mud perdette definitivamente la Persia
(altri dicono che il regno finì con Ormis-
da IV, ucciso da Omar re de'saraceni),
fondandovi l'impero de'turchi Selg'uci-
di prima IMikail, e meglio a detta epoca
Togrul-Beig sultano di Nisciabur, cui suc-
cessero nel 1064 Alp-Arslan, nel 1072
IMalekSciah, nel 1093 Barkiaroc , nel
1 io5 Mohammed I, dal 1 1 i5 al 1 158
Sangiar, Mahmud 1, Masud e Moham-
med II, nel I i58 IMahmud II, nel 1 160
Solimano Sciah, nel i 161 Arslan Sciai),
e nel i i 77 Togrul II sino al i 187 in cui
i sultani di Karisma s'impadronirono del-
la Persia e ne vennero cacciali daGen-
gis-Ran nel i225, cioè dai mongoli sot-
to la condotta di Hugaluo Hulagu-Ran,
onde divenneprovincia del loro vastoim-
pero; indi nel i23i minacciarono di e-
PER
stcìininio le reliquiede'cristiaiiiin orien-
te, con impadronirsi delle terre ivi rima-
ste ai principi cristiani, per cui e a sal-
vezza di Gerusalemme l'imperatore Fe-
derico Il domandò aiuti a Papa Grego-
rio IX. La Persia restò quindi separata
dai mongoli nel 1239 per Hulagu Kan,
ceppo della dinastia de' Grv?g/.5A77'2/V//, cui
successero nel i265 AbakaKan , nel
j aBaAhmed-Kan, nel i 284ArgunKan,
nel 1287 Kangiatu-Ran, nel 1292 Ca-
san-Kan, nel i3o4 Agiaptu , nel iSiy
Abusaid.quindi fu straziata dall'anarchia
nel 1 335 fino al 1 36o in cui la conqui -
sto Tamerlano. Dopo di lui regnarono
gli altri mongoli, IMiraca nel i4o5j A-
Lu Saidnel 1451, nel 1469 Ussum-Cas-
san o prima, poiché il Papa Calisto III,
morto nel i!^5S, gli scrisse onde invitar-
lo, coi principi d'Armenia e de' tartari,
a muovere guerra ai turchi che si era-
no impadroniti dell'impero greco. 11 ce-
lebre Ussum Cassa n era principe de'tur-
comani del montone bianco , e tolse il
regno ai discendenti di Tamerlano, sub-
entrando colla sua dinastia aregnare sul-
la Persia. Nel 1478 gli successe Yekuf,
indi nel i485 Julaver, nel 1488 Bay-
singir, nel j490 Risiano, nel i497 ug-
niate Alvante, il quale terminò di regna-
re nel i499- In questo tempo da Sceik-
Haidar restauratore della riforma mao-
mettana e preleso discendente d'Aly ge-
nero del profeta , derivò Ismaele Sell o
Sofi suo figliuolo, che gittò le basi della
dinastia Sofiana^ e diede il nome di Sofì
al sovrano di Persia, la quale nel i5oi
vide rialzarsi il suo trono nazionale, in
cui ascese il detto Sciali Ismaele I e re-
gnò iìno al I 525 : sotto di lui incomin-
ciò la lotta tra persiani e turchi a van-
taggio di questi. Thamas suo successore,
principe indolente , lasciò ai turchi che
facessero progressi nelle conquiste, solo
devastò il paese perchè mancasse ai vin-
citori la sussistenza. Ismaele II del 1576
si rese famoso per delitti ; nel 1577 gli
successe Muomelto Rodabend che si di-
PER 11.5
stinse per d'^vozione; nel 1 585Emlr lleni-
se o Hamzed e Ismaele III nell' istesso
anno fuiono successi da Sciali x\bbas I il
Grande, cheieise pei- uà mezzo secolo glo-
riosamente i suoi popoli. Sostenne per-
sonalmente la guerra contro i turchi, cui
ritolse Tauris, e guadagnò sopra di loro
parecchie battaglie ; s' impadronì della
Giorgia, togliendola ai mogoli, ed aiuta-
to dagl'inglesi, tolse Ormus ai portoghe-
si : favorì il commercio, le arti e la giu-
stizia, ma le sue ferocie e avarizia desta-
no orrore.
Clemente Vili, ad istanza di Abbas 1,
nel i6o4 mandò in Persia per missiona-
ri i carmelitani scalzi, che vi fecero pro-
gressi, fabbricarono un convento con 10
religiosi e vi aprirono una chiesa: in se-
guito vi si portarono gli agostiniani di
Goa, i cappuccini di Francia, i domeni-
cani ed i gesuiti, come meglio riferirò e
dissi a HisPAHAN. Nel Lunadoro dell' e-
diz. del 1646, Relaz. della corte di Ro-
ma, p. I 78, si legge come Clemente Vili
ricevè e alloggiò due ambasciatori per-
siani. Questi ambasciatori fiuono fatti
fermare nella Filla di Papa Giulio ///,
dove nelle ore pomeridiane andò il duca
Silvestro Aldobrandini priore dell'ordi-
ne di s. Giacomo e nipote del Papa, ac-
compagnato da buon numero di tilolati
e gran quantità di nobiltà, con la guar-
dia svizzera. Due coppie di titolati pre-
sero in mezzo ognuna un ambasciatore,
e ciascuno di loro numerósa corte furo-
no presi in mezzo da due nobili : i caval-
li per gli andjasciatori e loro seguilo li
somministrarono i cardinali nipoli del
Papa. La cavalcata percorse, dalla porta
del Popolo, le vie di Ripetta e Tordino-
na ; giunta a ponte s. Angelo e benché
fossero le ore 23, 3o palafrenieri ponti-
ficii in busto e spadaj con torcie accese
di cera bianca, si unirono ad essa. Pro-
seguì la cavalcata per Borgo nuovo, piaz-
za di s. Pietro, e per Borgo vecchio si fer-
mò sulla piazza di s. Giacomo, ove gli am-
basciatori smontarono colla comitiva al
126 TER
palazzo tlestlnato per alloggio loro e Jol
le famiglie. A spese di Clemente Vili fu
rono IaiitaiTiei)Ie liatlali. Non furono al-
bergali nei palazzo Vaticano, perchè il
re che li mandava era maomettano (co-
me entrarono in Roma sotto Innocenzo
Vili , ZÌ7Ìmo fratello di Bajazelle H e
1' ambasciatore ottomano di questi, con
splendide cavalcate, il primo alloggialo
nel palazzo pontificio, il secondo in quel-
lo di Cesi, lo dissi nel voi. XXXV, p. 174
e seg.), e gli ambasciatori, uno era per-
siano, l'allro inglese; fra loro oravi poco
accordo. Restarono in Roma più mesi,
ed ebbero più udienze da Clemente Vili;
la i." nella camera della bussola di da-
masco, sedendo il Papa sotto baldacchi-
no, con istola sulla mozzetta, more soli-
lo (ora non si costuma), ed alle bande ne-
gli scabelloni d'appoggio assisterono 20
cardinali col decano. Gli ambasciatori fu-
rono introdotti dai maestri delle cererao-
nie; baciarono il piede al Pontefice, pre-
sentarono le lettere del re Abbas I , ri-
volle in più piegature di drappi colora-
ti, ed esposero il motivo di loro amba-
sciata, che per interprete e in italiano fu
dichiarala al Papa, il quale rispose in la-
tino, parlando agli ambasciatori. Oltre le
altre udienze avute da Clemente Vili,
gli ambasciatori furono ricevuti dai car-
dinali Aldobrandini e Passeri nipoti del
Pontefice, alla presenza del Lunadoro,
che da parte di essi portò loro molti re-
gali di gioie e oro, non solo per gli am-
basciatori, ma altresì pel loro corteggio,
insieme ad alcuni quadri dipinti e di di-
vozione da loro domandati. Clemente
Vili a pi'oprie spese rivestì gli amba-
sciatori e le proprie famiglie, secondo il
costume persiano, di riccbe vesti di broc-
cato e altre sorta di nobili drappi. Alla
partenza degli ambasciatori restarono in
Roma G servi che si battezzarono, e ad
essi Clemente Vili assegnò buone parli
di palazzo e 3oo scudi di entrata per cia-
scuno, in tanti uffizi della cancelleria a-
poslolica. Racconta il Terzi, che Paolo V,
P E R
elelto nel i6u5, mandò ad Abbas 1 due
carmelitani scalzi , col carattere di am-
basciatori, come i precedenti; furono ac-
colti con molta stima , die loro un pa-
lazzo in Hispahan, allora capitale del rea-
me, dove fabbricarono convento e chie-
sa. Fu in quel tempo che colla medesi-
ma qualifica di ambasciatori, il re di Fran-
cia mandò due cappuccini, il re di Por-
togallo due cappuccini, ed il re di Po-
lonia due agostiniani. A ciascuno di que-
sti Abbas I assegnò in Giulfa, presso Hi-
spaban, sito proporzionato per edificar-
vi chiesa e convento. Avverte il Terzi,
che nel declinar del secolo XV 11, Giul-
fa era colonia degli armeni , abitata da
circa 20,000 cristiani, cattolici e scisma-
tici : vi risiedeva un arcivescovo arrae-
nOj e ciascuno liberamente esercitava il
proprio rito. Che i cappuccini per sollie-
vo degli europei cristiani aveano fondato
un ospizio aBandarabassi,eche i carmeli-
tani scalzi eransi diffusi fino aSciras, 200
miglia da Hispahan, e non solo vi apriro-
no comodo ospizio e chiesa, a vantaggio
de' dispersi persiani cristiani, ma ancora
scuole scientifiche, per impugnare con di-
spute qualunque setta d'infedeli. All'arti-
colo Persia provincia ecclesiastica, ho no-
tato che Elia patriarca persiano nel 1 6i 6
scrisse a Paolo V, Il successore Gregorio
XV istituì, anche per utile spirituale de'
cristiani, la Congregazione di propagan-
dajìde,ed Cibano Vili il Collegio Urba-
no, che riceve per alunni anche i persiani.
Da Urbano Vili fu decretata l'erezione
del vescovato d'Hispahan di rito latino,
ad istanza d'Abbas I, e ne fu nominato
i.° vescovo fr. Gio. Taddeo di s. Eliseo
carmelitano scalzo, ma non si potè effet-
tuare, come notai nel voi. XXXII 1 , p.
246, indi si ottenne licenza di fabbri-
care tre chiese.
Abbas 1 morì nel 1629, e come avca
fatto morire tulli i suoi figli, a lui suc-
cedette il nipote Sefi o Mirza Sofi , ma
sì lui che i sofì o sciali del secolo XVII
furono imbelli, feroci e dissoluti. Sefi I
PER
fu im nuovo Nerone, ed il suo regno è un
tessuto (li alrocitìi. Nel i64'2 clegnnmcn-
tc lo rimpiazzò il figlio Abbas 11 ; indi
(leiln stessa tempia fii Solimano o Stfi
11, elle ascese al Irono nel i 66G. Papa
Clemente IX per soccorrere Candia as-
sediata dai turchi, gli scrisse lettere pre-
murose; il re gli rispose, ma tardi, che
avca intrapresa la bramala guerra, por-
tando nel 1673 la lettera due domeni-
cani a Clemente X. Nel vol.XLll, p. G6,
feci menzione del legato che quel Piipa
spedì al re di l'ersia, a cui nel i G88 scris-
se un breve Innocenzo X!, pel desiderio
che avea di fondare una missione di cap-
puccini inSciamachia, iiobileciltì'. di Scir-
van, eneotlenne favorevole risposta, on-
de vi fu fabbricata una chiesa, ed eielta
la missione sotto la prefettura di Gior-
gia, presso il passo di Derbent , portoe
Caucasine , ^unÌQ interessante. Noterò
che dal i638 al i6c)3 le due chiese di
llispahan e Babilonia furono governate
da un solo vescovo; allora per disposi-
zione di Innocenzo XI 1 , che nel 1 Gq4
mandò ad effetto l'erezione della sede di
Hispahan , ciascuna ebbe il suo pastore
sino al 1770: fu vescovo d'Hispahan fr.
Elia di s. Alberto carmelitano scalzo, il
cui busto con quello dell'altro fr. Elia,
sono nel convento della Scala in Roma.
Sefi 11 o Solimano fece la guerra agli
usbeki ed ai cosacchi, e nel 1694 gli suc-
cesse il figlio Hussein, principe mite che
si addormentò nelle delizie del serraglio.
Ebbe relazioni con Papa Clemente XI,
onde al detto a Hispahan aggiungerò che
Clemente XI col breve, Decel sane [Jllu-
stris ac polenlissirne rex,salutein et lu'
men divinae gra(iae), de' 1 5 luglio 1 7o5,
Bull, de prop. fide , Jppeiidix p. 366,
rinnovò le sue premure al re di Persia
in favore de' cattolici , e glielo trasmise
per Israele Ory che raccomandò. Aven-
do poi saputo che questi in Persia per-
seguitava i cattolici, col breve Ciim no-
stri^ùei marzo i 709, lococitato, p. 375,
avvisò il re delle frodi di Ory e lo pregò
PER 1^7
reprimerle. Indi col breve Crnlumforc,
del i5 giugno, lococit. p. 374, gli l'ac-
comandò Pietro Martire di Parma arci-
vescovo di Niixivan , i domenicani ed :
cattolici armeni. Finalmente Clemente
XI, col breve Qiiaeaunque, de'9.6 luglio
1 714, loco cit.p. 437, ringraziò il re del-
la protezione che accordava ai cattolici
in Persia, pregandolo a ripaiare i gra-
vissimi danni chesnffrivanoi cattolici ar-
meni ed i mìssionaii cappuccini in Teflis
capitale della Giorgia, per il che si procu-
rò lettere commendatizie anche dall'im-
peratore, granduca di Toscana e repub-
blica veneta. L'infingardo re Hussein fu
risvegliato dagli afgani , poiché il capo
d'ima tribù di lai nazione, Mir Wcis, in-
nalzò lo stendardo della ribellione. Que-
sti popoli originari dello Scirvan o gran-
de Albania, posta (ia il Caspio ed il Cau-
caso, che gl'indiani conoscono sotto il no-
me à\ pafant, aveano prestalo ad Abbas
I e a' suoi discendenti leale ul^bidienza ;
ma stanchi di pi li soffrire le avanie, con-
tro le quali tentarono invano di recla-
mare, trucidarono il governatore di Ran-
dacar, il di cui dominio dopo inutili ten-
tativi fu lasciato godeie a Mir Weische
vi morì in pace nel 1715. Il suo figlio
IMahmud, profittando dell'anarchia del-
le proviucie persiane, con un esercito si
presentò alle porte di Hispahan, che ri-
dotta alla fame, se neimpadronì nel i 722.
Lo sventurato Hussein rassegnò all'usur-
patore Mahmud lo scettro de' sofì, men-
tre il suo figlio Thamas venne procla-
mato reaCazbin, nell' IracAdjemi , né
perdeva speranza di ricuperare la Per-
sia intera, che nell'interno era agitata da
civili discordie, e all'esterno dalle armi
turche e russe combattuta. Mahmiul si
fece odiare e spegnere, onde la corona
passò al cugino e altro usurpatore Aschrat
nel 1725, che troppo grave trovandola
propose la restituzione a Hussein che la
rifiutò.
Intanto il principe Thamas, rifugiato
ue'monti, vide ingrossare il suo partito.
128 l'ER
Nadir-Kuli, della tiihù degli Esciar. che
nato da un pastore eia divenuto capo di
un'orda di masnadieri, gli offn i suoi ser-
vigi ed ottenne vari successi. Allora Tha-
mas lo rimunerò del proprio nome, on-
de il valoroso condottiero si chiamò Tha-
mas-Ru'i-Khan; rovesciò neh 729 la mo-
narchia effimera degli afgani e fece sali-
re Thamas al soglio de' suoi maggiori ,
col nome di Sciah-Thamas. Mentre Tha •
mas-Kuli-Khan era marciato contro i tur-
chi, lo sciali senza consultarlo conchiu-
se con essi un trattato : scontento il pri-
mo di questo, alla testa dell'esercito nel
1736 fece deporre il re, pose in suo luo-
go Abbas Ili di lui figlio, che morto po-
co dopo, egli venne gridato sovrano col
nome di Sciah-Nadir. Questo bellicoso
monarca fece rendere dai turchi le pro-
■vincie che aveano usurpate , sottomise
Y Afganistan e sospinse le sue arcui vit-
toriose fino nell'Indie. Il periodo glorio-
so del suo regno restò offuscato col dive-
nire il flagello de'sudditi, che voleva in-
durre a cangiar la setta d'Aly con quel-
la de'sHnniti.e perì assassinalo nel i 74?-
La chiesa d' Hispahan che avea sollerto
una persecuzione nel 1712 dagli arme-
ni scismatici , sotto lo Sciah-iNadir ecci-
tate inaudite crudeltà, quasi tutti i cat-
tolici dalla Persia emigrarono rifugian-
dosi nella Mesopolamia, Arabia, Mogol
ed Europa; laonde delle fiorenti missio-
ni di Persia non restarono che misera-
bili rovine , fuggendo in Bagdad anche
diverse famiglie armene. Sotto il detto
re, Benedetto XIV stabili gì' interroga-
torii pei vescovi di Persia. SaPi al trono
nel 174? Ibrahim e nell'istesso anno I-
smaele Sciah, ma di semplice titolo, lino
al I 76 1 , imperciocché orribili turbolenze
e fazioni dilaniarono il paese, che alterna-
tivamente signoreggiarono Ali-Merdan ,
Azad e Mohammed Hassan. In tale epo-
ca Alimed-Abdallah della famiglia degli
Scudozi e della tribù de' Durani, coro-
nato re di Randahar , fondò la monar-
chia degli afgani, con che si divise l'im-
PER
pero persiano in orientale ed occiden-
tale. Continuando nella Persia propria o
occidentale la desolatrice anarchiaj riu-
scì a Kerim-Rhan di riunire sotto la sua
autorità l' Aderbaidjan, il Pars, il Rer-
man e l'Irac, cui nella guerra civile fece
godere qualche quiete, col modesto tito-
lo di Vakil o reggente sino al 1779- Do-
po la sua morte nuove .scene di orrore
insorsero fra'di lui congiunti ed un prin-
cipe del sangue : Ali-Murat fu nel 1784
padrone del trono, ina per pochi anni.
Sconvolta la Persia, 1' eunuco Aga Mo-
hammed-Ran insorse contro Ali , dopo
varie vicende giunse a sterminare la fa-
miglia, e divenne signore del paese e fon-
daloredell'odierna dinastia verso il i 792
o 1 794 dei Nacljars, sopra le contrade
che formano a un di presso la Persia at-
tuale. Nel 1796 nominò successore il ni-
pote Feth-Aly-Sciah, il quale consolidò il
trono concondotta rigorosa e saggia. Nel-
l'Afganistan poi, Timur figlio di Ahmed,
mantenne le paterne conquiste, ed a Ca-
bui trasferì la sua sede: gli successe quin-
di Zeman, chefu poi detronizzato da Mo*
hammed Sciah figlio di Abbas Mirza ,
che acclamato sovrano poco dopo fu de-
posto per le sue crudeltà, cedendo il so-
glio afganistano a Sciali o Shah Sciogia.
Feth-Aly ridusse al dovere le provincie
orientali della Persia, le quali senza con-
testargli la sovrana autorità poco 1' ub-
bidivano ; fu principe giusto e modera-
to, riconquistò gran parte delRorassan;
ma le sue ultime guerre colla Russia eb-
bero per risultato nel 1827 la perdita
d'una parte della provincia d'Erivan. A-
vendo nominato principe ereditario il suo
terzogenito Abbas Mirza, a questi Papa
Leone XII scrisse due brevi, Suminos
ecclesiae, de IO ottobre 1827,6 20 set-
tembre 1828, Bull, de prop. t. 5, p. 27
e 44- Col i.°gli raccomandò il sacerdo-
te armeno Giovanni Derderian , che si
portava in Persia, per la libera predica-
zione del vangelo e ministero ecclesiasti-
co, prefetto della missione, affidandolo al
suo patrocinio , in un agli allri missio-
nari e cattolici dimoranti nel regno. Col
1° replicò il contenuto dcH'altio per mi-
glior sicurezza. La Persia nel i 'Ò'}.C)Q i 83o
patì grandi stragi pelconlagiodcl clioleia
morbus.
Abbas Milza picmorì al padre Fclh-
Aly nel i833. Questi mancò di vita l'an-
no seguente e gli successe il di lui nipote
Mohammed o Mcliemcd, figlio d'Abhas
Milza, morto nel 1848 a Teheran. Le
ultime notizie di Persia sono, che i mi-
glioramenti innumerevoli adottati dalla
Turchia, la determinarono a seguirla sul
aunmino dell'utile progresso; rpiindi ne
conseguì la prosperità del regno, diven-
ne*più importante la sua influenza in-
terna ed esterna, meglio riunite le parti
disparate, la forza più centralizzata, e lo
spirito turbolento delle tribù nomade te-
nuto 1)1 miglior freno, come reso impo-
tente cpiello delle straniere de'turcoina-
ni e bclugi. llcommercio divennepiù flo-
rido, sicuie le strade, le finanze in buono
slato, la truppa disciplinata all'europea,
numerosa l'artiglieria, l'istruzione pub-
blica in aumento, spediti nobili giovani
in Francia a compiere i loro studi ed e-
ducazione, stabilite tipografie in Teheran
e Tauris, come e meglio si legge nel n.°
36 del Diario di Roma 1847. ^'^^ "•"
4o poi delle Notizie del giorno 1 847 e
nel n." i del 1848, si riporta il discorso
fatto dall'ambasciatore persiano residen-
te a Parigi, al re di Francia, ampolloso
secondo il costume orientale, i doni re-
cati al re, oltre le decorazioni del Sole e
del Leone, e quelli per la famiglia realej
per cui Luigi Filippo conferì allo shah
il gran cordone della legione d'onore, del
qualeordinedichiaròpure membro l'am-
basciatore. Nel discorso si dice » il mio
sovrano , la cui potenza eguaglia quella
della costellazione di Saturno, il Padi-
chak di Persia [maestà imperiale del mol-
to ìiìagniflco sovrano dell Iran , lìleìie-
ììied Jftah, così lo chiama l'ambasciatore
dcir alta corte di Persia), le cui truppe
VCL. IH.
PJ::ìI !?.<)
sono tanto numerose quanto le stelle, e
il cui inq)ero è a livello del cielo". Si
dice il re di Francia » sublime immagi-
ncdelsole,il cui splendore eguaglia ([nel-
lo de'cieli"; la corte francese » corte im-
periale emula al firmamento ". Per la
suddetta morte di Mohammed subito in
Tauris fu proclamato shah o sciah il
suo figlio maggiore regnante Welisat-
Nerredin-Mirzn. Questi nel i85i perla
prima volta inviò un ambasciatore persia-
no alla corte di Londra. Le più recenti no-
tizie finalmente delle missioni di Persia
sono le seguenti, oltre ledette alIrsi'AiiArf,
il cui ultimo vescovo di rito latino nominò
Gregorio XVI, per cui dal 1837, come
amministratore apostolico del vescovato
d'Hispahan e delegato apostolico di Per-
sia, governa la chiesa di Persia e la mis-
sione il vescovo di Babilonia mg.' Loren-
zo Trioche (da Pio IX nel 1 848 fatto ar-
civescovo neir elevar la sede al grado
metropolitico, dichiarando sua suflrag^-
nea Hispahan). In questa missionesi tro-
vano pochi cattolici di rito latino e non
molti dell'armeno o altro rito orientale.
Ultimamente vi cessò l'uso del ripudio e
dell'uccisione de' figli spurii, nelle quali
pieopereebbegran parte il nominato pre-
fetto Derderia a. JNel 1834 sotto Grego-
rio XVI si ottenne dal reo shah il per-
messo di predicarvi la religione cattolica;
onde oggidì il governo non pone alcun
ostacolo alla sua diffusione. Gli eretici
però e gli scismatici, che vi abbondano,
non lasciano cosa alcuna per impedirla.
Un giorno molto giovarono a queste mis-
sioni i rappresentanti delle potenze cat-
toliche. I re di Francia ne'trattali co're
di Persia sempre v' inclusero condizioni
favorevoli ai cattolici. Eccoi luoghi prin-
cipali delle missioni di Persia.
Hispaìian. La giurisdizione di questa
sede vescovile di rito latino comprende-
va tutta la Persia, V Armenia maggiore
e minore e la Giorgia; oggi seml^ra e-
stendersi alla sola Persia, essendosi pre-
se dalla s. Sede altre determinazioni rap-
9
i3o PER
porto alle Armenie eil alla Giorgia. La
sua popolazione è di circa 60, eoo, ma
poche sono le ftimiglie cattoliche; in c)
anni si convertirono 62 persone: talvol-
ta vi si fermano i mercanti cattolici che
vanno all'Indie. Gli armeni scismatici vi
ebbero 20 chiese, ma g sono le supersti-
ti. Vi risiede un loro arcivescovo di gran-
de autorità, che esercitala giurisdizione
anche nell' Indie, ove spedisce ministri
immorali, che vivono di quelle ricchez-
ze. I carmelitani scalzi hanno in Hispa-
lian una prefettura apostolica, che ha pu-
re giurisdizione sulla Mesopotaniia : vi
è ancora una prefettura cattolica arme-
na e vi sono monaci antoniani del Monte
Libano. Parcelle sieno state ricuperale le
case de'gesuiti, domenicani e carmelitani
situate nel sobborgo di Giulfa,non che al-
cuni fondi rustici. La benemerita famiglia
Sceriman donò un palazzo per residenza
del vescovo latino e dei missionari. Vi è
scuola gratuita. (jm//à. Ebbe 4 chiese, ma
solo esiste quella già de'domenicani. Vi è
un monastero di monache armene ereti-
che, senza clausura, senza voti, senza con-
dotta. Gli armeni cattolici vi hanno una
missione. Teheran. Vi èqualche ministro
europeo con famiglie cattoliche. Di recente
■vi fu costruito un palazzo per l'incarica-
to di Francia, per la sua stabile residen-
za , io mezzo ai giardini già di Mirza-
Khan , i quali formano l'ammirazione
degli stranieri, con cappella pel culto cat-
tolico. L'incaricalo d'alfaii Sartiges, che
curò tale costruzione, si occupò d' uno
stabilimento alle suore di s. Vincenzo de
Paoli, per la cura degl'infermi, con gran-
de utile degli abitanti, spesso tormenta-
ti da schifose malattie. Tanrìs. Ha po-
chi cattolici, ve ne sono però di rito cal-
deo con chiese; gli armeni passarono tut-
ti allo scisma. Vi è una prefettura apo-
stolica e scuola. Eravi stato aperto un
collegio ai lazzaristi,ma perseguitati dagli
scismatici si ritirarono. Tauris fu già ca-
pitale di Persia, ed ora si considera, co-
me Ilispahan, la i."* città del regno. Schi-
V E R
ras o Sdras. Vi è una chiesa e alcuni
cattolici europei; molti erano gli arme-
ni cattolici, passali allo scisma. Un villag-
gio del Kurdistan ha tutti cattolici di ri-
to caldeo. Soulduze. Ha 6 famiglie cat-
tolichee chiesa in Baburi. Malwana.^o-
vera 4o cattolici convertiti di fresco, con
chiesa. Ahiiscer. Nel golfo persico: ebbe
chiesa, ed è retta dai carmelitani. Vi a-
prì una scuola il famoso Wolf, che ebreo
di oiigine, abbracciò il caltolicismo, e poi
si unì ai calvinisti di Basilea. Benderbu'
scer. Nel golfo persico: ebbe chiese con
cattolici armeni e latini; i secondi sono
pochissimi. Rechi. Nella provincia di Ghi-
lan: vi erano i gesuiti, ed ospizi ceduti
nel 1760 ai cappuccini di Cassan e A-
stiakan. Erivan con cattolici. Sciamaki.
Vicino al mar Caspio, avea luoghi di mis-
sione con chiese. Amadan. Conserva an-
cora magnifica chiesa, vi era un vicario
e forse esiste un convento. Sidtania. Eb-
be armeni cattolici, che si divisero dalla
vera Chiesa. Anche nelle provìncie di Ar-
mahal e Perla esisteva il cattolicismo;
vi erano i gesuiti con case e poderi. Del
celebre arcivescovato di JYaxii'an, parlai
a queir articolo. Le città di Haderbe-
gian, Salmagt o Salrnasle Ormi hanno
cattolici di rito caldeo, la prima con ar-
civescovo, le altre con vescovo, scuole e
chiese; in Salmast i cattolici erano circa
i54o : pei cattolici di questo rito si veda
Caldei, MESoroTAMiA,MossuL. APatriau-
CATo ARMENO riportai altre notizie riguar-
danti la Persia, anche ecclesiastiche, di-
cendo come Pio IX nell'assegnaresuffra-
ganci al primate armeno di Costantino-
poli, vi comprese i vescovi di Erzeruni
e {yHispahan di rito armeno, nominan-
do a'3o aprile i85o per Erzerum mg.'
Giuseppe Hagi, per Hispahan mg. "^ Gio-
vanni Dardarian (della missione latina
di Erzerum parlai nel voi. XVIII, p.
108; di quella armena a p. 1 13 e i24>
non che al suo articolo). Inoltre Pio IX
nel 1848 distinse la delegazione aposto-
lica di Persia da quella di Mcsopofaniin,
PER
Kiirilia ed Armenia minore, onde sono
sottoposte al delegato apostolico di Persia
le provincia dello stesso regno. Sulla sto-
ria di Persia abbiamo : Histoìre deTIia-
mas-Kouli-Kan roi de Perse, aìigmcn-
tee d'un supplcnient, MWan i747- Jour-
dain, La Perse, ou tableau d'hisloire de
la Perse, Paris i8i4- IMalcolm , Storia
della Persia dalla conquista degli ara-
bi fino ai tenìpi presenti, tradotta da Da-
\>ìd Bertolottì, Pioma 1827. Jardot, /li-
voluzioid de' popoli della Media, Asia,
Persia, Tartaria , Thibet, Cina ec, Fi-
renze 1 843. Procopio, Storie e guerre per-
siane, traduzione di Compagnoni e Ros-
si, Milano 1828- 1 833. Minadoi, /^/or/a
della guerra fra turchi e persiani, Ve-
nezia 1 5g4- Persia seu regni Persici 5tó-
^M^jLugduni, Elzeviri 633. Olivier, F/V7g^-
gio in Persia, IMilano 1816. Relazione
d' un viaggio del Belutchistan e in una
parte della Persia, di E. Potlinger, [Mi-
lano i8ig. Nel voi. 6, p. 461 degli An-
nali delle scienze relig. giustamente si ri-
prova e qualifica per opera empia ed e-
secranda , i Min degli antichi persiani,
considerati come fonti delle dottrine e dei
riti cristiani, di F. Nork, Lipsia i836.
PEPiTA. Sede vescovile della provin-
cia di Licaonia, sotto la metropoli d'Ico-
nio, eretta nel IV secolo. Ebbe 3 vesce*
vi. Oriens chr.t. r,p. 1088.
PERTH o S. JOHNSTOWxN. Citt^i
di Scozia, capoluogo di contea e sede di
presbiterio, nell' ubertosa valle del suo
nome, sulla destra sponda del Tay,a i4
leghe da Edimburgo. Ben fabbricata, ha
diversi stabilimenti; il palazzo del gover-
no rimpiazza l'antico edifìzio del parla-
mento di Scozia, evi si tennero i4 par-
lamenti. Ha 4 chiese e seminario angli-
cano, dotta società, museo, biblioteca,
manifatture e attivo commercio, con bel-
lissimi contorni. Questa antichissima cit-
tà fu confermala ne'privilegi nel 1 2 i o dal
re Guglielmo, come forte e considerata
qualcapitaledi Scozia prima degli Sluard,
sede ordinaria de' re e del parlamento
PER 1 3 f
dal 1201 al i4^9- Edoardo I ricostruì
nel i2f)8 le sue mura eia fece residen-
za de'deputali, cacciati nel i3ii da Ro-
berto Bruce. Vi fu ucciso Giacomo I nel
1437 nel convento de' domenicani, da
Roberto Graham. Nel i ^Jg la plebe di-
strusse tutte le case religiose. Nel i644
se ne impadronì Montrose; nel r74'> il
conte ìMorr e il pretendente vi stabili-
rono il quarlier generale. Perth è cele-
bre per gli I I concilii che vi si tennero
sulla disciplina ecclesiastica. Il i." nel
1201 sulla riforma del clero. Labbé t.
I r, Arduino t. 6, Angl. t. i. Il 2.° nel
j 20G; il 3.° nel 12 r I ; il 4-° nel 122 i;
il 5° nel 1242; il 6.° nel 12G8; il 7."
nel 1270; r8.'' nel 1 280 ; il g.° nel i 32 r;
il IO." nel i4i6; l'i i.°nel i436. Angl.
Conc. Magn.
PERTH (Perlhen). Città con residenza
vescovile óeW Oceania {V.), nella parte
chiamata Australia occidentale. E' la ca-
pitale della Nuova Olanda, terra di Edel,
nella colonia inglese di Swan-River o
fiume de'Cigni, sulla sinistra sponda di
esso, a 4 leghe dalla sua foce, ammon-
tando la popolazione della provincia a
circa 12,000 abitanti, con scuole pagate
dal governo: visone mir.istri anglicani,
assai nemici de'cattolici. Dipendeva dal
vicario apostolico di Galles, che vi tene-
va un vicario. Avendo mg."^ Polding ar-
civescovo di Sydneydimesso tutta la giu-
risdizione sull'Australia occidentale, Gre-
gorio XVI a' 6 maggio i845 eresse la
diocesi di Perth suffraga nea di Sydney
(^.), erigendo in tal città la sedevesco-
viledi detta parte dell'Australia occiden-
tale. Quindi a'25 maggio nominò i.° ve-
scovo l'attuale mg. "^ Giovanni Brady,che
cjual vicario generale dell'arcivescovo fu
il primo uomo apostolico che visitò la re-
"ione e fece conoscere alla s. Sede lo sta-
o
lo infelice de'selvaggi. Il prelato con due
benedettini (uno de'qnali ora vescovo di
Porto f' iltoria, V ■), vi ritornò, e questi
monaci ad esempio de' loro benemeriti
antenati si posero a edificare il i." mo-
i32 PER
oastei'O, a convertire e civilizzare i sel-
vaggi, e adinsegnar loro l'agricollura nel
vasto lenimento donato dal governo in-
glese : chiamarono Norcia [F.) la nuo-
va colonia benedettina, e con felice suc-
cesso fecero sparire tra gli abitanti l'an-
Iropofagismo. Ora si vuole erigere altri
monasteri benedettini in diverse distan-
ze, per formare una successione di asili
e fari di civiltà e di relÌ2Ìone.PiolX nel
o
1847 die all' encomiato pastore in coa-
diutore con futura successione mg/ Giu-
seppe Serra, fatto vescovo di Daulia in
parlibìis.
PERTUSA. Sede vescovile dell'Afri-
ca occidentale, nella Cartaginése procon-
solare, sotto Cartagine. Jfr. dir.
PERUGIA {Perusin). Città con re-
sidenza vescovile, nello stato pontificio,
nella legazione dell' Umbria (F.), ca-
poluogo della delegazione apostolica dei
suo nome e sede del prelato delt-gatoa-
postolico, della congregazione governati-
va, del tribunale di 1/ istanza e delle
autorità. Darò prima un breve cenno
storico della provincia e luoghi in es-
sa compresi. La delegazione di Perugia
è composta àeW Umbria settentrionale e
dell'estrema parte orieutaledeirElruria,
Le sono contermini, al nord i vari pae-
si dell'antico ducato ora legazione à'Ur-
hino, all'est il già ducato al presente de-
legazione di Camerino, al sud il rima-
nente deli' Umbria della delegazione di
Spoleto e la maggior parte di quella di
Orvieto, del quale vi è qualciie bjano in-
corporato, ed all'ovest le regioni sanese
ed aretina della Toscana. 11 fiume Te-
vere ne divide per metà i possedimenti,
edoltre il Topino, che ne ingrossa la cor-
rente, vi affluiscono diverse minori ri-
viere. La catena degli A pennini cinge dal
nord all'est la provincia del Perugino,
dagli estremi monti Feltreschi ai Suba-
sio, e si dilata nel mezzo la pianura del-
l'Umbria, aprendosi nel fianco occiden-
tale il rinomato e pescoso lago di Peru-
gia 0 Tiasinieno, deliziosissimo per na-
PER
turali i)cllezze e memorabile pe'suoi fa-
sti storici. Quelli della provinciasono col-
legati ai particolari della città di l^eru-
gia suo capoluogo. Abbondante d' ogni
derrata è ogni angolo della contrada; vi
si alleva molto bestiame, massime i bo-
vi perugini eccellenti, e per tutto vi fio-
risce la civiltà e l'industria, la pacifica
indole e tranquillo vivere degli abitanti.
L'agricoltura li occupa talmente, chela
pianura contemplata dai luoghi eminen-
ti, sembra una selva di viti e di arbori
fruttifeii, tutto essendocollivato con mol-
ta cura. Non mancano manifatture, e
sono rinomata per tutto le paste dolci di
Perugia, come pignoccate e ossa di mor-
ti. 11 clima è dolce in generale, perfetta
l'alia. Il Perugino fu goveinato dai car-
dinali legati dell' Umbria, come può ri-
levarsi dalle loro biografie e dall'arti-
colo Umbria, che di frequente fecero
residenza in Perugia, e per essi da un
prelato vice«Icgato, indi da prelati go-
vernatori sì di Perugia che delle città
principali, e da altri governatori le altie
ed i più cospicui comuni, finché fu isti-
tuita la delegazione apostolica, \a quale
si divide nel governo e distretto di Pe-
rugia, ed in i|uelli de' governi e distret-
ti di Città di Castello, di Foligno e di To-
di, con 8 governi di 2.° ordine, ed in 27
comuni. Gli abitanti, secondo il recente
riparto, ascendono a 2 1 6,394- Su questa
provincia, oltre gli altri autori che poi
citerò, ne trattano Cesare Crispolti, Pe-
rugia Augusta descritta, Perugia 1648,
pegli eiedi Zecchini. Blavio, Tliealruni,
Peruslnuin tcrriloriuin. RIartinelli, Di-
scorso della navigazione del Tevere da
Perugia a Roma. Felice Savorgniano ,
Relazione della visita fatta delle due
strade che da Foligno portano a Can-
tiano per Perugia e Gubbio e per l'altra
di Ponte Centesimo a Nocera, Roma
I 765. Memoriale con sommario alla s,
e. deputata da Clemente XIII per tesa"
ine del progetto del passaggio de corrie-
ri per Perugia e Gubbio, Roma 1768.
PER
Altro pel passaggio de corrieri per Pe-
rugia e Gubbio, per le comunità di Fo-
ligno, Spoleto, Terni, Nocera e Fabria-
//Oj Roma 17G8. Andrea Vici, Relazione
sopra l' acquedotto di Perugia, Roma
l'SoB. Gabriele Caliiidri, ingegnere di
Perugia, Saggio statistico storico del pon-
tifìcio stalo. Avv. Pietro Gabtellaiio, Lo
stato poniificio.
Distretto di Perugia.
Bastìa, Insula Romana, Dasiiae. Co-
mune delia diocesi d'Asisi. Qualche se-
colo priaia di Gesù Cristo, lo scolo del-
le acque, che da' monti rovesciansi sul-
l'ampia valle Spoletina, e la stagnazione
de' tre torrenti vicini della valle Peru-
gina, (ormarono ne'dintorni il lago Per-
zio, mentovato da Ttdlio, Properzio e
altri. Quindi Isola Romana si chiamò il
terreno dall'acque circondato, formante
una specie di della, ed il paese che vi fu
sopra costruito. Ne' primi del VI secolo,
sotto Teodorico, due ricchi patrizi pe-
rugini ottennero il permesso di prosciu-
gar quelle terre, aprendo alle acque uno
sbocco nel Tevere a pie del colle di Cet-
tona. L'Isola Romana era validamente
fortificata con ponti levatori e mediante
rocca ancora visibile, la quale era cir-
condata da torri, baluardi e bastioni, nel-
lo atterrarsi de' quali circa il XiV seco-
lo, catubiò l'antico nome coll'altuale di
Bastia. I ponti levatori e gli ambulacri
sotterranei mantenevano la comunicazio-
ne fra tutte queste opere militari del me-
dio evo: sussistono i4 bastioni, porta s.
Angelo e la strada sotterranea in tutta
la lunghezza del paese, e danno un'idea
dell'antica costruzione. Colla distruzione
di que' vecchi manufatti incominciarono
nel i3oo ad accrescersi verso l'est le a-
bi fazioni, luogo che dicesi {'Aggiunta, ed
a poco a poco la Bastia prese forme di
floridissima terra, da ubertosi e ben col-
tivali campi circondata. Nel i566 s. Pio
V la concesse in feudo ad Astorre e A-
driauo Baglioni di Pei-ugia, che vi tea-
PER i3:ì
nero un luogotenente a render giustizia,
rimpiazzato poi da un governatore di con-
sulta, quando rientrò direttamente sot-
to il dominio pontificio fino a'tempi del-
le ultime invasioni francesi. Ora dipen-
de immediatamente dal governo di Pe-
rugia,e l'amministrazione comunale vie-
ne sostenuta dal priore ed anziani, esten-
dendosi alle vicine ville di Spedalicchio,
Costano e Ponte o Basiiola, ove solida-
mente si è riparato alle piene, con che il
rapido torrente Chiagio devastava le li-
mitrofe sponde. Il recinto che racchiude
l'abitato ha 6 porle, e nella spaziosa piaz-
za sgorga copiosa fonie di pura acqua.
Altra fonte abbondante trovasi fuori del
paese al sud, volgarmente detto Mon-
ciovena, quasi lìJotis cioi'enani, con che
nel VI secolo, quando incominciò a som-
ministrare le limpide acque in quel suo-
lo non più palustre, si volle esprimere
che dal monte Subasio scendevano, e fil-
trate per la breccia nel tragitto diveni-
vano migliori. La chiesa di s. Croce es.
Michele arcangelo, eretta con convento
nel 1295 pei francescani, divenne colle-
giata. Vi è pure il monastero delle be-
nedettine edificato nel 1 602, in una par-
te della rocca; scuole pubbliche, casa di
maestre pie, monte frumentario e teatro.
Vi sono altri e belli fabbricati. 11 paese
è intersecato dalla strada consolare, che
da Foligno conduce a Perugia e quindi
in Toscana, perciò sono importanti i suoi
mercati settimanali e le fiere. Nel 1841
fu onorata Bastia da Gregorio XVI ai
20 settembre, reduce dalla basilica di s.
Maria degli Angeli, festeggiato dal clero,
magistrati e popolo. Dopo avere ricevu-
vuto nella collegiata la benedizione del
ss. SagramentOj passò al trono eretto sot-
to nobile padiglione nella piazza mag-
giore, da dove bened'i il numeroso popo-
lo e molti benignamente ammise al ba-
cio del piede; indi visitò le monache. Di-
rigendosi per Perugia, il Papa si fermò
a ponte s. Giovanni sul Tevere, ove di-
scese a benedire i devoti popolani. Ab-
] 34 PER
biaaio eli Tier Simone Antonini, Stadi'
to dell' antica Isola Romana p ma ori'
y,iiie, dipoi nomata Bastia y A&ìii 1773.
Bctlona. Conìune della diocesi d'Asi-
si, ed annessi Campagna , Cerreto, Col-
le Sala e Madralunga, Monte Bandito,
Romito e Forte. Ripete la sua origine da
Tiiio Vetonio umbro circa l'anno 2000
dei mondo, divenne prefettura romana
e come dissi a Bettona sede vescovile.
L'Ughelii, Italia sacra t.io, p. 1 85, ne
tratta, e dice che il suo i ." vescovo fu s.
Crispoldo del 56 o 58, altri credono del
4oo ; probabilmente pali il martirio nei
primidel IVsecolo, fu sepolto nella chie-
sa sotto la di lui invocazione, dichiaran-
dosi patrono della città. Gli successe s.
Bricio apostolo dell'Umbria, di Gerusa-
lemme come il predecessore, su di che
meglio è vedere quanto notai nel voi.
XXV, p. i38. Gaudenzio vescovo sotto-
scrisse nel concilio romano del 465. Bel-
lona anticamente dicevasi T ettona,e, la
sua sede fu unita a quella d'Asisi. Come
città popolala ed eslesa, per lungo tein-
po guerreggiò con le altre città deU'Uui-
bria ; soggiacque ai perugini, ma ai i5
luglio i352 la smantellarono per esser-
si rihellala. Vi sono molti fabbricati cir-
condati di mura, ampia piazza e picco-
lo borgo. Per l'edificazione recente del-
la collegiata di s. Maria Maggiore, si so-
spese il completamento de'canonici. Po-
to distante è la villa Penna, detta di Bu-
tajone, la quale è vaga, signorile e vasta.
Cordano. Comune della diocesi di Pe-
rugia. Si prelendefoudata da Grano B.az-
zeuuo figlio di Giano, prima di Peru-
gia, o da Curzi, ovvero da Corito re di
Cortona. Nel 1 i58 Boccaleoue la cedèad
Adriano IV e successori. Nel 1 3 1 o si col-
locarono sopra la porta s. Maria alcune
pietre tolte dai perugini a Todi. Nel 1367
certo Francesco Taragone da Corciano
detto Cecco , era uno de' 7 riformatori
nobili della repubblica e senato di Ro-
ma. Corciano nel i4' 6 con sorprenden-
te valore resistè alle aggressioni di Brac-
PER
ciò Fortebraccio. Vi sono molli fabbri-
cati circondati di mura, con borgo. Nel
territorio vi èia magnifica villa Oddi det-
ta il Colle, ov'è un bagno veramente da
sovrano.
Derida. Comune della diocesi di Pe-
rugia. Anticamente fu denominala Z)/7u'-
da, poi Perugia vecchia. Fu cominciata,
secondo alcuni, dai galli a tempo del re
Tarquinio Prisco, e al dire di altri do-
po r assedio fatto a Perugia da L. An-
tonio; ma allora Deruta eia piìisul mon-
te, ove tuttora sono rama delle Perugia
\ecchia. Le attuali tre pariocchie esiste-
\ano prima del 1 i63. Si vuole che a'2
oltobre 1264 qwi morisse Urbano IV,
provenienle da Todi, ed il cadavere fu
portalo a Perugia. Nel 1391 fu ordina-
lo di fabbricarvi una rocca. Nel i4o8
Braccio saccheggiò e incendiò il borgo,
ed assediato il paese vi entrò trionfante,
indi nel 1428 vennero risarcite le mura.
Eugenio IV nel i446 le concesse privi-
legi. Nel i45i ristretta la circonferenza
delle mura, furono queste rifatte. Nel
i5oo passandovi gli spagnuoli , diedero
fuoco a più case, indi neh 523 si dovette-
ro restaurare le mura. Vi sono molli e
buoni fabbricati, con borgo popolato. Pri-
ma le fabbriche di maiolica erano assai
migliori e primeggiarono in Italia.
Marsciano. Comune della diocesi di
Perugia, cogli appodiati Cerqueto, Com-
pi gnano, Papiano e Spina. Ne'suoi pri-
mordi si chiamò Monte Giano, e venne
edificato nel 975 dalla famiglia di Bul-
garo di jMonreale, al medesimo donalo
dall'imperalore Ottone li. Nel 1075 era
signoria de'conti Bovaccini. Nel 12 io vi
si fermò il cardinal Gualtiero legalo d'In-
nocenzo HI, e vi stabili la pace fra gli
orvietani, perugini e todini, alla presen-
za de'Ioro vescovi e del capitano del Pa-
trimonio. Innocenzo IV con diploma dei
7 aprile 1 25 1, confermò ai conlidi Mar-
sciano il dominio di questo castello, e
quello di molti luoghi importanti, come
Poggio d'Aquilone, appodiato di s. Vilo
PER
iiell'Otviclaiio, cJ il Caslello della Pie-
ve. IVel 1281 fu venduto ai perugini da-
gli eredi di Rlonreale, Culgarelli conti di
Maisciaiio; indi lo 1 isarciiono nel i 296,
e nel 1 3 io vi fermò la residenza il ma-
gistrato di Perugia, finché durò la nuo-
va guerra co'lodini. Nel i3i2 l'impera-
tore Enrico VII l'assediò, prese e pose
a ferro e fuoco. I perugini lo ricupera-
rono nel I 3 1 5, poscia vi r ice verouo splen-
didamente nel i355 l'imperatore Car-
lo IV, che tornava da Roma; in seguito
Del 1391 vi costruirono una torre per
frenare l'orgoglio del popolo. Nel secolo
XV vi si fermò due giorni 1* esercito di
Ferdinando, figlio d' Alfonso re di Na-
poli. Il paese è grande, con buoni fab-
bricali cinti di moia, con borgo maesto-
so, e poco lungi un bel ponte sul Nesto-
re. Ne' lunedi si fumo floridi mercati.
Abbiamo di Ferdinando Ughelli,y^/Z'("/o
e storia della famiglia de colili di II far-
sciano, Roma 1667.
Torgiaiw. Comune della diocesi di Pe-
rugia, già Torre di Giano, che si crede
dai goti atterrato poco dopo la sua edi-
ficazione. Venne ingrandito dai perugi-
ni nel !2C)3, indi nel 1296 si fabbrica-
rono le mura, risarcite poi nel i439-
Essendovi molte rocche, nel 1378 se ne
demolì una; e nel ì^io vi fu battaglia
fra gli eserciti di Braccio e di Sforza. Giu-
lio li l'onorò di sua presenza a'4 settem-
bre i5io, recandosi a Bologna; e di poi
vi alloggiò Paolo IH, per cui sembra che
la strada romana traversasse il paese.
Tra' suoi buoni fabbricati primeggia il
tempio maggiore, tutto circondato di
mura. Si trovò qui un'antica fabbrica,
che forse fu un bagno, un antico marmo
e qualche altro monumento. Vi nacque-
ro il b. Simone de' minori, morto nel
i332, e Lucia Terzeri, che sposata da
Sforza Atlendolo da Cotignola, quando
al servigio de'perugini svernava in Mar-
sciano, nacque Francesco Sforza, poi du-
ca di Milano (V.)qìì\'^\ì(ì dique'sovrani.
Valfahrica, Comuae della diocesi di
PER i 3 T
Asiai, esclusa la porzione d'anime ap-
partenenti al territorio di Gubbio, col-
ì'appodialo Casa Castalda e cinque ca-
sali. 11 territorio è in colle e monte. 11
paese ha molli fabbiicali cinti di mura,
con borgo.
Governo di Castiglione dellago , distretto
di Perugia.
Castiglione del lago. Comune della
diocesi di Perugia , con annessi. Borgo
sulla sponda occidentale del celebre lago
Trasimeno, in fertile territorio. Fu pur
detto Castiglione Chiusino, Castulao Ca-
stellio, e secondo Plinio, Chiusi Novo o
Chiugi o Chiusi di Perugia. Affermano
Borghi e Cambini essere appunto il Clu-
siiini Novum, che i geografi collocano nel
Casentino di Toscana. Anticamente muni-
tissimo, per vicende di guerre e fazioni
moltissime volte la rocca fu danneggiata
e le mura smantellate. Calindri diceche
nel 996 Gitone III lo cede a Ugo principe
di Toscana, ed il Castellano narra che in-
vece ne investì l'abbazia de' monaci di s.
Gennaro di Campoleone o di Capolana,
presso Arno, nella contrada aretina, ludi
neh 187 l'ebbero dall'abbate Ugo e per
cessione i perugini, ma dovettero conqui-
starlo, perchè il popolo a malincuore vide
il mutamento. Già Enrico IV ne! 1091
lo avea distrutto e incendiato. Innocen-
zo III nel 1212 lo confermò ai perugini,
facendo altrettanto Innocenzo IV e l'im-
peratore Guglielmo. Tuttavia fu soven-
te dispulato dai corlouesi , dagli orvie-
tani, finché furono padroni di Chiusi,
nella cui diocesi era compreso, e dagli
aretini: precario fu ancora il suo gover-
no nel secolo XIV per le contese fra il
sacerdozio e l'impero. Nelle guerre civili
perugine gli Oddi proscritti dai Baglio-
ni vi ebbero rifugio, ma poco dopo do-
vettero ritirarsene. Leone X nel i5i5 vi
alloggiò quando si recò a Firenze, don-
de rilevasi che ancora per quella parto
era la via maestra, che comunicava dal-
la Toscana a Perugia, delta la via di
1 36 PER
Chiusi. Giulio HI conferì a Castiglione
il lilolo di marchesato, dandone il pos-
sesso al nipote Ascanio della Corgiia, il
cui fratello creò cardinale. Nel i G 1 6 Pao-
lo V lo dichiarò ducato in favore di Ful-
vio della Corgna. Avendo questi mal sos-
tenuto l'assedio nel i643 del duca di
Parma, decadde dai diritti, onde fu poi
incorporato direttamente ai domiiiii del-
la Chiesa, finché Leone XII nel 189.8 lo
nominò feudo camerale. Sotto l'impero
francese Castiglione era stato fatto capo-
luogo di cantone, e ritornato Pio VH sul
trono, ebbe speciale governo, dipemleu-
do da esso la comune di Panicale^ 1' ap-
podiato Mongiovino, ed 8 casali. La sua
amministrazione municipale contiene,
Laviano villa e contea della nobile fa-
miglia perugina degli Oddi , patria di
s. Margherita penitente; e V asano, ove
ha un palazzo e molta possidenza la men-
sa vescovile di Città della Pieve, nella cui
diocesi si comprende, come Laviano. E
pure circondato Castiglione (la alcuni vil-
laggi, fra 'quali Pozzuolo, ove si mostra
il fonte battesimale che rigenerò s. Mar-
gherita; G/o/c//<7, ov'ebbero casa i gesui-
ti, i beni de' quali avocati alla camera,
passarono poi ai conti Baglioni; Pani-
carola, che ha vicino il santuario della
Rladonna della Carraia, eretto nel 1G61,
e le tre Isole, la Maggiore, la Minore e
la Poh'ese, che sorgono nel Trasimeno,
]e quali, massime la prima, si popolaro-
no quando Annibale pose a ferro e fuo-
co le terre e castelli alleati de' rotnani,
principalmente di donne e fanciulli: al
presente due sole sono le abitate. Il pae-
se è chiuso da mura, con molti e buoni
fabbricati, fra' quali si distingue il pa-
lazzo della camera , che cominciato da
Gio. Paolo Baglioni, meglio terminò A-
scanio della Corgna, con diseguo del Vi-
guola, ed eseguito dall' A lessi.
Il Lago Trasimeno , detto anche di
Perugia, di figura irregolare oblungata,
famoso e amenissimo, è formato dalla
natura, lungc circa 2 5 miglia da Perù-
PER
già. Offre un bello spettacolo a chi Io
guarda, sì per la forma, come per l'otti-
ma posizione delle tre isolette. Al dire
di Castellano , di figura oblungata ha
l'ordinario perimetro di 4o,ooo metri.
Tutta la sua circonferenza, secondo il
citato Calindri, è di metri 51,607, ''^
superfìcie di metri i i,46i,25o, ed ele-
vato al peto basso del mare metri 258: è
alimentalo dalle pioggie e da 60 rivi e
torrenti che vi si scaricano. Il suo baci-
no è perfettamente piano, per la grande
quantità di torba, che annualmente vi
si deposita e che ognor più lo innalza.
Abbonda di squisiti pesci, e specialmen-
te di voraci lucci, eh anguille, di lasche
e di piccole tinche. Le regine vi furono
introdotte nel 1710 dal barone Ancaia-
ni, assai benemerito del luogo : se ne pe-
scano di 4" libbre e le ordinarie sono
poco minori; nel iBaS si è adoprato di
introdurvi le trotte de! Clitunno. Cingo-
no ed ornano a guisa di vaga corona le
sponde del lago vari paesetli che traggo-
no assai guadagno dalla pesca, massime
Castiglione e Magione. Sovrastano alle
chiare sue acque tre isole distinte col
nome di Maggiore, Minore e Poh'ese o
Palese. Nella sommità della prima esi-
ste un convento di minori osservanti, che
fu edificato per conservar la memoria
di s, Francesco, che vi passò una quadra-
gesima in digiuni, penitenze e orazioni,
la cui chiesa fu consagrata nel i543 da
Alessandro vescovo di Città di Castello.
Pel ristabilimento del suo ospedale, ope-
rato da Pio VII col breve In sunimo
apostolatus,rie\ i8o3 fu stampata in Ro-
ma ui\ Orazione, recitata da Michelan-
gelo Lugli consigliere della comunità:
Benedetto XI li avea assegnato i suoi be-
ni alla say: estia della cattedrale di Peru-
già, mentre l'ospedale era stato formato
con pii legati da Clemente VII sotto il
governo della fraternità di s. Maria, le cui
costituzioni approvò Paolo III. L' isola
Poh'csc, benché abitata da poche famiglie,
pure è maggiore in estensione alle altre
PER
due, con chiesa tlis. Facondo e annesso
nionostero di Olivetani. L'anlico nome
del lago è l'odierno, che la favolosa tia-
dizione dice derivalo dall'esseivisi anne-
galo 77Y7i/mc//f)j giovane avvenente, con
estiemo cordoglio della da lui amata nin-
fa Anellina. Tullavolta fu detto Clilonio^
ytgilliiìo, riisdno, Slagni Lidei, ed Ju-
no. Quivi tremò il colosso della romana
j)0teu7.a, e daH'avveiiimeutoaccjuistò ce-
lebrità e incancellabile rinomanza; im-
perocché nelle sue vicinanze a'23 giugno
537 di Roma, 21G o 217 avanti l'era
nostra, il cartaginese Annibale diede san-
guinosa battaglia al romano console Caio
Flaminio nel Campo Romano, valle si-
tuata dietro la sua sponda boreale : que-
sto combattimento, che altri dicono se-
guito in aprile, fu così accanilo, che niu-
no de'guerreggianli si accorse del terri-
bile teiremoto che rovinò varie città d'I-
talia e spianò perfino alciuie montagne.
La carnificma de' romani fu deplorabile,
poiché col console imprudente ve ne pe-
rirono 1 5,000 e più, e secondo Eutro-
pio da 25,000, oltre quelli che morirono
nel Iago ove furono incalzali , tranne un
distaccamento di 6000, che si sostenne
nelle alture e poi in un borgo, indi nel
seguente giorno sconfitto da Maarbale
condottiero degli ausiliari spagnuoli, in
un a Caio Centenio spedito dal console
Gneo Servilio ch'era nell'Emilia, il quale
^'i perde altri 8000 combattenti. Ma in
questa impresa Annibale vi perdette un
occhio e i5oo soldati cartaginesi e col-
legali. La contiada denominata Sansoni-
nelo contrassegna il luogo della strage
principale, e molti frammenti d' armi ,
vasi cinerari e monete disolterrate ne fan-
no fede: l'altro luogo pocodistante chia-
mato Ossala, fu così appellalo dalla mol-
titudine de'morti che vi restarono vitti-
me dell'implacabile africano. Questi din-
torni furono pure macchiali sovente di
sangue civile nelle miserabili contese fra
i diversi ordini ile' cittadini di Perugia
nelle fazioni. Il la^o Trasimeno talvolta
PER
.37
molto cresciuto dalle pioggie inondava
con grave danno della coltivazione le cir-
costanti campagne, per cui venne costrui-
to un emissario di sorprendente costru-
zione lungo metri 1,1 i tf), con una ca-
dente di metri ij34, fallo ai tempi dei
consoli romani avanti Slrabone: lo fe-
cero scavare nelle viscere di un vicino
monte, presso il luogo ove poi surse il
monastero o castello di San-Savino, dan-
do così abbondante sgorgo alle acque,
dalle quali fu quindi irrigata una pianu-
ra per lo innanzi tulla arida, formando
il fiume che ancora si chiama Caina. Nel
142 1 Braccio Fortebraccio signoi'edi Pe-
rugia restaurò r emissario. Indi Pio II,
che volle visitare il Trasimeno, ed allog-
giare una notte in vicinanza di esso e nel
convento di s. Francesco, ne fece la de-
scrizione ne'suoi commentari, ed assai se
ne dilettò. Innocenzo Vili nel 1490 riattò
l'emissario. In seguilo a poco a poco riem-
piendosi d'arena e di loto il vecchio emis-
saiio, loinòil Trasimeno a fare delle allu-
vioni anche maggiori, inondando non so-
lo i campi, ma eziandio le castella vicine,
finché Clemente VIII nel 1602, col mez-
zo e industria del chierico di camera Bar-
berini, poi Urbano Vili, lo ampliò, vi
fece grandi restauri, ed impedì ulteriori
rovine. Clemente XII avea in mente di
rendere il Tevere navigabile da Perugia
a Roma , e Pio VI voleva riunire il lago
col fiume per renderlo più navigabile,
ina le circostanze de'tempi ne impediro-
no l'effetluazione. Gelò tutto il la^o a'26
gennaio 1758, e durò il gelo i 8 giorni,
essendo grosso looncie romane: altret-
tanto seguì a'3o dicembre 1788, ed al-
lora il gelo durò j 2 giorni. Così seguì nel
gennaio i83o, e durò il gelo i4 giorni.
Panicale. Comune della diocesi di Cit-
tà della Pieve, ed annessi. Borgo grazio-
so su ridente collina, che domina i luo-
ghi circostanti, con due piacevoli borghi.
Si ritiene che fosse un paese consagrato
a Pane, deità de'pastori e pescatori, ed i
suoi antichi vanti cominciano dall'avere
i38 PER
riparalo il popolo perugino, fuggendo lo
sdegno di Augusto trionfatore. Nel gì 7
Berengario I imperatore Io confermò in
feudo al marchese Ugiiccione II Bourbon
del ]Monte (della cui discendenza abbia-
mo il cardinal iVonte, /^.); quindi vari si-
gnori aretini ebbero il titolo di conti di
Tanicale. Nel i i3i soffri molto dagli e-
serciti imperiali, quindi per le guerre ci-
vili più volte furono atterrate e come nel
1276 e i479 ricostruite le sue mura.
L'imperatore Carlo IV vi pernottò nel
i355, scortato dagli ambasciatori peru-
gini, recandosi da Roma a Pisa, ed in ta-
le circostanza ne concesse il dominio a
Guglielmo di Beaufort nipote di Clemen-
te VI e poi fratello di Gregorio XI, il qua-
le vi aggiunse lasua sanzione. Ubbidì nel
i4i6 a Braccio, finché le milizie dello
Sforza e del patriarca Vitelleschi non vi
si radunarono nel i435cheper uscire iu
campagna ad espugnar Montone. Paolo
III rei 1543 vi alloggiò, nel ritornare da
Perugia a Roma per Orvieto. A'2 ottobre
1642 lo saccheggiò l'esercito del duca di
Parma, e con quello del granduca di To-
scana ne demolirono tutte le fortificazio-
ni, dalla qual epoca diminuì di molto
l'importanza. Fu patria del cardinal Gre-
gorio Sellati. Paolo V nel 1618 eresse
la chiesa di s. Michele arcangelo in col-
legiata, ove è una bella tavola della Nali-
■vità di Maria, attribuita a Raffaele. Nella
chiesa già degli agostiniani si trova una
pittura di Pietro Perugino, del quale è
mirabile quella di s. Sebastiano nella chie-
sa de'gesuili, a'quali il panicalese p. Vir-
gilio Ceppari fondò un collegio, poi con-
vertito in conservatorio di religiose ser-
vite. Nel suburbano i cappuccini hanno
convento. Vi è un pregievole archivio; ed
il luogo venne per Io più governato da
un podestà spedito da Perugia con molti
privilegi, fra'quali in riconoscenza de'sei-
vigi prestati alla città dal panicalese Boi-
drino Panieri o Paneri , generale di s.
Chiesa di Urbano VI e di Bonifacio IX,
gli fu concesso innalzare l' insegua mu-
PER
nicipale perugina del grifo: di Boldrino
parlai a Macerata (^.) e altrove. Oltre
Mongiovino e Taveriielle, di cui parle-
rò, nel territorio di Panicale vi sono di-
versi villaggi, Ira'quali merita menzione
3Iont(ilera, forte muralo presso al Tra-
simeno, già feudo de' Baglioni, oggi dei
marchesi Cennini di Sarteano nobili sa-
nesi, luogo già forse sacro a Giunone. In
principio il castello appartenne ai Mon-
temelini;comprato poi nel 1289 dal co-
mune di Perugia, ne investì a terza ge-
nerazione i Coppoli, che lo perdettero nei
civili moti : l'ebbe dapprima in premio
di servigi Nicolò di Pietro di Cola di Por-
ta s. Susanna ; indi Biordo Michelotti ;
dipoi i Degli Oddi, spossessati finalmen-
te dai Baglioni , ed a favore di Braccio
Il Baglioni, Leone X lo eiesse in mar-
chesato e per mediazione d' Ippolito de
Medici poi cardinale ne fu rifabbricata la
rocca. 11 duca Federico Savelli vi si for-
tificò contro l'armata toscana.
iMongiovino e Tai'ernelle. Appodiato
della diocesi della Città della Pieve. I\Jo/i-
giovino è così detto perchè vi ebbe culto
Giove, onde presso il suo tempio atterra-
lo fu edificato da'perugini nel i3oo, ad
istanza de'popoli di Colle Calzolaro, di
s. Martino e di P'^alle di Nestore. Braccio
Baglioni lo saccheggiò; indi nel i643 vi
fu combattuta la battaglia tra le milizie
pontificie comandate da d. Taddeo ni-
pote di Urbano Vili, e quelle del gran-
duca Ferdinando li, condotte dal fratel-
lo Mattia: la perdita delle prime fu assai
rilevante, con 1000 morti, e prigionieri
il generale F. Vincenzo della Marra ed i
migliori uffiziali, fra'quali il conte Villani.
Poco distante è il santuario della Madon-
na di Mongiovino, coronata dal capitolo
Vaticano a'21 ottobre i685: il tempio è
disegno di Buonarroti ed eseguito da Roc-
co da Vicenza, incominciato nel i5i3 e
compito neh 553. In Tavernelleneì i354
vi formò il suo alloggio 1* esercito di fr.
Morreale, e nel i36i spettava al conte
delle Mecche, al quale i popolani brucia-
P E II
rotio r iibitiizioue. Nel i3(j5 lu iiigrnn-
dilo con r adesione del consiglio di Pe-
rugia. Nel 1490 ^' ^^ eretto un ospeda-
le pei poveri da Amico di Meo, d. Sal-
vatore di Meo pievano e Gregorio di Bar-
tolo di Vanera, ridotto poi a cappella nel
i582 da Gregorio XIII. Nel i84i ^'28
settembre Gregorio XVI, da Perugia di-
rigendosi a Piegare per la via provin-
ciale, si fertuò alle Tavernelle, ove il cle-
ro, il magistrato e il popolo eransi riu-
niti nella maggior piazza , decorata con
addobbi e arcate a foggia di portici. Nel
mezzo era collocato il baldacchino con
trono, donde il Papa benedi lutti, giuli-
vi per la fausta occasione, e ne atumise
molli al bacio del piede.
Goveino di Cina della Pieve, distretto
di Perugia.
Città della Pieve [P'.).C\Uìì vescovile
con governo.
Padano Nuovo. Comune della diocesi
di Città della Pieve. Trovasi alle falde
di elevato colle, e credesi originato da
Giano, ovvero dalla pace di Giano. Si
denomina dal 1 3 1 2 Padano JSuovo^ men-
ile nell'altuia ad un miglio di distanza
Irovansi gU avanzi di Padano f^ecdiio,
con torre merlala che dicesi la torre di
O riandò , tò. ti vicino unconventodi u)i-
Dori osservanti. N'ebbe la signoria il mar-
chese Uguccioiie II Bourbon del Monte,
confermatagli da Berengario I nel 917,
e r imperatore Carlo IV ne invesù nel
1873 Guglielmo di Beaufort, fratello di
Gregorio XI. Nel 1 4» 6 soggiacque a For-
tebraccio con Panicale, cui ebbe per lo
più comuni i destini. Nel i48q vi segui
un fatto d' armi fra gli Oddi e i Baglio-
ni. 1 primi fuorusciti perugini, discacciali
daPanicale, vi ripararono; inseguiti dal-
le compagnie de' fiorentini , comandate
da Ranuccio Farnese, vennero a patti. I-
vi moli il celebre condottiero Andieano
o Adriano Baglioni dello I\lorgaiitc, at-
taccalo dal veleno. E patria di Luca ve-
scovo di Cortona nel i 3qo. La chiesa mii-
P E Pl 1 39
tricecon prepusitura èfuori di porta Chiù-
bina, ed appartenne sino dal secolo XIII
all'abbazia di s. Maria di Fariieta nell'a-
gro cortonese. Sopra l'altra chiesa, ch'è
ilenlro il castello, vedesi un Crocefisso di-
jjinlo nel i^5i da Francesco Pievese. Il
])el palazzo già de'Vitelli, è ora de'Cen-
iiini , per acquisto fattone dal cardinal
Francesco, che da Perugia soleva recar-
visi nella stagione estiva. E cinto di mu-
ra a foggia di munito castello, quali fu-
rono restaurate nel i4Gij e lerminalenel
j4'-7-
Piegaro, Plagarium. Comune della
diocesi di Città della Pieve. Antichissi-
mo borgo su di un colle, a pie del quale
scorre il Nestore, il cui nome vuoisi de-
rivato dal general Nestore ateniese che
vi morì, dopo aver col Foro di Merca-
tello asciugato le vicine paludi, dirigen-
do al Tevere le acque. Si dice fondato da
}*ico Graio, onde si disse Piegaio, o dai
romani in onore di Diana cacciatrice ,
quando si preparavano ad abbattere la
reggia di Porsenna : durante l'assedio di
Chiusi vi ripararono sicuri, e molte don-
ne del paese si maritarono a cavalieri ro-
mani, clie ivi poi slabilironsi terminata
la guerra, governandosi con libero reg-
gimento e consoli. Si crede che Anniba-
le vi prendesse riposo dopo la micidiale
battagliadelTiasimeno. Ottaviano Augu-
sto vi si fermò nel dirigersi a Perugia, ac-
compagnalo dal sommo poeta Virgilio e
da Q. Trebonio , il quale rimastovi per
la caccia vi morì, come si apprende dal-
l'urna marmorea con epigrafe, nella chie-
sa della Madonna. Nel 1 200 Federico II
lo die ai conti di M.usciano, conferman-
dolo Innocenzo IV in un alle altre vaste
possidenze. Nel i2C)5si sottopose a Pe-
rugia, ed insegno di uiiioneconserva per
stemma municipale due grifi sostenenti
un giglio d'oro. Carlo IV nel 1378 con-
cesse Piegaro a Guglielmo di Beaufort
fratello di Gregorio XI, indi lo dominò
Fortebraccio. In tempo delle guerre ci-
vili i picgarlui si vendicarono delle se-
i4o PEK
vizic cle'Baglioni, avendo partecipalo al-
la strage che Biordo generale della Chie-
sa fece in Perugia de' Baglioni e loro a-
derenti, presso l'antico tempio di s. Er-
colano. Nel 144^ soffri duro saccheggio
da Ciarpellone capitano del Piccinini ;
lina parte del paese restò incendiata, i
perugini invitarono i profughi a ritor-
narvi con indennità e concessioni, ed Eu-
genio IV nel I 444^*-'^^ •'^*f3"i'5''^ '' P^^'
se. Nel i5o5 in Piegaro si tenne il con-
gresso da Gio. Pietro Baglioni, Pandol-
lo Petrucci e Bartolomeo d'Alviano per
sostenere la potenza Medicea in Firenze,
ed il paese con armi e rettovaglie eoo»
pelò al buon esito dell'impresa. Li 3 set-
tembre 1 5i o vi alloggiò Giulio II, nel re-
carsi all'impresa di Ferrara; e Paolo HI
reduce da Perugia, fermandovisi, gli con-
cesse privilegi. Nel i84« Gregorio XVI,
dalle Tavernelle recandosi a Città della
l'ieve, giunse {)iesso Piegaro, i cui nbi-
lanti rammaricati di non essersi ancora
effettuata la deviazione d' un tratto di
strada che vi conduce, e perciò defrauda-
ti della ventura di aver fra loro il Pon-
tefice, si riunirono in uno spazioso luogo
della via, ove con busso e lauro aveano
piantalo un grande arco di trionfo fian-
cheggiato da lunga traccia di colonne di
verdura congiunte da festoni, con deli-
ziosa appariscenza. I piegarini attesero ivi
il sovrano, che disceso fra gli applausi dal-
la carrozza, accolse cordialmente ebeneth
tulli, ammettendone molli al bacio del
piede : i magistrati marchesi^eremia Mi-
scialelli Cocchi e Luigi Gregori umilia-
rono in islampa ed a nome del popolo
l'ingenuo ed ofiìcioso souelto, che ripor-
ta il cav. Sabatucci a p. 218 della Nar-
razione: ne fu autore il dotto prof cav.
Antonio INIezzanotte, ed alluse alla bra-
mata e convenula deviazione della stra-
da provinciale tra Perugia e Orvieto, pas-
sando presso alla terra di Piegaro. Nac-
quero Ira gli altri in Piegaro Marcello
Pignalltlli vescovo di Jesi e il fratello Ste-
fano cardinale. Il paese è cinto di mura,
PER
restaurale nel i3c)4> '43i e i523; ha
vivo commercio ed oflicine rinomate di
vetro, con propinquoborgo. L'antica pie-
vania è padronato dell'abbazia di s. Gio-
vanni dell'Eremo di Monte Erile, già dei
camaldolesi, indi de' vescovi di Perugia,
ed oggi commenda sotto la giurisdizione
e diocesi di Città della Pieve. Piegaro ha
l'appodiato CìboUola, cui è unito il vil-
laggio di Piclrafitta, e nel territorio tro-
vasi il convento de'francescani riforma-
li, oltre 8 casali.
Governo di Magione nel distretto
di Perugia.
magione. Comune della diocesi di Pe-
rugia. Borgo posto su elevata collina, dal-
la sommità della quale si contempla al-
r ovest r ameno lago Trasimeno. Viene
attraversato dallastrada corriera, con sta-
zione postale. Antica è l'origine del pri-
mo paese, che si denominò f'illa Car-
pini, situato al sud del presente, ed a-
vente ospedale che esisteva nel i2oq;nel
qual secolo vi fu combinato un tratta-
to tra'perugini e corlonesi ; e come sito
f irle venne disputato nelle civili discor-
die. L'attuale borgo sorse dove aveano
luogo i cavalieri templari, poco dopo la
loro soppressione avvenuta nel i3 12. Nel
convento de'lemplari successero i cano-
nici del s. Sepolcro ( forse della congre-
gazione che desci issi nel voi. VII, p. 264),
quindi un'abbazia di basiliani, una com-
menda di cavalieri gerosoliniilani, bene-
fìzio che spesso ebbe qualche cardinale,
dopo che fu assegnato nel fine del seco-
lo XV a dello ordine. In questo luogo e
mentre n' era abbate commendatario il
cardinal Gio. Ballista Orsini, nel settem-
bre 1 5o2 si radunarono diversi signorot-
ti per stabilire una lega offensiva contro
Cesare Borgia figlio d' Alessandro VI e
in favore del duca d' Urbino; cioè Gio.
PaoloBaglioni, Antonio da Venaslro, An-
nibale Bentivoglio, Liverotlo da Fermo,
Ermea Bentivoglio per suo padre Gio-
vanni, Paolo Orsini, Petrucci e Vitelli,
PER
ner cui nel giungervi uno di essi, vuoisi
esclamasse : sono pervcinito nlui dcsialn
magiont! ed allora crcdesi che il paese ab-
bia pieso il nome di Alagione. Altri aller-
niano che derivasse dai templari, che di-
cevano il ritiro o convento AJnison, nel
loro idioma francese. Questo celehie con-
gresso fu presieduto dal cardinale, ma si
esso che i principali suoi membri, ilDor-
gia sagrillcò alla sua vendetta. Nel ìCì/\3
vi stanziarono per due mesi le truppe
granducali, avendo a Fronte le pontificie
acquartierale a Cordano. Carlo Borbo-
ne, poi Carlo in re di Spagna, nel i 73/}.
alloggiò nel palazzo abbaziale, il quale è
in foggia di fortilizio. Contiene Magione
molli fabbricati, una torre ohe la signo-
reggia in cattivo sfato e due chiese. ]1
paese è molto commerciante, ed i suoi
mercati settimanali ebbero conferma da
r>encdetloXiV. Durante il governo fran-
cese soggiacque a Passignano coli' appo-
diato Castel Rigone, con Tiioro, Monte
Cunlandro e l'ernazzano. La comune
di Magione comprende l'nppodiato A-
gcllo, ed in tutta la contrada sono spar-
si numerosi villaggi, i o de'quali si con-
siderano uniti allo stesso borgo. In imo
di essi, Monte del Lago o Fontegiano, tut-
tora innalzasi l'antica rocca già dai par-
titi combattuta, ove nobili e popolani pe-
rugini furono sovente respinti, a seconda
della preponderanza delle fazioni: vi risie-
de l'amministratore del lago Trasimeno.
Lisciano. Comune della diocesi di Pe-
rugia. Si crede originato da certo Licia-
no che vi possedeva. Tenuto dai corto-
nesi per molto tempo, nel 1200 venne
sottomesso ai perugini. Giace sul colle
cinto di mura, ed in mia riunione di case,
situale al suo pie, sonovi ricche famiglie.
Passignano. Comune della diocesi di
Perugia, con annessi. Eoigo posto sulla
sponda nord-est del lago Trasimeno, da
cui soilVe frequenti inonilazioni , circon-
dato nell'opposta parte dagli estremi de-
clivi de' monti corlonesi. INe'bassi tempi
fu chiamala città e della Passo di Già-
PER i^i
no. Allorché vi transitò Annibale, il pae-
se era già abitalo , per cui vi appoggiò
l'ala sinistra della snaarmata^ e forse qui
ebbero da tal corpo una rotta i romani;
altri dicono invece che servi di rifugio ai
romani, scampati dalle fazioni sanguino-
se di Ossaia e Sanguinelo. Nel 917 lìe-
reiigario 1 neconfermòil dominio al mar-
chese Uguccioue li Bourbon dol Monte,
e nel 1073 vi morì s. Gio. Gualberto fjn-
datore de'vallombrosani. Tra'suoi disa-
stri noterò, che nel i334 fii tlistrutto e
incendialo dagli aretini, indi verso il 1 39G
restaurato; nel i470 '^ popolo fece vi-
goiosa resistenza ai fiorentini; nel x^ii
solhì altro saccheggio, così nel ì57.'j; e
nel 1600 venne interamente rovinatodal-
le acque del lago, le quali recarono an-
che gran guasto all'emissario. IVIolti sono
i làbbricati , cinti di mura. A mela del
cammino per giungervi da Magione vi è
il casale Tonicella, antico feudo de' Mon-
tesperelli, rivendicato a Perugia ne' pri-
mi del secolo XV dal re Ladislao nella
sua passeggiera dominazione. Vi è un al-
bergo per quelli che visitano il Iago, che
percorrono in leggieri schifi.
Tuoro. Comune della diocesi di Pe-
rugia. Si crede derivato il nome dall' e-
trusco Tyrve o Ton>, ma non v'è memo-
ria prima del i363, in cui fu occupato
dai nobili fiorentini, che assediati e pre-
si dai perugini, vcnnerodeca[)ilali i 7 ca-
pi del disordine a* i 3 agosto. La chiesa
parrocchiale che esisteva nel i 238, fu
duoccala nella fine del secolo seguente.
Nel territorio vi è la villa di Baroncino,
in cui trovasi un ponte sul torrente Ma-
cerone, dove Annibale disft;ce il console
Flaminio.
Distretto di Città di Castello.
Città di Castello (F.). Città vescovi-
le con governo.
S. Giustino. Comune della diocesi di
Città di Castello, con annessi. Non si ho
va memoria avanti il 14B1, in cui la fa-
miglia Dotti ne cede la signoria ai Ca-
i43 PER
slellani, indi Pio IV nel i563 ne inve-
sfj la famiglia Bufalini, come contea. In
questo luogo vi poetò la celebre Toni-
na, e molte fiimiglie \\ fiorirono in armi
e scienze. Vi sono ragguardevoli fabbii-
cati e la villa Bufaiini. Gli abitanti fan-
no significante commercio di cappelli di
paglia.
O.v.^/7.7. Connine della diocesi di Cit-
tà di Castello. È mollo antica la sua o-
ligine, perclìèa'tenipi de'goti già era for-
te, per cui la distrussero, venendo poi rie-
dificata dagli aretini. Nel i335 fu con
l'armi presa dai perugini. Nel pontifica-
lo di Urbano Vili sostenne sanguinosa
guerra in difesa della s. Sede; questa guer-
ra, detta i5(7/7;cn/i<7, fu descritta dal sici-
liano Serpetri. Tra i suoi uomini illustri
nominerò Orlando Orlandini che nell' as-
sedio di Caniscka o Canisia, città della bas-
sa Ungheria, con gran coraggio e valore
tolse di propria mano una bandiera agli
ottomani. In ricompensa 1' impeiatore
Ferdinando li gli concesse per lui e di-
scendenti diploma di nobiltà e lo stem-
ma gentilizio j col privilegio di nobiltà
per tutti gli stali imperiali e la nobiltà del
sacro romano impero. Da questa antica
e possidente famiglia e dalla virtuosa Mar-
gherita Contucci nobile di Monte Pul-
ciano nacque mg.^ Marcello Orlandini che
celebrai in altri luoghi , protcnotario e
delegalo apostolico d'Ascoli, di Frosino-
ne e di Viterbo, ed altualuìcnle votan-
te di segnatura, ma meglio gli resero la
meritata lode i concittadini nell'opusco-
lo : Tributo poetico ec, Peiiigia i835. 11
paese ha molti e vaghi fabbricati , alta
torre e recioti di mura.
Governo dì Fralla, dìsirello di Città
di Castello.
Fratta, Fracta. Comune della dioce-
si di Gubbio, con annessi. Borgo cospicuo
edificato 200 anni avanti la nostra era,
dai miserabili avanzi dell'esercito roma-
no, rotto da Annibale al Trasimeno. To-
lomeo ed altri dicono che questo paese
PER
fosse l'antico Pitulum, che distrutto nel-
l'invasioni de'barbari, trasse perciò il no-
me di Fracta. Plinio collocò i pitulani
nel Lazio, ed il Colucci presso l'odierna
Jrcevia, di cui parlai nel voi. XXXVf,
p. 272 : forse una parte de'pitulani con-
corse a edificarlo. Credesi rifabbricato
nel 70,6 dai figli d'Uberto o Arimberto
duca di Bouibon, parente di Carlo Ma-
gno e marchese ili Toscana. Si pose sot-
to Perugia a' 12 febbraio i i8q; indi nel
1326 in battaglia i perugini vinsero i te-
deschi ; con questi vi fu altro fatto d'ar-
mi nel I 38q, trionfando i primi condotti
da Malatesta. Nel i4o5 dal cardinale le-
gato deirUiiibria venne distinta col lito-
Io (li terra nobile, e nel i4o6 100 peru-
gini a cavallo resistettero a 800 di Brac-
cio, a'qiiali dovettero poi cedere sotto le
mura. Nel i5iQ il cardinal Passerini le-
galo dell'Umbria la chiamò insigne e Pao-
lo 111 fetlelissima, di cui fu medico il cit-
tadino AndreaCibo.il Tevere ne lambi-
sce le mui a dal Iato occidentale , che si
passa su solido ponte, scorrendovi all'op-
posto lato il torrente Reggio. Vi è il tea-
tro, e conventi di osservanti e conven-
tuali. In uno de' suoi borghi si trova il
bel tempio rotondo di s. Giovanni, fatto
colleoiata nel i r65da Clemente Xlll. E'
ancora in piedi la torre , ove il famoso
Braccio Fortebracciofunel i 303 racchiu-
so dal capitano Tuzio, e quindi dal ce-
lebre Biordo Michelotti umanamente li-
berato. Lungo il corso del torrente Car-
pino, che bagna il territorio , era il ca-
stello di Giulio Umbro, Forum Jidii Con-
cuhiense, col famigerato tempio di Vul-
cano situato nel trivio, che la via di Tur-
rena per a Tiferno formava , aprendosi
l'adito fra' monti per comunicare colla
Flaminia. E questo particolare culto de-
signava la perizia delle genti ne'Iavori di
ferro e nel trattare le armi, ond'ebbe spe-
ciale rinomanza. IMantiene le sue fabbri-
che di maiolica colorata di squisito gu-
sto, onde vivo è il commercio, cui con-
corre l'uberloso suolo. Vi è il ginnasio per
PEIl
h pubblica educazioneed altri stabilimen-
ti. Nel suburbano trovasi acqua siilfiuea
di fredda temperatura, sebbene bolla nei
sotterranei ; ed il convento de'cappucci-
Ili in deliziosa eminenza. Dopo i niuta-
menli del i8oc), Fratta fu capoluogo di
cantone del circondario di Perugia, eoa
giudicatura di pace, indi Pio "VII la di-
chiarò governo, conlenendo le comuni
di Illonle e Pietra luf!ga,ohie lìlGule Co-
rona, con borgate annesse : nella sua co-
mune si comprendono gli appodiali Ci-
vitella- Ranieri, Preggio e Poggio Manen-
te con più casali.
Monte Corona. Primaiio eremo de-
gli eremiti camaldolesi della congrega-
zione di Monte Corona, di cui trattai nel
voi. VI, p, 3o I e scg., nella diocesi di Pe-
rugia, da cui è distante 6 leghe al nord,
ed una al sud da Fratta. Il camaldolese
Gregorio XVI, benevolo cogli eremiti, al
modo detto anche a Frascati (^ ■), con
decreto degli 8 aprile i84J) reintegrò
questi di ]\Ionte Corona nella ulllziatu-
ra e nel padronato e possessi parrocchia-
li, sulla chiesa dello loro abbazia di s. Sal-
vatore , con quelle solennità narrate in
un articolo pubblicato dal n. "43 del gior-
nale V Osservatore del Trasimeno e stam-
palo a parie. Abbiamo di Giulio Pre-
muda, La historia Romoaldina, ovvero
eremitica di Monte Corona tradotta, Ve-
nezia i5f)0.
Montone, Aries. Comune della dioce-
si di Città di Castello. Borgo aulico po-
sto in ameno colle, le cui falde sono ir-
rigate dal Tevere e dall'influente Carpi-
na. Dalle rovine di 6 castelli che i popo-
li arienati abitavano, il principale de'qua-
li chiamasi Arie, si crede presso a que-
sto eretto IMonlone verso r8oo, allorché
Carlo Magno incoraggiva le genti a ria-
versi dai disastri barbarici. Altri poi ac-
certano che surse nel i loo dalla fami-
glia Fortebraccio, che ne fu signora; ma
vi è chi si oppone a quelli, riflettendo che
Braccio Fortebraccio nacque in Perugia
nel i368, fu capitano generale del Pa-
PER 143
pa, meritò il titolo di Alniae Urbis de-
fensor, e morì nel i4o4 sotto le mura di
Aquila. Osserva il Calindri che potreb-
be essere l'uno e l'altro, cioè che lo stipi-
te de'Fortebracci realmente siaorigina-
riodi Montone, e che per accidentalità sia
in Perugia nato il solo Braccio Fortebrac-
cio, discendente dallo stipite del i 100
sorto in Montone. Narra poi il Castella-
no, che vi ebbero dapprima il dominio
i marchesi Bourbon del Monte , che fu
quindi assoggettato da'perugini,e quan-
do comparve il detto famoso Braccio, che
vi passò la fanciullezza, tanto egli, quan-
to Carlo suo figlio, e Nicolò Stella suo
nipote generale dis. Chiesa, vi esercita-
rono la signoria, che di poi si trasferì ai
marchesi Vitelli quali vicari perpetui del-
la s. Sede, la quale destinò finalmente a
governarlo un chierico di camera. Ag-
giunge il CastellanOjChe l'antichissima e
nobilefamiglia de'Fortebracci conta isuoi
antenati (Va quelli stessi che edificarono
IMontone, e l'ariete che si vede nel loro
stemma , indica quale alto grado dessa
fra'superstiti arielini occupasse. Il primo
però fra i Fortebracci, de'quali siaci per-
venuta memoria, è Ugolino nato circa il
1 100. 1 suoi successori tennero la parte
guelfa nello scoppio dell'italiche fazioni,
e serbarono sempre in favore de' peru-
gini parziale attaccamento. Ebbero san-
guinose contese cogli Olivi da Montone,
che favorivano i potenti Ubaldini, capi
del partito ghibellino. Faziolo Olivi nel
laSo entrò armala mano in Montone e
vi uccise il valoroso Fortebraccio Forte-
bracci colla sua moglie , fratello e figli,
ma p"oi fu spento egli slesso. Da tre pic-
coli nipoti di Fortebraccio, prodigiosa-
mente scampati, conseguitò la successiva
progenie , nella quale il famoso Braccio
si novera, che vive tuttora nell'immor-
tal nome lasciato e ne'diversi nobilissimi
rami da lui derivati. Oddo suo naturale
e Bernardino nipote furono anch'essi ce-
lebri guerrieri. Vedasi Fortebracci Giob-
bi, Lettera istorieo- genealogica della fa-
i44 PER
miglia Forlchraccì da Montone, Bologna
i68q. Montone raccliiude due eminen-
ze, in una delle quali èrinsignecollegia-
ta di s. Maria e s. Gregorio, ed eravi uu
vecchio fortilizio ; nell'altra sono i con ven •
tuali ed a poca distanza i cappuccini. Nel-
la media valle èia piazzacircondala dal-
le private abitazioni cinte da Qiura. Vi
sono due monasteri di suore, uno rista-
Lililo, l'altro riedificato nel 1827. L'an-
tico ospedale eretto a sollievo degl'indi-
genti vaganti pel territorio, fu nel 1822
ampliato per ricevervi anche gl'infermi.
iS'el 1828 si apri il conservatorio per l'e-
ducazione delle fanciulle. Dopo il i8i4
fu per un tempo governo, e vi sono an-
nessi cinque casali.
Pietra liuìga. Comune della diocesi di
Città di Castello. Era il (brodi GiulioCon-
cubiense; fu detta Pratalunga, poi Tof-
fia, indi Pertalunga o Pietralnnga. Col
primo nome si designavano forse le pra-
terie irrigate dal Carpina , che scaturi-
sce ne' vicini monti. Il borgo è alle falde
dell'A pennino, con mura alcpianlo diru-
te : come la sua rocca, esisteva nel 700.
Ebbe i suoi podestà e sino dal secolo XIII
si sottopose per dedizione a Tiferno o sia
Città di Castello, il di cui magistrato pre-
se il titolo di barone, e vi spediva il gius-
dicente ed il castellano con presidio per
la rocca , di cui si vedono i ruderi. Nel
1 267 vi fu stabilito un monastero di be-
nedettine, trasferito nel i574 a Città di
Castello. Nel 1287 avea il suo catasto in
pergamena, e nel i 348 gli Ubaldini ten-
tarono di toglierlo aitifernati, ma non vi
riuscirono, avendolo difeso. Nel i 383 ot-
tenne l'esenzione di alcuni dazi, e nel I 4o2
si elesse il proprio capitano. 1 tifernati
coi toscani lo difesero contro Ladislao re
di Napoli, ed i primi nel 14^8 anche dai
Biacccschi che 1' aveano occupato e da
Nicola Stella. Nel i^3c) vi furono spedi-
ti contro il Piccinino 1600 soldati. Aven-
dolo occupato le milizie pontificie, nel
1482 Giovanni Vitelli le cacciò e resti-
tuì il dominio ai tifernati. Anche gli a-
PER
gosliniani ne partirono col loro archivio,
passando a Cantiauo. Sempre piìi deca-
dendo. Pio VI riunì l'ospedale a quello
di Città di Castello. La chiesa matrice fu
restaurata nel 1 000, e due chiese del ter-
ritorio lianno immagini miracolose della
Beata Vergine. Vi ebbe origine la fami-
glia Fucci,che nelle lunghe guerre civili
tifernate lungamente bilanciarono la po-
tenza de'Vitelli. Vi nacquero il b. Buc-
cio, i due Ugolini vescovi di Città di Ca-
stello, ed Ugolini vescovo di Sutri. Alla
comunale amministrazione sono uniti i
12 vicini villaggi.
Distretto di Foligno.
Foligno (^.). Città vescovile con go-
verno.
Asisi[F.). Città vescovile con governo.
Ne parlo anche a Palazzo apostolico
d'Asl'^i.
Gualdo Tadino {J-')- Città vescovile
con governo. Il Papa regnante vi ha e-
retto la collegiata con capitolo.
Fossato. Comune della diocesi di No-
cera. Vedi il voi. XXXllI, p. 78.
Sigillo. Comune con Sirca ed annes-
si , della diocesi di Nocera. Vedi il voi.
XXXIlI,p. 79.
Pieve di Compresfseto. Appodiato di
Gualdo Tadino, della diocesi diNocera.
Vedi il voi. XXXllI, p. 79.
Governo di Nocera.
Nocera (F.). Città vescovile con go-
verno.
Faltopinao Fai Sopina. Comune del-
la diocesi di Foligno. Dicesi anche Cer-
qua, con territorio quasi tutto in monte,
ed è piccolo paese.
Governo di Spello.
Spello {V.). Città vescovile con go-
verno.
Cannara. Comune della diocesi d'Asi-
si. Fu detto Carnerio, ed alcuni opinano
che Valerio Bnnieri perugino, ai tempi di
Federico I, abbia edificato il paese, che
PER
nel ìiqì si soUomisea Perugin. Ilo mol-
ti e ]>uoni r;\})brkali, con mura e boighi.
Colle Mancìo. Comune delhi diocesi
il'Aisisi. E" in monte ed in colle il lerii-
torio, con pochi fabbricali, in parte cinti
di mura.
Distretto eli Todi.
^^^/^(F.). Città vescovile con governo.
Baschi. Comune della diocesi di To-
di. Edificata neirSio dalla famiglia Ba-
schi , originata da un figlio del duca di
Guascogna, che seguì in Italia Carlo Ma-
gno; fu già contea. Ha molti fabbricati,
in parte cinti di mura, con gaio borgo.
Collazzone. Comune della diocesi di
Todi. Si disse Co//(?<^Vis30«e, perchè un
Azzone ne fu fondatore e signore, di gran
potenza nel 964, chiamato il gian conte
Attone nel ducato di Spoleto, derivando
da quel duca Ildebrando, Nel i25o fu
venduto a Todi , ed ebbe sotto di sé 4
castelli, distrutti nel i 36o. Collazzone lo
era stalo nel i3i4 nella guerra tra' pe-
rugini e todini. Vi era il forte, per cui il
comune di Perugia nel i362 vi mandò
il castellano. Il fabbricato è cinto di mu-
ra e vi fu la collegiata, con priore e i 2
canonici. Vi nacque il b. Simone france-
scano nel 1 240, e vi originarono molte no-
bili famiglie. Nel territorio sonovi vesti-
gia del tempio d'Ercole, forse eretto dal-
la famiglia Ulpia : nel lySG vi fu trova-
ta la statua di quel semidio.
Fratta di Todi. Comune della dioce-
si di Todi. L'antico paese fu diroccalo dai
goti, per cui si rifabbricò nel i23i in un
terreno della mensa di Todi, ed è per-
ciò che si disse Fracta Episcopi. Alcuni
pretendono che succedesse al Tudernnin,
tanto decantato da Plinio. Ne! i334 fu
presa in prelezione dai fiorentini , e re-
stò sotto quella repubblica sino al i4'3,
quando se ne impadronì Braccio Forte-
braccio, che la fortificò con cintadi mu-
ra e quattro baluardi. Nel i4i6 vi fu-
rono posti in prigione Carlo Malatesta e
diversi ufiìziali , presi sotto Perugia. In
VOL. LII.
PER 14^
seguito si governò da sé fino agli r i mar-
zo i4')2, in cui Nicolò V la pose sotto
Todi. Le mura sono ancora buone e re-
golari, con borghelto. Ne furono parro-
chi tre della famiglia de'duchi Cesi, due
de'quali divennero vescovi di Todi.
Massa. Comune della diocesi di To-
di, ed annessi. Vuoisi che il riciis Mar-
tis qui fosse. La terra fu eretta nel 780,
mezzo migliò dall'antica via Flaminia, e
cinta di mura dai Bentivenga, e Io è an-
cora. Ha molti e belli fabbricali, con e-
slerni borghi. Del convento di s. Pietro
parla il p. Antonio da Orvieto, Crono-
logia de ir Umbria. V. Marta,
JMonte Castello. Comune della dioce-
si di Todi. Fu edificatodalla famiglia de-
gli Atti nel 980, indi venne cinto di mu-
ra : fu già più vasto e popolato del pre-
sente. Nel I 254 soffrì molto dalla caval-
leria guelfa, che vi scacciò il partito ghi-
bellino. Ha molti fabbricati.
Cenni storici della città vescovile
di Perugia.
Perugia giace tra il Tevere e il Gen-
na su 5 vette calcaree, che formano l'e-
strema diramazione del medio A penni-
no, in amenissima posizione, che da ogni
parte presenta punti divista meraviglio-
si. Domina la vasta pianura dell'Umbria
con magico effetto, per la floridezza dei
campi, per la circostante barriera di col-
line, per la frequenza di città e villaggi qua
e là sparsi, mentre bello e svariato spet-
tacolo presenta d'immenso lago, quando
il Tevere nello scorrere alle falde, sol-
leva dall' ampia superficie i nebulosi va-
pori. Trovasi in aria perfettissima, distan-
te da Roma 48 leghe o 16 poste. L'ac-
cesso n' è difificile venendo da questa me-
tropoli, dovendosi dopo il passaggio del
fiume al ponte s. Giovanni giungere al-
l'eminenza per una lega di salita; dal ia-
to diFirenzeil prelato Ri vaiola, poi car-
dinale, agevolò il cammino , superando
energicamente ogni ostacolo frapposto,
sino al gran largo denominalo per ricc-
io
i4G TER
iiusceiile memoria pimzn Rharcìa^con
convellile in istrada il fosso tra la città e
la fortezza. La Porla s. Pietro o Roma-
na^ opera del secolo XV di Agostino del-
la Robbia e di Polidoro Stefluii perugi-
no, e più il tempietto di s. Giovanni co-
struito circa il 1 5o2 con travertini qua-
«Irati all'intorno, danno il primo saggio
del risorgimcnlo delle arti, nel quale fu-
ronoinnalzati tutti i monumenti più con-
siderabili della città. Tale porla intro-
duce alla spaziosa e lunga via Papale, al
cui termine si giunge all'area superiore,
ilie sovrasta per 4 1 7 o>etri al livello ma-
rino, al dire di Castellano, 047^ secon-
do Calindri. Da ultimo fu costruita co-
moda e grandiosa strada, che conduce a
quel magnifico puntoceutrale. Dalla piaz-
za Rivarolasiiioa piazza del Duomo pro-
cede la via del Corso, rettilinea, con pie-
Ire quadrate, e v'incomincia la minor via
parallela, che mette alla piazza Piccola o
ilei Sopramuro, aprendosi verso il mezzo
la via Larga , che serve ad ambedue di
comunicazione. In questo ripiano può
dirsi concentrato il meglio della nobile
città, la quale poi si dirama per l'erta e
perla scesa delle propinque creste e som-
mità. Singolare ornamento ha la piazza
maggiore, cui serve di limite il prospet-
to laterale del duomo, dalla gran fonta-
na. I perugini restaurando gli acquedot-
ti de'romani, a dar loro acqua pensarono
di abbellirli con magnifica fjonte, eretta
nel 1 277 precisamente a cura degl'inge-
gneri Bevignate monaco silvestrino e Al-
berto minorila, ambedue perugini, e dal
Boninsegna architetto veneto, conduceu-
dovi le acque del vicino Monte Paciano,
i:on superbo lavoro idrostatico, compilo
pilo nel 1 322 per opera di Ermanno da
^assoferrato priore delle arti, il tutto col-
la spesa di i(3o mila fiorini d'oro. Si a-
scende al fonte per alcuni gradini di mar-
mo, e sul piano delle scale si eleva una
gran vasca di marmo, ove ne'aS lati e-
slerni, ciascuno diviso in due specchi, si
uuimiiauo altreltanii bassorilievi di INì-
PER
cola e Giovanni Pisani , tratti dai fatti
della Scrittura e-de'primordi di Roma,
dalle arti e scienze personificate, da in-
segne italiche e altri ornati, fiamezzati
dalle figure de' 12 mesi dell'anno. Sopra
questa vasca ne sorge altra minore, pur
di marmo e quasi pensile, sostenuta da
colonne, con 24 statue di Arnolfo di La-
po. Nel suo bel mezzo una colonna di
bronzo sostiene una simile e mirabile
conca, sulla quale tre ninfe d' acqua di
tutto rilievo, dello stesso metallo, framez-
rale da eguali grifoni (questi e le ninfe,
crede Cicognara di Giovanni Pisano),
dalle orecchie dei quali e da uno spira-
glio del centro con impeto escono le ac-
que salienti, che si rovesciano con stupen-
do effetto nelle sottoposte conca e va-
sche. Questa superba fontana fu restau-
rata nel 1 56o da Vincenzo Danti, e di re-
cente vennero rinnovate le fistole di piom-
bo. La piazzetta che ddatasi innanzi la
facciata principale del duomo, dicesi del
Papa, dalla statua di Giulio III, fusa in
bronzo dai perugini Giulio e Vincenzo
Danti suo figlio, ed ivi collocata nel 1 555
su piedistallo di marmo.
La cattedrale o duomo o basilica Lau-
lenziana, è sotto l'invocazione di s. Lo-
renzo martire, ed ivi si venerano tra le
oltre insigni reliquie i corpi de' ss. Co-
stanzo ed Ercolano li , vescovi e patro-
ni della città, come le reliquie dell'al-
tro vescovo e patrono s. Ercolano I. 11
non compito e sontuoso edifizio, di gu-
sto gotico, successe all'antica chiesa edi-
ficata prima del 3i4- Venne incomin-
cialo nel iSSg o nell'agosto i345 dal-
l'encomia lo architetto Bevignate, con ar-
dito e grandioso disegno, ed ha tre na-
vate. Eugenio IV lo ingrandì nel i436.
L'altare maggiore è ricco di scelti mar-
mi, con due laterali amboni che ornò lo
scal[)ello del Pisano. Contiene nei suoi
altari preziose tavole, fra le quali è la
Deposizione dalla Croce di Barocci, s.
Sebastiano di Orazio Alfani , uno -Nlen-
doido detto il Gonfalone, d'incerto au-
PER
l()i<; del secolo XV, s. Cliiara del cnv.
iJiiglionij s. Daibaia del Signorclli, p( r
non dire di altre stupende pitture. Una
di queste è il quadro del cav. Wicar rap-
presentante lo sposalizio della Beata Ver-
gine, ncllasua cnppella, ove nel timpano
gelosamente si custodisce, entro luacilii-
na adatta a discendere sulla mensa del-
l'altare per essere dai divoti venerato, il
santo anello probabilmente di amalista
di Siria: ne narrai brevemenle 1 impor-
lanle storia nel voi. II, p. 78^ e meglio
nel voi. XllI, p. I i6e I 1 7. iXelIa crocie-
ra destra una stessa tomba di marmo ros-
so racchiude le ossa d'Innocenzo III, Ur-
bano IV e Martino IV; mentie nella na-
vata sinistra è il mausoleo del vescovo
Gio. Andrea Baglioni. Singolare è la tra-
vatura del tetto, nel i633 eseguila da
Guido Bettoli: il campanile è opera più
recente. Vi sono lavoii di scultura di
Scalza d'Orvieto, il fonte battesimale in
bronzo di Danti, e sul pulpito di inar-
nìo è II adizione che vi predicasse s. Ber-
nardino da Siena nel \f^i5 e i44o- '"^
una stanza del capitolo è rimarchevole
una tavola Correggiesca j con le imma-
gini di Gesù e dei ss. Lorenzo e Coslan-
?o. Dentro l'annessa libreria Domenichi-
ui si conservano molti pregiati codici,
essendo il più raro il vangelo di s. Luca,
scritto nel principio del secolo VI iu let-
tere d'oro. Abbiamo del p. Calassi cassi-
li ese j Descrizione dflla basilica di s.
Lorenzo cattedrale di Perugia, delle pittu-
re che l'adornano, e di quanto si vedein
essa di singolare, Venezia 1776. Essen-
dosi determinatoli restauro, ed i miglio-
ramenti agli ornati, decorazioni e dipintu-
re di tale più che magnifica stupenda cat-
tedrale, per attuarsi nel più breve spazio
jjossibile di tempo, il zelante vescovo mg.*^
Pecci nel 1 .° agosto 1 85 1 eccitò ogni ordine
di cittadini e diocesani, a concorrere ad o-
pera così lodevole e santa, per un mae-
stoso tempio che surse e progredì colla ge-
nerosa cooperazione de'vescovi,del clero,
del pati izialo e del popolo, con patria glo-
PER i47
ria. Il capitolo si compone delle dignità
dell 'arci prete e dell'arcidiacono, di i 5 cn
nonici, compresi il teologo e il peuiten
ziere ; di 20 beneficiati , e di altri preti
e chierici addetti all'uflìziatura. La cura
(Ielle anime si amministra pel capitolo da
un vicario perpetuo, nella prossima eliie
sa de'ss. Andrea apostolo e Lucia. Oltre
la cattedrale vi sono altre 1 5 chiese par-
rocchiali e con battislcrio. Prossimo alla
cattedrale è l'episcopio: fu abitato da Ur-
bano VI, e vi scomunicò l'antipapa Cle-
mente VII. Fu restauralo nel t4'?.2, e
successivamente dai vescoviErcolani, car
(linai Gallo, Gomitoli ed altri. Il vesco-
vo cardinal Corgna voleva ivi fabbricar-
ne altio nobile, ed il celebre archifetlo
perugino Galeazzo Alcssi ne avea fatto
i disegni.
Fra lechiesesi distinguono le scgucnii,
S. Agostino pei preziosi quadri di Pieli o
Perugino, come ilBaltcsimodel Signoie,
il Presepio, Dio Padre, i ss. Gio. e Girola-
mo, ed 8 quadretti in sagrestia : nel 1 8o3
fu restaurata dal cav. Cansacchi d'Ame-
lia. Il contiguo oratorio di s. .'\gostiuo è
ricco d'intagli e dipinti, di bella tavola
di Alfani, ed in sagrestia la Madonna e i
ss. Agostino e Sebastiano , della scuola
del Peru»ino. La vasta chiesa di s. Do-
menico, incominciata nel i3o4 con dise
guo gotico dal celebre Giovanni da Pisa,
precipitò in gran parte nel 1624; fu rie-
dificata nel i632 sotto la direzione del
]Maderno, e adorna di marmi indigeni e
stranieri, coi resti del precedente edifi-
zio gotico, cioè nel coro, iu una cappcl
la della nave a destra, e nel gran fine-
strone a vetri colorati, disegno secondo
alcuni di Gio. Pisano, il quale a spese del
eaidinal di Prato scolpì il bellissimo de-
posito di fini marmi del b. Benedetto XI
ivi sepolto. Quanto al finestrone, esso ha
Id più grande invetriala dipinta che sia
in Italia, sorprendente lavoro di cristia-
na archeologia, che illusilo il dotto p. de
Ferrari domenicano, prefetto della casa-
natense, nella dis<^crlazionej]Mes^o\\ Gior-
i48 PER
naie Arcadico t. io3, p. 35i. Il com-
parli meulo formasi con uu albero, od
esecutore mirabile delle pitture fu fr.
"Bartolomeo da Perugia domenicano, che
le compi nel i4' •> ^ "on più tardi co-
me prelesero altri. Con concetto teolo-
gico vi rappresentò il Padre eterno, mol-
ti angeli e santi. ^ i sono ancora il sepol-
cro de'Contucci scolpilo dall'Algardi, e
la tomba gentilizia della famiglia Danti.
Lungo sarebbe ripoilnre i bei quadri che
possiede, le sculture e le pitture della cu-
pola e della tribuna: si può chiamare
pinacoteca di pitture del Perugino e del-
la sua scuola, pel numero che ne con-
tiene. La facciata esterna è adorna di sta-
tue e bassorilievi di Agostino della Rob-
bia. Egregie pitture sono ancora nel va^
go contiguo oratorio di s. Domenico. Si
ha di RiginaldoBoarini domenicano, Sto-
rica descrizione della chiesa di s. Do-
menico di Perugia , ivi 1778. Il conven-
to lo descrisse il p. Fontana, De romana
provincia. La chiesa jN'uova o di s. Fi-
lippo, eretta nella metà del secolo X\ li,
novera tra i suoi quadri la iVativilà del-
la Vergine, capolavoro di Pietro da Cor-
tona, La chiesa di s. Francesco dei con-
ventuali, antico tempio rimodernato nel
1787 con zelo dal p. JModestini conven-
tuale, che ci lasciò, Descrizione della chie-
sa di s. Francesco depp. minori conven-
/?/rt//, Perugia 1787. Ha quadri di Pie-
tro Perugino, degli Alfani, dell'Appiani,
di Raffaello e di altri, non che pregie-
voli freschi ed intagli nel vicino oratorio:
in chiesa vi è la tomba del gran giure-
consulto Bartolo di Sassoferrato, morto
nel I 36o j e nella sagrestia è il sepolcro
di Eraccio Fortebraccio famoso guerrie-
ro. La chiesa di s. Severo dei camaldo-
lesi, posta nella più alta sommità, che
dicesi Monte di Porta-Sole, di elegante
architettura, è ornata in un altare la-
terale con bel quadro del Sassoferrato,
nella sagrestia da rari dipinti di Giotto,
ed in una cappella dentro il monastero
da preziosi freschi di Raffaello e di Pie-
P E II
tro suo maestro. Questa chiesa col mo-
nastero fu edificata sulle rovine del (em-
pio del Sole, in onore di s. Severo ve-
scovo di Ravenna, forse dal magistrato di
Perugia : i camaldolesi vi si trasferirono
dal Iuoo;o chiamato la Trinità, fuori del-
la Porta s. Pietro, ed il vescovo Dionigi
nel 1484 ne consagrò gli altari, ed il
Crispolti descrisse i freschi di quello del-
la Madonna di R^affaelloedi Pietro. Dal
monastero si godono amene \ edule, nel-
le quali soleva dilettarsi Paolo III; da
esso uscirono i bb. Manno e Antonio pe-
rugini camaldolesi, e del primo è un 0-
ratorio sotterraneo. Piacchiudono altre-
sì rare pitture le chiese delle confrater-
nite di s. Benedetto, di s. Francesco e di
s. Bernardino. Per la loro antichità sono
ragguardevoli, la chiesa di s. Angelo e-
dificata nel V secolo, che riedificata nel
XI e XIV variò forma e figura, conser-
vando 16 delle antiche colonne, che guar-
nivano il rotondo edilizio; nonché la chie-
sa di s. Ercolano ricostruita nel 182 5
dal Bevignate, della quale il medico pe-
rugino AnnibaleMariotti nel I 770 stam-
pò in Firenze : Lellera scritta al signor
N. N. (lyitamio Nalhinae) romano per
ragguagliarlo della chiesa di s. Ercolano
di Perugia. JN'ell'oratorio di s. Pietro Mar-
tire sono due capi d'opera di Pietro Pe-
rugino. Si fanno ascendere a i o3 le chie-
se di Perugia; di altre poi parlerò.
Numerosi erano i conventi ed i mo-
nasteri, diminuiti per le vicende politiche
che segnalarono il termine del secolo pas-
sato ed i primordi del corrente. Al pre-
sente sonovi 18 conventi e monasteri di
religiosi, ed altrettanti monasteri di re-
ligiose; 4 conservatorii di donzelle; di-
verse confraternite; 3 ospedali, cioè quel-
lo per gl'infermi in s. Maria della Mise-
ricordia, ov'è un bellissimo quadro del-
la Madonna col Bambino del Perugino;
quello della Mercanzia, edificato nel 1 Soj
pei convalescenti, che possiede una tavo-
la nell'altare, che credesi di Cimabue; e
quello celebre e sontuoso, ove si trattano
PER
con felice successo, secondo il moderno
metodo fdosofico, i menlecatli o pazzi,
succeduto nel 1824 a quello die dei ma-
niaci era in Perugia nell'ospedale di Fon-
terossa, la cui rinomanza cresce in ragio-
ne degli eminenti vantaggi che si speri-
mentano. Desso è situato fuori delie mu-
ra, ov'era il monastero di s. IMarglierita.
Questo manicomio per ambo i sessi deve
la sua istituzione al lodato cardinale Pii-
varola, ed a Pio VII, che nel 1828 con-
cesse i possessi delle benedettine col mo-
nastero opportunissimo al sublime sco-
po: sotto Gregorio XVI fu emanato il
icgolamcnto organico nel i83q. Ne fu-
rono altresì benemeriti , oltre il soprin-
tendente conte Vincenzo Ansidei, i chia-
ri dottori Giuseppe Santi e Cesare Mas-
sari (ambedue decorati dell'ordine e-
«jnestre , il i .° da Gregorio XVI , ed il
1° da Pio IX), come si può vedere dai
seguenti opuscoli da loro pubblicati. Del
1." è il Rapporto medico statistico dello
stahiliineìito di s. Margherita di Peru-
gia degli anni i834 (del quale annone
avea stampato altro), i83je i^?>6, pre-
sentato al cardinale Agostino Rix'arola
istitutore e i'isilatore apostolico , Roma
iS38. Eapporto triennale statistico me-
dico sulla casa de'pazzi in s. Marghe-
rita di Perugia per gli anni i84o, i84ij
1 842, del dottore Cesare Massari medi-
co direttore di essa , Perugia tipografia
Santucci 1 843. Questo ultimo pubblicò
anche la Storia delle pestilenze di Peru-
gia. Ridussero opportunamente il mo-
nastero in manicomio, l' ingegnere Cer-
rini, il cav. Poletti e l' ingegnere Fran-
cesco Cellini, il quale con una sua vedu-
tina ce ne diede erudita descrizione, col
n." q {\e\\' Album an. 4-° Inoltre in Pe-
j ugia i pellegrini, gli esposti, gli orfani, i
mendici, !ederelitte,hanno tuitiuei con-
venienti ospizi rifugio. Vi è il monte di
pietà, il primo o secondo di sì benefica
istituzione, diesi propagò universalmen-
te, ciò che trattai nel voi. XLVI,p. 253.
11 seminario ripete la sua prima isliluzio-
PER 149
ne nel i564 ^^^l vescovo cardinal Cor-
gna, e fu posto sotto la protezione di s.
Rasilio, beneficato successivamente ed
anq^liato dai vescovi successorij compre-
so quello per ultimo detenuto.
Tra i civici edifizi, il più antico, come
il migliore si reputa il palazzo comuna-
le e residenza governativa , incomincia-
to sulle lovine della chiesa di s. Severo
della Piazza, distrutta con autorità pon-
tificia. La porta che guarda la piazza del
Duomo è ornata da una parte da uno
smisuralo grifone di bronzo, insegna del-
la città , dall'altra da un gran leone del-
lo slesso metallo, insegna delpartitoguel-
fo che difese la Chiesa, al quale grande-
mente aderì il popolo perugino. A pie-
di di questi due animali furono colloca-
ti i ferramenti ed i catenacci della porta
di Siena, con la quale sebbene Perugia
fu gran tempo collegata, nondimeno nel
I 358 venute in discordia per Cortona,
seguì a Torrita un fatto d'armi, nel qua-
le rotti i senesi e spinti dentro le loro
mura, poterono i perugini togliere tali
ferramenti e 48 insegne. Però inopina-
tamente alcune indisciplinate bande are-
tine dipoi rimossero quei trofei di mu-
nicipali contrasti sempre fatali ad Italia.
II detto ingresso conduce alla gran sala
del palazzo, già detta papale pei ritratti
che nella volta conteneva di vari Ponte-
fici. Vi è un altro ingresso verso il mez-
zo della piazza, e piìi riccamente ador-
nato. Ai lati della porta sono due grifo-
ni di marmo, che tengono tra gli artigli
alcune lupe in atto di lacerarle, ed essen-
do la lupa arme di Siena, si volle rimem-
brare la detta rotta ; di sotto sono due
leoni guelfi di marmo. La porta è ma-
gnifica e tutta ornata di marmi intaglia-
ti, con molte statuette e gigli, arme dei
re di Francia, cui Perugia fu molto di-
vola, avendone riportato grazie e privi-
legi. Altri pretendono che i gigli deno-
tino la protezione di s. Lodovico vesco-
vo di Tolosa, figlio di Carlo II d'Angiò
della stirpe de're di Francia, patrono del-
1 5o PER
l'eilifizio (poiché vuoisi che nella cappi-1
\à di queslo palazzo il Piipa gli conferis-
se il vescovalo), la cui statua di marmo
è sull'alto della porla, in mezzo a quelle
dei ss.Ercolano e Lorenzo prolettori del-
la città. Le varie arme poi che si vedo-
no intagliate, molti credono che sieno
quelle delle città in lega ed amicizia con
Perugia. Il piano superiore ha grandi fi-
nestre bizantine, incorniciate entro sesti
acuti, s'innalza sul pianterreno del pa-
lazzo e gli dà un a<;pelto maestoso ed im-
ponente. Questo edifizio fu chiamato pa-
lazzo del podestà, che vi dimorava, poi
lu eletto per stanza e residenza dei prio-
ri, i quali limasero nella parte superio-
re sino al 1545, nel quale venuto a Pe-
rugia il legato cardinal Crispi, elesse det-
ta parte a sua abitazione e la restaurò,
aggiungendovi molle comodità di stanze
ed ornamenti di pitture, anche alla no-
bile cappella; in progresso altri legati e
prelati governatori, massime il cardinal
Bevilacqua nel i6o4, ^'' aggiunsero gian
numero di stanze pei loro uffìziali e fa-
u)iglie. 11 magistrato municipale coi suoi
ministri abita il nobile piano inferiore.
In questo palazzo sonovi stimabili freschi
del Doni, di Giovanni Fiammiugo, e r^t--
ce Uomo dì Pietro Perugino nella cap-
pella di s. Lodovico. II palazzo di Sopra-
muro, già del podestà, è grande e ma-
gnifica fabbrica posta nella piazza del suo
nome, coronato di merli; iscrizioni anti-
the, le insegne del grifo e la statua del-
la Giustizia ne abbelliscono l'esteriore: fu
edificato nel i47^- E''3 abitato dagli u-
ditori di rota, uno dei quali chiamavasi
podestà. Nelle due piazze principali era-
no le udienze dei collegi delle arti, le cui
prime erano quelle della Mercanzia po-
sta vicino al palazzo del governatore o
comunale, e del Cambio , da essa poco
distante, con nobile cappella: nella sala
terrena detta del Cambio si ammirano
squisiti dipinti dello stesso Pietro, che vi
l'ilratise sé medesimo, e qualche lavoro
del suo discepolo RalTaele. .\l presente in
PEPt
dello palazzo vi sono il tribunale civile
e criminale ed altri uffizi governativi. Gli
altri principali palazzi pregievoli per ar-
chitettura, o per contenere stupende pit-
ture, sono quelli degli Oddi a Porta So-
le , Meniconi e della Penna , forniti di
copiose gallerie; quel di Florenzi è dise-
gno del Vignola, indi nominerò quelli
de'Donnini, Monaldi, Sorbello, Conne-
stabili, Cesarei, Baglioni, Cenci, Bracce-
schi e Baldeschi. Si nota per la bizzar-
ria e soverchia ricercatezza degli ornati
il palazzo Antinori : alcuni freschi di Pie-
tro Perugino e di RalTaele sono nell'anti-
ca casa Capocci ; e nella ca^a da Pietro a-
bitata, questi vi colorì s. Cristoforo. Gran-
dioso e ben dipinto è il teatro civico del
Verzaro, disegno di Alessio Lorenzini;
ne manca di piegi, sebbene minore in
ampiezza, il teatro iXobiie al Corso, con
contiguo casino, ove ì patrizi si raduna-
no: vi sono due altri teatri minori. Lo
sferisterio o ampio circo moderno, con
imponente gradinata, giro dei palchi e
supcriore loggiato, è mirabile e serve a-
gli spettacoli diurni. Trovasi pure uni
gioconda serale conversazione, nella so-
cietà detta delle camere.
Fu Perugia una delle prime città ila-
liane, ove si coltivarono i buoni sludi, ed
ebbe pubbliche scuole da tempo antichis-
simo. Sebbene alcuni spinsero i principi!
dell'università perugina al secolo XI, il
p. ab. Bini professore della medesima con-
viene bensì che da tempo antico vi esi-
stessero pubbliche scuole, quindi che t
magistrati perugini impegnandosi nella
creazione di uno studio generale, sembra
che questo nel 1276 vi fosse stabilito. Nel-
le pubbliche scuole già vi avea fatto u-
dire le sue profonde lezioni S. Tommaso
d'Aquino, ed altri dotti domenicani: tra
gli studenti di esse vi fu il Mascio, poi
Nicolò IV. Nel i3o7 Clemente V colla
bolla Super specula, plesso il Bull. Reni.
t. 3, par. 2, p. 117, la dichiarò studio
generale, ciò che confermò nel i 3 18 con
breve Giovanni XXIl, il quale accordò
PER
pure il privilegio di couferire 1 gradi
accademici nel diritto civile e canonico;
indi risplendendo la università pei- ripu-
talo sapere, singolarmente nelle discipli-
ne legali, con altro breve del i 320 Gio-
vanni XXII concesse facoltà di conferi-
re il grado di dottore anche in medicina
e nelle altre arti, cioè nelle scienze filo-
sofiche. Inoltre Giovanni XXII, ad accre-
scere vieppiù il pubblico studio e facili-
tare il concorso copioso di studenti anche
di lontane parli, con breve del i 32 2 per-
mise agli studenti ecclesiastici il godimen-
to dei benefizi di chiesa, ancorché resi-
denziali, per un decennio, indulto che pro-
rogò ad altro decennio, ed il simile fece
Clemente VI. Nel 1 355 l'imperatore Car-
lo IV con onorifico diploma arricciù l'u-
niversità, i professori e gli studenti di
tutte quelle grazie, privilegi e favori on-
de le altre imperiali università allora vi-
genti godevano. In quel secolo onoraro-
no le cattedre perugine i sommi Gino ,
Bartolo e Calilo; nei secoli seguenti e-
gualmente v' insegnarono celcbralissimi
maestri, uno de' quali fu Sisto IV, per-
ciò cittadino di Perugia. Tra i suoi stu-
denti poi nominerò Gregorio XI, forse
Innocenzo VII, Martino V, Pio III, Giu-
lio II, GiuIioIII, Urbano VII, Giegorio
XIV, Clemente VIII, e Paolo V. Il Pa-
pa Sisto V confermò i privilegi accorda-
ti agli scolari, ed Urbano Vili emanò un
breve pel governo dell'università. Il ma-
gistrato perugino volle onorati i profes-
sori del privilegio di cittadini, e ad essi
come agli studenti accordò immunità ed
esenzioni dalle pubbliche gravezze. In
quale rinomanza pervenisse la perugina
università, e di quali favori fosse ricol-
mata dai Papi, e dei suoi benemeriti pro-
fessori, si può leggere: Albericus Genti-
ì'is , Laitcles acadenii'ae Pcrusiae , Ha-
nov. i6o5. Lancellolti, Uomini illustri
della Marca, die hanno fiorito nella ce-
lebre università di Perugia^ con giunte
del Colucci, presso il t. 19 dell' Antichi-
tà picene. P. d. Vincenzo Cini cassiuesc,
PER i5i
MeniovU ìslorlche della perugina uni-
i'crsifà drglistudie de' suoi professori rac-
co/^e, Perugia 1816, presso Calindri, San-
tucci e Garbincsì stampatori camerali.
Attualmente occupa il monastero degli
Olivetani, detto di ÌMonte Morcino, gran-
dioso ed elegante, la cui riedificazione fu
disegnata dal Vanvitelli ed eseguita dal
IMurena. Sisto IV avea fatto edificare le
pubbliche scuole pei professori, decora-
te di portico da! legalo cardinal Pinelli,
aumentando la dote dello studio Sisto V,
percul gli fu eretta una statua in bronz<j :
a' nostri giorni Pio VII colla costituzio-
ne Pluriniuni iiiesse momenti, de' 23
maggio 181,5, Bull. Roni. Cont. l. i3,
p. 367, concesse alla università il detto
monastero e chiesa. Leone XII nel 182 \.
nel riordinamento degli sludi di tulio lo
stato, nominò visitatori apostolici della
università il p. ab. Cappellari poi Gre-
gorio XVI, e l'avv. concistoriale Fusco-
ui, ed anche con questa fu laigo di sue
provvide e benefiche cure. Nel 1 84B il
regnante Pio IX vi ha istituito la cat-
tedra (olire quella agraria-teorica- pra-
tica alla società economico-agraiia ) di
diritto di natura e delle genti. Olire i
collegi delle quattro facoltà, 1' univer-
sità viene decorata dall' accademia del
disegno e da una cospicua pinacoteca,
ove si ammirano pitture del Perugino,
di Configli, di Pietro della Fraiicesca, di
Pinturicchio e di altri maestri. Ad essa
dopo il 1811 furono riunite le rendile
ed il locale del collegio Gregoriano, det-
to della Sapienza vecchia, fondato dal
cardinale Nicolò Capocci protettore di
Perugia (ove avea studiato) circa il 1 362
( fondò pure 1' antico monastero degli
Olivetani nel luogo n)eniorato), per man-
tenervi allo studio dell' università per
7 anni 4o giovani italiani e forestieri, per
isludiarvi le scienze legali e teologiche,
da nominarsi dai loro vescovi: verso il
1373 ne fu rettore IMigliorati, poi In-
nocenzo VII. In questo locale fu trasfe-
rito nel i^'ic^ il collegio Piano, di cui
i52 PER
vado a parlare. 11 celebre pcruf^ino Be-
uedello Guidalolti vescovo di Recanali
e vice-caoierlengo, nelle sue case e con
corrispondenti rendile fondò coH'appro-
vazione di Martino V (che aumeirtò la
dotazione) nel 1426 il collegio di s. Gi-
rolamo o Sapienza nuova, per un con-
villo gratuito pei giovani poveri estra-
nei da Perugia, che desiderassero in es-
so studiare la legge e la medicina. Pio
IV modificò le disposizioni sulle ammis-
sioni. Soppresso poi nel 1 798 dai repub-
blicani francesi, nel 1807 Pio VII ne
autorizzò la riapertura, onde per lui fu
detto Piano. Ne prese benefica cura an-
che Leone XII a mezzo del p. ab. Cap-
pcllari poi Gregoiio XV^I, finché nel
i83osì stariiparono nuovi ordinamenti,
in cui fu statuito, che per esservi am-
messi 20 perugini debbano pagare an-
nui scudi Go, gli estranei 100. In que-
sto fioiente stabilimento si apprende o-
gni genere d'istruzione scientifico-letlc-
raria, militare e cavalleresca. Essendo il
prof. Giuseppe Colizzi romano di esso
grandemente benemerito, anche per a-
veigli donato due gabinetti di macchine
fìsiche e di mineralogia e geografia, ol-
tre la sua libreria, gli venne eretto un
busto marmoreo con onorevole iscrizio-
ne, ^eìì'ydlbuni I 7, p. 293 e seg., si leg-
gono di Giuseppe Bianconi le importanti
Memorie sulla fondazione e vicende del
lullegio civile Piano o Sapienza nuova di
Perugia. Per le vicende dei tempi resta-
rono soppressi il collegio della Sapienza
Arniellina, il collegio dei conviUori, ed
il collegio della Sapienza Bartolina, dei
quali tratta il Crispolti.
Sulle biblioteche di Perugia il Ver-
miglioli pubblicò: Cenni storici ec. La
biblioteca pubblica contiene circa3o,ooo
volumi, compresi moltissimi rari mss. ,
una pregiata raccolta di primitive edi-
zioni perugine, ed una serie di tipogra-
lici lavoii del benemerito Aldo. ì:{e\\' Ef-
femeridi leu. di Roma del 1 80G, p. 254,
si ragiona : Della tipografia perugina
PER
del secolo XV , lettera di Già. Battista
Fermiglioli al d.<' Luigi Canali, p. bi-
bliotecario, pi'of. di fisica nell'universi-
tà di Perugia, ivi i8o6. Leggo pertanto
che Braccio Baglioni fece in Perugia ve-
nire gli stainpatori per inqjrimere le o-
pere legali del perugino Filippo Fran-
chi, probabilmente prima del i47'- Le
altre prime edizioni perugine sono, le
opere del Saliceto nel i47'>, del Bene-
detli nel 147G, del Cornia nel i477 •"'"■
pressore Vydenast; altro di quell'epo-
ca pare che sia Stefano da Magonza stam-
patore dimorante in Perugia; oltre la sto-
ria della tipografia peruginaj il Vermi-
glioliparlòdella famiglia degli stampato-
ri cartolari. Del medesimo Vermiglioli si
ha: Principii della stampa in Perugia,
e suoi progressi, Perugia 1820 pel Ba-
duel. Di alcuni libri di rime italiane ra-
ri e rarissimi pubblicati in Perugia nel-
la metà del secolo XVI, Perugia 1821
pel Baduel. Memorie degli sludi di a-
mena letteratura esercitati in Perugia
nel secolo XV, Perugia 181 3. In Peru-
gia fiorisce un'accademia letteraria, con
altra di filodrammatici, che congiungo-
uo alla coltura delle lettere il diletto. Del-
le antiche accademie di Perugia parla-
rono oltre il Crispolti, \\ Garulìi nell'/-
talia accademica, ed il Maslai Ferretti
nelle Accadente di Europa, come degli
Insensati ertila nel 1 56 1 , degli Scossi che
si uni alla precedente, degr/«.v;yy/Wi_, de-
gli Eccentrici fondata nel 1 5G7 pel col-
tivamento delle scienze e delle arti, de-
gli f/«wo/» principiata nel 1 56 1, del Z?/-
segno, degli Atomi: il Maslai loda la u-
uiversità,e la dice tanto insigne che non
dubita di asserire, che dopo Bologna non
ha pari in Italia (forse in giurispruden-
za, e stampò l'opera nel 1792); aggiun-
ge che vi fiorivano la colonia Augusta
degli Arcadi e l'accademia Anatomica,
che pei premi dispensava medaglie colla
epigrafe, Accademia Augusta. Perugia
ebbe la sua zecca : si vuole che incoiniu-
ciasvenel i2Gi, restata talvolta intcrrot-
PER
ta, venne ristabilita, Oiine nel \3'jf\ e
i47i- li Muratori neWa diss. l'j ." dcscii-
■ve 5 sue monete, 4 toU'elUgie di s. Er-
colano, col motto Augusta Pernsia, col
grifo alalo e colle chiavi ponlifìcie. 11 Vet-
tori, nel Fiorino, osserva che le sue mo-
lielc erano proibite.in Firenze, in un
a quelledi altre città, per ordine del gon-
l'aloniero Ciotti del i33i. Narra Scilla,
Ltllf. monete pontificie, p. SGg, che il car-
dinal Antonio del Monte legato, in tem-
po di Leone X, vi fece battere il giulio
e grosso con sua arme; il legato, cardinal
Grimani sotto Paolo 111, il grosso e mez-
za doppia con suo stemma; ed il legalo
Gio. Maria del IMonte (dovrà dirsi o In-
nocenzo o Cristoforo, allrinicnti sarebbe
lo stesso Giulio 111), nel pontificalo di
Giulio HI, mezza doppia con sua arme,
duegiuli,ed un grosso con la rovere(stem-
ma di Giulio 11 benefattore dei Del iMou-
le). Il Crispolti afferma che Clemente VII
nel i533 a' 7 seltendjre concesse a Pe-
rugia (0 confermò) di poter battere i gros-
si d'argento e le monete dette Clementi.
Vedasi il Bellini, De nioiietis, de moiietis
Peiiisiaej e Gio. Ballista Vermiglioli,
Della zecca e delle monete perugine, l'e-
iugiai8i6. In questa città i Papi da anti-
co tempo fino a tulio il secolo passato vi
tennero i loro tesorieri con erario. Nicolò
della Valle romano, chierico di camera,
fu tesoriere di Perugia dal 14^9 al '433
di Martino V ed Eugenio IV ; Luca de
Leni romano, canonico di s. IMaria Mag-
giore, chierico di camera, abbieviatore
e tesoriere di Perugia, morì nel i486 sot-
to Innocenzo Vili ; di ambedue parla
il Maim'ì, Archiatrij p. 121 e 277: di
quelli divenuti cardinali ne tratto alle
loro biografie; di Alfani poi dirò. Ab-
biauiOj Stalo attivo e passii'o della teso-
reria di Perugia dal 1.° maggio l'j^i a
tulio aprile 1765, Perugia 1775.
Gli antichi primari magistrati di Pe-
rugia erano decemviri; durava il loro uf-
fizio due m'esi, da Giulio II nel i5i i ac-
cresciuto a tre : si eleggevano dalle arti
PER I J3
e collegi della ciltà, i quali erano 44-
Già Pio I! avea concesso a tali magistra-
li la veste rubane di velluto nero o allro
drappo secondo i tempi, o mantelli lun-
ghi di porpora, come dice il Crispolti,
con collane d' oro benedette. Il secondo
magistrato era quello de'consoli, uditori
e camerlenghi, in ninnerò di 4<^j eletti
dai nominati collegi, eduravano (imesi;
il terzo malvisti alo era il concilio di 3oo
cittadini, dipoi diminuito a 4o, scelti 8
per porta, e duiava 3 anni: in seguilo
tlirò delle successive magistrature nmni-
cipali. Allro magistrato era il tribunale
della rota, composto di 4 tloltori fore-
stieri o lontani da Perugia non meno di 20
miglia: durava il loro uffizio due anni
e si prorogava per altri due. Il capo era
podestà, usava il rubone, così gli altri;
veniva preceduto da un paggio con stoc-
co in mano e con cappello di broccato
d' oro alle spalle, mentre il podestà in-
cedeva con scettro nero con palla d'oro.
Fu Clemente VII che col breve Ex-
poni nobisjdeiS marzoi53o, Bull.Roni.
t. 4, par. I, p. 89, concesse l'istituzione
del tribunale della rota in Perugia, tal
quale sotto altre denominazioni si ave-
va in molte ciltà floride ed illustri, ed
anco con tal titolo nello slato papale, per
conoscere e decidere le cause e liti. Ciò
fece ad istanza dei priori del comune, u-
milia'a iti Bologna a Clemente VII dal
giureconsulto perugino Guglielmo Pon-
tano come oratore del medissimo, uomo
di valore e di matura prudenza. Risie-
deva nel palazzo di Sopramuro e pronun-
ziava giudizio in prima istanza: gli udi-
tori prima erano i collaterali del capita-
no del popolo, ma cessò col moto proprio
del 18 16 di Pio VII. Fu ultimo udilo-
l'e di sì celebre tribunale, eh' era com-
posto di 4 giudici uditori, l'avv. Tomma-
so Adriani (figlio d'Antonio, altro dottis-
simogiurtconsulto, uditore della rota di
Lucca e padre dell'egregio cav. Vincent
zo fatto da Gregorio XVI cameriere d'o»
uorc e confermalo da Pio IX, cioè di quel-
ij4 ter
la illustre famiglia di cui feci cenno a
LaNdriam cardinale), dal cui elogio fu-
nebre si apprende la sua somma scienza
legale, probità, religione e attaccamento
alias. Sede. I collegi delle arti in Peru-
gia furono istituiti in nuuìero di 44^^''
governo popolare, ancbe per firvi fiori-
re le arti diverse: il principale era quel-
lo della ]Mercanzia di nobili, il secondo
quello del Cambio pure ragguardevole
nei suoi membri, i quali tuttora fìoienli
esistono. Ciascun collegio avea la cogni-
zione delle cause civili, spellanti alle ar-
ti medesime, con particolari entrale, che
s'impiegavano in limosine^nel manteni-
mento degli spedali, nelle luminarie e in
altro. Neil' odierno secolo anche in Pe-
rugia fu ridotto il magistrato munici-
pale uniforme alle altre città dello sta-
to, al modo detto a Gonfaloniere ed ai
relativi articoli. Perugia gode tuttora il
decoroso pregio di avere un suo cittadi-
no uditore nel celeberrimo sacro tribu-
nale della rota di Roma; ma poiché non
avvi alcuna pontifìcia concessione, e so-
lo una costante consueludine in favore
di Perugia, noterò le relative nozioni the
abbiamo, come rilevasi dal Bernini, Del
tribunale della rota romana, p. 5i , e me-
glio da Annibale Mariolli, 3Ieiìiorie iste-
riche de perugini auditori della sacra
rota romana, Perugia i 787, presso Car-
lo Baduel. Nicolò Baldeschi fu fallo udi-
tore nel i464da Pio li, Matteo Baldeschi
nel 1484, Mariano Bartolini nel i5o4,
Camillo Baglioni nel i5i8, Giulio O-
radini nel i55i. Mentre questi era udi-
tore di rola,il magistrato perugino com-
mise al suo oratore o ambasciatore Ra-
nieri Consoli di domandare a s. Pio V
nel i568, che nella romana rota per
privilegio potesse sempre avervi luogo
un dottore perugino, ma non l'impetrò.
Tutta volta il successore Gregorio XIII
nel 1573 fece uditore Francesco Conluc-
ci, e Sisto V nel 1587 Napoleone Gomi-
toli; indi Gregorio XIV nel 1591 Fran-
cesco della Penna, morto uè' primi del
PER
1 593. 11 Parisi, Istruzioni, l. 2, p. 3or,
riporta la lettera de'priori di Perugia del
1 596 a Clemente Vili per avere un luo-
go nella sacra rota, sino allora diirerilo
dal medesimo: non ebbe il bramalo ef-
fetto. Paolo V nel i6io nominò udito-
re Francesco Baldeschi; Urbano Vili nel
if)26 Benedetto Monaldi 5<7W^.?f^/, poi
cardinale. II Novaes, nella Pila di Ur-
bano FUI liferiscCj che aggiunse per-
petuamente un cittadino di Perugia tra
gli uditori della romana rota. Nel 1682
divenne uditore Alessandro Benincasa,
nel 1720 Faustino Crispolli , nel 1757
Alessandro Baldeschi, enei 1784 Fran-
cesco Cesarei Leoni (cui il Mariotli de-
dicò le Memorie) , poi cardinale e ve-
scovo di Jesi, onàc a quell'articolo meglio
che alla biografia lo celebrai. Sebbene
il Bernini, citato dal IMariotli, non am-
metta assolutamente l'alternativa fra la
città di Perugia e la Toscana sull' udi-
torato, contro i! cardinale De Luca che
la concede, in Cur. Roni. disc. 32, n.''
20, tuttavia per vari secoli i Papi alla
vacanza dell' uditore toscano sostituiro-
no di fatto il perugino. Avendo Grego-
rio XVI nel 1842 crealo cardinale Cor-
si toscano, fatto nel i8iq uditore da Pio
VII, nel dicenìbre gli sostituì il degno
prelato Giacomo de'conli Oddi Baglioni
ponente di consulla e canonico Vatica-
no, da lui già fatto protonotario aposto-
lico e abbrevialore di parco maggiore:
iamialurameule morì a' 1 7 maggio 1 844)
assai compianto per le sue grandi viriti,
raeritamenle celebrale dal cav. (oramg.'^)
Francesco Fabi Montani con I' Elogio
epigrafico di mg.'' Jacopo Baglioni Od-
dij offerto dall' autore alla desolata fa-
miglia, R.oma 1 844; ^ dall'ab. d. Raffae-
le Marchesi professore nel comunale li-
ceo di Perugia, Elogio funebre di mg.''
Giacomo Baglioni Oddi uditore della
s. Rota, per Vesequie solenni celebrate in
Perugia nella chiesa degli agostiniani,
Roma I 845. Questo elogio con alTettuo-
sa lettera del eh. cav. Gio. Ballista Ver-
PER
mìglioli, venne dedicalo ai c(hU1 ^larco
Antonio e Fenetlelto egregi fralelli del-
l'ilhislre defunto. A consolar l<) patria di
sì grave perdila, GregorioXVI nell'istes-
so anno nominò l'alluale uditore di ro-
ta perugino, mg.' Spinello de'conli An-
linori n;ito in Gubbio, già da lui fallo
ponente di consulla.
I diversi sobborghi di Perugia noa
mancano di altri singolaii vanti e pregi.
Fuori di Poi in s. Pietro 9.] apitVawp'ìn via
per a Todi, traghettando il Tevere al Pon-
te Nuovo. Dopo lungo spazio di essa, s'ia-
conUa a manca lo splendido monasteio
di s. Pietro de'cassinesi, grandioso edili-
zio con alla torre che serve di campani-
le, e trovasi esposta alla vista delle due
spaziose valli Spoletana e Tiberina. Fu
cattedrale nei remoti tempi, ullìziata an-
che da s. Ercolano, e cinque anni dopo
l'innalzamento della nuova chiesa a Ire
navi, seguilo nel 960 , fu convellila io
abbazia dal vescovo Onesto, che trasferì
la sua sede a s. Lorenzo. La volta dell'au-
gusto tempio è sostenuta da 18 colonne,
5 delle quali di granilo, e puògiusta nien-
te chiamarsi un museodi pittura per ma-
gniljci dipinti e quadri, di cui ridonda-
no le pareti e gli altari , e primeggiano
quelli di Guido, di Doni, del Vasari, di
Wicar, de! Perugino, diSassoferrato, del
Parmigianino e di Caravaggio. L' allaie
maggiore è ricco di marmi orientali; mi-
rabdi sono le bellezze del magnifico e
sorprendente coro, pei bassorilievi in no-
ce degli stalli, disegnati da Ralfaele, di
cui vi sono eccellenti pitture, ed intagliati
da Benedello da ]Monte Pulciano e da
Stefano da Bergamo, il quale fece pure i
4 quadri di lavori in tarsia nei compar-
timenti della sua porta. Autore del clas-
sico lavoro delle sculture in legno e in-
tarsiature, nel secolo XVI fu il celebre
eugubino Antonio MaCfei, la cui perfe-
zione nell'arte non fu da alcuno superata.
1 libri corali furono miniali dagli antichi
tuonaci, quando la pittura era nell'infan-
zia. Si hd del p. GalaSsi casiincsc, De-
P E Pt I 5 >
scrizione tldle pilfure di s. Pìc'ro di Pc-
nii^ia, chiesa dei monaci neri dì s. Bene-
delio, Perugia i 77^) stamperia Costan-
tini. Orna'i d'invenzione di Raffaele di
Urbino, esistenti nel coro di s. Pietro in
Perugia, in numero loranv, Roma 1 8 i t .
Gli ornati dclcoro della chiesa dì s. Pie-
tro de'inonaci casunesi di Perugia, in-
tagliati in legno da Stefano Bergamo "^o-
pra i disegni di Raffaele Santi da Ur-
bino, ora per laprinia volta tutti raccol-
ti, incisi a contorni e pubblicali , Pioma
1845. Aldestro lato della strada è l'a-
meno [)asseggio detto del FroulonCj ove
nella parte più elevata sonovi folti grup-
pi di robusti elei, che oudjreggiano i se-
dili di marmOjdestinali nella stagione c-
sliva ai carmi degli arcadi. Lungo il bor-
go sono i due conservaforii delle derelit-
te e di s. Anna. Più avanti per la scesa
s'incontrala chiesa di s. Costanzo, sul qua-
le può leggersi il Diario dell' invcìizioue
0 ritrovamento delle ossa di s. Costanzo
martire, vescovo e protettore di Perugia^
avvenuto nel febbraio 178 i, Perugia pel
Costantini. Porta s. Costanzo si chiama
il vecchio arco, ove termina l'abitato. Vol-
gendo dalla porta verso la via di Pioma,
si trova il convento dei riformati di s. Gi-
rolamo, che dà il nome alla vicina Por-
ta, di cui r arco è tuttora in piedi. La
nuòva strada praticala entro la cillà, iu
seguito alla via Papale, costeggiando a
destra le mura nella disabitata parledel-
ta il Campo, guida agiatamente per l'e-
sterno pomerio alla Porta del Carmine,
dove s'incontra altra spaziosa via,chemel-
te a Isoli la rio convento dei cappuccini, alla
frequentala chiesa di s. Maria iu Mon-
terone, ed all'antica abbazia di s. Cevi-
gnate, ove nel iSso i perugini col con-
senso del gran maestro gerosolimitano
fondarono un monastero di monache, poi
soppresso, passato quindi in commenda,
e dato da Urbano Vili agli agostiniani.
Conliuuaudo il perimetro della cillà, si
perviene non lungi dalla Porta s. Anto-
nio, ov'c la nuova via Eugubiua, a! cele-
i56 TER
Jjie inouaslero <ìi MoiilcLiicc,lacui chic-
sn tu tla IMailioo IV ampliala e decora-
la: ne fu 1/ ahbadessa la b, IMaigheiita
ila Sulmona, indi passato alle clansse eb-
be due alile badesse perugine, le bb. Fe-
licia e Cecilia Coppoli. hi ((uesta chiesa
era il cclebiecjiiadio della IMadonua, ora
i\\ Valicfino, come dissi nel voi. XLVII,
|). io'7, parlando pure del superbo qua-
ilro, ch'era nella chiesa di Fratta : a'i5
tigosto vi è molta allluenza di popolo al
Perdono, per cui lungo la strada lateral-
niente i mereiai aprono botteglie. Gli os-
servanti hanno un bel convento sulla e-
ininenza superioie alla Porta s. Angelo,
fondato da fr, Elia i.° compagno di s.
Francesco, perciò detto di s. Francesco al
Monte: vi sono pitture del Perugino ed
una notabile biblioteca. Fra le due Po/Ye
di s. Carlo e del Rastcllo, dietro le mu-
ra della fortezza, venne stabilita la va-
sta piazza pei mercati settimanali di be-
stiami e per la ricca fiera del 1 novem-
bre. Poco distante è il monastero di re-
ligiose, con la chiesa dis. Giuliana, aven-
te in sagrestia un quadro del Perugino.
La fortezza di Perugia, bella e impo-
nente, fu edificata presso Porta Eìmniea,
ed incontro le due piazze principali, d'or-
dine di Paolo III, e perciò dicesi Citta-
della Paolina : incominciata a'G o i 3 di-
cembre 1 540 condisegno del celebre An-
lonio Sangallo, la terminò nel i 544) «'
A'endovi cooperalo l'altro architetto Ga-
leazzo Alessi perugino. Il Papa ne alli-
dò la direzione e conipimeulo al parente
Crispi governatore di Perugia, poi car-
dinale e legato dell'Umbria: ne fanno la
descrizione il Crispolti e le guide di Pe-
rugia. Ne fu cagione il lumulttiare della
città, ed il governarsi con troppa licenza,
per cui Paolo III soleva chiamarla nuo-
va Perugia e lui fondatore, lo che espres-
fce in diverse iscrizioni, accompagnate dal
suo stemma e da quello dei nipoti. Men-
Irepiogredi va la fabbrica e dopo termina-
la, sette voltesi recò in Perugia, quasi sem-
pre in seltcaibre, alloggiando coi nipoti
PER
nella medesima. Vi fu eletta la di lui sta-
tua di marmo, e la cap|)ella nella quale
dipinsero, come ne'fi egi dell'appartamen-
to, Doceno del Borgo , Lattanzio della
IMarca, Raffaele del Colle , Adone Doni
e Tommaso da Papacello. Le porle di
pietra hanno intagli con arabeschi di Si-
morie Mosca , che con Lodovico Scalza
scolpì gli stemmi. Il sitocomprende quel-
lo delle antiche case de'Baglioni, perchè
volle llaccarne la potenza, in un al palaz-
zo di Gentile Baglioui, ridotto ad abita-
zione del castellano, con bella loggia, del-
la lumia di quelle vaticane e con grot-
teschi dipinti. Fu già munitissitna di for-
midabili artiglierie ed altro occorrente:
sotto Leone XII le fu toltala parie det-
ta Tenaglia, e perciò il conveniente luo-
go per la polveriera. Nella cortina si ve-
de r arco dell' antica Porta Marzia, coi
suoi ornamenti rimurata. Ma questo f ir-
te Paolino negli ultimi politici sconvol-
gimenti ingran parte venne demolito nel
dicembre 1848 , al modo riportato dal
Contemporaneo n.° 225, principiandosi
l'atterramento il giorno 1 3, probabilmen-
te anniversario del suo incominciamen-
to. Dell'antica fortezza nel monte di Por-
ta Sole parlerò a suo luogo. Vi sono io
Perugia alcuni tratti di mura di costru-
zione etrusca : ivi si rinvennero avanzi di
etrusche e romane antichità, e si vedono
specialmente nel chiostro degli oliveta-
ui. (ili scavi furono feraci di statue, iscri-
zioni, vasi, incisioni ed altre pregievoli
cose. Vedasi Jo. Baptista Passeri us , De
antiqua vdciorum etruscoruni faniilia pe-
rnsina disserlatio, nel t. 3j Blns. Etr. di
Cori: De ctriiscoriini sepidcris praeserlini
PernsinO; Igux'ino, et Tarqìdiiiensi dia-
triba, ibidem. Gio. Battista Vermiglioli,
presidente del pubblico patrio museo, /-
sciìzioni perugine raccolte , illustrate e
pubblicate, Perugia 1 8o4 pel Baduel. Le
citate Effemeridi a p. i i5 ne danno un
importante estratto : meritò l'opera una
2.' edizione pegli stessi tipi nel i833.Dl1
medesimo, oltre altre opere, abbiamo
PEPv
V Indicazione antiquaria dclgahinc'loar'
chcologico di proprie là (ìli II) at^istralo di
Perugia e situalo nelpuhìdico studio, Pe-
rugia i83o pel Badiiel. Tra le cose prin-
cipali rinvenute nel corrente secolo, no-
minerò quelle notate dal Calinciri : il car-
ro etrusco di bronzo, coperto di laniiiie
d'argento istoriate; una tazza di finissi-
ma terra colla rossiccia, con teste, festo-
ni e maschere; la più copiosa iscrizione
lapidaria efrusca in pietra, che sia noia;
il disco o patera manubrlata di bronzo;
la statua metallica dell'Augure Mediceo,
ora esistente in Firenze. Sulle Tavole pe-
/7i5'//.'escoperte nel 1822 pubblicò unccm-
mento il Vermiglioli, poi una diversa in-
terpretazione Vincenzo Canipanari , ai
quali tennero dietro altri con dotte le-
zioni ed osservazioni. Si legge nel n."! 2C)
del Giornale di Roma i85ij che l'avv.
Secondiano Campanari intendepubblica-
re una letterale versione delle medesime,
stimando egli che riguardino la religione,
memorie di sngrifìzi, epnli sacri, immola-
zioni di vittime, ludi, preghiere, libazioni,
chei sacerdoti praticavano in alcuni gior-
ni di ferie : opinando che le tot'o/e^er/i^me
sieno state scolpite nel V o VI secolo di
Pioma.Altriche scrissero sulle cose artisli-
clie di Perugia, sono: Gio. Francesco Mo-
relli, Breve notizia delle pitture e sculture
clic adornano la città di Perugia^ ivi pel
Costantini i638. Baldassare Orsini pitto-
re e architetto perugino, Guida al fo-
ra stiere per V augusta città di Perugia^
al quale si pongono in vista le pili eccel-
lenti pitture ed architetture con alcune
osservazioni, VciuQ\a 1784 pel Costan-
tini. Siepi, Descrizione topologico -istori-
ca della città di Perugia ^ i vi 1 82 i . Di più
PiafTaele Cambini pubblicò un'esatta G<d'
da di Perugia, ed erudite Dissertazioni
sul lago del Trasimeno.
Anticamente Perugia contava maggior
numero di abitanti e giunse si no a 4o, DOG,
ora coi suoi borghi è di circa iq,ooo.
I perugini sono di sveglialo ingegno, a-
mano le Icllere, le scienze e le arti : \an-
PER 1T7
tano un copiosissimo numero d! cittadi-
ni che fiorirono in santità di vita, in di-
gnità ecclesiastiche, nelle arnu, nelle ar-
ti e nelle scienze , principalmente nella
giurisprudenza. Oltre i nominati cquel-
li di cui parlerò, accennerò qui i princi-
pali, non compresi cpielli che sono con-
siderati perugini per aggregazione alla
cittadinanza o nobiltà. Alcuni prelesero
fare perugino Innocenzo VII Migliorali
di Sulmona, ma prova il contrario il pe-
rugino e savio storico IMariotti, non es-
sendo certo neppure eh' egli avesse stu-
dialo in Perugia, confutando il Vincioli,
che Io annoveiò tra i cardinali perugini,
e lo fece ancora con altri; bensì come
ho rilevato fu 1 ettore della Sapienza vec-
chia. Certamente sono perugini e ne fe-
ci le biografie, i cardinali Ridolfo della
Sta/fa, Stefano Normandis romano se-
condo alcuni, nato in Perugiaj Andrea
Buontempi, Francesco Medici JrmelUni,
Fulvio della Cornia, Eenedetto Monal-
di Baldeschi, Slehvo Pignattelli nato ia
Piegaro , Federico Colonna Baldrschi ,
Marc'Antonioy^/2.?/r/f^/_, Jacopo Oddi, ?si-
colò OrW/ j Francesco Cesarei Leoni y
Francesco Canali crealo da Gregorio
XVI. Giacinto Vincioli pubblicò; i.° Me-
morie i storico -cri ti che di Perugia , e ri-
tratti di 24 uomini illustri e di 24 cardi-
nali della medesima rZ/tó, Foligno 1 780.
Vi è pure la Lettera in risposta al mar-
chese Maffei , delle antiche memorie di
Perugia. 1.° Notizie ìstorico-critiche ai
ritratti di 24 cardinali perugini, con la
serie dopo il XIV cronologica de' vesco-
vi, e disamina dei due ss. Ercolani, Fo-
ligno 1730. Perugini furono gli arcive-
scovi, di Pisa Pietro Giacomo Bourbon
del Monte, di Saldana come lo chiama
Crispolti Franco de'Franchi, e di Amalfi
Monaldo Monaldi ; i vescovi, oltre quelli
della patria, di Jesi Luigi A|[àni,di Or-
vieto Ercole Baglioni, di Narni Giaco-
mo Mansueti, d'Ulicasuffraganeo di Man-
tova Marc' Antonio Gradini, di Pesaro e
Asisi INIalalesta Baglioni, di Cagli e Or-
1 58 TE R
\ielo Niculò IMcrcuiri o Ughi, di eoceni
Virgilio Fioienzi e Alessandro Yincioli,
di Grosseto b. Angelo domenicano, di
Città di Castello e commendatore di s.
Spirilo Evangelista Tornioli, di Bologna
Giacomo Biioiicandji, di Firenze Giaco-
mo Ranuccio, di Trivento Paolo Bisuel-
ti, di Alatrl Ignazio Danti celeberiimo
cosmografo e matematico, che celebrai
:illrove, come a Palazzo Vaticano. Pre-
lati governatori, nunzi, pronotari : Alber-
to eFrancesco Baglioni, Fabio della Pen-
na, Fulvio Paolucci, Gio. Battista Lau-
li, Nicolò Baidcschi, Nicolò Biionlem-
j'i, Vinciolo Yincioli. Fiorirono in arnii.
Caio Ceslio detto \\ Macedonio, Andrea
Montemelini ; de'conli di Marsciano R.a-
iiicro Burgarelli e Ranuccio li ; degli Ar-
manni, og^i della StalTa, Armanno, Che-
rubino e Nicolò, Giovanni, Nicolò e Gio.
Orso Montcsperelli ; Raniero Vibii con-
dottiero d'armi di Gregorio XII e Gio-
•\anni XXIll ; degli Arcipieli, oggi della
Penna, Agamennone, Giacomo e Cinlio
geneiale di Clemente VII; Giovanni Gie-
gori. Evangelista Tosti, Diouiede Penna
generale pontificio in Avignone ; de'Ba-
glidni Astoirel, Adriano) detto IMojgan-
te, Aslorre li, Adriano 11, Becello, Bi ac-
cio 1 generale di s. Chiesa, Braccioli, Car-
lo Bacciglia, Gio. Paolo, Lodoxico, Rla-
latesta 1, Malatcsta 11, Orazio, altro O-
razio,Ridolfo II capitano generaledi Giu-
lio III, Malalesla IV, di cui nel i83g il
lodato Vermiglioli stampò in Peiugia, La
vita e le ìinpi ese inililari^ niirrazioue.slo-
iìcaj Ruggiero Ranieri, Ascanio I e Be-
lardo della Corgna ; Ascanio della Pen-
na oggi della Corgna ; Ligiero Andreot-
li, Biordo e Ciccolino Michelotli, Miccia
digli Oddi e Oddo di Ongaro; Bino, Fa-
brizio 1, Fabrizio lì, Giovanni, Leandro
td Ottaviano Signorelli; Bartolomeo, Ca-
millo, Gio. Battista, Montino, Pietro, U-
golino ed Uguccione Bourbon del Mon-
te; de'Crispolti Faustino, Crispolto e Cri-
spollo lìglio di Pietro; dc'liigazzini Filip-
[)o, Giacomo 1, Giacumu 111, Ranaldo e
PER
Ugolino II ; Vinciolo Vincioli e Vincio-
lo di Bevigiiate; Nicolò, Fiancesco e Gia-
como Piccinini, Grazino e Giacomo Ora-
ziani. Molti artisti e pittori, e fra'secon-
di, Pietro Vannucci dettoli Perugino, m^
di Città della Pieve, di cui l'encomiato
IMezzanoUe nel i836 stampò iu Perugia
pel Baduel, Della vita e delle opere di
Pietro Vannucci detto il Perugino; Gio.
Battista Caporali, Orazio Alfani, Cesare
Pollino detto il Francia, e Bernardino
Pinturicchio, dell juale il Vermiglioli scris-
se, Memorie del pittore, ec. Perugia 1887
pel Baduel. Si può anche leggere sugli
arasti: Lione Pascoli, l'ite dei pittori, scul-
tori ed architetti perugini, Roma lySi.
Annibale Marietti, Lettere pittoriche pe-
rugine, o sia ragguaglio di alcune me-
morie isteriche riguardanti le arti del di-
f^egno in Perugia, ivi 1788 pel Badaci.
Baldassare Orsini, Rispo^taalle lettere pit-
toriche di Annibale Marietti, Perugia
1791 pel Baduel. Nelle /f^gg/ cà'/Ve e ca-
nonica si distinsero i perugini, il sommo
Bartolo Alfani nato in Sassoferrato, Bal-
do Baldeschi forse il più celebre giurecon-
sulto, Ascanio Scolti ; degli Alfani Ac-
curzio, Tindaro e Bernardino; dei Bal-
deschi Amadeo, Angelo, altro Angelo,E-
nea, Francesco, Gio. Zenobio, Pietro I,
Pietro II ambasciatore patrio residente in
Roma presso Gregorio XII 1, e Pietro lì-
glio del primo; Angelo e Baldo Perigli,
Ariguccio Arigucci, Benedetto Barzi, Ba-
glione e Raniero Vibii, Benedetto Bene-
delti, Baldo Bartolini, Benedetto e Dio-
nigi Barigiani, Benincasa e Cornelio Be-
nincasao A nsidei. Cesare Gherardi, Conte
Saccucci, Cesare, Federico e Pier Filippo
della Corgna ; Cesare Fumagioli, Filippo
Franchi, Filippo Massini, Fabio Torretti,
Gio. PetrucciolMonlesperelli, G. Vincen-
zo Ondadei, Gio. Paolo Lancellotto, Giu-
seppe Neri, Ivone e Raniero Cop|)oli, Lo-
dovico Senso, Lodovico Cenci, Lodovico
Aureli, Marc' Antonio OradinijMarcu Ros-
si cui gli anconitani eressero una statua,
Marc'Àulouio Severi, ftlarc'Anlouio Eu-
PER
qcni, Paolo Buontempi, Raniero de'Ra-
nieii, Risloro Castaldi, Rinaldo Ridolfini
precettore di Cleaìente VII! e Paolo V,
Rubino Monleinelini , Salustio Salusti,
Sforza Doddo , Tobia Nonio , Ugolino
IMontagntelli, Vincenzo Ercolani. Final-
mente nella teologia, Jìlosofia, poesia cA
altre scienze, Andrea Calrani dooienica-
110, Angelo generale dei francescani, A-
gostino e Secondo Lancellotti abbati Oli-
vetani, Alfano Alfani che fu 87 anni te-
soriere apostolico in patria e mori nel
1 55o, Andrea Cibo, Baldassare Ansidei,
Francesco Coloaibo, Girolamo Baldesi hi,
Guid'Ubaldo Bourbon del Monte, Giro-
lamo Bigazzini, Gio. Battista Danti, Gio-
vanni R.uscelli, Gio. Tommaso Gigiioli,
b. Giacomo da Cerqueto, Leonardo IMan-
sueli generale de' domenicani , Malliolo
Mattioli , b. Nicolò Brumacci domenica-
no, Nicolò Colombo maestro del s. pa-
lazzo, Nicolò A lessi domenicano, b. Ra-
nieri, Tomassello domenicano, Taddeo
Bourbon del Monte generale agostiniano,
Pompilio Eusebi matematico, che proget-
tò a Sisto V la erezione di un canale na-
vigabile per le acque dell'Aniene da Ti-
voli a Roma ; Timoteo Bottoni vicario ge-
nerale domenicano , Ci istoforo Sasso ,
Francesco Maturanzio , Giacomo Anti-
quario, Marc' Antonio Bonciari , Orazio
Carsanetij Cesare Crispolti, OrazioMan-
cini, Scipione Tolomei, Cesare Capora-
le, Francesco Beccuti, Filippo Alberti,
Giacomo Grisaldi , R.icciardo Barlolini,
Vincenzo Menna, Lorenzo R.alti, Vincen-
zo Ugolini. Vedasi Caesar Alexius, Elo-
gia liviurn ptrnsinoi'iint, Fulginiae 1 63 5,
Romae i652. Augustiuus Oldoinus^ z^-
tlienatwn Augnslwn , in quo pcruxino-
runi sciipla pitblice expomaitiir^ Pcru-
siae lyp. Ciani et Desiderii 1678. Gio.
Battista Yeiniiglioli, l'importante Biogra-
fìa degli scrilloii ptrugini e notizit delle
opere loro, ordinale e pubblicale, Peru-
gia 1828 pel Baduel. Felice Ciatti scris-
se: Paradosso isterico, nel quale si pro-
va Perugia esicre patria di Sesto Au-
PER 1 >n
relio Propertio, Perugia 1 628. Su di al -
cii».e famiglie perugine abbiamo ; Com-
pilazione de'pri\'ìlegi e giurisdizioni del-
la famiglia Meniconi, Perugia «719 pei
Costantini. Di Giacinto Vincioli : i .° Let-
tera stdlii famiglia l'indoli, Macerata
17 12. 2." l'ite de'' nove soggetti della fa-
llii glia T indoli venerabili ed insigni in
santità e pietà, con altre nolizic di Pe-
rugia, ivi 1734. Lettere con notizie del-
la famiglia Eugeni, Perugia 1733. Nel
Sansovino sono le notizie de' Baglioni ,
nello Zazzera quelle degli Oddi, come di
altre famiglie, e così nel Marchesi e nel
Litta.
Perugia, Pernsia, per le sue antiche
e turrite mura fu detta Turrena , indi
nel romano impero nobilitata col titolo
di /^f/^/^^/a, poscia dai Papi chiamata per
ispeciale privi!(-gio Città della D. l'er-
gine del Bosario. La prima >ua fondazio-
ne si perde nel buio de'tempi: dicesi fab-
bricata dai lidii, che fondarono le dina-
stie della Etruria media , e peiciò circa
5oo anni avanti l'origine di Roma; altri
la vogliono edificata da Perugio troiano,
altri da Giano, ovvero da Perseo, o da-
gli achei o dai tirreni, ed in origine! pe-
rugini si dissero grifoni armeni. Certo
è che come antichissima brillò fra le 12
Lucumonieetrusche, reggendosi col siste-
ma federale, ma il suo perimetro era cir-
ca due terzi meno del presente. Nel fine
della via Papale si vedono gli avanzi delle
sue solide mura dì grandi travertini in-
sieme commessi,! quali tracciano il vec-
chio recinto sinoalla suddetta Porta 3Jar-
zia, ove si leggono l'epigrafi di Colonia
J ibia e di Augusta Pernsia, titoli dati
alla città ne'lempi romani. Di colà il re-
cinto antico etrusco volge al fosso della
Cupa e si ricongiunge alla Poi ta Ekrusca
ben conservata, nel fine di via Vecchia
e innanzi la piazza Grimana, ove si leg-
gono le dette iscrizioni. Perugia fu una
delle città etrusche, che fissando l'atten-
zione dei romani, ebbe molto da fare con
tssij e centro di loro sostenne lotta mici-
1 Go P E R
tlialc , collegata con Arezzo e Cortona,
per cui a cagione <)i possanza ottenne dui
vincitori onorevoli tregue. Dopo la metà
(]el secolo Y di Roma a cpiesla soggiac-
que, dopo la disfatta comune ai volsinie-
si alleati, venendo ammessa alia cittadi-
nanza romana e alia tribù Tromenfina.
Sidislinsenelle guerre puniche, massime
nella seconda, e fu larga di vettovaglie e
di armali ai romani. Quando il cartagi-
nese Annibale vinse la battaglia di Can-
ne, 460 valorosi perugini con 5oo di Pa-
lastrina e pochi altri, custodivano Casa-
lino, piccolo castello o città sul fiume Vol-
turno nella Cauipania, poi Casleilaccio.
Inutilmente quel fortunato eroe 1' asse-
diò due volte, e vinto dalla loro indescri-
vibile e valorosa resistenza e dalla fìuiie
che aveano sostenuta, accordò loro onore-
voli condizioni e li lasciò ripatriare, on-
de poi Perugia ebbe l'onore del munici-
pio. Nel fatale combattimento del Tra-
simeno, si crede che parte del disfatto e-
sercito romano si rifugiasse anchein Pe-
rugia. Vinti i cartaginesi, i perugini par-
teciparono delie glorie e dei trionfi ro-
mani.L'epoca del triumvirato riuscì dan-
nosa ai peruginijche parteggiando calda-
mente a sostegno del partilo repubblica-
no, a pn le porte a'profughi guidati da Lu-
cio Antonio, fratello del triumviro Mar-
c'Antonio, che perdeva in Egitto il suo
tempoconCleopaUa.il vincitore Ottavia-
no l'assediò, onde la città colla pili valida
resistenza e prodigi di valore provò tulli
gli orrori della fame. Ridotta agli estre-
rai, fu costretta darsi a discrezione, ma
l'inimico vollesfogarvi il suo risentimen-
to : furono decapitati 3oo senatori, ab-
l)andonata al saccheggio ed alle violenze
militari, quando Caio Cesilo Macedonio,
preferendo bruciare la propria casa allo
.spoglio, r incendio si propagò dal vento
per 1' infelice città, e la distrusse. Tut-
tavolta nel lungo e pacifico impero di Ot-
taviano Augusto si riprodusse, avendovi
Vibio Pausa portata una colonia roma-
na per popolarla e farla rifiorire: da ciò
PER
ebbe origine la naturale scissura fra Pe-
rugia e le altre città etrtische , e fu ca-
gione che quando l' impero rovinò, essa
sempre tendesse a riunirsi ai latini ed ai
popoli che ad essi successero. Diviso nel
secolo IV il romano impero in occiden-
tale ed orientale, e nel seguente distrut-
to il primo, i perugini restarono fedeli al
secondo dei greci.
Invaso l'occidente dai barbari, igoti oc-
cuparono anche Perugia, che ne scosse il
giogo; quindi! perugini con Costantino ca-
pitano di Belisario, vinsero i goti presso le
sue mura. Non potè poi la città scampare
al furore di Tolda re dei goti che la cinse
d'assedio; ma dopo ostinala resistenza, so-
lo dopo 17 anni e verso il 546 venne in suo
potere, ed allora vi esercitò la più cruda
vendetta, saccheggiò e misein fiamme, fa-
cendo decapitare il vescovo s.Ercoiano li.
Dipoi ricuperò la città il greco capitano
Narsete, e per l'invasione de' longobar-
dij verso il 579 si sottomise al loro do-
minio, finché il greco esarca Romano nel
598 ne cacciò i longobardi e la restituì
all' impero. Di ciò sdegnato il re longo-
bardo Agilulfo, ne guastò il contado nel
594, e s'impadronì della città, a fronte
de' soccorsi spediti da Gregorio prefetto
di Roma, e vi stabilì un duca di sua na-
zione. R^iuscì a'greci di riprendere Peru-
gia, e ne affidarono il governo ad un con-
te o duca imperiale. Intanto l'imperato-
re Leone movendo fiera guerra alle sa-
cre immagmi, Papa s. Gregorio 11 lo sco-
municò e sciolse gl'italiani dal giuramen-
to di fedeltà; laonde Perugia versoi! 727,
ad esempio del ducato romanoedi altre
citlà, si sottomise al temporale dominio
della sede apostolica, ciò che riconobbe
poi e confermò Carlo Magno, quando re-
stituì ai Papi le terre loro tolte dai lon-
gobardi : tanto attestano il Crispoltì , il
Pellini ed altri storici di Perugia. Ben-
ché Rachis re dei longobardi avesse con-
venuto con Papa s. Zaccaria un tiattato
di pace per 20 anni, volendo allargare i
confini del suo regno, nel 479. con pode*
PER
roso esercito all' improvviso pose i'nsse-
dio a Perugia, miiiacciaiulo tutte le città
(Iella PfìitapoU. Trepidando Perugia di
sua sorte, mosse da Pioma coi primari
del clero e della città s. Zaccaria, il qua-
le pieno di apostolico coraggio, tanto sep-
pe dire, clic obbligò il re a desistere dal-
Tincominciato assedio, e tanto disprezzo
gli fece concepire delle transitorie uma-
ne grandezze, che lo indusse a riuunziar
hi corona e farsi monaco a Monte Cas-
sino. La città in progresso di tempo, co-
me le altre d'Italia, adottò libero sistema
di governo municipale, e sempre tenne le
parli dei Pontefici, eh' erano quelle del-
la propria indipendenza , contro le ger-
maniche invasioni degl'imperatori. Mai
patrizi, che sotto il nome di decurioni e-
lansi già nell'epoca romana separali dai
plebei, crebbero di orgoglio , quando ni
governo democratico sostituiti i consoli,
concentrarono in poche mani la somma
delle cose, funesto principio, che bastò ad
accendere le faci della discordia , e tin-
gere il suolo per più secoli di sangue ci-
\ile. Equi noterò, chedal loooal 1198
prevalse la fazione imperiale, sebbene il
valore dei perugini sovente, non solo ne
scuotesse il giogo, ma alle vicine città si
len desse terribile.
Nel I 080 i perugini, colle milizie della
gran contessa Matilde ed altri aiuti, li-
berarono Firenze assediata da Enrico IV,
deposto e scomunicato da s. Gregorio VII.
I medesimi nel io83 cogli 'orvietani e-
spulsero gì' imperiali da Chiugi o Casti-
glione d'Arezzo, detto pure Castiglione
Perugino, che perturbavano la Toscana,
e vi ristabilirono la parte guelfa seguace
del Papa ; indi ripresero Val di Chiana
e Val di Paglia, per Orvieto occupate da
Enrico IV. Siccome nel 1098 furono uc-
cisi in Chiugi i Bovacciani guelfi dagl'im-
periali o ghibellini, vi ritornarono i pe-
rugini con molta gente, ripresero il luo-
go e fecero molta strage. Nel i i25 i pe-
rugini mossero il campo verso Orvieto
contro la parte eretica , dove congiunti
VOL. LII.
PER iG£
coi guelfi orvietani la vinsero. L'impera-
tore Federico I, nellegravi dissensioni con
Alessandio III, fece vicario imperiale di
Perugia Lodovico Baglioni, e nel diplo-
ma lo chiamò consanguineo suo e dei
duchi di Svevia. Alessandrolll si dichia-
rò ben contento della fedeltà dei perugi-
ni, e dei soccorsi da loro ricevuti, enco-
miandoli con suo breve. Nel i i85 i pe-
rugini si recarono in aiuto dei guelfi or-
vietani, contro Federico I, che li tene-
va assediati, avendo esso occupalo quasi
tutti i territorii di Todi, Amelia e Fo-
ligno. Nel 12 IO per sospetto dell'impe-
ratore Ottone IV che sollevava l'Italia,
Innocenzo 111 mandò il cardinale Gual-
tiero di s. Maria in Portico, legalo a trat-
tar la pace tra i perugini, orvietani e to-
dini, conchiusa in Marsciano. Intanto la
famosa lega lombarda divenne sostegno
dei guelfi, dopo la protezione spiegata da
Innocenzo III, liberatore dell'Umbria e
del Piceno dagli stranieri, i quali si pro-
ponevano di vantaggiare le proprie fran-
chigie. Dice il Crispolti , che Innocenzo
III confermò ai perugini il contado di A-
gubbio, Chiugi ed il lago Trasimeno, pei
servigi prestali alias. Sede, anche nella ri-
cupera dei suoi dominii. Nel voi. XXXV,
p. 288, narrai perchè InnocenzoIII si re-
cò a Perugia e vi morì a' 16 luglio I 216
(dopo avere consagrata la cattedrale, al
dire di alcuno, e diversi altari), descri-
vendo pure il sepolcro : i perugini gli ce-
lebrarono solennissimi funerali. Ivi fu
tenuto il conclave pel successore , indi-
cato nel voi. XV, p. 259, coli' autorità
di Bernardo di Guido, Specuhwi hisl.
Roman. Pont.j e perchè le cose di Ge-
rusalemme si trovavano in grandissima
necessità , a costringere i cardinali alla
sollecita elezione nella canonica del duo-
mo, tolsero loro ogni giorno alcuna cosa
■del vitto ordinario, onde 6 giorni dopo,
secondo il Biondo, ed a' 18 luglio secon-
do Novaes, fu eletto Onorio III, ivi con-
sagrato e coronato, donde partito, giun-
se in Roma a'3i agosto. In questo seco-
I I
.62 PER
lo, per le turbolenze di Roma, i Ponte-
fjci di frequente furono necessitati ad u-
scirne, e cercare asilo più tranquillo, on-
de spesso fecero residenza in Perugia, e
per alcuni divenne quasi l'ordinaria se-
de^ con accresciroento di vantaggio e lu-
stro alla città.
Gregorio IX più volte passò in Peru-
gia per le sollevazioni dei romani, fo-
mentate da Federico li, dal Papa sco-
municato. Nel laaS, ribellali i romani
per opera dei Frangipani, Gregorio IX
si recò in Perugia, e vi dimorò dal mag-
gio di dello anno al febbraio i23o, sup-
plicato dai romani a tornare fra loro. Pe-
rò nel i234j ad istigazione degli Anni-
baldi, con nuova sedizione i romani vo-
levano proclamar la repubblica, per cui
i perugini spedirono al Papa 800 cavalli,
indi si avviò per la loro città, vi giunse
nei primi di maggio, e la prese sotto la
prolezione sua e della s. Sede apostolica.
Quietò le differenze dei cittadini a cagio-
ne dei fuorusciti, per le fazioni guelfe e
ghibelline ; ricompose gli animi con isla-
bilire le basi di conciliazione fra i Raspan-
ti o popolani ghibellini, ed i Patrizi. Nel-
la chiesa di s. Domenico vi canonizzò nel
1235 s. Elisabetta, figlia del re di Un-
gheria. Nel laSy i roujani spedirono a
Perugia un' ambasceria , e vinto il Pa-
pa dalle loro preghiere, fece ritorno tra
essi. Anche Innocenzo IV per le perse-
cuzioni diFederico II abbandonò Roma
e si ritirò in Francia, mentre l' impera-
tore occupò gran parte dei dominii della
Chiesa, onde nella Toscana pontificia re-
starono ad essa devote solo Perugia, To-
di ed Asisi. Dopo la morte dell'impera-
tore, Innocenzo IV tornò in Italia, e non
fidandosi dei romani, a'5 novembre i 25 1
si fermò in Perugia e vi restò sino all' a-
prile 1253. Vi canonizzò s. Pietro mar-
tire domenicano e s. Stanislao vescovo
(in questa occasione ebbero origine gli
stendardi dei santi, per quanto dissi nel
■voi. VII, p. 3i4)> facendovi nel sabba lo
santo a' 1 9 aprile la promozione di tre
PER
cardinali, uno dei quali, suo nipote, di-
venne poi Adriano V. Il Papa confer-
mò a Perugia i suoi privilegi, passò in
Asisi e nell'ottobre in Roma. Nel detto
anno I25i la città si collegò con le al-
tre guelfe a favore della Chiesa, e contro
Manfredi figlio naturale di Federiceli.
Alessandro IV nel 1259 spedi un onore-
volissimo breve in lode della fedeltà dei
perugini e loro benemerenze colla chiesa
romana, per aver preso le armi contro
INIanfredi. Nel suo pontificato e nel 1 260
qui ebbero origine, come in altre città, le
Confraternite, che ben presto si propa-
garono in Europa : altri riferiscono che
vi ebbe pui'e origine la setta dei Flagel-
lanti (f^.)- Il successore Urbano IV, re-
duce da Todi, morì a Deruta, come at-
testa il Pellini, a' 2 ottobre 1264, don-
de i perugini con sontuosissima pompa
lo trasportarono e lo seppellirono nel lo-
ro duomo, ove vuoisi che Dio operasse
prodigi a sua intercessione. Durò la se-
de vacante 5 mesi e 2 giorni, quindi nella
canonica di Perugia a'5 febbraio 1 265, al
modo che riportai nel voi. XXI, p. 222,
fu eletto Clemente IV, che la più parte
degli storici dicono assente, e presso il
conte di Monfort quale legato o in Boulo-
gne o in Inghilterra. Intesa la sua esalta-
zione, montalo in alcuni legni mercantili
per timore di Manfredi, sotto abito di le-
ligioso mendicante, si portò in Perugia,
ove chiamali i cardinali fa coronato a'
22 febbraio, il Pellini dice in Perugia, ai-
tri in Viterbo, nella qual città poco dopo
si recò, onoratamente accompagnato dai
perugini. Essendo sempre i romani ostili
ai Papi, ne trovando questi conveniente
alla lorodignità il rimanere in Roma, mai
vi si recò Clemente 1 V, che dimorò ordi-
nariamente in Viterbo ed Orvieto, ed
anche in Perugia, ricevendovi l'offerta di
un eletto drappello di cavalieri ausiliari
nella guerra napoletana contro Manfredi.
Nel I 266 i guelfi rientrarono in Firenze
per gli aiuti dei perugini, indi combat-
terono in favore della Chiesa Todi edX-
PER
sisi, dando 11 guasto ai dinlorni massime
di Todi.
Proveniente da Orvieto ed Asisi, e re-
candosi per Arezzo in Firenze, anche Gre-
gorio X onorò nel giugno 1273 Peru-
gia, incontrato a Marsciano da io am-
basciatori perugini ; poi per di lui ordi-
ne restituirono i perugini al duca di Spo-
leto per la Chiesa , Gubbio , Nocera e
Gualdo. Nel 1276 fu rogato istromen-
to di convenzione fra i fiorentini, orvie-
tani e perugini, che passando vicende-
volmente sopra i propri territorii, niu-
no di essi dovesse pagare la gabella im-
posta. Solendo i perugini mandare il pe-
sce al Papa per la cena del gioved"i san-
to. Martino IV con breve del 27 marzo
1281 gliene fisce richiesta, mentre dimo-
rava in Orvieto. Nel 1282 i perugini parti-
rono per l'impresa di Faenza e Forlì ribel-
late alla Chiesa, e si posero sotto il coman-
do di Giovanni di Brion nipote di Mar-
tino IV e capitano generale della Chiesa.
Ma per la guerra contro i folignEiti, asse-
dio e presa della loro città, non che diroc
caaaento di sue mura, tutto in disubbi-
dienza alle ammonizioni di Martino IV, da
questi nello stesso anno furono i perugini
interdetti, levando loro i religiosi ed il ve-
scovo. Neil' anno seguente implorando
perdono, l'ottennero con imposizione di
grossa somma di danaro per risarcire i
danni fatti ai folignati. Dispiacente il
Pontefice del suo rigore verso Perugia,
deliberò di recarvisi, onde col soc^iorno
della corte procurarle compenso. Mal-
contento del governatore di Orvieto, da
colà partì Martino IV nel 1283 per Pe-
rugia e vi dimorò alcuni mesi, quindi
a' 25 marzo cantò la messa di Pasqua
nel duoBio con solenne pontificale; ma
appena desinato ammalò di febbre, pio-
dotta dalle anguille e squisiti pesci del
Trasimeno, che avea mangiati in copia
nel sabbato santo, e ne morì nella notte
del mercoledì entrando il 29. Dopo i fu-
nerali fu sepolto con l'abito de' minori
nella cattedrale a pubbliche spese, non
PER iC3
avendovi voluto concorrere i canonici ;
portati al suo sepolcro molli storpi e cie-
chi, Dio li risanò per glorificare il suo
servo. Nella canonica si tenne il con-
clave e nel secondo giorno dello scruti-
nio, a'2 aprile i 285, restò eletto Onorio
IV, che dopo essersi trattenuto alcuni
giorni in Perugia, si trasferì in Roma, ove
a'i4 ricevè il sacerdozio. Dopo la morte
di Nicolò IV la sede vacò 2 anni, 3 mesi
e 2 giorni, per le discordie de' i 2 cardi-
nali che allora componevano il sacro col-
legio, divisi in due partiti, unode'quali,
diretto dal cardinal Rosso Orsini, voleva
un Papa di piacere a Carlo li re di Sicilia.
Aumentarono i dispareri gl'irrequieti se-
natori di Roma e le malattie da cui era
afflitta la città, per cui alcuni cardinali
passarono in Anagni, altri in Rieti e tre
restarono in Roma. Finalmente per con-
siglio degli arbitri destinali a stabilire il
luogo del conclave fu scelta Perugia, on-
de essere liberi nell'elezione, sicuri esani
per l'ottimo clima. Pertanto si rinchiu-
sero nelle stanze del duomo in conclave,
ma i due cardinali Colonna e l'Orsini ri-
tardarono il suo fine, ad onta della dili-
genza che posero i perugini per riunire
i loro suffragi, facendo intendere agli e-
lettoli i mali che ne derivavano alla Chie-
sa. Ciò non producendo effetto, ricorse-
ro alle proteste di ritener loro i cibi or-
dinari, come alcune volte fecero. Si reca-
rono in Perugia Carlo II e Andrea IH re
d'Ungheria, per far risolvere i cardinali
con esortazioni e preghiere , ma senza
frutto; anzi il cardinal Gaetani, poi Bo
nifacio Vili, disse loro che tali insistenze
potevano sembrare alle nazioni cristiane
quasi violenza ai suffragi, onde i due re
partirono. Alla fine a'5 luglio I294cle5
sero Si. Celestino V, che vivea penitente
e religioso in Abruzzo, per cui i cardi-
nali si portarono all'Aquila per la consa-
grazioiie, non potendo pel caldo recarsi il
Papa in Perugia, come onninamente vo-
levano i cardinali. Poco dopo rinunziò e
gli successe Bonifacio Vili, il quale nel
1 64 PER
visilare Perugia le mostrò particolare af-
fezione.
Morto Bonifacio Vili nel palazzo Va-
ticano, sebbene alcuni cardinali opinas-
sero fare il conclave in Perugia, in quello
nel 1 3o3 fu eletto il b. Benedetto XI do-
menicano. Per lo scompiglio delle fazio-
ni guelfe e ghibelline, il Papa partì da
Roma nell'aprile per Viterbo, indi giun-
se a Perugia, ove stabilì la sua dimora, e
vi ebbero luogo quegli avvenimenti no-
tati alla biografia, in un alla sua morte
di veleno a' 6 luglio i3o4, di che furo-
no incolpati Bernardo minorità e Arnol-
do di Villanova, operando Dio al suo se-
polcro molti miracoli. Venne sepolto con
grande onoie nella chiesa de'suoi dome-
nicani,da luì principiata e chiamata di s.
Ercolano, ma veramente di s. Stefano,
poi di s. Domenico , avendovi concesso
l'indulgenza della Porziuncula. I cardina-
li si rinchiusero in conclave, non nel con-
vento de'domenicani, come alcuni scrisse-
ro, ma nel palazzo di residenza de'gover-
natori, detto allora del Papa e brucialo nel
i534, contiguo all'episcopio e alle stan-
ze della cattedrale, le quali in quell'oc-
casione servirono tutte per celle ai car-
dinali. Ne' voi. Ili, p. 1 70, XIV, p. 3o e
3 1, XV, p. 28o,XXI,p. 222, XXXVIJ,
p. 271, narrai come la Chiesa vacò io
mesi e 28 giorni pei contrari partiti,
e descrissi questo memorabile concla-
ve e l'elezione a' 5 giugno i3o5 di Cle-
mente V, che slava a Bordeaux, il quale
dopo ricevuti i legati mandati dal con-
clave di Perugia, chiamati i cardinali in
Francia, ripugnanti vi si recarono, so-
spettando che ivi avrebbe il Papa fissato
la sede, come si verificò e vi rimasero sei
successori, con pregiudizio fatale di Pto-
ma e d'Italia. I perugini custodi del con-
cia ve, per sollecitargli elettori a conchiu-
dere l'elezione, aveano usato ogni cura,
negando ai cardinali quella parte di vit-
to statuita da Gregorio X. Racconta il
Crispolti che quando il gonfaloniere di
Perugia Filippo Bigazziui seppe la chia-
PER
mala de' cardinali in Francia, procurò
trattenerli a vantaggio d'Italia, per im-
pedire la traslazione della residenza pa-
pale, imperocché i cardinali nell'annun-
ziare a Clemente V la sua elezione , e-
spressamente l'aveano invitato a recarsi
prontamente in Perugia per coronarsi ,
come aveano fatto Clemente IV e Grego-
rio X, eletti assenti dal conclave, il primo
in Perugia, l'altro in Viterbo. Predomi-
navano allora nella città i Raspanti, a'
quali aveano acceduto i moderati patri-
zi, quindi l'assenza de'Papi e la loro lunga
dimora in Avignone, consolidò le nuove
popolari istituzioni , poiché al governo
consolare erasi surrogato quello de' io
priori delle arti. La prima metà del se-
colo XIV segnò il colmo della prosperità
di Perugia, che tenne posto onorevole fra
le repubbliche italiane : oltre i limiti del-
l'Umbria, che tutta le fu sottoposta, non
escluso Spoleto vinto nel 1 3 1 2 e poi con-
quistato dopo due anni di assedio, pei pe-
rugini si estesero i trionfi de'guelfl e fu-
rono ridotti i fuorusciti ghibellini agli es-
tremi. Espugnarono Asisi^ uccisero molti
ghibellini, ne rovinarono le mura e la for-
tezza, portando le porte della città a Pe-
rugia. Giovanni XXII, forse anche per
quanto notai nel voi. XXXI, p. 62, in
premio concesse ai perugini il mero e mi-
sto impero con amplissimo breve.
Nel i336 mandarono i perugini 3oo
cavalli a Firenze in aiuto di Carlo duca
di Calabria guelfo ; ricuperarono Città
di Castello loro tolta dagli aretini, dopo
varie guerre con essi, presero Chiugi o
Castiglione, Citerna e altri luoghi. Nel
i352 si collegarono co'florentini esanesi
contro il ghibellino Visconti, arcivesco-
vo di Milano, che favorito da Cortona,
questa danneggiarono. I perugini in gran
numero concorsero alla crociata contro i
turchi assediatori di Smirne, e nel 1 346
dispiacque loro assai che Clemente VI di-
chiarasse Perugia immediatamente sog-
getta alla Chiesa, agognandoiodipeuden-
za per la sua fortezza e lontananza de'
PER
Papi. Intnnto in Roma insorse il famoso
f libuno Cola di Rienzo, che pretese rista-
bilire l'antica reptibblica, invitando a co-
stituirla le città italiane, in un a Perugia
che vi aderì nel i347 , inviando a Ro-
ma IO ambasciatori. Questa improvvida
adesione che disgustò il Pontefice, variò
la forma delle cose politiche ; i fuoruscili
si accostarono al Papa, perchè seconda-
va le loro vedute, ed a questo partilo mol-
ti guelfi della classe agiata si unirono ,
onde il reggimento municipale degenerò
in anarchia ; si moltiplicarono le congiu-
re e ne conseguitarono debolezza e de-
cadenza, perdendo molti luoghi di loro
giurisdizione come Cagli ; ma gli abitanti
di Heltona aderendo ai Visconti di Mi-
lano, furono puniti. Avendo Innocenzo
VI mandato in Italia il legato cardinal
Albornoz, alla ricupera dei dominii del-
la Cliiesa usurpati dai tirannetli e signo-
rotti, Perugia lo fornì di poderosi aiuti
(li gente da guerra. Nel 1867 recatosi Ur-
bano V da Avignone in Roma, fece una
lega contro i Visconti, e vi entrò anche
Perugia; ma continuando i perugini nel-
l'amicizia de' Visconti, ciò dispiacque al
Papa che voleva esercitar piena autori-
tà sulla città, la quale invece ambi va man-
tenersi libera. Urbano V dichiarò loro
la guerra nel i 36q, soccorso da Giovan-
na I regina di Napoli. Le fazioni si spin-
sero tanto, che Urbano V che stava in
Montefiascone, per maggior sicurezza pas-
sò in Viterbo, inseguito dai perugini che
posero a ferro e fuoco i dintorni, laonde
li scomunicò e promulgò la crociata a lo-
ro danno. Tuttavolta la pace di Bologna
del i3 ottobre 1870 pose Perugia in-
teiamente sotto il dominio pontificio di
Urbano V, che la fece occupare da'suoi
legati. Il successore Gregorio XI, per te-
nere soggetta la città, nel 1871 e nella
più alta parte di Perugia o iMonte di Por-
ta Sole, fece incominciare dal legato car-
dinal Burgense o Stagno (il quale secon-
do il Cardella avea presa la città per as-
sedio) una fortezza, proseguita dal car-
PER i65
dinal Cabassole legato dell'Umbria, che
morto in Perugia nel i 872, gli successe
nel governo Gherardo de Puy parente
del Papa, abbate di Monte Maggiore.
Questo governatore compì la fortezza che
abbracciava tutto il monte, cinta d'alta
muraglia, essendone guardata l'entrala
da tre torri e da ponti levatoi. Nel centro
vi fu eretto il palazzo papale, e per un
corridore da essa si passava al duomo,
comunicando coi palazzi del governato-
re, del podestà e de'priori ; passaggio fat-
to per andare sicuramente 1 governatori
dalla loro residenza in fortezza, in qua-
lunque evenienza. Forse fu in questa cir-
costanza che Puy fece demolire la ma-
gnifica tomba dedicata nel duomo dai
perugini a Martino IV coll'opera di Gio-
vanni Pisani, con grave dispiacere della
città. Altro corridore conduceva al cas-
sero o minor fortezza posta presso la Por-
tadel Borgo s. Antonio, ov'erano altre 6
torri con due ponti levatoi. Ambedue fu-
jono ben munite e guarnite di milizie :
ne fu architetto MatteoGatlaponediGub-
bio e costarono i4o,ooo fiorini d'oro.
Pel soverchio rigore di Gherardo, i pe-
rugini irritati si sollevarono nel 1875,
mentre Giovanni Acuto, ch'era alla guar-
dia di Perugia, erasi portato a reprime-
re la ribellione di Città di Castello. Co-
strinsero i francesi soldati ad abbandona-
re la piazza e ridursi nelle fortezze, quin-
di i perugini tagliati i corridori tolsero
le loro comunicazioni, onde in pochi gior-
ni così isolati, furono costretti a cedere
per capitolazione, partendone col castel-
lano e governatore Gherardo, cui allora
giunse la notizia di essere slato creato
cardinale.
Ricuperata la libertà, subito i peru-
gini a'7 dicembre demolirono dalle fon-
damenta le due fortezze. Era però im-
possibile, che le due fazioni si contenes-
sero ed amministrassero concordi il ri-
cuperato potere. I Raspanti ed i Nobili
si lacerarono a vicenda, e solo ad Urba-
no VI riuscì di comporre gli affari, col-
j 66 TE n
lu risoluzione presa di dare a Perugia
il caraltere di feudo, del quale mercè
lieve tributo da pagarsi per la festa dei
«.s. Pielro e Paolo in ricognizione dell'al-
to dominio, il vescovo e il popolo ne fu-
rono investili col trattato del 4 gennaio
1 379. Né ciò fu bastante, poiché sebbe-
ne una generale amnistia richiamasse in
patria i cittadini d'ogni ordine,! piìi am-
biziosi patrizi non tardarono ridestar mo-
vimenti e fu d'uopo cacciarli di nuovo.
Palliativa fu anche la tranquillila che
Urbano VI procurò ricondurvi, mentre
i nobili più caldi, assunto il nome di
Beccan'nij ricominciarono coi Raspanti
la lolla più sanguinosa. A' •?. ottobre
I 387 Urbano VI da Lucca recossi a Pe-
rugia, invitato da 20 ambasciatori di es-
sa. Venne ricevuto e alloggiato con som-
mo onore nell' episcopio e la corte nel
palazzo del podestà, con allegrezze per 6
giorni continui. Si notò che nel suo ingres
so una colomba bianca si posò sul cap-
pello del Papa e solo a lui riuscì rimuo-
verla e la die a un cappellano, il che fu
tenuto per prodigio. Ivi scomunicò Ri-
naldo Orsini invasore di Spoleto e Or-
vieto, l'antipapa Clemente VII, il re di
Francia, ed Ottone di Brunswick, non
che altri, pubblicandone crociata, dando
in questa occasione la solenne benedi-
zione dall'episcopio. I perugini dichiara-
rono cittadini tutti quelli del seguito del
Papa, il quale concesse loro diverse gra-
zie, parti agli 8 agosto 1 388, e per Nar-
iii andò a Tivoli; ma io miglia lungi da
Perugia la mula che cavalcava inciam-
pò, cadde, ed Urbano VI restò malcon-
i:io in diverse parti del corpo. Frattanto
I perugini stanchi delle guerre civili del-
le due fazioni , pregarono Bonifacio IX
di consolarli colla sua presenza ; ed egli
malcontento del disprezzo de' caporioni
romani, a'25 settembre «392 fece sape-
re ai perugini che li avrebbe contentati,
e preso Perugia sotto il suo governo, pre-
via la consegna di tutte le fortezze del-
l'intiero contado, lo che fu eseguito con
PER
apposite convenzioni riportate dal Pel-
lini. Bonifacio IX partito da Roma a'ì'j
ottobre, colla corle, 12 cardinali, una
turba di parenti (onde si disse un bel
motto, riportato dal Poggio nelle sue
Facezie p. i3g), e 1000 cavalli, giunse
a Perugia accolto con isplendidi festeggia-
menti, alloggiato nel palazzo de' priori e
poi nel monastero di s. Pietro, per cui
il Papa lo fece fortificare. Il Papa rice-
vette la dedizione della città e contado,
confessando i perugini appartenere al do-
minio delia chiesa romana, con solenne
istromentode'3onovembie 1392, ripor-
tato a tale anno dal Piinaldi. Tuttavia
a' 1 5 maggio r 393 rinnovò Bonifacio IX
l'investitura al vescovo e cittadini, e do-
nò la rosa d'oro benedetta ad Astorre da
Bagnacavallo ch'era allora in Perugia.
Benché il Papa avesse riconciliati i Bec-
carini ed i Raspanti colla Chiesa e paci-
ficali, fu poi testimoniodel combattimen-
to seguito per le vie fra le due parti, ove
fra i molti Beccarini morti si noverò il
loro capo PandolfoBaglioni; laonde dis-
gustato de' Raspanti che avea fatti ripa-
triare, a'3o luglio 1393 nascostamente
partì di notte per Asisi, come afferma il
Marini, Arcluatrì t. 2, p. 52, che descri-
ve la strada fatta dal Papa nell' andata
e partenza. I perugini mandarono am-
basciatori al Papa pel suo ritorno, ma egli
si scusò.
Si riebbe allora la fazione democra-
tica, e molto più quando vi si mise alla
testa il generale Biordode'Michelotli, già
signore di Todi e d'Orvieto, e conte di
città della Pieve, che nel 1394 ridusse
Perugia in suo potere. Indi scorrendo
la Marca ne fece prigione il governato-
re Andrea Tomacelli fratello di Bonifa-
cio IX. Questi quietate le cose ordinò al
vescovo di IVarni di riconciliare colla Chie-
sa i ribelli, e Biordo ebbe dal Papa l'in-
vestitura di Perugia, cìie impreso avea
a governare saviamente, quando l'ab-
bate di s. Pietro Gnidalotti, fattosi nel
1 398 guida di oscuri cospiratori, ed am-
PER
messo alla confìdenza di quel duce, du-
rante un famigliare colloquio nella casa
sua stessa, gli disse: Biordo, il popolo di
Perugia non vuole tiranni, battendogli la
manosugli omeri. A quel convenuto se-
gno gl'insidiosi pugnali passarono il cuo-
re a quel valoroso guerriero. Il suo fia-
tello Ceccolino de'Michelotti, altro capo-
parte de'Piaspanti, vendicò tal morte col-
l'uccisione de'parenti del Guidalotti, bru-
ciandone le case e saccheggiando il mo-
nastero di s. Pietro : riordinò alquanto
la somma delle cose, ma non conoscen-
dosi abbastanza forte, invocò l'appoggio
straniero. Il popolo per sua sicurezza nel
gennaio i4oo elesse a principe Gio. Ga-
leazzo II duca di Milano e gli diede il
dominio della città, ch'ebbe breve dura-
ta. Indi dominarono Perugia i Tomacel-
li parenti di Bonifacio IX, i Migliorati
nipoti d'Innocenzo VII, ed il re di Napo-
li Ladislao, alternativamente con Cecco-
lino. Se non che il famoso capitano An-
drea Braccio Fortebraccioperugino e si-
gnore di Montone, nemico de' Raspanti
e irritatodell'umiliazione dell'esilio e del-
l'ingratitudine di Ladislao, che disprezza ti
i suoi servigi ne avea confermata la pro-
scrizione, meditò la conquista della pa-
tria per la sua fazione nobile de'Beccari-
iii. Dopo avere resa la libertà ai bolo-
gnesi, che prima avea soggettati a Gio-
vanni XXilI , assaPi il territorio peru-
gino, s'impadronì delle castella., e scon-
fitti i suoi competitori e le truppe ausi-
liarie di CarloMalalesta, a' r 2 luglio 1 4 1 6
imprigionò Ceccolino e lo fece morire
qual capo della fazione popolare. Indi
seguì a' ic) il solenne ingresso io Peru-
gia e ne venne acclamato signore asso-
luto, con alcune capitolazioni, ripatrian-
do anche i nobili fuoruscili. Braccio mos-
se guerra ai vicini luoghi , ed a poco a
poco se ne impadronì e fece tributarie
anche molte città lontane. Martino V nel
1 42 o, recandosi a Roma, si fermò in Peru-
gia per pacificarla : accrebbe la dote del-
l'università di 100 ducali d'oro, conces-
PER
16-
se al comune Monte Malve, e liberò i cit-
tadini da* sussidi focolari. Accordò pace
a Braccio, l'investitura di Perugia e suo
territorio, e de' luoghi da lui conquista-
li, con patto che ricupeiasse Bologna al-
la Chiesa, come fece. Braccio illustrò Pe-
rugia colla sua fama e possanza, la gover-
nò saviamente, quindi le vittoriose sue
anni giunsero fino a Roma, ove incomin-
ciò la guerra cogli Sforza, ch'esercitò il va-
lore degl'italiani nelle pianure di Viter-
bo e poi in tutta la parte meridionale
della penisola; perì combattendo contro
Giovanna II e Martino V che erasi dis-
gustalo. Dopo la sua morte rimase Pe-
rugia in balia de'Beccarini, che lui assen-
te aveano represso ed esiliati i Raspanti,
e si sottomise in tutto nel i4'24 ^ Mar-
tino V e alla romana chiesa; solo inler-
roUamente fu alquanto dominata dallo
Stella nipote di Braccio e dai Piccinini.
Eugenio IV nel i43i conchiuse una ca-
pitolazione colla città; ed il successore
Nicolò V con bolla de'i3 gennaio i/^'yi
stabilì le pene contro quei perugini che
commettevano omicidi e altre malvagi-
tà, forse colla famosa acquetta di Peru-
gia j poscia a' 16 agosto i4^4 «riandò il
vescovo di Recanati a pacificare i peru-
gini colle città convicine.
Pio II partendo a' 22 gennaio i4^9
per Mantova, giunse ih. "febbraio a Peru-
gia e vi rimase circa 3 settimane 018 gior-
ni, come narra ne'suoi Commentari I. 2.
Accompagnato da 6 cardinali, fu incon-
trato alla Porto <// 5. Costanzo dai prio-
ri, consoli, camerlenghi, collegio de' dot-
tori e ordini religiosi. Preceduto dal ss. Sa-
gramento,il Papa incedeva in sedia, sotto
baldacchino portato dai consoli e camer-
lenghi, e fu alloggia lo al palazzo dei priori.
Ricevuto colla massima riverenza e fra
continui festeggiamenti, gli furono pre-
sentati ricchi doni e colla dotta corte fu
trattato a spese del comune. Visitò le prin-
cipali chiese, nel duomo fece la funzione
delle candele, in s. Francesco distribuì le
ceneri, ed in s. Domenico cousagrò la chic-
i68 PER PER
rannico il suo dominio: si collegn con
CesareBoigia figlio ili Alessandro VI, ma
poi tradito fu tolto dal potere, clie ricu-
però nel i5o3alla mortedel Papa. Con-
siderando Giulio II essere Perugia una
delle principali città del suo stato, si pro-
pose ricuperarla al diretto dominio del-
la Chiesa, cui pagava alla camera aposto-
lica l'annuo censo di 8,000 fiorini, co-
nieattesla Marietti, Degli auditori p. 4o-
Ammoni Gio. Paolo a restituirne il go-
verno, quindi vi spedì Guid' Ubaldo I
duca d'Urbino, dichiarando luogotenen-
te il di lui cognato marchese di Mantova,
oltre il proprio nipote Francesco Maria
I della Rovere. Giulio II partì da Roma
a'23 agosto i5o6, preceduto dalla ss. Eu-
caristia e dalle milizie, ed accompagna-
to da 24 cardinali. Avvicinandosi a Pe-
rugia, Gio. Paolo Baglioni inabile a re-
sistere e animato dal duca d'Urbino, si
umiliò al Papa e gli consegnò liberamen-
te la città; fu rimproverato con parole
aspre per l'usurpata tirannia, e poi eb-
be il comando di 100 soldati. Giulio U
fu ricevuto a' 12 settembre con quell'ap-
parato che si conviene al sommo Pon-
tefice, e si fermò alcuni giorni in Peru-
gia : riformò tutti i magistrali, quello dei
dieci, come istituito senza licenza della s.
Sede, chiamò tirannico ; ad istanza del
non avendo pih emuli a combattere, ri- legato cardinal Rovere fece donativo di
volsero le armi contro sé stessi, e giun-
ga di s. Stefano. Molti signori furono ad os-
sequiare il Papa, che recatosi al Trasime-
no, ivi pure fu trattato a spese del comune
e per Siena si recò a Corsignano sua pa-
tria, dopo aver fatto diverse grazie a'pe-
rugini e pacificati. Per la loro quiete si
adoperò anche Paolo II, perdonò a 5oo
fuorusciti, ed accrebbe le rendite dell'uni-
versità con 200 fiorini, onde per grati-
tudine gli fu eretta una statua di bron-
zo, sulla sinistra in allo della facciata e-
sterna del duomo. Intanto i Degli Oddi
ed i Baglioni si disputarono lungamente
il primato, e dopo acerbi conflitti termi-
nò coH'espulsione de'primi e colla mor-
te di due di essi: il primo de' Baglioni
che prese il governo della patria fu dot-
to, uomo d'alto merito militare e citta-
dino. Erano suoi figli Malatesta e Nello;
ma quest'ultimo fu lasciato erede del go-
verno di Perugia: da qui ebbe principio
la mortale inimicizia tra'Baglioni, che fu
ai discendenti cagione di tanti mali. Rao-
conta Novaes , che Innocenzo Vili nel
1488 mandò legato in Perugia il cardi-
nal Piccolomini,poi Pio III, che il duca
di Bracciano temporaneamente s'in)pa-
dronì della città, e che Alessandro VI
nel 1495 vi si rifugiò, temendo le armi
di Carlo Vili, con animo di passare in
Venezia se si fosse avanzato. I Baglioni
se lo scandalo a tanto, che nel i5oo i
Baglioni dai Baglioni si videro barbara-
mente trucidati. Ridolfo successore di
Nello fu insieme al figlio assassinato da
Braccio suo cugino e figlio di Malatesta,
the entrato poi al comando venne indi
scacciato. Carlo e Grifone vollero appia-
narsi colla strage de' congiunti la strada
al supremo potere, ma non vi riuscirono;
che Gio. Paolo Baglioni, altro figlio di
Ridolfo scampato dall'eccidio, collegatosi
coi Petrucci, Vitelli e Medici, capitani di
somma fama, riuscì a scacciare i com-
petitori e tenne egli solo la signoria del-
li* patria. Fu però torbido, precario e ti-
buona somma di denaro al collegio dei
dottori; nella chiesa di s. Francesco ra-
dunati tutti i Baglioni ed i fuoruscili, li
pacificò, restituì agli onori e reintegrò dei
beni; indi lodata la città con bolla, per
la via di Gubbio proseguì il viaggio.
Avendo Leone X spogliato del duca-
to d' Urbino Francesco Maria I, questi
nel i5i7 ruppe guerra per ricuperarlo;
si avviò per Perugia sotto pretesto di ri-
pristinarvi Carlo Baglioni fuoruscito, il
quale era nel suo esercito ed avea sol-
levato molti castelli vicini. Fu posto l'as-
sedio alla città, che temendo il sacco, ai
24 maggio i5i7,se ne liberò con 10,000
ducati d'oro larghi e 100 some di gra-
PER
no. Gio. Paolo Baglioni, dopo avere guer-
reggiato con fama agli altrui stipendi, nel
i52 0 fu chiamato a Roma come compli-
ce della congiura del cardinal Petrucci,
indi con sommario processo venne deca-
pitato d'ordine di Leone X. Il suo figlio
Orazio tentò sotto Adriano VI e Clemen-
te VII di signoreggiare la patria, ma ven-
ne espulso. Nell'ottobre i J^g Clemente
VII si recò in Perugia andando a Bolo-
gna, avendo dichiarato prima di partire
da Roma, che in caso di morte, il con-
clave si tenesse o in Roma, o in Perugia,
o in Civita Castellana, od in Orvieto,
come riporta Ferlone, De'viaggi de^ Pon-
tefici, e si legge nella sua bolla che ci-
tai nel voi. XV, p. ijS; ove dissi che
Pio IV volle che il conclave si facesse in
Orvieto, o in Perugia, o in Civita Ca-
stellana, se Roma fosse sotto l'interdet-
to. Clemente VII entrando in città fece
spargere al popolo molle monete; e ritor-
nando a Bologna nel i532 in novembre,
ripassò per Perugia con 5 cardinali e mol-
ti prelati, e fece le narrate concessioni,
confermando a' perugini la ricuperazio-
ne di Chiugi. Nel declinare del preceden-
te anno il famoso Malatesta IV Baglio-
ni mori in Bettona,che avea ricevuto
con altre castella dai Medici in rimune-
razione di quanto avea fatto per loro a Fi-
renze: il municipio perugino fece solen-
nemente trasportare in Perugia il di lui
cadavere con quello del fratello Orazio, e
fece loro sontuosi e splendidi funerali nel
duomoe in S.Domenico, ove restaiono tu-
mulati nelcoro. Al termine del pontificato
di Clemente VII e nel 1 534 Ridolfo Ba-
glioni figlio di Malatesta commise un a-
tioce attentato, poiché entrato in Peru-
gia con forte drappello di soldati collet-
tizi, incendiò il palazzo apostolico, e fra
quelli che restarono vittime del suo fu-
rore, vi fu il governatore pontificio. Il
nuovo Papa Paolo III spedi a Perugia le
sue milizie comandate da SaveHi,che do-
po un anno scacciarono Ridolfo ed i ri-
belli, quindi per meglio consolidurvi it
PER
iG;
9
governo della Chiesa, il Pontefice vi si
recò nel i535 stesso. Appena l'ordine
erasi ricomposto, che l'incauto aumento
del dazio del sale e la renuenza de'peru-
gini in sottomeltervisi i iaccese i tumul-
ti. La città soggiacque all'interdetto, gra-
ve censuia che inasprì talmente gli abi-
tanti, che proruppero in aperta guerra,
istituendo un nuovo magistrato.detlo dei
conservatori della perugina giustizia. Pao-
lo III spedì le milizie con le ausiliarie spa-
gnuole, sotto il comando del figlio Pier
Luigi Farnese duca di Cnstro, che su-
però le forze raccolte dai Baglioni e dai
Malatesta, ricuperò la città e provocò
l'assoluzione dalle censure: punì i capi
della rivolta, soppresse molti e singola-
ri privilegi, ed il temporaneo magistrato,
al quale contrappose quello de'conserva-
tori dell'ecclesiastica ubbidienza: così ter-
minò questa guerra detta del sale. Però fu
allora, che a provvedere ad ulteriori tur-
bolenze e reprimere l'audacia dei perugi-
ni, si eseguì il progetto di costruire nella
parte più popolosa l'ampia e minacciosa
fortezza, in parte ancora esistente, dopo la
quale ebbe luogo la quiete. Oltre le me-
morate case de'Baglioni e di altri nobili,
si dovettero diroccare io chiese, 2 mona-
steri, ed altre 4oo case, comprese quel-
le de! collegio della Sapienza nuova tra-
sferito nel palazzo di Sopramuro: s'eb-
be per iscopo più di contenere gli abitan-
ti, che di difendere la città. Si narrano
diverse accortezze per non far conoscere
ai perugini la qualità dell'edifìzio che si
andava ad innalzare, e che i cannoni vi
furono portati entro sacchi di paglia: di
sopra dissi le diverse volte che Paolo III
ritornò a Perugia. Da ultimo si fecero
parecchi scavi nell'area degli antichi e-
difizi con qualche successo. Nel 1543 Pao-
lo III mandò a Perugia il cardinal Cer-
vini , poi IMarcello II , per comporre le
cose dell'università e delle gabelle ; e nel
1548 per governatore di Perugia e del-
l'Umbria il prelato Medici, poi Pio IV.
11 successore Giulio HI fu veramente
,70 PER
il pacificatore de' perugini ed estiuse il
seme delle cittadine discordie: nel i553
leslituì loro l'arme e parte degli antichi
privilegi, tolti da Paolo III, come pure
riorganizzò le magistrature ed il tribu-
nale della rota, soppressi per la guerra
del sale; laonde per grata memoria fu
eretta la suddescritta statua con iscrizio-
ne, altre essendo ne'lati della base in o-
nore del cardinal Feltre legato di Peru-
gia e dell'Umbria, e del prelato Sanfeli-
ce governatore di Perugia edelI'Umbria,
ambedue sotto Paolo IH. Il suddetto Ri-
dolfo Baglioni non solo lientrò in favo-
je a quel Papa, ma Giulio III lo fece ca-
pitano delle milizie, per la ricupera di
Castro. Nel 1 55g, per morte di Paolo IV,
■vi fu qualche sedizione^ facendo eco a-
gl'insorti romani. Nuovo campo si apr\
a Perugia, pacilìcamente dai Papi gover-
nata, per farvi fiorire le arti e le scien-
?e. Che Pio IV si portò a Perugia, Io
dissi nel voi. XXIII, p. yS: vi fu an-
cora Gregorio XIII, che alla Sapienza
nuova condonò i censi decorsi e non pa-
gati alla camera, per conto d'un benefi-
zio che nella fondazione le fu dato. Pe-
rò a cagione de' banditi che infestavano
lo stato, impose alla città annui scudi
2000 di gravezze, quali tolse Sisto V,che
pure aumentò la dote dell'università,
onde sulla porta di essa gli fu eretta una
statua di bronzo, in atto di benedire. Ur-
J)ano VIII affezionato ai perugini, con
suo breve prescrisse il governamento del-
l'università, dichiarandone preside il ve-
scovo. Per morte del duca Fulvio della
Corgna, la s. Sede rientrò in possesso dei
feudi dati a'suoi maggiori, cioèCastiglion
del Lago, Pancirola, Fattucchino, Pater-
no, Ciambano , Cantagallina , Vascano,
Badia, Gaggiolo, Frattavecchia, Petri-
f^nano e Porto con altri 1 uoghi. Innocenzo
X ne fece prender possesso, così di Bello-
na, Canaria, Colle, Maggio, Limognano,
Coleazzone e Scaffigiiano, nel 1649 per
morte di Malatesta Baglioni. Clemente
XI II con moto- proprio de' 2 7 settembre
PER
1761 dichiarò, non competere a' prelati
governatori di Perugia il diritto di segna-
tura, e vietò ad essi di conoscere le cause
di appellazione, tanto per riguardo alle
sentenze de' tribunali laici, che di quelli
ecclesiastici. Al declinar del secolo XV IH,
democratizzato dai francesi lo stato pon-
tifìcio, lo fu pure Perugia e suo territo-
rio e provincia: ne furono ultimi prela-
ti governatori, Giuseppe Morozzo e Gia-
como Giustiniani, poi cardinali. A Dele-
gazioni narrai come Perugia nel i 800 fu
da Pio VII costituita in delegazione apo-
stolica, e come meglio regolata da Leo-
ne XII e Gregorio XVI: ne fu i.° dele-
gato Agostino R.ivarola, poi cardinale e
protettore della città. Sotto il governo
imperiale francese, dal 1808 al i8i4j
Perugia fu capoluogo del circondario
del vasto dipartimento del Trasimeno,
ritenendo però la supremazia nel ramo
giudiziario, ivi decidendosi leappellazio-
ni correzionali degli altri 3 circondari e
le cause di alto criminale. Allorché Pio
VII nel i8o5 ritornò da Parigi, la sera
degli I I maggio arrivò a Perugia, rice-
vuto con ogni lieta e divota dimostra-
zione. Ai confini del Cortonese l' incon-
trarono i deputati della città, e per due
miglia in vicinanza di essa fu ornata la
via con colonne laterali di alloro e pira-
midi. Nella porta fu eretto un arco trion-
fale con orchestra; nella mattina del i3,
dopo aver celebrato la messa in duomo,
fra le acclamazioni e lo sparo delle arti-
glierie, pari") per gli Angeli, come si leg-
ge nel u.° 4° del Diario di Roma.
Gregorio XVI nel i84i reduce dai
santuari di Loreto, di Asisi e di s. Ma-
ria degli Angeli, per Bastia e Ponte s.
Giovanni, sabbato 2.5 settembre si con-
dusse a Perugia. Tali e tante furono le
splendide, solenni e rispettose dimostra-
zioni e pompe dé'tripudiauti perugini, la
nobile e concorde gara d'ogni ordine di
essi, da me con commozione ammirata,
che lungo sarebbe il narrare tutto, vie-
tandolo la condizione compendiosa del
TER
Dizionario. Vi possono supplire i seguen-
ti opuscoli, mentre poi darò un breve
cenno delle cose principali. Cav. Saba-
tucci, Narrazione deU'iaggio di Grego-
rio XFI, da p. 1 89 a p. 2 I 8, Pioma i 843.
D'anonimo autoree probabilmente scrina
d'ordine del magistrato, e perciò impor-
tantissima e veramente edificante, è la det-
tagliata : Dlcinoria sul soggiorno in Pei li-
gia della S.diN. S. Gregorio Papa XFI
nel selleinbre 1841, Perugia 1842, dai
torchi di Vincenzo Santucci. Can. Lui-
gi IMatliolij Teì'ze rime, Perugia i84i>
tipografia Santucci. Professore cav. An-
tonio Mezzanotte (a questo illustre lette-
rato defunto dichiaro anche qui la mia
tenera riconoscenza per aver onorato la
memoria d'un dolcissiuio mio figlio, co-
me colpito anch'egli da eguale sventura,
con commovente e soave ode, stampa-
ta nel libro che citai a Fiori) pel soda-
lizio della ss. Vergine Addolorata, Inno,
pel Santucci. Ab. Eugenio Stocchi, A
Gregorio XFl P. O. M. che il i") set-
tembre 1 84 1 giungeva in Perugia, plau-
so, dai tipi Santucci; cioè Cenni storici
con Carmen, e questo stampato anche a
parte, con allusione a Papa s. Zaccaria
che a Perugia portò la pace e l'allegrez-
za. Barone Pio Grazioli, Iscrìzionee So-
netto, Perugia 1 841, tipografia Battelli.
Le altre iscrizioni e composizioni sono in
gran parte riportate dalSabalucci, e dal-
l'autore della Memoria principalmente
(in cui sonovi citati i loro autori, non che
i nomi degli architetti e aitisli de'monu-
menli festevoli cheenumererò, come pure
le deputazioni speciali che dal municipio
furono preposte a preparare l'alloggio
pontificio e ad ogni specie di pubblica
dimostrazione) e molte separatamente
stampate, tutte celebranti i tanti fasti del
memorabile pontificato di Gregorio XVI,
ed il giubilo de'perugini per l'avvenimen-
to. Giunto Gregorio XVI al Ponte s.
Giovanni, discese a benedire i popolani,
e lasciata l'antica via nazionale, si avan-
zò per la nuova da lui decretata ad istan-
P E R 171
za de'perugini, per cui Fia Gregoriana
da quel giorno per sempre fu chiamata:
al suo ingresso era un monumento d'or-
dine pestano, fiancheggiato da colonne,
con emblemi, stemmi ed z'.?cns!o/jc ana-
loga. Arrivato presso la villa Palazzone
del conte Benedetto Baglioni Oddi , il
Papa discese a osservare l'etrusco sepol-
cro de'Volunni da poco discoperto, rice-
vuto dal cav. Gio. Battista Vermiglioli
illustratore di esso , che gliene fece gu-
stare le sculture e le iscrizioni etrusche e
romane, offrendogli la descrizione stam-
pata con questo titolo: Il sepolcro dei
Folunni ed altri monnnienli ec. da far
seguito alle iscrizioni perugine , Perugia
I 841 pelBatlelli. Indi verso leioantirae-
lidiane, preceduto dal cardinal Mattei se-
gretario per gli affari di stato interni edi-
rcltore del viaggio, come dal principe
Massimo generale delle poste pontificie,
tra le acclamazioni festose de' genuflessi
perugini, che Io acclamavano padre ama-
tissimo e sovrano clemente, il gran Ponte-
fice reiterando le sue benedizioni, tra il
suono di tutte lecampanee le salve d'arti-
glieria del forte Paolino, arrivò alla gran-
diosa Porta s. Pietro, che in tal ciicostan-
zasi vide compita nel cornicione e nell'at-
tico sovrastato dal pontifìcio stemma, eoa
ornati e iscrizione. Il gonfaloniere conte
Francesco Coneslabile della Staffa in mez-
zoal magistrato municipale, presenti irig."^
Gioacchino Pecci delegalo della provin-
cia ed i consultori di governo, offri con
divote e affettuose parole le chiavi della
città in attestato di fedele sudditanza
della medesima, omaggio cui flicevano
eco il presidente ed i giudici del tribu-
nale di prima istanza, gli officiali mag-
giori della guarnigione e degli altri cor-
pi militari, ed una folla di popolo esul-
tante alla vista dell'adorato padre e so-
vrano. Al principio della strada del Cor-
so una eletta di giovani patrizi, nobili,
distinti cittadini e negozianti trasse lacar-
lozza col Papa fino alla cattedrale. La
precedeva la banda filarmonica, i trom-
172
PER
belli cogli stendardi della ci Uà, i mazzieri
del comune vestili all'antica; la circon-
davano i magistrati municipali e le al-
tre podestà amministrative , giudiziarie
e militari, gli alabardieri del comune con
costume del medio evo. Un magnifico
arco trionfale s'incontrò nella piazza del
Corso, alla foggia degli antichi di Ro-
ma, con due iscrizioni, eretto per parti-
colare venerazione dai nobili collegi del
Cambio e della Mercanzia. Tutti gli e-
difìzi erano riccamente nelle finestre e
balconi addobbati di damaschi, arazzi e
tappeti, con decorazioni e abbellimenti
diversi. Così e a modo di trionfo fia le
più vìve acclamazioni, il corteggio per-
venne alla cattedrale, sulla cui portasi
legi^eva plaudente iscrizione. Il Papa ivi
accolto dal cardinal Bianchi e da mon-
signor Cittadini vescovo di Perugia , fra
l'ossequio del capitolo, del clero e del se-
minario, entrò nella cattedrale appre-
stata con ricca e grave pompa, ed illu-
minata con infiniti cerei de' lampadari
disposti nelle spaziose navate, al canto
dtiW Ecce sacerclos niagnus. Il Pontefice
si prostrò ad orare innanzi l'altare mag-
giore, i moltissimi cerei del quale nelle
fiammelle figuravano le insegne papali,
ed il vescovo di Città di Castello mg.*^
Muzj die la benedizione col Santissimo.
Uscendo Gregorio XVI da una porta la-
terale del tempio, si trovò improvvisa-
mente, con graziosa sorpresa ed emozio-
ne, in una magnifica loggia di stile go-
tico, armonizzante colle circostanti fab-
briche, ed eretta sul peristilio della cat-
tedrale: ivi lieto alla vista dell'immensa
Dioltiludine genuflessa e giubilante, che
empiva il vasto spazio e l'ampia via dei
Corso in prospetto, con amorevole com-
piacenza le compartì di cuore l'aposto-
lica benedizione. Apertosi a un tratto
il parapetto della loggia,, formata in 3
scompartimenti, si olTrì adito al corteg-
gio di scendere lateralmente la scala e-
fcleriore del tempio e in mezzo al santo
Padre, che accolto sotto baldacchino sos-
PER
tenuto dagli anziani del comune, si recò
al palazzo delegatizio o comunale, pre-
parato col concorso de' cittadini nobil-
mente a sua residenza: prima però di
giungervi, osservò l'esterno degli antichi
edifìzi, ed i portici ch'erano stati eretti
imitandone l'architettonico stile. In fron-
te al palazzo un' iscrizione rimarcava il
pontificio soggiorno. Ricevuto formal-
mente all'ingresso del palazzo, nel suo ap-
partamento ammise il Papa al bacio del
piede tutti i personaggi che l'aveano ac-
compagnato, in un ai deputati nobili de-
stinati alla cura della pontificia famiglia;
non che a quelli del suddeltosodalizio, che *
presentarono ['inno di pubblica esultan-
za, con copertura di belli ricami in oro,
ricevendone riconoscenti significazioni , ^
anche pel triduo solenne che nella loro
chiesa , con lodevole divisamento, avea-
no fatto per l'incolumità del viaggio, on-
de ne assunse la special protezione; quin-
di dichiarò cavaliere dello speron d'oro
Vincenzo Adriani , priore perpetuo del
medesimo. Nelle ore pomeridiane il Pon-
tefice onorò di sua presenza la sala eia
cappella del nobile collegio del Cambio,
onde ammirarne i freschi del Perugino
e di Raffaele. Si condusse quindi al mo-
nastero de'suoi camaldolesi, ricevuto da
essi e dall'abbate generale cardinal Bian-
chi: orò nella chiesa dis. Severo, e nelle
stanze del cenobio ammise la monastica
fimiglia al bacio del piede; godendosi nel-
la vista delle nuove costruzioni e ripara-
zioni da lui ordinate, massime i restami
onde conservarci freschi di Raffaele, fat-
ti per sua munificenza. Nella sera rice-
vette il vescovo di Cortona mg.*^ Carlini
e varie deputazionidelle vicinecittà. Frat-
tanto la gioia del popolo, non solo della
città, ma dell'intero perugino territorio,
si manifestò nel modo il più vivo e sor-
pieudenle : la pianura vasta irrigata dal
Tevere, le colline e le valli allegrate da
fuochi, ogni casolare in esultanza, e tutte
le vie della città risplendenti di lumina-
rie, molte delle quali elegantissime. Da
PER
maggior copia di cerei si sublimavano la
gran mole tiel palazzo npostolico e del-
l'episcopio, le case delle patrizie e nobili
famiglie e molle di quelle de'citladini. X
vago disegno era la luminaria del palaz-
zo de'tribunali, di contro al delegatizio,
il cui ingresso venne decorato dai magi-
strati giudiziari emunicipali, nonché dal-
la curia, con istatue della Clemenza, Giu-
stizia, Fortezza ePrudenza^ con allusione
alle maggiori Ira le virtù proprie di Gre-
gorio XVI, oltre i simulacri rappresen-
tanti la Giurisprudenza, la Storia, il Ge-
nio delle arti e la Beneficenza. Sormon-
tava l'edilizio relativa iscrizione e sleiU'
ma. In vario disegno s'illuminarono pure
le fronti di più chiese e altri pubblici e-
difìzi, con emblemi ed iscrizioni, massìwe
alla dogana ed alla chiesa di s. Domeni-
co. Le principali vie della città erano fiam-
meggianti di lumi ben disposti, con va-
rie IbrniejcoM quella fiancheggiala d'al-
beri che conduce lungo le mura del fljrte
a piazza Rivarola, con globi simmetrici
di vari colori e festoni pendenti dalle pian-
te : colonne trionfali decoravano la vasta
piazza avanti al forte, sul maschio del qua-
le grandeggiava irradiato da copiose fa-
ci lo stemma di Gregorio XVI e il nome
a caratteri scintillanti, per segno di esul-
tanza del comandante cav. de Gregoriis
maggiore. Fu pure degna di osservazio-
ne la luminaria della suddescritta loggia
e prospettiva gotica, la cui luce ribatte-
va alle velriate dipinte de'fineslroni del
duomo. A questa universale festiva dimo-
strazione si unirono due scelle orchestre
ed una eletta schiera di cantori, che con
lielearmonie cantarono il mentovalo limo
composto dal valente traduttore e dotto
commentatore dell'odi di Pindaro cav.
Mezzanotte. Avendo il beatissimo Padre
disposto di celebrare la messa nella do-
menica alla cattedrale, questa e le vie fu-
rono ridondanti non meno di perugini,
che di provinciali, toscani e altri forestie-
ri, oltre le immense turbe del popolo di
campagna per conoscere il supremo e tan-
PER 173
to celebrato Gerarca, ed esserne benedet-
ti. Accompagnato dai cardinali Malici e
Bianchi, seguilo dalla corte e preceduto
dai magistrali, Gregorio XVI si recò al
duomo e sull'altare maggiore offri l'in-
cruento sagrifizio, ascollando quindi l'al-
tra messa detta dal suo caudatario. Se-
condo il suo pio desiderio era stato ivi
collocato il santo anello pronubo della
Beata Vergine, apertosi dal vescovo il ric-
co e maestoso tabernacolo in cui si con-
serva l'insigne reliquia, il santo Padre la
venerò, baciò ed ammirò con sensi di vi-
va divozione. Si recòquindiin sagrestia,
ove permise benignamente in trono che
gli baciassero il piede il capitolo, il clero
e altre qualificate persone, ivi leggendo-
si due iscrizioni proprie alla circostan-
za, poste a cura del capitolo, il quale ap-
prestò al Papa e alla corte lauta refezio-
ne. Lasciò in dono alla cattedrale il pre-
zioso calice con cui avea celt;brato, quin-
di passando alla loggia corrispondente al-
la piazza, benedì con effusione l'immen-
so popolo. Asceso in una carrozza a sei
cavalli del magistrato, e seguitodalla cor-
te con altre del medesimo , il Papa fra
l'affollato riverente popolo, si recò all'u-
niversità deglistudi, ricevuto dal vescovo
cancelliere, dal magistrato municipale, dal
pro-rellore av. Filippo Friggeri (poi de-
coralo della croce di commendatore del-
l'ordine di s. Gregorio), dal collegio de'pro-
fessori a pie della scala esteriore delia chie-
sa, in cui oròalquanlo. Enlrò quindi nelle
gallerie del scientifico istituto, luogo che
richiamava a memoria del Pontefice un'o-
pera sua, ove la gratitudine de'magislra-
ti e professori non poteva essere dimo-
strala più vivamente , che rammentan-
dogli come la |ierugina università, mer-
cè la protezione accordatale allorquando
nel 1825, come visitatore apostolico di
essa, ne impelròda Leone Xll la conser-
vazione, onde a nuova vita risorse, e co-
me a maggior prosperità era giunta, do-
po che pervenuto al pontificio soglio l'a-
vea esonerata dalle annue gravezze e o-
174 P12P'
«orata di benevola protezione : da questi
sentimenti di gratitudine era dettala Vi-
scn'zione, posta in fronte alla gran scala
che conduce alle gallerie superiori e ai
gabinetti. 11 Papa assai gradi tali espres-
sioni, indi si recò a visitare il gabinetto
di storia naturale, la collezione ornitolo-
gica e quella di mineralogia donale dal
perugino doti. Luigi Canali, i gabinet-
ti di anatomia e di fisica, di tutto ragio-
nando dottamente e facendo voti perchè
ri.stitulo pervenisse al più alto grado di
prosperila. Nel gabinetto archeologico vi-
de con gran soddisfazione la copiosa quan-
tità di etruschi monumenti (come quello
che aveane fondato un Museo in Vali-
cano) dal generoso cav. Vermiglioli pro-
fessore d'archeologia raccolti, ordinali e
con vasta erudizione illustrali, cui fu lar-
godi plausoedi lode. S'assìse quindi Gre-
gorio X\I sul trono nella sala della bi-
blioteca, dove i professori del liceo peru-
gino gli offrirono col suo slemma e no-
me in fronte, l'opera del di lui celebre
concittadino bellunese Pietro Valeria-
iio: Jnliquitatiirn Belluneimiiin sermones
qiialuor, in ach'enlu optimi principis, e-
sprcssauienle di nuovo pubblicata in Pe-
rugia coi tipi del Santucci in questa av-
venturosa circostanza. Questo bel tratto
colpì il benigno animo del Papa e ne e-
sterno la più tenera compiacenza, am-
mettendo con paterno affelfo al bacio del
piede i professori, non che il presidente,
consiglieri e professori dell'accademia di
belle arti, a tulli volgendo parole sapien-
ti e amorevoli. Partito dall' università,
visitò il mirabile tempio di s. Agostino,
il monastero delle francescane di s. A-
gnese, le cui monache insieme alle ago-
stiniane di s. Lucia ivi pervenute, ricevè
al bacio del piede, come pure le povere
fanciulle del vicino conservatorio della
carità, mantenute dalla compagnia di s.
Girolamo e protette dal municipio. Si re-
cò ancora nel monastero delle benedet-
tine di s. Caterina, in quello delle dome-
nicane di s. Totuuiaso, indi si restituì al
PER
palazzo apostolico, benedicendo per lut-
to il folto popolo ossequioso.
Nelle ore pomeridiane della stessa do-
menica , il Papa si condusse nel mona-
stero di s. Giuliana fuori le mura, facen-
do liete quelle cislerciensi_, alle quali e-
ransi unite lezitelledel conservatorio Be-
nincasa; rientrando in città per Porta s.
Carlo, si recò dalle domenicane nel mo-
nastero della b. Colomba, la cui reliquia
gli offrirono, ed ove si erano portale le
cappuccine di s. Maria delle orfane e le
zitelle del conservatorio delle derelitte,
poiché tutto a tutti si compiaceva esau-
dirne le di vote brame, in ogni luogo ri-
cevendo al bacio del piede chi Io deside-
rava. Passò poscia alla sontuosa chiesa
di s. Pietro, ricevuto dal p. ab. d. Vin-
cenzo Bini e da tutti i monaci cassinesi.
Ivi orò, osservò poi le celebri pitture, ed
ammise amorevolmente al bacio del pie-
de la religiosa famiglia nella sala del mo-
nasterOj ov'ern, oltre nn iscrizione cele-
brante la letizia delle popolazioni per la
pontifìcia presenza, preparala una loggia
chiusa di grandi lastre di vetro e corri-
spondente sopra al pubblico passeggio del
Frontone, onde godere la splendida fe-
sta notturna preparata, alla quale il Pon-
tefice si scusò assistere e fece ritorno alla
residenza, ove ammise alla sua presenza
molte distinte persone. L' illuminazione
fu più abbondevole della precedente, di-
stinguendosi le facciate di s. Maria del
Colle e di s. Ercolano; quella del porti-
co esterno, torre del campanile e altis-
sima cuspide di s. Pietro , la cui strada
presentò lo spettacolo di deliziosa e va-
riata luminaria : nella piazza del Passeg-
gio s'incendiarono cento fuochi, fra le me-
lodie di due orchestre e il cauto degl'in-
ni e di appositi cori in onore del Pon-
tefice, e l'elevazione d'un globo areosta-
tico. Nel seguente lunedì, dopo aver ce-
lebrato privatamente la messa j il Papa
colla sua corte, con il vescovo, il delega-
lo e il gonfaloniere, tra la fiecjuenza del
popolo insaziabile di appagar la sua di-
PEPv
vozione , si recò al monastero di Monte
Luce, ove ricevuta la benedizione colla
ss. Eucaristia, ne visitò le monache. Pas-
sò quindi al famigerato manicomio di s.
Margherita, come uno de' più segnalati
istituti d'Italia abeneficiodegriiifelici u-
sciti d'intelIetlo;si consolò in vederne al-
cuni che lo aveano quasi ricuperato e le
diverse classi intese al lavoro e tranquil-
le; esortò molti alla pazienza, alla reli-
giosa rassegnazione, ed a sperare iiellecu-
re del zelante direttore cav. Massari, che
lodò in un al benemerito conte Ansidei
(che dichiarò commendatore di s. Gre-
gorio), incoraggiandoli coi professori al
pietoso e sublime uflizio, commendando
altamente l'ordine e la saggezza delle i-
stituzioni, come la comodità del locale,
ch'erasi fi egialo sulla porta maggiore di
corrisponden le iscrizione ^ m en tre a 1 1 ra era
nella sala maggiore, ove ammise al bacio
del piede , cioè sul piedistallo del ponti-
ficio busto. In seguito il Pontefice si re-
cò al collegio Pio o della Sapienza nuo-
va. Fece orazione nella cappella, ne am-
mirò la bella architettura e il quadro di
Alfani; indi asceso al gabinetto fisico-chi-
mico ed esplorandone partitamente le
macchine , come profondo conoscitore
di esse, si profuse in erudito colloquio col
benemerito prof. d. Giuseppe Colizzi,già
direttore del medesimo, ciò che pur fece
nel gabinettodi mineralogia. Da qui pas-
sò alla sala ornata de'saggi de'giovani stu-
denti nellescuoledi trigonometria, di geo-
desia, di architettura, di prospettiva, di
paesaggio e di figura. Ivi ricevette corte-
semente dal dolt. Mezzanotte (poi deco-
rato dell'ordine di s. Gregorio) professo-
re di lingua greca, un esemplare della 3.
edizione delle odi di Pindaro, esprimen-
done verace gradimento. Ivi finalmente
die a baciare il piede ai presidi del con-
vitto, ai professori ed alunni, rivolgendo
ai convittori parole di eccitamento allo
studio, e congratulandosi coi primi per l'u-
tile sistema dell'educazione intellettuale
e morale. Intanto l'alunno marchese Mo-
P E R 1 7 T
naldi presentò un'epigrafe, in cui ricor-
dò al clemente sovrano, cornea lui si do-
veva la gloria della ri pristinazione del col-
legio all'anlica giurisdizione de'Iegittimi
patroni signori della Mercanzia, che avea
impetiata da Leone XII, e lo splendore
del convitto. Nel dipartirsi, il Papa mi
vicino monastero delle povere , ammise
al bacio del piede le monache e quelle di
s. Paolo venule a questo oggetto. Nelle
ore pomeridiane accordò privata udien-
za a molte deputazioni della città e dei
comuni della provincia e delle altre prò-
vincie fìnitime^nonche parecchie corpo-
razioni religiose. Poscia ricevette a pri-
vata udienza il magistrato della città, che
presentato dal prelato delegato , potè
un'altra volta attestargli sinceri sentimenti
di riverente ossequio, di fedele sudditan-
za e d'indelebile gratitudine per quanto
avea fatto alla città, onorata di sua di-
mora, visitandone gl'isliluli, animandone
i reggitori e benedicendo il popolo. Fu
allora che Io stesso magistrato umiliò a
Gregorio XVI un nobile astuccio con me-
daglie d'oro e d'argento, coniate espres-
samente persi felice avventura, eda per-
petuo monuraenlo durevole di loro gra-
titudine. L'offerta fu accolta con dolci e
benigne parole di viva soddisfazione, co-
me solenne testimonianza di osservat\za
e divozione. 11 generoso magistrato di-
spensò poi medaglie d'argento edi bron-
zo a tutti gì' individui della corte ponti-
ficia, i cui conii incise in brevissimo tem-
po il perugino Filippo Martelli, lldritfo
della medaglia ha 1' effigie del Papa in
mozzetta e stola, con l'iscrizioneintorno:
Gregorius XFl Pont. Max. A. XI. Nel
rovescio verso l'orlo è l'epigrafe: Consi-
liarii Et IX Viri In Advenlu Sac. Prin-
cipis lìWCCCXLI.Edìu mezzo fra due
rami di fruttifero olivo si legge : Sah'o
Principe IV. Perusia Felix. Dipoi il san-
to Padre ricevè altàbilmenle fino a qual-
che ora della notte molto numero di pa-
trizi, dame e chiunque lo avesse deside-
ralo, mentre nella città si ripetevano le
176 PER
luminarie. Solo la pioggia caduta impe-
dì l'incendio de'fuochi ai tifìciali disposti
a spese delle con fra terni le de'nobili sulla
piazza del forte Paolino. Nella mattina
del successivo giorno martedì 28 settem-
bre, ilPapa, celebrato privatamenteildi-
■viu sagrifìzio, ed accolto con singolara-
ruore e stima il gonfaloniere della città
(che mai si discostò dal suo fianco nel sog-
giorno in Perugia e meritamente venne
insignito del cospicuo ordine di Cristo),
ì magistrati dell'ordine giudiziario ed il
vescovo, al quale abbracciandolo com-
mise di compartire al suo popolo e con
solenne rito la pontificia benedizione, si
dispose a partire. Nella sua dimora fece
alcune grazie, dispensò donativi, meda-
glie e divozionali, massime ai patrizi che
nel palazzo aveano gentilmente assistilo
la corte pontifìcia, ai deputati a prepa-
rare l'alloggio pontifìcio, agli anziani del
municipio, a que' distinti giovani che a-
\eano tratta a mano la carrozza; fìnal-
mente compartì beuefìcenze ai poveri ;
oltre le nominate equestri decorazioni
conferite, di altre avendone insignito in
diversi tempi qualche altro perugino, co-
me Vermiglioli professore dell' universi-
tà. E' poi indescrivibile la letizia di cui
fu compreso l'animo sensibile del Ponte-
fice pel complesso di tante dimostrazioni,
che nella sua eroica umiltà sempre rife-
riva alla sublime sua rappresentanza.
Mg.' Pecci lo precedette al confine della
provincia, per tributargli novello omag-
gio, ricevendone poi particolari attesta-
ti di sovrana soddisfazione. Alla parten-
za del Papa il popolo accorse in folla ac-
clamandolo, specialmente a Porta s. Car-
lo, sulla quale il civico magistrato rin-
novò l'attestato di filiale riverenza dei
perugini, e per le Tavernelle e Piegare
giunse a Città della Pieve, della quale il
eh. Antonio Caglioni di recenteci diede:
Cina della Pieve illustrala , lettere sto-
riche, Montefiascone i845, ove sono no-
tizie anco di Perugia. Di questa scrisse-
ro inoltre: Jo. Baptista La\xms,De Peni-
PER
già servala, msna Titanophneja, Peru-
siae 1611. Felice Gialli, Delle memorie,
annali ed istorie delle cose di Perugia,
distìnte in 3 partì, nelle quali si descri-
ve Perugia Etnisca, Romana ed augu-
sta, Perugia 1 636- 1 638, per A ngelo Bar-
toli. Perugia pontifìcia, senza luogo ed
anno, rara. Pompeo Pellini, Dell'istoria
di Perugia per il corso d'anni 352 5, Ve-
nezia 1 57 2-1 664-
La fede cristiana si crede abbracciata
in Perugia sino dai tempi apostolici. Sic-
come anticamente molto vi fiorì la reli-
gione del gentilesimo, con pubblica scuo-
la di sacre cerimonie, nella quale i roma-
ni si recavano a imparare l'arte aruspi-
cina, così ebbe molti e magnifici templi
sparsi anche nel territorio, sopra alcuni
de'quali furono erette chiese a! vero Dio.
Vuoisi che l'apostolo dell'Umbria s. Bri-
cio vi predicasse il vangelo, indi propa-
gato dal suo parente s.ErcoIano. L' Ughel-
li, Italia sacra l. 1, p. 1 1 53 , riportando
la serie de' vescovi di Perugia, registra
per I ° s. Ercolauo I d'Antiochia, disce-
polo di s. Pietro e da lui ordinato nel-
l'anno 57 : convertì al cristianesimo un
gran numero di gentili, e fu martirizza-
to sotto Domiziano verso l'anno 90. Que-
sta sede vescovile da tempo immemora-
bile è immediatamente soggetta alias. Se-
de. Il Crispolti incomincia la serie de' ve-
scovi da s. Costanzo di Perugia di nobi-
lissima famiglia signora di diversi luoghi,
dicendo che non si conoscono i prede-
cessori, mentre l'Ughelli dice che fu di-
scepolo e successore di s.ErcoIano I, ce-
lebre per santità di vita e decapitato per
la fede verso l'anno i45 o 175. Indi s.
Florenzio del 2 53 martire della persecu-
zione di Decio, succeduto da Decenzio ;
Giuliano arcidiacono del 3o4; Massimia-
no fu al concilio romano del 499 ' ^" ^^'"
colano II diSoria o teutonico, cugino di
s. Bricio, secondo Crispolti, il quale dive-
nuto metropolitano l'ordinò vescovo di
Perugia, imperocché vi è discrepanza degli
storici sull'epoca di s. Bricio, e sopra i due
PER
sanli Ei'colani. S. ErcolanoII l'Ughelli
Jo dice canonico regolare, lloiilo nel 534,
e che gli fu troncato il capo sotto Toti-
)n; mentre Crispolti il suo s. Ercolano I Io
fa nnartire nell'anfiteatro d'ordine di Fa-
J)iano preside di Perugia, per non aver
sagrificato agl'idoli, nel 3o4- Quindi Cri-
spolti pone Massimiano, e s. Ercolano II
il decapitato da'goti, e che prima del ve-
scovato avea professato la regola bene-
dettina nel monastero di s. Pietro. Nel
55^) Giovanni perugino, di cui sono con-
cordi i due citati autori, il quale consa-
grò Papa Pelagio 1 [V.) col vescovo di
f'erentino e coli' arciprete d' Ostia. Nel
5^6 Abenzio, dopo il quale per discordia
del clero vacando la sede, Papa s. Gre-
gorio I esortò il popolo e clero perugino
ad eleggere il vescovo, che fu Venanzio
nel 5c)o, o meglio nel 5c)'i. Indi nel 648
Lorenzo che intervenne al concilio di s.
Martino I; poi Beveniate o Benedetto che
sottoscrisse il sesto sinodo nel 680 ; s. A-
sclepiodoro patrizio perugino del 700, il
cui corpo fu trasportato in Francia dal
Tescovo di Metz. Gaudenzio o Audenzio
del 743; Epifanio intervenne al concilio
di s. Paolo I nel 76 1 ; Teodorico a quello
di Eunrenio II dell'SsG: Benedetto al ro-
mano deir879; Deobaldo deir887; Ro-
gerio che trasferì il corpo di s. Ercolano
li da s. Pietro fuori le mura in s. Ste-
fano, ed eresse la chiesa di s. Lorenzo che
dichiarò cattedrale, quale consagrò il suc-
cessore Onesto del 965, concedendo l'an-
tica di s. Pietro ai benedettini. Giovanni
del 964 ; Conone consagrato nel 999 da
Silvestro II, che l'assolse dalle imputa-
zioni dell'abbate di s. Pietro circa la giu-
risdizione. Nel io32 i canonici e il clero
elessero Andrea, che approvò Benedet-
to IX, al quale confessò non avere alcun
diritto sul monastero di s. Pietro , indi
fece alcune donazioni al capitolo del-
la cattedrale, perchè si mantenesse con
mensa separata dal vescovo che sino al-
lora era stata comune.
Leone già arciprete della cattedrale,
voi. ut.
PER 177
eugubino del 1048; Ottocarionelio5«
fu alla canonizzazione fatta da s. Leone
IX; Goffredo fiorentino del I 0^9, quin-
di Pietro; nel i 120 Gennaro; nel i 127
Ridolfo Armanni o dalla Staffa perugi-
no, cardinale; nel r i4o Andrea; nel i 14^
Giovanni già arciprete dottissimo ; nel
I 1 54 Ridolfo cui l' imperatore Federico
I concesse ampio privilegio, approvato da
Papa Alessandro III. Nel i 179 Viviano
fu alconciliogeneraledi LateranoIII. In-
nocenzo MI nel r2o8 traslatò da Furco-
nio il parente Giovanni Conti, imo di
quelli che promulgò l'indulgenza della
Porziuncula ; nel i23i Salvo de' Salvi
perugino, chiaro per scienza e virtù, con-
sagrò la chiesa di s. Stefano, dopo averla
restaurata, sotto l'invocazione di s Do-
menico, e la die a' suoi domenicani; nel
1244 Beneaudito perugino; nel 1246
Innocenzo IV ad istanza de'canooici tras-
feiì da Chiusi Frigerlo perugino, che da
s. Domenico portò in cattedrale il corpo
di s. Ercolano II, ed introdusse in Peru-
gia i francescani, i serviti, gli agostinia-
ni, e sotto di lui il cardinal Toledo edifi-
cò alle cisterciensi il monastero di s. Giu-
liana. Nel 1 2 54 Bernardo Cario, aumentò
i canonici, ed impetrò da Giovanni XXI
la canonizzazione di s. Bevignate peru-
gino; nel 1288 Giovanni della Campa-
gna romano, sostituito da Nicolò IV ai
due eletti dal capitolo ; nel i 290 Bolgaro
Montemelini perugino, eletto da' cano-
nici e confermato da detto Papa, ri-
parò le chiese di s. Lorenzo e s. Dome-
nico, ed introdusse i carmelitani, dotò
vari luoghi sagri e contribuì all'erezione
dell'ospedale grande della Misericordia e
sua chiesa. Nel 1 3 1 8 fr. Francesco Poggi
lucchese domenicano, eletto da Giovan-
ni XXII per la duplice elezione fatta dal
discorde capitolo , dalla Bastia trasferì
con solennità a Perugia il corpo del b.
Corrado da Offida, istituì varie proces-
sioni e quella di s. Costanzo. Gli successe
nel i33r Ugolino Gabrielli eugubino e
abbate di s. Pietro, dottissimo commeu-
12
in8 PER
ialore del gius canonico; nel iSSy U-
golinode Vihii perugino, abbate di s. Pie-
li"0, di gran dotlrinn ; nel i338 France-
sco Oraziani perugino,già arciprete della
cattedrale che restaurò; nel i353 An-
drea Buontempi perugino, poi cardinale
e legato dell'Umbria e della Marca, da
Antcgnola trasferì il braccio e il capo di
s. Ercolano I martire e vescovo in cat-
tedrale. Nel 1390 vi fu traslato da Pen-
ne Agostino napoletano, poi nel i4o4
passò a Spoleto, onde venne surrogato O-
doardo Michelolli perugino, fratello di
Biordo, già d'Asisi e Chiusi ; nel i4i i
Antonio di Pucci IMichelotti perugino,
abbate benedettino, eletto dal clero e po-
polo, e confermalo da Gregorio XII e
nel i4>3 da Giovanni XXII I, che come
il precedente fu zelantissimo della pace,
placando Braccio,e die la chiesa di s. Ma-
ria Novella agii agostiniani.
Eugenio IV fece vescovo neli435An'
drea Gio. Baglioni perugino, che ottenne
da quel Papa sussidio facoltativo per ripa-
razioni alla cattedrale e suo perfeziona-
mento, pel quale ofiiì 1000 fiorini, con-
coirendovi il clero secolare e regolare
con 1 4oo : questo vescovo introdusse nel
monastero di s. Pietro i cassinesi e li so-
stituì ai cluniacensi. Nel i449 Giacomo
Vannucci nobile di Cortona fu traslalo
daRimini, inlimo famigliare di Nicolò V,
chiaro per dottrina e negli affari, eresse
la cappella di s. Onofrio in cattedrale, ed
in questa pose il santo anello ; nel i47 i
ricevettespiendidamentein Perugia l'im-
peratore Federico III, col cardinal Ro-
vere, poi Sisto IV, il quale lo fece arci-
vescovo di Nicea , quando nel 1482 ri-
nunziò la sede al nipoleDionigi Vannuc-
ci ottimo pastore ; nel 1491 gli successe
Girolamo Balbano diLuccasegietariodi
Alessandro VI. Questi nel i49^ g'' so-
stituì Giovanni Lopez, poi cardinale, on-
de venne detto il cardinnl di Perugia :
le notizie de' perugini cardinali le ripor-
to alle biografie loro. Nel 1498 Alessan-
dro VI nominò Francesco Gazzella mae-
PER
silo di sua figlia Lucrezia Borgia, morto
nel 1499 ^ sepolto con pompa in s. Ma-
ria della Febbre in Valicano. Nel i5or
gii surrogò Troilo di Piidolfo Baglioni pe-
rugino e arciprete del duomo, ma ve-
nuto in sospetto a Cesare Borgia, venne
destituito in concistoro, e data la chiesa
in amministrazione al cardinal France-
sco ^e/»o//«o, indi fu reintegralo da Giu-
lio li. Questi nel 1 5o6 vi trasferì da Gub-
bio il cardinal Antonio Ferreri legato
dell'Umbria. Nel i5o8 fu traslato da No-
cera Matteo Baldeschi perugino, dotto e
integro, pronipote del famoso Baldo. Nel
i5o9 Agostino Spinola, poi cardinale,
sotto del quale Giulio li colla bolla In
eminenti, \\ kal. maiii5i2, secolarizzò il
capitolo della cattedrale composto di ca-
nonici regolari di s. Agostino, i quali dal
vescovo Ruggero vi erano stali trasferiti
dall^antica cattedrale, cui fece diversi or-
namenti. A compimento di tal tempio, il
comune nel i52i decretò l'ingente som-
ma di 3o, 000 fiorini. Neil 528 il cardinale
con regresso cede la sede al fratello Carlo,
che morto nel r 535 riprese il cardinale.
Gii successe nel i 537 il cardinal Giacomo
Simonetta, CUI fu dato a coadiutore il pa-
rente Francesco Bernardino Simonella
nobile milanese, e per sua morie neli53c)
divenne effettivo, che lasciò alla catte-
drale alcuni argenti , e alle derelitte i
suoi mobili. Giulio 111 nel i55o elesse
il nipote Fulvio delia Cornia perugino,
indi cardinale , che ornò la calledrale,
fondò il seminario, introdusse i gesuiti,
e con regresso nel i 553 cede il vescovato
od Ippolito suo parente e concittadino,
già come lui arciprete della cattedrale ;
degnissimo pastore che introdusse le cap-
puccine, ed ai gesuiti pose la prima pie-
tra alla loro chiesa , edificò il monastero
della carità per le povere donzelle e di-
minuì le soverchie pompe de' funerali :
morto nel i562,il cardinale riassunto il
governo, procurò subilo che fosse afiìda-
to al celebre uditore di rota in Roma
Giulio Gradini perugino. Questi fondò il
PER
nollfi^io <le' chipiici col stJO nome, inlro-
(liisse i cnppnccinl, abbellì In cnttedrnle
e vi edificò la cappella dello Spiiito san-
to; rinunziò dopo i8 noesi continuando
nell'uditorato, onde il cardinal Cornia
nel I 564 riassunse il vescovato, in cui o-
però fante salutari riforme, aumentò le
rendite, rifece il palazzo del vescovo in
Città della Pieve, la chiesa e il palazzo di
Pieirafitla, e fu largo con altre chiese e
la cattedrale. Nel 1 574 'assegnata di nuo-
vo la sede, ne fu provveduto Francesco
Tossio milanese, già vescovo di Gravina
e governatore di Perugia: caritatevole,
santo e sollecito pastore; sotto di lui i
minimi furono introdotti, e nel semina-
rio si eresse un celebre convitto. Traslato
ad istanza di s. Callo Borromeo a No-
vara, nel I 58ogIi successe Vincenzo Er-
colani perugino, dotto e santo domeni-
cano, traslato da Sarno e da Imola : re-
staurò l'episcopio e la cappella, e vi ag-
giunse stan7e; pngò i debiti de' poveri,
che dovevano agli speziali, fece loi'O re-
stituire i pegni, visse parcamente, com-
pose il rituale pel clero, introdusse i ben»
fratelli che collocò a Porla Eburnea, la-
sciò commentari ad Aristotile e la li-
breria al convento di s. Domenico.
Nel I 586 vSisto V destinò vescovo An-
lonioMnria Galli,^n\ cardinale eperciò
chiamato il cardinal di Perugia j gene-
roso colla cattedrale, la consagrò a'5a-
prile 1587, '" "" all'altare maggiore
cui fece il magnifico tabernacolo con ric-
co padiglione, e pel resto si veda la bio-
grafia. Gregorio XIV nel i5c)i, come
liporta Mariotti,e non Clemente Vili,
come scrisse l'Alessi, fece vescovo delia
pallia Napolione Comitoli uditore della
sacra rota perugino, il quale fu padre
de'poveri e modello de' vescovi : celebrò
sinodi, edificò la sepoltura per sé e suc-
cessori, collocò le ossa de'Papi sepolti nel-
la cattedrale, nel deposito ove sono. Nel
1624 •' cardinal Cosimo Torre? piissimo
pastore, che traslato a Monreale, nel 1 63 4
fu elelto il cardinal Benedetto Monaldi
P E Pt I 7q
Baldeschì perugino, che cnstllu'ì suo vica-
rio il fratello e arciprete Orazio, peratten-
dere alla legazione di Bologna ; visitò la
diocesi, celebrò il sinodo, ed al detto fra-
tello, allora vescovo di Gubbio, nel i64 >
rinunziò la sede. Ne fui-ono successori, nel
i658 Marc' Antonio Oddi perugino, vi-
cegerente di Roma e vescovo di Gera-
poli ; nel 1669 Luca Alberti, altro pa-
trizio perugino; nel i 701 Antotiio Felice
Marsili patrizio bolognese; nel 171 i Vi-
tale de Bovi nobile bolognese : con que-
sto neirUghelli si termina la serie de' ve-
scovi, e s'incomincia nelle Notizie di Eo-
ma, colle quali la compirò. 1726 cardi-
nal Marc' Antonio de' conti Ansidei pe-
rugino. 1780 Francesco Riccardo Fer-
niani di Faenza, benemerito della catte-
drale o duomo. 1762 Filippo Amadei
romano. 1 776 Alessandro Maria Odoar-
di di Ascoli che contribuì all'ulteriore or-
iiamentodel duomo, i 8o5 CarailloCara-
panelli di Matelica, traslato da Atene m
partihus colla ritenzione del titolo arci-
vescovile. 1818 Carlo Filesio de' mar-
chesi Cittadini di Terni. Per sua morte
Gregorio XVI nel concistoro de' 19 gen-
naio 1846 creò l'attuale benigno e ze-
lanfevescovo monsignorGioacchino Pec-
ci di Carpineto diocesi di Anagni , già
da lui fatto delegato di Perugia, arcive-
scovo di Damiata in parlihus e nunzio
apostolico nel Belgio. La diocesi si esten-
de per circa 60 miglia, contenendo molti
luoghi. Ogni nuovo vescovo è tassato in
fiorini 697, ascendendo le rendite quasi a
scudi35oo, compresoli legatodell'imrae-
diato suo predecessore, il quale fu anche
benemerito del Sem ina rio. Scrissero de've-
scovi di Perugia e di altre notizie ecclesia-
stiche, oltre i nominati e Fulvio Marioltel-
li : Felice Ciatti,P<7rrt!^05fO ìstoricodello-
rrgine della chiesa Perugina e del primo
suo vescovo, Venezia r634. Diario Peru-
gino ecclesiastico e civile, per l'anno bise-
stile 1772, arricchito di varie antiche e
recenti notizie de' monasteri fonventi .par-
rocchie, confraternite , oratorii ed altre
i8o PES
chiexe, Perugia per MaiioReginaldi r 77 r .
iVnnìbale Mariotli , Saggio di memorie
islorìchc civili ed ecclesiastiche della cit-
tà di Perugia e suo contado , Perugia
1806, presso Carlo Baduel, opera po-
stuma.
PESARO (Pìsaurien). C\[lìì con resi-
denza vescovile dellostato pontificio, ca-
poluogo della parte marittima delia le-
gazione apostolica di Urbino e Pesaro,
cioè del distretto del suo nome e di quelli
di Fano e Sinigaglia, di tutti i quali per
unità di argomento parlerò a Ubbiivo, in
un al contado di Pesaro e suoi antichi
castelli, ascendendo i soli abitanti della
città a circa i3,ooo, ed a più di 6,000
quelli del territorio suburbauo. Vi risie-
de il cardinal legato col segretaiio gene-
rale e la commissione amministra ti va pro-
vinciale, nel semestre da novembre ad
aprile inclusivamente, nell' altro dimo-
rando in Urbino, ed in questo tempo
la congregazione governativa di Pesa-
ro, ora delle Marche, già presieduta da
quel consigliere che il cardinale sceglie-
va per tale sua assenza, avendo la cit-
tà il suo proprio archivio di legazione.
Pesaro, Pisaurum, giace nella feconda
pianura che si estende dalle falde de'col-
h Ardizi sino al mare Adriatico, ove il
Foglia (cos'i detto per avventura secon-
dochè narra l'Olivieri nelle Mem. del por-
to di Pesaro), già Isaurus, mette foce, e
alla destra sua sponda, sopra un'eminen-
za, fa di sé leggiadra appariscenza per la
sua amena posizione eziandio, lunge 7
miglia da Fano, 1 8 da Urbino, e 200 da
Roma, essendo illustre città per ispleu-
didi vanti, non meno per gli antichi che
per gli attuali. 11 suolo nou ha più la
qualità palustie de'tempi andati, impe-
rocché dalla diligente coltura e prosciu-
gamento delle acque stagnanti riportò
notabili miglioramenti. Città bella e va-
ga, popolosa e vivace, munita e ben fab-
bricata, con vie pulite ampie e ben lastri-
cate; è cinta di regolari e solide mura,
alternate da torreggianli bastioni, essen-
PES
do neir angolo orientale la forte citta»
della, edificala nel i4"4 ^'''^°^*^"'''° ' ^
Giovanni Sforza. Di recente nel costruir-
si la Porta di Fano, fu chiamata Pia,
dal nome del Papa che regna. La prin-
cipale piazza, posta quasi nel centro, è
decorata nel mezzo da graziosa e nobile
fontana, non più essendovi la statua di
marmo di Urbano Vili, tolta barbara-
mente dai repubblicani, nel fine del se-
colo passato. La fonte, che aggiunge di-
letto al luogo, è di forma oltagona : 4 ca-
valli marini, quasi in atto di gittarsi fuo-
ri del pelaghettocheivi fa l'acqua, si po-
sano co'piè d'innanzi e col petto sopra la
sponda del catino di marmo assai pre-
gievole e mandano acqua ; 4 ti'itoni bel-
lissimi sostengono il bacino che sorge in
mezzo del vaso maggiore, ed anche per
essi zampilla l'acqua scherzosamente per
varie guise, mentre una polla si spicca
dal bacino e sale alto nel mezzo, e ricur-
vata e quasi sopra di sé ripiegandosi, in
pioggia discende. Fra i molti mercati o
fiere che in questa piazza si fanno nel de-
corso dell' anno , popolatissimo è quello
del sabbato santo che precede la Pasqua
di risurrezione. La mattina vi è gran
calca di gente e gran folla di chi vende
e compra, compresi gli abitanti del con-
tado e de' vicini monti. Ma al punto in
cui si sciolgono le campane, e per uso
immemorabile, quasi tutta la moltitudi-
ne de'contadiui in silenzio si serra intor-
no alla fonte; tutti quindi cercano esse-
re i primi, essendo con mani levate, ed
al primo tocco de'sacri bronzi le tuffano
nelle acque, e chi si asperge la faccia, chi
gli occhi, chi la testa si lava ; e que'che
sono più distanti, con le mani alzate do-
mandano chealtri spruzzi loro almeno il
volto d'una stilla, quasi che avessero la
virtù della probatica piscina. Sommini-
stra in gran copia l'acqua a questa fon-
tana, come ad altre fontane diverse, un
bell'acquedotto opera de'romani.
In questa piazza sono ragguardevoli
palazzi; quello del comune isolato, sul-
PES
Tangolo estremo ha una piazzetta, in fon-
do della quale si vede il palazzo de'conti
3I;iniiani della Rovere, che tanto gode-
rono il favore de' duchi d'Urbino, dai
quali ebbero la contea di s. Angelo in
Lizzola, dominio che conservarono fino
a'noslri giorni: il priore di s. Stefano con-
teFederico,avendosposataViolante Mar-
linozzi di Fano, divenne zio della princi-
pessa di Conti del regio sangue di Fran-
cia e di Laura duchessa di Modena, da
cui nacque la moglie di Giacomo li re
d'Inghilterra. Da un fianco della piazza,
a destra di chi viene dalla strada Emi-
lia, trovasi l'antico palazzo della signoria
0 ducale 0 de' signori di Pesaro, ora a-
poslolico e legalizia residenza del cardi-
nale. Fronteggia da un lato con impo-
iienle prospetto, al quale tulle rispon-
dono le interne parti, e al di là dell'am-
[)io cortile sono le prigioni, al migliora-
mento delle quali applicò le sue cure il
delegato Pandolfì, poi cardinale. Questo
edilizio ha innanzi un magnifico e spa-
zioso portico di 5 archi, i quali sosten-
gono la nobilissima facciata, la quale ai
carattere dellaichitettura, non greca né
romana, ma italiana, mostra la potenza e
splendidezza dell'età in cui fu costiuito.
11 p. Civalli, presso il Colucci, Antichità
picene t. 25, p. lyS, descrivendo i pre-
gi di Pesaro e del convento e chiesa dei
conventuali, narra come trovò il palaz-
zo ducale allo spirare del secolo XVI, e
che nel i." claustro vi ammirò la statua
di marmo e armata di Francesco Maria
1 duca d'Urbino, eretta dal nipote Fran-
cesco Maria II; che visitò la superba e
vasta libreria, con stanze dorate e ben
dipinte, rimarcando tra'preziosi libri un
gran breviario tutto miniato ; dopo i re-
gi addobbamenti del palazzo, lo colpì l'ar-
meria d'incredibile valore, la ricchissima
guardaroba ; aggiunge essere degne di
memoiia, fra le cose dell'armeria, la sel-
la di Giulio II e la corazza indossata nel-
la guerra della Mirandola, due scimitar-
re di Scanderberg , la celata di mistur?
PES i8i
d' Annibale cartaginese, alcune cose di
Selini II, molte armerie di Francesco Ma-
ria I, i suoi bastoni e mazze preziosi del-
le guerre che comandò, ed altii oggetti
di sommo valore. Dall'opposta parte del
palazzo si leva quello fabbricato dai Ro-
vereschi per gli addetti alla loro corte,
chiamato Paggeria, al presente proprietà
di diverse persone. Tra gli altii palazzi
rimarchevoli della città, oltre l'episcopio
aderente alla cattedrale, sono da nomi-
narsi, quello de'Mazzolari,quellode'raar-
chesi Antaldi, vasto, ben disposto, con
superbe scale : vi si trovano buone pit-
ture e fra esse 4 giaucli quadri di m/
Rosa espi i menti armenti. Diversi palaz-
zi de' particolari posseggono riputate col-
lezioni di quadri. Abbiamo di Gio. An-
drea Lazzarini celebre pittore pesarese,
Pitture di Pesaro con una dissertazione^
Pesaro 1785.
La cattedrale, antico e solido edifizio,
è sotto l'invocazione della Beata Vergi-
ne Assunta, ove sono belle pitture, fra le
quali la Circoncisione e s. Girolamo di
Guido Reni. Vi è in gran venerazione il
corpo del patrono s. Terenzio di Panno-
nia, martire sotto Decio, in luogo emi-
nenlea destra dell'altare maggiore, in se-
polcro dibel porfido, con la sua statua in
abito militare, non che i corpi della b. Se-
rafina Sforza e del b. Felice milanese, i
quali erano prima nella chiesa delle mo-
nache di s. Chiara del Corpus Domini. \\
capitolo si compone di due dignità , il
preposto e l'arcidiacono, di i3 canonici
compreso il teologo e il penitenziei'e, di 6
mansionari, e di altri preti e chierici pel
servigio divino. La cura delle anime è af-
fidata ad un vicario curato, nominato dal
capitolo e approvatodal vescovo, gon fon»
te battesimale. Oltre la cattedrale, nellq
città souovi altre 5 chiese parrocchiali, ed
una sola col battisterio. Vedasi Annibale
Olivieri, Dell antico battisterio della chie-
sa pesarese, Pesaro 1 777 in casa Ga vel-
li. Le chiesedi Pesaro sono circa 3o, tra le
quali osservabili per l'architettura quelle
i82 PES
di s.Gio. della Misericordia, di s. Cai lo, di
s. Francesco, pur fregiate, come parecchie
altre, di preziose tavole e dipiuti di Ba-
rocci,di Guido.di Paolo Veronese, di Laz-
zariui, di SicuoDe Coutariiii, detto Simon
ila Pesaro. La chiesa yraudiosa di s. Do-
menico vuoisi eretta sul tempio di Gio-
ve, altri dicono che si elevi sulle rovine
di esso la cattedrale. La bella chiesa di s.
Ubaldo, a lato del palazzo del comune,
cui appartiene come edificata dal muni-
cipio, è di forma ottangolare, innalzata in
iscioglimeuto di voto quando l'ultimo du-
ca ebbe prole, lauto a lungo bramata e
indarno ottenuta : da ultimo vi fu aggiun-
to il portico. Sul suolo esiste un monu-
mento sepolcrale di Guid'Ubaldo II du-
ca d'Urbino, che vedesi scolpito in cam-
meo, coU'elligie incontro della moglie. Il
Crocefisso di legno nell'altare maggiore è
un capo d'opera: il s. Ubaldo lo dipinse
Palma, e s. Terenzio lo colori llondoliuo,
del quale è il s. Agostino nella chiesa del
Nome di Gesù, Si ha di Antonio Becci
( che fu il vero autore della mentovala
opera del Lazzarini, il quale solo prepa-
rò molta parte della materia ), Catalogo
delle piuure che si conservano nelle chie-
se di Pesaro, Wi 1783 in casa Gavelli.
Zaccaria, in Excursus Hit. s. Decentii vc'
tustissinnnn templuni. Han. OUverii, et
Jo. Bapl. Passera laitdes, opera ab illis
edita, alia proinissdj eoruni niusea, ac
monumenta j ali a q uè incaeleris ibi serva-
ta. In Pesaro esistono 9 conventi e mo-
nasteri di religiosi, e 2 monasteri di mo-
nache: Pio Yllall'abbadessadi quello di
s. Maria Maddalena concesse l'uso di por-
tare la croce d'oro sul petto, come l'ub-
badessa di Fano, col breve Religionis ze-
htSjdd X. "giugno i8o4,-^"^'--^o//J. Cont.
t. 12, p. 170.
Gli stabilimenti benefici e d'istruzione
sono numerosi. Vi sono aconservatoriidi
donzelle, l'orfanotrofio, l'ospedale, il mon-
te di pietà, il seminario con alunni ; di-
verse scuole, come di anatomia, velcri -
naiia, diseguo. Kel 1837 dalla tipografia
PES
Nobili fu pubblicato: /ì<.go/a//if/i^/(/e//;;o
stabilimenlo di s. Salvatore in Pesaro. Al
vescovo Monacelli si deve quello degli or-
fani, pel quale concorse la pietà de'cilla-
dini e l'annua prestazione di 4oo scudi
del comune ; come ancora la migliore i-
slruzioue delle fanciuHeela riforma del-
la casa dellemaeslrepie,al cui reggimen-
to chiamò maeslre daPiouia. 11 cav. Do-
menico Mazza, ultimo superstite di sua
nobile e antica famiglia pesarese, a'nostri
giorni fece erede del suo patrimonio l'o-
spizio de'ss. Domenicoe Vincenzo pei po-
veri cronici e invalidi, insieme alla rino-
mata sua collezione delle maioliche an-
tiche e di quadri. Ma fra gli stubilimeuli
benefici si distingue il rinomato e fioren-
te manicomio, nell'ospizio di s. Benedet-
to, ove le più diligenti cure sono prodiga-
le con caritatevole filosofica accortezza,
per richiamare alla ragione i dementi,
che la smarrirono o allatto perderono.
Presso l'ampio Palchetto de' duchi flo-
vereschi e gli orti Giulii , nel soppresso
convento e chiesa del Carmine, in luogo
salubre e delizioso, a vantaggio principal-
mente della provincia, ne fu benemerito
fondatore il delegato d'Urbino e Pesaro
Benedetto Cappelletti, poi cardinale, on-
de ne prese il nome. Vi cooperò il gonfa-
loniere conte Francesco Cassi illustre pe-
sarese, lodato volgarizzatore della Far-
saglia dì Lucano. L^altro pesarese mar-
chese Antaldo Anlaldi, in mezzo a' suoi
nobili studi Catulliani, ordinò e distese
i regolameuli del pio luogo, aperto a' 5
febbraio 1828. Inoltre ne furono muni-
fici, Leone XI l per le molte singolari gra-
zie di cui volle privilegiarlo, ed il cardi-
nal Giuseppe Albani legalo d'Urbino e
Pesaro. Questi uou solo portò a compi-
mento l'edifizio, con opere dell'eccellen-
te architetto cav. Pompeo Mancini, ma
ne affidò la direzione al prof Domenico
cav. Meli, né poteva darla a soggetto più
degno, essendo in lui alla profonda dot-
trina congiunta l'esperienza e lo zelo, la
morte il generoso cardmale laaciò il prò-
PES
jiiiifjuo Piiichclto, come sua [nopiielìi,
allo stabilimento, cou somma iilililà cle-
gl'infelici mentecatti, laonde gli fu eret-
to nell'ospizio un marmoreo busto di gra-
titudine, come al cardinal Cappelletti e
a Leone XII sulla porta maggiore del me-
desimo era stata collocata uno bella iscri'*
zioue latina, scritta dall'aurea penna del
prof. Luigi Crisostomo cav. Ferrucci e ri-
portata a p. 4' àeWe Iiiscrip[io/iui/ij Fa-
ventiae i84c)' Presso il dilettevole passeg-
gio di Porla Urbana soige il celebra to Pur-
tlietto de'ducbi d'Urbino, con nobilissi-
mo giardino, che fu stanza a Dionigi A-
lanagi, a Bernardo Tasso e al suo gran
fjglio Torquato che due volle ricovrò,
donde l'Amadigi fu ispirato nelle sue poe-
sìe; e fu rallegialo dai tanti dotti e arti-
sii che fecero cospicua la corte de'Piove-
raschi. Ivi i duchi Francesco I e Guid'U-
baldo II si conducevano a diporto coi Bem-
bo, coi Tasso, coi Muzii e coi tanti altri
sapienti, che della patria di Rall'aele fa-
cevano allora 1' Atene d' Italia. In mezzo
a quegli orti il famoso architelto Giro-
lamo Genga edificò una casa con grazio-
sa artificiata rovina, adornata dal pen-
nello di Ralfaele di Borgo s. Sepolcro, la
cui scala fu dal Vasari giudicata bella
quanto quella di Belvedere in Vaticano.
Nel Parciietto adunque si assegnarono di-
stinti passeggi ai maniaci d'ambo i sessi.
Su questo luogo non solo è a vedei'si la
bella lettera del eh. prof. Maurizio Bri-
gheuli intorno a! Belvedere di s. Bene-
detto in Pesaro jWi 1828; ma ancora del
conte Cassi, Lettera intorno l'ospizio de-
gli alienali di s. Benedetto in Pesaro, ivi
18 35; e del cav. MeW, Rendiconto delle
guarigioni ottenute nello stabilimento di
s. Benedetto per gli alienati in Pesaro, ivi
1887 ; non che l'importante descrizione
del eh. prof. G. Ignazio Montanari, pub-
blicata aeìV Jlbuni XVII, p. 228.
Nella città vi sono 3 teatri, due de'quali
privati, ed uno pubblico di nuova e magni-
fica costruzione. Fra le dotte accademie
ricorderò l'agraria istituita verso il i83i,
PES i83
che ulilmenle slampa le t>ue esercilazioui.
lIGaruflì,neir//.rtfc-ca<^/., pai la delleanti-
che accademie di Pesaro ; cosi il Mastui
Ferretti, Accad. d' Europa, p. 60, che
nairacomedopoiliSi 2 vi fu aperta quel-
la degli Stravaganti dai fratelli JMaria e
Lodovico Santinelli, rinnovata nel lySo
incasa del conte A nnibale degli Abati Oli-
vieri Giordani (della famiglia di questo
benemerito einfaticabile letteratOja van-
taggio di sua patria Pesaro, eruditamente
scrisse il Marchesi, dicendola originaria
da Brescia e imparentata con case illu-
stri, come la Sforza). Gli accademici Di'
sinvolti pubblicarono nel 1649 le loro
poesie pel Gotti. Laura Gollifredi madre
dell' Olivieri e illustre poetessa fondò iu
Pesaro la colonia Isaurica degli Arcadi.
Il presidente d'Uibino Laute, poi cardi-
nale, chiamò alla corte l'accademia eccle-
siastica fondala dal cardinal Salviati pre-
sidente, e il cardinal Stoppani legato del-
la provincia d'Urbino ordinò le adunan-
ze ogni venerdì, ed ogni 4-° venerdì volle
che si tenesse l'accademia teologico-sto-
rico-dommatica. Non mancano bibliote-
che, come l'Olivieri e l'Antaldi, né anti-
chità numismatiche e lapidarie e vesti-
gia di antichi monumenti, come il ponte
del Metaurod'un arcoarditissimosu! Fo-
glia, costruito o da Flaminio il Censore, o
da Augusto o da Traiano più verosimil-
mente; certo è che ciascuno di lali impe-
ratori ristorò la via Flaminia; né si man-
ca crederlo opera di Belisario, il quale
fece fortificare la città. Le patrie collezio-
ni, i musei ed i marmi antichi, con nobi-
le gara furono nel secolo decorso illustra-
ti in perfetta amicizia dai pesaresi archeo-
logi Olivieri e Gio. Battista Passeri con
dotte opere, per cui abbiamo, di Anni-
bale Olivieri e della stamperia Ga velli in
Pesaro: Di alcune antichità cristiane con-
servatein Pesaro nel museo Olivieri. Glos-
sae nuirginales ad lucernas musaci Pas-
scrii colleclae an. d. lySg, Bononiae
I 740. Di alcune antichità cristiane j ec,
continuazioae delle piecedenli. Marmo-
i84 PES
va Pisaurensia nolis illustrala. Dellafon-
dazione di Pesaro dissertazione, si ag-
giunge una lettera sopra le medaglie gre-
che di Pesaro, le piìi antiche romane ed
altre d'Italia. Il Tirabosclii avvede che
l'origine di Pesaro assegnata dall'Olivie-
ri, di cui 6i gloriava il i.° autore, fu a-
vanli ideata dall' altro celebre pesarese,
gran legista e filosofo, Tommaso Diplo-
Tatazio, come rilevasi da una sua Cro-
naca antica di Pesaro, che giunge fino
9! 1 356 e scritta tra il 1499 e '^t»4Nel
I. 8 dtìì'yénC. picene è una lettera di Co-
lucci, sulla scoperta d'una lapide, nonché
la dissertazione suH'aulica città di Piti-
no pisaurense. Come Pisauroo Isauro si
disse anticamente il Foglia, esso die il no-
me alla città di Pesaro e il cognome a
quella di Pitino pisaurense^ ed il Co-
lucci osserva che se il fiume fosse stato
detto Isauro, sarebbe stata cosi chiamata
la prima, ed Isaurense l'aggiunto del-
la seconda. L' iscrizione dichiara 1' esi-
stenza di Pitino e celebra Abeiena Bai-
bina flaminica o sacerdotessa in Pesaro,
patrona del municipio de'pitinesi pisau-
ren&i. La plebe di Pesaro pei di lei me-
liti e per quelli di Pelino Apro suo con-
sorte, le eressero una statua con base e
la detta iscrizione, illustrata dall'Olivie-
ri. Con questi non conviene Colucci, che
Pitino Pisaurense fosse forse presso Sas-
socorbaro, comune di Macerala Feltria,
distretto d' Urbino(come dico a quell'arti-
colo descrivendola legazione), ivi esseudq
stato piuttosto Pitino tergente che ven-
ne confuso col Pisaurense, \\ quale surse
nelle vicinanze e sulle sponde del Pisau-
ro. Il p. Brandimarte parla dei due Pi-
tini, PicenoAnnonario p.95, e crede che il
Pisaurense fosse presso Macerata Feltria,
ed il Mergente nel luogo di Urbino Me-
taurense. F. Pitino, sede vescovile.
Da tempi antichissimi ebbe Pesaro la
zecca, poiché si trovano monete coniate
prima assai di quelle dei Malatesta che ne
furono signori, quindi degli Sforza e Ro-
dere che lorosuccesiiero. 11 Muratori, Dis-
PES
seri, t, I, diss. 27, riporta io monete pe-
saresi degli Sforzeschi, e la 1 .^ di Alessan-
dro, Dominus Pisaurì \ ^5^;a\\.veco\\' \va-
magine della Beata Vergine o di s. Te-
renzio protettore. Il Reposati, Della zec-
cadi Gubbio, t. 2, in diversi luoghi parla
di quella di Pesaro sotto i Rovereschi,
imperocché allegando la testimonianza
dell'Olivieri, rifeiisce :» Dopo che i prin-
cipi della R.overe ebbero conseguilo nel
i5i3 lo stato di Pesaro, qui stabilirono
la loro zecca, qui portarono i loro archi-
vi, qui ebbero la loro gran guardaroba,
la loro libreria, la loro armeria, qui fab-
bricarono sontuose ville per loro dipor-
to, qui accrebbero a più doppi la corte,
qui finalmente fissarono la ordinaria re-
sidenza loro e del supremo loro tribu-
nale , come naturalmente far dovevano
principi, che non erano indifferenti ai co-
jnodi della vita ". La zecca quindi di Pe-
saro fu quella da cui più abbondante-
mente di qualunque altra uscirono le mo-
nete de'duchid' Lrbinojim perocchèFran-
cesco Maria I ed i suoi successori ridus-
sero le loro zecche in una sola, e questa
con ottimo consiglio in Pesaro, onde o-
norarla di tal preiogativa per averla fis-
sata per pili stabile loro residenza, e per
aver più soggetto alla loro veduta un af-
fare COSI importante per uno stalo, qual
è quello della moneta, ma eglino ne vol-
lero ritrarre un eccessivo profitto. La pri-
ma volla che dello duca vi fece battere
moneta fu nel 1 5x5. Quando fùinvesti-
lodelducalo Lorenzo de Medici, anch'es-
so fece coniar monete in Pesaro. Dopo
la morie dell'ultimo duca R.overesco, re-
slate sospese le zecche dello stato d' Ur-
bino, in un alia pesarese, solamente in
Gubbio si continuò sotto i Papi a batter
moneta, ma di puro rame. Vedasi il Beìiì-
liì, De monelis Pisauri, nell'opera Denio-
netis. Olivieri, Della zecca di Pesaro e
delle monete pesaresi de' secoli bassi, Bo-
logna 1773. Lettera con cui s'illustrano
tre nuove monete degli Sforza. La magi-
stratura comunale di Pesaro si formò iu
PES
diversi modi, secondo i tempi e gli usi
delle citlà italiane : ora si compone del
Gonfaloni ere e ùe^W altri magistrali det-
ti a quell'articolo ed ai relativi, unifor-
me allealtie ci viclie magistrature dei do-
minii della Chiesa. Sull'amministrazione
municipale e sui castelli, nel secolo pas-
salo furono stampali degli opuscoli. Fio
VI col l)reveC//cj^;«?/;ec/^/,de'2 3 settem-
bre 1780, Bull. Rem. C0/1M.6, p. 25 1,
confermò la lettera di segreteria di slato
sul bussolo de' magistrali ; e Pio VII col
breve Patti na nostra, de' i 7 settembre
i8o4, loc. cit. 1. 1 2,p. 234» onde decora-
re il magistrato, concesse al 1." gonfalo-
niere il rubone di seta neia e la cullana
d'oro, agli altri magistrali la slessa veste,
ed il farsi precedere dall'ombrellino e dal-
la mazza e da alcune guardie municipali.
Un interno canale fu sei vire ai mulini^ a-
gli opificii e ad altri particolari usi le ac-
que del Foglia, che rientra poi nel suo
letto. 11 canale dell'Isauro vedesi carico
di navigli da pesca e da traflìco, chenon
solo esercitano lungo la spiaggia adria-
tica occidentale il piccolo cabollaggio, ma
servono singolarmente al commercio con
Venezia , Trieste e colle coste illiriche;
quindi allivissimoèil commercio del gra-
zioso porto. Urbano Vili ne concesse l'i-
spezione alla città, nel iGgS fu istituita
una congregazione, e Pio VII col breve
Praeclarae fidei, de'4 agosto 1 8 1 4j loc
cit. t. 12, p. 322, reintegrò il magistra-
to comunale della facoltà di eleggere o-
gui anno per sulfiagi segreti il capitano
del porlo, il quale è protetto dq un bel
forte rotondo costruito nell'amministra-
zione francese. Del porto si ha di Meru-
la, Einhleniatuni quonimdani calhalo-
gus futuri (novae ciijusdani fonnac) Ur-
bis Pisauri portus^ ad inclyluin Urbini
duceni ejusdtinqae urbis principem. Pa-
la vii i58o. Gio. Francesco Buonamici,
Archi lettura ddlefabbriche fatte sul por-
lo di Pesaro, Bologna I 754. Olivieri, /1/e-
niorie del porlo di Pesaro. Un estratto
è neir Effiinieridi Ictier. di Roma di la-
PES
185
le anno, p. 2 i 2 e 2 kj. Ne darò un cen-
no. Come le imboccature de'lìumi furo-
no i primi naturali porli d'un paese, co-
sì viene riconosciuto il principio di quel-
lo diPesaro dui siculi, cheapprodando a
quel lido furono i primi abitanti e fon-
datori del luogo e del porto insieme. I\e
presero particolare cura i romani, quiu-
di trovasi ne'marmi pesaresi un collegio
di navicalari e forse ve n' era anche di
fabri navali. Si sospetta appartenere al-
cune antiche fabbriche agli avanzi d'un
antico navale e {^ un faro j mentre il mu-
.saico con ornati marinareschi forse ap-
partenne ad un tempio di Nettuno. Del
capitano del porto già esistente ne'teinpi
bassi, se ne parla nel mss. De porla Pi-
.srt/t/e/ij/, di Sebastiano ]Macci,come di al-
tre magistrature; del maestro dello scalo
e ingegnere, lo ricordano le provisioni del
i454) tosi di altri uHlzi, come di sopra-
stante alle burchielle destinate al disc»-
lico delle mercanzie e zavorre, che per
rugionedelloropesoe malagevolezza del
porto, non potevano entrareche allegge-
rite, essendo già in uso nello stesso por-
to antico Piomano, per benefizio delle na-
vi che doveano entiare nel Tevere , il
Corpus saburrarioruia o corpo di fac-
chini destinati al discarico della saburra
o zavorra ; del depositario del porlo nel
secolo XV, ricevitore dell'entrate e paga-
tore delle spese ; dell'uflizio della sanità
residente nel porto di Pesaro, a cui die-
dero origine le frequenti pestilen7e dopo
il principio del secolo XVI; de'soprastan-
ti al porto e sue lavorazioni, incumbeu-
za passata poi nel fattore ducale, poscia
nella congregazione del porto. Sino dal
secolo XllI fu imposto ai notari ricorda-
re ai testatori un qualche lasci lo prò cun-
lio portus, cui successero le già vezze prò
aplando porla. Fu Uibano Vili che con-
cesse alla città l'ispezione del porlo, on-
de fu poi istituita nel i6g5 la congrega-
zione accennata, con facoltà d' imporre
tasse al popolo pel riattamento e conser-
vazione del porto. Questo ab antico fu
1 8G P E S
in Ire diversi sili e forse in un quarto an-
cora ; prima il ponte sul Foglia ne diede
];i direzione, per cui si determinò quel si-
to, che sussistette sino al i6i4) essendo
l'attuale opera del duca Francesco Ma-
j ia li, ordinata nel 1612, ed eseguita a
sue spese sotto la direzione del capitano
Barignani e dell'architetto Sabbatini pe-
saresi. Avendo soiTerto gravi danni , nel
] Gqg ne fu commessa la riparazione al
celebre Cornelio Meyer o!andese;altre ri-
parazioni ebbe pure ne'posteriori tempi,
e nel lySo il cardinal Stoppani fece in-
cominciare il molo, ed eresse quelle fab-
briche e fonte di cui tratta il citato Bo-
na mi ci.
L' industria vi è assai animata, ed in
generale i popolani rifuggono dall' ozio,
essendovi camera di commercio , arti e
manifatture, eh' ebbe nome di collegio,
privilegi e statuti sino dai tempi di Cle-
mente VII, indi sempre protetta dai Pa-
pi. Nel 1 53iCiislampa\.o,SiatiUÌ del col-
legio mercanti le della cillà di Pesaro. Vi
si lavorano tele di canape, tessuti in la-
na e in seta (benemerito dell'arte del tes-
sere fu il pesarese Alessio Didi, che lasciò
un' opera stampata ), cera-lacca , cremor
di tartaro e vi fiorisce la mercatura. Le
sue fabbriche di maioliche e terraglie fi-
iiesono celebrate anche all'estero, e sopra
tutte si prcgianoquelle che presentano il
Cùloredi bronzo e resistono al fuoco, prin-
cipalmente per merito d'arte quelledipin-
le, stoviglie che ben a ragione forma uno
de'vanti degl'ingegnosi pesaresi. Diverse
erudite opere che citerò trattano dell'e-
sistenza e perfezione dell'arte ceramica o
figulinaria in Pesaro, ne'tempi remotis-
simi provata con monumenti, per la qua-
lità e abbondanza della terra cottile, ch'è
in ogni luogo dell'agro pesarese. L'arte
\i fu sempre in pregio; vi fiorì al tempo
degl'imperatori ed anche in quello de'go-
li; decaduta, risorse poi circa ili 4oo, laon-
de pei pubblici lodevoli provvedimenti
il suo incremento fu notabile nel i45o ;
quindi pe'successivi progressi giunse a per-
PES
fezione dopo il i5oo, quando fu ritrova-
ta la maiolica fina, per lo che grande ne
fu il commercio che se ne fece, e ne de-
rivò a Pesaro ricchezzee lodi. Simili ma-
nifatture s'introdussero altres"i in Gubbio,
Urbino, Castel Durante o Urbania, ed in
altri luoghi della provincia. L'eccellenza
delle pitture in maiolica di Pesaro, per
le cure eziandiodi Guid'Ubaldo II, arri-
vò ad un grado veramente singolare, an-
che pei disegni Raffaeleschi, per cui e per
altre qualità i vasi dipinti poterono in
parte stare al confronto delle porcellane
orientali e cinesi. Giacomo Lanfranco pel
I .° trovò il mododi porre l'oro sulle ma-
ioliche, per lo che riportò onorevole di-
ploma dal mentovato duca. Il carattere
delle pitture per l'invenzione de'soggetti
e loro giudiziosa applicazione, secondo l'u-
so alquale i vasi erano destinati, non po-
teva essere più opportuno e lodevole.L''ar-
te poi fatalmente decadde verso il iSj^,
ed al suo nuovo risorgimento contribuì
il cardinal Stoppani e pose in esecuzione
il successore cardinal Merlini. Due ope-
re di queste manifatture ci diedero Pas-
seri ed Olivieri ( il quale del Passeri ci
diede le /l/e//ione, ed il Colucci nel t. 8
delie Antichità picene, la biografìa scritta
da sé stesso e l'elenco di 58 sue opere ).
Del i.° è l'Istoria delle pitture in viaio-
lica fatte in Pesaro e ne' luoghi circo nvi-
ciniy Calogerà t. 4- Del 2.° Delle figline
pesaresi e di un Larario puerile trova-
lo in Pesaro. L'encomiato Montanari, già
professore di belle lettere in Pesaro , vi
pubblicò: Lettera intorno ad alcune ma-
ioliche dipinte che esistono nella collezio-
ne del cav. Domenico Mazza pesarese.
Per sua cura la dotta opera del Passeri,
con migliore ordine e dedicala dalla ca-
mera di commercio al cardinal Luigi dei
conti Ciacchi patrizio e protettore di Pe-
saro, allorché Gregorio XVI l'esaltò al-
la porpora, fu nel 1 838 riprodotta in Pe-
saro: Istoria delle pitture in maiolica fat-
te in Pesaro e ne luoghi circonvicini, de -
sanità da G. B.Passerìpesarese.Wi so-
DO bellissimi versi e notizie sul coiUiiJo
e illusili pesaresi. 11 Letiemeiito Auiiesio
Mobili coi suo genio , sapere ed alacrità
fondò in Pesaro uno slabilimentolipogra»
fico, di cui non era altro maggiore nello
slato pontificio , per cui si può vedere;
Nuo'^'O saggio di caratteri e ^-ignctte del'
la tipografia di A. Nobili in Pesaro, ini-
presso ut W agosto i83i.
Delizioso è il passeggio sino alla som-
mila del bastione fuori di Porta Urbana,
ove il conte Cassi , all'etluoso cugino di
Giulio Perlicari , verso la marina negli
ameni orti die cbiamò GiuUi, per l'im-
niortalilà del nome del gran letterato, gli
eresse un monumento col ritratto dalla
Faisaglia : ivi un lungo ordine di can-
celli Ira pilastri elegantemente murato,
è un poggetto ombrato di fresca selvet-
ta, industriosameule divisa da molli tor-
tuosi sentieri, che in picciolo spazio fanno
lungo il cammino. Dell'odierno dotto ve-
scovo di Pesaro abbiamo : Jn hortos Jii-
lios ad Franciscuin Cassi v. e, Pisauri
lyp. Nobili. Amene e ridenti collinette,
ultimamente coltivale, circondano Pesa-
ro, sparse di villereccie case di gralissi-
ino aspetto. Deliziose villeggiature sul fa-
moso Monte Accio, ov' è tradizione na-
scesse Lucio Accio, che fu il i° tragico
dei latini, e die il nome di sua genie al
luogo natale. Questo monte a' dì nostri
La preso nome dalla chiesa e monaste-
ro di s. Bartolo che vi sono in cima, o-
\e prima abitavano, come ora, santi re-
ligiosi: se ne celebra fondatore il b. Fran-
cesco Cicco pesarese, fratello della b. Mi-
chelina, pei girolamini del b. Pietro da
Pisa; l'Olivieri chiama il ritiro di più an-
tica fondazione, nel Ragionamento sulla
patria della b. Michelina e del b. Cec-
co. Della b. Alichelina pesarese, mirrile
penitente , scrisse la vita fr. ^Michele de
Pardi. JNella spianata e sul dorso slesso
dei monte, Alessandro Sforza signore di
Pesaro edificò un grandioso palazzo e vi
lu messa la i.' pietra dall'imperatore Fe-
derico IH, dal ffi-iale tolse il uome d'Ii/t'
PES 187
penale 0 Peggio I/Jipciialcy\i\i\'i venne de-
coralo di superbe pitture e ornati , con
[iropinquasonluosa villa. Al palazzo chia-
malo i'cct7i/p fu aggiunta magnifica fab-
brica, óella palazzo /iuo\'0, dalla duches-
sa Eleonora Gonzaga, moglie di Fiauce-
sco Maria I,con maruviglioso disegno del
Geiiga.Orala villa degli Sforzeschi e Ro-
vereschi appartiene alla principessa Ma-
riella Lilta-Caslelbarco-Albani. Abbia-
mo del cav. Mancini, L'iaipetiale villa
de Sforzesclù e Rovereschi a breve di'
ilaiiza da Pesaro, inerno/ia,\?tsavo 1 843.
Tra i molti casini è la regia villa de'Mo-
sca, ove lungamente albergò con grande
splendidezza la principessa Carlotta di
Brunswick regina d'Inghilterra (al qua-
le articolo parlai di sue notizie) e molti
altri cospicui personaggi. Usuo teri'ilorio
non è mollo ampio, ma fertile e delizio-
so; si fa gran conto delle saporite frulla,
massinie i fichi, degli squisiti erbaggi e
degli eccellenti formaggi. Vedasi l'Olivie-
li. Meta, di Novillara, p. 89, del terna-
ne territoriale di Pesaro ; ed il Passeri,
Istoria de' fossili del Pesarese ed altri luo-
ghi vicini.
Pesaro fu sempre feconda madre di
sublimi ingegni e d' illustri personaggi,
che fiorirono in santità di vita , dignità
ecclesiastiche, nelle armi, nelle arti e nel-
le scienze. Oltre i nominali e gli altri di
cui farò poi menzione, solo ricorderò : i
cardinali Francesco Maria del /1/o/z^e, O-
livierìj Mosca, Carandini, Ciacchi giù
Governatore di Ronia,po\ legato aposto-
lico di Ferrara. Tra' vescovi. Valenti sa-
grista di s. Pio V, dotto agostiniano, ve-
scovo di Sutii e rSepi; Giacomo Pesaro
vescovo di Pafò, Alessandro del 3Ioule
vescovo di Gubbio, nipote del cardinale
Montani vescovo di Oppido : due n'eb-
bero gli Abati Olivieri , cioè Francesco
eletto di Rieti e vescovo di Cai pentras-
so, ed Agostino vescovo di Targa, poi di
Porfirio, sagrista pontifìcio. Tra' religio-
si, Eugenio da Pesaro agostiuiano, ce-
lebre predicatore iu una quaresima al
i88 PES
concilio di Trento; Quiiila valli e Rlaiia-
uo altri agosliniaiii ; Ciazio degli Abali
Olivieri, Giuseppe Maria Mazzolati o Ma-
riano Parlenio,e Francesco Aliiiericichia-
nialo l'apostolo delle Filippine, gesuiti.
Tra'giureconsulti, Simone de Pretis, Mai -
nus, Pandolfo Collennuccio anche sloii-
co, Buzarello de Silveslris, Antonio A-
l)ati, Almerico A Imerici, ed altri. Tra'poe-
li, Petronio Antigenide, Guido Postumo,
Gio. Maria Catani, Angelo da Pesaro, A-
goslino Gobbi, Antonio Leonardi, Ago-
stino Agostini, Gio. Soperchi oFilonìu-
so, Pietro Bai ignani, Curzio Gonzaga: si
ha di XmaL\.\,Collectiopìsaurfnsisoniiiiutìi
pocnialurn, Pisauri i 7G6 ex chalcogra-
phia Amantina. Primeggiarono tra'lelle-
lati, il rrìarchcse Guido Baldi, Domenico
Bona mi ni, Giulio Gordiani, Valerio e Ati-
lelio Supercbi o Filomuso, Curzio Ardizi,
Antonio e Aurelio Tortora, Giasone del
MiijnOjCan. G.Andrea Lazzarini, Gio. On-
dedei, Domenico Adalteri che dal greco
tradusse Plutarco, Federico Comaudini
celebre matematico e maestro di Torqua-
to Tasso e del figlio di Guid' Ubaldo If,
Alessandro Sforza signore di Pesaro, Ar-
dovino Ardovini, Almerico Piccolomini,
A ndrea Ciacchi negli studi geologici, conte
Francesco Rangoni, Tiberio e Giambatti-
sta Almerici, il quale chiamaloscrittorein-
defesso dall' indefesso Olivieri, lasciò 20
volumi di Memorie pesaresi : inoltre gli
Almericiebbero Annibale ed Ettore poe-
ta e cameriere d'onore di Sisto V. Tra i
medici, oltre Andrea Veronici chirurgo,
Sante Arduino, Camillo Leonardi oLu-
nardi, ch'ebbe a fratello Gianiacopo I con-
te di Monlelabate e celebre oratore di
Francesco Maria 1; AntonioNiu'sino, An-
nibale Zucchella , Almerico Samperoli ,
Monaldi e Angeli , la cui famiglia vuoisi
provenienteda Costantinopoli, collealtre
due famiglie imperiali de' Diplovatazi e
Paleologi: dell'Olivieri abbiamo, Memo-
rie (li Tommaso Dìploi>atazio patrizia
rostantinopolitano e pesarese. Tra'pitto-
li, Anloaio Martioelli, Agostioo CastelUc^
PES
ci, Antonio Cecchini: abbiamo di Giusep-
pe Montani, Pile de' pittori pesaresi e di
tutto lo stato d Urbino, Roma 1704. Al-
tri artisti e meccanici: Bartolomeo Campi
ingegnere meccanico, Girolamo Zaiichi,
Almerico Remoli Almerici e Nicola Sub-
Jjatini architetti; per gli orologi Pietro
Grifìl e Cristoforo Agostini (il quale cele-
brai a Orologio); Domenico da Pesaro
rinomato pei cembali, ove pel i.°aggiun-
8e alcuni organi da fiato e altri strumen-
ti, a'quali si dava il suono con la mede-
sima tastiera e il fiato co'podali. 11 Co-
lucci nel t. 8 delle Antiehità pieene ri-
porta un catalogo d'illustri pesaresi, ri-
cavato dalle memorie del cav. Domenico
Bonamini pesarese, insieme alle loro no-
tizie ed alla cronologia della famiglia Ac-
cia pesarese. Tra i viventi conosciuti per
pesaresi solo ricorderò il celeberrimo com-
positore di musica cav. Gioacchino Ros-
sini, meraviglia delle celesti armonie per
r ispirato e sublime suo impareggiabile
genio. IMa l'encomiato cav. Ferrucci a p.
45 della Panopea italiana, ad onore di
sua patria Lugo, avverte che il suo gran
compatriota Rossini nacque in Pesaro da
padre lughese che per l'impiego trovavasi
in Pesaro. Sebbene non intenda far pa-
rola degl' illustri del contado, pei Cenno
biografico intorno Giovanni Branca di
s. Angelo in Lizzala, del cav. Mancini,
solo ripeterò a gloria del nome italiano,
che venne celebrato il primo ad applicare
utilmente agli usi della meccanica il va-
pore, autore di varie opere, valente ar-
chitetto e matematico. Quanto alle no-
bili famiglie pesaresi ne trattano Sansa-
vino, Marchesi ed altri, come degl' illu-
stri che vi fiorirono.
L'origine di Pesaro, come di tutte le
città antiche, è contrastata; si vuole città
degli umbri o de'piceni, ma sembia pro-
priamente edificata dai siculi: altri la di-
cono con Mileto edificata dai romani. Giìi
però Pesqrp fiori va per uomini dotti, per
coltura delle scienze, per l'esercizio di ar-
ti e mestieri, bejtt^ndovisi auche monete,
PES
e tli f|nellcgreclie feci menzione, e si vo-
glifino di getto, non di conio. 11 Colncci
nel t. 4 delle Anlichità picene, facendo un
estratto e rimpasto di (jiianto sul mede-
simo argomento avea scritto il dollissi-
moOlivieri, tratta della fondazione e del-
l'anlicliitìi di Pesaro. Noterò che fu tenu-
ta favola il derivare l'etimologia del no-
me Pesaro, dai pesarvi l'oro e dividerlo
i galli arricchiti dalle spoglie di Roma,
quasi a pesando auro. Piuttosto ha prò-
Inabilità la sentenza di quelli che fanno
ripetere il nome della città dal fiume /-
sauro, ora Foglia, ad essa anteriore; tan-
to più che il fiume si chiamò prima Pi'
sauro, e Lucano lo disse Isauro per ac-
comodare il verso; Plinio, Siculo Fiacco
ed Aggeno Urbico lo chiamarono Pisau-
ro fluuiìni, come rilevò il p. Brandimar-
te, Piceno Annonario p. i35. Le cam-
pagne della Gallia Senonia divennero do-
minio romano nel 47 ')in una Pesaro che
fu dichiarata prefettura; indi nel SGq vi
dedussero la colonia, 184 anni avanti l'e-
ra nostra , facendosi la solita divisione
del terreno Ira' coloni. L'eseguirono i
triumviri conduttori della colonia, Q. Fa-
bio Labeone, Q. Fulvio Fiacco e IVI. Ful-
•vio Nobiliore, personaggi di sommo me-
rito. E molto probabile che in processo
di tempo L. Siila vi facesse una deduzio-
ne militare, onde venne dato a Pesaro il
cognome di Colonia Giulia Felice, ciò
che altri negano. Catilina procurò gua-
dagnarla al suo partito, che Cicerone re-
presse. Giulio Cesare vi dedusse un'altra
colonia e per suo ordine prese il cogno-
me di Giulia j fu militare onde assicu-
rarla al suo partito, onde fece parte del-
le sue legioni, come ricca e per la posi-
zione, e ciò dopo il famoso passaggio del
Rubicone. Fu quindi governala da Pu-
blio Valinio, oscuro demagogo, che nel
bollore delle fazioni seppe in mezzo alle
concussioni e alle rapine evitare il sup-
plizio e pervenire ne'suoi ultimi anni a-
gli onori consolari, ed eziandio del trion-
fo per la domala Illiria. Uu'allra deduzio-
P E S I Rf)
ne fu fatta in Pesaro da L. Antonio fra-
tello del triumviro M. Antonio, dopo la
morte di Giulio Cesare, con coloni mili-
taii , convenendovi di malavoglia Au-
gusto. Ciò accadde per sventura di Pe-
saro, nell'anno yiS di Roma, poiché gli
abitanti si trovarono costretti lasciare le
proprie case, campi e sostanze a sfrena-
te masnade di soldati. Augusto venulo a
battaglia. con M. Antonio, lo vindice fu
acclamato imperatore. Si vuole che spo-
gliasse delle possidenze i soldati del suo
competitore, che aveano contribuito alla
guerra , e pare che invece vi sostituisse
altra colonia a lui divota ^ altri opinano
che Augusto al principio della guerra si
guadagnasse il favore de' pesaresi, onde
non volle disgustarli con nuova deduzio-
ne. Plutarco narra che Pesaro fu rove-
sciata per un conquasso di terra e da que-
sta restò assorbita , dopo la deduzione
di L. Antonio; ciò viene rigettalo da O-
livieri e da Colucci con buone ragioni.
Il territorio si eslese fin dentro Fano, e
dal lato del mare dalla parte di Rimini
giungeva fino al fiumeTavoUo, elo è an-
cora. Prova che la famosa magarimine-
se non die il nome al Foglia, e che que-
sto fiume non formava confine al terri-
torio di Pesaro, ad esso appartenendo
quello ove fu edificato il castello Callo-
lica (ora legazione i\\ Forlì, Z''.), fabbri-
cato dagli uomini di Gabicce, Castel di
mezzo e Gianarola, castelli del pesarese.
L'antica cillàdi Pesaro eia di figina (|ua-
si quadrata e di piccola estensione, divi-
sa in quattro lati, sussistendo gli avanzi
delle antiche mura; ebbe il Campidoglio,
il foro, l'anfiteatro, i templi di Cerere, Gio-
ve, Bacco, Ercole, Silvano, Vittoria, Bo-
na, degli Augusti, ed al li e magnifiche fab-
briche. Jl Colucci ragiona del porlo esi-
stente ai tempi romani, di qualche capa-
cità pure ai legni da guerra, il di cui si-
to si mutò due volte; le fortificazioni con-
sistevano in palate, torri ed altro ; vi fu
la chiesa di s. Maria vcleris, in portus o
della scala, ed altra pure di s. Maria fon-
190
PES
tlatn nel i36o e tinta in cura al canml-
dolesi, dcmolila la quale, nel medesimo
luogo o poco Iiinge fu ai monaci fabbri-
cato il monnsleio echiesa di s. Malia de-
gli Angeli sussistente, piesso l'antico fa-
ro del porto anteriore, il Colucci citato,
coll'autorità dell'Olivieri, nel dello t. 4
delle antichità, traila delle anlichìlà di
Pesaro rilevale dalle iscrizioni illusirate.
Da queste si apprende che Pesaro foi mò
la sua repubblica o università di popolo ,
cioè comunità, divisain treordiui, decn-
rionale, auguslaleo medio, ed il plebeo:
J' ordine dccurionale si chiamò splendi-
dissimo, i cui.dcciuioni erano onorali de*
gli ornamenti convenienti del davo e dei
calzari senntoi'ii. Gli antichi pesaresi fu-
rono ascritti alle tribù Camilia, Palati-
na e Sabatina : nella guerra sociale 0 mar-
sica Tennero dichiarati cittadini romani,
fd ebbero il gius del suffragio 0 voto in
rigore della legge Giulia, coi solili ma-
gistrati e ministri del culto. Ebbe i collegi
artistici, avendo fiorito nelle arti e nelle
scienze, non che gli onori di municipio.
JNel dilatarsi il romano impero nelle
Provincie cispadane, Pesaro aumentò la
sua rinomanza, governata dai pretori per
la repubblica e avvantaggiala dalla ce-
lebre via Flaminia, che da un capo al-
l'altro r attraversava, come al presente.
Diviso l'impero in occidentale e orienta-
le, finché si resse, Pesaro si tenne in pie-
di vigorosa, ma le diverse barbariche in-
vasioni le recò continue stragi, saccheg-
gi e rovine. Soggiacque ai goli e pel nini
governo de'loro ministri tumultuò. 11 re
Vitige nel recaisi nel 538 all'assedio di
Roma, vi si fermò a dare alcune disposi-
zioni. Intanto l'imperatore Giustiniano I,
avendo spedito in Italia Belisario per li-
berarla dai barbari, Fano e Pesaro pub-
blicamente lo acclamarono. Allora Viti-
ge indispettito di non poter espugnare
Roma, nel 53q ritornò addietro per sal-
var la provincia del Piceno e la propria
capitale Ravenna. Questo ritorno di Vi-
tige fu la rovina completa delle due cit-
PES
là; mentre giuntovi Teserei lo fu s^i gran-
de il fiMoie de' goti contro di esse, che
quali ribelli le incendiarono e dirocca-
rono, devastandone alties'i il territorio,
come riporta l'Amiani, I\Ietìì. ist. di Fa-
no f. i,p. 53. Invece il Colucci, Della fon-
dazione di Pesaro p. 220, dice che non
avendo Vitige soldati da collocare in Pe-
saro , sul bel principio della guerra rase
perla mela le murr-glie della città, e bru-
ciò le case per timore , come osserva
Procopio, chcoccupale dai romani Pesa-
ro e Fano, non dassero a che lare al go-
li. Belisario vinse e imprigionò Vilige, e
per tenersi in difesa contro i goti , nel
540 non solo ciicondò di nuove mura
ed eresse la fortezza in Fano, ma risto-
rale le mura di Pesaro, la fortificò e mu-
nì di presidio, restando sotto la protezio-
ne imperiale. In questo tempo Irovavan-
si in Pesaro per l'imperatore, Artabano
eUldac imno, con certa banda di solda-
ti a piedi ed a cavallo, i quali chiamati
dai fiinesi in aiuto contro i franchi che
a vea no assediato la loro città, subito mar-
ciarono contro il nemico^ quindi parte
ne uccisero e il resto fugarono. Tutta-
volta elettore de'goli Totila nel 54 1, di
poi ricuperò quasi tutta l'Italia, insieme
a Fano e Pesaro (anzi il Marchesi, Gal-
leria dell'onore, p. igS, pretende che la
rovinasse), indi prese e saccheggiò Ro-
ma. Seguirono frequenti scorrerie d'im-
periali e di goli; Belisario potè riconqui-
stare molte città, ma richiamaloin orien-
te, i goli tornarono a soggiogarle nel 548.
Ad istanza de'romani Giustiniano I man-
dò in Italia con poderoso esercito Narse-
te, che nel 557. riportò vittoria su Teli-
la, il quale restò ucciso, bell'estate l'ar-
mata passò in Pesaro e Fano, e tutta la
provincia giurò fedeltà all'impero. Nar-
sele battè anche Tela ultimo re de'goti,
che morendo wel 553 terminò il loro re-
gno in Italia.
Pesaro rifioriva, quando Narsele offe-
so, per vendetta chiamò in Italia i longo-
bardi con Alboino loro re nel (i5'è , che
PES
in gran parie la conquistò, onde all'impe-
ratoie solo restò Poma col suo ducato,
la Pentapoli con altre città e VEsarca-
(o , in cui non furono comprese Fano e
Pesaro, al diredi Arnioni, benché in qual-
che tempo gli esarchi vi estesero talvol-
ta il loro dominio. Longino i." esarca, ad
esempio de' longobardi, creò nuovi ma-
gistrati delti duchi, e ne assegnò anche
a Pesaro e Fano, citlàdellaPenlapoli an-
nonaria o Gallia marittima, cui era an-
nessa porzione del Piceno. JNel ^72 Al-
boino s'innoltrò nella Flaminia, ed arri-
vato a Pesaro e Fano, collegatesi insie-
me, gli fecero tanta resistenza, che non
riuscì sottometterle, e continuarono a di-
fendersi dai longobardi. Dipoi s. Grego-
rio I fece un trattato colTEsarcato per
cacciare i barbari dall'Italia, federazione
in cui sembra entrata anche Pesaro, ove
allora risiedevano ministri imperiali. Nel-
l'attentato dell'esarca Platino contro Pa-
pa s. Sergio I, a questi spedi gran soccor-
si l'Esarcato e la Pentapoli, che per la pri-
ma volta e scopertamente si dichiararo-
no nel 692 difensori del romano Ponte-
fice, benché soggetti all'impero, col quale
poi li pacificò Papa Giovanni VI. Per le
persecuzioni dell'imperatore Leone l'I-
saurico contro la religione e il culto del-
le sacre immagini, l'Esarcato, il Piceno,
la Pentapoli, compresa Pesaro, acclama-
rono il Pontefice s. Gregorio II nel 727,
■vero sostegno del caltolicisrao e della co-
mune salvezza. Il Papa insinuò a lutti di
difendere la fede cattolica e la chiesa ro-
mana, anche con le armi, scomunicò Leo-
ne e sciolse i sudditi dal giuramento di
fedeltà e dai tributi. Quindi Pesaro e tut-
ta la Pentapoli, rigettati i ministri impe-
riali, si elesse il proprio duca, benché col-
le dette Provincie fosse nella divozione
pontificia: il ducalo romano e 7 cittadel-
la Campania, come minacciate dai lon-
gobardi, spontaneamente si dierono al Pa-
pa, donde ebbe origine il dominio sovia-
no temporale della s. Sede. La flotta im-
periale giunta all'alture di Pesaro eFa-
PES
'91
no, fu sommersa da orribile tempesta.
Profittando i longobardi del cessato do-
minio imperiale, occuparono l'Esarcato,
la Pentapoli e Pesaro nell'autunno. Ne
prese la difesa s. Gregorio II con implo-
rare il soccoiso de'francesi e dei veneti,
onde l'Esarcato e la Pentapoli furono li-
berate, ed il Papa nel 728 si pacificò coi
longobardi. Luitprando tuttavia nel 780
ruppe il trattato, ed occupò anche Pesa-
ro, usurpandogli antichi palrinioiii della
romana chiesa.
Benché s. Gregorio III invocasse l'a-
iuto di Francia , la Pentapoli alternò il
giogo degli esarchi e de'longobardi, indi
coli'Esarcato nel j^i se ne sottrasse, ma
per breve tempo. Allora i deputati di det-
te Provincie, con quelli dell'Emilia e del
Piceno, nel 743 ricorsero a Papa s. Zac-
caria,acciocché impetrasse la pace,al qua-
le eflètlo si portò dal re Luitprando ia
Pavia, ricevuto nel passaggio ovunque
come padre e patrono, e subito l'otten-
ne. Il successore Rachis tornò all'inva-
sione e nel 745 prese Pesaro, ove coll'e-
sercilo passò l' inverno. Continuando le
conquiste, nel 749 pose 1' assedio a Pe-
rugia ; ma recatosi prontamente s. Zac-
caria dal re, lo persuase a ritornare in Pa-
via e farsi monaco. In questa occasione
l'Esarcato, la Pentapoli e altre provin-
cie, per mezzo de'loro deputati, si con-
fermarono nell'ubbidienza al Papa, per
l'antica protezione loroaccordata, giuran-
do fedeltà alla chiesa romana: sembra che
il Pontefice, così nella Pentapoli, come
nelle altre provinole, in segno di supremo
dominio, ad ogni città assegnasse i pro-
pri giudici. A Rachis successe il fratello
Astolfo, che di genio feroce incominciò a
molestare la chiesa romana ed i suoi do-
minii, senza riguardo ai precedenti accor-
di; mosse guerra all'Esarcato ed alla Pen-
tapoli, e minacciò Roma : Pesaro e le al-
tre città della Pentapoli caddero in suo
potere. Collegato con l'esarca Eutichio il
re longobardo, non permetteva di vivere
sollo il governo della Chiesa; laonde sol-
192
PES
levatosi il popolo in Ravenna ed appog-
gialo dagli abitanti dell'Esarcatoe della
Peiitapoli, costrinse alla fuga Eulicliioe
con esso terminarono gli esarclii. Papa
Stefano li detto III, traversando la Pen-
tapoli, come avea fatto s. Zaccaria, fu co-
me lui ricevuto dagli abitanti con dimo-
strazioni riverenti e festive, quando nel
^53 si portò in Fi ancia dal re Pipino, ed
olteiuie il suo poderoso patrocinio. l\e-
calosi il re in Italia, nel ^55 obbligò A-
slolfo a restituire alla s. Sede la Penla-
poli, l'Esarcato ed i patrimoni suoi, pri-
ma con giuramento e poi colla forza del-
le armi. Quindi Pipino mandò Fulrado
abbate di s. Dionisio, coi deputati di A-
stollo in tutte leciltà dell'Esarcato e del-
la Penlapoli, ricevendone le chiavi coi
principali cittadini e gli ostaggi, ed in Ro-
ma Fulrado pose le chiavi sull'altare di
s. Pietro. Da questo tempo i Papi in Pe-
saro e nelle dette provincie esercitarono
il dominio assolutodi principe, prima tal-
volta solo impedito dai longobardi e im-
periali. Pipino non donò, lìia fece resti-
tuire l'usuipato, con che amplificò e con-
fermò la sovranità del Papa, che ne af-
fidò tosto il reggimento a' suoi ministri,
con litolodi giudici e di conti. Per qual-
che tempo la città stette in pace, e sotto
la Chiesa procurò di stabilirsi con leggi e
forma di ottimo governo. Denchè il re De-
siderio ottenesse il trono longobardo a me-
diazione di Stefano III, con riprovevole
ingratitudine maliziosamente fece solle-
vare la Penlapoli e l'Esarcato, non me-
no per occuparli, che per alienare i prin-
cipi francesi dalla protezione "verso la s.
Sede. Fano potè resistere al di lui assedio ;
ma Pesaro, fatta lunga resistenza, ven-
ne superato. I longobardi avanzarono le
invasioni , facendo credere di ristabilire
il dominio greco, ciò che venne avvalo-
rato dall'armata navale imperiale, com-
parsa nell'Adriatico nel maggio 764, on-
de s. Paolo I si vide costretto di ricorrere
a Pipino, ed agli stessi longobardi a rin-
forzar le città manltime in un a Pesaro e
PES
Fano; quindi a consolare quelle provin-
cie costernate, vi si recò e passò in Ra-
venna a trattare con Desiderio per la di-
fesa, contribuendo così al ritiramenlo in
oriente della flotta. Continuando i lon-
gobardi ad aspirare al dominio delle ter-
re della Chiesa e di Roma stessa, Deside-
rio si mostrò offeso di Papa Adriano I,che
avea ordinatoallecitlà premunirsi di sol-
dati e munizioni, perchè fossero pronte a
lesistereai tentativi de'Iongobardi : non
curando la pace prima conchiusa , sac-
cheggiò Pesaro e di nuovo s'impadronì
della Penlapoli, del Piceno e dell' Um-
bria. Disegnava l'assedio di Roma, quan-
do fu obbligato correre a difendere gli sta-
ti cheandavagli prendendoCarlo Magno
venuto in soccorso del Pontefice ; indi
Carlo lo disfece e imprigionò, teroìinan-
do nel 773 o 774 il regno de'Iongobardi.
Carlo restituì ad Adriano I le ricupe-
rate terre, confermandone il supremo do-
minio, ciò che fece pure il figlio e altri
imperatori : l'Esarcato prese il nome di
Romagna, la Penlapoli ritenne il suo o
talvolta fu chiamala Marca Anconitana^
dovendo respingere molte volte le inva-
sioni degli arcivescovi di Ravenna , dai
Papi investiti di quella città e altri luo-
ghi dell'Esarcato. Proseguì Pesaro a go-
vernarsi col proprio conte eletto dal Pon-
tefice, mentre in Fano incominciarono le
fazioni cittadine, con la pretensione che lo-
ro spellasse la nomina del conte, a sug-
gestione de'discendenti longobardi. Ver-
so il fine del pontificato di Adriano I, es-
sendo i pentapolitani sudditi pontifìcii
protetti dalla corte di Carlo Magno, che
regnava in gran parte d* Italia, si solle-
varono, non volendo più riconoscere i giu-
dici assegnati loro dalla s. Sede e ricusan-
do di dar conto al Papa degli affari del-
le loro città : Fano, Pesaro e altre città
promossero siffatte pretensioni, ma Adria-
no I se ne lamentò con Carlo, e si con-
venne tra loro, che il re non avrebbe ri-
cevuto in corte i sudditi della chiesa sen-
za le lettere pontificie, ed il Papa non
PES
avrebbe ammesso nel suo stalo i fran-
chi, i fiaiicesi e altri suddili imperiali
senza le lettere regie. Neil' 8o4 alcune
cittadella PeutapoH cacciarono i loro giu-
dici, e ne elessero senza il consenso di Ro-
ma : s. Leone IH commise la causa dei
pentapolitani a Gregorio suo cappellano,
il quale convinti icomplici della solleva-
zione, condanuò al supplizio molli citta-
dini rei del misfatto, e tutta la provincia
iiell'Hoo si restituì all' ubbidienza della
Chiesa. Nell'irruzione navale de'saraceni
d'Africa, Pesaro e Fano furono saccheg-
giate neir84'^5 6 P^i' alcun tempo infe-
starono la provincia, che si difese brava-
mente con learmi.Nelqi i le milizie pe-
saresi, unite ad altre penlapolilane, im-
pedirono che gli ungari saccheggiassero
le città marittime. E" verosimile che Pe-
saro verso il 980 s' incominciasse a go-
vernare con nuovi e propri magistra-
ti. Nel 1046 eletto Papa Clemente li,
nel condursi a Roma cousagrò la chiesa
di s. Paleruiano di Fano, e per Pesaro
proseguì il suo viaggio. Nel 1047 intra-
prese quello di Germania e nel ritorno
a'q ottobre 1047, come narra Murato-
ri, y://2/ja//t. 6, par. i,an.io47) morì nella
terra di s. Pietio presso Pesaro, nel mo-
nastero di s. Tommaso apostolo, come
afferma Ferlone, Dt viaggi de Papi, p.
90:1! corpo fu trasportato in Bamberga
e ne parlai anche nel voi. XXIX, p. 98.
Questo monastero è la celebre abbazia di
s, Tommaso in Foglia , fondalo dal ve-
scovo Alberto con magnifica chiesa: Cle-
mente li gli donò alcune terre di diritto
pontificio, esistenti nel contado pesarese,
già possedute dai figli di Ungaro, nipoti
di Alberico conte forse di Pesaro. Impe-
rocché questa città ebbe i suoi conti o
giudici subordinati ai consoli, che sotto
i greci eleggeva il popolo, e sotto i Papi
venivano nominati dalla s. Sede, o alme-
no ne riportavano la conferma e il diplo-
ma-, se ne legge la serie nell'Olivieri, che
illustrò l'abbazia, da cui dipendevano di-
verse chiese del pesarese. Nel secolo XII
VOL. Lll.
PES 193
incominciò per Pesaro la gloria delle sue
armi, avendo abbraccialo il partito guel-
fo favorevole al Papa, onde fu detta pro-
pugnacolo della Chiesa : come ne'secoli
precedenti, ebbe non poco a soffrire dalle
truppe impellali spesso accantonate nella
città, specialmente ne'quartieri d'inver-
no. Nel I 187 vi passò l'imperaloie Lo-
tario li, il quale soggiornò nella detta ba-
dia, e vi spedi un privilegio per s. Ma-
ria in Porto di Ravenna. Col favore di
Federico marchese della Marca e resi-
dente in Fano, questa nel i i4o ricupe-
rò alcuni castelli , che da luogo tempo
possedeva Pesaro, e pose termini ai con-
fini del territorio. Ciò fu causa di molte
dissensioni e discordie civili tra'fanesi ed
i pesaresi e altri confinanti. Più di tutti si
risentì Pesaro, che dolente del territorio
perduto, si confederò con altre cittàe eoa
le armi ne sostenne le pretensioni, aven-
done dato impulso que'del contado fane-
se , che malcontenti del governo eraosi
soggettali ai pesaresi. Fano si sottomise
ai veneti per averne aiuto, onde perve-
nuta la loro flotta nel porto, obbligaro-
no i collegati a levare l'assedio e rifare i
faoesi de' danni loro recati. Nelle gravi
differenze tra Alessandro III e l'impera-
tore Federico l, a questi resistè bravamen-
te Pesaro, finché come le altre vicine città
si trovò costretta assoggettarsi nel i 167.
Osserva il Compagnoni, Reggia picena
p. 74, che nel 1 188 tra'crociati di Pale-
stina vi concorsero anche i pesaresi.
Elevato nel 1 198 al pontificato Inno-
cenzo III, neir intendimento di cacciar
gl'imperiali dai dominii della Chiesa, a
questa li ricuperò insieme a Pesaro e Fa-
no e loro lerritorii, come riporta Rinal-
di a tale anno e l'Amiani, con gran giu-
bilo degli abitanti ritornati all'immedia-
ta signoria della sede apostolica, gover-
nati dal cardinal legato: questa bella pa-
ce venne turbata da nuove questioni ter-
ritoriali, contrastando i fanesi a Pesaro
due castelli nel i 200; d'altronde i pesa-
resi si querelavano che Fano comaudas-
i3
194 i'ES
se a' suoi castelli di Monte Baioccio e
]\oviIaia. Però Imiocenzo III commise
al cardinal Ciiizio Cenci la riconciliazio-
ne delle parli, die segui nel i 202: in essa
non fu compresa Pesaro, cui i fanesi vol-
lero dichiaiar guerra. Il cardinale statuì
che tolta ai consoli la suprema autorità
si trasferissenel podestà, lasciando ai pri-
mi solo il regolamento economico del lo-
ro pubblico. jN'el i2o5 il legato impedì
che Fano progredisse ne'tenlativi di oc-
cupar Pesaro, ed a questa fece restituire
i due nominati castelli. Narra il Mura-
lori, nelle Antich. Estensi t. 2, p. 89 ij
che Innocenzo III nel 1208 investi Az-
zo VI marchese d'Ente della Marca di
Ancona, in cui si compi endevano Sini-
gaglia, Fano, Pesaro, Fossombroue, Ca-
gli ec, e che col consenso d' Innocenzo
111. nel 1210 l'imperatore Ottone IV
CUI) diploma allo slesso Azzo e in nome
della Chiesa die in feudo la Marca d'An-
cona compreso Pesaro : per gli Estensi si
può vedere Ferrara e Modena. 11 JMar-
obesi attribuisce l'infeudazione di Pesa-
vo a favore di Aldobrandino d'Esle, per
essere questi difensore delle rag oui del-
la sede apostolica e perciò di parte guel-
fa, alla quale Innocenzo III voleva così
conservare Pesaro. ÌNel 1229 essendo i
pesaresi in parte del partito ghibellino,
seguacedeirimperalore, abbiamo dall'A-
miani la narrazione delle sollevazioni ca-
gionate dcdle fazioni, che dividevano pu-
re le città circostanti, e quali; e nel i235
Pieposati dice con chi i pesaresi eranocol-
legati, ad onta della disapprovazione di
Gregorio IX in guerra con F^ederico II.
Alle violenze di quest'imperatore e di
Manfredi suo naturale, Pesaro non potè
resistere : per 1^ anni la dominarono, ed
accrebbero fomite alle intesline discordie.
1 pesaresi tornarono all'ubbidienza d'In-
nocenzo IV, e nel 1 254 fecero parte del-
l' esercito che quel Papa mosse contro
Manfredi. Kel i2'-7 il pontifici^^ettore
della Marca ordiuò.con grave dispiacere
Uc'fantbi e altri, che le cause cibili si por-
PES
tasserò al suo tribunale in Macerata o
Ancona, coucedendoad altra parte del-
la provincia, ov' era Pesaro annoverato,
il ricorso in grado d' appello al giudice
o vicario generale del rettore, residente
a s. Lorenzo in Campo. Nella sede vacan-
te per l'elezione d'Onorio IV, per le me-
ne di Bertoldo Orsini, che aspirava al do-
minio della provincia, nel 1285 si ribel-
larono alla Chiesa varie città e per la i."
Pesaro^ che Compagnoni chiama pre-
clarissima e nobile, ne di minor fama
per l'arte militare de' suoi soldati, che
per la perizia de'giureconsulti in ogni se-
colo : pertanto riferisce, che i cittadini
ghibellini, avidi di cangiar stato, caccia-
rono dalla città i guelli e gli altri della
parte pontifìcia. Subito il rettore Gollre-
do d'Anagni si portò in Fano per costrin-
gere i pesaresi e gli altri a ritornare al-
l' ubbidienza; né ciò bastando, appena
creato il Papa, radunò milizie per for-
zarli, ma i pesaresi ad evitarne le conse-
guenze nel 1286 invocarono perdono.
Nel pontificato di Nicolò IV diversi
polenti usurparono la signoria di alcune
ciltà di Piomagna, come IMalatesta I da
Verrucchio di Rimini {V.), celebre cam-
pione di parie guelfa, per Pesaro, che
poi consegui nel 1290; in tale epoca e-
rano confederati i bolognesi, fanesi, sini-
gagliesi e pesaresi. A questo racconto del-
l'Amiani noterò, cheil Zanetti nelle Me-
morie di Rimino, p. 1 98, afferma che Gio-
vanni il Zoppo, figlio di Malatesta I, fin
dal 1290 avea ottenuto la podesteria di
Pesaro, onde pretese alcuno che lo rice-
vesse in feudo dal Papa: cacciatone da
Guido di Montefeltro, neli 295 potè riot-
teiierne la defensoria. Nel 1296 dell'an-
tico teatro o anfiteatro i pesaresi costrui-
rono una fortezza, che nominarono Ten-
tamento. Nel i3oo Bonifacio Vili co-
mandò al cardinal Napoleone Orsini di
portarsi in Fano, e quale legato della
Marca prevenire la rivolta de' pesaresi,
che trattavano d'assoggettarsi ai Mala-
testa : una parte del coutadofunese di qua
PES
Jel Melauro, unitasi a Pesaro e Ilimini,
desiderava' lo stesso goveino. Nel i3o3
o I 3o4 mon Giovanni il Zoppo d'infeli-
ce fama, per ruccisione di sua moglie
Francesca Polenta e di suo fratello Pao-
lo che l'avea sedotta: l' amore e la scia-
gura Dante celebrò con sublimi versi. Al-
lora i pesaresi elessero podestà Paiidol-
fo J, fratello del defunto e perciò altro fi-
glio di Malatesta I, che sottomise nel
1 3o5 Pesaro, Sinigaglia e Fossombrone,
le quali furono saccheggia te nel i3o6per
qualche rimostranza (atta, profittando
che il francese Clemente V avea fissata
la sua sede iti Francia: così venne sta-
bilito Pandolfo I, sotto lo specioso tito-
lo di podestà, assoluto signore e tiranno.
Non andò guari che ribellatisi i pesaresi
e sinigagliesi , circa il i'3oc) costrinsero
Pandolfo I ad alibandonar la provincia,
aiutati dallemilizie pontificie, comanda-
te dal rettore Bertrando de Got nipote
del Papa efiancese. Intanto colle in)po-
sle e aspro governo i francesi disgusta-
rono lutti, per cui fu agevole a Pandol-
fo 1 di ricuperare Pesaro. Nel i332 il
Papa Giovanni XXII, a quietar le cose
della provincia, da Avignone ordinò la
convocazione d'un generale parlamento
in Faenza, ove fu deleiminato che IMa-
latesta li e Galeotto de'Malatesti, figli di
Pandolfo 1, ritenessero a nome della Chie-
sa Fossombrone e Pesaro. Nel i34i Lo-
dovico il Bavaro imperatore non appro-
vato dalla s. Sede, riconobbe il dominio
di Pesaro ne'Malalesta. Innocenzo VI a
ricuperare i domiuii usurpati dai signo-
rotti, nel i355 spedì in Italia con mili-
zie il celebre legato cardinal Albornoz,
che vinto e imprigionato Galeotto signor
di Pesaro, questa città ricuperò alla Chie-
sa: dipoi il cardinale per accordi fatti lo
liberò, e con annuo censo l'investì qual
feudo di Pesaro, dichiarandolo per un
decennio vicario per la s. Sede di Fano,
Pviminij Pesaro e Fossombrone, con tri-
buto annuale di 6,ooo fiorini d'oro. Nel
1 364 eletto Galeotto per capitano de'fio-
PES
'9
rentini, riportò vittoria sui pisani : nella
sua assenza lasciò al governo di Fano,
Pesaro e Fossombrone il nipote Pan-
dolfo lì figlio o fratello di Malatesta On-
garo. Nel iSys Galeotto divenne signo-
re di Rimini, e Pandolfo lì di Pesaro e
Fossombrone, e morto poco dopo, gli
successe nel i373 il piccolo figlio Mala-
testa Malatesti che governò per 56 anni.
Nel i4i5 Pesaro fu assediata e pre-
sa dal celebre perugino Braccio Forte-
braccio; e nel 1429 al'Malatesta succes-
se il prode figlio Carlo, al cui tempo Pe-
saro si sottomise dopo il i432 ad Euge-
nio IV, che nell'anno seguente ne inve-
stì lo stesso Carlo; ma Compagnoni di-
ce che nel i43i il vicariato di Pesaro
fu tolto dal Papa ai Malatesta, tranne
Fossombrone e Sinigaglia; aggiungeche
nel 1433 fu fatto castellano di sua roc-
ca Simone Compagnoni. IMorto Carlo nel
1438, ne occupò la signoria, come di
Fossombrone, il suo figlio Galeazzo, ma
rimase esposto agli attentati dell' ambi-
zioso suo cugino Sigismondo signore di
Pvimini, che ne agognava le signorie co-
me senza prole. In fatti nel 1 443 gli mos-
se guerra ed assediò Pesaro, divenuto a-
siio de' suoi nemici, essendovi Federico
Montefeltre conte d'Urbino, implacabile
antagonista dei Malatesta, donde conti-
nuamente infestava i vicini suoi stati. La
città ben munita e valorosamente dife-
sa, rese inutili gli sforzi degli assediaati.
Sigismondo si sfogò nel contado che ma-
nouiise, occupando Montelabate, Novi-
lara , Candelora , Monte Gaudio ed al-
tri luoghi; indi nel i444s' fece la pace.
Intanto Alessandro Sforza figliodi Sfor-
za il Grande e di Lucia da Torsano, fra-
tello naturale del celebre conte France-
sco Sforza poi duca di Milano, s\ quale
articolo parlo dell' illustre famiglia, in-
namoratosi perdutamente di Costanzafi-
glia di Pier Gentile Varani signore di
Camerino e di rara bellezza, gli era stata
negata come cavaliere privato senza feu-
do. A togliere questo ostacolo, e perchè
196 PES
gli stati dì Galeazzo non passassero in
Sigismondo Malatesta, intercedette per
lui il conte Federico, ad onta della con-
trarietà dei Malatesta per gli Sforza. Es-
sendo Galeazzo avo materno di Costan-
za, come nata da Elisabetta sua figlia,
le assegnò per dote la metà di Pesaro, ed
il conte Francesco, allora signore di Ftt'
tuo, sborsò per l'altra metà a favore del
fratello 20,000 fiorini d'bro, il tutto per
opera di Federico. JN'è andò guari che
Galeazzo vendè tincora Fossombrone per
13 0 1 3,000 fiorini d'oro al conte Fe-
derico, per cui quale aliena tore di be-
ni ecclesiastici fu poi da Eugenio IV sco-
municato. Così il principato del ramo
cadetto dei Malatesta passò nel ramo ca-
detto degli Sforza. Vedasi oltre Rimini,
Olivieri, Notizie di Battista di Monte-
ftltre moglie di Galeazzo Malatesta si-
gnore di Pesaroj Orazioni in morte di
alcuni signori di Pesaro della casa Ma-
latesta. Queste orazioni non sono del-
l'Olivieri, ma a lui se ne deve la pubbli-
cazione e r illustrazione, il che forma
un bel tratto di storia pesarese, per quel
lem pò che la città fu dominata dai Ma-
latesta. Alessandro celebrato dal Rat-
i\, Della famiglia Sforza par. i , p.
i44 ^ seg., come di tuttala sua discen-
denza, di poco inferiore al fratello nelle
imprese militari e vice- marchese della
Marca, onde Fermo ebbe da lui molti
abbellimenti, nel i444 sposò T amata
Costanza, e nel marzo del seguente anno
prese possesso di Pesaro e suoi castelli ;
cioè Novilara , Monte Baroccio, Monte
Cicardo, Genestreto, s. Angelo, Monte s.
Maria, Monte Gaudio, Farneto , Mon-
lelabate, Montelevecchio , Lagabiccie o
Gabiccie, Castel di Mezzo e Fiorenzola.
Alessandro entrò nella città a cavallo, e vi
fu accolto con plauso dal popolo a mo-
do di trionfo. Dolentissimo Sigismondo
di tutto l'avvenuto , si ritirò dalla lega
nel i44^> stimolando il Papa Eugenio
IV, Alfonso re di Napoli e il duca di Mi-
lano a muovere guerra al conte Frau-
PES
Cesco, con essi collegandosi : tutto narra
il Reposati, t. I , p. I 77 e seg. In questa
guerra Francesco perde la Marca, e do-
\endosi Alessandro con Pesaro dare al
legato pontificio di Eugenio IV, con prov-
vido consiglio pensando a' casi suoi, nel
i446 abbandonò Francesco. Quietate le
cose dipoi si riconciliò col fratello e riac-
quistò i castelli di Poggio, Tomba e Mon-
teluro nel contado di Pesaro, colla forza
delle loro armi. Nel i447 '' Papa Nico-
lò V, non solo assolse il conte Federico,
come unito al conte Francesco Sforza in-
vasore della Marca , ma con diploma x
kal. augusti, presso il Ratti, concesse ad
Alessandro Sforza Altendoli e suoi figli
il governo di Pesaro, quale vicario tem-
porale per la s. Sede, che avea senza il
consenso pontifìcio e perciò con dolo com-
prata. Inoltre Nicolò V nello stesso anno
144? soppiesse l'abbazia di s. Tomma-
so in Foglia, che aveva avuto 1 7 abbati,
e la uni al capitolo della chiesa pesarese,
Alessandro ottenuta da Nicolò V la
investitura di Pesaro, coll'obbligo di pa-
gare nel giorno di s. Pietro l'annuo cen-
so di 75o fiorini d'oro di camera, atte-
se principalmente a ben governare i suoi
popoli: grandissima cura si prese per
abbellire notabilmente la città con ma-
gnifico palazzo, cinta di mura a'suoi bor-
ghi, e nel 1452 incominciò l'ediflzio del-
l'/m^er/a /e. Contribuì pel fratello alla
conquista del ducato di Milano, e pel
suo genio guerriero cercò condotte d'ar-
mi presso vari principi, onde s' ebbe il
ducato di Sora e sue appartenenze, e la
carica di contestabile del regno di Na-
poli. Morta Costanza pel parto di Co-
stanzo, nel i44^ Alessandro sposò Sve-
va figlia di Guid'Antonio conte di Mon-
tefeltro e di Caterina Colonna nipote di
Martino V, che per la vita dissoluta del
consorte e per aver tentato tre volle di
avvelenarla, ritiratasi dal mondo, si chiu-
se nel monastero delle monache del Cor-
pus Domini, ove piese il nome di Sera-
iiua, meritò gli onori dell'aliare e il li-
PES
tolo eli beata, ed è protellrlce dì Pesai'O :
G. B. Aleggiarli nel lyS^ ne pubblicò la
vita. Del resto Alessandro fu plaeido, ge-
neroso ed intimo amico di s. Giacomo
della Marca» Nel 1464 Pio li die ad A-
lessandro Gradara e Castelnuovo colle
fortezze. Mon Alessandro nel i/^jS a'3
aprile, lasciando naturali, Ercole, Gine-
vra ed Antonia, avendo maritata sua fi-
glia Battista al conte Federico suo bene-
ftittore, che Sisto IV poscia dichiarò duca
d'Urbino : fu sepolto nella chiesa di s. Gio-
vanni.da lui fabbricata, e nel i 785 l'Oli-
\ieri nestampòle 7l/i?/;ionecon appendi'
ce. Gli successe il figlio legittimo Costanzo
1, fornito di molto talento e valorosissimo
capitano. Il Garampi, Osseiv. stille mone-
te p. I 73, riferisce che Sisto IV non solo
nel 1474 con bolla del i.° giugno lo con-
fermò nel vicariato di Pesaro, che allora
possedeva 24 castella, ma glielo estese
pei figli e nipoti maschi legittimi e na-
turali, con l'annuo censo di 7^0 firn-ini
d'oro di camera ; che in seguito essendosi
Costanzo I posto al soldo dei fiorentini ed
avendo guerreggiato contro il Papa suo
sovrano signore, decadde dal vicariato,
finché date a Sisto IV le convenienti sod-
disfazioni, fu ristabilito negli onori e di-
ritti perduti, con bolla de' 26 agosto
i48r. Ferdinando I re di Napoli lo adot-
tò nella sua famiglia d'Aragona, e gli die
in moglie Camilla Marzana figlia di sua
sorella, il cui matrimonio fu celebrato in
Pesaro nel 147^, con magnificenza tale,
che fu lo stuppre e la meraviglia di tut-
ta Italia: di queste sontuosissime nozze
il Ratti ricorda le relazioni che se ne fe-
cero, ed il prof. Montanari nell' Album
an. IO, n.° 18 e 19, pubblicò la bella,
leggiadra ed importante narrazione sto-
rica che ne fece Giulio Perticari, di al-
tre parlandone a p. 106 della citata Isto-
ria, come della recente edizione veneta
del i836, del eh. Gamba. Costanzo I
fu principe munifico, coltivò le lettere,
amò i sudditi, ed eresse in Pesaro a cu-
stodia del porto, con disegno di Brunel-
PES 197
IcscOjla Rocca Costanza. Mori d'anni 36,
presso Montclal)ate, nel 1 483 a' 1 9 luglio,
lasciando due figli naturali, Giovanni e
Galeazzo. L'Olivieri pel Gavelli nel ì/[8i
pubblicò. Lettera sopra un medaglione
non ancora osservato di Costanzo Sfor-
za signore di Pesaro. Nel suo rovescio
si rappresenta tutta la pianta della cit-
tà e suoi borghi, quale era verso il 1480
in cui fu inciso.
Gli successe Giovanni, nato dalla pe-
sarese Fiore Boni, e la matrigna Camil-
la d' Aragona, alla cui prudenza e cre-
dilo si dovette la conservazione dello sta-
to. Sisto IV abilitò Giovanni a succede-
re nei feudi e beni paterni, e insieme con
la vedova Camilla fu costituito vicario di
Pesaro a' 2 3 novembre: regnò con essa
fino al 1489J epoca in cui Camilla ri-
nunziando il potere si ritirò. In detto an-
no Giovanni sposò Maddalena Gonzaga
de'marchesi di Mantova, sorella delladu-
chessa d'Urbino, indi nel 1490 chiese ed
ottenne da Innocenzo Vili nuova investi-
tura. Morì la moglie dopo un anno senza
prole: Giovanni passò quindi alle seconde
nozze con la celebre Lucrezia Borgia (ol-
tre a questo articolo ne parlai a Ferra-
ra ed altrove) figlia di Alessandro VI,
essendosi perciò recalo in Roma cum ma-
gno coniitatu episcoporum. Gli sponsali
furono celebrali a' 12 giugno i493 con
magnificenza veramente sovrana nel pa-
lazzo pontificio, dando motivo alle più
sanguinose e non meno calunniose sati-
re: può vedersi quanto ne scrive l'accu-
rato Ratti. Ma dopo un anno, nati dissa-
pori Ira 'sposi, Lucrezia se ne ritornò a
Roma, e passali 3 anni, il Papa dichiarò
nullo il matrimonio per supposta causa
d'impotenza; e se Giovanni, ch'era allo-
ra in Roma, non fuggiva per avviso di
Lucrezia, il Papa gli^avrebbe tolta la vi-
ta: avrebbe poi perdutolo stato, se i ve-
neziani non ne prendevano la protezione.
Nel i5oo Cesare duca Valentino, altro
figlio di Alessandro VI, furiosamente si
scagliò con eserciti contro i principi vi-
198 PES
cari della s.Sede, per usurparne i domi-
ni! e formarsi un possente stato. Giovan-
ni si trovò esposto alia medesima dis-
grazia : il pretesto presoda Alessandio
\ I per ispogliarlo della signoria di Pe-
saro,, fu di non aver pagato il censo do-
vuto, e per tal motivo, dopo averlo sco-
municato, nel 1499 lo dichiarò decadu-
to dalla medesima, investendone poi nel
l'joi Cesare, cui la città venne formal-
mente consegnata dal carditialVera com-
missario pontificio. Allorché Cesare ri-
cevette nel palazzo de'magislrati di Fa-
no gli ambasciatori che da Pesaro avea
inviati Giovanni per raccomandargli col-
lo stato la propria persona, con voce al-
ta rispose il ducaj che pensassero i pe-
saresi ad arrendersi: allora Giovanni par-
ti e si ritirò a Venezia, non avendo for-
ze da opporgli. Avvicinate le milizie di
Cesarea Pesaro, gli abitanti aprirono to-
sto le porte egli prestarono giuramento
di fedeltà, onde il duca proseguì il cam-
mino per Rimiui, come narra l'Amiani
t. 2, p. 80. Nell'agosto i5o3 morì A-
lessandro VI, ed il potere del figlio su-
bito crollò; l'esercito si disperse, onde fu
agevole ai principi il ritorno a'ioro feu-
di. Giovanni rientrò in Pesaro a' 3 set-
teaibie, accolto coi maggiori segni di a-
more e di giubilo, avendo prima i pesa-
resi cacciati gli spagnuoli e i guasconi
dalle rocche di Pesaro e Gradara. Il du-
ca di Urbino e Giovanni fecero immensi
danni ai fanesi, per vendicarsi dei favori
prestati al Borgia; indi Galeazzo fratello
di Giovanni riprese Novilara e Monte
Baroccio. Giovanni non trascurò la nuo
va investitura presso l'eletto Pio HI, il
quale prevenuto dalla morte lasciò a Giu-
lio li il merito di accordarla. Avendo
Giovanni trovati infedeli alcuni pesaresi
ed il celebre Pandolfu Collenuccio, per
segrete intelligenze con Cesare, li fece
morire, rigore che die la taccia di crudele
a Giovanni. Questo principe nel i5o4
sposò in terze nozze Guievra Tiepolo pa-
trizia veneta : fu dedito alla letteratura,
PES
perito neir arte militare, protettore de-
gli scienziati ; governò con moderazione,
fu magnifico negli edifizi, terminò la
Rocca Costanza, restaurò quell.? di Gra-
dara, ed abbellì e rifece vari* chiese. Nel
i5io a' 2 7 luglio morì Giovanni nella
rocca di Pesaro, lasciando la celebre I-
saliella sua naturale, e Costanzo lì di po-
chi mesi, nato in Gradara dalla Tiepolo.
Costanzo II fu riconosciuto signore di
PcsarOj sotto la tutela del conte Galeaz-
zo suo zio, che governò savianiente col
titolo di governatore, sino alla mokte del
fanciullo, avvenuta a'5 agosto 1 5i 2. Su-
bito il consiglio ed il popolo acclamò si-
gnore Galeazzo, e contro sua voglia ai
6 dello fu obbligato al solenne possesso.
Quindi lo stesso consiglio spedì a Giulio
11 4 ambasciatori, a supplicarlo di con-
cedergli la investitura, come per altri fe-
ce il conte. Ma il Papn, sebbene nel suo
passaggio per Pesaro era slato festeggia-
to da Galeazzo, volendo investire di Pe-
saro il nipote Francesco Maria I della
Rovere duca d'Urbino, restò inflessibile
e mandò il vescovo di Monopoli Miche-
le Claudio governatore di Roma a pren-
der possesso della città e contado in no-
me della Chiesa a' 22 agosto. I pesaresi,
benché affezionati agli Sforza e singo-
larmente a Galeazzo, cessero alle minac-
ele pontificie, consegnando le chiavi al
vescovo commissario. Galeazzo privato
del dominio, non era disposto di cedere
i considerabili beni allodiali, per cui mu-
nì la rocca e colla famiglia vi si ritirò,
esigendo un giusto compenso. Erano ac-
campati sotto Pesalo il duca d' Urbino
ed il cardinal Gonzaga legato delia Mar-
ca, per ridurre colla forza il conte. Pas-
sato qualche mese si convenne ad un ac-
cordo di dare 20^000 scudi a Galeazzo
in compenso degli allodiali, o secondo
altri 2,600 scudi d'oro d'annua rendita.
Galeazzo tra le lagrime sincere dei pe-
saresi partì per ^lilano , ove aveva un
palazzo, e morì probabilmente nel i5i3,
lasciando la moglie Benti voglio senza prò-
PES
le: fu Iodato per buon militare e culto-
re delle lettere. Il Ratti, Della famiglia
Sforza, par. 2, p. 172, riporta le noti-
zie d'Isabella naturale di Giovanni e ne
fa splendido elogio. Nel i 520 si maritò
con Cipriano del Nero nobile fiorentino,
barone di Torcigliano (ora Castel Por-
ziojio, V antico Laurenlo, onde ne par-
lai con diffusione a Lazio), per media-
zione di Leone X. In Firenze ed in al-
tre città coltivò Isabella gli studi più
seriij le scienze astronomiche e chimi-
che, e si acquistò gran funa, lasciando
riputale opere. Getlotaa terra nel 1 543
la chiesa di s. Giovanni, edificata in Pe-
saro da Alessandro Sforza,, ov' erano le
tombe degli Sforzeschi, Isabella, come
unico rampollo della linea, fece traspor-
tarne le ceneri e le memorie in s. Maria
Maddalena, presso la quale era stata in
monastero educata, e lor die onorevole
sepoltura. Questa sublime donna mori
vedova in Roma nel i5Gi,ed in vigore
del suo testamento fu sepolta nella ba-
silica Lateranense. Vedasi Wilhelmus,
De familia Sfortia; Zazzera, Della fa-
miglia Sforza j Sansovino, Della fami'
glia Sforza; Bonoli, Storia di Cotignola.
Ricevuti da Galeazzo i 20,000 duca-
ti, al dire del Reposati sborsati dal duca,
questi dopo la sua partenza pacificamen-
te prese possesso di Pesaro^ e seguirono
a vantaggio di Pesaro quelle cose già
accennate: il legato vi restò per oidi-
nare il governo in nome della sede apo-
lica, ed il duca tornò ad Urbino. Ma
perchè oltre a questo nuovo credito col-
la camera apostolica, dovea avere il me-
desimo duca altra maggior somma di
danaro per le sue provvisioni decorse ,
stipendi della guerra^ come capitano ge-
nerale della Chiesa contro il ducadi Fer-
rara, non che per aver sostentato l'eser-
cito per mancanza di danaro dell' esau-
sto tesoro pontificio, nella ricupera del-
la Romagna ed acquisto di Parma, Pia-
cenza e Reggio, fu deliberato da Giulio
llj con consenso e soltoscriziouedi tutto
PES .99
il sacro collegio dei cardinali, di conse-
gnare a Francesco Maria I, in compenso e
soddisfazione dei suoi crediti, con pubbli-
ca ed autentica investitura, la città e ter-
ritorio di Pesaro. Diversamente ciò narra
l'Olivieri, nelle Ragioni del titolo di prò-
vincia Melaurense dato alla legazione
detta volgarmente di Urbino, p. 16. Egli
scrive, che riuscite vane le premure dei
pesaresi per la investitura di Galeazzo, e
volendo Giulio II accrescere il dominio
del nipote con Pesaro, poche settimane
dopo ch'ebbero presfato il giuramento
di fedeltà in mano del vescovo di Mo-
nopoli governatore, iti un consiglio di
credenza tenuto li 2 novembre i5i2,
Bernardo Monaldi propose, ch'era bene
supplicare il Papa d'investire di Pesa-
ro e sua signoria il duca suo nipote. Ap-
provata che fu la proposizione, gli am-
basciatori pesaresi recaronsi per la do-
manda da Giulio II, che immediatamen-
te confen la signoria di Pesaro ejnsque
comitatus , territorii et distrietus in vica-
riato al nipote Fiancesco Maria I, roma-
nae ecclesiae vieario generali, con bolla
de' 16 febbraio i 5 1 3, mentre a'2 1 il Pa-
pa morì. Il successore Leone X subito
confermò con brevi al duca tutti gli stati
e le concessioni che godeva, e France-
sco IMaria I si die a guadagnarsi 1' ani-
mo dei nuovi sudditi, con quanto già in
principio riportai, con aumento di po-
tenza e lustro a Pesaro. Pochi mesi du-
rò la quiete, poiché Leone X volendo
colle armi difendere il ducato di Milano
contro i francesi, dichiaròilfratelioGiulia-
no de Medici capitano generale delle sue
milizie, dignità che avea già confermata
al duca d'Urbino, il quale volle tuttavia
che prendesse parte alla guerra come feu-
datario. Essendo morto nel i5i6 Giu-
liano, il Papa senza dir nulla al duca,
con nuova preterizione, dichiarò gene-
rale di s. Chiesa Lorenzo de Medici suo
nipote, togliendo al 1.° le paghe di 1000
fanti che a parte comandava, che perciò
si sbandarono senza colpa del duca. Ciò
200 PES
interpretandosi per contrarietà e disub-
bidienza del duca , il Papa palesemente
cominciò a dichiararsi di volerlo priva-
re dello stato, perchè conferendolo al ni-
pote poteva tenere in dovere i fiorenti-
ni, idea vagheggiata da diverso tempo.
Il duca implorò la mediazione del redi
Francia, ma per quanto questi peroras-
se nell'abboccamento con Leone X, nul-
la ottenne. Quindi il Papa ad elFeltuare
le sue pretensioni, ed incolpando il du-
ca di altre cose, come per aver parteg-
gialo coi francesi sotto Giulio II, e di
aver ucciso il cardinal Alidosio, di che
lo aveva perdonalo lo zio, pubblicò un
r-goroso monitorio, né giovò l'^indata in
Piuma della duchessa Elisabetta, come il
duca marito benemerita di casa Medi-
ci, quando bandita da Firenze la rico-
pro nelle disgrazie e miserie. Leone X
non si commosse punto ai benefizi ricevu-
ti dai suoi, né accettò la proposta di ma-
trimonio dell'erede con una sua nipote.
Ritornala la duchessa a Pesaro, espi-
rato il monitorio che ordinava al mari-
to di portarsi in Koma.LeoneXpubbli
tò la scomunica nelle furmepiti terribili,
privando il duca di tutti i suoi onori e
stati, ed assolvendo i sudditi dal giura-
mento. Allora gli spagnuoli ad istigazio-
ne del Papa s' insignorirono del ducato
di Sora, e Leone X spedì un'armata ad
impadronirsi del ducalo di Urbino e di
Pesaro; da questa città ov'erasi munito,
e tra il piantodi tutti, parli Francesco Ma-
ria I, e con la famìglia si rifugiò a Man-
tova, evitando gli ordini di farlo prigio-
ne. Leone X immediatamente creò duca
di Urbino e signore di Pesaro e Siniga-
g!ia il proprio nipote Lorenzo de Medi-
ci, figlio dell'altro fratelloPietro. In que-
sta gran perturbazione tentò il duca la
mediazione dei principi per placare il Pa-
pa, ma come sempre è accaduto, la giu-
stizia restò oppressa dal potere; non tre-
\ò patrocinatori, e tulli freddamente si
scusarono pei solili riguardi o pretesti di
indifTerenlisQio, appena condolendosi del-
PES
la disavventura: ecco gli nomini nell'av-
\ersa fortuna ! L'esercito di Lorenzo, in-
tesa la partita del duca, ed avendo occu-
pato tutto all'intorno lo stato, si accam-
pò sotto Pesaro, che si vide dopo pochi
giorni costretta ad aprire le porte ai ne-
mici, non potendo resistere il presidio' co-
mandalo da Luigi Gonzaga marchese di
Castiglione; indi i pesaresi fecero giura-
mento di fedeltà a Lorenzo loro nuovo
signore. Fece la rocca per alquanti gior-
ni assai onorevole difesa, ma in fine non
potendo piìi reggere alla continua vioien ■
za degli assedianti, fu resa da Tranquil-
lo Giraldi da Mondolfo a Lorenzo Orsini
da Ceri capitano mediceo, già agli stipen-
di del duca, salva la sua persona e quel-
le dei soldati , la qual promessa fu poi
■viola la, facendo Lorenzo impiccare Tran-
quillo peraver sparlato di lui. Francesco
Maria I vivendo in Coito presso Manto-
va , nascosto per le censure ecclesiasti-
che, a bene dell'anima sua im[)lorò l'as-
soluzione, ma anche questa Leone X ne-
gò. Disgustati gì' in)periali , i veneti ed
i francesi della condotta del Papa, potè
il duca armare un piccolo esercito per
riprendere il ducato, conoscendo la favo-
revole inclinazione dei sudditi, irritati dal
complesso delle circostanze. INei primi del
I 5i 7 Francesco Maria I ricuperò Urbi-
no ed altre città e luoghi, non che mol-
ti castelli del pesarese; essendo Pesaro di-
fesa da Lorenzo, sfidò questi a duello,
onde evitare la distruzione dei popoli, ma
non venneacceltato.Frallanto in Roma si
ordì la famosa congiura del cardinale Pe-
trucci contro la persona di Leone X, in
cui presero parte alcuni fautori del du-
ca. Lorenzo nell' assedio della rocca di
Mondolfo restò ferito, e fu coslrelto al-
la meglio portarsi in Ancona per curar-
si, mentre proseguiva la guerra con va-
ria fortuna. Ingrossando l'esercito di Lo-
renzo, il duca andò guerreggiando pei
domiuii della Chiesa , assediò Perugia ,
Fabriano ed altre terre, molle saccheg-
giandone: si accordò con Ancona e Fer-
PES
mo. Leone X costretto dalle circosfnn-
re gli fece proporre una ricom[>ensa di
10,000 diicjiti d'entrata, dal legato car-
dinal Medici , poi Clemente VII, gover-
natore di Fano; questa ricnsnla, il duca
solo convenne per la disparità delle for-
ze, aspettando migliore occasione, di es-
sere assoluto, di poter condor seco tutte
]e cose mobili comprese le artiglierie, un
perdono generale, ed il godimento dei
Jieni delle duchesse madre e moglie, i
quali ultimi due patti non furono osser-
vati, dosi terminò la guerra durata otto
mesi, ritornando il duca a Mantova, indi
passò a Verona a servire la Francia con-
tro l'imperatore ed il Papa. Lorenzo mo-
li a'28 aprile i5ìt9, senza figli, e Leone
X riunì alla Chiesa il ducato di Urbino,
Pesaro e Sinigaglia, la quale però die a
Gio. Maria Varani, onde opporlo alle
TOÌre del duca per la ricuperazione dello
stato, non volendo intraprendere nuova
guerra : per lo stesso fine Leone X resti-
tuì a FanoiI vicariatodilNIondavio, smem-
brandone il ducato ; di più gli concesse
la fortezza di s. Leo e lutto il /ÌJonlcfel-
tro. Morto il Papa a'2 dicembre i 52 1 , il
duca formatti una piccola ^quadra rien-
trò ne' suoi domini! , prese Gradara, fu
introdotto in Pesaro , fece espugnare la
l'occa, ed a poco a poco ricuperò il resto
dello stato, compreso Urbino. 11 sacro col-
legio gliene permise il godimento sino al-
la venuta del nuovo Papa Adriano VI,
ch'era stato eletto mentre dimorava nella
Spagna. Giunto in Roma commise al duca
la ricupera di Ri mi ni, che esegiù con le
Sole persuasioni. Nel i 52 3 portatosi Fian-
cesco Maria I in Roma , Adriano VI Io
assolse dalle censure , e di bel nuovo fu
investito di Pesaro e degli altri stali, quin-
di Pesaro ed il suo territorio sotto i Ro-
vereschi seguì le vicende ed i destini del
ducato di Urbino (U.).
Nel i53S Francesco Maria I morì in
Pesaro, ed il suo corpo fu portato ad Ur-
lino, al quale articolo parlerò di altre no-
tizie di lui e dei suoi successori. Ne e-
PES ?.oi
reditò gli slati il figlio duca Guid'Ubal-
do II, che nel i5\S colla maggior pom-
pa e magnificenza celebrò i suoi spon-
sali con Vittoria Farnese nipote di Pao-
lo 111, per morie di Giulia Varani e-
rede del ducato di Camerino sua piima
moglie; ed ottenne dal Papa la conferma
della inveslilura dei suoi stati, compreso
Pesaro, per sé e pel primogenito in per-
petuo, coli' annuo censo di 2tc) ducati.
Avendo accompagnato Vittoria da Par-
ma a Pesaro, pel detto maritaggio, Fian-
cesco IMamiiini barone parmigiano, per
le sue eccellenti qualità il duca lo trat-
tenne in corte, e perl'aftelto che gli po-
se lo infeudò della contea di s. Angelo e
gli die il proprio cognomee slemma. Al-
lorché Paolo III si recò a Bologna, fu 0-
rorevolmente accolto dal duca in Pesa-
ro ; volle vedere r/«?^fr/V7/p, ed assai gli
piacque. Essendosi ribellata Urbino men-
tre il duca risiedeva in Pesaro, nella roc-
ca di questa città fece mozzai- la testa a
q dei 12 ambasciatori a lui spedili per
placarlo, reduci da Roma e da Firenze
ove aveano ricorso. Nel 15^4 fortificò
maggiormente Pesaro, onde per gratitu-
dine gli abitanti coniarono medaglia col-
la di lui effìgie e con l'epigrafe: Pisaiiro
aneto ac vìnnito. Ivi e nello slesso anno
morì Guid'Ubaldo II, e fu sepolto nella
chiesa del Corpus Domini. Gii successe
il figlio Francesco Maria II, che nel 1 572
avea condotto in Pesaro la sposa Lucre-
zia d'Este sorella del duca di Ferrara (del-
la quale parlai anche nei voi. XXIV, p.
143 e 145, XXVII, p. 1 58, e XXXIV,
p. 48 ), per cui si fecero splendide feste;
altre ebbero luogo in Pesaro nel i583,
pel matrimonio di Lavinia soiella del
duca col marchese del Vasto. Nel i5g8
recandosi Clemente VIII a prender pos-
sesso del ducato di Ferrara, ricaduto al-
la s. Sede, avendo trattato gli accordi la
duchessa Lucrezia, e partito da Roma ai
1 2 aprile con grandioso seguito, fu ma-
gnificamente trattato dal duca nel pas-
saggio dei suoi stali. la Pesaro il Papa si
002 PES
fermò un giorno intiero, visitando la ma-
dre del duca nelle sue stanze, con usare
ad essa ed al figlio ogni cortesia, ricor-
dando loro che il proprio padre era sta-
to ai servigi di Guid'UlDaldo II, nel le mag-
giori sue occorrenze. Poi si partì mollo
soddisfatto dei trattamenti e dei doni ri-
cevuti, ai quali però il Pontefice corri-
spose con altri donativi. Nel ritorno fe-
ce lo stesso cammino, e quasi nel mede-
simo modo e con sommo onore il duca
lo ricevè, arrivando in Roma a'2Q dicem-
bre. Essendo mortala duchessa Lucrezia
nel febbraio 1 5c)8 senza prole, il duca
venne persuaso a sposare una del sangue
suo, Livia figlia del cugino Ippolito mar-
chese di s. Lorenzo e Monte Leone nel
i5gg. Morì nel 1602 la madre, e fu se-
polta con grande onore, incontro al duca
suo marito. La sposa il giorno di s. U-
baldo partorì nel i6o5 in Pesaro il so-
spirato erede, che il vescovo battezzò col
nome di Federico : indescrivibili furono
le feste e conlentezze dei sudditi. Federi-
co sposò Claudia di Toscana, ebbe dal pa -
drela cessione del ducato, visse tra le dis-
solutezze è morì in Pesaro nel 1623, la-
sciando Vittoria sua figlia che fu promes-
sa al granduca di Toscana, con molto
dispiacere di Urbano Vili; laonde fu con-
dotta band)ina in Firenze da! conte Fran-
cesco Mamiani e sua consorte, perciò ben
ricompensati, poiché il granduca Ferdi-
nando li in favore di sua nobile famiglia
fondò nel 1628 il priorato dell'ordinedi
s. SlefanOjdi Parma e Piacenza, con venli-
mila scudi fiorentini di dote, chiamando
in mancanza di sua successione quella del
fratello. Francesco Maria II per la morte
del figlio non die segno di dolore, veden-
dosi però senza successione maschile in-
traprese importanti negoziazioni col Pa-
pa, ed a tal effetto spedì in Roma per suo
agente residente il (rateilo del detto suo
intimo favorito conte Mamiani pesarese,
cioè il conte Angelo Mamiani della Ro-
vere, già gentiluomo di Paolo V, poi re-
ferendario di Gregorio XV, personaggio
P E S
integro e destro ne'grandi affari, il quale
ricevette dal duca lettera de'4 novembre
1623, per trattare con Urbano Vili la
pacifica reversione dello slato di Uibino
e di sua patria Pesaro alla s. Sede, al che
contribuì l'altro residente Orazio Albani
urbinate, per essere morto in principio
del negozio Angelo Mamiani, che fu se-
pollo con onorevole iscrizione in s. Lo-
renzo in Lucina, come riportano Coluc-
•ci e Reposati. Intanto avendo il duca af-
fidato il governo dello sfato ad otto cit-
tadini eletti dalle città , Pesaro scelse il
ragguardevole Giovanni Ondedei. A'20
dicembre 1624 il duca cedette! suoi sta-
ti ad Urbano Vili, autorizzando a go-
vernarli sua vita durante il prelato che
vi avesse destinato. Questi fuBerlinghie-
ro Gessi poi cardinale, che col i." gen-
naio 1625 incominciò ilsuo lodevole go-
verno in nome del Papa, anche di Pesa-
ro. Morì il duca a' 28 aprile i63 i e fU
sepolto nella chiesa del Crocefisso fuori
di Castel Durante, ov' erasi ritirato; ed
allora tutto lo stato si consegnò alla ro-
mana chiesa, e ne presero solenne posses-
so i nipoti del Papa. Alle pretensioni del
granduca Ferdinando II sposo di Clau-
dia, Urbano Vili accordò alcuni castelli
dai duchi di Urbino acquistali, con tutti
i beni allodiali. Continuando Pesaro nel-
la pacifica dominazione pontificia , nel
1700 si rallegrò nel vedere innalzato al-
la cattedra di s. Pietro Clemente XI Al-
bani, nato da Elena Mosca nobile pesa-
rese , il cui fratello Orazio avea sposato
Bernardina Ondedei, altra nobile pesare-
se, dalla quale derivarono due celebri car-
dinali : per le notizie degli Albani si può
vedei-e Palazzo Albani. Questo Papa tra
le altre dimostrazioni di alfetto che die-
de a questa seconda sua patria, fece rie-
dificare la cattedrale, indi energicamen-
te s' impegnò col granduca di Toscana
per la rottura delle chiuse, a mezzo delle
quali giravano i suoi mulini, lo che pro-
duceva grande influenza di malattie ai
pesaresi, cagionate dal trattenuto corso
PES
del Foglia, le cui acque stagnando nelle
valli marcivano, restandone impedito il
corso. Tra i presidenti di Urbino e Pesa-
ro, che governarono con maggior lode
Pesaro, va ricordato il prelato Federico
Lante della Rovere, poi cardinale, me-
ritando che la città gli erigesse una statua
di marmo nella sala del palazzo pubbli-
co. Nel Diario del viaggio a Vienna di
Pio VI, si legge che a'4 marzo, proce-
dendo da Fano per Piimini, si trattenne
alquanto in Pesaro nel palazzo apostoli-
co, consolando i giubilanti pesaresi coll'a •
postolica benedizione, che compartì dal-
la gran loggia nobilmente ornata. Dal
u." 776 del Diario di Roma si ha che ri-
tornando in Roma, da Rimini li 4 gì'»-
gno giunse in Pesaro alle ore i i, tra le
salve dell'artiglieria della fortezza e le
acclamazioni dei pesaresi , ricevuto dal
presidente e dal vescovo: dalla suddetta
loggia ribeuedi il popolo, ed ossequialo
come nella volta precedente dal magistra-
to , passò a Fano. Questo Papa assegnò
alla cattedrale di Pesaro la perpetua pen-
sione di scudi 200, sull'abbazia di s. Cro-
ce di Monte Fabali, già unita alla cano-
nica di s. Eracliano di Pesaro e poi ai
vescovo, indi commenda : l'abbazia esi-
steva nel I2i4j ed eranvi certi eremiti
che adottarono la riforma di s. Gugliel-
mo. Nel 1796 i repubblicani francesi oc-
cuparono Pesaro; quindi nel 1797, tre
giorni prima di Natale, alcuni sediziosi
favoriti dal generale Dambrowski procla-
marono la libertà eia repubblica, indi
spedirono a Milano per essere incorpo-
rati alla repubblica Cisalpina ed al dipar-
timento dell'Emilia, benché nel trattato
di Tolentino fosse la città lasciata alla s.
Sede, ciò che toccai nel voi. XLVI , p.
193 ed altrove.
Nel 1800 eletto Pio VII in Venezia,
la prima città dei suoi dominii a ricever-
lo fu Pesalo; se ne legge la descrizione
nei n. 52 e 53 del Diario di Roma , e
nei Possessi di Cancellieri p.465. A Ve-
nezia il Papa s'imbarcò sulla fregata au-
PES 2o3
siriaca la Bellona, fornita di 4^^ pezzi di
cannone, e dopo un trattenimento a Ma-
lamocco , martedì 1 7 giugno i pesaresi
la scoprirono da lungi, e tutti si alFulla-
rono al porto con affettuosa impazienza,
essendo tuttora in Pesaro il generale Sa-
lignac col suo corpo di truppa francese,
benché fosse stato conchiuso l'armistizio
coH'Austria, e solo lasciò la città a' 5 a-
gosto. Si recarono a ricevere il Papa nel-
la rada, il generale ìMillius , il commis-
sario de Cavallar, i deputati del vesco-
vo ed il magistrato. Discese Pio VII in
una feluca coi cardinali Giuseppe Doria,
Pignatlelli, Caprara, Borgia e Braschi,
e col ministio imperiate Ghislieri, anti-
cipò il suo approdo. Neil' avvicinarsi al
lido, l'aria echeggiò dei più vivi applau-
si, del suono delle campane, e delle ar^
liglierie dei legni del porto e dei forti. Il
di voto entusiasmo divenne infrenabile
allorché pose piedi a terra. Trovaronsi
pure a riceverlo i cardinali Antonelli de-
cano, Bellisomi, Busca ed Antonio Do-
ria, oltre molta nobiltà, anche dei luoghi
vicini. Nel palazzo di sanità trovò i fra-
telli, i nipoti ed i parenti, che accolse a-
morevolmente, a tutti dando segni di pa-
terna gioia e gradimento. Salito in ctir-
iozza, il Papa affatto non volle che se ne
staccassero i cavalli , per trarla a brac-
cia i tripudianli pesaresi. Preceduto dal-
la cavalleria tedesca e urbana , e dalla
banda militare, facendo ala la flmteria
austriaca, seguito dal magistrato e dalle
carrozze degli altri, pervenne alla porta
della città, essendo le strade esterne ed
interne adornate in vari modi festevoli:
sul confine della piazzetta grandeggiava
un arco trionfale, con analoga iscrizione.
Alla cattedrale venne ricevuto dal vesco-
vo Beni, che essendo incomodato di sa-
lute non avea potuto andare al porto, da
altri vescovi e dal clero secolare e lego-
lare : ricevuta la benedizione col Santis-
simo dal cardinal decano, il Pontefice sa-
lì all'episcopio, nell'appartamento prepa-
rato con magnificenza pel suo alloggio.
2o4 PES
Nella sera vi fu generale illuminazione,
così nella seguente, coll'incendio di fuo-
chi artifìziali. Ricevè il generale Miliius,
molte deputazioni di diverse citlà ed ai-
tri personaggi. Nel dì seguente Pio VII
celebrò la mes'^a nella cattedialesontuosa-
mente addobbata ed illuminata, assisten-
dovi cardinali, vescovi, magistrati e cle-
ri,! quali ultimi ammise al bacio del pie-
de in sagrestia, con molti nobili e dame
ed altri cittadini e forestieri. Indi si recò
al palazzo apostolico, e dalla loggia be-
nedì l'immenso popolo , affollato nella
pubblica piazza. Nelle ore pomeridiane
visitò il monasteio del Corpus Domini
e quello delle benedettine: nella seguen-
te mattina fu a quello delle domenicane
ed al monastero della Purificazione, o-
vunque ammettendo al bacio del piede
religiose, dame ed altre, e visitando ptue
le monache inferme Per tutto ricevè rin-
freschi, mappe di fiori finti e reliquiari
di argento. Se commovente fu l'ingresso
del Papa in Pesaro, non meno tenera ne
fu la partenza la mattina de' 19, per le
dimostrazioni universali di sincera devo-
zione. Accompagnatodalla cavalleriaau-
striaca, proseguì il viaggio per Fano, ove
la di lui madre avea piamente termina-
to i suoi giorni in monastero. A vendo ces-
sato Pesaro di far parte della repubbli-
ca Cisalpina, Pio VII nominò delegato a-
postolico di Uibino e sue dipendenze il
prelato Cacciapiatli , poi cardinale. Nel
declinare del 1800 i francesi occuparono
la città, che poireslituii'onoa'22 settem-
bre 1802. Dipoi nel 1808 Napoleone riu-
nì all'unpero i dominii della Chiesa, di -
chiaiò Pesaro parte del dipartimento del
Metauro, e residenza del tribunale di 1.*
istanza e del vice-prefetto. Nel 1809 Pio
A^ll fu strappato da Roma prigione , e
solo vi ritornò nel 18 i4 alla restituzio-
ne dei suoi stati, accompagnato dalla ca-
valleria austriaca. Questo riforno fu un
vero trionfo: a'9 maggio giunse in Pe-
saro , festeggiato dai pesaresi forse più
dell'altra volta. Albergò in casa de'con-
PES
ti Paolo , Odoardo e Giuseppe Machl-
relli, con quegli onori che convenivano
alla suprema sua dignità, alla generosità
dei cospicin' ospiti ed all'attaccamento di
essi verso l'augusto sovrano. Indi Pio VII
dichiarò delegazione apostolica Urbino e
Pesaro, ciò che confermò Leone XII, e-
levandola Gregorio XVI al grado di le-
gazione, come era stata talvolta, stabilen-
do in Pesaro il tribunale civile e crimi-
nale, per rendere giustizia alla parte raa-
riltiuia, ed il tribunale di commercio.
La fede cristiana è tradizione cbe fosse
promulgata in Pesaro al teuqjo degli a-
postoli, e che s. Evari^to Papa circa l'an-
no 120 vi attribuisse il proprio vescovo,
erigendo la sede vescovile che restò im-
mediatamente soggetta alla santa Sede.
L'Amiani, /I/e«Jor;e di Fano,psì\ i, p.
100, dice che nel 787, ad istanza di Car-
lo Magno, Pesaro fu dichiarata su (fra -
ganea di Ravenna. Nel i563 Pio IV e-
saltandu al rango di metropoli Urbino,
tra i sufFraganei vi comprese il vescovo
di Pesaro, e lo è tuttora. Il i.° vescovo
che si conosca è Florenzio o Fiorenzo, il
quale fiorì nel 247, fece fabbricare la cat-
tedrale, e vi trasportò il corpo di s. Te-
renzio. Rimarcherò tra i successori, s.
Decenzio britanno del 3o2 martire; s.
Ercolano del 347(l'Ughelii lo chiama E-
racliano), consagrato da s. Severo arcive-
scovo di Ravenna, patrono della città ; fu
sepolto nella cattedrale e poi venne tra-
sferito nella chiesa che il popolo edificò
sotto la sua invocazione. Nel 499 Germa-
no ; nel 5oo Felice 1 ; nel 589 Felice 1 1 ;
nel 649 Massimo che fu al concilio di La-
tera no; Beato intervenne a quello romano
del 680; Andrea fiorì nel 743; Domeni-
co deli'826 fu al concilio di Eugenio II;
Raguel dell' 853 intervenne a quello di
Roma deir86i e venne sepolto in catte-
drale. Giuseppe viveva nelI'SGg e fu ai
concilii romani deir868e87i ; Adonio
deir877 ; Lorenzo dell' 887 ; Raniero
gli successe; Alberto o Adeleberto nel
996 o 998 fu al concilio di Gregorio V;
PES
N. vescovo di Pesaro del i o44 d'infelice
fuma, riprovalo altamente da s. Pier Da-
miani a Gregorio VI ; Pietro 1 romano
sottoscrisse nel io5c) il concilio di A'icolò
11 ; Micliele del 1074 cui scrisse s. Gre-
gorio VII; Bambo del ii23; Slelauo
interveiiDe nel 1 lyy in Venezia alla ri-
conciliazione di Alessandro 111 con Fe-
derico l; Pietio 11 ottenne la dignità pel
favore di ijuell imperatore, perciò scomu-
nicato da Alessandro III, indi restìtitilo
al vescavato, ed ammesso nel concilio di
Lalerano IH nel 1 i 79. Enrico del 1 1 90,
di cui SI ha un privilegio in favore del-
la canonica, chiamala iloinus cìonicaia,
la quale insieme colla principal chiesa
fu ediiìcata sulle rovine dell' allenato
tempio di Giove, ed in appresso si esle-
se sulle antiche mura della città, ed eb-
be il capitolo pesarese, il quale antica-,
mente praticò la vita comune, delia quale
in [>iù luoghi tengo proposilo. Indi di-
venne vesc<jvo Pietro 111, secondo 1' O-
livierijcnon conosciuto dall'Ughelli che
non lo registrò. Bartolomeo 1 Zambasi di
Ancona contribuì alla venuta in Pesaro
degli eremitani di s. Agostino. Fr. Fran-
cesco 1 morì nei I283, dopo aver in-
vitalo o stabilito in Pesaro i domenica-
ni. Accursio pievano della diocesi di Ca-
merino, richiesto dal capitolo, fu con-
fermalo da Martino IV nel i283.Fr. Sal-
vo domenicano eletto dal capitolo, iNico-
lò IV l'approvò nel 1293 e consagrò, ma
morì per iistrada prima di giungere al-
la sede. Fr. Pietro IV de'minori, lu crea-
to e consagrato da Bonifacio Vili nel
1296, tolius fraiìciscani ordinis constr-
valor fuit, Cleinente V ila <tiistute:\'0-
livieri lo chiama già custode della pro-
vincia di Campagna de'minori. iSel i3i6
Giunta cittadino e canonico pesarese e-
letto dal capitolo, ma morì prima del
possesso di sua chiesa. Fr. Pietro \ dei
minori, eletto nel i 3 1 6 dal capitolo, Gio-
vanni XXll lo confermò nel 1 3 1 7 ; inter-
venne alla consagrazione della chiesa di
s. Fraacesco dt Fano. Leale figlio di Mu-
PES 2o5
lalesla dei Malatesli signore di Pesaro,
nel 1370 fu fallo vescovo della patria,
celebrò il sinodo, e fu traslato a Rimi-
iii. Nel 1373 o i374 secondo il Nardi,
Cronolassi ikdpaslon,[v. Angelo Feduc-
cio di Bibbiena de' minori, contagiò l'al-
tare delle sacre Stinniiate nell' Alvernia,
ma qual fautore dell' antipapa Clemen-
te VII nel i38i fu deposto da Urbano
VI. Francesco 111 visse dali 38G al 1 398.
Nel 1407 Antonio C^i5(/// sanese, trasla-
to a Siena e creato cardinale*, gli succes-
se nel 1409 il fratello Bartolomeo 11 mo-
naco ed abbate di s. Alustiola di Chiu-
si, che celebrò il sinodo, ove fece saluta-
ri decreti. Nel i4'9 Giovanni I Bene-
detti pesarese, che Nicolò V spedì ora-
tore ai sanesi, e morì nel i45j-Nel 1473
Tommaso II Vincenzo Giagorelli nobi-
le fanese, pento nelle lettere greche e la-
tine e nei canoni, caro al cardinal Bes-
sarione, abbate di s. Paterniauo di Fa-
no; eletto nell 474 vescovo di Terni, fu
Iraslato a Pesaro nel 1 47 5. Lorenzo Ca-
podiferro nobilissimo romano nel i47'^'
Nestore Malvasia bolognese commenda-
tore gerosolimitano nel 1487, morto pri-
ma del possesso e sepolto in s. Maria del
Popolo. Nel 1488 fu fatto perpetuo am-
minislralore il cardinal Ascanio Maria
Sforza milanese, che nel 1491 rinunziò a
Luigi Capra milanese, indi referendario
e reggente della cancelleria , che morì ui
Roma nel 1498,6 fu sepolto in s. Maria
del Popolo. Alessandro VI nel i499 no-
minò Francesco IV Oricellari nobile fio-
rentino, da lui amato per le sue doti,
poi vice-legato in Bologna. A questa as-
serzione dell' Lghelli si oppone il Leo-
pardi nella f' ita del celebre Bonafede
vescovo di Chiusi, correggendolo con af-
fermare che nell'agosto i5o3 la sede di
Pesaro era vacante, onde Alessandro V I,
se la morie non lo coglieva, la voleva con-
ftiiiie al Bonafede. Giulio 11 nel i5o4
gli sostituì Francesco V Riccardi f/f.^'«-
sa sìve Ossuiìeiìsis,ec\ a questi nel i5o8
Alberliuu delia Rovere cummeudalore
2o6 PES
di s. Spirito benemerito, già vescovo di
Astij che fu vescovo fino al i5i3 secon-
do l'UghelIi; ma il dotto cau. Bima, Se-
ne de vescovi d'Asti, Io chiama Alberto
Koero d'Asti, eletto 18 luglio i5o8, ed
ai 6 settembre passò a Pisa. Leone X nel
i5i3 a'4 aprile elesse Paride de Giassis
bolognese, celebre Maestro delle ceremo-
nie pontificie ( f'.). Clemente VII nel
1 528 gli surrogò Giacomo Simoiitlta poi
cardinale, traslato a Perugia; cedendo la
sede di Pesaro nel i536 al nipote Lodo-
vico Simonetta, il quale creato cardina-
le da Pio IV lo trasferì a Lodi: in sua
vece nominò nel i56o il nipote Giulio
Simonetta che intervenne al concilio di
Trento. Nel 1609 fr. Bartolomeo ili Gior-
gi de'minori osservanti, preclaro pastore;
nel 1612 IMalatesta Baglioni nobilissimo
perugino, di somma prudenza, profon-
da erudizione ed altre virtù, onde fu
impiegato dalia s. Se(\e in diverse vicele-
gazioni anche all'impeiatore; questo pre-
iato per la sua rettitudine meritò l'atTel-
lo e quanto il conte Francesco Mamia-
ni la piena confidenza del duca France-
sco Maria II, per cui ebbe la priucipal
parte nel lodevole contegno tenuto dal
duca con Urbano Vili per la cessione
del ducato: Malalesta da quel Papa fu
poscia trasferito ad Asisi. Nel 1688 A-
lessaudro Avii nobile di Camerino, che
celebrò e stampò il sinodo ne! i^oo, in-
di traslato a Sanseverino. Gli successe nel
1702, per destinazione di Clemente XI,
Filippo Carlo Spada nobile spoletino :
con questi l'Ughelli e continuatori nel-
Y Italia sacraci. 2, p. 807, terminano la
serie dei vescovi di Pesaro, proseguita
dalle Notizie di Roma, Iva i quali ricor-
derò i seguenti. Marc'Autonio Conti dei
duchi di Poli e Guadagnolo romano, e-
letto nel 1 774, pronipote d'Innocenzo
Xlll.PioVI nel 1775 dichiarò vescovo
il cardinale Gennaro Antonio de Simone.
Pio VII nel 1806 nominò Andrea de'
conti Mastai Ferletti di Sinigaglia, chia-
ro per le sue virtù e per opere stampalo
PES
( come la traduzione e commento degli
Evangelisti, Pioma 18 18), zio del Pa-
pa regnante; ed a questi nel 1822 sur-
rogò Ottavio Zollio nobile di Rimini: a
questa chiesa lo trasferì Leone XII nel
1824., lasciando inesaudite le suppliche
del vescovo per restare a Pesaro, e quel-
le del capitolo e del gonfaloniere conte
Giordani Perticari, perchè loro lo con-
servasse. Leone XII nel 1828 vi trasferì
da Ripatransoue , Filippo Monacelli di
Fossombrone, profondo canonista ed au-
tore di pregiate opere. Gregorio XV! nel
i83c) vi traslatò da Augustopoli in par-
tibus Francesco de' marchesi Canali di
B.ieti, che morto a'5 settembre 1846) il
regnante Pio IX nel concistoro de' 12 a-
prile 1847 scelse per vescovo l'attuale
mg.' Gio. Carlo Gentili di Sanseverino,
che essendo canonico teologo di quella
cattedrale, professorenelseiuinariodi sa-
cra scrittura e di storia ecclesiastica, pro-
vicario generale ed autore di dotte opere
(se ne legge l'elenco nell'opuscolo: Già-
dizii. sopra gli scritti di monsignor Gen-
fili), massime di patria istoria, avea me-
ritato che Gregorio XVI, ad onta di sua
edificante ripugnanza, ed in premio e-
ziandio delle molte sue virtù, nel 184^
lo donasse alla sede di Piipatransone, che
dolente ne vide la partenza. La diocesi
di Pesaro è ampia, si estende per più di
2 5 miglia, contiene molli luoghi e 3c) par-
rocchie. Ogni nuovo vescovo è tassalo io
fiorini 3oo , rendendo la mensa circa
2,000 scudi. Sulla chiesa e diocesi di Pe-
saro si possono leggere le seguenti ope-
re : Olivieri, Lettera sopra alcuni vesco-
vi ignoti all' Ughellij /Memorie della chie-
sa di s. Maria di Monte Granaro posta
fuori delle mura di Pesaro, l'J'J'j; Me-
morie della badia di s. Tommaso in Fo-
glia, Pesaro 1778; Memorie della ba-
dia di s. Croce di Dlonte Fahali nel pe-
sarese, Pesaro i 779. Calisto Marini, Dis-
sertazione sopra l'antica immediata di-
pendenza de' vescovi pesaresi dal Ponte-
fice romano, detta neW accademia in Pe-
PES
sarò la sera de" 11 febbraio 17.58, nel t.
6.° degli Opuscoli del p. Calogeià. Zac-
coni, Lettera al conte Francesco Ginan-
ni in data eli Pesaro li 1 5 giugno 1763,
con la quale illustrò la chiesa pesarese,
ed alcuni suoi vescovi, presso il t. 12.° di
delti Opuscoli j nel 20.°poisi legge: Lui-
gi Giordani, /I/67/ior/er// 5. Ercolano ve-
scovo di Pesaro e delle chiese in onore
di lui innalzale, letta nell'accademia di
Pesaro la sera del 20 marzo 1 768. Oli-
vieri, Di s. Terenzio martire protettore
principale della città di Pesaro, ricer-
che, Pesaro 1777. Acremente gli rispo-
se il can. Antonio Slraniigioli, // vesco-
vato di s. Terenzio martire e protettore
della città di Pesaro dimostrato falso,
Foligno 1787. 0\'iy\er\, HI emoric per la
storia della chiesa pesarese nel secolo
A7/7, Pesaro 1779-
PESCI A [Piscien). Città con residen-
za vescovile del granducato di Toscana,
iu Val di Nievole, capoluogo di coniu-
nitàedi un vicarialo omonimo, nel com-
partimento di Firenze. Di figura quadi i-
limga, è divisa in due corpi dal fiume Pe-
scia di Pescia o Pescia maggiore, tribu-
tario del lago Fucecchio. E situala allo
sbocco di angusto vallone, fiancheggialo
da i]ue diramazioni di monti che si ab-
bassano in deliziosi colli coperti in allo
da cupe selve di castagni, cui succedono
copiosi oliveli. Gli ameni colli da tre lati
le fanno spalliera a guisa di anfiteatro,
mentre la circondano ubertoslssime caui-
pagiie, frequenti ville e castella. Nel suo
recinto di mura racchiude sul poggio il
castello di lìareglia e buoni edifìzi: nel
I 783 fu ricostruito il ponte del Duomo,
detto anche di Pie di Piazza, a tre gran-
di arca le, as.sai più largo dell'antico. Il tea-
tro fu riedificato più grandioso sulla fine
del secolo passato. La calledrale, dedicala
alla Eeata \ ergine Assunta, fu rifabbrica-
la più magnifica sopra l'antica pieve nel
declinale del secolo XVU. Una parte ri-
masta dell'antica facciata ha la maesto-
sa lorre ad uso di campanile, sopra la
PES 207
cui porla, che è pure l'ingresso dell'epi-
scopio, si legge I 3oG. E in forma di cro-
ce latina, con cupola, ed ha una sola va-
sta navata, con tribuna dietro l'altare
maggiore. La crociata ha due ciippello-
ni; quello a destia rappresentante un tem-
pietto dentro un altro maggior tempio:
l'altare conteneva una preziosa tavola di
IiafFaele,poi trasportata alla galleria Pit-
ti, ir mausoleo racchiude le ceneri del-
l'amico inlrinseco ed esecutore testamen-
tario di quel sommo pittore, Baldassare
Turini da Pescia, datario e segretario di
Leone X, e protonotario di Clemente
VII. L'altro cappellone, padronato dei
Cecchi di Pescia, ha la tavola che rap-
presenta il martirio di s. Lorenzo del
Gabbiani, che pure dipinse il sott' insù
dell'aico, esprimente l'Assunta, con arte
mirabile. Il capitolo si compone di 7 di-
gnità, la i." delle quali è il preposto, in-
di l'arcidiacono, il priore, il rettore dei
ss. Matteo e Colombano a Pielrabuona
con titolo di arciprete, mentre le altre
3 dignità sono, il decano, il tesoriere ed
ilprimicero] di 12 canonici compresi il
teologo ed il penitenziere, non che di
beneficiali o cappellani, e di altri preti e
chieiici addetti all'iifltziatura. Nella cat-
tedrale vi è il solo batlislerio della città,
esercitandosi la cura d'anime da 2 preti
eletti dal capitolo ed approvati dal ve-
scovo. Pio VII col breve Romanorum ,
de'27 settembre iSo5, Bull. Pioni. Coni.
t. 1 2, p. 387, concesse alle dignità ed ai
canonici l'uso della cappa paonazza con
fodere di seta cremesina nei tempi iu
cui da essa si tolgono le pelli, e quello
della bugia; col breve poi de'20 marzo
181 5, In summo aposlolatus, loco cit.
t. i3, p. 363, il medesimo Papa accor-
dò alle slesse dignità e canonici la croce
d'oro o medaglia con catena simile, colla
elfigiedi Maria Assunta e di s. Gio. Batti-
sta, da potersi portare in ogni luogo. Tra
le altre chiese, due sole sono parrocchiali.
La chiesa priorale collegiata de'ss. Ste-
fano e Nicola, costruita a Ire navate, è Ij
2o8 P E S
hecoiiJa indignila; restaurata nel i32i,
fu pui dai fondamenti quasi riedincatu
nel 1748; esercita la rettoria il priore,
terza dignità del capitolo. La chiesa di s.
Michele nel borgo, di cui prese il nome,
e fuori di Porta Lucchese, ha annesso il
conservatorio già monastero di benedet-
tine. Prima eranvi pure le domenicane,
le Clarisse, le carmelitane, i paolotli, i
barnabiti, i cappuccini, i conventuali:
Solo sussistono il monastero delle sale-
siane, ed il convento de'minori osservan-
ti, oltre diverse confraternite. Altre chie-
se rimarchevoli sonOj quella grande di
s. Francesco edificala nel 1211 dagli Or-
landi pescìatini, cui la comunità aggiun-
se il vasto convento, e riedificata più bel-
la nel 1720; non che la chiesa della ss.
Annunziata, fabbricata nel 1600 dai bar-
nabiti, benemeriti nel contagio del i63o.
Il seminario si apri nel 17B4] t>el mona-
stero di s. Chiara, e per le cure del ve-
scovo Menchi migliorò assai nella scien-
tifica istruzione, con scuole pei secolari e
pei chierici, oltre gli alunni : il vescovo
Arcangeli nel 1762 avea incominciato
pel seminario la più grandiosa e bella
fàbbrica di Pescia, ma dopo la sua mor-
te il granduca Leopoldo 1 la fece termi-
nare e ridurre ad ospedale pei malati di
tutta la Val di Nievole e vicariato di
Pescia, e per ricevervi gli esposti o get-
tatelli , dotandolo con beni ecclesiastici
dei luoghi soppressi, e fu aperto nel 1781.
Anticamente Pescia ebbe altri spedali,
ed uno dei primi spedalinghi della To-
scana fu s. Alluccio pesciatino.Nel i486
Sebastiano e Raffaele Orlandi pesciatinl
in questa città aprirono una tipografìa,
con la direzione del tedesco tipografo
Sigismondo Ptodt, per stamparvi special-
mente opere di giurisprudenza. L'acca-
demia letteraria de' Cheli^ fondata nel
1667, convertì il suo locale in casino per
la nobiltà nel 17 i4- Le fanciulle sono
istruite dal convitto e conservatorio di s.
Michele, e dalle salesiane nel grandioso
monastero eretto nel 1722, con chiesa
PES
dedicata alla Visitazione. Pescia primeg-
gia fra le città più manifattuneie del
granducato, anche per 1' utile immenso
che riceve dalla fiumana del Pescia mag-
giore. Vi si coniano i 1 cartiere, la più
antica delle quali rimonta al secolo XV,
apparteneiile alla famiglia Torini. Utraf-
flco più esteso e perfeziona lo consiste nel-
la trattura e preparazione della seta greg-
gia, per le i4 filande e 6 valichi. Il ter-
ritorio riceve gran vantaggio dalle acque
delle trePescie, che qualche volta inon-
dano la sua pianura. La città ha fornito
in tutti i tempi personaggi distinti in let-
tere, toga e spada, imperocché oltre i no-
minali e quelli che dirò, senza contare il
cardinal Ainniaiuiati che Lucca fa suo,
Coluccio Salutati che Stignano rivendi-
cherebbe per sé, come Galileo Galilei che
nacque dalla pesciatina Giulia Amman-
nati, cello è che vi fiorirono : Pietro One-
sti prof, di filosofia, lìaldassare Turini,
diverso dal summenlovato, luogotenen-
te nella Slesia, per Pio 11, nunzio in Un-
gheria e vescovo di Sirmioper Sislo IV;
Taddeo celebre maestro di grammatica;
Matteo collaterale di Galeazzo Visconti;
fr. Domenico domenicano compagno di
Savonarola anche nella morte; Andrea
Turini archialrodei Papi Clemente VII
e Paolo III, e del re Francesco I; Pom-
peo Barba archiatro diPio IV, come af-
ferma il INIarini; Lorenzo Pagni segreta-
rio di Cosimo!; Pier Maria intagliatore
in gemme; Francesco Galeotti raccogli-
tore di memorie patrie; d. Placido Puc-
ciuelli che die alle stampe la Storia di
Ptscia ed altre opere; Agostino Cerac-
chini scultore; Giuseppe Pompeo Bal-
dasseroni figlio dichiaro giureconsulto;
Giovanni Baldasseroni autore della Sto-
ria di Ptsciaj Domenico Giannini prof,
di matematica; Gaetano Forti avvocato
fiscale della camera apostolica e promo-
tore della Itìde; cav. Bartolomeo lialfae-
li insigne giurisperito, e Francesco Forti
Sismondi altro profondo giureconsulto
ed economista.
PES
L'origine di Pescia risale ai primi an-
ni del secolo Vili, laoiule non ha fede la
tradizione che la riedificasse Desiderio
re dei lungoJjardi. Nel secolo IXeraap-
2)eiia un luogo o vico chiamato Piscia,
col qual vocabolo si espresse ancora tut-
ta la contrada percorsa dalle lìu mone di
tal nome, signoreggiata da diversi, come
dal vescovo di Lucca e da Ugo de' Ca-
dolingi, ed il primo eziandio sul castello
Bareglia, prima disgiunto dalla terra di
J'escia, ch'ebbe due rocche. A proporzio-
ne chela popolazione della terra aumen-
tò , si estese il recinto di muraglie : nel
T 28 I era così florida, che nelle sue mura
r.icchiudeva 16,000 abitanti. iVello stesso
anno i lucchesi guelfi la es[)Ugnarono e
bruciarono, per essersi data all'im^ìerato-
reP».odollol senza consenso del Papa: tut-
tavolla nel 1286 gli anziani di Lucca fece-
roreslaurarne le case,i templi e le mura,
per cui tornò in buono stato. Pescia co-
me suddita , dovè seguitare la sorte di
Lucca sua madrepatria , sia nel i3f4
quando se ne impadronì Uguccione, sia
allorché gli successe Castruccio, dopo la
morte del quale variò di governo e di pa-
droni ; poiché soggiacque ai tedeschi, al
genovese Gherardino Spinola, a Giovan-
ni re di Boemia , cui i pesciatini giura-
rono fedeltà nel i33i. Però dal iBSa al
1 33c) passò nel dominio di Mastino del-
la Scala signor di Verona, che ottenne il
governo di Lucca per compra fattanedal
re, finché nel i33q Mastino fu costretto
rinunziarne la giurisdizione alla repub-
blica di Firenze, la quale a' 10 febbraio
vi spedì guarnigione epodeslà che rimi-
se in patria i guelfi fuorusciti ed espulse
i ghibellini. I sindaci giurarono fedeltà a
Firenze edollennero alcuni privilegi pe-
gli abitanti. Pel tentativo del ghibellino
Garzoni, che voleva togliere la patria ai
fiorentini, questi edificarono dentro Pe-
scia il forte di s. Michele, di verso dall'an-
tica rocca di Castel Leone. Gli emigrati
Garzoni uniti ai pisani ritentarono cac-
ciar da Pescia i florcnlinij onde si accese
VCL. LII.
PJ:.S 2 0()
nuova guerra coi pisani , i'quali furono
respinti nell'assalto che dieruno alla ter-
ra. Altra vigorosa difesa i pesciatini fe-
cero nel luglio i43o, contro le soldate-
sche di Fi anecsco Sforza , pel valore di
(riovanni Mnlavolfi, con vistosa perdita
del" nemico. Più volte alcuni pesciatini
tentarono di ribellare la patria ai fioren-
tini, come nel r3r)6 per opera di Gra-
zia del Monte , o meglio di ser Paolo di
Pino, e nel 1468 da Zanobi Orlandi per
introdurvi il signor di Carpi ed altri ne-
niici dei Medici , pel pretesto delle im-
poste fiorentine, mentre la popolazione
erasi ridotta a meno di 2,000 anime, o-
ra essendo quasi 7,000. Gli statuti di
Pescia, che già esistevano nel i3u8, fu-
rono riformati nel i4^9, in un a quelli
di tutto il vicariato di V^al di Nievole e
Valle Ariana, i castelli del quale e le mu-
ra di Pescia nel 146? vennero riparale,
per provvisione della signoria di Firen-
ze, oltre quelle favorevoli al commercio.
Travagliata Firenze da vicende politiche,
i pesciatini ne furono tranquilli spettato
ri, se non che dichiarandosi pei Medici
e beneficali da Leone X, eressero i loro
stemmi sulle [)orte , che il vicario fece
poi togliere nel i 527, finchèdopodiver-
se vicende il dominio Mediceo fu conso-
lidato anche su Pescia. Nella guerra che
Cosimo I mosse a Siena, i pesciatini nel
I 554) con licenza del marchese di Mari-
guano , fiuono costretti darsi a Pietro
Strozzi, e poco mancò che non patissero
saccheggio. Cosimo I considerando Pe-
scia fra le pili fedeli, la chiamò : Piscia
Oj'pidum adeo fìddcjeà il granduca Co-
simo III a'ic) febbraio 1698 la elevò al
rango di città, ripetendo i suoi principa-
li miglioramenti dalla regnante dinastia
Austro-Lorena.
La sede vescovile ad istanza del gran-
duca Gio. Gastone fu eretta da Benedet-
to XIH con breve del 17 marzo 1726,
dichiarandola immediatamente soggetta
alla sede apostolica, come Io è tuttora,
facendo cattedrale la prepositura di s.
li
aio TES
Maria Maggiore , una delle più antiche
pievi della diocesi di Lucca , le cui me-
morie risalgono almeno al secolo Vili.
Nel XIII avea buone rendite, e ne dipen-
devanoTospedaledella pieve ed altri spe-
dali, diverse chiese e la prioria di s. Ste-
fano. Nel i5i9 Leone X per compiace-
re il suodatarioTurinipesciatino, smem-
brò dalla diocesi di Lucca non solo il pi-
viere di Pescia, ma le chiese della Val
di Nievoli e di Valle Ariana che fosse-
ro appartenute al distretto fiorentino ,
le quali tutte assoggettò alla pieve di
Pescia, dichiarandola preposituia niil-
lius dioecesis, immediatamente sogget-
ta alla s. Sede. Nello stesso tempo quel
Papa accordò facoltà al suo preposto
di usare gli abiti pontificali, di far la vi-
sita diocesana come ordinario nelle chie-
se delle dette Valli e nel recinto di Pe-
scia, di poter congregare sinodi, sommi-
nistrare gli ordini minori, con tutti gli
altri privilegi che si leggono nella bolla
de'i5 aprile. Quindi con altra de'2 3 set-
tembre i5ig, Leone X ordinò al vesco-
vo di Pistoia di recarsi a Pescia, per istal-
lare il pievano Lorenzo Cecchi in prepo-
.sto. In queir occasione fu eretto il capi-
tolo, quale lo descrissi. Finalmente con
le bolle del i.° novembre ì5-2.S e del 3
novembre i54i, Clemente VII e Paolo
HI confermarono il Cecchi in preposto
della chiesa millius di Pescia, con la giu-
risdizione spirituale sopra i popoli delle
comunità di Pescia, Monte Catini, Bug-
giano, Massa e Cozzile, Monte Vcttulini,
lizzano e Vellano. La serie de' vescovi
di Pescia è riportata dalle Notizie di
Roma. Benedetto XIII a' 20 settembre
1727 per i.° vescovo dichiarò Bartolo-
meo Pucci di Montepulciano. Quindi nel
lySB Francesco Gaetano Incontri di
Volterra, trasferito a Firenze. 174^ Do-
nato Maria Arcangeli d' Arezzo. 1773
Francesco Visconti di Livorno. Dopo se-
de vacante notabile nel 1 8o4 Giulio B ossi
di Pistoia. Dopo altra vacanza non bre-
ve Gregorio XVI nel 1 834 dichiarò mg'.
PES
Gio. Battista Bossi di Signe diocesi di
Firenze, trasferendo il quale a Pistoia e
Prato, nel 1839 gli sostituì mg.' Vin-
cenzo Menchi di Firenze, che nel i843
traslatò a Fiesole. Essendo da quel tem-
po vacante la sede, il Papa che regna nel
1847 preconizzò l'odierno vescovo mg."^
Pietro Nicola Forti di Pescia. La dioce-
si si estende per 20 miglia, con 24 par-
rocchie. Ogni vescovo è tassalo in fiori-
ni 191, con circa i 100 scudi di rendita.
PESCINA o PISCINA {Piscina). Cit-
tà con residenza del vescovo di Marsi nei
regno delle due Sicilie, nella provincia
dell'Abruzzo Ulteriore secondo, distante
10 leghe da ^(filila capitale della pro-
vincia. A" Piceno, a Marca e in altri luo-
ghi parlai dell'Abruzzo. All'articolo Mar-
si, vescovato, trattai degl' illustri popoli
marsicani, del loro celebratissimo paese,
di Marsia o Mariuvio metropoli dell'an-
tica provincia Marsicana o Valeria , di
Albao Wh^Marsorumo Fucense, di Ce-
lano vecchio e della cattedrale di Vale-
ria o flJarsi , detta pure di s. Savina o
Sabina, trasferita nella città di Pescina,
e de'pregi e stato attuale di questa, se-
guendo in tutto i betiemerili marsicani
Muzio Fehnxvo, Historialllarsonim, ed
il vescovo Corsignani, Reggia Marsica-
na,\ quali riportarono le notizie degli uo-
mini illustri che fiorirono nella regione.
Di questi uno per tutti qui solo ricor-
derò, come accennai a Marsi, che vi eb-
be i natali (da padre palermitano oriun-
do di Montaldeo nella Liguria e da ma-
dre romana) il gran cardinale Giulioi^/(7z-
zarini ( di cui e de' suoi in tanti luoghi
ragionai )arbitrodella Francia sotto Lui-
gi XIII e Luigi XIV, che emulò la glo-
ria del predecessore cardinal Richelien.
Nella sua biografia lo dissi nato in Ro-
ma, secondo le lettere di cittadinanza^ ri-
lasciate nel 1639, ovvero in Pescina ; e
nelvol.XLV,p. 191, descrivendo la chie-
sa de'iS. Vincenzo e Anastasio da lui e-
relfa in Roma, ragionevolmente la qua-
lificai sua parrocchia. A concordare tali
PES
nozioni lessi molti de'tanti biografi che
raccolsero le memorabili gesta dell'insi-
gne porporato, e trovai che avvenne di
esso come di Omero, di s. Tommaso
d' y\quino e di altri sommi ingegni, dei
quali vari luoghi si disputarono V onor
patrio; ma Corsignani nella nominata o-
pera t. 2 , p. 4^0, scioglie la questione
con riportare la fede di nascita, esisten-
te nel librode'batle7zati della chiesa Pe-
scinese, che nel 1729 si procurò dal cu-
rato Cesarano, del seguente tenore. Die
ì 4 tnensis /ulii anno 1 602, Julius Ray-
mundus filius domini Pelri ]\Iazzarini
panornìilani, et d. Ortensiae ejus iixo-
r/.9, haptizatusfiiil a me d. Pàschale Pj'/j-
pi. Questo documento sostanrialmente
concorda con altro più autentico e cir-
costanziato che nel 1 835 fece estrarre
dall'archivio capitolare di Pescina il ri-
spettabile mio amico e illustre pescinese
d. Salvatore Proia, il quale cortesemen-
te mi ha donato la copia conforme. Laon-
de è fuor di dubbio che il IMazzarini è pe-
scinese per nascila, romano per adozione.
In addizione alle memorate notizie su
Pescina e sulla diocesi di]Marsì,in que-
sto articolo parlerò delle principali città
e castella illustri soggettea Pescina quan-
to alla giurisdizione ecclesiastica, Taglia-
cozzo, Avezzano, Celano, Carsoli e Ori-
cola, non che del famoso lago Fucino,
riportando con esse altre analoghe noti-
zie civili ed ecclesiastiche importanti e in-
dispensabili al complesso dei tanti velati-
■vi articoli contenuti in questo Dizionario,
eziandio per essere stato l' Abruzzo Pa-
trimonio e dominio della chiesa romana.
Tagliacozzo. Luogo illustre, già ca-
poluogo di ducato ed ora di circonda-
rio, per cui vi risiede il vicario foraneo,
oltre il giudice regio, il sindaco munici-
pale e altre autorità. Sta a ridosso della
montagna e da una sottoposta rupe na-
sce e scorre il fiume Imele. Gode la ve-
duta deliziosa delle circostanti colline e
della vasta vallata, sparse di casini, ab-
bellite dalla coltivazione e da ampie slra-
PES 9.11
de alborafe. TI fabbricato si distende d;tl-
la cima del monte al piano , ove sono i
migliori edifizi e la bella piazza decora-
ta di vaga fonte, sovrastata da obelisco
eretto in onore del patrono s. Antonio
di Padova. Fra i principali edifizi van-
no nominati il teatro elegante e ornalo,
i palazzi e le abitazioni de' nobili conti
llesta, de' Mancini, come de'Mastroddi
con vaga chiesina dedicata a s. Rosa di Li-
ma,di forma rotonda, edificatane! 1 83 "1»
da Alessandro Mastroddi letterato e giu-
reconsulto distinto. L'antico palazzo ba-
lonale de' Colonnesi ha nella cappella
della Natività esilila loggia eccellenti pit-
ture della scuola di Giotto. In questo pa-
lazzo evvi l'educandato e le scuole delle
fanciulle, sotto la direzione delle suore del-
la carità dell'istituto di Napoli, stabili-
mento benemerito del luogo ede'circon-
vicini paesi. Esiste in Tagliacozzo un mo-
nastero di clausura di monache benedet-
tine, clfe secondo il rev. Maiolini fu e-
rello fino dai primi tempi dell'istituzio-
ne dell'ordine benedettino, sotto la deno-
minazione de'ss. Cosimo e Damiano, ed
anticamente sorgeva presso la chiesa di
s. Ciiovannidella Valle de' Varri, distrut-
to dai saraceni. A! monastero è annessa
l'omonima chiesa, che al dire del loda-
to scrittore trovasi parrocchia fino dal
primo momento della sua esistenza, e
che quindi diventò matrice'per essersi po-
steriormente fondate sul suolo della me-
desima altre tre chiede sotto l'invocazio-
ne di s. Pietro, di s. Nicola e di s. Egi-
dio, che poi si eressero in parrocchie, po-
ste sull'alto del paese, mentre quella di
s. Cosimo è verso il centro. Il monaste-
ro dipendeper privilegiod'Innocenzo XI
dal vescovo di Marsi. La chiesa possiede
parecchie reliquie ed il corpo del b. Od-
do : due monache della famiglia Resta
ne furono benemerite. E servila da quat-
tro parrochi denominati canonici cura-
li, mantenuti a spese del monostero. Que-
sti appartengono per la nomina all'ab-
badessa, per l'approvazione all' ordina-
a 12 PES TES
rio, e per la canonica istitiirione ni p. ab- fii ilafn ai «Inmenicani. Tolti essi da [li-
bate di Rionte Cassino, al quale inoltre notH-nzo X, i citt^idini con aumento di
spetta il materiale della chiesa. Ma del- itrnlite ne ottennero la ripiislinazione,
le preminenze e prerogative della cine- poscia i religioci cessaiono nella ricorda-
sa e monastero trattano: l'opuscolo del ta soppressione generale: la chiesa è gran-
rev. can. e parroco d. Francesco Antonio de e di belle foruie, con ii altari, aven-
IMaìolini : Per la canna di turbalo pos- dune i Resta decorata la volta. La chie-
sesso, tra il p. abbate di INIonte Cassino sa dei convento de'cappuccini è dedicala
e il vescovo di Marsi mg/ Sorrentino, alla Madonna delle Grazie; dopo die fu
ove pure sono riportale le relative con- restainata, nel i G84 If^ consngrò il ve-
testazioni; e il libro de! rev. can. d'Ales- scovo Corradinl, essendovi tuttora i reli-
sandro: apologia per le parrocchie sile giosi. Altrechiese esistenti sono quelle di
sull'allodi Tagliacozzo.ec, cn'\^\co\' An- s. Antonio abbate , di s. Giovanni De-
gelo Persia rispose con l'opuscolo: Po- collato o della Misericordia, ora del Cro-
che parole a confutazione di alcune di- cefìsso, e di s. Maria del Soccorso eh' è
cerie, ec. contioii can. Maiolini. Le altre la.pii.i antica delle nominate. iVelle vici-
chiese principali, dopo le nominate par- nanze e sopra una collina in faccia al-
rocchiali, sono le seguenti. La chiesa di 1* oriente è il santuario di s. INIaria dei-
fi. Francesco edificata danna dama di ca- l'Orienle, la cui immagine è venerata in
sa Orsini nel 1228 o nel 1260, indi ac- antichissima e divota effigie dipinta a o-
cresciuta da Gio. Battista Orsini, essendo lio. in tela, ivi portata dall'oriente nella
ampia e bella; con molte reliquie vi si persecuzione delle sacre immagini fatta
venerano le ossa del b. Tommaso da Ce- dagl' iconoclasti. Il tempio e le sue cnp-
Jano francescano; l'altare del Crocefisso pelle furono restaurate iìcI 1686 e poste-
Ila questo scolpito in legno da un servo riormeiite, Tagliacozzo da alcuni antichi
di Dio e perciò in gran divozione, nien- e moderni geografi è fregiata del titolo
tre vuoisi che per rivelazione divina ese- di città, e lo meriterebbe per molte ra-
guisse la piaga del costato. Si credono ivi gioni , avendo pur dato uomini illustri
sepolti , un vescovo ed i cardinali Jaco- in santità di vita, dignità ecclesiastiche,
pò e Giovanni Oi sini, creati il primo da scienze ed armi, de'quali diffusamente ne
Gregoiio XI, l'altioda Sisto IV; ma que- trattano gli storici marsicani. I re di JVa-
slo ultimo alla biografia lo dissi sepolto poli fino dal i^^'j decorarono Taglia-
con più probabilità in Roma nella chic- cozzo di molti privilegi, chiamando no-
sa di s. Salvatore inLauro, edificata dal bili i cittadini e regia la terra, con mae-
cardinalLatinoOrsini. llcontiguoe ma- strato e priori municipali. La sua elimo-
gniilco convento fu dato ai conventuali, logia ha diverse derivazioni e opinioni,
che soppressi sotto l'impero francese, o- che accennerò. Dicesi chiamato Tahae-
ra appartiene alcomuneche vi tiene ipro- 0//«^?z dalla musa Talia, quasi che il luo-
pri uffizi e quelli governativi. La chic- go fosse il riposo e l'ozio di lei, o perla
sa vennerestaurataedabbellita dalla con- disposizione degli abitanti alla poesia e
fraternità del Purgatorio, che la possie- alle arti liberali. Altri ritengono che il
de dal 1824 per concessione del comune, paese fosse edificato dalle rovine dell'ao-
In essa annualmente si celebra una so- tica città Clastidia o Castaldia, ovvero
lenue festa in onore di s. Antonio di Pa- da quelle della colonia di Carsoli e dei
dova e in commemorazione del prodigio cliternini, o meglio che avesse principio
da lui operato a favore de' di voti ajji- dai marsi odagli equicoli, per le vie ter-
tanti. La chiesa e convento della ss. An- minali de' loro dominii, e per tultociò
nunziata é fondazione de'tagliacozzani e appellalo Tale-Equiliurn e Talieqnitiuni
PES
o TakacjuUiain. Vuoisi ancora che tal
vocabolo gli dessero gli abitanti di voti del
]j. Eqtiizio abbate, lìorito ai teuipidi s.
Gregorio I, avendo abitalo il monastero
della Beata Vergine in Valeria e predi-
cato il vangelo a'quei marsi die se n'era-
no allontanati. Non mancano chi fa de-
rivarne il nome dalla rotta data dai pu-
gliesi e marsi ai goti orientali, con dirsi
Taglia Goti il luogo ove l'orse accadde
lu battaglia, ma Tagliacozzo gii» esisteva,
come aJFermano alcuni storici. Fiu^l-
meule si narra che gli abitanti facendo
strage degli scellerati the l'infestavano,
iuìposeroal luogo il nome del più famosu
di essi, credendo alcuno ciò avere forse
relazione collo stemma comunale , che
rappresenta due uomini armati, i quali
Sii dividono un mantello; però sembra più
probabile, che le due figure esprimano
due guerrieri custodi del sito in atto di
dividersi un paludamento, opinione fon-
data sui trionfi riportati dai valorosi
marsi per la colonia di Carsoli, s'è vero
che la fondò Q. Cassio allorché dimorò
nella medesima, per lo che Tagliacozzo
fu talvolta chiamato CitUÌ di Carsolì,
laonde adottò la comune insegna del pa-
ludamento. Tuttavolta quei che vanta-
no fondatore il re Cottio o Q. Cozio il-
lustre cavaliere romano, asseriscono che
si dicesse Tale-Coliuni^cìot Tale- Cotinnt
oppidum est a Q. Cotlio.K pertanto cre-
dibile che Tagliacozzo abbia principio
da fatti illustri, cui corrisposero ognora
i cittadini, essendo assai encomiati per
isquisita e generosa ospitalità, di cui la
Marsica è celebrata per eccellenza, per
nobiltà di sentimenti , coltura e genti-
lezza di tratto, da non essere in nulla se-
conda a verun'altra città ragguardevole,
come io stesso colla mia famiglia assai
sperimentammo e ammirammo: tanto
dovea dichiarare per ossequio di grato
animo. Tagliacozzo ebbe già tortissima
rocca, presso la quale fu la chiesa di s.
Cecilia, riedificata nel i^Sg in forma di
torre da Aodrea del Ponte signore tli
molte castella^ indi restaurata da Ri-
naldo Orsini ne'[)rimi periodi del secolo
XVI. B\i Tagliacozzo anche cinto di for-
tissime mura dal re Ladislao, dopo es-
sere stalo disfatto a lloccasecca. Si au-
meiitò pel palazzo baronale a guisa di
fortezza fabbricato da Piobcrto Orsini,
decorandolo di maruii e pitture : ([uesli
nel I 3^5 fondò ancora la chiesa di *.
Gio. Battista, per commenda dell'ordine
gerosolimitano. Tagliacozzo fu assai dau-
neggiato dalle civili discordie, massime
tra gli'abitanti e gli Ai-goli signori di Ca-
ilel Marano e di altri feudi. Con titolo
di contea la dominarono i Berardi gran-
conti de' Marsi. 1 grau-conti.de' Marsi,
tanto celebri in Italia, per linea retta ii-
conobbero l'origine da Carlo Magno e da
Berardo suo discendente, come figlio di
Pipino nipote di Bernardo re d' Italia,
figlio dell'altro Pipino nato da Carlo.
Egli ebbe da s. Leone 111 il dono di mol-
te terre nella Sabina e divenne signore
della provincia Valeria coi titolo di gran
conte de' Marsi. Nella sua cospicua stir-
pe si noverano illustri guerrieri, vescovi,
cardinali, come i B trai di o Bernardi,
gli Oderigo o Oderisio e gli altri alar-
si cardinali, di cui parlai alle loro bio-
grafie, insieme a Papa Viltort III, e altri
personaggi insigni, il cardinal Giovanni
de' conti di Tagliacozzo, non che varie
cospicue famiglie sotto diversi cognomi.
Questi conti usarono del titolo di : Dei
graliae Marsoruni conies. Adessi ap[»ar-
tiene l'edificazione di Marsico vecchio e
di Marsico nuovo (F.)sede vescovile iit
Basilicata. Negli articoli Marsi vescova-
to. Conti fajugua, Innocenzo III e in
altri, tenni proposito dei duchi econti di
Marsi, ed a chi sono rimasti i titoli. Al-
lorché Papa Giovanni X discacciò dai
suoi stati i saraceni, molti ne perirono
tra Tagliacozzo e Carsoli, poiché i marsi
erano soggetti al supremo dominio del-
la s. Sede, contribuendovi i tagliacozza-
ui. Questi coi carsolani e altri marsi e-
ziaudio cooperarono ucl pontificato di
2l4
PES
Giovanni XI alla scoufilla degli ungheri
iuvasori, per cui si alliibuisce a tale vit-
toria i due guerrieri dividenti la preda
tolta agli ungheresi, e t'oruianti lo stein-
jiia municipale. Mancata la successione
de' Berardi, lo stato di Tagliacozzo fu
dominato dalla camera regia di Napoli,
poscia nel 1289 dalla famiglia del Pon-
te, uno della quale, Andrea, accrebbe gli
ediflzi del paese. Pare che i del Ponte ne
ritenessero il solo titolo, quando perdu-
tone il dominio, questo acquistarono gli
Orsini del 4.° ramo che primeggiò sugli
altri, da cui derivarono gli Or^m/signori
di Bracciano {V.) e gli Orsini duchi di
Giavina del 5.° ramo e superstiti, come
dichiarai a Orsini famiglia, ove notai
che di questa contea l'investì il re Car-
lo li con diploma del 1294, e il tributo
annuo di 4o oucie d'oro. Nel 1879 '"^
Tagliacozzo si riunirono i cardinali Or-
sini, Corsini e Borzano o Brusiani mila-
nese, per protestare contro la seguita e-
lezioue dell'antipapa Clemente P'JJ{F.),
pentiti di averci concorso, come rilevai
nel voi. Ili, p. 20G, con lettere de' 17
gennaio. Versoquesto tempo RiualdoOr-
sini si confederò coi tiburùni contro i
Colonnesi, ma nel i38i questi ultimi
rompendo guerra agli Orsini, espugnalo
Tagliacozzo, ne' piani de' marsi ebbero
luogo battaglie e devastazioni di campi,
facendosi poi la pace nel 1882. La si-
gnoria del luogo e dello stato l' ebbe o
per conferma o per nuova concessione
nel secolo XV Gio. Giordano Orsini, per
avere sposata la figlia di Federico re di
Napoli, e la goderono i suoi discendenti,
the dimorando tra' marsi, dal contado
d'Alba de'Marsi e Tagliacozzo ricavava-
no annui scudi 3o,ooo. Alfonso re di
Napoli inimicatosi cogli Orsini, si recò
con l'esercito in Tagliacozzo, ove ricevuti
gli ambasciatori fiorentini mediatori si
pacificò con essi. Sotto il dominio degli
Orsini la contea di Tagliacozzo contene-
va le seguenti terre. Oricola, Piocca di
Bolle, CoUeseculo, Castel-Maaardo, Te-
PES
raco, Spidiuo, Cerchio, Colli, Pietra-Ve-
noia, Cappadocia, Rocca di Cerro, Allo
s. Maria o Poggiteli©, Castel -Vecchio,
Scanzano , s. Donato, Poggio-Filippo,
Castel-Palea, Marano, Scurcola, Colle di
Luppa, Colle, Barocchio, Pereto o Pic-
celo, Alba de' Marsi, Cappella, Tarasco,
Patocchio, s. Natòlia, Corvaio ( patria
AqW antipapa Nicolò P'.), Magliano, Suc-
ce, Àvezzano, Canestro, Meta, Civita d'
Antino, Civitella, Castel di Carlo, Ca-
stello in fiume, Cese, Rocca di sopra, Gir-
gtito, Rocca Randisio, Poggio S.Giovan-
ni, Radicarla, Torre di Taglia, Capra-
dosso, Lugo e la baronia di Carsoli. An-
che altre terre e castella furono dello sta-
to di Tagliacozzo. Gli Orsini accrebbero
le fortificazioni e le torri inespugnabili
della Scurcola, già antico luogo per sen-
tinella della celebre Alba. Seguendo gli
Orsini il partito degli angioini contro
Ferdinando V re di Spagna, a favore
del quale militavano i Colonnesi, avendo
il re superalo i nemici suoi, spogliò gli
Orsini di molte castella e di Tagliacozzo,
dandone l'investitura a Odoardo Colon-
na e suoi discendenti. Già i Colonnesi per
disposizione della regina Giovanna 11 era-
no stati in Odoardo fratello di Papa Mar-
lino V dichiarati duchi di Marsi e di Ta-
gliacozzo e conti d'Alba nel i4'9» come
raccontai a Colonna famiglia. Calato in
Italia Carlo Vili re di Francia nel 1 494»
die Io stato di Tagliacozzo a Fabrizio Co-
lonna figlio di Odoardo, privandone Vir-
ginio Orsini. Indi nel 1496, per ordine
di Federico 11 re di Napoli, in Tagliacoz-
zo si coniò moneta, privilegio che eser-
citò il paese anche sotto il viceré mar-
chese del Carpio. Successivamente nel
^lonlifìcalo di Alessandro VI insorsero
guerre tra Girolamo Orsini e Fabrizio
Colonna per lo stato di Tagliacozzo, il qua-
le stato fu definitivamente tolto agli Or-
sini e dato ai Colonnesi nel iSaG. Que-
sti fecero di Tagliacozzo la capitale dei
loro feudi in Regno, ma negli ultimi tem-
pi ne perderono ìì/us feudale. Nel resto
PES
Tagliacozzo seguì i destini del reame di
Napoli^ e nel luglio 1B49 ^^^^ guarni-
gione di circa 5,ooo uomini con 8 pez-
zi di cannone.
Avtzzaao. Capoluogo di distretto, o-
ve dimora un sottintendente colle auto-
rità subalterne ; già residenza de' duchi
di Marsi e di Tagliacozzo, è posto in a-
niena, deliziosa e liirtile pianura. Ha e-
leganti palazzi e comode abitazioni, ed
il teatro. Il palazzo ducale fu edificalo
con magnificenza nel 1490» ^ guisa di
fortezza, da Viiginio Orsini (discenden-
te dal ramo della nubilissima famiglia
Pagliara) signore del luogo. Agli Orsini
neila signoria erano preceduti i Corsi ed
i Vangelisti, ed ai primi succedettero i
Colonnesi , onde tra questi Marc'Anto-
nio neir aumentarlo l'abbellì anche con
pitture, avendo poscia ornata la bella
via pel lago di Fucino l'altro Marc'An-
lonio vincitore a Lepanto de' turchi, di
che è memoria nel palazzo. In casa dei
nobili IMaltei sono alcune iscrizioni anti-
che. La collegiata occupa il luogo del tem-
pio d'Augusto, è sotto l'invocazione di s.
Ijurtolomeo apostolo e di s. Antonio ab-
bate, restaurala nel i 1 56 e successivamen-
te rifabbiicala, per le inondazioni del
lago e pel terremoto: essa è magnifica
e di vago disegno, con abbate e canoni-
ci. Per non dire di altre chiese, quella
bella di s. Francesco de'conventuali fuo-
ri le mura fu fondata dagli Orsini, e vi
si venera il corpo di s. Giustino marti-
re. 11 convento e chiesa de' cappuccini,
ove è in gran divozione l'immagine del-
la Beata Verginedi Vico. La chiesa del-
le domenicane. Vuoisi originato dagli al-
besi o dai fucesi, aumentato dalle rovi-
ne della celebre Alba e da quelle di altri
paesi, nel luogo in cui era il sontuoso tem-
pio d'Augusto e nel sito della terra di
Pantano, così detta pel tempio di Giano o
Paiilheoìi-Jani, anzj salutandosi questa
deità co\\Gpavo\e A \'e Janum, dicesi de-
rivalo il nome di Avcanuin e Avezzano,
le cui memorie rimontano al IX secolo.
PES 2i5
Celano, Cllternum, Cclanuni. Fu edi-
cato presso l'antica Celano, nella sommi-
tà del morite Tino, e secondo Corsigna-
ni ha il titolo di città, con la qualifica
di capo de' Marsi. Divenne contea e in
tempo del conte Pietro fu distrutto dal-
l'imperatore Federico H, spogliandolo del
contado che die a Francesco Conti fra-
tello d'Innocenzo III; indi riedificò Ce-
lano e lo chiamò Cesarla. Però seguendo
il nuovo conte le parti d'Ottone IV, nel
122 I l'imperatore fece assediare Celano
e s'impadronì della fortezza, ma il tutto
ben presto il conte liprese con le armi.
In seguito altri signori dominarono Ce-
lano, non che la s. Sede, come antico suo
dominio; i Colonnesi ed i Piccoloniini ,
indi i Peretli per matrimonio, i Savelli,
gli Sforza Cesari/li quali eredi de'prece-
denli. La principale chiesa è sacra a s. Gio.
Battista, e fu già prepositura nullius, il
cui capitolo intervenne all'elezione del
vescovo di Maisi, ed ora collegiata con
cura d' anime. Di questo celebre luogo
parlai in più articoli.
Carsoli o Carseoli. Terra e capoluo-
go di circondario , succeduta alla cele-
bre città e possente colonia rouìana del-
l'aulico Lazio e ne' marsi, presso il cou-
fìne degli equi ed il fiume Torano. Che
Carseoli iw antichissimo patrimonio del-
la s. Sede, Io dissi a quell'articolo. L'o-
dierna ha la chiesa parrocchiale dedica-
ta a s. Vittoria vergine, restaurala nel
1676, con arciprete e canonici. È a tre
navate con cappelle e diversi buoni qua-
dri. L'antica chiesa delle Celle di Car-
soli , un tempo abitata da s. Romual-
do (ma altri dicono che dimorasse in Pe-
reto), dedicata alla Beata Vergine, per
la potenza de' conti marsicani fu accre-
sciuta nel 998, indi eretta in cattedrale,
con giurisdizione sulla valle di Carsoli e
di Norfa, per introdurvi in vescovo At-
tone de'conti de'Marsi. La sede vescovi-
le durò fino a Vittore II, nel concilio fio-
rentino venne soppressa e ripristinata la
MarsicanU; lo che confermò Stefano IX
ai6 PES
detto XjVeneudo Alloneliasfeiitoa Cliie-
ti. Riunita la sede alla diocesi di Maisi,
uè fu confermalo in vescovo l'antlulfo.
Essendo signori di dette Celle i benedet-
tini, Manfredi coi saraceni più volle vi
si accampò contro il Papa: vinto poi da
Carlo 1 d'Angiò, il figlio di questi Carlo
li edificò presso le Celle di Carsoli un
forte castello. Sotto il colle Veziano s.
l'rancesco vi edificò un convento. Nelle
sue vicinanze è la chiesa di s. Mai ia dei
Bisognosi di Pereto o di Carsoli o del
Monte, la cui prodigiosa immagine vi fu
portata da Siviglia ne'primidel VII seco-
lo, per opera dello spaguuolo Fausto piis-
fcimosuodivoto e per comando della stes-
sa ss. Vergine, onde essere preservata dal-
la profanazione de' saraceni. Ivi le fab-
bricò il tempio che solennemente consa-
crò s. Bonifacio IV di Valeria. Più tardi
r immagine fu coronata a' 5 novembre
j 724 con corona d'oro dal capitolo Va-
licano, e processionalmeute vi si recaro-
no a venerarla quei di Pereto, Rocca di
Bolle, Oricola e altri luoghi. Divenuta
Carsoli baronia con a)olti luoghi sogget-
ti, fu poscia posseduta dagli Orsini, che
restauraiono il castello nel 1 343 per o-
pera del cardinal Rinaldo. Verso il i^^.'jj
ricadde alla corona di Napoli, ilalla qua-
le fu concedo la a R.oberto Orsini, doa»
de passò a Fabrizio Colonna per conces-
sione di Ferdinando V le di Spagna.
lìJai^iiano. Terra de'marsi, già sogget-
ta allo stato di Tagliacozzo, giace su a-
menissimo colle, grande, ricca e fregia-
ta di altre prerogative, rimarcandosi tra
i suoi fertili prodotti il zatlerauo e gli a-
uisi chiamati finocchio dolce. La chiesa
parrocchiale è sotto l'invocazione di s.
Lucia , ed i Carlucci vi edificarono la
chiesa di s. Gio. Battista. L'an.pio con-
vento de'doraeuicani, conia graziosa chie-
sa di s. Maria Maddalena, è fondazione
de' maglianesi. Hawi pure il convento
da' riformati con la chiesa di s. Maria e
s. Martino; mentre fuori diMagliano e-
siste la parrocchia di Nostra Signora. Tra
PES
gli cdifiil primeggia il signorile palazzo
dc'Masciarelli, di recente abbellito gran-
demente dal genio di Vincenzo Mascia-
relli figlio di Gio. Battista e Giuseppa
virtuosa reatina della nobile famiglia Se-
veri, della cui contessa uittdre pallai nel
voi. XI, p. 16. Vicino a Magliano e so-
pra isolato monte si vedono gli avanzi
dell'antica, celebre, possente e forte città
A' Alba Fuccnse o de Marsi^ di cui trat-
tai a Colonna e Orsini famiglie, che la
signoreggiarono, non che a Pasquale IL
«he vi fu, dopo aver costretto a partirne
l'antipapa Clemente 111. Magliano fu pos-
seduta anticamente da Guglielmo d' O-
cra, che vi si fortificò contro gli Orsini,
facendo poi altrettanto contro i mede-
simi il cardinal Colonna. Nel i5'28 Na-
poleone Orsini, volendo ricuperare lo sta-
lo de'marsi, presso Magliano sostenne va-
ri combaltinienli contro Scipione Colon-
na vescovo di Rieti, il quale restando uc-
ciso fu sepolto in Mugliano. Questo ebbe
già soggette le \Ule di s. Biagio, di s. An-
gelo, di s. Maria Maddalena (ove furono
in ampio monastero delle monache, poi
passato ai domenicani), e quelle antiche
di Treinonli, di Carchio, de' ss. Martino
e Barnaba, e Villa Maggiore rovinata
nella conquista degli angioini, j)er cui gli
abitanti accrebbero quelli di Magliano.
Fu ne'circostanli piani Palentini (giù Va-
lentin!, così detti dalla chiesa di s. Va-
lentino distrutta, indi piano di Palenta
o cani[ii l'alcntmi), precisamente presso
Munte Carchio, a'24 o 2J agosto 12G8,
ch'ebbe luogo la vittoria di Carlo I d'An-
giò contro lo svevo Corradiiio, onde il
primo vicino alla Scurcola eresse un mu-
guifieo tempio a s. Maria della Vittoria,
con monastero cistercieuse (poi passalo
ai benedettini), in seguito diroccalo, for-
se nelle guerre o dal terremoto; e ciò
in adempimento al volo fatto, dotando-
lo di pingui rendite per suffragio de'suoi
soldati uccisi nel conflitto. La statua della
B. Vergine che Carlo I avea fallo veni-
re di Francia, rinvenuta nelle macerie
PES
tlella cliiesa, fu nel i5:/5 con manifcslo
prodigio traiferi la iu Scuicolanellachie-
sa omonima ove si veneia.
Oricola,Auriculnrn. Terra de'maisi,
già del contado di Tagliacozzo, e secon-
do ii geografo Magiui città degli equi-
coli, delti poi cicoli, onde la regione da
loro abitata si chiamò Ciculaiio (Fat-
teschi, Jlemoric del ducalo di Spoleto),
pO[)oli valorosi che guerreggiarono più
volte coi romani; già sentinella dell'an-
tica cillà manifatturiera di Civita Caren-
zia colonia romana, la quale ebbe mu-
ra ciclopee. A contatto del confine dello
stalo pontificio, dulia parte di Arsoli è
distante da Roma circa 38 miglia. E' ri-
nomata pel bosco Sesara, il quale negli
ultimi tempi degli antichi romani furiA
gran copia di legname per le costruzio-
ni navali. Nel i556 per la guerra contro
Paolo IV fu piazza d'armi, difesa dall'Or-
sini contro un Culunna che erasi fortifì-
cato a Subiaco, il quale incendiò il pae-
se e vi lecò lagrime voli guasti. Giace sul-
la cima di acuminato e delizioso monte
quasi inespugnabile, dimodoché i suoi
antichi signori vi si difesero da diverse
invasioni nemiche, quindi nella guerra
della successione al trono di Spagna, O-
rieola fu difesa dai tedeschi; ma della
sua antica rocca sono restate 3 torri, le
quali presentano un triangolo, ed alcune
mura. Vi si ^ode eccellente aria e l'ame-
na vista delle circostanti montagne e pae-
si, non che dell'ampia valle del Cavalie-
re, bagnata dal fiume Torano e dal tor-
rente Ganiberano che si unisce al pri-
mo. Il nome della valle lo prese dall'al-
bergo ch'è sull'ingresso della strada ro-
mana, la quale introduce in Regno, già
via Valeria, edificato dai Colonnesi pei
■viaggiatori, ad istanza d'un cavaliere (on-
de ne prese il nome, secondo il Corsigna-
oi), il quale essendo a caccia avea corso
pericolo diella vita se non era alloggiato
da un pastore. Meritò l'albergo d'essere
descritto dall'Olstenio, e dipoi vi fu col-
locata uu' antica iscrizione. L-j possedè-
PES 217
ronnsuccessivamenle i Rcrardi gran-con-
ti de' Riarsi, Caino o Todino del Ponte
del i23q conledi Tagliacozzo e signore
di alili luoghi, Andrea del Ponte signore
di Tagliaco/7.o, d'Oricolaedi Pareto, ma-
rito di Cecilia Colonna, i benedettini del-
l'abbazia di Subiaco (della quale nel se-
colo passato fu abbate Arrigo d'Emilio
orii.olano),gli Orsini, l'oricolano Adriano
!\Juntaneodel i 3(S 1 (dettoil generale della
JMotilagna) diesi distinse nellegnerre sos-
tenute dai sublacensi contro i tiburlini a
danno degli Orsini, cui occupò molle ter-
re, esistendo memoria della sconfitta dei
tiliiirtini nella chiesa di s. Scolastica di
Subiaco; finalmente divenne dominio
de' Colonnesi duchi di Tagliacozzo. Psel
suo territorio si trovano diverse antichi-
tà, iscrizioni, medaglie, idulelti, ec. Tra
le abitazioni sono le migliori quelle dei
signori de \'ecchi , Ferrari e Laurenli:
oltre i nominati da Oricola uscirono al-
tri uomini illustri e Simone iNituglia fi-
losofo. L' antica chiesa abbaziale e par-
rocchiale di s. Tommaso apostolo, e quel-
le pure parrocchiali di s. iMaria, ove al
presenle è il cimitero, e del ss. Salvatore,
furono quasi distrutte nella guerra del
I 5 j(), per cui si riunirono nella terza, re-
staurata con buonaarcliitettiua nel i JjS:
questa è collegiale con arciprete e capi-
tolo, sino dal i588, epoca della riunio-
ne delle parrocchie. Vi sono altre chiese
rurali ed il beli' oratorio pubblico dì
giuspationato de'De Vecchi, dedicalo al-
l'Assunta ed ai ss. Pietro e Paolo, il cui
altare fu nel i 740 consagrato e nel i 746
l'oratorio. La patrona del paese è s. Re-
stitula. 11 suo territorio è ferace di ce-
reali, mancano per altro in proporzione
braccia per coltivarlo, poiché nel i^jG
sulfiirono gli abitanti un' orribile strage
nella chiesa di s. Tommaso di circa 700
vittime, le quali si erano rifugiate in quel
tempio, onde evitare il furore de' Colon-
nesi, che in seguilo ne divennero padro-
ni, come ho detto.
Ltigo Fucino o di Celano. E' posto a
2,8 PES
nìezzogioino tra i tQonti Apeuuiui che
circondano con amena pianura i Marsi;
di figura irregolare, per l'ampiezza somi-
glia a uu n)are, avendo d'ordinario 34
uiisilia di circuito e i o di larghezza. E fa-
ina che in esso si sprofondassero alcune
antiche città, particolarmente quelle di
Marruvio, di Penna e di Archippa : del-
la sommersione delia già splendidissima
IVIarruvioo Marsi i critici convengono,
non cosi delle altre due, che ritengono
perite per altre cagioni. A questo cele-
bre ed auaenissimo lago fanno mirabile
corona in deliziosa situazione precipua-
mente le castella e terre di Orluccliio o
Orligia 0 Gissa, Trasacco, Luco, Vene-
re, s. Benedetto, l'esciua, Avezzano, s.
Polino, Paterno, e poco piti lungi Alba
Fucense, Cerchio , Colle Armele_, Cela-
no vecchio o l'antica Cliternia, che da vi-
cino lo domina in bella eminenza. Le sue
onde dir le potresti col Petrarca, chiare,
fresche e dolci acque, ma non già giove-
voli a molte infermità ed usate nei ba-
gni. Dalle analisi chimiche fatte dopo le
descrizioni di Febonio e Corsignani, si
è trovato che le acque non hanno pro-
prietà minerali ; ond'è credibile che le
acque o cambiarono natura o perderono
le supposte virtù di guarire dai mali, nel-
la credenza che il Fucino fosse abitato
da uu nume , a cui s' innalzarono tem-
pli e votive iscrizioni. Il lago è andato
soggetto a escrescenze e decrescenze, la
principale di queste nel 1 8 1 6, forse per
la maggiore o minore quantità d'acijua
che gli tributano i circostanti monti e
gli 8 fiumi che vi sboccano, ovvero dal-
la ostruzione dei naturali inghiottitoi che
possono essere nel suo fondo. Rarissiraa-
inente si congela la parte meno profon-
da, nondimeno nel 1 167 il lago fu co-
perto di gelo, secondo la cronaca di Fos-
sanuova. Questo lago abbonda di stu-
pendi pesci, fra' quali i barbi, le tinche,
i laltarini, ec. Fu anche detto Lago de
f^olsci, perchè i romani presso le sue ri-
ve sconfissero 3o,ooo volsci. E' una fo-
PES
la di Plinio il passaggio della famigera-
ta acqua ISIarsia o INlarcia (sulla quale si
può vedere il Fabrelti , De aqins ci a-
queducUhusj ed il Fea, Storia delle ac-
que) per questo lago, come prova il Fa-
bretti, Einissarii lacuin Fucini descri-
ptio, membr. L Egualmente non è vero
che il lago sia il prodotto di un vulcano
estinto; come non è provato che le sue ac-
que fossero state con acquedotto portale
in Roma e in ampio fonte sulCampidoglio
dal pretore Q. Marzio o dal re Anco IMar-
zio,perciòchiaraata acqua /1/tìJrsi'a oMar-
sia e poi Claudia dall' imperatore Glau •
dio (Tiberio Druse); bensì questo im-
peratore nel 794 di R.oma fece eseguire
colla direzione di Narciso il famoso emis-
sario per diseccare o piuttosto restringe-
re leacquedel lago, impiegandovi undici
anni e l'opera di So, 000 schiavi, e trafo-
rando la montagna detta WSalviaiio per
lo spazio di tre miglia. Il qual traforo e-
seguito che fu, l'imperatore si trasferì da
Roma al Fucino e vi fece rappresentare
lo spettacolo di una battaglia navale, con
100 navigli rodiolti e siciliani, con mol-
ta strage degli schiavi combattenti. Indi
fu dato esito alle acque per l'emissario,
ma il successo non rispose all'espettazio-
ne : pertanto venne approfondito lo spe-
co o piuttosto il canale di derivazione, e
compiuto il lavoro Claudio vi ritornò e
celebrò le feste de' gladiatori, e Agrippi-
na sua moglie abortì per lo spavento pro-
dotto dal precipitoso impeto delle acque
incanalate , forse per malizia dell' ar-
chitetto, con troppa foga nell'emissario.
Dopo la morte di Claudio, sia per l'in-
curia de' successori, sia per tutta altra
ragione , le opere di derivazione peri-
rono, l'emissario si ostrusse in gran par-
te e cessò dal suo officio. Nel secolo de-
corso qualche cosa vi fu operato, poiché
il Piranesi in due tavole incise la Dimo-
strazione dell' emissario del lago Fucino
{Raccolta t. 2 3), che dedicò al re Ferdi-
nando! V,riportandovi una medaglia mo-
numentale con l'anno 1 779. Il lago Fu-
PES
cino celebrato da tanti scrittori, da ul-
timo lo fu pure dal professore di filoso-
fia e inateuiatica sacerdote Salvatore
Proia di Pesciua con la Blcmoria letta
liei Liucei nel 1 834, indi pubblicala nel
Giornale arcadico, ed a parte : Ricerche
sul lago Fucino jV\.oma. i835 tipografia
Boulzaler. Inoltre da questa ilAv/iomz si
apprende come il regio governo per prov-
vedere ai danni provenienti dalle rinno-
vate e piìi forti escrescenze del lago, nel
1825 imprese a spurgare e riaprire l'e-
missario e condotto Claudiano, affidan-
done il difficile incarico al valoroso in-
gegnere Carlo Stefano de Piivera. Solo ci
duole di vedere tuttavia un abisso di ac-
«|ue, dove per carila di patria 1' autore
della Memoria prognosticava che avreb-
bero quanto prima biondeggiato le messi
e pascolato i pingui armenti. L'intrapre-
sa restaurazixine, quantunque condotta
a buon punto, fu poi abbandonata nel
I 835, ed è fortuna che da quell'epoca in
poi il minaccioso lago siasi contenuto tra
moderati confini.
PESSINO o PESSINONTE o PES-
SINUNTE, Pessinus. Sede vescovile di
Galazia, la cui città fa assai celebre pel
commercio e per un magnifico tempio
sacro alla madre degli dei. L'imperato-
re Teodosio 1 avendo diviso la Galazia
in due provincie, Pessinonte diventò me-
tropoli civile ed ecclesiastica della 2.'^ Ga-
lazia nel V secolo, e nel XIII esarcato.
Ebbe a suffraganee le chiese vescovili di
Germia, Pitauisso o Petenisso, Sinodia,
s. Agapito, Lotino, Orcisso,Trocmi, Spa-
lea o Giustinianopoli, Gìanx o Clancum,
Amorio eMiricio. Registra 8 vescovi l'O-
riens dir. t. i, p. ^Sq. Pessino, Pessinun-
tin, è ora un titolo arcivescovile in par-
dbus, da cui dipendono i titoli vescovili
di Petenisso, Orcisso e Amorio.
PESTILENZA, Pestis, Pestdtniia.
Male contagioso e attaccaticcio. I medi-
ci chiamano GOi\\-AQ^\o,conlagiurn, anche
qi^ella materia impercellibile, perlaqua-
le lu uialallia contagiosa passa da uno
PES 21.J
in un altro, per l'influenza del male. Pe-
ste si chiamano quelle malattie al mas-
simo grado epidemiche, contagiosee mor-
tali, che si appalesano con sintomi fu-
nesti e fanno spaventevoli stragi dell'u-
man genere, spopolando città e provin-
cie. Peste significa altres'i ogni sorta di
flagelli, castigo divino che mente a tutti
salutare spavento e timore, scuotendo i
peccatori ostinati a verace penitenza con
mirabili effetti, essendo i peccati la pé-
renne sorgente di tutte le avversità. Di-
ce s. Girolamo, che Dio manda i suoi
generali castighi e flagelli perla sua inef-
fdjile bontà, perchè gl'iniqui terminino
le loro colpe, che altrimenti non si aster-
rebbero mai dal peccare; e perchè mol-
ti se ne salvino, che in niuu' altra ma-
niera si sarebbero salvati, e tali li pu-
nisce in questo mondo per non punirli
nell'altro (con eterne pene). Onde molti
nel diluvio e nell'incendio di Pentapoli
(della sacra scrittura), e nella sommer-
sione degli egizi nel mare,e degl'israeli-
ti percossi nel deserto, stando per mori-
re, si pentirono de'Ioro peccati, chiesero
di cuore perdono a Dio, sopportarono la
morte con pazienza, prendendola dalla
divina mano in vendetta giustissima del-
le loro colpe, e si salvarono giusta il det-
to del salmista. In questo articolo non
intendo fare la storia delle pestilenze,
parlando delle principali in tanti articoli
con analoghe notizie; solo dirò di quel-
le più micidiali che patì Roma, massima-
mente sotto i Papi , oltre qualche altra
relativa erudizione, incliisivamenle al di-
struggitore e desolante flagello del Cho-
leia o Colèra morbus, indiano o asia-
tico: per la sospirata liberazione da Si
orrendo malore della gran Roma, l'inco-
lumità e salvezza di Gregorio XVI e del
fiore più eletto della gerarchia ecclesia-
stica, i vescovi ed il cristianesimo innal-
zarono fervorose preghiere a Dio , al-
la Beala Vergine ed ai santi , massime
quelli dello stato pontificio, dappoiché
fiu dal nascere della Chiesa seniprc i fc-
aio P E S
clfli ili qualunque pericolo in cui trovos-
«i il capo della Chiesa, f'ecoio all'Altissi-
mo ardenti voli per la sua incoknnità e
perchè alla prosperità della metropoli
del mondo cattolico è congiunta in modo
jxirticolare quella degli slati della Chie-
sa, La prima descrizione della peste bu-
bonica devesi adEvngrioed a Procopio.
Tucidide, che ci descrive la peste che de-
solò Atene e tutta 1' Attica, o«seiva che
ebbe origine in Etiopia nel 5^i ,o secon-
do altri dall'Egitto, passò quindi in Co-
stantinopoli e in diverse regioni, eserci-
tando orribili stragi. Pel micidial mor-
1)0 perirono in IMarsiglia 3^,000 indivi-
duij secondo alcuni; in Alemagna e in
due anni circa un milione di peisone, co-
me riferisce Zach; in Basilea e in un an-
no più di 12, ODO furono i morti; in
Vienna per 6 mesi da goo a looo pe-
rirono ogni giorno; a Lubecca quasi o-
gui d\ circa lyoo vittime; in Eriurt
aoooal giorno, e per non dir di altri luo-
ghi, nel j348 in Inghilterra nel cimite-
ro de'religiosi di Citeaux s' inumarono
da 5o,ooo cadaveri, e pienissimi erano
tutti gli altri sepolcri. Si possono leggere
in argomento, oltre l'articolo Medicina:
Relazione del contagio slato in Firenze
nel i63o e i633, col catalogo di tutte
le pestilenze celebri che sono state nel
mondo, Firenze ifj ìi'\..Miìvalor\, Del go-
verno della peste, Uoma i r^i^- J- Papon,
Della peste, a le epoche ineinorahili di
questo Jl a gello, ed i mezzi per preservar-
sene, Marsiglia i8oo. \a\\\. Sulla peste
di Costantinopoli nel i8o3,Roma i8o8.
L. Buzoni, Di alcune di quelle più gra-
vi pestilenze, che in epoche diverse af-
flissero r umanità) e della necessità del-
la pubblica igiene, discorso medica-po-
litico, Ferrara 1829. A. Coppi, Cenni
storici di alcune pestilenze, Roma i832.
De'martiri della pestilenza d'Alessandria
del 261 e 263 parlai nel voi. XLllI, p.
190.
' In Roma derivarono le tanto frequenti
pestilenze, rammentate da T. Livio, da
PES
Dionisio, da Plutarco, da Polibio, da Ga-
leno, da Lancisi e da altri, dall'aiUueii'/a
delle febbri, imperversando n«li'e>talee
nell'iiulunno, prodotte dall'influenza dei
venti meridionali, la cui incostan/a ren-
de assai varia la temperatura deli' at-
mosfera , non essendo difeso 1' agro ro-
mano né didl' opposizione di sjiflicienti
boschi, ne dal riparo de' monti sino al
mare, poiché olire la proprietà che hanno
gli alberi in fivorire l'aria salubre, assor-
bono r idrogeno e il gas acido carboni-
co. Perciò il Lancisi, De nativis, atque ad-
vrnt. codi rom. qualitalibus p. i 8, cotne
disappiovò il taglio d'una selva e degli al-
beri lungo la spiaggia del mare Mediter-
raneo, che impedivano il soffio de' ven«
ti del sud, eseguilo sotto Gregorio XIII;
così ne lodò un altro che fu fatto da Si-
sto V, alla distanza di 9 miglia da R.O-
ma, dalla parte di Iramoutnna, con dop-
pio vantaggio, poiché mentre fu tolto u:i
asilo ai facinorosi che vi si ritiravano,
ii\ apet to un più libero ingresso ai ven-
ti salubri di settentrione, i quali però so-
no talvolta infesti, producendo raffred-
dori e fiL'bbri inllaromalorie. Altre ragio-
ni delle pestilenze di Roma derivarono
da febbri periodiche, prodotte dagli stra-
ripamenti del Tevere, da masse d' aria
Djalsana delle Paludi Pontine (^''.), da
materie putrefatte, da ristagui di acque
e da allre cause. Gli antichi romani e-
lessero sul Monte Palatino, in cui Roma
primieramente fu edificata, un tempio
alla dea Febbre e le resero il culto fi-
no dalla più remota antichità; i pri-
mi cristiani venerarono nella basilica
Vaticana la Madonna della febbre, ora
nella sagrestia, e fu la i." ad essere co-
ronata da cpiel capitolo con corona d'o-
ro. De! tempio e dell'immagine scrisse-
ro eiuditamente de Matlheis e Cancel-
lieri: prova sicura della fatale influenza
delle febbri periodiche, che di quando in
quando si riprodussero nel suolodi Roma,
cui pel numero delle vittime che rapiro-
no fu dato il nome di pestilenze, mentre
PES
qiiesfp nella maggior parte non furono
elle influenze di febbii accessionnli, per
cui gli stianieri Irctnarono al solo nonie
<\\ jt-bhri romane, conj'essi le apprllano.
Bipurterò un cenno di molte influenze
di febbri accessionali e di ciò die si è
[alto di piìi essenziale per ripararle, in
un alle piìi note pestilenze, ommettendo
le antiche avanti ai lomani, specialmen-
te (piella quando gli aborigeni scaccia-
rono i pelasgi dalle contrade d'J'alia, i-
gnorandosene l'indole e l'epoca precisa.
P. Italia, Lazio, Tevere, Monti e Mu-
ra ni Roma.
iNeir anno 34 di Roma il contagio
si eslese fino a Laurento; ed in quel-
lo dell'anno 8." del regno di Nnma fu
posto in venerazione Io scudo d Enea, ed
islifuili i sacerdoti salii in onore di Mar-
te. Ai leinj)i di Tarquinio il Sirperho le
acque stagnanti della palude del Vcla-
bro (ne feci parola ne'vol. 1, p. 7f),Xll,
p. i4, XX Y , p. iGojXXVI, p. 8, 9
cd'altrove), resero insalubre quella par-
te della città. Egli die ad esse corso per
mezso della celebre cloaca vias.ùma.
Nel iri di Roma, forse per le Paludi
Pontine, Velletri e altri luoglii vicini per
la pesliltMiza perderono da 9 decimi de-
gli abitanti. Le pestilenze del 2906800
si estesero agli equi, ai volsci ed ai sabi-
ni: quella del 3 18 durò 4 anni, per cui
i romani innalzarono un tempio ad A-
pollo, come distruttore de'principii ma-
lefìci ; e morirono tutti i servi e la metà
de' cittadini. La pestilenza del 3:75 fu
cagionata dallo straripamento del lago
Albano, ora di Castel Gandolfo, V. (ne
parlai pure ne'vol. XXI Xjp.35,XXXVII,
p. 2.37,6 in altri luoglii), che avea inon-
dalo le sottoposte cam|)agiie, ed attacca-
to il campo romano die V . Camillo gui-
dava sotto le mura di Veio; ne derivò
il meraviglioso emissario, onde i paesi
circonvicini si liberarono dalle influenze
palustri tanto perniciose. Nella pestilen-
7a del 389 rimase vittima lo stesso F.
Camillo; nidi seguirono quelle del 4^7)
PES 221
4?- « e 424 Ji Roma, noli' uiliraa delle
quali le matrone romane vennero ac-
cusate di aver propinato il veleno ai ma-
lili, e ben iGo di esse furono coudan-
nnle: questo fatto ci rammenta la colon-
na infame e gli untori nelle pestilenze di
Milano, nella quale città molti creduti
avvelenatori del popolo, dai tormenti fu-
rono obbligati confermare l'errore,, ben-
ché innocenti; ed a quello cui fu demo-
lita la casa, per memoria ivi si piantò u-
na colonna coli' epiteto d' ////(J'/ie. ìVelle
pubbliche calamità gli animisi sono sem-
pre esaltati, ed i tristi hannosempre pro-
fittalo del disordine, restando soffocala
la voce de' buoni dal preponderante fa-
natismo. Abbiamo memorie delle pesti-
lenze del 44ij 4j'7 ^ 4^0, d'influenze
di febbri perniciose, prodotte da alluvio-
ni del Tevere: eguali febbri formarono
i contagi del 544> -^47 ^ ^7'» generate
dal fetore di corpi corrotli. Quella del
^77 attaccò principalmente la plebe e
gli sdiiavi, lasciando i superstiti attac-
cati da quartana. Nel 709 il mare gettò
ad Ostia un'immensa quantità di pesci,
che si corruppero e ammoibando l'aria
cagionarono influenza di febbri perni-
ciose.
Nell'anno 05 dell'era cristiana o cor-
rente, sotto Nerone e nel pontificato di
s. Pietro, per la pestilenza, probabilmen-
te di febbri perniciose, le case e le stra-
de si videro piene di cadaveri: nel solo
autunno perirono in Roma 3o,ooo per-
sone, senza distinzione di età, grado e
sesso. Nell'anno 770 80, regnando Ve-
spasiano o Tito e nel pontificalo di s. Li-
no, in Roma morivano 10,000 persone
al giorno pel contagio. Nell'anno 170 e
nel ponlifìcatodis. Aniceto, la peste scop-
piala in Babilonia e propagata nel Le-
vante, la portò in Roma L. Vero, onde
Galeno fuggì in patria , ed inasprì tal-
mente, con grandissima strage anche dei
grandi, che per la guerra de'marcoman-
ni furouo necessitali i romani armare gli
sdiiavi ed ailri. Sollo Papa s. Elcutero
222 PES
nel 189, la peste afflisse Italia e Roma,
donde si portavano fuori 2,000 cadave-
ri il giorno: Commodo che regnava in
quel tempo, fuggì a Laurento nel Lazio.
Fierissima fu quella incominciata nel
255 e durata 10 anni, ne'pontiflcali dei
ss. Lucio I, Stefiino I, Sisto II e Dioni-
sio. Nella mortalità pestilenziale d'uo-
mini e di animali sotto s. Damaso I nel
376, i cristiani guarivano col sakillfeio
segno della croce, onde molti gentili si
convertirono. Altre pestiletize avvennero
nel 409 e 44^ ne'pontifìcali de'ss. Inno-
cenzo I e Leone 1. Crudelissima fu quella
d'Italia nel 4"^, essendo eziandio Papa
.s. Leone I; altra peste afflisse Pioma nel
467 a tempo di s. Simplicio. Sotto ^ i-
gilio e nel 543 tornò Roma a patire la
peste; altra incominciò da Pclusio nel-
l'Egitto nel 544» si diffuse quasi per tut-
to il mondo, durò interrotta mente da 52
anni e desolò molte città che spopo'ò di
abitanti, perchè sovente ritornò ne'luo-
ghi dove avea fitto stragi; fu per que-
sto ilagello che in occidente ed in Italia
"vieppiù si propagò la festa della Purifi-
cazione. Vi Ìi.\ pure la peste in Romanci
566, nel pontificato di Giovanni III; mo-
rendo nel 5f)0 Pelagio lì di anguinaia,
allora epidemica, nel cui pontificato Ro-
ma soffrì ancora l'inondazione del Te-
vere, il terremoto e la carestia. Della pe-
stilenza che travagliò l'almacittà nel det-
to anno sotto il successore s. Gregorio I
( ^. ), per cui ampliò le Litanie mag-
giori, a questo articolo la descrissi, mo-
rendosi sbadigliando e sternutando, co-
me per esser comparso sulla Mole Ailria-
na l'arcangelo s. INIichele in atto di ripor-
re laspada sterminatrice nel fodero, pre-
se il noiìie di Castel s. Angelo (^.): a
Croce segno dissi dell' origine di quello
sulla bocca nell'atto di sbadigliare, ordi-
nato da s. Gregorio I, in un all'invocazio-
ne Dio ti snh'i, a chi sternutava. Nella
Raccolta delle dissert. della reg. accad.
«'7c//fj.?c/7z;o///, l'ultima del t. i è del Mo-
rin : Per qiinl cagione si auguri del he-
PES
ne a c/ji.sif/vnftó. Narra s. Gregorio I che
sì tremendo castigo fu mandato da Dio
pei peccati, onde non poche saette ucci-
sero uomini; indi si estese per tutta Ita-
lia. Per le rovine de'barbari invasori, le
acque destinate al comodo ed al lusso del-
la città di R.oma, per gli acc{uedolti ta-
gliati e diroccati, furono abbandonate ;
disperse e lasciate a sé stesse formarono
paludi e ristagni, quindi le febbri acces-
sionali si riprodussero piìx frequenti ed
epidemiche. Nel 6 19, essendo Papa s. A-
deodato I, una pestilenza assah i romani.
Il) Roma nel 680, sotto s. Agatone,
dopo r eclissi del sole e della luna, a' 4
maggio incominciò sì pestilente morta-
lità, che infuriò nel luglio, agosto e set-
tembre !almen(e,che nella stessa bara por-
tavasi a seppellire padre e figlio, fratello
e sorella. Racconta il Rinaldi che furo-
no veduti girar per la città due angeli
insieme, il buono ed il cattivo; il primo
ordinava al secondo che percuotesse con
la spada o spiedo che portava in mdno
le porte delle case, e secondo il numero
de'colpi, tante persone morivanonel gior-
no seguente ; ciò non faceva egli, perchè
gli angeli nostri protettori non amano
essere gl'immediati persecutori. Per una
celeste rivelazione si venne a sapere che
la mortalità non sarebbe cessata finché
non si fosse eretto nella chiesa di s. Pie-
tro in Vincoli un altare a s. Sebastiano
martire. Quindi portatasi in processione
per Roma la reliquia del santo e fabbri-
cato l'altare, subito la peste cessò. L'ef-
figie di s. Sebastiano si eseguì in musai-
co, e poi s'introdusse dipingersi per voto
ne'vari luoghi afflitti da contagio, innal-
zandogli altari e chiese e celebrandosene
la festa,con benefici effetti pel suo patroci-
nio. Aggiungocou l'Amiani, lìleni, di Fa-
no par. i, p. 71, che la peste era insorta
in Ancona e provenula dall'oriente, che
serpeggiando pel Piceno contaminò la
Pentapoli e la R.omagna, indi dilatata ia
Roma con generalemortalilà, cui non fu
possibile trovare rimedio: che eretto in
PES
Roma r altare al glorioso s. Sebastiano,
per sua iutercessione la peste cessò per
tutta Italia, e la chiesa allora istituì l'o-
razione di s. Sebastiano per preservarsi
in avvenire dal male contagioso. 11 detto
altare fu eretto a pie delia cliicsa dalla
parte sinistra, nel 1.576 fu dicliiarato pri-
vilegiato da Gregorio XIII , e trasferito
poi dove si trova nella nave minore di
detto lato, entrando incliiesa.Ne! 746, re-
gnando s. Zaccaria, vi fu in Pioma un'in-
fluenza di febbri perniciose. 1 1 citato anna-
lista Rinaldi, che riporta l'epoche di mol-
te pestilenze, all'anno 086, regnando Be-
nedetto III, descrive il pestilenziale mor-
bo di Roma, che turando con flussione la
gola, levava prestamente la vita alle per-
sone di ogni età e grado, in un ai segni
e prodigi occorsi nel monastero di s. Gre-
gorio I e dell'apparizione di quel Papa :
ne fu cagione lo straripamento del Tevere
nel gennaio, e fu >ì grande che inondò
non solo le vie de'luoghi bassi, ma anche
la chiesa di s. ]Marco e le fiilde di Cam-
pidoglio. Nell'estate del 964,per l'ingiu-
riefattedall'imperatore Ottone I al Pon-
tefice Benedetto Y, Dio lo punì con man-
dare nell'esercito, che alloggiava in siti
umidi e bassi , pestifera infezione, con
grande uccisione de'suoi. Nel pontificato
di Giovanni XIX, nel 1006, fu una ge-
nerale pestilenza, nella quale erano sepol-
ti co'tuorti quelli che ancora non erano
spirati. Si vuole che Benedetto IX appro-
dasse, o forse sotto di lui ebbe i primor-
di, l'ordine di 5. Lazzaro (F.) per cura-
re gU appestati di lebbra (poi si unì con
quello di s. lìJaurizio, /^'.). Verso il i0f)3
ebbe origine l'altro ordineospedaliere di
s. Antonio, per la fìeia pestilenza che af-
flisse r occidente, cìùmnnla fuoco sacro
e po\ fuoco di s. Antonio, ed ebbe ospe-
dale anche in R.oma : ne parlo nel voi.
XXIX, p. 263 e luoghi ivi citati. T. O-
SPEDALIEEI.
Nel 1 167 Federico I continuando a
perseguitare Papa Alessandro HI, lo
costrinse a fuggire da Roma e incen-
PES 2^3
dio la chiesa di s. Pietro: sdegnalo Dio
contro il sacrilego principe, mandò tal
pioggia che allagò alcuni borghi della cit-
tà, onde ne seguì nel suo esercito sì fie-
ra pestilenza di febbri perniciose, che ia
7 giorni rapì quasi tutti i magnati di es-
so, che restarono insepolti, onde l'impe-
ratore non senza gran confusione partì
da R^oma a'G agosto. A Lazzaretto dissi
dell'origine (li questa specie di ospizio o
«pedale, prima pei lebbrosi, poi luogo per
gl'infetti di qualunque peste e destinato
a ricevere in quarantena le persone e le
cose provenienti da luoghi sospetti di pe-
stilenza. \\Man\u\, Coriipend. della star.
di Ferrara, e lo Scalabrini, Chiese della
citlà e borghi di Ferrara, affermano che
in Italia quella città fu la prima ad isti-
tuiie i lazzaretti, con erigere il i.° ospe-
dale per gli appestati lebbrosi nel 1 177,
sotto l'invocazione di s. Lazzaro, con chie-
sa nel borgo di Quacchio. Neil' agosto
1188, a tempo di Clemente III s'in-
fettò l'aria di Roma e suo distretto, e fa
tanto pestifera che uccise molti cardinali,
i più ricchi de!la città, diversi forestieri
distinti e moltitudine innumerabile di po-
polo. Correndoli 1280 nel febbraio stra-
ripò il Tevere e produsse una pestilenza,
con cui Dio punì i romani ribelli a Gre-
gorio IX. TuUavolta il buon Pontefice
con pubbliche processioni e preghiere pro-
curò soddisfare la collera celeste. Nel 1270
nella Crociala [V.) morì di peste s. Lui-
gi IX re di Francia. Martino IV chiamò
a Roma Ugone Atrato celebre medico,
per consultarlo sulle epidemie che face-
vano stragi, e nel 1281 lo creò cardina-
le. Durando il contagio e trovandosi Ro-
ma desolata per la lunga assenza de'Pa-
pi, provocata dagl' irrequieti romani, il
conclave per morte di Martino IV nel
1281 si tenne a Perugia. Elettoli roma-
no Onorio IV, passò in Roma, abitando
ordinariamente il Palazzo dis. Sabina
(/^.) sull'Aventino. Ivi s'iucominciò nel
1287 il conclave per sua morte, ma as-
salili i cardinali dalla peste, vi perirono
224 PES PES
l'Alralo,eJ i cardinali Gervasio, Casali e ce Clemente VI; unirai pure come tornò
Barbeaii ; gli altri sacri elettori si rilira- ad infierire la peste in A\ii;none nel i 36 (,
lono altrove, tranne Mascio che usò le ad onta delle cure d'Innocenzo VI, clie
precauzioni dette nel voi. XLVlll,p.i i.e fece cingere di mura la città, colla nior-
poi vi fu eletto col nome diNicoiòlV nel tedi (^cardinali, piìidi yo prelatiei 7,000
1288, quando i freddi del verno dissi- persone, ne'4niesi che durò. Desolata R.o-
pando il contagio, i cardinali vi erano lua dalla lunga assenza de'Papi, nel i 873
ritornati. Continuando i romani a tur- soggiacque pure alla peste, per cui Gre-
Laie la quiete de'Papi, nel i 3o5 il fran- gorio XI da Avignone concesse per 6 me-
ccse Clemente V stabili la sua sede in si indulgenza plenaria a tutti quelli che
Francia e poi in Avignone, ove restarono ne morisserojed allorché nel iSyy vi ri-
sei successori, con grave danno di Roma stabilì la residenza, trovò che .soli 17,000
e d'Italia. Kon posso qui non ranimen- erano gli abitanti, de'quali pochi arriva-
tare per più lagioni, come nel i348l'l- \anoa'4oanni epochissimia'60. Coll'an-
falia, la Francia e la Germania furono no i383 entrò in B.oma una mortale e-
desolate da fìerissima peste, cui tolse un pidemia, onde Urbano VI a'i9aprile si
terzo di abitanti: innumerabili furono ritirò in Tivoli, dove si trattenne un me-
perciòi convelliti a sincera penitenza, the se e poi passò alti ove. Nel iSgo fìeris-
tranquilli atteselo la morte. In detto an- sima peste affli.sse la Marca. Siccome iu
no Venezia avea i suoi provveditori ()er Avignone vi sosteneva lo scisma Tanti-
la salute pubblica, anzi aggiungerò che papa Lenedetlo XIII, nel 1397 fu co-
poi nel i4o3 fondò un ospedale nell'iso- stietlo partirne co'suoi anlicardinali, per
la di s. Maria di Kazaiet, che prese il la fatale peste che vi era penetrata ; Irò-
nome di lazzaretto, secondo il Reperì, vandosi iu Genova nel i4o4) 'vuoisi che
vied. ch'ir, pel Pìemonle, in un ailicolo Dio punisse con la peste quella città per
sui lazzaretti e quarantene. aver abbandonato Urbano VI, seguendo
Alcuni attribuiscono al i 348 la mor- le parli dell'antipapa. In tale anno Boni-
te di s. Rocco patrono principale della facio IX celebrò il quarto anno santo, e
peste, per la cui intercessione Dio fece grande fu il concorso de'forestieri in Ro-
cessare il flagello in più luoghi e città, ma, benché fosse desolata, come l'Italia,
onde in gran numero gli furono erette da fiero contagio. In Ferrara nel princi-
chiese, altari, ospizi e confi aternite. Cer- pio del secolo XV il monastero addetto
lo è che di peste morì nel i 348 il b. Ber- alla chiesa di s. IMatleo in Mizzana fu (at-
nardo Tolomei fondatore degli oliveta- to lazzaretto per gl'infetti della peste, e
ni, il quale co' suoi monaci fu in Siena non bastando, nel i436 ne fu assegna-
assai benemerito cogli appestati, ond' è to un altro, detto di s. Lazzaro, a levante
uno de'protettori contro le pestilenze. Ai della ci Uà, onde i canonici Lateranensi che
loro articoli non manco celebrare gli al- abitavano il propinquo Djonastero, nel
tri religiosi, che con somma carità si pre- 1 438 ricorsero al marchese Leonello, ed
starono ne'contagi. A quell'epoca in Sie- ottennero che lo stabilimento si erigesse
na, dal maggio all'agosto, in cui durò la piùdistante, concorrendovi nella spesa: a-
peste, il distretto che contava 100,000 \endo poi nel 1464 il falegname Pellegri-
persone, restò con sole 1 3, 000. Nel voi. noPenzinelli lasciatala sua eredità per un
Jll, p. 182, i83 e iqo, non solo parlai ospedale, nel 14B6 fu cominciato il gran
dell'origine della mentovata pestilenza lazzaretto o spedale per gli appestati, so-
e sue devastazioni , u)a notai come fu pra il Bonello di Dionigio Speda, rim-
colpila Avi ff ione e suo contado l^enais- petlo alla villa di Cassana, circondato dal-
sino, domiuii della s. Sede, e quanto fé- le acque del Pu, magnifico edifizio che
PES
fui corapito nel i493- Fu verso la melìi
del secolo XV, che in molti porti d'Ita-
lia , come a Genova, Venezia, Napoli e
Sicilia, furono fabbricati lazzaretti, affine
di racchiudervi gli appestati e i sospetti
di qualunque contagiosa inferniitàr Alla
fondazione di tali lazzaretti fu concorde-
mente statuito dagl'italiani, doversi dare
alle fiannme le cose infette, doversi scio-
rinare e purificare le sospette, doversi ge-
losamente ripulire e profumare con so-
stanze aromatiche le case, doversi final-
mente lungi dall'abitato de'sani seppel-
lire i morti. Quindi ben a ragione il eh.
Hambelli, Lell. intorno invenzioni e scO'
perle italiane, lett. 3 i, de'lazzarelli, rile-
va che questa utile e pietosa istituzione
dalle altre nazioni fu solo conosciuta as-
sai dopo, ed in Francia non furono isti-
tuiti lazzaretti che al principiar del seco-
loXVlII. De'lazzaretti lW Porli dello sta-
to pontifìcio ne discorro a' loro luoghi.
B.itornando alle pestilenze di Roma,
per quella e pei terremoti del 144^ ^ot-
lo Eugenio IV, come dissi nel voi. XXV,
p. iq, pel fiero morbo che mieteva a
migliaia le vite, in Roma alcuni fioren-
tini mossi a pietà di vedere abbandonati
i cadaveri, posto in non cale ogni perico-
lo, assunsero la caritatevole opera di sep-
pellirli e dierono principio a\V Arcicon-
fraterniladella Pietà de^ fiorentini (f^.)
meglio stabilita nel i44'^5 P^i' '^ peste
scoppiata in quest'anno, laondeìVicolò V
parti nel maggio «449 P^'" 1' Umbria e
Marca; indi ueWantio santo \/[5o fu co-
stretto ritornarvi prima della festa de'ss.
Pietro e Paolo, essendosi rinnovato il con-
tagio per l'immenso numero de' pellegri-
ni, e vi morirono ancora alcuni famigliari
pontificii. Nel 1462 R.oma fu assalita da
terribile pestilenzaj imperocché non es-
sendosi ancora cominciato a lastricare co'
selci le strade, né dato loro il pendio perle
scolo delle acque, queste rendendosi sta-
gnanti, l'aria era più pericolosa e dege-
nerava in infezione. Pio li come quello
che essendo in Basilea era stato attacca-
VOL. LII.
PES 225
to dalla peste ed estremato, colla corte
passò a Viterbo e Bolsena, indi per mag-
gior sicurezza a Corsignano sua patria.
Come nel i4^4 restò prodigiosamente
guarito dalla peste il successore Paolo
II, lo raccontai alla biografìa. Nel 1476
per l'inondazione del Tevere, sommersa
Roma ne'luoghi bassi, degenerò in gra-
ve pestilenza di febbri perniciose, onde
Sisto IV per arrestarne il flagello conbol-
la del i.° marzo eccitò i fedeli a celebrar
la festa della Concezione con indulgenze :
quindi vedendo la città divenuta soggior-
no di morteedi desolazione, a'iogiugno
partì per Viterbo, ma essendovi penetra-
to il contagio, si trasferì a Campagnano,
Amelia e altri luoghi, colla corte e 6 car-
dinali, rientrando inRomaa'aS ottobre.
Giovanni da Uri compose un libretto di
tal peste. Per una grande inondazione del
Tevere, Roma venne afflitta dalla peste e
vi faceva strage come ne'Iuoghi circon-
vicini; a'2 I ottobre ne morì il cardinal
Conti, ed a'26 partì dalla città Alessan-
dro VI, ritornandovi a'iq dicembi'e : il
suo archiatro Pintor, di cui pni lai a Me-
dico, come della sua opera sulla pre^^er-
vazione e cura della peste, fu uno di quei
tanti che contro la peste ed i veleni cre-
devano efficaci le pietre preziose; egli in
detta opera anche narrò diffusamente la
natura ed origine della peste del mal fran-
cese, il quale cominciò in Romanci mar-
zo 149^ 6 nell'agosto si rese assai mani-
festo e pericoloso. Nel i 5b 3 Pioma di nuo-
vo venne afflitta da pestilenza e vi si man-
tenne anche nel seguente anno sotto Giu-
lio II, quantunque non sia nella serie dei
contagi d'Andrea Graziolo di Salò, Di-
scorso di peste, Venezia iSyS. L'altro
archiatro d'Alessandro VI, Gaspare Tor-
rella , ultimo vescovo di s. Giusta, sede
unita ad Oristano, probabilmente per la
peste del i5o3,nel i5o4 pubblicò in Ro-
ma : Consiliuni de peste. Tuttavolta di
questa pestilenza non ne parlò il Gastal-
di nel suo copioso trattato, bensì di quel-
la del i5i (,regnandoGiuliolI.Nel i522
226 PES
per la peste di Roma, nell'agosto il po«
polo si trovava ne'suoi suburbani; nel di-
cembre infìen, i tribunali si cbiusero,
molti cardinali epersonaggi partirono dal-
ia città, e Adriano VI colla famiglia si
chiuse nel palazzo apostolico, ove a nin-
no, se non era chiamato, davasi accesso,
come non si permetteva uscirne a quelli
che vi dimoravano. Cessata la pestilenza
nella seguente primavera, i tribunali si
riaprirono e la curia romana riprese le
sue funzioni. A Macta narrai 1^ incan-
tesimo fatto da un mago greco per far
cessare sì acerba pestilenza nel i522 ,
di cui poi il popolo romano si penti.
Pel detto contagio che afflisse Roma nel
i522, ebbe origine 1' Arcìconfraternita
del ss. Crocefisso (^.), di cui parlai an-
cora nel voi. XII, p. 82 e altrove. Di que-
ste e altre pie istituzioni non solo in Roma,
ma per tutto, ch'ebbero principio per ca-
gioni di peste, trattai delie principali a'ioro
luoghi. 11 Marini, Ruolo de prof, della Sa-
pieìiza^p. 43, parla d'un libro di Paolo
Giovio archi al rodi Clemente VII, che per
tale avea ripudialo ne' suoi Archiatri,
.stampato nell' agosto i 524 '• questo libro
di quattro carte contiene l'attestato della
■virtù mirabiled'unoliocomposlo da Gre-
gorio Caravifa medico bolognese in Pio-
ma, contro la peste ed ogni veleno, de
quo jussu Clemenlìs VII periculum,eò.
era stalo adoperato felicemente contro
la pestilenza nel pontificato di Adriano
VI. Al Giovio dobbiamo quest' opera :
De esculentis et poculentis^'quae venìunt
in mensa romani Ponùficìs , Venezia
1760. Lettere p. 58. Come Cervini, poi
il/flrrce//oi7,disingannòneli524Clemen-
te VII sulla credenza chedoveasi rinno-
vare il diluvio , per cui erasi ritirato a
Tivoli, ne feci parola alla biografia. Nel-
l'anno santo 1 525 celebrato da Clemen-
te VII, in Roma fu poco concorso di pel-
legrini, a motivo della peste che 1' infe-
stava. Questa tornò ad infuriarvi nel
1527, anno memorabile pel crudel sac-
co di Roma: quindi nel 1 53o per ledi-
PES
rotte pioggie uscì il Tevere dal suo letto,
e sulla piazza della Minerva l'acqua sali
a 12 palmi del suo livello; calate le ac-
que si generò la peste che fece molta stra-
ge. Nel i547 Paolo 111 trasferì il conci-
lio di TrenloaRologna,per consiglio del
Fracastoro e di Balduini,per le stragi che
vi faceva un'epidemia di febbri pernicio-
se con petecchie, onde molti padri n' e-
rano partiti, e de'58 restati, 4o votaro-
no per la traslazione : per sì importante
punto va letto il Marini, Archiatri, t. t,
p. 389. Nel pontificato di Paolo IV, per
l'inondazione del Tevere nel i557,i ro-
mani soffrirono la pestilenza. A Paolo IV
si deve la primaria istituzione della Con-
gregazione della sacra consulta, cui fu
attribuito vegliare alla pubblica incolu-
mità di Roma e Provincie, anche sui con-
tagi, come sul taglio e diradazioni di sel-
ve : anticamente apparteneva al cardinal
camerlengo la sanità marittima e conti-
nentale. A s. Pio V dissi dell' epidemia
che afflisse Roma, Nell'anno santo i575
la peste imperversando nella Germania,
Francia, Spagna e Italia, massimenel Ve-
neziano e nel Milanese , Gregorio XIII
pose in opera ogni diligenza di guardie
e soccorse i bisognosi ; quindi nel 1576 a
piedi scalzi con tutto il clero e la corte si
portò dal Vaticano in processione a s.
Maria del Popolo, per ringraziare Dio dei
luoghi preservati e supplicarlo della ces-
sazione del morbo ne'Iuoghi infetti. Nel
1 579 il Papa si applicò a preservare Ro-
ma e Io stato dalla peste che desolava la
riviera di Genova, provvedendo alla ca-
restia che talvolta la produce, con im-
piegar 200,000 scudi nelle debite prov-
visioni. Quanto Gregorio XIII fece per
la malattia epidemica del Castrone, lo dis-
si nel vol.XllI,p. 256. Nel 1589 sotto Si-
sto V la peste investì Avignone ed il conta-
do Venaissino. A Gregorio XIV parlai
dell'orribile carestia che desolò Roma e l'I-
talia, la quale come altre volte cagionò
la peste: tra le vittime illustri vi fu il ge-
suita s. Luigi Gonzaga, morto a'21 giù-
PES
gno i^igij che piima colpito dal conta-
gio nel servire caritatevolmente gli ap-
pestati, poi lina febbre lenta lo rapi. Sic-
come il santo sui propri omeri recava al-
V Ospedale della Co/25o/^z/o7ze gli appe-
stati, per memoria di sì eroica carità cri-
stiana, in quella corsia fu posto un bas-
sorilievo di Le Gros, ed i novizi gesuiti
in tutto il mese di ottobre, tranne alcu-
ni giorni, si recano nel medesimo ospe-
dale ad esercitar cogl' infermi opere di
misericordia, spirituali e corporali. Nel
pontificato di Clemente VI II avendo nel
1601 l'acqua Maiana 0 Mariana supe-
rato il suo letto, rese insalubre la regio-
ne del Monte Celio e moltissimi amma-
larono di febbri periodiche: il Papa fat-
to dare lo scolo all'acqua, tornò la salu-
brità negli abitanti. A Conclave, dicen-
do di quello di Urbano Vili, notai come
s'infettò l'aria per l'influenza conlagiosa
ch'era in Roma per l'eccessivo caldo, on-
de s'infermarono cardinali e conclavisti,
con la morte di gran parte di questi e di
alcuni cardinali, molti de' quali stettero
in pericolo. Per le guerre del 1629 e i63o
si dilatò la peste con numerosa strage nel-
le milizie e maggiore nel popolo: da Man-
tova passò il contagio aVenezia, dove por-
tò al sepolcro 60,000 persone, e 000,000
ne'dominii veneti; si propagò a Modena,
Reggio, Bologna, Firenze e nella Roma-
gna,come pure negli altri stati della Chic
sa, a Milano enei Piemonte. Urbano Vili
in sì lagrimevoli circostanze pose in ope-
ra mirabili provvidenze e tutto il zelo per
sollievo e cura de'popoIi,non che di Ro-
ma, dove istituì una congregazione di car-
dinali e prelati per vegliare alla difesa
del dominio ecclesiastico, che provò gli
etfetti di tanta, vigilanza e sollecitudine.
Mentre era in Castel Gandolfo Ales-
sandro VII nel i656, gli giunse l'infau-
sta notizia che in Napoli era comparsa la
peste bubonica proveniente dalla Sar-
degna, onde subito si recò in Roma, per
salvare possibilmente il proprio confi-
nante stato. Deputò alle relative provvi-
PES ?,?,7
denze il fratello Mario Chigi generale di
s. Chiesa, come commissario della sani-
tà, poiché con somma lode avea salvalo
Siena sua patria dal contagio, quando
era giunto alle sue porte. Incaricò 4 ido-
nei prelati, cui poi aggiunse due altri,
per guardare d' ogni parte lo stato dal
commercio co' regnicoli infetti o sospetti;
aumentò di 6 cardinali quella ordinaria
della sanità, aggiimti ai 4 che la forma-
vano; quindi istituì una congregazione
de' più attivi ed energici cardinali e pre-
lati di esperienza ed altri uomini di va-
lore, onde con maturo consiglio ed opera
ctlìcace si dedicasseio al la salvezza univer-
sale e comune preservazione. Alla con
gregazione assegnò per capo il cardinal
Giulio Sacchetti prefetto della Cofigrr-
gnzioìie della s. Considla ( /^.), acciocché
di concerto con questa e con amplissime
facoltà deliberasse quanto di pili conve-
niente icputasse opportuno. Di questa
congregazione di sanità il Papa volle che
facessero parte i prelati di fiocchetti go-
vernatore di Roma, uditore della ca-
mera, tesoriere e maggiordomo; il se-
gretario di stato mg. ^Rospigliosi poi Cle-
mente IX, il i.° conservatore di Pi.on»u,
il medico archiatro pontificio, il dotto e
bravo Mattia Naidi intimo amico del Pa
pa, il fiscale ed alcuni egregi cavalieri ri-
putati per senno : di questa congregazio-
ne di sanità fu segretario Cesare Raspo-
ni, come prelato segretario di consulla,
poi cardinale. Inoltre il Papa, per le al-
tre cautele usate in Roma, ogni giorno
adunava in palazzo e talvolta avanti di
sé i ministri a ciò destinali col fratello ed
il nipote cardinal Antonio Barberini. La
congregazione si riuniva periodicamente
nel palazzo apostolico, emanando i più
savi provvedimenti, che servirono poi di
iTioilello agli altri regni e nazioni a sal-
vamento delle pestilenze. Si distinsero
ancora nella desolante epidemia i prelati
commissari Agostino Franciotli arcive-
scovo di Trebisonda e lucchese, Lorenzo
Corsi fiorentino, Carlo Roberli roniano,
1^8 PES
Claudio Marazzani piaoenlino ( che a-
Tendo a sorvegliare l'Umbria ebbe la ven-
tura che il morbo non vi penetrò), i quali
iirelali, chedopo aver esercitati molti go-
verni appartenevano al tribunale e con-
gregazione della consulta, furono dichia-
rati commissari ad impedire il commer-
cio coi luoghi infetti del regno di Napoli,
i cui confini si guardarono con soldate-
sche, come le spiaggie. Per morte del
Corsi gli fu surrogato Annibale Bentivo-
glie arcivescovo di Tebe, il vescovo di
Terracina Ghislieri perSezze, sostituen-
dogli a Terracina Ottavio Roncione ro-
mano; altro commissario fu destinato
per Rieti. Sopra tutti il genovese Girola-
mo Gastaldi, \iOì celebre cardinale, me-
rita i più grandi encomi, quale commis-
sario generale della sanità, poiché si ac-
quistò gloria immortale, confermata dal
suo applaudito trattato sulla peste e pre-
servativi di essa, che citai alia biografia
ed a tutte le nazioni servì di guida per
garantirsi e governarsi nel micidial fla-
gello. Non si debbono preterire di lode
per lo sfesso grave argomento e loro pre-
stazioni i cardinali Azzolini e Aslalli, i
pielati Negroni, Barbadigo e Cenci poi
cardinali, tutti destinati con particolari
incarichi alla cura degl' infelici appestati
ed al regolamento per frenare il morbo
ed arrestarne i fatali progressi. Adunque
la peste, uccidendo in Napoli per ben
2,000 persone al giorno, per cui dall'a-
prile alla metà di agosto 1 656 si conta-
rono circa 4oo,200 vittime, per qualche
bastimento si comunicò alle spiaggie del
litorale pontificio vicino a Roma, cioè in
Civitavecchia e Nettuno. Nel primo por-
lo si riparò il male per tempo, restrin-
gendolo nel lazzaretto, ma in iS'ettuno per
errore di medici imperiti divenne il con-
tagio talmente irreraediabile, che ridus-
se spopolata quella terra e si propagò al
borgo s. Lorenzo. Ciò che pose Roma in
sommo spavento fu un pescatore napo-
letano morto nell'ospedale del ss. Salva-
tore al Laterano, con segni epidemici,
PES
per aver praticalo a Ripagrande con
qualche compatriotto già infetto, prima
che fossero poste in opera le decretate
cautele. Il male si attaccò ad altre per-
sone del Trastevere, onde si adoprarono
le maggiori industrie per limitarne la
diffusione e le conseguenze, anche per
riguardo alle provincie dello stato. Quin-
di tutta l'isola di s. Bartolomeo fu desti-
nata a lazzaretto per gli appestati, distri-
buendosi per altri conventi que' france-
scani che l'abitavano, anzi venne amplia*
ta d'un terzo. Per superare le diflìcoltà
che avea il popolo di Trastevere di re-
stringersi senza coraunicazione^ improv-
visamente furono mandati nella regione
tre autorevoli cardinali, cioè Barberini,
Imperiali, ed Assia, il quale espose la sua
vita a benefizio degli appestati , come
particolarmente deputato a vegliaresulla
salute del popolo romano. I cardinali con
soldati per nove ore continue assisterono
all'erezione delle mura e cinta, per se-
gregare la contrada dal resto della città,
e come i rinchiusi non potevano procac-
ciarsi il sostentamento, Alessandro VII
somministrò ogni giorno 160 scudi. De-
ve notarsi che prima, come dirò, si for-
marono due lazzaretti fuori di Roma ,
uno pei forestieri che si tenevano in pro-
va di sanità, l'altro per quegl' inferrai
su cui cadeva dubbio di peste. Prese tali
misure pel rione Trastevere, le provvi-
denze adottate nel resto di Roma non si
possono abbastanza congetturare, pei se-
verissimi editti promulgati e per la sor-
veglianza rigorosa d^ogni rione; fu im-
pedito uscir da R.oraa ai medici e chi-
rurghi, e fu loro imposto il modo di re-
golarsi, come agli speziali, deputandosi
apposite levatrici per le appestate o so-
spette. Ogni rione ebbe i suoi deputati;
chi non denunciava il proprio o l'altrui
contagio era condannato alla pena capi-
tale, commutata col servizio de' lazza-
retti ; i preposti a questi incedevano con
bastone sovrastato da croce, onde essere
evitati nel contatto. Non pochi del volgo
PES
si querelavano di siffatte misure, ma i
più esaltarono il Papa, che lungi dal ua-
scondere la realtà del contagio, quasi tol-
se Roma dalle fauci di morte, principal-
mente secondato dal fratello e dal nipo-
te, e rivolgendosi di frequente con pub-
bliche orazioni ad implorare la divina
misericordia, se non congiunti nelle pre-
ghiere ne' luoghi, bensì nelT intenzione.
Piima dello sviluppo del morbo si arri-
vò ad incolpare Alessandro VII di arti-
fizio politico nel supporre l'esistenza del-
la peste, ostinatamente negata ; cosi ve-
niva corrisposto il benemerito e zelante
Pontefice: tanto è ingiusto e ingrato il giu-
dizio della moltitudine, quando abbando-
nata la ragione si fa trascinare dalla pas-
sione, anche a suo danno! Nel voi. XLV,
p. 236, rammentai la congiura in questo
tempo ordita contro Alessandro VII.
Allorché minacciava il morbo, Ales-
sandro VII promulgò amplissimo giu-
bileo universale, senza imporre proces-
sioni e visite di poche determinale basi-
liche per non accumularvi gente ; ordinò
a tutte le chiese collegiali e conventuali
analoghe orazioni, e vietò il concorso dei
fedeli per l'otta vario de'defunti alla chie-
sa di s. Gregorio, supplendo all'acquisto
di quella indulgenza con private opere.
in suffragio poi degli estinti fece celebra-
re infinite messe, ed in sulle due ore di
notte o meglio ad un'ora ordinò che col
suono delle campane maggiori si reci-
tasse pei morti di peste, con indulgenza
plenaria in forma di giubileo, certe ora-
zioni e il De profundis (^.), dovendosi
ricevere la ss. Eucaristia ; grazia che fu
comunicata a diverse città dello stato ec-
clesiastico. Si statuirono le disinfeltazio-
ni per mantener vivo il commercio di
lettere ed altro, il tutto profumandosi al-
le porte di Roma : pe' grossi pieghi dei
diplomatici assisteva un loro addetto, ed
il denaro si gettava nell'aceto per sicu-
rezza. Due vigne suburbane si destina-
rono a disinfettar le robe, cioè la San-
nesio e la Colonna. I lazzaretti furono 5 :
PES 229
quello nominato di s. Bartolomeo per la
cura dei colpiti dal morbo ; i due fuori
di porla s. Pancrazio in luoghi elevati,
Ville a dire uno presso la chiesa di dello
nome, l'altro propinquo alla chiesina già
di s. Pio V (ora proprietà della prelatu-
ra Pacca, /".), pei convalescenti. Il 4"
venne collocato nel magnifico edifizio del-
le carceri nuove, fabbricato da Innocen-
zo X e compilo con grossa spesa da A-
lessandro VII, il quale si guardò bene di
dargli il suo nome, lasciandone l'intiero
onore al predecessore nell' iscrizione e-
ziandio e stemma, modestia che assai più
onore gli acquistò di quello che lasciava :
non essendo l'edifizio ancora abitato dai
delinquenti, vi passavano i detti conva-
lescenti , per prova ulteriore di sicura
guarigione. Il 5° lazzaretto si formò nel
monastero di s. Eusebio de'celeslini, che
furono trasferiti altrove : qui si poneva-
no i sospetti con qualche fondamento di
pestilenza, sotto la direzione del cardinal
Azzolini. Di tutti i 5 lazzaretti poi era
soprintendente geneiale con ampi poteri
il lodato Gastaldi. Imperversando la pe-
ste neir interno della città, a fronte di
quanto erasi operato per impedirne la dif-
fusione, a questi cinque ricetti furono ag-
giunti pegl'infermi dubbi di contagio gli
ospedali della Consolazione, sotto la vigi-
lanza del cardinal Astalli, e quello del ss.
Salvatore al Laterano. In tutti gli altri
ospedali si ordinò un quartiere partico-
lare pei malati che ingerissero timore di
essere infetti, benché crescendo poi il nu-
mero de' convalescenti, fu sostituito per
loro 6° lazzaretto l'ospedale della Con-
solazione, ed all'uso di questo fu surro-
gato quello di s. Spirito. Tutti questi utili
provvedimenti aveano per iscopo il fer-
mo principio di Alessandro VII, onde
vincere l' infezione, cioè la separazione
de' contaminali dai sani e risanare eoa
buona cura gl'infetti. Pel medesimo prin-
cipio si sospese il foro e le congregazioni,
tranne qualche urgente eccezione , solo
lasciandosi iu attività quelle delia con-
a3o PES
sulla e del s. oHìzio ; si tialasciarouo le
>isite aiiclie diplomatiche; larameole il
Papa adunò il concistoro, bensì si fece ve-
dere per Roma, recandosi a benedire i
convalescenti, e ricevendo all'udienza se-
condo le occorrenze i suoi ministri e quel-
li de' principi. Per precauzione fu inter-
detto ai privati l'accesso al suo palazzo
apostolico, importando sempre e massi-
me in si tremendo frangente l'incolumità
del principe; ma avendo Alessandro VII
osservalo su ciò poco rigore, molti della
famiglia bassa ed alcuni della media mo-
rirono di contagio. Tutta volta si usaro-
no grandi pi ecauzioni con quei che ap-
partenevano agi' infetti, e toccò non solo
al segretario di stato, al maestro di ca-
mera, al medico lo star chiusi perchè al-
cuni loro domestici si scuoprirono in-
felli, ma eziandio ad Agostino Chigi ni-
pote del Papa il tenersi discosto alcun
tempo da esso per un simile sospello.Nc
solamente furono sospese le comunanze
geniali, civili e letterarie, ma anche le sa-
cre, come le cappelle pontificie, le proces-
sioni, le pie adunanze, le solennità della
chiesa, per impedire le numerose riunio-
ni, in cui è facile lo sviluppo del conta-
gio in tempi epidemici. Non minore fu la
sollecitudinedi Alessandro VII per la cu-
ra spirituale degli appestati, pei quali as-
sai si prestarono i regolari : il Pa[)a volle
che fossero scelti i robusti, ma molti ne
perii ono. Molto pure si fece per le qua-
lità de'cibi, per la nettezza delle vie, del-
le case e di ogni luogo, delle carceri, del
ghetto a cui fu assegnato soprinlendenle
ilNegroni, che ne restò conlento per l'ub-
bidienza che mostrarono i giudei alle
prescrizioni; e perchè vollero restar chiu-
si, ad onta della loro ristrettezza ebbero
]Joche vittime. Come ho notato altrove,
j cadaveri degli appestati con carri e bar-
chette si tumulavano in fosse nel campo
che s'incontra prima di giungere alla ba-
silica di s. Paolo fuori le mura, distin-
guendosi 1 criatiaui dagli ebrei. Per qual-
che tempo bisognò alimentare ue'lazza-
PES
retti 4jO0P inferrai e salariare circa 5oo
uHlziali, oltre alle straordinarie limosine
diesi distribuivano giornalmente a (juel-
li cui la clausura impediva guadagnarsi
il villo. 11 Papa per impiegare artisti fe-
ce dipingere e abbellire le gallerie del
Palazzo Quirinale (^.), ed i prelati fu-
rono larghi di cure e soccorsi.
Per tante sollecitudini il contagio co-
minciò a cedere in attività, e sembrando
che non restasse che nelT apprensione
della moltitudine impaurila dalle stesse
diligenze; quindi si diminuirono i riguar-
di, fu allargato il commercio, riaperti i
tribunali e ripristinatele funzioni sacre
con molla letizia della città. Cessate per
molti giorni le morti e le infermità di
contagio, nel sabbaio in Albis a'y aprile
iGSy, ricorrendo l'anniversario dell'e-
lezione del magnanimo Pontefice, si cau-
to il solenne Te Deuni nella cappella pon •
tiflcia, i cardinali ripresero i loro nume-
rosi corteggi e carrozze, avendo prima
usate quelle coperte di cuoio, e genera-
le fu l'allegrezza e i rendimenti di gra-
zie a Dio. Ma al riscaldarsi della stagio-
ne, 0 fosse il mutamento degli abiti, for-
se contaminati d'infezione, o per altra i-
gnota cagione, dopo 4o e più giorni il-
lesi, s' incominciò a sentire alcun segno
di nuova peste, prima nelle vigne subur-
bane,quindi nellaslessa città, il chemos-
.se il Papa a rinnovare i rimedi usati, i
hizzaretti, le congregazioni ed i bandi, con
meno rigori. Andò contiHuando il male
con tenue progresso e poi con lenta de-
clinazione, quando nell'agosto in IMonte
Fiascone ripigliò vigore e si comunicò a
Viterbo , ed avrebbe ivi e in tutta la
provincia fatto macello , se non vi fosse
stalo spedito Buonaccorso Buonaccorsi
poi cardinale, il quale era slato flepulalo
a presiedere ai luoghi infetti propinqui a
Pi.oma, con pronto e felice risultato. In-
tanto in Roma essendo di nuovo cessata
l'infezione, il Papa nell'ottava della Na-
tività di Maria tenue cappella nella chie-
sa del Popolo a rendimento di grazie, pò-
PES
scia a'24 sellembre fu riattivalo il com-
mercio con le legazioni di Romagna, Bo-
logna e Ferrara. Il Novaes, dotto storio-
grafo de' Papi , principalmente d'Ales-
sandro VII, dice che in Roma morirono
22,000 persone e nel resto dello slato
160,000; ed il Pallavicino contempora-
neo narra, che essendo allora Roma abi-
tata da 1 00,000 anime, ne furono vittime
circa 8,000, quasi tutti del popolo bas-
so, pochi del celo civile e ninno illustre.
Si calcola che questa peste abbia rapito
all'Italia un milione di abitanti; inasprita
nel i656, verso la metà di dicembre a«
vea principialo a rallentare e diminuire
di forza, parlando in generale. Alessan-
dro VII consentì al senato e popolo ro-
mano che si votasse di collocare con mag-
gior ornamento la miracolosa immagine
di s. Maria in Portico, oggetto della ge-
nerale divozione, cui aveano ricorso nel-
le pestilenze piìi Papi, massime Leone X
e Adriano VI. Effettuato il voto nel dì
della Concezione, lo esegui poi con edi-
ficare la Chiesa di s. Maria in Campi-
tellij V. (può anche vedersi Ospedale di
s. Maria delLz Consolazione in Portico),
ove Alessandro VII solennemente tras-
portò la prodigiosa immagine, alla cui
intercessione erasi attribuita la cessazio-
ne della peste. Inoltre lo stesso senato e
popolo romano decretò d'unanime con-
senso, che io Campidoglio si erigesse una
statua al Pontefice, come a pubblico li-
beratore. I conservatori di Pioma signi-
ficarono al Papa il decreto , pregandolo
a consentirne l'esecuzione, avendo dero-
gato Urbano VIII e Innocenzo X alla
proibizione del senato, che in Campido-
glio niuno, sotto pena d'infamia, osasse
proporre innalzamento di statua a Papa
vivente. Avea mosso a questo divieto il
popolo romano gli esempi di Paolo IT^
{V-), la cui effigie fu spezzata e oltrag-
giata in sede vacante dal furore popola-
re, non come d' un successore di s. Pie-
tro, ma quasi d'un Giuda ; e poscia del
gran Sisto V (^.), la cui statua dopo la
PES ^31
sua morte pericolava, se i capi delle fa-
miglie Orsini e Colonna, stretti d'affinità
con la sua, non vi fossero accorsi. Ales-
sandro VII, ancorché trovasse simili o-
noranze faticai suddctli suoi immediati
predecessori senza verun effetto sinistro,
come ai due antecessori di quelli era av-
venuto, e ancorché il benefizio per cui la
città voleva rendere a lui questa grati-
tudine, fosse così manifesto e insigne che
assolveva quell'alto da ogni nota d'adu-
lazione, tuttavia dissentì con modestia, e
ringraziando dell'amorevole pensiero, si-
gnificò non volere altro simulacro che
quello il quale i romani gli conservasse-
ro ne'Ioro cuori. I cittadini più meravi-
gliati che soddisfatti della risposta, richie-
sero che almeno fosse loro conceduto la-
sciar di lutto memoria in un'iscrizione,
ma eziandio in ciò die loro il Pontefi-
ce ripulsa con modi cortesi. Malgrado sì
doppia ripugnanza eroica, il senato a'25
marzo 1668 gli eresse in Campidoglio
una statua di bronzo, con iscrizione in
cui si legge come a siffatta gloria egli si
opponesse. Dobbiamo alle cure del dotto
gesuita Tito Cicconi la preziosa pubbli-
cazione della Descrizione del contagio
che da Napoli si comunicò a Roma nel
16 56 e de' saggi provi'cdi nienti ordinati
allora da Alessandro VII, estrntta dal-
la {'ita del medesimo Pontefice die con-
servasi mss. nella biblioteca Albani , ope-
ra inedita del cardinale Sforza Palla-
vicino gesuita, Roma 1887. Nella zecca
pontifìcia vi sono 3 diversi conii di me-
daglieconialead Alessandro Vllcolla sua
effigie: la i.^'coU'epigrafe: Ut Umbra II-
lius Liberarentur , e con allusione alla
cessazione della peste è inciso nn angelo
fuggente che tiene nella destra la spada,
nella sinistra un teschio umano, con mol-
ti infermi giacenti avanti la basilica Va-
ticana , ed in aria appare s. Pietro con
le chiavi ; nella 2.^ medaglia si legge: Po-
puluni Religione Tuetur, e si esprime un
angelo appoggiato alla croce con freno
nella destra, reggendo con la sinistra ii
232 PES
\angelo, ed lia sotto i piedi la morte ; la
3." medaglia dell'anno 8.° iia l'iscrizione:
Jininaculalae Firgini Voi. Rornae, col
prospetto del la chiesa di s. Maria in Cam-
pitelli.
Affacciandosi nel 1690 la peste nello
slato ecclesiastico per la parte di Napo-
li, Alessandro Vili deputò subito Gior-
gio Cornalo, poi cardinale, presidente del-
lucamera, iti provvisore della sanità pel li-
torale dell'Adriatico, con Francesco Tre-
■visani, come l'altro veneto e parente del
Papa, affinchè vegliassero a fermarne il
corso, comeloro riuscì secondando le pa-
terne pontificie intenzioni. Nel 1695 per
una straordinaria inondazione del Teve-
re e grandi pioggie, si riempirono le fosse
di Castel s. Angelo, e le acque degli sco-
li dei Monti Vaticani si corruppero nelle
cantine e ne' luoghi bassi di Borgo : in-
sorse fiera epidemia accompagnata da or-
ribile Terremoto {V.) e per le periodiche
perniciose pochissimi del Borgo restaro-
no vivi. A tutto accorse il pietoso animo
d'Innocenzo XI 1, non che come il prede-
cessore a prevenire la carestia. Clemente
XI rimosse a Pesaro le cagioni che pro-
ducevano influenza di malattie periodi-
che : sotto di lui un'epidemia spopolò Or-
vieto, le perniciose mieterono molte vit-
time in Baguorea ; Anagni e Ferentino
furono assalite da fatali febbri periodi-
che. Più si chiuse la cloaca nella quale
sfogavano le acque della Marana, e que-
ste corrompendosi cagionarono influenza
di periodiche, che l'archiatro Lancisi vin-
se con la china, ed il Papa ne rimosse la
causa dando esito alle acque. Inoltre Cle-
mente XI soccorse Marsiglia desolata
dalla peste, ed afljnchè nelsuostatoe in
Roma non penetrasse, non trascurò ve-
runa provvidenza, e per implorare il di-
vino aiuto, con tutta la corte e clero si
recò processionalmente da s. Maria de-
gli Angeli alla basilica Liberiana a'6 ot-
tobre 1720, concedendo indulgenza ple-
naria a chi v'intervenne : destinò un car-
dinale per presiedere a ciascuna porta di
PES
Roma, ed alcuni cavalieri che ogni gior-
no vi facessero la guardia , aprendole e
chiudendole , rimettendone le chiavi la
sera al palazzo apostolico. Simili precau-
zioni e rigori mantenne il successore In-
nocenzo XI II fìnoa'i 5 ottobre 172 i, ve-
dendo che la peste sensibilmente andava
cessando: inasprendosi alquanto, il Papa
agli 8 dicembre con la stessa processio-
ne di Clemente XI e premio d'indulgen-
ze, invocò il patrocinio della Beata Ver-
gine per l'estinzione del flagello. A Giu-
bilei riportai quelli promulgati dai Papi
per l'epidemie e altri flagelli, come pur
fecero Benedetto XIII e Benedetto XIV,
il quale a mezzo della congregazione del-
la s. consulla nel 1743 e nel r744pi"oi'
hi le comunicazioni colla Sicilia e regno
di Napoli che soggiacevano alla peste. Pio
VI nel 1778 pei sospetti di questo ma-
lore fece guardare lespiaggie dell'Adria-
tico da un cordone sanitario di milizie,
troncandole lelazioni colla Dalmazia, ma
il lemulocontagioprestosvanì.Nel 1 785
la Dalmazia e particolarmente Spalatro,
lungi dalla spiaggia della Marca circa 80
miglia di mare, di nuovo furono assaliti
dalla peste , onde Pio VI tra le precau-
zioni prese a tranquillità de'popoli, so-
spesela famosa fiera di Sinigaglia, ed al-
la Porziuncula il celebre perdono. Di più
sotto di lui il castello di Bisenzo restò de-
serto, per l'influenza perniciosa prodot-
ta dall'asciugamento d'un laghetto presso
Bolsena, nel cui fondo si putrefecero gli
insetti ed i vegetabili. Nel i8o5pel fon-
dato timore della peste suscitata in Li-
vorno, di febbre bilioso-maligna. Pio VII
trovandosi a Parigi fece prendere dal car-
dinal Consalvi, come prefetto di consulta
e segielario di stato, tutti quei provvedi-
menti atti ad allontanare il contagio; si
stabilì un cordonesanitario di milizie con
regolamento per la custodia delle spiag-
gie pontificie del Mediterraneo, con altri
salutari bandi. Altre provvidenze sani-
tarie Pio VII pose in esecuzione pel con-
tagio del tifo petecchiale che afflisse Ro-
PES
ma nei i8i(), e più tardi per la f(.'I>l)i'e
gialla che desolò la Spagna : tanlo Fio
VII clie Leone Xll furono assai solleciti
per la pubblica sanità, ed il secondo edi-
llcò in Roma il macello pubblico, come
iiaiiai alla sua biografia. Gregorio XVI
poi superò i piedecessori nelle l'ggi J'er-
ciò emanate e riportate nella Raccolta
delle leggi e clisposizìoiii, che andrò ci-
tando , accennando brevemente quanto
riguarda la pestilenza del cholera, di cui
fu SI eminentemente benemerito , aven-
done molli scritto, massime de! morbo,
oltre quanto pubblicarono i Diarii di Ro-
ma e Notizie del giorno, che pur cite-
rò pel necessario laconismo. Solo pre-
metterò su questo tremendo malore, che
domina specialmente nell'estate e nell'au-
tunno; che rapidi ne sono i sintomi, a-
gendo i princi[)ii colerici precipuamente
sul tubo gastrico-enterico e sid ventrico-
lo, quindi investe i muscoli ed i nervi: la
fìsonomia si sfigura , succede la diarrea
sierosa di feccie scolorate e inodorose; in-
di vomito, crampi all' estremità, algidi -
smo, abbattimento di forze ed altri sin-
tomi. Lo studio più esatto, le ricerche
j)iìi minute non hanno potuto fin qui al-
cuna cosa positiva far discoprire su que-
sta fatale m.alattia, della quale la causa
del pari che la natura restano tuttora
sconosciute. Il morbo ha superato le bar-
riere ed i cordoni che gli sono slati op-
posti : viene senza che se ne conosca la
cagione e sparisce senza che se ne sappia
il motivo. In conseguenza tutte le con-
getture, tutti i sistemi sono slati succes-
si va mente ammessi e ripudiati; in una pa-
iola l'arte ha mostralo in questo morti-
liiro male tutta la sua impotenza, a fron-
te del copiosissimo numero di elaborale
opere , che chiari ingegni hanno pub-
blicato.
Il cholera morbus indiano o asiatico
era soltanto cognito in Europa per le re-
lazioni dique'dotlie intrepidi inglesi, che
l'aveano studialo sulle rive del Gange,
gran fiume dell'Iudostanj nelle Indie o-
PES 233
vìenlali^vA quale articolo descrissi i pri-
mi paesi di cui vado a far menzione. Nel
1817 però que>lo terribile morbo, abbiia-
donali i limili che sembrava essersi im-
posto da molti secoli, scoppiò all'improv-
viso in yJi«//7r(Y7; fatto questo primo pas-
so, non conobbe piìi freno. Xel 1818 in-
vaso ch'ebbe tutte l'isole della Sonda, Su-
matra, Giava e lìorneo , tornò indietro
donde era partilo e percorrendo con fu-
nesta rapidità l'immensa linea sud-ovest
del golfo di Bengala, si presentò sulla co-
sta opposta del Malabar, scoppiando in
Calcutta e rimontando fino a Lioudjoy.
INel 1819 ripassò per l'isole della Sonda,
invase le IMolucche e fece orribili stragi
in quelle di Francia o isola lìlaurizio (/ .)
e di Borbone in Africa (di cui parlai nel
voi. XLV, p. 225). Si mostrò nell'anno
seguente sulle coste del Tonkino e di là
penetrò nella Cina, [)ercorreudo con la
velocità del fulmine quell' immenso im-
pero dal sud all'ovest, da Canlon ;> Pe-
AvViO. Nel 1821 passòdalla parte opposta
dell'Asia e fece strage in Persia, da dove
penetrò ueW'y^rabia, occupando nel tem-
po slesso Bassora sotto al confluente del
Tigri e dell' Enfiate nella sommità del
golfo Persico, e Bagdad. Valicata nel
1824 l'immensa catena del Caucaso, per-
corse i bordi del mar Casj)io e per quel-
la via entrò infuriando ne' deserti della
Siberia. Disgraziatamente di là si fece
strada per l'Europa, invadendo nel i83o
la Russia, menando strage prima in Mo-
sca e quindi in Pietroburgo. Nel seguen-
te anno il cholera si estese immensamen-
te, mentre da una parte gellosi nell'A-
sia e andò a occupar l'Egitto, dall'altra
per gli avvenimenti della Polonia fu dal-
l' armata russa pollato in quel regno, e
di là l'ebbero la Prussia, l'Austria, la Ga-
lizia, la Boemia e 1' Ungheria : apparve
quindi in Inghilterra, donde passato Io
stretto porlossi aCalais e direttamente iii
Parigi. Ncll'istesso anno i83i fu eleva-
to alla cattedra di s. Pietro l'impet tur-
babile Gregorio XYI, il cui meiuorabi-
234 l'i^^
]e pontificato sarà sempre ìd Lenedizio-
ne iie'fasti della Chiesa, che dovea lottare
colle vicende politiche fin da quando in-
colpato vi ascendeva, ed a corollario ven-
nero a far prova di sue virtù e fermezza
d'animo gli sconvolgimenti religiosi, dei
quali trionfo o li frenò; quindi le pub-
bliche calamità ed i flagelli del terremoto,
della carestia, delle alluvioni, dell'inon-
dazione del Teveie, dello straripamen-
to del Po e della peste : al rimedio di tut-
to questo e senza quasi tregua e riposo
applicò tutto il suo instancabile zelo e va-
lore, con immense spese del già depau-
perato tesoro pontificio , che Gregorio
XVI trovò, onde fu costretto contrarre
debili, provvedendo al modo di soddisfar-
li, sempre ripugnando al suo benigno a-
iiimo imporre gravezze al popolo; di che
e di altro meglio farà ragione la storia.
Subilo rivolse le sue paterne soUecitudi-
ui a preservare Ptoma e lo stato dal mi-
uaccianle e tremendo morbo colerico.
Pri mamente, come si liporta nella Rac-
colla citata, voi. 6, p. 6i e seg., Grego-
rio X\I fecepubblicarea'So agosto i83 i
dal cardinal Bernetti segretario di stato
e prefetto della congregazione (^i consul-
ta, il icgolanienlo con le norme e caute-
le da osservarsi onde prevenire qualun-
que emeigenza contagiosa; ed ai 27 set-
tembre i83i dal presidente delle strade e
ncque Lancellotti,le disposizioni risguar-
danti la nettezza di Roma, per allonta-
nare le cause di mefitiche esalazioni. Nel
j832 dal segretario di consulta Grimal-
di poi cardinale fece emanare ì'islruzio-
Ite popolare j con indicazione de' metodi
per pieservarsi dal cholera morbus; dal
Lancellotti \a notificazione con nuove in-
giunzioni sulla nettezza de'cortili, andro-
ni e cantine, a preservazione della pub-
blica salute ; dal governatore di Pioma
CappelleUi poi cardinale, notificazione
con disposizioni analoghe alla preceden-
te del Lancellotti, per non dire di altre
parziali provvidenze sanitarie della con-
sulla per Roma e lo stato. A vantaggio
PES
de'sudditi Gregorio XVI spedai apposita-
mente a Parigi una commissione di tre
medici per istudiarvi la natura del mor-
bo, onde meglio prevenirlo e curarlo. Es-
sa fu composta dei dottori Achille Lupi,
Agostino Cappello e cav. Domenico Me-
li. Questo ultimo pubblicò in Roma nel
1 833 : Risullamenti degli studi sul chole-
ra fatti a Prt!/7g^/, che meritarono una 2.*
edizione, Firenze i835. IVello stesso anno
il cav. Meli pubblicò in Pesaro: Il cho-
lera asiatico in Italia. Oltie queste ope-
re in argomento ne posseggo nove ano-
nime e le seguenti. Barbacciani, Cholera
del Cesenatico. Brunetti , Annotazioni.
orogi, Cara. Cappello, Esperimenti, Lei'
ter a sulla storia. Discorso su quel di Ro-
ma. Ciani, Trattato. Cadel, Cholera di
Roma. Chevally deRivaz, Consigli. Del
cholera d' Ancona. De Renzi, Statistica
di Napoli. Fenicia, Dissertazione. Fuma-
soni. Criterio. Fedev'igo, Il contagio. Ghi-
relli j Precetti. Galli e Luchini , Osser-
vazioni. Jonnes, Del cholera. Liuzzi, Ri-
flessioni e osservazioni su quel di Roma.
Poggioli, Catechismo. Primoli, Precau-
zioni. Palmieri, Preservativi. Riccardi, /-
struzioni, contagio e verme Tenia. Risto-
ri, Lettera. Selli, Perniciosa. Steer, Del
cholera d'Ungheria. Sorda, Del cholera
di Benevento. Terenzi , Del cholera di
Monte Fano. Valadous, Précepts pour
le cholera non conlagìeux.
Intanto mentre il cholera nel verno
1833 sembrava estinguersi ed affliggere
la sola Irlanda, da questo paese si dira-
mò poscia per tutta Europa: nella pri-
mavera invase il Portogallo, ritornò in
Inghilterra, scoppiò a Londra, andò in
Olanda e nel Belgio; indi a Tolone e in
tutta la Spagna, invadendo nel i834 Gi-
bilterra, la Nuova Orleans e l'isola di Cu-
ba in America, non che la Svezia. Nel me-
desimoanno Gregorio XVI istituì \aCon-
gregazione speciale sanitaria ( /^.) pei- m i -
gliorare l'andamento degli affari sanita-
ri, amministrativi egiudiziari, con dispo-
sizioni penali per impedire la cotuuuica-
PES
zicjiie del morbo contagioso, imperocché
Salus popoli siiprenia /e^'e^fo; commet-
tendole la liforina del codice sanitario e di
polizia de'porti: ne dichiarò prefetto quel-
lo di consulta, cardinal Gamberini segre-
tario per gli affari di stato interni, e pre-
sidente il segretario di consulta Isola; più
tardi tra'cousiglieri aggiunse un altro fi-
sico e il direttore generale della sanità
militare delle Milizie pontificit- [F.).iSe.\
i835 questa congregazione occupandosi
alacremente per ordine del Papa a pren-
dere provvidenza sul progrediente clio-
lera, pubblicò Y ordine per la definitiva
concentrazione in un sol ministero delle
due aziende del ramo sanitario e della
polizia de'porti, che si legge nel voi. 1 1,
p. 295 della Raccolta ; mentre nel 12,
p. 96 è riportato il regolamento e melo-
do per l'attivazione de' cordoni sanitari
terrestri e marittimi, con milizie di linea
e collettizie; i primi per separare qua-
lunque comunicazione con qualche limi-
trofo dominio, o luogo affetto 0 sospet-
to di cholera ; i cordoni marittimi per
impedire qualunque approdo sospetto o
sbarco clandestino ne'litoiali dell'Adria-
tico e Mediterraneo ; e per Roma si de-
stinò la guardia Civica (/"'.) a supplire
alla linea inviata ai cordoni. Nel mede-
simo regolamento si provvide all'espur-
go delle lettere, alle disposizioni sui laz-
zaretti e sepoltura de'cadaveri de'sospet-
ti o colerici, al termine delle contumacie
da purgarsi, alla commissione per giudi-
car sommariamente le infrazioni de'cor-
doni; mentre con appendice alle istruzio-
ni sanitarie del i83i , p. Ili, si dispose
circa ai lazzaretti provvisori!, ai metodi di
separazione, alle disposizioni e regole da
attivarsi alla manifestazione del cholei a,
in qualunque comune o città. Frattanto
il morbo micidiale, correndo il iB35 in
Francia invase i dipartimenti del Varo,
della Provenza e della bassa Linguado-
ca ; iufìeri in Tolone, Marsiglia, Aix ed
altri paesi della Francia meridionale.
Quiudi s'introdusse in Italia e nel Pie-
PES aSi;
uionte, cioè in Nizza, nelle provincie di
Cuneo e iMondovi ; si estese da un lato
fino a Saluzzo, dall'altro pervenne in Ge-
nova. Si presentò eziandio a Livorno e
di là a Firenze : un soldato Io portò nel-
l'agosto in Algeri; nell'ollobre si svilup-
pò in Loreo e nell'isola de'Tre Porli nel
veneto; imperversò in Venezia, Chiog-
gia, Adria, Padova, Vicenza, Verona e
Treviso.
Nel i836 il cholera mantenendosi in
Venezia e nel ducato di Genova, assali
Trieste, la Lombardia, Parma e Piacen-
za, e nella bassa Italia la città di Napoli,
da dove, tranne gli Abruzzi, si estese in
quasi tutte le provincie di quel regno fino
a Murata, piccolo paese confinante col
territorio della s. Sede. In mezzo a que-
sta generale conflagrazione difficilmente
poteva lo stato pontificio rimanerne ille-
so ; fece quindi breve irruzione in Fran-
colino, nel Cesenatico ed in Avennle, pae-
si delle legazioni di Ferrara e Forlì, e
delegazione di Macerata; ma piìi forte-
n)ente nel luglio sviluppossi in Ancona e
in Monte Fano, ove però per lesagge mi-
sure della congregazione sanitaria fu vin-
to senza pili ritornarvi. Nel voi. i3, p.
338 e seg. della Raccolta, è \a notifica-
zione della sospensione della fiera di Si-
nigaglia, alla quale in compenso il Papa
donò di suo peculio scudi 4>ooo; la cir-
colare del cardinal Odescalclii vicario ai
parrochi sulla costruzione e attivazione
del nuovo suburbano pubblico Ciniiterio
di s. Lorenzo in Iterano (f^-), ordinato
da Gregorio XVI e da lui sostenuto per
rimuovere l'inconveniente delle tumula-
zioni nelle chiese di Roma che poteva
produrre infezione, già dal cardinale be-
nedetto nel 1 835. Nel voi. i4 della /J^c-
colta , p. 63, del cardinal Gamberini si
legge l'er^/Vto e provvidenze dirette a viep-
più circoscrivere ed arrestare i progressi
del cholera negli stati pontificii ; a p. 1 09
l'orf/zVie per la sistemazione delle commis-
sioni provinciali e delle deputazioni co-
munali sanitarie; a p. 122 la notifica-
236 P E S
zione del io settembre, con la quale il
Papa istituì con amplissimefdcollà la coni-
missione straordinaria di pubblica inco-
lumi/a di Roma, per provvedere ai pos-
sibili bisogni tdl'occasione che vi si manife-
stasse il cholera, e porre in opera tutti i
mezzi preservativi e riconosciuti i più ef-
ficaci a moderamela forza, composta dei
personaggi romani che lodai nel voi. XVI,
j). 274, con il zelante ed energico car-
dinal Sala per presidente, e l'attivissimo
e infaticabile rag/ Camillo Amici per se-
gretario ; a p. i35 la notificazione e di-
sposizioni penali a tutela della pubblica
incolumità contro gl'iufraltoi i de'cordo-
ni sanitari; a p. ij^ la notificazione [leì
disinfeltamento delle case e merci ne'luo-
ghi ov'erasi manifestato il cholera come
in Ancona; a p.25o del cardinal Sala la
notificazione de'ag novembre i836, ed
emanozioni esecutive della coniinissione
straordinaria di pubblica incolumità, con
l'elenco delle commissioni regionarie di
carità, e nome delle persone incaricale di
questuare nerispettivi rioni e di ricevere
le spontanee oblazioni, per le molteplici
spese occorrenti a preparare il necessario
jjcr soll'ucaie il male o renderlo meno no-
tevole, ond'cssere di qualche aiuto al te-
soro pontificio gravato da molto tempo
d'ingenti spese a cagione del morbo co-
lerico, e pel primo ne die esempio il Pa-
pa ; a p. 5'jq y ordinamento del servigio
sanitario nella città di Pioma, a seconda
delle attribuzioni conferite alla commis-
sione straordinaria, con l'elenco delle al-
tre commissioni regionarie sanitarie sta-
bilite al soccorso de' miseri che sarebbe-
ro percossi dal colerico morbo ( ed adì-
dite alla speciale vigilanza del cardinal
Mario Mattei presidente della commis-
sione de'sussidii), e nomi di coloro che e-
rano destinati a comporle, presiedute dai
rispettivi presidenti regionari, facendo-
ne parte i prefetti regionari della com-
missione de'sussidii, con medici, chirur-
ghi, speziali , infermieri ed altri inser-
vienti, pel servigio d'ogni parrocchia; fl-
PES
iialmente a p. 3 17, del cardinal Gambe*
rini, la notificazione sulla nomina delle
due commissioni militari fatte dal Papa,
per giudicare sommariamente le cause
tli violazione de'cordonì sanitari maritti-
mi e terrestri, con norme e istruzioni.
Al gennaio 1 837, mentre il cholera oc-
cupava Monaco capitale della Baviera,
ed altri luoghi della Germania, la Tran-
silvania e la Polonia, oltre l'Ungheria, si
estese nel regno napoletano fino a Castel
Potè, distante due miglia da Benevento
dominio della s. Sede. Frattanto sul fìni-
le del marzo e in tutto aprile Roma fa
afllilla dall'epidemia del grippe, ne furo*
no attaccati circa 20,000 senza mortali-
tà; ma la malattia lasciò quasi tutti con
notabile deperimento di forze, ed a molti
produsse ostinatefebbri periodiche e tos-
si moleste. L'origine di questa infermità
lisale al secolo XVI, e fu comune anche
a diverse specie di animali; ma non è ve-
ro che questo morbo sia prodromo o fo-
riere o vada dei pari col cholera. Molti
ne scrissero, ed io posseggo : Cenni isto -
rico' medici della Kiippe, R.ouia i83i.
Ternardini, De la grippe morbi, Roma
i83i. Steer, Cenni suW epidemia detta
influenza o grippe, Milano i833. Cav.
Meli, Ammonizioni al popolo sul catar-
ro epidemico volgarmente appellato grip-
j)e, Pesaro 1837. Mengozzi, Della febbre
catarrale o grippe, Roma 1 846. Nel mar-
zo 1837 il cholera cessò all'improvviso in
tutto il regno di Xapoli, ma ricomparve
al principio di aprile, e spiegando nuovo
vigore, si comunicò alle isole di Sicilia e
Malta da un lato, dall'altro in Beneven-
to e Ponlecorvo altro dominio pontifì-
cio. Due cacciatori della linea di cordo-
ne lo parteciparono ne'primi di luglio a
Monte s. Giovanni, ed a Ceprano nella
delegazione apostolica di Fresinone, in-
tanto che continuava ad infuriare in Na-
poli, e andava declinando in Palermo, ove
fece spaventevoli stragi, contandosi sino
a 700 morti il giorno, con gran nume-
ro di nobili, di magistrati e di ecclesia-
PES
siici, compreso l'arci vescovo cardinal Tri-
gona. Tuttavolta Gregorio XVI avendo
permessola fiera di Sinigaglia, questa eb-
be luogo, bens\ con quelle norme e re-
golamento obesi leggono nella Raccolta^
voi. i5, p.66 e seg. Propagandosi ilma-
lore in alcuni paesi e città vicino a Ro-
ma, il Papa ciica il 20 luglio fece pnb-
])li(:are dal cardinal Odescalchi un in\'ito
sacro, per esortare gli abitanti alla pre-
ghiera, onde come Gerusalemme che ri-
mase immune dalla pestilenza che inva-
se Dan fino a Beisabea, così la sede au-
gusta del cristianesimo, per l'intercessio-
ne della Madre di Dio, fosse preservata
da tanto ti emendo il;igello;ecome la pre-
ghiera non basta se non è congiunta col-
la mondezza del cuore, per 8 giorni in
24 chiese dedicate alla Madonna, da al-
trettanti predicatori fece bandire le ve-
rità eterne per la correzione de'coslumi,
col premio delle indulgenze. Un." 60 del
Diario di Roma de' 2g luglio smenù la
mal fondata voce che si fosse in lionia
sviluppato il cholera; il n.'6i del i.°a-
gosto rettificò i sospetti, per Ire casi non
provati avvenuti tiell'ospedale di s. Gia-
como , confutando le malignità e le ca-
lunnie de' nemici della pubblica quiete,
quasi che si attentasse alla sanità del po-
polo con avvelenamenti, li n.° 3i delle
Notizie del giorno del 3 agosto, narra la
dissipata apprensione degli abitanti delle
contrade prossime al mentovalo spedale,
e le illuminazioni fatte per gioia alle im-
magini pubbliche della Beata Vergine.
JXel n." 64 del Diario si racconta la solen-
ne processione con la quale la prodigio-
sa immagine di s. Maria Maggiore (the
egualmente per la peste s. Gregorio 1 por-
tò nella basilica Vaticana, come dissi nel
voi. XII, p. I i4, I 28 ed alirove) fu dal-
la sua basilica Liberiana a"6 agosto tras-
portata alla chiesa del Gesù , per invo-
carne il possente patrocinio nel serpeg-
giante morbo, unendosi ad essa avanti
il palazzo Quirinale il sacro collegio, il
senato romano ed il Papa accompagna-
PES 23-
to dalla corte : nel voi. XXX, p. 172 e
182 , dissi come in quella chiesa de' ge-
suiti Gregorio XVI a' io agosto si recò
a celelirare la messa, e senza badare ai
sospetti del contagio comunicò moltissi-
me persone; indi lo slesso Papa accom-
pagnò le altre edificanti e commoventi
processioni, con le quali la miracolosa im-
magine fu trasferita nella chiesa de'filip-
pini, indi nella basilica Vaticana, e quan-
do a'i5 fu riporlalaallasua basilica, ove
nel dì seguente celebrò messa e comuni-
cò quelli che ne mostrarono divozione ;
il tulio toccai pure nel voi. XII, p. i35.
Nella stessa maltina deli 5, ricorrendo la
festa dell'Assunzione, la cappella papale
fu tenuta , in luogo della basilica Libe-
riana, nel palazzo Quirinale abitalo dal
Pontefice, il quale dalla loggia comparii
la consueta solenne benedizione. Nella se-
ra, come nella precedente, il divoto po-
polo romanosempre tenero verso la Bea-
ta Vergine, non pago di aver nelle pre-
cedenti sere onorale con pompose e bril-
lanti illuminazioni e con preci, or l'una
or l'altra delle sue immagini sparse per
la città, per uno slancio spontaneo e uni-
versale di pietà, volle onorarle tutte in-
sieme con una straordinaria e generale
luminaria, compreso il palazzo apostoli-
co. Tenterebbe l'inipossibile chi impieii-
desse a descrivere la ricchezza, il gusto,
la varietà di sì magnifico e consolante spet-
tacolo.
Roma dalla piìi viva allegrezza e fi-
ducia passò nel dì seguente al più gra-
ve abbattimento e timore, quando nel
n.° 66 del Diario de' 19 agosto si lessp,
che l'ansiosa dubbiezza de' giorni scorsi
sulle cause che aveano alterato lo slato
sanitario di Roma, si era cambiala dis-
graziatamente in dolorosa certezza ; i
professori dell'arie salutare, divisi fino
allora tra loro sul giudizio che dovesse
farsi delle malattie dominanti nella cit-
tà, per cui il Papa patì molte angustie,
erano tutti unanimi in asserire, che mol-
ti degli avvenuti casi sospetti erano di
238 P E S
cholera asialico, meni re alili si caralleriz-
zavano per febbri algide perniciose, non
rare in R.oma nella stagione estiva. Riu-
nite insieme queste distinte cause tuor-
bose, il numero degl'infermi e de'morli
non poteva che accrescersi in modo di
agitare la moltitudine, e di esigere mi-
sure e provvedimenti straordinari, che
prima sarebbero slati intempestivi e pre-
maturi, spaventando e accrescendo le
apprensioni dell' immaginazione in cir-
costanze sifTatte, con funeste conseguen-
ze, poiché lo spavento altrove rapì per-
sone quanto il flagello. Si osservò che
l'indole del cholera era mollo meno ma-
ligna di quella delle altre capitali d'Eu-
ropa, con non molli casi fulminanti, al-
meno nel principio, e che di gran giova-
mento sarebbero le ampie vie e le mol-
te piazze, in cui l'aria esercita liberamen-
te la sua azione puriHcanle. Risultò pò
scia dalla Statistica de'colerici, che il i.°
caso dubbio fu a'28 luglio, il 29 tre, il
3o selle, il 3 i tre: quindi il 3 agosto tre-
dici, il 6 ventiquattro, il 9 cinquantuno,
il 12 sessantaquattro, il i5 centoven-
t'uno, il 19 dueeentodue, indi aumentò
sempre arrivando il 29 a cinquecento-
diecisetle, e fu il massimo numero, suc-
cessivamente diminuendo. Nel n,° 67 del
Diano si dice inoltre, che veramente il
primo caso sospetto con guarigione era
avvenuto l'S luglio; il 1° il io, ma l'au-
topsia non contermò il sospetto; il 3.° il
23, la cui sezione cadaverica ne rimosse
il dubbio; finalmente il 4-° caso sospetto
ebbe luogo nell'ospedale di s. Giacomo,
che l'ispezione del cadavere escluse af-
fatto la cagione colerica. Nello stesso n.°
del Diario si riporta la notificazione del
governatore di Roma mg.*^ Ciacchi ora
cardinale, contro gli spargitori di false vo-
ci di avvelenamento. Il Papa intanto con
piena e paterna sollecitudine rinnovò pre-
cisi ordini, che tulio si facesse e nulla
SI risparmiasse per la generale salvezza ;
e tornando ad implorare il celeste patro-
cinio, fece esporre alla pubblica adora-
PES
zione nella basilica Laleranense le teste
de' ss. Pietro e Paolo; nella Vaticana il
Volto santo e il dito di s. Pietro; nel-
la Liberiana il corpo di s. Pio V; in quel-
la di s. Croce in Gerusalemme il leene
o
della vera Croce e la sacra Spina ; in s.
Prassede la Colonna della flagellazione;
in s. Lorenzo in Damaso e in s. Mar-
cello le miracolose immagini del ss. Cro-
cefisso; in s. Pietro in Vinculis le sue
catene; in s. Rocco il di lui braccio, e
quello di s. Francesco Saverio al Gesti ;
in s. Andrea della Valle le ossa di s. Se-
bastiano, come pure tulle le più prodi-
giose immagini della Madonna, e conces-
se indulgenza plenaria a chi confessato
e comunicato visitasse una di tali chiese;
ma fece sospendere le processioni per e-
vilare le perniciose riunioni, nelle quali
il contagio si sviluppa facilmente. Col 23
agosto il Diario e le Notizie incomincia-
rono a pubblicare i bollettini sanitari dei
casi nuovi, guariti, morti e in cura.
Nel n.° 69 del Diario è la notìfìcazio'
ne de' 28 agosto del cardinal Sala, in cui
rammentate le precauzioni prese pri-
ma dell'invasione del morbo, avverte il
]nibblico che oltre gli ospedali oidinari
di s. Spirito, del ss. Salvatore, di s. Gia-
como, e quelli eretti in questa occorren-
za, di s. Galla, di s. Maria in Poslerula
e di s. Francesca romana, erano in at-
tività alcuni ospizi temporanei, ed in o-
gni rione, con la suddetta commissione
regionaria sanitaria, la casa di soccor-
.w, cioè ne'conventi e case de' ss. Cosma
e Damiano, de'ss. Xll Apostoli, del col-
legio Capranica, di s. Carlo al Corso, di
s. Maria in Vallicella, di s. GirolauìO
della Carità, della ss. Annunziata, di s.
Grisogoiio, della Tras|)onlina, e nella ca-
sa Marsuzzi in Piazza Margana, essendo-
si offerti generosamente per l'assistenza
spirituale delle medesime i gesuiti, che
eziandio si prestarono ovunque erano
chiamali, recando ogni maniera di soccor-
si e cure spirituali, temporali e sanitarie,
con iodicibile utilità de' colerici, e per-
PES
ciò benedetti da tutti divennero sempre
più segno alla pubblica riconoscenza. A
questi luoghi di cura furono poi aggiun-
ti come ospedali, il monastero di s. Ca-
listo ed il convento di Gesù e Maria, ol-
tre quelli de'carabinieri, della linea, dei
luoghi di pena e l'israelitico; finalmente
la commissione straordinaria di pubbli-
ca incolumità, d'oidine del Papa, alle
case de' poveri somministrò medicinali,
limosine e sufFumigazioni. Direttore de-
gli ospedali colerici fu fatto il p. Bene-
detto Vernò romano, generale dei ben-
fiatelli, di gran zelo, sperienza e cogni-
zioni fornito. Ricorrendo agli 8 settem-
bre la cappella della Natività , non si
celebrò. Col n.° ^74 del Diario ripro-
ducendosi la nolificazione de' i3 set-
tembre del cardinal Sala presidente del-
la commissione straordinaria di pubbli-
ca incolumità, questa nel dichiarare il
contento per la progressiva declinazione
e cedenza del cholera, richiamò ([uella
parte di popolo, che dissipato a un trat-
to il timore avea ripreso le antiche abi-
tudini, all'osservanza delle statuite pre-
cauzioni e cautele personali, che impe-
divano la riproduzione del male e con-
tribuivano alla sua cessazione, fatale es-
sendo la recrudescenza del morbo. Già
con altre noOfìcazioni del medesimo car-
dinale a' 4 settembre si rimosse l'abuso
de' fuochi ed espolsioni di arme da fuo-
co, nello scopo di migliorare l'aria, per
gì' inconvenienti che ne potevano deri-
vare, ed inoltre s'invitò ad immergere le
biancherie de' colerosi in un bagno al-
lungato con cloruro di calce, ovvero nel-
la lisciva, prima di darsi a lavare, per
impedire la propagazione della malattia.
Kel suddetto giorno i !-i settembre gli at-
taccati dal cholera ed in cura furono
90, i guariti 107, i morti 70. Progre-
dendo la diminuzione del contagio, a'2 i
seltembie in cui erano gli attaccati 87,
i guariti 33, i morti i5, il governatore
di Roma con notificazione riabilitò i
primari fabbricatori di drappi e altri ca-
P E S 239
pi d'arti a riprendere i lavori col con-
sueto numero di lavoranti, i quali cessa-
vano dall' appartenere ai lavori pubblici
di beneficenza, cui erano stati addetti dal
governo per impedire la riunionedimol-
tcpersone negli opificii ed oOlcine. In con-
ferma del progrediente miglioramento
della salute pubblica, a' i?> settembre il
prelato vicegerente tennenellabasilica La-
teranense l'ordinazione generale e gli or-
dinati furono 7q. Nel n.° Sg delle Notizie
%\%\au\'^h\a notificazione òt\ cardinal Sala
de'26 settembre, con la quale prese elììcaci
disposizioni per impedire chcalla cessazio-
ne del morbo disgraziatamente si ripro-
ducesse; quindi ordinò col massimo ri-
gore di restringere ed isolare la malat-
tia entro il perimetro del luogo ov' è svi-
luppata, emanando perciò un analogo re-
golamento, e riducendo a tre gli ospedali
colerici, cioè l'ospizio di s. Galla, il mo-
nastero di s. Calisto ed il convento di
Gesù e Maria. Si dierono pure disposi-
zioni perla disinfettazione degli efietli ap-
partenuti ai colerici morti o risanati, on-
de affrettare possibilmente l'eliminazio-
ne completa del contagio. A'2 ottobre
Gregorio XVI tenne concistoro segreto
di vescovi ; nel dì seguente si trovò uà
solo nuovo caso di cholera, io guariti,
4 morti, in cura 3q5.
Il re di Baviera Luigi per la sua per-
sonale venerazione al Papa ed affezione
all'eterna Roma, ne'primi di ottobre fe-
ce giungervi C. Pfeidlsr dottore in medi-
cina, come per soccorso ai propri sudditi
ivi residenti, avendo egli in vari luoghi
studiato profondamente l'indole del fla-
gello desolalore. L'ultimo caso nuovo av-
venne il 14 ottobre, essendo succeduto i!
penultimo il i o, ed il n.° 4' *^*^"^ ^'^'
tizie del 12 ottobre, non che il n.° 82 del
Z)/ar/o diedero il fausto annunzio del ces-
sato morbo asiatico in Roma, riportan-
do il Dianoia notificazione diigìì i i,del
cardinal vicario, pei rendimenti di gra-
zie a Dio e alla Beata Vergine, con in-
dulgenza plenaria, e pei suffragi delle
a4o P E S
viltime del mortifero flagello, de' quali
parlerò; non che la nolificazìoiic de' 12
del cardinale Sala pel disinfettamento
generale, tanto delle case in cui vi alli-
gnò il morbo, che in quelle sospette, per
la totale distruzione del germe. Perchè
il pubblico rendimento di grazie pel som-
mo benefìcio della preservazione dal ca-
stigo fosse più solenne, Gregoiio XVI
domenica mattina i5 ottobre si portò
colla corte alla basilica Liberiana, co'car-
dinali in abito rosso eprelalura, quindi
con quel capitolo e clero si recitarono le
litanie Lauretane: il Papa intuonò il
Te Deiun e col ss. Sagramento compar-
tì all'immenso popolo la trina benedizio-
ne. Contemporaneamente nelle basiliche
Laterauense e Vaticana ed in tutte le al-
tre chiese parrocchiali si fece altrettan-
to. Volendo il Pontefice supplicar la di-
■vina misericordia pei colerici defunti, nel
dì seguente intervenne nella basilica Va-
ticana coi cardinali, in vesti e cappe pao-
nazze, con tutti quelli che hanno luogo
nelle cappellepapali, ad assistere alla so-
lenne messa di requie, che cantò il car-
dinale Barberini, indi compartì sul fe-
retro la pontificia assoluzione. I mede-
simi solenni suffragi furono nella stessa
iriatl ina celebrati in tutte le suddette chie-
se. Dipoi si celebrarono solenni funerali
dai parrocchiani nelle loro cure; dalle rrt-
se di soccorso e dalle coniniissioni regio-
narie di pubblica incolumità in diverse
chiese de' loro rioni, distinguendosi per
particolari beneficenze e per la pompa
quella del rione Campo IMarzOjCoU'inter-
•vento del cardinale Sala che fece l'assolu-
zione, come si ha dalla descrizione ripor-
tata nel n.° 94 del Diario. Altre esequie
si fecero dalle confraternite, da diverse
corporazioni e accademie, e dalla guar-
dia civica; in alcune chiese si fecero tri-
dui di suffragi. INe celebrarono ancora i
regolari, che gareggiarono in relo e ca-
rità prestandosi all'assistenza de' colerici
negli ospedali, nelle varie cure della cit-
tà e campagna, nelle carceri e case di
PES
detenzione, ne'monasteri e conventi. Tra
i religiosi si distinsero i ministri degl'in-
fermi rimunerati dal Papa, i lienfratelli
pure compensati, ed eminentemente i ge-
suiti che ne ricevettero solenni dimostra-
zioni dal senatoedal popolo, come ripor-
tai nel voi. XXX, p. 1 83. Il risultato ge-
nerale de' colerici fu di q372, cioè uomi-
ni 4444)tlonne49'2 8 ; de'primi guariro-
no i8q3 e morirono 2 55 1, delle seconde
guarirono 2060 e morirono 2868; dun-
que le vittime de'due sessi furono 5419,
dovendosi notare che la popolazione a-
scendeva a circa i 56,ooo anime. Le ma-
ligne calunnie, le false imputazioni, i bas-
si sarcasmi e improperi pubblicati dal
giornalismo straniero contro la sempre
invidiata Roma, sia pel trattamento e as-
sistenza de'colerici, sia per l'esageralissi-
mo numero de'moiti, appellando al pid>
blico romanoj furono confutati dal Z?zVz-
rio nei n. jS, 85 e 86.
Benemerito xle' palazzi apostolici fu il
maggiordomo mg."^ Fieschi, ora cardi-
nale, perle energiche precauzioni che pre-
se , laonde in quello Quirinale solo due
casi si verificarono e ne restarono vitti-
me, cioè la moglie d' un inserviente ed
il cameriere del cardinal Lambruschini,
già affetto da cronica malattia; più in s.
Felice, fabbricato pertinente al s. palaz-
zo , morì una servente. Il Papa edificò
tutti per l'intrepido coraggio e per non
aver voluto cedere al consiglio di ritirar-
si a Castel Gandolfbead esempio di tan-
ti Papi partire da Roma; neppure volle
mai far uso de'tanti specifici e preserva-
tivi, che da tutte le parti del mondo fe-
cero a gara i più celebri professori del-
l'arte salutare di umiliargli, per l'univer-
sale venerazione che si era guadagnato
colle sue magnanime azioni e virtìi : con-
tinuò il suo parchissimo ed esemplar mo-
dello di vita frugale e temperante nel nu-
trirsi sobriamente, di che in altra opera
diffusamente tratterò a suo onore; e se
autorevoli personaggi non si opponeva-
no, avrebbe voluto visi tare gli ospedali dei
PES
colerici, avendo già messo il piede sulla
soglia di quello del ss. Salvatore. Beusì
si lasciò vedere spesso per la città, per i-
spirare coraggio e fiducia negli abbattu-
ti abitanti, e fatta ilirmare la carrozza a-
vanti ad alcune cane di soccorso, s'inte-
ressava del loro regolare audaiiieuto, vi-
vamente raccomandandosi ai deputati ,
acciò nulla mancasse all'aiuto, conforto e
guarigione de' colpiti dal morbo. Benché
sospeso avesse le ordinarie udienze per mi-
sure prudenziali, sempre fu accessibile ai
ministri e ad altri, ed a tutte l'ore al pre-
lato Amici benemerentissimo segretaiio
della commissione straordinaria di pub-
blica incolumità, che pel suo fervido ze-
lo ed uffizio sempre era a contatto coi co-
lerici ; riceveva pure spesso il p. Vernò
direttore degli spedali colerici, per tutto
quello che poteva contribuire a solleva-
re e mitigale le sciagure degli amati suoi
sudditi e figli attaccati dal contagio, a-
vendo avuto la stessa sollecitudine per
quelli delle provincie. A tale effetto non
solo contribuì del proprio scudi 45OO0
per oblazione, ma diverse altre migliaia
di scudi pure del suo privato peculio fe-
ce consegnare ai parrochi per distribuir-
si ai bisognosi, tutto celebrando il n.° 73
del Diario ed altri. Né trascurò gli ebrei
da lui sempre riguardati coni: echio di a-
morevole moderazione e beneficati in più
modi, per quanto le costituzioni aposto-
liche glielo permettevano; anche in que-
sta circostanza del suo li soccorse e n'eb-
be la soddisfazione della rara gratitudi-
ne, affidandone la cura al principe d. Pie-
tro Odescalchi, che lodai nel voi. XLVllI,
p. 268. Ad onta delle immense spese per
tante calamità, avanti il cholera, duran-
te il male e dopo, sempre ebbe a cuore
gli artisti ed i manuali, né mai sospese
le grandi ed utili lavorazioni, e gli splen-
didi monumenti , coi quali vieppiù ab-
belh Roma e diversi luoghi dello stalo.
In vari modi Gregorio XVI premiò quel-
li che nel cholera si erano prestati per
la salute pubblica, essendo infinito il me-
voL. 1.11.
PES 0.4 f
rito dell' assistenza agli appestali ; fece
ancora coniare una medaglia con la sua
effigie e nel rovescio in mezzo ad una co-
rona di quercia l'epigrafe : Solnlori At-
grotatoriim Annoi'ò'ò'j. Tali medaglie in
oro e argento donò ai lodati benemeriti,
con il loro nome inciso intorno.
Progredendo il perfetto stato sanitario
in Roma, GregorioXVI nello slesso me-
se di ottobre a'22 e 2C) celebrò nella ba-
silica Vaticana le beatificazioni solenni
de' bb. Giovanni Massias e Martino de
Porres domenicani. Col finire del iHSj
il cholera terminò non solo in Roma, ma
in tutta l'Europa, che dopo aver percor-
so tutlo il globo, ed invaso successivamen-
te l'Asia, l'Africa, l'Europa e 1' Ameri-
ca, trovò allora la sua tomba nella capi-
tale del mondo cattolico; imperocché fa-
talmente ricomparve in altre regioni, per
ahro meno feroce : nel giugno 1848 in-
fierì nell'oriente, in Mosca e in Pietro-
burgo, seguendo lo stesso corso di prima,
poiché s'insinuò ne'palazzi de'ricchi e nel-
le case de' poveri ; questa peste sembra
ora confermare la teoria, che il cholera
segua il corso de'fiumi. Per gli orfani di
ambo i sessi delle vittime del cholera, la
carità romana ne prese cura benefica, a-
vendo a principal munifico benefattore
e patrono Gregorio XVI, che dal iSSy
al 1 846 somministrò del suo peculio pa-
recchie migliaia di scudi. Quindi ebbero
origine, il Conservatorio opia casa di ca-
rila ili- via di borgo s. Àgata[F.),\\ Con-
servatorio o ritiro del sagro Cuore di Ge-
sù alla salita di s. Onofrio [F.) , detto
Carolino dal benefattore d. Carlo Tor-
lonia,per interposizione del servo di Dio
d. Vincenzo Pallotti che lodai in delti
articolij la cui bella biografia del prof d.
Salvatore Proia si legge ntW Albuni xvii,
n.° 1 3, e la Pia società in soccorso de' po-
veri orfani per il cholera, di cui parlai a
Orfanotrofio, e de'quali si può anche leg-
gere il Rapporto del i843 e i844) ^ pi'e-
ventivodel 1845, con discorso del segre-
tario ing."^ Giovanni Corboli Bus<ii. Nel
16
242 PES
gennaio i838 Gregorio XVI con circo-
lare tlcl cardinal Gamberini , Raccolta
Tol. iG,p. 12, nella sua clemenza assolse
dalla pena cui erano stali condannali gli
ìnfrallori de'cordoni sanitari. Nello stesso
anno mg/ Camillo Amici colle stampe
della tipografìa camerale pubblicò in sei
dimostrazioni la Statistica di coloro che
furono presi dal cholera asiatico in Roma
neWanno iSSy, umiliata alla S.diN. S.
Papa Gregorio A/'/ dalla commissione
straordinaria di pubblica incolumità.
Grato Gregorio XVI al potente patro-
cinio della Beala Vergine, invocato nel
eliderà, a'i5 agosto i 838 solennemen-
te coronò r immagine di s. IMaria Mag-
giore e del diviu Figlio con due corone
d'oro ricche di preziose gioie, a tulle sue
particolari spese, come descrissi ne' voi.
XII, p. 128 e, i35, XVII, p. 289 e seg.
E per non dire altro di quanto operò Gre-
gorio XVI per la pubblica sanità, ricor-
derò che nel i84o fece pubblicare il /r-
golamenio pel corpo sanitario delle mi-
lizie pontificie. Finalmente il regnante
Pio IX, col molo-proprio del i." ottobre
1847)31 tribunal consigi io e senato diplo-
ma la sanità e salubrità, con dipenden-
za dell'auto rilà sanitaria, cioè della con-
gregazione speciale sanitaria istituita da
Gregorio XVI, che vi presiede per tutto
Io stato, in ordine specialmente: i.° Alle
epidemie, contagi ed epizoozie, tanto col-
le misure di prevenzione, che di soccor-
so. 2.° Alle inumazioni e regolamenti pei
locali delle sezioni de' cadaveri. 3.° Al-
l'asportazione de'cadaveri degli animali-,
ai depositi di concime, letamai, latrine,
ed allo sgombro di sostanze malsane. 4-°
Ai commestibili, bevande e medicamenti
guasti e nocivi. 5." Alle provvidenze per
gli asfissiati, idrofobi, annegati, ed al
premio di quei che si ritirano dalle ac-
que. 6,° Alla inoculazionedelvaiuolo vac-
cino. 7.° Alla disiofettazione dell'agro
territoriale. 8.° Ad ogni altra provviden-
za igienica. K Maestro dei le stbade dj
Roma.
PES
I sistemi di contumacia e quarante-
na della maggior parte degli stati euro-
pei dilTerenziano 1" uno dall'altro, prin-
cipalmente per le divergenti opinioni
scientifiche. In vari stati le prescrizioni
di contumacia si basano ancora sull'an-
tico sistema di medicina del secolo XV,
in allri su quello de'moderni tempi. In
un luogo severo n' è il regolamento, in
altro indulgente. Nel 1841 a Cunin Gri-
daine ministro del commercio di Fran-
cia, dietro il rapporto di Segur Dupey-
ron, surse l'idea d'un conforme e oppor-
tuno sistema sanitario per le quarantene
ne' lazzaretti delle diverse coste del iVe-
diterraneo, per vantaggio e facilitazione
al transito del commercio e della navi-
gazione, ed a tutela della salute pubblica,
anche per conoscere la natura e la for-
ma in cui si sviluppano ne' diversi luo-
ghi le malattie epidemiche e sporadiche,
onde applicarvi le prescrizioni sanitarie.
Quindi nel i845 il d." IMelier nella là-
Culla medica di Parigi propose che ilgi)-
verno francese dovesse prendere le trat-
tative colle altre potenze per un con-
gresso sanitario internazionale j nìa al
medico francese 13rus era riservala la
gloria di determinarlo colle sue memo-
rie, oltre la circostanza che in molti punii
scoppiò ultimamente per una seconda
volta il cholera e la febbre gialla colla
più allarmante veemenza. Pertanto Lui-
gi Napoleone presidente della repubblica
francese vi annui e persuase le altre po-
tenze marittime interessate ad abbrac-
ciare l'idea d'un congresso o conferenze
sanitarie internazionali. Avendovi ade-
rito i governi d'Austria, due Sicilie, Spa-
gna, Stalo pontificio, Inghilterra, Gre-
cia, Portogallo, Kussia, Sardegna, To-
scana e Turchia, vi spedirono i loro de-
legati o rappresentanti (il Papa l'HIustrc
edotto medico Agostino Cappello) in Pa-
rigi, ove aprirono le conferenze a'2 3 lu-
glio i85i. Già ebbero luogo le discus-
sioni preliminari, nelle quali fu stabilito,
che il congresso dichiarerà obbligali tut-
PES
ti gli stali che vi prendono parte alle
prescrizioni sanitarie clie saranno fissate,
e perciò esse dovranno essere il più ch'è
possibile uniformi. Inoltre progetta la
fondazione d'un arbitro tribunale inter-
nazionale e la compilazione d'un codice
sanitario per le coste del Mediterraneo.
PESTO, Paestinn. Antica città vesco-
vile d' Italia, nella Lucania o provincia
del Principato Citeriore, nel regno delle
due Sicilie, a 6 leghe da Cara[)agna e
circa 2 da Capaccio, sul golfo di Salerno.
La Lucania, parte della Magna Grcciaj
ebbe da prima a principale città la fa-
mosa Sibari, in appresso dai greci chia-
mata Possidoiiirt, nome che dui romani
fu cangiato in quello di Pesto, che con-
serva il suo celebre luogo e le sue gran-
diose e importanti rovine, in una pianu-
ra vasta e montana. Tali avanzi consisto-
no in parte di grosse mura per lopiùsof{-
quadrate, già circuito della città; in gros-
se torri quadrate che le fiancheggiano, e
altre tra esse e le porte, due delle quali
esistono , una però rovinata. 11 circuito
della città racchiude quantità prodigio-
sa di rovine, e le principali sono il gran
tempio, di cui il re di Napoli ordinò il
restauro, il piccolo tempio e la basilica :
i due templi sono di dorica architettura,
ed il foro è lungo i65 palmi, largo 120.
Sotto le sue mura sono quattro sorgenti
minerali, tra le quali una petrifica. Tut-
to quello che si può immaginare d'inge-
gnoso,di delicato, di voluttuoso si trova-
va riunito in Pesto, congiuntamente al-
l'esercizio delle più nobili arti. 1 romani
solevano andarvi nell'inverno a godervi
la dolce temperatura e ridente posizio-
ne, di cui celebrarono gli antichi poeti
le delizie e la bellezza delle rose che vi
fiorivano due volte all'anno. Possidonia,
secondo Mazzocchi, fu fondata dai dorè-
si e dava il suo nome al golfo Paestanìus
simis. L'ingrandirono i sibariti sino ad A-
gropoli, che ne fu la cittadella. Cadde po-
scia la città in manoai lucani che la con-
servarono sino all' anno 4*^0 di Pioma ;
PES 243
d'allora in poi fu talvolta colonia roma-
na, talvolta confederata, e tale altra cit-
tà municipale; alla caduta dell'impero ro-
mano si conservò sotto la potenza degli
stranieri. Depredata nel f)3o dai sarace-
ni e quasi distrutta dai normanni nel
1080, Pioberto Guiscardo ne demofi gli
antichi edifizi, impiegando le magnifi-
che colonne di verde antico a decorare
una sua chiesa in Salerno. Le sue illu-
stri rovine restarono dimenticate, finché
nel 1745 ne parlò l'Antonini, nella sua
Lucania, e meglio in progresso di tempo
per altri scrittori ed artisti con dotte il-
lustrazioni se ne conobbero i pregi. Nel
voi. i5 della Collezione di Piranesi so-
no riportati sì famosi monumenti. Du-
rante la persecuzione di Diocleziano e nei
primi del IV secolo in Pesto furono mar-
tirizzati molti cristiani, e fra essi i ss. Vi-
to, Modesto e Crescenzia, cui poco dopo
fu eretta in Pioma la Chiesa de' ss. Vito
e Modesto (Z"^.). Nel V secolo venne isti-
tuita la sede vescovile sulTraganea di Sa-
lerno, ch'ebbe a vescovi, Fiorenzo o Flo-
lente che assistette ai concili! tenuti ia
Roma das. Simmaco nel 499 ^ 5i0i; Gio-
vanni 1 intervenne a quello di s. Marti-
no l nel 649; Giovanni li sedeva nel 954,
Giovanni III, trasferito alla chiesa di Sa-
lerno nel io47;Maraldonel 1071 fu alla
consecrazione della basilica di Monte Cas-
sino ; Celso viveva nel 1 156: indi fu u-
nita alla sede di Capaccio. Ughelli, Ita-
lia sacra t. io, p. \5'j. Ma col volgerà
de'tempi scaduta notabilmente la città di
Capaccio e l'aria del suo territorio essen-
do addivenuta grave e malsana, rimase
a poco a poco deserta, per cui il vescovo
e il capitolo furono per indulto aposto-
lico assoluti dall'obbligo della residenza.
Laonde nel 1 85o Pio IX eresse Diano in
sede vescovile, sostituendola a Capaccio,al
modo che si legge nella bolla Ex quo im-
perscrutabili^ de'2 2 ottobre, indi a' 1 7 feb-
braio i85i nominò vescovo rag."^ Valen-
tino Vignone arciprete della chiesa col-
legiata di s. Cristina di Diano.
244 P E T
l'ETENISSO o PITANTSSO. Sede
Teseo vile della seconda Galazia,c forse lo
.slesso che la famosa Pindinisso , di cui
parlai nel voi. XLIlf, p. loo (seppure
non fu Petndisso, V.), suffraganea della
inelropoli di Pessinonte, ed eretta nel VI
secolo. Oriens dir. t. i, p. ^C)o. Petenis-
so, Pelenissen, è ora un titolo vescovile in
■parlihus sotto Pessino o Pessinonte.
PETNELISSO o PENDiNELlSSO.
Sede vescovile della Pamfilia seconda, e
forse Pindinisso, di cui feci cenno nell'ar-
ticolo precedente, suffraganea alla metro-
poli di Pirgi ed eretta nel IV secolo. Si
conoscono due vescovi. Oriens dir. t. r,
p. 1024.
PETO o PETOW Guglielmo, Car-
dinale. Dicesi nato in Inghilterra, proba-
bilmente di bassa condizione, mentre vi è
chi lo vuole di nobile origine. Certo è che
fu minore osservante e celebre predicato-
re, per la virtuosa sua condotta e sape-
re meritò nel suo ordine onorevoli gra-
di. Nel 1.532 perorando con grande elo-
quenza dal pergamo, declamò contro i
disordini d'Enrico Vili, sostenendo le-
gittimo il suo matrimonio con Caterina,
il perchè fu cacciato dall'Inghilterra coi
suoi frali, e si rifugiò in Francia nel con-
vento di Pontisara. Passato quindi in I-
talia, e recatosi in Roma, nel id47 Pao-
lo III lo fece vescovo di Sarisbury. Re-
stituitosi in Inghilterra, la regina Maria
lo dichiarò suo confessore, e Paolo IV
a'i4 giugno i557 lo creò cardinale del-
l' ordine de' preti, ma scrivono alcuni
che l'ignorò; imperocché nel breve pon-
tifìcio d'avviso dichiaravasi legato d'In-
ghilterra, in luogo del cardinal Polo, ciò
che dispiacendo alla regina, nelle cui ma-
ni pervenne il breve, gli tacque la pro-
mozione, morendo Peto in età avanzata,
dopo IO mesi in Cantorbery, e fu sepol-
to in quella chiesa. Il Godwino e altri
credono invece che terminasse i suoi gior-
ni in Francia colle insegne cardinalizie.
PETRA Vincenzo, Cardinale. Nacque
in Napoli da nobile famiglia, e nel se-
PET
minarlo romano fece progressi nella fi-
losofìa e teologia. Avendo ripatriato, fu
posto sotto la disciplina dell'arcivescovo
di Sorrento suo zio. Dedito sommamen-
te allo studio della giurisprudenza e dei
sacri canoni, si trasferì di imovo in Ro-
ma per meglio profondarvisi, a tal uo-
po frequentando i piti eccellenti avvoca-
ti, ed entrando per segretario di rota pres-
so il celebre uditore Muli Papazzurri. Nel
169 1, mentre da Napoli passava in R.O-
ma, fu obbligato trattenersi 4o giorni in
Terracina,come proveniente da luogo so-
spetto di pesle. Ivi trovò il suo arcivesco-
vo cardinal Pignattelli, che si recava al
conclave, ove poi fu eletto Papa col nome
d' Innocenzo XII (t^.), e questi nella di-
mora che fece in detta città, avendo cono-
sciuto in Vincenzo molto talento e sin-
goiar perizia nella scienza legale, lo as-
sicurò di sua protezione. Divenuto Papa
gli mantenne la parola , e dopo avergli
conferito ricchi benefizi, lo ammise in pre-
latura nel 1693, e poco dopo lo nomi-
nò votante di segnatura; indi nel gen-
naio 1700 luogotenente dell'uditore del-
la camera, in cui disimpegnò tutte le
parti di dotto e integerrimo giudice.
Per queste beneficenze, l'animo grato e
generoso di Vincenzo, con raro esempio,
quanto alle circostanze, eresse poi nella
basilica Vaticana a Innocenzo XII un
bellissimo e nobile mausoleo. Clemente
XI nel 1706 lo promosse a segretario
del concilio e ad arcivescovo di Dama-
sco, nonché a canonico Lateranense ; nel
17 12 lo fece consultore del s. offizio e
canonista della Penitenzieri a (/^.), sulla
quale scrisse un'opera, come altra ne
compose sulle Costituzioni ponlificie(V .);
quindi lo trasferì a segretario de' vesco-
vi e regolari. Innocenzo XIII nel 1722
lo dichiarò datario della penitenzieria ,
ed il successore Benedetto XIII si valse di
lui ne'consigli de'piìi ardui affari eccle-
siastici, e singolarmente in appianare le
difficoltà nate nel concilio Lateranense
del 1725. Finalmente Benedetto XIII ai
PET
20 novembre r 724 locreò cnrdinale pre-
te del titolo di s. Onofrio, e nel 1727
prefetto di propaganda, la cui chiesa con-
sagrò, confereiitlogli la pingue abbaziadi
s. Malia de' Danzi nel regno di Napoli.
Nel conclave di detto Papa tu eletto ^ro
Pcniicnzicre maggior" (^F.), e Clemente
XII lo confermò, ed inoltre lo annoverò
a quasi tutte le congregazioni. Dopo il
conclave in cui restò eletto Benedetto
XIV, nel 1740 divenne vescovo di Pale-
strina. Consumato dalle fatiche, avendo
goduta l'alta slima de'Papi, morì in Ro-
ma d'anni 0)7, nel f 74''> ^ ^^^ sepolto nella
chiesa nazionale delloSpirito santo, avan-
ti r altare maggiore, col semplice nome
inciso sopra la lapide sepolcrale, che vi-
vente erasi pi-eparnlo.
PETRA, Pelra Deserti seu Gyriaco-
polis. Città vescovile capitale dell'Ara-
bia Petrea o 1' antica Idumea, e metro-
poli ecclesiastica della 3.* Palestina, o
i.'' provincia d'Arabia, essendo della 1."
Uosti'a, nel patriarcato di Gerusalemme.
E situata sulle frontiere della Palesti-
na e dell'Arabia, sul fiume di Safla che
gettasi nel mar Morto. Per metà rovi-
nata, chiamasi ora Herac o Selah, voca-
bolo ebraico che significa roccia, cui cor-
risponde la greca parola di Petra: altri
nomi riporta il Terzi, Siria sacrap. 27^,
come Crack, Monte reale. Arce. Dice che
vi regnò Recel, che fu vinto e ucciso da-
gl'israeliti; vi nacque Ruth, dalla cui di-
scendenza uscì David. Il fasto delle sue
grandezze la trasportò a insolenlissime
ostilità contro i giudei, laonde il re A-
masia in sanguinoso conflitto uccise o
precipitò dalla sommità del suo scosceso
masso 10,000 iduraei, e soggettò la cit-
tà al suo dominio. Coi romani l'assediò
Scauro, e solo si ritirò a intercessione di
Anlipatro e per le grosse somme d'Are-
ta re degli arabi. Il nome di Petra fu
dato alla capitale dell'Iduraea, per avere
i suoi abitanti eretto o per dir meglio
intagliate le case, i palazzi, i sepolcri, i
templi entro le viscere d'una montagna.
PET 24^
Soigono i suoi avanzi nella valle di ,'1/o-
s7t, non lungi dal monte Aor : giacciono
in mezzo,o per dir meglio stanno sepol-
ti fi a un labirinto di roccie erte, acute,
tagliate a sbieco. Anfiteatri, palazzi, tem-
pli sepolcrali, tutto è incavato a forza di
scalpello entro il vivo sasso; in una pa-
rola, Petra è una città marmorea, sca-
vata nelle viscere della rupe e perciò ve-
ramente singolare I magnifici avanzi
dell' antico splendore e opulenza di Pe-
lra possono reggere al pari d«lle rovine
di Menfi, Tebe e Palmira, e forse le su-
perano in questo, che non sono erette
nel suolo, totì scavate nel granito, ope-
re monumentali che restano, come me-
daglie, impresse nella natura. ^eW Album
an. V, n.°(^ e 27, sono riportati i dise-
gni e descrizioni d'un tempio e d'un an-
fiteatro scavati nella roccia.
La sede vescovile fu eretta ne' primi
tempi della Chiesa, e nel secolo V diven-
ne metropoli, ed ebbe a suffraganei i ve-
scovi di Monte vSinai, Faran, Elaso Ela-
ta, Afra o Gab, Adra o Hadroga, tutti
divenuti arcivescovi nel secoloXlI : Au-
gustopoli, Arindela, Ariopoli o Gerapoli,
Zoara, Charachmucha o Parachmuchi,
Mampsis,Eleusio Elusa, Blrosabon,Pen-
lacomia, Mamapsora, Metracoraia, Sal-
timi Hieraticuni; ed altri vescovi regi-
strati dal Terzi, come di Arath, Betsai-
da. Cafarnao, ec. Ne fu vescovo Asterio
o Macario glorioso, che si separò dagli
eusebiani nel concilio di Sardica del 347,
e sottoscrisse la sentenza a favore di s.
Atanasio: confinato dagli ariani e dal-
l'imperatore Costanzo in Africa, ritorna-
to dal suo esilio, assistette al concilio di
Alessandria nel 362, facendone menzio-
ne il martirologio romano a' io giugno.
Gli altri vescovi sono registrati nell'O-
riens chr. l. 3, p. 667 e 722; a p. i3o5
parla di Guerrino vescovo latino, impe-
rocché osserva il Terzi, che Baldovino
re di Gerusalemme, dopo conquistata
Petra, vi ristabilì la sede metropolitana,
con arcivescovi di rito latiuo. Di questo
246 PET
al presente Petra, Pttlren, è un titolo ar-
civescovile in parlibus, cui sono soggetti
ì titoli vescovili di Aialh, Letsaida, Bo-
li uà, Cafarnao, EJeusa, Caminilza, Sina,
Arada, AriopoIi,Zoara. Pio VII nel 1822
Ibce arcivescovo di Petra Alessandro Giu-
stiniani, cvealo cardinale da Gregorio
XVI: questo Papa nel i833 conferì il
titolo a mgT Giuliano IMaria Hillereau,
attuale vicario apostolico patriarcale pei
latini di Costantinopoli, pei" nomina dello
stesso Pontefice.
PETPiA. Sede vescovile della provin-
cia i.^di Palestina, suffraganea della me-
tropoli di Cesarea, eretta nel secolo IV.
Alcuni pretendono che da questa fosse-
ro precipitati gl'idumei, di cui parlai nel
precedente articolo, e che a questa sede
appartenga il vescovo Ario o Macario
che sottoscrisse nel 34? il concilio di
Sardica, e che per aver favorito il rista-
bilimento di s. Atanasio fu rilegato nel-
l'Africa con Asterio vescovo di Petra del-
la 3." Palestina, soffrendo molto per par-
te degli eretici ariani per la difesa delcat-
tolicismo, onde il martirologio romano
ne fa menzione a'20 giugno. Siccome Io
ommise il Eutler, non ne feci biografia.
Orieiis dir. t. 3 , p. 667. Petra, Peiren^
attuahnente è un titolo vescovile in par-
tibus sotto Cesarea di Palestina.
PETRA. Sede vescovile della provin-
cia di Lazica, sotto la metropoli di Tre-
bisonda, eretta nel VI secolo. L'impera-
tore Giustiniano la circondò di mura e
l'ampliò con magnifici fabbricati; Cosroe
I re di Persia la prese; ritolta dai greci
e distrutta, fu poi riedificata. Orìens dir.
t. I, p. 1345 e i44'- Altre sedi vesco-
vili di Petra furono quelle della i.^ Ma-
cedonia, eretta nel IX secolo sotto Tes-
salonica; della 2.' d'Asia, eretta nel IX
secolo sotto Smirne.
PETRl Guglielmo, Cardinale. F.
GODIN.
PETRICA W o PETRIRAU, Pdrìco-
via. Città di Polonia, woiwodia, capo-
luogo di obvodia. E circondala di mu-
PET
ra, con sobborgo. Ha 7 chiese cattoliche,
2 conventi, un monastero, collegio e gin-
nasio. Ivi vicino si vedono le rovine del
castello, già residenza de' re di Polonia.
In Petricaw furono tenutii seguenti con-
cilia Il i.° nel i4i2, in cui si ordinò che
si ridurrebbero in un solo volume gli sta-
tuti degli antichi sinodi di Gnesna, lo che
fu eseguitone! i4i 7 e confermati da Mar-
tino V. Il 2.° nel i456 sulla disciplina;
il 3.° nel i485 presieduto dall'arcivesco-
vo di Gnesna ; il 4-° "el 1 49 1 ; il 5.° nel
i53o; il 6.° nel i532; il 7.° nel i539
pel mantenimento della fede; \'S.° nel
1 540 contro gli errori di Lutero; il 9.°
nel 1 542 contro l'eresie; il 10.° nel 1 55 1 ;
r I 1 .° nel 1 557. ; il 12.° nel 1 553 ; il 1 3.°
nel 1578, approvato da Sisto V, decretò
che non venisse eletto in re di Polonia
se non un vero cattolico; il i4-°ue! i 62 i;
il I 5.° nel 1 62 8. Tutti questi concilii eb-
bero per primario scopo^la riforma del
clero, r estinzione dell'eresie e la libertà
delia chiesa di Polonia.
PETRICOLA {Petriculan). Città con
residenza vescovile, ossia Liltle-Rock nel-
lo Arkansas negli Stati Uniti d'America,
chiamata anche Arkopolis o Arcopoli,
capitale del territorio d'Arkansas e capo-
luogo della contea di Pulaski, sulla riva
destra del fiume Arkansas, a 1 15 leghe
da Nuova York e 32o da Washington.
Gl'indiani Arkansas vivono sulle rive del
/lume omonimo, in vicinanza della sua
foce nel Mississipi. La loro tradizione por-
ta, che discendendo essi il Mississippi dal-
la sua sorgente, ove prima stanziavano
sotto il nome di Quapaes o Ouguah-pa,
dopo molte guerre sostenute con altre
razze, qui fermassero la sede. Simpatiz-
zarono sempre co'francesi e ne apprese-
ro civili modi e vita pacifica e laborio-
sa, senza nulla perdere del nativo valo-
re. Si trovano però sparsi anche nel ter-
ritorio di Arkansas quei monticelli ed
ammassi di pietra, che presentano vesti-
gia d'antica nazione indigena e molto ci-
vilizzata. L' unioae americana acquistò
PET
dagli Arkansas nel i8i8 una eeteiisione
di tene lavorabili di quasi 8,000 leghe
quadrate per 4j00o dollari , ed un ca-
none di looo dollari in generi. 1 Ciie-
rokees dall'opposta sponda del Mississi-
fù vi trasmigrarono nel 18 19 in numero
di 5,000 per vivervi trancjiiillamente.
Vi sono pure sparse altre tribù d'india-
ni erianli o fissi lungo le riviere. Visi
organizzarono 7 contee, cioè Arkansas,
Clark, Hempstead, Lawrence, Miller,
Philips e PJaski. IMoIti emigrati euro-
pei ed altri profughi ripararono nell'Ar-
kansas, onde in tutte le parli sursero u-
tili stabilimenti, chiese e cappelle. Allor-
quando nel i8iq fu proclamalo il go-
verno territoriale, fu edificata la città di
Pelricola, e presto divenne la piìt im-
portante del paese; vi si fondarono mol-
te case di commercio, che ogni giorno
progredisce, come il numero degli edi-
lizi sempre sono in aumento, così la po-
polazione. J\el 1819 i francesi e altri e-
migrati fondarono la colonia Napoleone;
ma Arkansas, città capoluogo della con-
tea di tal nome, fu edificata da' france-
si nel iG8o. La regione era nella diocesi
di s. Louis (F.), coi luoghi New Gasco-
ni, con la chiesa s. Maria; Fort- Arkan-
sas, con la chiesa di s. Dionigi; Pine
Bluffs, con la chiesa di s. Ireneo e le so-
relle di Loreto , oltre altre chiese e pii
slabilimenli, anche di Pelricola. Il perchè
fu mosso il 5.° concilio di Baltimora a
domandare alla s. Sede che il territorio
d'Arkansas si formasse in diocesi separa-
ta e che il vescovo risiedesse in Pelrico-
la. Quindi con breve de' 28 novembre
1 843 Gregorio XVI separò il territorio
da s. Louis, e lo elesse in vescovato suf-
fraganeo della metropoli di Baltimora,
dichiarando i.° vescovo di Pelricola l'at-
tuale mg.' Andrea Byrne. Quanto a s,
Louis, secondo il proposto nell'ultimo si-
nodo di Baltimora, il regnante Pio IX
li 4 "lagg'O 1847 lo ha ei-etto in arcive-
scovato.
PETR0.J.RUS3I ANI.Eretici così chia-
PET 247
mali da Pietro de Bruys, laico, uato nel-
le montagne del Delfinato, che recossi
nelle parti d'Arles verso il i 17.(3, e di ìk
passò nella Linguadoca, annunciando per
tutto i suoi errori. Egli insegnava: i ."
che il battesimo dillo ai bambini era lo-
ro inutile, perchè non è che la fede pro-
pria che ci salva col battesimo; 2." che
r Eucaristia era un nulla e non poteva
essere materia di sagrifizio; 3.° che biso-
gnava distruggere le chiese, essendo una
superstizione il credere che Dio fosse at-
taccato ad un luogo piuttosto che ad un
altro; 4-^ che bisognava spezzare ed ab-
bruciare le croci come orribili istruinen-
ti della passione e morte del Ptedenlore;
5.° che i sagrifizi, le preghiere, le elemo-
sine e tutte le opere buone erano inutili
ai morti. Questi eretici ammettevano al-
tresì due dei, al pari de' manichei. Pie-
tro il venerabile abbate di Cluny e s. Ber-
nardo combatterono Pietro di Bruys : Ca-
listo linei concilio di Tolosa del 11 19
lo scomunicò, ed Innocenzo II nel con-
cilio di Lalerano II del i 139 lo condan-
nò formalmente co'suoi seguaci ; laonde
condannato ad essere bruciato vivo, fu
consegnalo al braccio secolare, e gli abi-
tanti di Saint-Gilles circa il ii4^ ese-
guirono la sentenza.
PETRO JOANNITI. Eretici così no-
minali da Pietro figlio di Giovanni di
Biron nel Perigord , che circa il i 197
insegnò che Gesù Cristo era ancor vivo
allorché ricevè il colpo di lancia. Venne
pure accusalo di aver difeso i sogni del
b. Gioacchino, fondatore della congrega-
zione di Flora (^.), e di aver sostenuto
che il battesimo era una ceremonia este-
riore , la quale non compartiva veruna
grazia; che l'anima ragionevole non era
la forma dell'uomo; ch'egli solo a vea la
intelligenza del vero senso nel quale gli
apostoli aveano predicalo il vangelo.
PETROCCHINl Gregoijio, Cardina-
le. Nacque da onesti genitori in Montcl-
paro nella Marca, ed abbracciato l'isti-
tuto agostiniano divenne celebre per Te-
a48 P E T
loqu€naa del pergamo. Sisto Vnel 1587
Jo fece eleggere generale del suo ordine,
ed egli si applicò al miglioramento delle
biblioteche, provvedendo i conventi che
ne mancavano. Compita la visita di essi
in Italia, per la sua equità e singoiar
mansuetudine, divenuto a tutti veneran-
do, fu consigliato dal Papa a recarsi nel-
la Spagna, dove colla sua saviezza siste-
mò gli affari dell'ordine e si guadagnò
Ja grazia di Filippo II, che gli conferì al-
cune migliaia di scudi di pensione. Tor-
nato in Roma, proseguendo nell' eserci-
zio di sue virtù e nello studio delle sagre
scritture, con applauso universale Sisto
V a'i4 dicembre 1589 lo creò cardina-
le prete di s. Agostino. La dignità lo re-
se più alTabile e cortese, onde facilmen-
te ammetteva all' udienza e si prestava
alle altrui istanze, unendo la grazia alla
maestà del volto, su cui traspariva il can-
dore dell'auirao, e soavi erano le sue at-
trattive, i Papi per la sua probità, dottri-
na e ingenua libertà con cui esponeva il
proprio parere, l'adoperarono negli alFaii
più gelosi e l'ebbero in gran stima, mas-
sime Sisto V,e nel i6i i Paolo V lo no-
minò vescovo di Paleslrina. Amò tene-
ramente la patria, in cui aumentò e ar-
ricchì di 5 cappelle la chiesa di s. Gre-
gorio da lui fondata, e lasciò pel manteni-
mento d'8 sacerdoti collegiali beueficiati
con arciprete, oltre le preziose suppellet-
tili e argenterie che le donò. Mori in
Roma nel 1612, dopo essere intervenu-
to a G concia vi, d'anni 77, e fu sepolto in
s. Agostino nella cappella di s. Monica,
da lui abbellita di vaghi ornamenti, con
ben adorna lapide con magnifico elogio,
quale è ripetuto nella parete sotto la di
lui elfigie di eccellente pennello.
PETROCO (s.), abbate. Nacque nel
paese di Galles ed era il figlio primoge-
nito del re, ma preferendo la vita mo-
nastica allo splendore del diadema, dopo
la morte del padre si consacrò a Dio nel-
la sua patria, e poco dopo passò in Ir-
landa, ove rimase 20 auui occupato solo
PET
a crescere nella perfezione. Fondò poscia
un collegio ed un monastero nella pro-
vincia di Cornovaglia, in un luogo chia-
mato allora Loderico Lalfenac, e che di- 1
poi è stato appellato dal suo nome Pe-
trockstow e per contrazione Padslow.
Formò molti discepoli alla perfezione, e
mori il 4 giugno Qon si sa di qual anno.
Secondo i suoi atti, che però non meri-
tano molta credenza, sarebbe stato con-
temporaneo di s. Sansone, il quale fio-
riva nel secolo VI. Avvi chi pretende es-
ser egli vissuto più tardi, e fattosi mo-
naco a Bodmin. Quivi in fatti riposava il
suo corpo in una chiesa del suo nome ,
ed il re Alelstano fondò un monastero
che portava pure il suo nome. Nei calen-
dari di alcune chiese e monasteri di Bre-
tagna la festa di s. Petroco di Cornova-
glia, a% di giugno, è di i .' classe con ot-
tava.
PETRONACIO, Cardinale. Vescovo
d'Albano, fiori nel pontificato di s. Leo-
ne IV e forse da questi creato. Fu al
concilio che celebrò nell'BSS, ed a quel-
lo di s. Nicolò I neirSGi, morendo ver-
so r867.
PETRONI Riccardo, Cardinale. Pa-
trizio sanese, condiscepolo di Scoto, pel
suo profondoStudio delle leggi venne con-
sultato quale oracolo, non meno dagl'ita-
liani che dagli stranieri, per cui Bonifacio
Vili lo fece vice-cancelliere di s. Chiesa,
gli commise l'esame del sesto libro del-
le decretali da sé compilato, in un ai re-
visori Longhi e Fredol_, onde fu ridotto
a quell'ordine in cui l'abbiamo; quindi
a'4 dicembre 1 2q8 lo creò cardinale dia-
cono di s. Eustachio. In Siena e altrove
edificò diverse case religiose, fra le quali
il monastero dell'Assunta ai certosini, co-
me divotissimo della Madonna; quello
delle Clarisse e l'ospedale di s. Caterina.
Amantissimo de' poveri, dispose per te-
stamento chela sua ricca eredità s'impie-
gasse in opere pie. Ma sì belle e glorio-
se azioni, se deve credersi a Ciacconio,
verniero oscurate dall'iugraUtudme usa-
PET PET 24()
la a Bonifacio Vili suo insigne benelìit- ^cepola di t». Pietro e sua figlia spirituale,
loie, per la parte che prese nella con- Si celebra la sua lesta a'3i di maggio;
giura e sua prigionia in Anagni; vi ha »i nominala pure nel martirologio di lie-
però chi con solide ragioni difende il car- da ed in quello che viene altribuilo a
dinaie da sì nera taccia, anzi nel concilio s. Girolamo.
di Vienna In uno de'piìi aceriimi dif'en- PETKOiNILLA (s.). V. Gilberto (s.).
sori di esso. Clemenle V lo lece legnto PETUOMO (s.) , vescovo di Bologna,
d' Italia, e come inquisitore della fede Figlio di Petronio preletto del pretorio,
condannò i dulciuisti. Morì in Genova eccellentemente educato nella casa pa-
nel i3i3o i3i4j e trasferito a Siena il terna, passò in oriente e visitò i solitari
cadavere, venne onorevolmente sepolto che abitavano i deserti della Palestina e
in cattedrale, presso la cappella di s. Gio. dell' Egitto, alliiie di perfezionarsi nella
Battista, in avello di marmo con breve scienza de' santi. Ritornò in Italia nello
iscrizione. slesso tempo che muu s. Felice vescovo
PETRONILLA (s.), vergine. Fioriva di Bologna, ed essendosi recato a Roma,
al tempo de'primi discepoli degli apo- il Papa s. Celestino I nel 43o lo elesse
stoli, e quantunque la sua storia non sia a successore di (|uesto sauto prelato. 'Pro-
stata trasmessa sino a noi, non per tanto \avasi allora Bologna immersa nella mi-
devesi stimare che la sua santità fosse al seria e nella desolazione per le devasta-
sommo specchiata, stante il nobile luo- zioni e saccheggi cui andò soggetta nelle
go che le si dà fra gli apostoli, i proliiti funeste invasioni degli unni e de' goti. S.
ed i martiri. 11 suo nome, diminutivo di Petronio riedilìcò la cattedrale, che de-
quello di Pietro, ha fatto ci'edere ad al- dico ai ss. JXabore e Felice; fondò ori-
cuni autori ch'ella fosse figlia del priu- staurò molle altre chiese, Ira le quali si
cipe degli apostoli. V . s. Pietro. Essa contano quelle di s. Stefano, di s. Tecla,
viveva a R.oma e fu sepolta sulla strada di s. Agata, di s. Gio. Evangelista, e le
d'Ardea.ov'erano anticamente tuia chiesa arricchì delle reliquie di molti martiri,
e un cimitero che portavano il suouome. Riparò eziandio le rovine della città e
Così il Boiler. Certo è, che dal cimiterio 1' ingrandì, facendovi fabbricare intorno
da essa fabbricato nella via Ardeatina, nuove mura: per ottenere soccorsi a que-
s. Paolo 1 ne trasportò il corpo nella st' oggetto dall'imperatore Teodosio il
Chiesa di s. Piclro in f^aticano [/'.) ove Giovane, fece un viaggio a Costantino-
si venera. Vedasi il Sandini, i/«ó^ ^/jo- poli. Eiitornatoallasua chiesa, cpmpisan-
sl. annot. iS,de Aposlolis in univtrs. 11 lamente il corso della sua vita prima del
Piazza atW Enitrologio di Roma a' 3 i 4^^. Scopertesi le sue reliquie neh i4i>
maggio la chiama vergine e nobile ro- si contiermò la fama di sua santità per
maua, secondo la comune opinione figlia molti miracoli. JNel j :i i i si edificò una
di s. Pietro, non carnale, ma spirituale, chiesa in suo onore, ed altra più magni-
pel quale argomento fece la Z?/g/'e5j/o/ie; fica se ne fabbricò nel i 390. S. Petronio
Se s. Petronilla secondo la carne o lo spi- è onorato a Bologna [F.) come uno dei
rito fosse figliuola di s. Pietro. In que- principali patroni della città, celebran-
sta seguendo Barooio e Gallonio, ritiene dosi la sua festa il giorno 4 di ottobre, iti
che da s. Pietro fosse chiamata figlia, per cui è nominato nel martirologio romano,
averla istruita o convertita o battezzata PETRUCCI Alfoxso, Cardinalc^o-
in Rocua, riportandone le ragioni per cui bilissiino sanese, nel ii\o Giulio li lo
la crede dell illustre sangue de' Petroni elesse vescovo di Soana, e per la sua slret-
e discendente da Petronio presidente di ta amicizia col padre Pandolfo liian-
Sonu e favorevole agli ebrei, solliiulo di- no e signore di Siena, emarilo d'Aurcha
25o PET
Borghese rinomala dama di tal famiglia,
il Papa a' 22 marzo i5ii Io creò car-
dinale diacono di s. Teodoro ed animi-
nislratore di Massa e Populonia. Morto
il padre, il cardinale volò a Siena e colle
armi ne contrastò il dominio al fratello
Fabio, il perchè Leone X allontanò am-
bedue dalla città, e ne die il governo a
RatFaele Pelrucci che poi creò cardinale.
Perciò si accesela Alfonso fiero odio con-
tro Leone X, quindi fuggito segretamen-
te da Ptoma a Siena, ne tentò la rivolta.
11 Papa gli scrisse con risentimento, ri-
chiamandolo a restituirsi subito presso
di lui. Giunto in Roma pieno di vendetta,
risolvè di uccidere Leone X, alla cui e-
saltazione avea potentemente contribui-
to. Procurò prima togliergli la vita a fac-
cia scoperta, ma non essendo riuscito,
tentò per mezzo del chirurgo che gli me-
dicava una piaga questa avvelenare. Co-
nosciutasi l'atroce congiura, il cardinale
fu carcerato nel Lazio, ed in pubblico
concistoro processato e degradato, pri-
Tato di tutti i benefizi e strangolato in
Castel s. Angelo o occultamente a'i6 lu-
glio i5i 7, d'anni 27; indi di notte fu se-
polto in Campo santo, senza funerale.
Nella biografia di Leone X e in molti
luoghi parlai della rigorosa punizione dei
suoi complici, anche cardinali.
PETRUCCI Raffaele, Cardinale.
Patrizio e canonico di Siena, nel i497
Alessandro Yl lo fece vescovo di Grosse-
Io, poi prefetto di Castel s. Angelo. Dal
suo amico e compagno d'esilio Leone X
fu fatto governatore di Siena, rimoven-
done il precedente cardinale, agli 8 mar-
zo i5i5, in un al fratello ed al Rorghe-
se suoi congiunti; poscia nel i." luglio
1317, benché assente, lo creò cardinale
prete di s. Susanna, amministratore di
Reitinoro e nel 1020 di Soana. Per l'a-
more che godeva del Papa ebbe rendi-
te considerabili, come l'abbazia di S.Gal-
gano, e gli donò l'uso della propria casa
presso il Vaticano. Concorse all'elezione
d'Adriano VI, che accolse in Livorno, e
PET
mori nel i522, d'anni 5o, nella villa di
Ribbiano diocesi di Siena, non solo senza
essere compianto, per l'alterigia con cui
l'avea governata e attesa la sua avarizia,
ma il popolo infuriato scagliò sassi e pie-
tre sul cadavere: fu sepolto nella chiesa
de'domenicani con semplice epitaffio.
PETRUCCI Pier Matteo, Cardinale.
Nacque da ragguardevoli genitori in Je-
si, e sino dalla puerizia si die agli eser-
cizi di vita divota, coltivò le scienze che
più si confacevano alla sua inclinazione
e nelle quali fu addottorato nell'univer-
sità di Macerata. Nel 166 1 convertito
dal cardinal Cibo dalla vita rilassata che
avea cominciato a menare, come attesta
Novaes, si dedicò al di via servigio tra i
filippini di Jesi, per cui si rese abile nel-
la dTvina parola. Perduta la madre, di-
stribuì la propria eredità a' poveri, indi
nel 167C) eletto preposito di sua congre-
gazione, si die alla coltura delle anime,
col predicare ed ascoltare le confessioni.
Mosso Innocenzo XI dalla fama di sue
virtìj, nel 1681 l'obbligò ad accettare il
vescovato di sua patria, dove non lasciò
di assistere al confessionale e di bandire
il vangelo al suo popolo; si applicò con
fervore alla riforma del clero, per cui nel
1695 celebrò il sinodo diocesano e foce
quanto dissi a Jesì. In premio di sue a-
postoliche fatiche e zelo, Innocenzo XI
a'2 settenìbre 1 686 Io creò cardinale p re -
te del titolo di s. Marcello e lo ascrisse
a varie congregazioni: la città di Siena
riconoscendolo derivare dai Petrucci sa-
nesi, lo aggregò alla sua nobiltà. Indi die
alla luce alcuni libri ascetici, in tempo
che menavano alto rumore gli errori del
laido Michele Molinos (^.), dannati dal
s. olìiiio. A questo tribunale denunziati
gli errori contenuti in detti libri e quel-
li delle istruzioni della vila spiriluale
stampate prima del cardinalato e igno-
rate dal Papa, dopo accurato e diligen-
te esame, tali opere furono trovate infet-
te delle massime del Molinos e condau-
liate formalmente, in un alla Conlcm-
PET
plazione mistica, con decrelo 5 febbraio
iG88,lo cbe recògruveleritaalla sua fa-
ma, quanluiu|ue con sincera e profonda
umilia si soUomise al giudizio della s. Se-
de, ed ottenne che i suoi libn fossero Jjru-
ciati a riparazione del male fatto e per
poter ritornare alla sua Cliiesa. Foco vi
\i si trattenne, avendo conosciuto essere
in disistima presso tutti, onde nel 1696
rinunziò il vescovato a Innocenzo Xll
che gli assegnò scudi 2,000 di pensione,
ma non volle accettare la rinunzia della
porpora, come aveano fulto i due prede-
cessori. 11 cardinale tutto si diede alla vi-
ta edificante, alla preghiera, ai digiuni,
sedendo a mensa co' suoi servitori. Fu
deputato visitatore di diverse confiater-
iiite, come della ss. Annunziata, dell'o-
spedale di s. Spirito, della basilica di s.
Paolo e amiesso monastero, e della dio-
cesi diSanseverino, dove applicatosi con
gran fervore alla disciplina del clero e del
popolo, oppresso dalle sostenute fatiche,
morì in Montefalco a'5 luglio 1701, di
anni 6Q, dopo essere intervenuto a tie
conclavi, e fu sepolto avanti la b. Chiara
con breve e significante iscrizione.
PETTINE, Pec7e/i. Strumento da pel-
linare fatto in diverse maniere adi di-
verse materie. Tra le suppellettili della
chiesa il Du Gange annovera ancora il
pettine, e ne adduce gli esempi di varie
antiche scritture de'vescovi, imperocché
i sacerdoti primadi portarsi all'altare co-
stumavano acconciarsi la chioma ad ef-
fetto di comparirvi con decenza e compo-
stezza maggiore. Il Nardi, £e//era5f///'»-
so degli specchi epetlini (T adornanitnto
pressale antiche cristiane, Pesaro iBaS,
riferisce che nelle sagrestie de'cappucci-
iii( almeno prima delle ultime vicende)
si tiene il pettine pel detto uso { e forse
anche per rassettare la Barba, F.), pri-
ma di lavarsi le mani nel procedere al-
l'altare. A questo costume sembra rela-
tivo quello di collocarsi gli specchi in ai-
cune sagrestie. Nelle chiese di Spagna e
Francia vj Sj^uo degli specchi grandi iu fuc-
PET 2JI
eia ai paramenti che il sacerdote deve in-
dossare, perchè possa vedere se ha mac-
chie in volto, se i Capelli [F.) sono com-
posti, se i sagri indumenti stanno a do-
vere, giacché i chierici non sogliono aiu-
tare il celebrante nel vestirsi: il manipo-
lo lo puntano con spilla e molle spillo stan-
no puntale in cuscinelto appeso a' piedi
dello specchio. ì^tWd Storia delle inissio-
ìli del Chile, t. 3, p. 4oj osserva il Sallu-
sti, che quasi tulle le chiese e case ma-
gnatizie di America si vedono adornate
di specchi, inclusivamenle alle monache
anco cappuccine, avendo egli veduto co-
perte di specchi nella loro chiesa diSanlja-
go le pareti di piti altari, l'intiera prospet-
tiva de'legii e dei paliolti nobili (che nelle
solennità si preferiscono ai ricamati inoro
e formati di argento massiccio). Quest'uso
lu congettura derivalo da quei pi imi con-
quistatori o commercianti che penetrali
in America cambiavano colle lamine di
argento e oro i loro specchi. Si apprende
da Buonarroti, De^ vetri antichi, p. igS,
che in essi fu rappresentato dagli antichi
cristiani 1' immortalità dell' anima culle
nozze d'Amore e Psiche, con uno specchio
rotondo di metallo bianco accanto alla
sposa per segno di nozze, come istrumen-
lo particolare delle donne, essendo lo spec-
chio principale attributo di Venere e del-
la virtù della prudenza. Il Tafuri, presso
Calogerà t. 12, p. 354, ragionando degli
specchi d'argento e di bronzo degli anti-
chi, ricorda cheDio comandò a i\Iosè,che
degli specchi di bronzo ch'erano appesi
nel tempio si dovesse formare il vaso per
l'acqua: egli crede che primo inventore
degli specchi d'argento sia stato lo sta-
tuario Prassitele, e Plinio lodò assai quei
di bronzo che si facevano in Brindisi, ove
senefabbricavanopuredi stagno: in Gre-
cia poi primeggiarono gli specchi metallici
di Corinto, perla celebrità del suo metal-
lo. Dagli specchi artificiali di metallo pri-
ma dei secolo XI H originarono quelli di
vetro, poi di cristallo piombato; nondime-
no si pretende che dalle oilìcine vetrarie
a5a P E T
(iiSidoue uscissero) piinii specchi di que-
sta materia, f^. Vetri. Kiaiaichevoli fu-
rono gli stiigili o petliui di metallo dora-
to per raschiarsi ne'bagni, rinvenuti nel-
le tombe elrusche, come pure gli specchi
mistici, lisci, graititi e variamente ornati.
Il Boldelti ne' suoi Cimiteri, I. 2, e, i4>
riferisce che ne'sepolcri de'martiri spes-
.so rilrovausi gli specchi ed i pettini che
loro servivano di ornamento e per la ne-
cessità di tenere raccolta la chioma. An-
che dagli antichi cristiani si usava aiolto
seppellire qualche cosa di caro al defun-
to insieme col suo corpo, ed i fanciulli coi
loro giuochi infintili. Narra Cesario, Dia-
los^or. lih. 8, cap. 88, che un superbo pet-
tine da ornamento muliebre fu ritrova-
lo tra le ossa d'una santa vergine e mar-
ine scopertesi in Colonia ; questi pettini
»;rano talora gemmati. La Cronaca ca-
maliacense aderma che il pettine era uà
arnese sacio nei secreUiri o sagrestie;
così il Zaccaria nel suo Onoinaslicoii ri-
tuale., verbo Pecleii.\\^ì<xcvì vxnì Hiero-
lexicoii ditnostra che i sacri ministri al
celebrante ministravano l'acqua alle ma-
ni e il pettine al capo. La regina Teo-
delinda donòal tesoro della chiesa di Mon-
za un" pettine legalo in argento dorato
e gioiellato. Negli antichi pontificali si ve-
de che il vescovo nelle funzioni sacre a-
doperava il pettine, ed anche oggidì nel-
la Consacrazione de' vescovi deve esservi
per rubrica il pettine, eburneo, col quale
nitmdaiiltiv el coi/iplananlur capilli, do-
po che gli è stato unto il capo coli' olio
sacro, ed asciugati i capelli colla midolla
del pane. Nel Ceienwuiale de' vescovi si
dice che i ministri dopo levata al ve-
scovo la mitra leggiermente gli assettino
colla mano i capelli (anche la Parrucca,
fedi, a chi è costretto usarla). 11 Papa
Loniiàcio V del Gic), nella lettera che
spedì a Edwino re d'Inghilterra o Nor-
thumbcrland, mandò pure a Edelburga
sua moglie uno specchio d'argento ed un
pettine d'avorio legato inoro. In una let-
tera di Adriano I Papa del 772 a Carlo
PIA
Magno, cioè 1*88 del codice Carolino, ve-
desi che 1' imperatore greco Costanliuo
mandò due suoi spalarli o porta spade
ad Arichiso duca di Napoli, inviandogli
per mezzo loro vesti tessute in oro , le
forbici, una spada ed un pettine, per di-
chiararlo patrizioj pare dunque che il
pettine potesse anche essere insegna d'o-
nore. Sul pettine degli antichi può veder-
si il Guasco, Dellt ornatrìcij sullo spec-
chio, Giacomo Antonino, Antico specchio
metallico, Perugia 1827,
PUAEiMX oVhOENIX. Sede vesco-
vile di Creta, sotto la metropoli di Cor-
tina. Orieiis dir. t. 2, p. 268.
PHAENUSoPHOENUS. Sede vesco-
vile dell' Idumea, sotto la metropoli di
Petra. Quivi molti cristiani furono con-
daiuiati a lavorare nelle miniere regnan-
do Massimino li. Riporta 4 vescovi Ì'O-
rieas dir. t. 3, p. 74?-
PHASIaNA. Sede vescovile di Lazica,
sotto la metropoli di Trebisonda, eretta
nel IX secolo. Oriens dir. t. 3, p. i34i-
PHELLUS o FELLUxM o FELLO.
Sede vescoviledi Licia, sotto la metropo-
li di Rlira, eretta nel VI secolo. Oriens
dir. t. I, p. 98 r.
PIIUAGONEOS 0 PHRAGONIS.Se-
de vescovile di Egitto, nel patriarcato.di
Alessandria, sotto la metropoli di Cabas-
sa , eretta nel IV secolo. Piiporta 3 ve-
scovi V Oriens dir. t. 2, p. 565.
PIA. Sede vescovile della provincia
Cartaginese proconsolare , nell'Africa oc-
cidentale, sulfraganea della metropoli di
Cartagine. Not. Afr., secondo Comnian-
ville, giacché atìV Africa Christiana di
]\Iorcelli non si trova. Pia, Pianen, al pre-
sente è un titolo \escov'iìe in par tibus sot-
to Cartagine.
PIA UNIONE DI S. PAOLO. F. s.
Paolo pia. unione.
PIE UNIONI. Vedasi i rispettivi ar-
ticoli.
PIACENZA (Placentin). Città con re-
sidenza vescovile, capitale e capoluogo del
ducalo del suo nume, nello stato di Far-
IM A
ina (^•), col quale avenfln fìivi<;o Io vi-
cende ed i destini, ivi parlai flelle prin-
cipali cose che riguardano la città, il du-
cato e i suoi dominatori. Vi scorre al nord
il Po, che la separa dal regno Lombnr-
do-Veneto, all'ovest confinn col Piemon-
te ed il Genovesato, colla sua punta al
sud va sino alla cresta degli A pennini sul
limitare ligure, ed all'est ha il ducato di
Parma. Sei torrenti dividono il piacen-
tino in tante vallate, di cui la più ame-
na è quella del Tidone , con eccellenti
pascoli, quali sono pure nelle alte monta-
gne : molti canali diramantisi dalla Treb>
bia distribuiscono leacque. Questo bel du-
cato abbonda di frumento , vino di più
specie delicato e salubre, bestiame, glos-
si formaggi, ec. : può dirsi un vero museo
di storia naturale ^ perchè contiene mi-
niere, cavedi gessi, pietre diverse, ec; flo-
rida n' è l'agricoltura. Nel ducato e nel
comune di MorlÌ7Z3, tra la Nure e il Po,
governatorato e diocesi di Piacenza e da
questa 5 miglia distante, trovasi la villa
Roncaglia, Firuncnlia, ceìahie per le die-
te che ne'suoi prati tennero gì' impera-
tori e re quando cala vano in //(7Z/V7 da Ger-
mania (/'.), secondo 1' uso de're di Ger-
mania che tenevanole dieteo parlamen-
ti deilostato nell'aperto dei campi, e l'as-
semblea de'franchi ne'campidi marzo, poi
di maggio. Questo luogo anche i re d'I-
talia scelsero a convegno, ivi si piantava-
no padiglioni, fortificali con bastioni e fos-
se, come ben munita città, ed i monar-
chi vi chiamavano i vescovi, gli abbati ed
i signori italiani che dall'impero dipende-
vano od erano suoi feudatari, e con esso
loro consultavanodelle cose pertinenti al-
lo stalo. Memorabile fra queste diete fu
quella che lennevi nel 102(1 Corrado IF,
dalla quale molti ripetono l'origine del
gius feudale per legge scritta, che prima
non esisteva che per consuetudine; ori-
gine chealtri vorrebbero far salire al 584,
allorquando i piccoli tiranni che si lene-
vano divisa l'Italia proclamarono Auto-
ri in loro re. Altri opinarono che la pri-
PIA ^r,
ma dieta tenuta in questi prati fosse quel-
la nel 104? adunatavi dall' impeinfort!
Enrico III. E' pure famosa l'altra dieta
de'vescovi, principi, consoli ede'giiu'econ-
sulti di maggior grido, convocati da Fe-
derico I nel I i58, nella quale quell'al-
tiero e potente imperatore fece decidere,
senza che ninno osasse rontraddirgli, ap-
partenere all'impero tutte le regalie, cioè
i ducati, i marchesati, le contee, i conso-
lati, le zecche, i dazi, le gabelle, i porti,
i molini, le pescagioni ed altri simili pro-
Tenti ; le quali regalie furono poi ricu-
perate dalle città londiarde, cogli altri di-
ritti loro tolti, seguita che iu la famosa
pace di Costanza nel i i83, edall'impe-
l'afore ne rimase solo l'alto dominio. \ e-
dasi il p. Tosti, Istoria della lega lom-
barda.
La città di Piacenza, Placentìa,^nlìo
la duchessa Maria Luigia e sino al 1848
era residenza del governatore, del tribu-
nale d'appello per tutto lo stato, del tri-
bunale civile e criminale , di camera <!i
commercio, delegazione di fjnan7e, ed al-
tre autorità civili e militari. Eia c.:j)o-
luogo di governatorato, di comune e «li
duepreturepeicantoni meridionale e set-
tentrionale. Piacenza giace in vasta e le-
conda pianura, sulla riva destra del Po,
poco sotto al confluente della Trebbia, a
3q miglia da Parma e 4o ^^^ Milano, iu
clima salubre. Qiiestacitlà èdi forma o-
blunga e cinta da baloardi,dn fosse e dn
moderne fortificazioni. Al sud-ovest era
il Castello o Cittadella con 5 bastioni, in-
trapreso con grandi violenze, gelosie di
nobili ed oppressioni del popolo dal du-
ca Pier Luigi Farnese(da una fiiiestrn
del quale fu gittato dopo trucidato ) nel
1 547 e fatto proseguire da Carlo \ : \l
Castello era in mano del pi esidio austria-
co, in virtù del trattato di Parigi io gni-
gno 1 8 I 7, ma a'sG marzo 1 84<5) per es-
sersi i piacentini dichiarati liberi, venne
sloggiato dai tedeschi , e quindi il go-
verno provvisorio ne ordinò la flemoli-
zione, quale si effettuò appena ebbe Ino-
254 PIA
go la dedizione al Piemonte. Cinque so-
no le portedella città^ s. Antonio, s. Ln/,-
zaro, Boighetlo, Podestà e ». Raimondo.
Dalle acque del fiume, che varcasi sopra
un ponte di barche, la città rimane di-
fesa da un pennello o riparo, superstite
de'lre che venneio gettati nel i6q8 da!
duca Francesco. E' ben fornita di acque-
dotti, alimentati dalle acque provenienti
dalla Trebbia , per cui vi si muovono i
mulini, e scaricano nel Po. Piacenza van-
ta edifìzi magnifici, tanto civili che reli-
giosi, alti a mostrare la propria grandez-
za. ] palazzi Farnese, del Comune, del
Governatore, de'AIercanti, della Finan-
za, di Giustizia, degli Scolti da Fombio,
degli Angnissola da Grazzano, de'Maraz-
7,ani, de'Somaglia, degli Scotti da s. Siro
oda Vigoleno, de'iMalvicini-Fontana, dei
Mandelli, de'conti Tedeschi da s. Fermo
disegno del Vignola, de' conti Tedeschi-
Baldini, Rocca e Marufìì, e de'marchesi
Laudi e Fogliani : il duomo, le chiese di
s. Agostino, della Madonna di Campa-
gna, di s. Antonio, di s. Savino, di S.Si-
sto, di s. Giovanni in canale, ec. sareb-
bero degni di qualunque città primaria.
Le strade sono mediocremente ampie, e
spesso non proporzionate all'altezza de-
gli edifìzi ; prit)ieggiando la grande tra-
versa che da ]iorta s. Lazzaro conduce a
quella di Borghelto, le contrade s. An-
tonio, s. Salvatore, s. R.aimondo, e quel-
la diritta tra la piazza de'Cavalli e quel-
la del Duomo; sommamente grandioso
è il Corso o stradone, però inanimato,
costruito sotto il cardinal Gambara , di
cui per alcun tempo portò il nome, mu-
tato poi con quelli di strada Farnese e di
Bue Friedland. Evvi buona illuminazio-
ne notturna, con fanali a riverbero. Sui
bastioni sono passeggi pubblici , e si di-
stifigue il Wauxhall, ov'èil concorso ge-
nerale. Tre sono le piazze primarie, quelle
de'Cavalli, della Cittadella e del Duomo.
Trovasi la i." nel centro della città, ve-
nendo così nominata per ledue statue co-
lossali equestri di bronzo erette dal co-
PIA
mune e rappresentanti i duchi Alessan-
dro e Ranuccio I Farnese, opere di Moc-
chi da Montevarchi. Fanno bella mostra
nella piazza medesima il palazzo del Co-
mune di stile gotico, opera óA i28i,ed
il palazzo del Governatore eretto nel se-
colo XV e sul fine del passato compito
dall'architetto Lotario Tomba : sur un
lato vedesi pure il collegio de'Mercanti,
nobile edifizio cominciato nel 1677. La
campana posta sulla sommità del palaz-
zo del Comune pesa 10,000 libbre pia-
centine, ed il globo mobile sotto l'orolo-
gio serve a indicar lefasi lunari; sono poi
fatture del conte Barattieri la meridia-
na,' il calendario, il quadrante solare coi
gradi di longitudine e latitudine, il tutto
sulla facciata del palazzo del Governato-
re. La piazza della Cittadella è la più spa-
ziosa : vi grandeggia il magnifico palazzo
Farnese, fondato ne! i558 da Margheri-
ta d' Austria, moglie del duca Ottavio,
che vuoisi disegno del Vignola, ma piìi
\olte fu seirno agl'insulti dellesoldatesche.
Nella vicina via Ferma si trova il palaz-
zo ducale, detto già di Madama, ora di
Finanza, perchè lo fece innalzare Mar-
gherita de Medici nel i658.Non lungi
è il palazzo di Giustizia, antica abitazio-
ne dell'insigne famiglia de'Landi, in cui
sono belli il fregioin plastica, i busti nel-
le due facciate, gli arabeschi marmorei,
alcune statue , il vestibolo e lo scalone.
Il teatro comunitativo onora la memoria
del detto Tomba , e venne fondato nel
i8o3 da una società di cavalieri piacen-
tini, e finito nel i8o4; dieci anni dopo
la proprietà fu devoluta al governo, che
nel 1817 ne investi il comune, e questo
nel i83o lo fece più elegantemente orna-
re e dipingete con disegni del celebre San-
quirico; ingegnosa è la travatura che sor-
regge il so])palco della platea, ed il peri-
metro della sala de'pittori e la curva della
platea, onde al naturai pregio di esser mira-
bilnjenle armonica, olh-e agli spettatori
de'palchi una visuale che cade 0 retta al
centro del proscenio o poco ne diverge.
PIA
Ln calletirale o duomo nel i 122 fu
lifablnicato suH'antico, (juiiuli prohabiU
mente consagrato nel ijS'S da Innocen-
zo li, sotto l'invocazione di Maria Vergi-
ne A.ssunta:ha tre navateeiafligma una
peilétta croce latina. Alle tre porle della
facciala sono pronai formati di colonne
sorrette, quanto alla porlo maggiore, da
due grossi leoni di granito rosso, e quel-
li delle altre da statuette rannicchiate:
sull'arco del pronao della i / sonovi scol-
pili i segni del zodiaco. Ergesi sull'ango-
lo occidentale ilcampanile,sulla cui pun-
ta della piramide si aggira a seconda dei
venti un angelo di bronzo dorato, collo;
calovi nel i34i ; 'a gabbia di ferro che
vedesi infitta in questo edifizio, fu costrut-
ta nel 149^' da Lodovico il Moro, forse
per rinchiudervi i sacrileghi 0 per espor-
re al dileggio della plebe i rei di stato.
Tutto r esterno di questa vasta ed ele-
gante basilica è incrostalo di pietre sca-
vate ne'monti di Rocca Pulzana; vi gira-
no in allo interiormente piccole gallerie
rette da colonnette. La cupola dalla gal-
leria in su è mirabilmente dipinta a (re-
scoda Guercino, meno due profeti: i quat-
tro campi inferiori e i pennacchi della cu-
pola sono lavori di Franceschini e Qiiai-
ni valenti bolognesi. I quattro spartimen-
ti della volta del santuario li dipinsero
Procaccino e Lodovico Caracci : il coio
è fregiato di stucchi dorali; stupendo di-
pinto e capolavoro di Caracci è la fascia
azzurra che s'inarca sul coro, con stelle
e angeli ; i sedili del coro hanno svaiiati
e mirabili arabeschi. essendo sopra la por-
ta im quadro a bassorilievo ben intaglia-
lo. Questo tempio ha altre belle opere a
fresco, il batlisterio, e tra le sacre reliquie
si venera il corpo di S.Giustina vergine e
martire, patrona della città. Il capitolo si
compone diG dignità, cioè prevosto, arci-
diacono, arciprete, vicedomino, decano,
primicerojdi 27 canonici, compresi il teo-
logo e il penitenziere, di 4 niansionari,
di 3o beneficiati, ?. de'qualisono cerenio*
nieri, e di altri preti e chierici. Pio VII
PIA 255
col breve, Eomanornm Pontìfìcum, dei
16 febbraio 1819, Bull. Coiìlin.t. 1 5, p.
1 78, concesse alle dignità e canonici del-
la cattedrale 1' uso della bugia, di assu-
mere la stola sulla cappa, il collare pao*
nazzo e la fettuccia di tal coloie fascio-
lam al cappello. Confina colla cattediale
l'episcopio, antico e solido edifizio. Altro
ragguardevole tempio a 3 navate è quel-
lo di s. Antonino martire della legione
Tebea e pationo della città, l'antichissi-
ma cattedrale di Piacenza, che vuoisi fon-
data nel 3243 restaurata nel C)o3dal ve-
scovo Everardo e rifatta nel 1 i o4 dal
vescovo Sigi fredo. L'antico ingresso o ve-
stibolo dello il Paradiso è di bella archi-
tettura : pieziosesono le pitture del san-
tuario e del coro, rappresentando il qua-
dro dell'altare maggiore s. Antonino e s.
Vittore suo i ."vescovo, le cui ossa si con-
servano nell'ulna, mentre in un'ampolla
si conserva il sangue di s. Antonino, che
si mantiene fresco e vivido : questa pre-
ziosa reliquia si espone alla pubblica ve-
nerazione nelle funzioni solenni chesi fan-
no pel santo, la di cui valida prolezione
i piacentini hanno sempre nuracolosa-
menle sperimentala nelle pul)bliclie ca-
lamità; piamente si ri tiene che questo san-
gue a leu ne voi te abbia bollito, comesi ap-
prende dall'inno che cantasi in onore del
santo. K uffiziato da una collegiata, con
prevosto e 22 canonici. In questa insigne
chiesa, come ex cattedrale, vi è sempre al-
zato il trono vescovile. Il gigantesco sop-
presso tempio di s. Agostino venne in-
nalzato con disegno del Vignola dopo la
metà del secolo KVI, coU'annesso mona-
stero, suir area del vecchio castello di s.
Antonino, pe'canonici regolari Lateranen-
si,chevi spesero ben 60,000 doppie. Son-
tuosa n'è la facciala cominciata nel 1786
con disegno di IMoriggia ; l' interno è a
croce greca con 5 navate maestose, es-
sendo quella di mezzo sostenuta da 34
colonne doriche di granilo d'un sol pez-
zo : l'ampia cupola fasciata di rame reg-
gesi nel mezzo su 4 S''^"^^' pilo"'- Sqm-
9.-S PI A
site <;onn le decorazioni e ricco il mafe-
ilale; in sagrestia snnovi «stiipenrli bassori-
lievi. La chiesa di S.Giovanni in Canale ri-
sale all'epoca de'teraplari, indi vi furono
i francescani, ed i domenicani che rico-
strussero la chiesa e il convento, stabilen-
dovi l'ufiìzio dell'inquisizione. La chiesa
ha tre navi con buoni dipinti, massime la
grandiosa cappella della B. Vei'gine del
Rosario , architettata da Tomba , rico-
struita di nuovo con lanterna, espressa-
mente per dare il giusto lume al bellis-
simo quadro della Presentazione al tem-
piOjdel barone Camuccini (di cui mi pre-
gio possedere il bozzetto) ed all'altro pre-
gievole che gli sta dirimpetto esprimen-
te il viaggio o l'andata al Calvario, del
cav. Laudi. Magnifico è il deposito del
conte Orazio Scotti di IMontalbo, e splen-
dido quello del marchese Bernardino
JNIandelli. La soppressa chiesa del s. Se-
polcro, opera del celebre Bramante, fu
eretta nel i5i3. 11 tempio di s. Maria di
Campagna, presso le miu'a della città, fu
già chiesetta denominata la Beata Ver-
gine di Campagna, appunto perchè fon-
data fuori le mura nel principio del se-
colo XV. All'attuale si die opera neh 5^2,
dicesi da Bramante, a forma di croce gre-
ca , mutata in latina nel fVQi a danno
delle pitture di Campi. Tra i bellissimi
suoi quadri primeggiano s. Giorgio a ca-
vallo di Gatti, s. Agostinodel Pordenone,
il quale dipinse mirabilmente nelle cap-
pelle dell'Adorazione de'Magi e di s. Ca-
terina. Nella cupola dipinse il Gatti e for-
se in parte Pordenone. E uffiziata dai
minori riformati, cìie successero ai mi-
nori osservanti nel iGaS; nella libreria
del convento si conservano in 3 volumi
e donate dalla duchessa Maria Luigia, le
Ordinanze miliiari di S. 31. Caltolica^
opera adorna di disegni a penna a modo
d'incisionejdel valoroso calligrafo Rivetti.
Inoltre uno de'piìi bei templi di Piacenza
è quello di s. Sisto, il cui corpo è sotto
l'altare maggiore, in forma di croce la-
tina, con tre navi e due cupole : le più
PIA
l)clle pitture che l'arricchiscono sono nel
coro, ogni seggio del quale contiene stu-
pende prospettive in tarsia. Il magnifico
mausoleo di Margherita d'Austria, di sti-
le borrominesco , ha statue di Giacinto
Fiorentino. Questanobile chiesa col l'an-
nesso monastero , oggi soppresso, venne
fondata per la pietà dell'imperatrice An-
gilberga nell'874) '^ quale riccamente
dotò il monastero, assegnandogli anche in
feudo Guastalla i^V.). Fu in prima abi-
tato dalle monache della Risurrezione,
le quali scacciate nel i i 12 dalla contes-
sa IMatilde, attesa la loro cattiva vita, vi
andarono ad abitare i benedettini , che
incontrarono la stessa sorte nel i285, e
vennero sostituiti dalle suore di s. Fran-
cesco dettele Rinchiuse. Espulse dipoi es-
se pure da que'monaci, questi vi si rista-
bilirono di pie fermo e si dierono poi a
riedifica re secondo l'attii al forma la chie-
sa e il monastero, che divenne fra'pri ma-
ri d'Italia e produsse uomini chiarissimi.
Altra ragguardevole chiesa è s. vSavino,
antica abbazia de'girolamini. Fu costrui-
ta nel qoo e rifatta nel secolo XV , ma
la facciata con vestibolo chiuso da can-
celli è più recente. Ha tre navi, con ai-
tar maggiore di finissimi marmi, con fi-
gure e fogliami di bronzo dorato ; sotto
la ricchissima ui-na riposano i corpi dei
santi. Vi sono buoni quadri e freschi : il
sotterraneo antichissimo ha il volto sor-
retto da pilastri o colonne quadrate eoa
capitelli vagamente scolpiti. La chiesa di
s. Francesco grande fu cominciata dai
francescani nel 1278: è grandiosa, di sti-
le gotico, con tre navi e cupola con pre-
gievoli freschi, oltre alcuni buoni quadri.
Queste sono in Piacenza le chiese piìi co-
spicue, poiché in tutte compreso gli ora-
torii sono 56, senza comprendervene 29
soppresse e convertite in caserme o altri
usi pubblici, o inservienti. Delle prime,
82 sono parrocchie e col fonte sacro, fra
le quali sono collegiate s. Alessandro, s.
Antonino, s. Gervasio, s. Maria in Ga-
riverto, s. Michele, s. Uldarico.
PIA
Grislituti d'istruzione e di cdiicnzio-
ne sono i seguenti. Le scuole superiori e
secondarie trovansi nel collegio di s. Pie-
tro, già de'gesnili, chiamati in Piacenza
dal duca Ottavio, i quali ne) i 095 l'edifi-
carono, IO anni dopo l'erezione della con-
tigua chiesa di s. Pietro: le scuole supe-
riori contano i5 professori nelle facoltà
teologica, legale, medica e filosofica ; le
macchine del gahinelto di fisica le donò
nel 1826 il detto marchese Mandelli, ol-
tre strumenti e lavori ottici e alquanli
libii giàdell'altroillustre piacentino Giu-
seppe Sacchini. Fu già antichissimo uno
studio in Piacenza, risalendo a Innocen-
zo 1 V nel 1 248, e tanto fioriva nel i SgS
che Gian Galeazzo Visconti ordinò a'sud-
diti di non recarsi ad alcuna università
dalla piacentina in fuori. Le scuole pri-
marie trovansi scompartite in 4 quartie-
ri della città. Il seminario attuale, succe-
duto al già fondato dal b. Durali vesco-
\o , deve Io stato di grandezza in cui si
trova alla pietà e munificenza di Grego-
I io Cerati, altro vescovo, che inoltre lo
provvide di biblioteca e di villeggiatura,
avendo a tal uopo acquistato e ingrandi-
to il palazzo già de'gesuitijdue miglia da
Piacenza. Per le sue rendite tanto gli a-
junni, che i numerosi convittori, pagano
modica dozzina. L'insigne collegio fonda-
to dal celebre cardinal Alheroni ( di cui
parlai anche a s. Marino, e negli altri ar-
ticoli che lo riguardano ), in s. Lazzaro,
circa un miglio e un terzo da Piacenza,
già feudo dei nobili Radini-Tedeschi , è
un maestoso edifizio vastissimo con chie-
sa, nel quale 60 giovani, compresi 6 stu-
denti missionari, sono avviati per la car-
riera ecclesiastica, ed istruiti gratis sotto
la direzione de'preti della missione nel-
le filosofiche e teologiche discipline per
9 anni , facendovi gli esercizi spirituali
quelli che si promuovono agli ordini sa-
cri. Neh 733 il cardinale pose mano all'e-
difizio dopo la demolizione del l'antico spe-
dale de'lebbrosi, e fu compito nel 1746,
riparando quindi ai gravi guasti degli spa-
VOL. MI.
PIA
217
gnuoli nel lySi : lo stabili per 54 piacen-
tini di oneste famiglie e lolasciòeredeu-
iiiversale del pingue suo asse, onde pre-
se il nome di Collegio Alberoni, dichia-
randone prolettore il vescovo. Lo stabili-
mento possiede biblioteca di circa 20,000
volumi, e quadri di pregio sì nel collegio
che in chiesa, ove è il mausoleo in mar-
mo bianco del benemerito fondatore. Da
questo collegio uscirono parecchi lette-
rati illustri, fra'quali 1' ab. Giuseppe Bi-
gnami; che nel i833 pubblicò un erudi-
to elogio del cardinale. Per lezitelle sus-
sistono i seguenti istituti. Il collegio di s.
Orsola, cospicuo edifizio, fondato nella
metà del secolo XVII e risorto per Maria
Luigia : vi si tengono a convitto nobili
donzelle, con iscuola a beneficio delle fan-
ciulle, sotto la direzione delle benemeri-
te religiose orsoline. Altra scuola gratui-
ta per le fanciulle è nell'antico monaste-
ro di s. Teresa : anche in quello già di s.
Chiara si fa scuola alle ragazze. L'istitu-
to Gerardin fu aperto nel 1 8 1 6 per atto
sovrano alle fanciulle di civile condizio-
ne, nel già convento dis. Agostino. Il pio
istituto Maruffi è nel già convento di s.
E.aimondo, per l'educazione di nobili o
civili donzelle, non meno cheall'ammae-
slramento di circa 3o ragazze della clas-
se indigente : la fondazione si deve a Ma-
riaTeresa de'conti Maruffi Villa nel 1 829,
già monaca benedettina.
L'istituto Gazola è un bel monumen-
to di beneficenza, nel 1771 lasciato alla
patria dal conte Felice Gazola , tenente
generale del re di Spagna, per doti a po-
vere fanciulle , e per maestri e sussidii
ai giovani che diano segno di ben riusci-
re nella pittura, scultura, architettura,
agrimensura e nell'arte dell'argentiere;
alcune di tali scuole sono nel palazzo del
fondatore. La biblioteca è nel collegio s.
Pietre; incominciata nel i j n ^, anmen-
tata con librerie di benefattori, de' sop-
pressi conventi o acquistate, ora conta più
di 3o,ooo volumi : principale tra'suoi or-
namenti è il Salterio Davidico della re-
17
258 PIA
gina Engilberga cleir827 Sonovi Mblio
teche particolari, la sceltissima e ricca di
ben 36jOOo volumi, del marchese Laudi;
r quelle del d/Sidoli e del preposto Vol-
pini. Il preposto Bissi possiede una colle-
zione di monete delle zecche di Parma e
Piacenza, e delle medaglie degli uomini
illustri de'dtie ducati, da ultimo acquista-
le dal museo parmense, altra collezione
di monete italiane e di medaglie pontifì-
cie, oltre le raccolte di opere e mss. dei
concittadini, e di epigrafi antiche e mo-
numenti piacentini. Il prof. cav. Vene-
ziani tiene diverse buone macchine fisi-
che; d. Carlo Borani, vari dipinti in te-
la e più incisioni in rame; il conte Ba-
rattieri, stampe antiche e moderne, cose
indiane e cinesi ; il cav. Cortesi , museo
di storia naturale de'cOlli e monti del pia-
centino, minerali esteri e serie di conchi-
glie;i fratelli Zanetti, gabinetto di storia
naturale , numismatica ed antichità; fi-
nalmente le raccolte d'incisioni del conte
Lodi e marchese Giandemaria,e di qua-
dri del can. Angiolini. Il giardino agro-
J)Otaiiico lo formò Carlo Pavesi. GÌ' isti-
tuti di beneficenza sono: l'ospedale gran-
de incominciato nel 1 4? ' j capace di 3oo
infermi; l'ospedale militale per4oo ma
lati; l'ospizio delle esposte; quello degli
orfani e degli esposti de'soniaschi, princi-
piato nel 1578; l'ospizio delle preserva-
le e delle carline per fanciulle, con bella
chiesa ; quello delle orfane e marocche;
Ja spezieria de'poveri istituita nel iSSj;
il monte di pietà ch'ebbe vita nel 149'
dal b. Bernardino da Feltre;il ritiro Ce-
rati, pia opera pei poveri e impotenti sa-
cerdoti della diocesi; l'opera piaMaudel-
li perle fanciulle e vedove bisognose. In
Piacenza sonovi i conventi de' riformati
e cappuccini, i monasteri delle orsoline e
carmelitane scalze, e diverse confraterni-
1 e; pai ecchie fabbriche e nel territorioal-
tinie cartiere. Da Corrado III imperato-
re nel I i4o i piacentini ottennero l'or-
namento della zecca, secondo l'autore del-
la Cronaca piacentina j ma il Locati nella
P I A
StO'-in (lì Piacenza dice che tal preroga-
tiva già era 'itala conceduta anche da En-
jicoIV ed Enrico V: delle prime monete
fa parola il Muratori neWa diss. l'j. Lo
Scilla fa menzione del giulio e mezza
doppia battuti con arine del cardinal
Salviati legato di Piacenza perCleraen-
te VII. L'aulico stemma di Piacenza
consisteva in un quadretto d'argento in
campo rosso ; nel secolo XV si aggiunse
una lupa, forse per accennar la dedu-
zione in Piacenza della coionia romana.
Vanta Piacenza un gran numero di
uomini illustri per santità di vita e di-
gnità ecclesiastiche, de' quali traila il
Campi; oltre i Papi b. Gregorio X Viscon-
ti e Gregorio XI Vicedomini (^'^.), ebbe i
cardinali ditone, Azzo, Pecoraria, Ja-
copoErebertodella Porla. Guido, Lom-
bardo, Diana, Gio. Visconti, Coppalla-
ti, Innocenzo del /l/o;i/e, Taddeo del Fer-
me, Alheroni, Laudi, Somaglia, Ga-
zala, 31arazzanì e Crencìni: tutti han-
no biografìe, e per l'ullimo vedasi Par-
ma. I piacentini fiorirono distinti sino
dai tempi antichi : L. Calpurnio Pisone
fu console e die la figlia Calpurnia in
isposa a Giulio Cesare ; e Tito Tinca
coetaneo di Cicerone fu eloquente orato-
re. Fiorirono nelle armi e nella scienza
di slato, Alberto Scolto signore di Pia-
cenza, Jacopo del Verme, Filippo Arcel-
li, il grande Alessandro Farnese, il gene-
rale Sforza Pallavicino nato a Fioreuzuo-
la, R.afiaele Fulgosio onore della giuris-
prudenza, come lo fu il cav. Berlani.
Nella medicina e chirui-gia primeggiaro-
no Guglielmo da Salicelo, il i.° che me-
dicò la sifilide co' mercuriali ; Piocco e
Bassiano Laudi; Casserio anatomico che
prima di Stenotie scuopri i muscoli, cui
il secondo die il suo nome e adombrò
gl'inlerspinali ; Pesatori anche letterato.
In fisica e matematica, il gesuita Casati,
il conte Barattieri , il lodalo Sacchini,
Benemeriti della storia, Pietro, Antonio
e Alberto Ripalta, Campi, Bardelli, Pog-
giali. In filosofia e Icllcralura, Craslo-
I' I A
ni, Loionzo Valla natn in Roma, Gior-
gio Vall;ij Varini, Falconi, il conte Gas-
sola, Tommaso r>atlini-Tedesclii uno dei
più dotti del suo tempo, Cornelio IMiis-
so vescovo di l'itonto, Donieniclii, Co-
stanzo Landi, Parabosco anche maestro
di cappella, Ferrante Pallavicino nato in
l^arma, Sanseverini, Angiolini, il mar-
chese Uberto Landi, il p. Ansaldi, della
Cella, Cassine, Cramieri, Maggi, Gerva-
si, Melchiorre Gioia lume della statisti-
ca e delle scienze economiche. Nella scul-
tura fiorirono, Oberto da Piacenza che
col fratello Pietro nel 1196 giltò in
bronzo le porte che dalpalazzoLalerano
mettevano alle contigue basiliche; Ante-
lotto Tjraccioforle, Antonio dal Mezzano,
Giulio Mazzoni, Angelo Spinazzi, Giulio
Cravari. Nella pittura Bartolinoda Pia-
cenza, il celebre cav. Gaspare Landi , il
cav. Pannini, Avanzini, Ercole, Boselli.
Nell'architettura ToDiba, Paolo Gazola.
Nella musica il maestro Nicolini. Quan-
to alle scienze ed alle lettere sono cele-
bratissimi Gian Domenico Romagnosi ,
l'ietro Giordani, d. Giuseppe Veneziani,
il vescovo Lodovico Loschi, Pietro Gioia,
rdibate Luigi Maria Rezzi, per non dire
di altri. E' poi utile il giornale agrai'io
che si pubblica in Piacenza da! Biigoni.
Vedasi l'erudito opuscolo di L. Scarabei-
li : Giulio Alberoni e i piacentini illustri.
Lodi i84'- Can. Pietro Maria Campi,
Hisloria universale con delle cose eccle-
siastiche come secolari di Piacenza, del-
le famiglie nobili, e dcU'hisloria drllafon
dazione della città di Tito Oninsio pia-
centino, Piacenza i 659, stamperia came-
rale del Bazachi. Proposto CristoforoPog-
giali, Memorie storiche, W\ fj^j, infor-
no alle quali un anonimo sotto il nome di
Andreucci scrisse eleganti, erudite e cri-
tiche lettere, e le stampò nel i jSS in Mi-
liino. Ab. Gio. Vincenzo Boselli , Storie
piacenlinfj ivi 1798. Inoltre il Poggiali
ci die, Ulemorie per la storia letteraria
di Piacenza, ivi 1789: per la continua-
zione r encomiato Cella lasciò preziosi
PIA 20.J
uiss. Aldi scrittori li riportai a Paema ,
con le notizie del ducato. Da ultimo l'av.
Anton Domenico Rossi, coi tipi Del Mai-
no, pubblicò le Storie piacentine.
L'origine di Piacenza è involta nella
caligine del tempo : forse ai galli o agli
etruschi si deve attribuire, ma ai roma-
ni non pare ragionevole ; a questi sol-
tanto sembra doversi assegnare la dedu-
zione d' una colonia nell' anno 535 di
Roma, 218 innanzi l'era nostra. Fuvvi
chi disse che dal piacente aspetto Piacen-
za ha nome, altri ne ripescarono etimo-
logie ripugnanti ai critici. L'anno poste-
liure a quello della colonia è memoran-
do per la sconfìtta che Annibale diede al-
l'ardito console Sempronio sulle sponde
della Trebbia, poco dopo il fatto d'armi
accaduto tra il Po e il Ticino, in Cam-
premoldo, o tra Crovara e Rivalta, nel
quale rimase gravemente ferito l'altio
console Cornelio Scipione, sicché dovè ri-
tirarsi su' colli piacentini. Lagrimevole
eccidio quindi seguì di Piacenza l'anno
di Roma 553, essendo caduta nelle mani
degli spietati soldati d'Amilcare. Presero
dipoi novella baldanza i galli, che fu rin-
tuzzata nel 556 dal console Gneo Corne-
lio. Tuttavia rialzarono la fronte e si rese-
ro ancor funesti a'piacenlini, finché furo-
no debellatida Q.MinuzioTermo, laonde
la sminuita colonia fu da 3ooo famiglie
romane ristorala : però nella guerra tra
Ottone e Vitelliopatì molte rovine e l'an-
fiteatro andò distrutto. Sinché il roma-
no impero fu in maestà e potenza, a lui
si tenne fedele Piacenza, crebbe di potere
e di ricchezza, e molto ancora fu onorata,
essendo stata ascritta alla romana citta-
dinanza, ed innalzata a metropoli delle
colonie circumpadane, porzione della
Gallia Cisalpina , e (\y\\u(\\ in municipio.
Corse la fu luna delle altre città dell'E-
milia, in cui eia compresa, come capitale
di essa, dopo che fu consunto l'impero di
Roma, andando anch'essa soggetta alle
dominazioni de'baibari invasori, eruli,
gnti^ fianchi, longobardi e greci. Totila
iGo PIA
re de'goti nel 545 invano la strinse d'as-
sedio, bensì riuscì di prenderla al longo-
bardo Alboino nel 570. Come posta nel-
\ Esarcato [V.) seguì la sorte di questo,
quando sotto il Papa S.Gregorio II si pose
nella protezionedella s. Sede, meglio con-
fermando la dedizioneal Pontefice s. Zac-
caria. Ricorrendo Stefano 11 detto III a
Pipino re di Francia, contro Astolfo re
de' longobardi invasore dell'Esarcato, il
primo restituì al Papa le terre occupale
e ne donò altre per l'ingrandimento del
principato della romana chiesa, e Piacen-
za gli fu nel 755 consegnata dall'abbate
di s. Dionigio ministro di Pipino. Cai lo
]Magno, Lodovico I ed altri imperatori
confermarono la sovranità temporale del
Papa anche su Piacenza. Distrutto il re-
gno de' longobardi, Piacenza fu preda o
premio di altri re o signori che tiranneg-
giarono r Italia. Neil' 891 Piacenza era
soggetta ai ministri della s. Sede, come
rilevasi da un diploma di Stefano V det-
to VI, dato a Bernardo vescovo della me-
desima, ove gli conferma tutte le passate
concessioni pontificie e imperiali, con fra-
si di principe temporale e sovrano. Sem-
bra non potersi dubitare che la grau con-
tessa Matilde fosse signora anche di Pia-
cenza, perciò compresa nella donazione
perpetua fatta da lei a s. Gregorio VII
de'suoi stati per la sede apostolica, o alme-
no dovuta alla Chiesa in compenso di RI an-
tova; benché da Carlo Magno fino ad En-
rico 11 del I o 1 4 con pubbliche e solenni di-
chiarazioni fossero state riconosciute Par-
ma e Piacenza co' loro territori!, in for-
ma autentica e notoria, per appartenen-
ti alla Chiesa, argomento toccato meglio
a Parma, anche pei seguenti secoli sino ai
presente. IlPapa Urbano lì si recò in Pia-
cenza nel 1095 e vi convocò un conci-
lio per provvedere agli aifaii della Chie-
sa, che durò dal i.° marzo fino ai 7. Non
essendovi chiesa che potesse contenere i
principi d' Italia, i magistrati delle città
libere, 200 vescovi, 4ooochiericij con pivi
di 3o,ooo laici, che altri dicono 4oj00o
PIA
e piti assai ancora, Urbano li lo celebrò
sotto le tende in campagna: altri scrivo-
no che la i.^ e la 3.' sessione si tennero
in aperta campagna. Inquesla celebre a-
dunanza gì' italiani diedero il primo e-
sempio all'Europa di addossarsi la croce
per conquistare Gerusalemme dalle ma-
ni de' saraceni : con solenne giuramen-
to fu il Papa dichiarato capo dell' u-
nione de' crocesignali, e la croce ven-
ne stabilita per stendardo; però questa
1.^ crociata di Palestina meglio fu sta-
bilita da Urbano II nel concilio di Cler-
mont. Nel concilio di Piacenza si presen-
tò l'imperatrice Adelaideo Prassede, e fe-
cevi le più forti lagnanze contro il ma-
ritoEnricolVchel'avea ripudiata, e pub-
blicamente lo accusò per le nere infamie
che le avea fatto soffrire. Trattossi del ma-
trimonio di Filippo I re di Francia con
Bertrada di Monfort, e vi ottenne una
dilazione sino a Pentecoste; e dei mezzi
di soccorrere Alessio 1 Comueno impera-
tore di Costantinopoli, minacciato dai sa-
raceni. Si rinnovarono le condanne del-
l'eresia di Berengario, e fu chiaramente
definita la fededella presenza reale di Ge-
sù Cristo nell'Eucaristia; egualmente fu-
rono condannati i nicolaili, gli ecclesia-
stici incontinenti, i simoniaci, le ordina-
zioni dell'antipapa Clemente 111 da Par-
ma e degli altri scomunicati. Fu fissato
il digiuno delle quattro tempora, ed alle
prefazioni della messa dicesi che Urbano
Il aggiungesse quella della Beata Vergine.
Coiicil. t. IO, p. 5oi. Il Papa agli i i a-
prile passò a Cremona, indi in Francia.
Nel I 120 o I 122 si portò in Piacenza
Calisto II e vi celebrò la Pasqua.
Non sì tosto che la podestà imperiale
trovossi afìievolita, che le città lombar-
de si eressero in repubbliche: anche Pia-
cenza, in cui predominava il vescovo, reg-
gevasi di già a comune nel 1 126. Poco
dopo e nel 1 182 vi si recò Innocenzo U
passata la Pasqua, che avea celebrala iu
Asti, e vi tenne un concilio coi vescovi di
Lombardia, Romagna e della Marca : vi
PI A
scomunicò l'antipapa Anacleto fi, e veii
ne ordinato che non sarebbero ammessi
alla penitenza tutti quelli, i quali non vo-
lessero rinunziare al concubinato, all'o-
din o a qualunque altro peccato mortale.
Diz. dc'conc. Il Papa si portò quindi nel-
le convicine parti, e nel luglio a Cremo-
na. Anche Eugenio III onorò di sua pre-
senza Piacenza nel i if\.'j. Intanto Pia-
cenza pure fu sbattuta dalle fazioni dei
guelfi e ghibellini, insidiala dai cittaduii
più potenti, come cupidi di dominarla, e
trascinata in guerre co' popoli vicini, o
per gl'interessi della Chiesa o dell'impe-
ro. Il feudalismo già molto ingigantito
e la repubblica d'Italia ebbero una gra-
ve ferita per la dieta che Federico I ten
ne nella famosa Pioncaglia; ne poterono
l'ialzare il capo se non quando le città
lombarde sorsero contro quell' impera-
tore, e piìi ancora quando fu costretto
a sottoscrivere la famigerata pace di Co-
stanza del 25 giugno ii83, i prelimi-
nari della quale furono intavolati in s.
Antonino di Piacenza, ove egli a tale ef-
fetto spedi Guglielmo vescovo d' Asti,
Ridolfi ciambellano e il monaco Teodo-
rico. Laonde il i.° d'aprile le cittadella
celebre lega lombarda si pacificarono con
l'imperatore, ottenutele loro franchigie
e la municipale indipendenza, purché
quando l'imperatore calasse in Italia das-
sero il viatico e riserbassero i giudizi in
appello; ed egli in vece lasciò alle comu-
nità i loro consoli ed il diritto di pace e
di guerra, dovendo restare sotto l'impe-
riai protezione, la cui suprema potestà
aveano sempre a riconoscere. A questi
preliminari nella chiesa di s. Brigida i
ileputali delle città ne giurarono l'osser-
vanza. Tre anni prima Piacenza era ri-
tornata sotto il dominio della s. Sede,
venendo governata dal cardinal Pietro
diacono di s. Cecilia, ed il Papa Lucio III
ron intervenne a detta pace, onde non
restò pregiudicata la Chiesa dei dominii
piacentini e parmigiani. Anche Papa Gre-
gorio Vili si trovò in Piacenza nel i 187,
PIA 261
donde scrisse una lettera ad Enrico VI,
altri dicono da Parma. Ma non per que-
sto migliorarono le sorli della repubbli-
ca piacentina, che spese il rimanente del
secolo XII e più della metà del W\\ in
guerre infruttuose, almeno co' milanesi,
parmigiani ed altri popoli, e vide nel suo
seno suscitali fieri dissidii per l'insolenza
e ingordigia de'magnati, e l'intolleranza
popolare. Innocenzo III scrisse a'vescovi
dell' Emilia come a sudditi anche nel
temporale della Chiesa, per ricuperare
le città alla sede apostolica, insieme a
Piacenza, la quale pare che da lui di-
pendente si reggesse: nel voi. IX, p. 23o,
dissi dell' interdetto fulminato per aver
Guglielmo Pallavicino spogliato il car-
dinal di Capua reduce dalla Boemia. Nel
l'asti tumultuando fra loro i piacentini,
per essere state introdotte nella città mi-
lizie forestiere, Gregorio IX vi spedì il
vescovo d'Ascoli per porre riparo a tut-
to, come supremo signore di essa, che
governava pel cardinal Pecoraria ; nel
l'i/fo il legato Montelongo comandava
per detto P<q)a in Piacenza, per mezzo
del quale Innocenzo IV mantenne i po-
poli ubbidienti contro le suggestioni di
Federico IIj onde meritò il patriarcato
d'Aquileia. Trovandosi la città indeboli-
ta dalle infestine discordie, ed angustia-
ta dai continui sacoheggiamenti che nel
suo territorio commettevano i fuorusciti
o le soldatesche imperiali, sperò forse di
trovare onore e salvezza in Oberto Pal-
lavicino capo-parte ghibellino, e al suo
dominio si assoggettò nel 1254. Ineso-
rabile oppressore di tullociò che guelfo
era, egli inasprì grandemente questa par-
te, per cui fuggì il vescovo dalla città.
Innocenzo IV bandì contro di lui la cro-
ciata e le scomuniche, le quali rinnovò
Alessandro IV nel 1257, anno in cui
Oberto fu cacciato, in un al fautore li-
bertino Laudi seguace di Corrado IV,
che avea fatto Oberto suo vicario. Tor-
nata la città alla pontificia ubbidienza,
Alessandro IV sollecilalo dalle ambasce-
263 P I A
rie de'piacenliiii a riceverli in grazia, nel
1258 commise agli abbati di Mezzano e
del s. Sepolcro di ammetterli al giura-
mento ed assolverli di aver riconosciuto
a signore Pallavicino e giurato fedeltà a
Corrado IV figlio di Federico II.
Continuando Piacenza a ubbidire al-
la sede apostolica , e ciò non piacendo
al vescovo Fulgosio, nel 1261 la fece di
nuovo occupare dal Pallavicino, per cui
Urbano IV citò il vescovo a presentarsi
a lui, e scomunicò Pallavicino, anche co-
me aderente a Manfredi usurpatore di
Sicilia, pubblicando contro di essi la cro-
ciala. Poco dopo si recò a Piacenza il
cardinal Briè, poi Martino IV; Pallavi-
cino ne partì, ed egli vi elesse a podestà
Reginaldo Scotto per governarla ; indi
nel 1267 fece detnolire le case del Lau-
di e altri ribelli, per aver tramalo lega
contro il Papa, principe sovrano della
città. Continuando Ubertino Laudi con
altri ghibellini a inquietare il comune,
con orribili guasti nel territorio, men-
tre per la Chiesa n' era legato Gugliel-
mo vescovo di Ferrara, risolsero i pia-
centini di farsi scudo dell'autorità di Car-
lo 1 d'Angiò, vassallo della Chiesa roma-
na come re di Sicilia e senatore di Pio-
ma, cui nel 1271 per io aiuii diedero
la signoria della città. Non per questo
piegò il capo quel formidabile fuorusci-
lo, che anzi più baldanzoso apparve. In-
darno essendosi intromesso per amor pa-
trio il concittadino Gregorio X, onde con-
ciliare Ubertino colla città, si risolse ri-
correre alle scomuniche, come già dissi
nel voi. XXXII, p. 272 e 275, nel descri-
vere le due volte che il Papa si recò a Pia-
cenza. Aspirando sempre Uberlinoal do-
minio patrio, ed essendo trascorso il de-
cennio, Carlo I nel 1281 rinunciò la si-
gnoria che avea tenuto per la Chiesa, si-
gnoria che essendo per qualche anno am-
ministra la dal governo popolare, nel 1 290
venne in mano di Alberto Scollo, qua •
le prolettore perpetuo con mero e mi-
sto impero, per \ulcie della Chiesa, le
PI A
cui parli, come il suocero Fontana, se-
guiva; però egli dopo Oberto Pallavici-
no fu quello che portò maggiori colpi al-
la libertà della patria. Questo vero mae-
stro di politica cresceva di potenza con
Matteo Visconti di Milano e sostenevansi
l'un l'altro. Se non che, per le nozze di
Galeazzo figlio di Matteo con Beatrice
Estense, che Albeito designava isposa ad
un suo fìllio, ne sorse fiera nimicizia. Nel
1 3o2 cullegatosi Alberto con altri nemi-
ci del Visconti, portò contro di lui le ar-
mi e la fortuna glielo pose in mano nel
fìllio di Cavigiione, onde lo trasse prigio-
niero a Piacenza. Alberto s'inimicò i po-
tenti Toriiani milanesi, che uniti a Vis-
conte Pallavicino , con altri della fazio-
ne che aderiva all'imperatore, furono so-
pra a Piacenza, e riparò in Parma invi-
lato da Correggio che volea carpirgli il
dominio. Sorse ancora il barcollante go-
verno popolare, molti si mostravano di-
voti alla s. Sede, e perciò partigiani del-
lo Scollo; altri seguirono i suoi parenti
Fontana, altri i Laudi ed i Fulgosi che
tenevano le parti dei Visconti, Torriani
e altri imperiali; quindi si elessero ret-
tori Visconte Pallavicino e Lancellotlo
Anguissola; ma poco dopo rientralo Al-
berto, ne cacciò la fazione ghibellina. Que-
sta si fece grossa al ponte Albarola, ove
combattè ferocemente i guelH nel 1807
e li sconfisse; cosa che abbassò la fortu-
na di Alberto, sicché i piacentini risolse-
ro eleggersi un altro difensore nel i3o8
in Guido della Torre. Covando lo Scot-
to vendetta, nel maggio del seguente an-
no allo scoppio d' un ammurmamento,
ritornò alla signoria e i ghibellini furo-
no espulsi. Pei tanti nemici pullulati con-
tro di lui, nel i3io fu costretto alla fu-
ga, e poi Enrico VII pose in Piacenza
un vicario imperiale. Tuttavia riuscì al-
lo Scotto, col mezzo di Galeazzo Viscon-
ti, di avere per la terza volta la domina-
zione di sua patria, ove non rimise pun-
to dalla intollerabile usata crudeltà. Non
riuscendo a Matteo Visconti di pacificar^
PIA
Io colla fazione ghibcUinn, di cui crn ca-
po Ubertino Laudi, fece andare ambe-
due in Milano, e quindi Galeazzo da po-
chi gliibeilini nel i3i3, in nome dell'im-
peratore fu eletto signore perpetuo di
Piacenza : Albei to si fortificò in Castel-
rArf{iinfo, ma preso dai Visconti, fu fat-
to morire nel Castel Recale di Crema.
Soltomettevansi mano mano aCaleaz-
zo tutti i luoghi del piacentino tenuti dai
fuoruscili; ed infanto eh' egli allargava
il dominio, si accrescevano gli odii per
le taglie grossissime che imponeva al po-
polo, e pel suo contegno verso i frali e le
chiese. Fu col padre accusato e condan-
nato dal tribunale iu([uisitorio creato a
posta da Giovanni XXII residente in A-
vignone. In questo tempo Galeazzo aven-
do tentato far onta al pudore della bel-
lissima Bianchina Landi, moglie di Obiz-
zo detto Versuzio, questi volse I' animo
a vendetta, e profittando dell'assenza del
Visconti, nel i322 restituì Piacenza al
Papa, il quale lo nominò governatore e vi
mandò a prenderne possesso il legato car-
dinal Poggelto: inoltre il Landi, in pre-
mio di lai ricupera, d'ordine pontificio
ebbe dal couìune 10,000 lire in terre feu-
dali. I piacentini spedirono ambascerie
in Avignone a prestare il giuramento di
ubbidienza, riconoscendo l'antico domi-
nio della sede apostolica. Il Papa eserci-
tò diverse beneficenze e alti di piena au-
torità sovrana, concedendo alla città pri-
vilegi, il successore Benedetto XII nel
i334 ricevette solenne ambasceria dai
piacentini, gli esortò a custodire la città,
di cui fu deputato governatore da! vica-
rio apostolico. Pagano Guaschi: indi il
Papa scrisse a'Visconti ed ai fratelli del-
la Scala di non offendere Piacenza cit-
tà della Chiesa. Ma Francesco Scolto fi-
glio di Alberto, inalberò il vessillo della
rivolta; si cacciarono i pontificii e i guel-
fi dalla città, ed egli ne fu eletto signore
nel i335. Poco durò in tal fortuna, per-
chè nel declinar del i33G fu soppiantato
da Azzo Visconti j che morì nel i34o
P I A iG-ì
compianto, succedendogli i zii Luchino
e Giovanni. Desiderando questi legitti-
mare l'usurpato dominio, spedirono am-
l>asciafori a Benedetto XII per ottenere
in vicariato a nome della Chiesa roma-
na le signorie ch'essi avevano :'dopo ma-
im-a consulta, per le suppliche de' pia-
contini e col consenso del sacro collegio,
il Papa li costituì vicari di Piacenza per
la chieda romana nel i34i,con tutte le
riserve e clausole per le lagioni della s.
Sede, col censo convenuto di io,noo fio-
rini d'oro nel giorno de'ss. Pietro e Pao-
lo, che pagarono nel i342. Il dominio
di Piacenza nel i354 passò a i^Iattco II
Visconti, e l'aimo appresso a Galeazzo
II, sotto il cui governo i piacentini pre-
sero Pavia, fecero altre imprese, ed eb-
bero danni dalle milizie papali; poiché
il governo de' Visconti essendo degene-
rato in tirannide, opprimendo special-
mente quelli che per particolari diritti
appartenevano al dominio della s. Sede,
nel 1372 Gregorio XI ricevuto l'avviso
che i piacentini avevano comincialo a
scuoterne il giogo, inviò loro nunzi per a-
nimarli a perfezionare l'impresa ; ed es-
sendosi due anni dopo ricuperate dal-
l' esercito della Chiesa molte terre e ca-
stelli del territorio, e finalmente la slessa
Piacenza che di nuovo si sottopose nel-
r utile dominio del romano Pontefice,
creò capitano generale del piacentino Da-
niele del Carrello, sotto l'ubbidienza del
cardinal Guglielmo diacono di s. Ange-
lo, vicario generale della sede apostolica
nelle cose temporali de'paesi d'Italia sog-
getti alla medesima. Inoltre il Papa con-
fermò ai fratelli Ziliani l'esenzione delle
gabelle in tutto il distretto di Piacenza,
per la cessione da loro fatta alla Chiesa
del castello della Motta ; nel 1376 co-
rcando a Lupi Ricasoli capitano genera-
le per la Chiesa nel territorio di Piacen-
za, che rendesse giustizia agli ArcelliFon-
tana e ad Ubertino Rizoli, contro An-
tonio Banditi, il quale nella rocca di OI-
zisio, che tenea per la sede apostolica,
264 PIA.
avea essi e molti nobili piacentini sorpre-
si e posti iti servitù, e pel riscatto avea
estorti 5oo ducati d'oro.
Dopo la morte di Gregorio XI succes-
se il grave e lungo scisma, per cui ne
profittarono gli usurpatori de'dorainii ec-
clesiastici,e nel 1878 Gian Galeazzo Vis-
conti riprese Piacenza, vi si tenne saldo,
e fecesi rispettare dai tanti suoi nemici.
Allorquando mancò di vita nel i4o'a ,
BonifacioIX e altri mostrarono il loro ri-
senlimentocogli slati de'Visconti: si sca-
tenarono le addormentate fazioni , gli
Scotti capi ghibellini neli4o4i"'hell'ii"ono
Piacenza, e furono alle mani cogli An-
guissola. Di tali scompigli approfittan-
do Ottone Terzi parmigiano, si recò a
Piacenza, e la tolse di mano agli Scotti;
ina ben presto fu occupata dulie armi
ducali milanesi, guidate da Facino Ca-
ne, il quale poco appresso se ne fece pro-
clamare signore, ingannando cosi il duca
Gio. Maria Visconti, a cui nello stesso
anno la riacquistò il Terzi. Questi due
avidi capitani se la tolsero e ritolsero a
"vicenda di mano, più a sé stessi pensan-
do che agli interessi di quel miserabile
duca, che finì di vivere nel i4'2, e gli
successe Fdippo Maria. Alla morte di det-
to principe. Piacenza trovavasi in pote-
re di Giovanni da Vignate signore di Lo-
di, al quale aveala venduta Antonio di
Hostendun, lasciatovi con presidio fran-
cese dal capitano Gio. Lemeingre detto
Bucicaldo, che nel precedente anno, abu-
sando della debolezza di Milano, l'avea
occupata pel suo re Carlo \ I. A Parm.\
dissi come Giovanni XXI II visitò Piacen-
za e quali alti sovrani vi esercitò. Filip-
po Maria diedesi tosto a fare atti di giu-
risdizione nel distretto di Piacenza, mas-
sime collo staccarne diverse terre, ch'egli
eresse in contea di Valtidonee concesse
in feudo a Bartolomeoe Filippo Arcelli;
poscia per mano di quest' ultimo ricu-
però anche la città, nella quale il duca
vi entrò a'?, 2 marzo i4i4> cacciandone
il presidio tedesco, postovi dall' impera-
PIA
lore Sigismondo, a cui da Vignale per
renderselo benevolo avea fatto dono del-
la città medesima per tutto il tempo che
si fosse trattenuto in Italia. Ingrati ai
beneficii del duca, gli Arcelli con tradi-
mento nel i4i5 s'impossessarono della
patria: ciò fatto, esercitarono crudeltà e
depredazioni, massime contro gli Scotti,
quindi per assodarsi nel dominio si po-
sero in lega con altri tirannetti. Intanto
il celebre concilio di Costanza, nell'estin-
guere lo scisma, restituì alla Chiesa tut-
ti i dominii temporali, annullando le in-
vestiture ponliilcie e imperiali, fatte da
Gregorio XI, dichiarando che gli ante-
riori infeudati fossero decaduti se non
avessero pagato il convenuto censo; e
siccome i signori di r>Iilano aveano tra-
lasciato di soddisfarlo nel 1376, restò per
conseguenza la romana sede reintegrata
ipso JLire del possesso di Piacenza e Par-
ma, quindi Filippo Maria e gli altri ri-
guardati usurpatori di esse. Il celebre
Carmagnola tentò colle armi ducali nel
1417 di snidare da Piacenza i novelli
signori Arcelli, ma non bene vi riuscì ;
laonde il Visconti fece sortire dalla città
tutti gli abitanti, che ripararono a Pa-
via e a Lodi, e così vuota rimase per lo
spazio d'un anno. Nel 1 4 1 B tornò il Car-
magnola sotto Piacenza, otferendo buo-
ni patti a Filippo Arcelli, se si arrende-
va, i quali costantemente ricusò, e sna-
turato com'era, lasciò piuttosto strango •
lare sulle forche sotto i propri occhi il
fratello Bartolomeo ed il fìllio suo Gio-
o
vanni, caduti nelle mani de' viscontei, che
cedere il fn'te in cui si stava assediato.
Costretto finalmente 1' Arcelli a fuggire,
riparò dai veneziani, ed i piacentini ri-
tornarono sudditi di Milano. Morto nel
144? Filippo Maria, Piacenza deliberò
reggersi a comune, ma per l'urto de'par-
titi dovè appigliarsi al consiglio di assog-
gettarsi ai veneti, i quali non potendola
difendere dai vigorosi attacchi del nuo-
vo duca Francesco Sforza a lui la lascia-
rono, e nel i44B "e fu creato signore.
PIA
Sotto la Sforzesca dominazione Pia-
cenza seguì le vicende di Milano, quin-
di nel 1 449''' assoggettò a Lodovico XII
re di Francia, nella cui divozione si ten-
ne ferma anche (juaiido Lodovico ilMo-
ro ricomparve nel i5oo nella capitale
del perduto stalo. Dopo la battaglia di
Kavenna, agli i i aprile i5i2, i francesi
furono costretti lasciar i Italia, Massimi-
liano Sforza riebbe il ducato di Mdano,
ma i piacentini e i parmigiani a mezzo
del legato cardinal Scbmer tornarono
sudditi della s. Sede loro antica e supre-
ma signora, cui gli aveano tolti i duchi
di Milano, e del Papa Giulio li. Gli
ambasciatori de'piacentini e parmigiani
giurarono fedeltà alla Chiesa romana in
mano del cardinale, e fecero il simile iu
concistoro pubblico, come antichi vassal-
li della s. Sede, quando resero ubbidien-
za al Papa. Però dopo la morte di Giu-
lio Il uel i5i3 tentò d'impossessarsene
il duca, ma subito dovè renderla a Leo-
ne X che la munì di presidio, facendo
Massimiliano formale rinunzia di Parma
e Piacenza. Nel i5i5 per la battaglia
di Marignano del i4 settembre il duca
cede lo stato a Francesco 1 redi Fran-
cia, e altrettanto fece Leone X delle due
città, quanto al possesso naturale sola-
mente, ritenendo il civile. In questi tem-
pi assai molestava la città e il distretto
di Piacenza Pier iMaria Scotti da Vigo-
lemOjdelto il conte Buso, che tentava di
averne la signoria, ma fu fatto uccidere
nel i5ii da Astorre Visconti, famoso
fuoruscito milanese. In quest'anno me-
desimo Leone X potè ricuperare Piacen-
za, e vi mandò luogotenente generale
Antonio Pucci poi cardinale. Non senza
inquietudmi vi continuò il dominio del-
la Chiesa sotto Adriano VI e Clemente
VII, sotto il quale il territorio fu in mil-
le angustie per la militare licenza. Pao-
lo 111 eresse Piacenza nel i545iu duca-
to , e con quello di Parma, con annuo
censo alla camera apostolica di 9,000
ducali d' oro, uè investì la sua famiglia
P I A 26 )
7vìr«e5e,con totale indipendenza dall'uà-
pero e da IMdano, dc'cpiali giammai fu-
rono feudi, con)e provano gl'istorici di-
fensori delle ragioni della sede apostoli-
ca; laonde d'allora in poi procedendole
surti de'piacentini con quelle di Parma,
le descrissi a quell'articolo brevemente,
in un a quanto riguarda i diritti e la so-
>raiiità del dominio della sede apostoli-
ca, per la quale ogni anno iPapi tutto-
ra Solennemente protestano, ed alle ope-
re che ne fecero la difesa anche con in-
contrastabili documenti. Per l'uccisione
seguita in Piacenza nel i 547 ^'^^ i." du-
ca Pier Luigi, i di lui successori ferma-
rono la residenza in Parcna. i>fel lySi i
ducati passarono nella dinastia de' Bor-
boni, sotto i quali sono memorabili le
battaglie del 16 giugno 1746 seguita fuor
di Piacenza tra'gallo-ispani e gli austria-
ci che rimasero padroni del campo; del
IO agosto presso Piottofredo; quella stre-
pitosa seguila sulle sponde della Trebbia
li I 7, i8e 19 giugno 1799 fra gli austro-
russi capitanati da Melas e Suwarow, ed
i francesi guidati da Macdonald costret-
toa ritirarsi; e l'altra accaduta alle porte
della città li 16 giugno 1800, per cui
gli austriaci l'abbandonarono al general
francese Murai, e dopo un mese conse-
gnarono per capitolazione anche la cit-
tadella. jXell'anno precedente Pio VI por-
tato prigione in Francia passò per Pia-
cenza. Da Parma e Boigo s. Domiino, li
1 5 aprile giunse al collegio Alberoni e vi
pernottò, ossequiato in partirne dal ve-
scovo Cerati, né gli fu permesso di tra-
versare la città, né si volle che i cittadi-
ni ne uscissero, onde si stivarono divo-
tamente sulle mura; eguale fu la pietà
degli abitanti del ducato per dove tran-
sitò. Per timore che gli austriaci s'impa-
dronissero del Papa e lo liberassero, Mon-
gen capitano de'francesi lo fece letroce-
dere al collegio, ma i piacentini l'obbli-
garono a traversar Piacenza tra le più
alfelluose acclamazioni'; dopo aver dor-
milo un'altra notte uel collegio, Pio VI
a(i6 PIA
fu traspollato via, valìccindo la Trebbia,
e riposando a Castel s. Giovanni passò a
A'^oghera. Pel Irallato di Parigi dil 3o
maggio i8i4, l'Austria ottenne di te-
nere un presidio nella fortezza di Pia-
cenza. Il ducato di Parma e Piacenza
nel 18 1 5 fu dato in sovranità alla mo-
glie di Napoleone IMaria Luigia arcidu-
chessa d' Austria, e per sua morte nel
dicèmbre 1847 P''^ssò nel duca Carlo II
di Boi bone, già duca di Lucca; e fu
statuito che mancando alla sua discen-
denza prole maschile, Piacenza passe-
rebbe in proprietà del re di Sardegna.
Per le vicende politiche del 1848 i pia-
centini essendo insorti , costrinsero per
convenzione le truppe austriache ad ab-
bandonare la fortezza o castello il 26 mar-
zo, e subito ne cominciarono la demoli-
zione i cittadini , i quali separandosi da
Parma si costituirono in governo prov-
visorio, armando la guardia civica. Quin-
di votarono a chidovessero unirsi: in fa-
vore del regno sardo furono 37,089 vo-
ti, per gli stati pontifìcii 3oo, per la Lom-
bardia 60, per Parma 1 o, ascendendo gli
abitanti del ducatoa2o6,568. Il re Car-
lo Alberto accettò la dedizione a' i5 e 18
maggio; ma per le vittorie riportate dal
feld maresciallo Piadetzky, ed in forza del-
l'armistizio conchiuso col re in Milano ai
Q agosto, a' 12 Piacenza l'occuparono le
truppe imperiali tedesche. Dipoi esse co-
gli avanzi della fortezza e alcune opere
addizionali formarono un campo trince-
iato. A Carlo II per sua rinunzia nel mar-
zo 1849 successe il figlio regnante Car-
lo III, il quale a'2 febbraio i85i dichia-
rò il principe ereditario Roberto suo fi-
glio prìncipe di Piacenza. Carlo III nel-
l'agosto 1 85 1 dichiarò colori dello stato
lo scarlatto, l'azzurro-turchino e giallo.
La fede fu abbracciata in Piacenza nei
primi secoli della Chiesa, dicesi per le pre-
dicazioni di s. Barnaba apostolo, e poi
per quelle di s. Antonino che vi patì il
martirio presso la Trebbia. La sede ve-
scovile eretta al principio del IV secolo,
PIA
divomic Milfr.ig.Tncn di ìMiiano, Innocen-
zo III la sottopose a Ravenna, Gregorio
XIII nel I 582 l'assoggettò aBoIognn, fi-
nalmente come dissi a Parma, la dichiarò
sulfraganea di Genova, e poscia immedia-
tamente soggetta alla sede apostolica Pio
VII colla bolla citata a Parma. II \ .° vesco-
vo conosciuto di Piacen7a fu s. Vittore or-
dinato da s. Silvestro I nel 32?., non pa-
re nel 3to da Papa s. Eusebio; edificò
e consagiò l'antica cattedrale, ove il suc-
cessore rinvenne e collocò il corpo di s.
Antonino. Gli successe nel 37511 celebre
s. Sabino o Savino romano, dotto e pro-
f<)ndo erudito, che morì ne! ^7.0 lasciando
fiorente la chiesa piacentina. Indi s. Mau-
ro I, il quale iece tiasportarc nella chiesa
de' ss. Apostoli le rerK(uie de'ss. Gelasio,
Vi ttore e Sabino nel 43 3 e morì santa men -
te nel 44^ ', 'I b. Floriano I o Fiorano del
449> niorto nel 4^1 : de'successori nomi-
nerò i pili distinti. Domenico piacentino
del 634; Tommaso monaco benedettino
del 737, cui concesse privilegi Rachis re
de'longobardi in favore della chiesa; De-
siderio piacentino del 756; Mauro II del
77); Giuliano del 780 che ottenne privi-
legio per la sua chiesa da Carlo Magno ;
Podo piacentino dell'809 assai lodato, be-
nemerito anche per le concessioni di Lo-
dovico I. Soffredo o Goffredo dell' 840
ebbe un diploma a vantagggio di sua
chiesa da Lotario I imperatore. Paolo
milanese deir870 nella nuova cattedrale
eretta dallo zio Solfiedo trasferì il capi-
tolo, e fece confermare da Carlo III il
Grosso i privilegi. Boso figlio di Ugo re
d'Italia del 94o- Filagato del 982 col
nome di Giovanni Xf^II (P^.) diven-
ne antipapa nel 997, punito crudelmen-
te da Ottone III. Sigifredo II benedetti-
no del 997, benemerito del monastero
di s. Sabino, anche per quanto gli otten-
ne daBenedelto Vili. Guido III parente
dell'imperatrice Agnese del i o45. Dioni-
sio figlio del conte R.odolfo longobardo del
1049, che fece diverse donazioni al mona-
stero di s. Sabino, ma aderì allo scisma di
PI/V
Cadaloo vescovo di Parma, che consagrò
in antipapa Onorio II. S. Bonizio o Bo-
nizzone morto nel 1 089 martire degli sci-
smatici seguaci dell'antipapa Clcmenle
III, dopo aver propugnato in difesa del
Papa legittimo. Addo o Aldo del iof)5 o
1096, ricevette Urbano II e intervenne
al concilio, quindi accompagnò Pasqua'
le II [f^.) Ili Francia. Arduino piacen-
tinoabbnte di s. Savinodel 1120011 22,
edificò il monastero cistcrciense di s. Ma-
ria della Colomba, che Innocenzo II po-
se sotto la protezione della s.Sede, e ne
fu benefattore Oberto Pallavicino: ac-
colse in Piacenza Calisto lì e Innocenzo
lì, che a' i4 ottobre 1 132 consagiò la
cattedrale nuova, dal vescovo edificata
dai fondamenti. Nel i 1 47 successe Gio-
vanni abbate di s. Maria della Colomba,
ad istanza del popolo e con approvazio-
ne di Eugenio 111. iVel 11 55 Ugo Pier-
leoni romano nipote ucll'antipapa Ana-
cleto II, insigne in dottrina e prudenza,
confermato e consagrato da Adriano IV,
poi crealo cardinale da Alessantlro III.
Teobaldo o Tedaldo milanese, eletto nel
I 167 da Alessandro III, sotto il cjuale
fiorì s. Franca piacentina abbadessa ci-
slerciense: il clero avea postulalo per ve-
scovo Isembrando Angnissola nobile pia-
centino, monaco e poi abbate di s. Maria
della Colomba, dotto, pio e prudente, che
preferì pestare cistcrciense. Nel i 192 Ar-
dicio piacentino, canonico regolare di s.
Agostino e prevosto de' ss. Apostoli. Nel
I 199 Grumerio 0 Grimeiio della Porta
del Castello Arquato nobile piacentino,
abbate di detto monastero, eletto dal ca-
pitolo e confermato da Innocenzo HI, il
quale ratificò i beni e prerogative di que-
sta chiesa: a cagione degli eretici die
sturbarono la chiesa di Piacenza, il Pa-
pa nel 1206 la privò della sede, che ri-
parti ai vescovi convicini, indi reintegrò
a preghiera del vescovo. Nel 1 2 i o s. Folco
Scotti nobile piacentino, confermato poi
da Innocenzo III dopo ricomposte le co-
se ecclesiastiche e nel 1217 trasUito n
P I A 2(^)7
Pavia. Gli successe Vicedomino Cassado-
chi nobile piacentino, scelto dal capitolo
e approvato da Onorio III. Nel I23G
Egidio monaco del monastero Colomba
rovinato da Federico II ; fu dotto e di
santa vita. Nel 1242 [)er sua morte s'in-
truse il vescovo di Venlimiglia Nicola,
ma il capitolo elesse Giacomo priore dei
domenicani. Innocenzo IV invece creò
vescovo nel 1244 '' '^- Alberto de Pran-
doni bresciano, il quale come sapiente
istituì l'università di Piacenza che fece
confermare e ornare di privilegi da det-
to Papa. Nel 12 58 il capitolo elesse Fi-
lippo Fulgosi nobile piacentino, appro-
vato da Alessandro IV. Diviso il capitolo,
due destinò a succedergli, che abdican-
do, Bonifacio Vili nel i2g5 dichiarò ve-
scovo Alberto Visconti nobile piacenti-
no e virtuoso, parente di Gregorio X :
nel i3oi lo trasferì a Fermo e sostituì
Raniero orvietano monaco delleTre Fon-
tane, dottissimo ed impiegato in gravi
negozi della s. Sede. Nel 1 3o2 Uberto
Avvocati piacentino, traslato a Bologna:
nello stesso anno Ugo Pilosi piacentino,
priorebenedettioodis. Vittore. Nel i338
Ruggero Caccia piacentino, eletto dal ca-
pitolo e confermato da Benedetto XII :
al suo tempo morì il b. Corrado da Pia-
cenza. Nel i38i Uberto Zagni Fontana
piacentino, abbate di s. Gio. Evangelislu
di Ravenna.
Nell'ottobre 1 386 fu eletto Pietro Fi-
largo de'minori, nel 1 388 traslato a Vicen-
za, indi cardinale e Alessandro F[f^.).
Nel i4o4 Branda Castiglione cardinale,
alla cui biografia dissi come Gregorio XII
nel i4o8 lo spogliò del vescovato, elio
die a Bartolomeo Caccia domenicano
milanese, e quando lo rassegnò nel i4' '>
tempo in cui terminò l'amministrazione
di Caccia. Nel i44S Nicola Amigdanio
cremonese, protouotario e vice-camer-
lengo e governatore di Roma, trasferito
a Milano; nel i47^ Michele Marliano
milanese, già di Tortona, dotto chierico
di camera e governatore di Campanii e
268 PIA
Spoleto, presentò la. rosa d'oro benedet-
ta ad Alfouso V e lasciò le suppelletlili
alla cattedrale. Nel 1476 Fabrizio IMar-
liatii milanese, già di Tortona, riedificò
l'episcopio dai fondamenti, aumentò la
mensa, celebrò io sinodi e fu impiegalo
in gravi affari dal duca di Milano a In-
iiocenzo Vili. INel i5iq amministrato-
re il cardinal Scaramuccia Trii>ulzi,c\ìe
dal suffragane© Pietro Recorda vescovo
di Sebaste fece porre la 1/ pietra alla
nuova chiesa di s. Maria di Campagna:
nel i525gli successe il nipote Catalano
Trivulzi, aleni tempo e presenza fu pro-
clamato duca di Parma e Piacenza e d.e-
coiato dell'insegne Pier Luigi Farnese.
Ke! 1559 da Trani fu traslato il cardi-
nal Gio. Dernardino Scottij nel iSGq il
Jj. Paolo Barali d'ilv'i teatino, cardinale,
clie fondò il seminario e fece quanto dis-
si alla biografia. Nel 1078 Filippo 6Vg-tZ
cardinale , trasferito da Ripatransone.
Kel 1620 Giovanni Linali parmigiano,
tiasluto da Borgo s. Donnino, miseri-
cordioso co' poveri, generoso colla cat-
tedrale che abbellì, celebrò il sinodo e
introdusse vari ordini religiosi. Nel 1627
Alessandro Scappo bolognesenunzio agli
svizzeri, già vescovo di Campagna, che
ammise in Piacenza i carmelitani scalzi
eibarnabiti,ecelebrò il sinodo. Nel 1634
Giuseppe Giandemaria nobile parmigia-
no consagrato dal cardinal Oltoboni poi
Alessandro Vili, ottimo pastore. La serie
de'vescovi si legge neli'Ughelli,//«//a5tì!-
cra t. 2, p. I 94, e la continuazione nelle
No tizie di B.0 ma. Nel 1 807 Stefano de Fal-
]ot-Beaumont d'Avignone, già di Gand,
da Napoleone nominato all'arcivescovato
di Courges e mandato a Fontainebleau,
per tentare un accomodamento con Pio
A'7/(^'.). Gregorio XVI neh 836 trasferì
da Borgo S.Donnino Luigi Sanvitale par-
migiano, morto nel 1 848, cui Pio IX nel
] 849 die in succossore l'attuale mg.*^ An-
tonio Ranza di Piacenza. La diocesi si
estende per 170 miglia, con 829 parroc-
chie. Ogni vescovo è tassalo in ilorini
PIA
5oo, con circa scudi 8,000 di rendite,
gravate di più pesi.
PIAGNENTI e PIAGNONL V. Pe-
nitenza e Funerali.
PIANETA, Plancia, Penula, Casula,
Casabula, Superhanierale, Pheloniam.
Veste sacra, che porta il sacerdote (e il
vescovo) sopra gli altri paramenti, quan-
do celebra la messa, nelle processioni e
divenuto cadavere. Il vocabolo pianeta
o casula deriva da caspa o capsula, se-
condo l'emendazione di Du Gange, qua-
si parva casa, perchè essendo anticam en -
te larga e rotonda cuopriva tutto l'uo-
mo come una piccola casa. Vuole s. Gio.
Crisostomo che la penula fosse una ve-
ste contro la pioggia e il sole, com' era
il Pallio (/^.j, e da tutte le auliche im-
magini degli apostoli si deduce che tal
sorte di veste era famigliare a loro. Lu-
ciano contemporaneo degli apostoli di-
ce che i cristiani usavano il pallio, onde
molti concludono chela \^di\o\a penula si-
gnifica lo stesso che la parola /(^zcer/z;^, ov-
vero pallio otnozzetta, cioè una veste cor-
ta usata in viaggio, principalmente contro
la pioggia e il freddo, e perciò erano queste
penule di lana o di cuoio : fa simbolo di
viaggio ed angustia, il perchè s'introdusse
nelle città in occasione di lutto e poi più
generalmente, ma più ampia e di panno.
Vi fu gran disputa sopra le parole di s.
Paolo, che nella lett. 2.^ a Timoteo dice
di aver lasciato in Troade la penula, on-
de lo prega a riportargliela. Laonde i ss.
Ambrogio e Anselmo si persuasero che
tal veste fosse senatoria, lasciata a s. Pao-
lo dal genitore: non essendovi fondamen-
to di credere che il di lui padre godesse
tal dignità, non sembra potersi sostene-
re l'opinione de' due santi dottori, anzi
avverte il Saussay, in Panoplia sacer-
dotalisj che la penula fu sostituita alla
toga da Commodo, più di 100 anni do-
po la morte di s. Paolo. Però il Buonar-
roti, nelle Osservazioni sui vetri, non con-
viene che dalla toga abbia avuto origine
1.1 penula, massime la nobile. Imperocché
PIA
i senatori ndoperavano una penula più
ampia e preziosa col clave o Laticlavio
[V.) di porpora, che per 1' abbondanza
del panno fu detta pianeta o pianeta, qua-
si errante per l'ampiezza del drappo che
avanzava da ogni parte in giro, ed arri-
vava fino ai piedi e forse ancora con lo
strascico, come tuttoia costumano i gre-
ci. Baronie ed altri dicono che il vo-
cabolo pianeta fu dato alla penula o ca-
sula, per la rotondità di sua forma, onde
poteva girarsi a piacere, somiglianti in ciò
ai pianeti celesti che si chiamano Sulera
erranti a jG^ perchè ejus exlrema orahinc
inde i?i Ira (Iva scapulasque rejecta er-
rabiinda dejluxeral. La penula prezio-
sa si adoperava nelle città dalle donne,
indi pei ricami fu ridotta ad una forma
molto particolare; ma alle donne era vie-
tata la penula da viaggio, come più pic-
cola. Il liinaldi pensa che s. Paolo in-
tendesse per penula il volume del Testa-
mento vecchio, detto penula con voce
greca, perchè era involto, come lo ten-
gono gli ebrei nelle sinagoghe; e siccome
l'apostolo lecavasi in lioma, ivi polevasi
fare la veste penula , ma non era facile
trovarvi la Scrittura. Quanto al succede-
re la penula alla toga, pare probabile
che a' tempi de' primi imperatori la pe-
nula non fosse molto in uso, dicendo
il Bonanni che sotto Diocleziano fiorì il
costume della penula , abbandonando-
si quello della toga, riportando le figure
di alcune penule. Citando Bulengero e
Ferrari, che scrissero su questa veste, il
Bonanni la crede inventata dai lacede-
moni, di lana grossa e pelosa, onderà
detta scortea, gaiisapina : cuopriva tut-
ta la persona, chiusa per ogni parie, con
una sola aperluia nella parte superiore,
nella quale s'introduceva il capo, e per
cavare le braccia conveniva alzai'la; quin-
di fu aggiunto il cappuccio, essendo i ro-
mani soliti tenere il capo scoperto e solo
copi il lo con un lembo del pallio, nella
pioggia 0 quando il sole riscaldava trop-
po, per cui vi unirono il cappuccio onde
P I A 9.6f)
servirsènene'viaggi. L'Amalario, De prr/.
f'//',edOnorio Augustodunense, jDcrtH^'V/.
mist., osservano (he gli apostoli circon-
dando il Salvatore in paese orientale, do-
verono usare costumi orientali e la pe-
nula quasi corrispondente alla Croccia
{T' ■) de'cardinali ed alla veste inconsuti-
le di Gesìi Cristo, in giro tessuta d;dla
sua divina Madre, che s'imponeva per l'a-
pertura del collo.
Inoltre la penula corrispondeva alla
tunica crocea e di colore giacinto, the
usava il sommo sacerdote degli ebrei, il
perchè la maggior parte de'ss. Padri o-
pinarono, the trovandosi gli apostoli tra
il vecchio e il nuovo Testamento, nelle
cose esteriori adottassero alcuna cosa dei
riti sacri the si osservavano dai sacerdoti
nel tempio ; e come tale indumento si u-
sava nel sagrifizio preparatorio, giusta-
mente lo tradussero gli apostoli al sa-
grifizio incruento della 3Iessa. JNegò l'A-
lemanni, De Laler. parici, p. Sg e seg.,
r uso della casula o penula agli aposto-
li; ma gli si può opporre l'immagine di
s. Pietro ^estito ccn casula, riportata dal
Saussay e riprodotta dal Bonanni, essen-
do larga e talare. ISon mancarono scrit-
tori the hanno ritenuto essere a tempo
di s. Pietro e degli altri apostoli già in
uso anche la veste bianca lunga fino ai
piedi, detta Jlba e oggi Camice (P .).
Dissi che le penule erano rotonde e chiu-
se da tutte le parti, tranne il luogo per
cui passava la testa; in tal maniera co-
privano le braccia come tutto il resto
del corpo, e per muovere le braccia rial-
zavasi dalle due parti sopra ciascun brac-
cio : sebbene comune ai laici e chierici
per l'uso ordinario, sino dalla primitiva
Chiesa i sacerdoti e diaconi ebbero pe-
nule particolari, benché della stessa for-
ma, per l'aliare, quasi piviale o cappa,
però colla sola apertura della testa. 11
perchè nell' elevazione, alzando il sacer-
dote le braccia, e le parti cadendo su di
esse, con pena eseguiva l'azione, ond'eb-
be origine il rito ancora in vigore, di
270 IMA
sollevar la penula ne! tempo dcireleva-
zione dall'assistente e ministri, come nel-
j'incensazioue dell'aitale, continuato ben-
ché cessata la causa che l'avea iiitiodot-
to. Per la maggior frequenza delle mes-
se trovatasi la penula sacra riuscire in-
comoda di adattarla a persone di diver-
sa statura, incominciossi prima a farle
meno lunghe sui fianchi, che davanti e
di dietro; in seguilo e più lardi, anche
per adattarle a tutti, in vece di ravvol-
gerle sulle braccia, furono ristietle a po-
co a poco, con tagliarsi dalle parti, fino
al punto che le vediamo oggi d'i, essendo
cioè una larga lista che cade davanti e
di dietio,di forma circolare nelle due e-
stremilà, coll'aperlura pel capo, lascian-
do interamente libere le braccia, quasi
alla foggia dello scapolare ordinato da s.
Benedetto a' suoi monaci per la fatica.
Avverte il Buonarroti, che l'odierna pia-
neta ebbe origine non immediatamente
dalla penula slretla pe'viaggi, ma bensì
dalla penula ampia di panno, delta per-
ciò pianeta, ed annoverata Ira le vesti
sagre assai dopo la Stola , il Camice o
alba, il Colohio e la Dalmatica (F.), le
quali sono più antiche, quanto all'uso
tidottato pei divini uffizi. Il Donali, Dei
fUtlici sacri p. 2 19, afferma che la penu-
la, chiamata casula 0 capsula e poi pia-
neta, già nel V secolo si teneva tra le
ordinane vesti sagre, citando eruditamen-
te molli scrittori che ne trattarono, ve-
dendosene le antiche forme ne' monu-
n>cnti e pitture de' cimiteri, ne' musaici
antichi, nelle pitture di diverse chiese e
nelle opere che le illustrarono. Quindi
se ne fecero di diversi drappi e colori,
come può vedersi a Paramenti e Colo-
bi ; essendo in Francia le piauele diffe-
renti da quelle d'Italia, soltanto con la
forma di croce nelle trine, galloni o rica-
mi, dalla parte di dietro.
Il Garampi, Sigillo della Carfagna-
na, p. I 16 e seg., dichiara, che l'antica
pianeta o casula nella forma si conservò
[)er ben mille anni, ma poi uelsecoloXiV
PI A
e segnatamente nel XVI, per sollevare le
braccia de' celebranti dal peso di ravvo-
glicie su di esse le parti laterali, s'inco-
minciò a tagliarne ciò che pareva su-
perfluo ne' lati, finché a poco a poco ta-
gliandone sempre più, si venne ad nprir-
la ne' fianchi e ridurre nella forma mo-
derna, non senza lagnanze degli amatori
dell'antichità. Quando le pianete erano
della forma delle antiche penule, benché
già accorciate, l'uffizio di compiegare la
pianeta sulle braccia del Papa spettava
al diacono e suddiacono, sia nell'elevazio-
ne, sia nell'incensazione, che in altre a-
zioni. Che i Papi fino d'antichissimo tem-
|)0 abbiano avuto l'uso della penula già
denominata pianeta, oltre la scultura in
bronzo delle porte del battislerio Lale-
ratiense nella figura di s. Ilario Papa del
46 r, lo manifesta l'antica pittura di s.
Gregorio I del 5go, che Giovanni Dia-
cono Cit%cv\veco\\a pianeta supra clalma-
ticam caslanea, le immagini di Onorio I,
s. Pasquale I e s. Gregorio IV, e di altri
molti, come gli ordini romani presso il
Giorgi, De liturg. Rom. Pont. t. i,p. 1 96.
Gli ultimi Papi rappresentati ne' monu-
menti con l'antica casula o penula della
pianeta, furono Alessandro VI morto nel
I 5o3, Pio III e Giulio li eletti in quel-
l'anno. Il Garampi nel descrivere la guar-
daroba di Bonifacio Vili nel 1 295, enu-
mera le pianele e le altre vesti sacre,
bianche, rosse, d'oro, violacee, nere, con
superbi ricami e tempestate di preziosis-
sime gioie e perle, descrivendo eziandio
diverse pianete ricche di tali gemme,
superbi ricami, stemmi e miniature sa-
cre di figure. Talvolta nelle pianele si fa-
cevano fregi e lavori, con ricami disposti
a modo di Pallio (P^-), il quale si ferma
sulla pianeta con tre spilloni, benché as-
sai impiccolito dal secolo XV in qua: si
costumarono pianete arcivescovili con a-
nelli per conficcarvi il pallio. Nota il Bai -
dassari, Relaz. de' patimenti di Pio VI,
t. 2, p. i3, che fino al declinare del se-
colo passalo^ nella sagrestia [)onlifìcia si
PI A
conservava la liccliissima pianeta liona-
ta a LeoneX dal re di Portogallo e scam-
pata dal famoso sacco di lluma. L'usoc
la forma della pianeta presso i Ialini non
diversifica punto quella del vescovo da
quella del semplice sacerdote ; ma presso
i greci non solo la pianeta si conserva
neir antica forma intera e grande, ma
quella del vescovo è tutta sparsa di croci
e perciò detta inullìcruciuni, che rap-
presentano la lettera gamma, onde que-
sto lavoro dieesi Gammadium, mentre
invece quelle de' sacerdoti semplici non
ne hanno che una sola come le nostre.
Le pianele de' greci le descrissi nel voi.
XXXII, p. i46 e i47) ed a Gammadia,
chiamata pure PoUslaurio [P'.) ; e quel-
le di altri orientali ai loro articoli.
Nella Gerarchia crei, il p. Bonanni
gesuita ci diede l'erudito cap. 5^: Della
pianeta delta anticamente penula e ca-
sula. Egli dice che la pianeta è il com-
pimento dell' abito sacerdotale, senza la
quale non si può celebrare messa ; che
probabilmente era di tela di bianchissi-
mo lino o di bombace o di seta ne'primi
tempi della Chiesa. Anticamente si cele-
brava con la sola casula o pianeta, come
si raccoglie dagli atti di s. Fulgenzio mor-
to nel 533, e dalla vita di s. Martino di
Tours morto nel 4oo, il quale si cavò la ve-
ste sotto la pianeta per darla al povero,
rimanendo colle braccia nude. Sebbene la
preziosità de'paramenti sia divenuta quasi
comune dopo Costantino il Grande, avan-
ti quesl' epoca ed anche in tempo delle
persecuzioni non mancano esempi di ca-
sule preziose, come la casula usata da s.
Pellegrino vescovo d'Auxerre, ivi man-
dalo da s. Sisto II del 260, la cui casula
di seta color celeste, tempestata di stelle
di colorgiuUoj fu data al monastero di s.
Dionisio; così il corpo di s. Egiliberto o
Agilberto vescovo di Pai igi , morto nel
G80, fu vestito pontificalmente con ca-
sula tessuta (li seta e oro, con le fimbrie
d'oro ; tale fu anche trovata la casula di
s. Norberto arcivescovo, morto nel 1 134,
PIA 27.
quando fu trasferito a Praga, ed era tes-
suta di oro e seta rossa. Quanto ai mi-
steriosi significati della casula, fu consi-
derata come il simbolo della carità e del-
l'autorità sacerdotale ; mentre nella mo-
derna pianeta divisa in due parli, vuoisi
significare in ima l'amore verso Dio, nel-
l'altra quello verso il prossimo, e perciò
nell'ordinazione del sacerdote dice il ve-
scovo: Accipe vesteni sacerdotale ni, per
cjuam charitas intelligilur. Deve questa
veste essere ornata di croce, comincian-
dosi dalla sommità del collo sino all'e-
stremità, con diverso rito praticato nelle
chiese latine, poiché ordinariamente il
salutifero segno è solo nella parte ante-
riore, ed altre l'usano anche nella poste-
riore, sebbene nelle pianele de' vescovi si
debba porre nella sola parte anteriore, a
sentimento del Bonanni, che aggiunge,
il tutto fatto con mistero; poiché ne'sa-
cerdoti si alluse al portar della croce che
fece Cristo al Calvario, ne' vescovi per
portarla nel petto e nel cuore. Non es-
sendovi ne'riti della Chiesa cosa che non
includa significato, voluto dall'istituto-
re degli slessi riti, anche la legatura della
pianeta al corpo del sacerdote ha il suo
mislerOjSpiegando Ivone Carnoteuse, De
indum. sacr. con altri, significare le fel-
tuccie la dipendenza de'divini decidi. A
Caitelle pontificie, parlando de' tem[ii
di Avvento e Quaresima, òhs'i quando i
cardinali diaconi, il diacono e suddiaco-
no minislranti al celebrante, assumono le
pianele piegate innanzi al petlo , invece
della Dalmatica e Tonicella {P'), vesti
che sotto la pianeta usano ne'pontifieali
il Papa, i cardinali, i vescovi, gli abitali
mitrali ; e quanto riguarda come i loro
cadaveri si espongano e si seppelliscano,
io un ai sacerdoti, vedasi Funerali e re-
lativi articoli : per le pianete piegate par-
lai ancora nel voi. XIX , p. 284 e 3oo.
Anche gli altri sagri ministri delle chie-
se Ialine nell'avvento e nella quaresima
usano le pianete piegate , in luogo delle
dahnaliclie e lonicelle : prima non si pò-
272
PIA
tevnno usare che nelle tliiose mnggìori,
poi dì concesso anche alle pnriocchiali,
olire le regolari, per tlecrelo del i63(.
Però le pianale piegale sono escluse nel-
la 3." domenica dell' avvento, nella 4-^*
di quaresima, e nelle ferie della sola set-
timana che segue la i.", perchè in quei
giorni 'si dice la messa della domenica
precedente , sempre che non cadano iu
essa le quattro tempora, giacché le pia-
nefe piegale si debbono usare in tutti i
giorni di digiuno, come dice il IMerati,
part.4, lil. I, n.° 4'i<5''*'6 si eccettuano
dalla detta regola la vigilia di Natale e
le quattro tempora della Pentecoste, 06
soleìììnilatcm Spìritus ,?rt«f//, ne' quali
giorni il diacono e suddiacono usano la
dalmatica e la tonicella. Su questo argo-
mento si possono anche consultare : Histo-
rìca clìsquisitio de re ve^tiaria hominis
sacri, Amstelodami i 704. B. Bisso, i//e-
ritrgia swe rei clii'inae pcractio opus. Gè-
nuae 1G86. F. Fetami, Diariuin lìtur-
gicotheologicuni sive sacri rilus, Veneti is
i6S4- Jod. Chiictoveus, Elucidatorium
ecclesiasticuTH ad offìciimi ecclesiae per-
tinentìa, Paris 1 5S'Ò. Chiapponi, Ada ca-
uoniz. ss., p. 281 e 282. Mauro Sarti,
Dìssert. de veteri casula diptyca, che il
Dionisi, De'santi veronesi ,vìun crede che
fosse pianeta, ma un velo per ornare la
lonìba de'ss. Fermo e Rustico.
PIANO, Ordine equestre, istituito dal
Papa regnante Pio IX con la lettera a-
poslolica Ronianis Fontificibus , de' 1 7
giugno I 847, i.°anniversariodi sua pub-
blicazione al pontificato, per incitamen-
to e stimolo d'onore a quelli che si ren-
dono insigni e lodevoli per le loro gesta
nella civile società, in premio della vir-
iti, ripristinando con aumento di lustro
l'ordine equestre de' cavalieri Pii [f^.),
fondato da Pio IV, denominandolo Or-
da Pianus dal proprio nome. Divise l'or-
dine in due classi o gradi, cioè di cava-
lieri di i.^'classe edi cavalieri di 2.' clas-
se. A quelli annoverati nella 1.^ conces-
se la nobiltà trasnìissibile ai figli, a quel-
Pi A
li della 2.^ la nobiltà personale. Stabili
per insegna de'decorali dell' ordine una
stella d'oro formata da otto punte smal-
tate color ceruleo o meglio azzurro, tra-
mezzate da raggi d'oro, con in mezzo una
piccola medaglia 0 tonduio di smalto bian-
co, in cui è scritto a lettere d'oro: Pins
IX. La medaglia o tondino ha un cer-
chio, nel quale con lettere azzurre è l'e-
pigrafe: Firluti Fa Merito 4|f. Nel ro-
vescio, sopra il medesimo tondino, pari-
menti smaltalo bianco, in lettere d'oro si
legge: Anno r847- Di'^pose il Pontefice
che i cavalieri di i.* classe debbano por-
tare r insegna o decorazione al collo ap-
pesa ad una benda o striscia o fascia o
fettuccia di seta azzurra o cerulea con li-
nee rosse agli orli; che i cavalieri di 2.
classe debbano portare la medesima de-
colazione, ma di forma più piccola, al si-
nistro lato del petto, pendente da fettuc-
cia della stessa qualità, ma più stretta. In-
olire il Papa per privilegio accordò ai
cavalieri di i.' classe di poter portare sul
sinistro lato del petto una gran medaglia
o crar/irtf d'argento con l'istessa insegna
equestre, dichiarando che questi cavalie-
ri non potessero usaie lai medaglia o era-
chat senza speciale facoltà sua e de' suoi
successori. Quindi Pio IX colla lettera a-
postolica , Apostolico moderaniini coii-
i'e«//, del 21 giugno i847) i.° anniver-
sario di sua coronazione, come 1' altra
stampala nella tipografia camerale e sot-
toscritta dal cardinal Lambruschini, qua-
le segretario de'brevi e gran cancelliere
degli ordini pontificii, per dare un mu-
nifico attestato di benevolenza ai ponti-
ficii cubiculari i laici o Camerieri segre-
ti e di onore del Papa (f^.), volgarmen-
te delti di spada e cappa, dichiarò che
potrebbero essere insigniti dell'ordine e-
questre Piano, quante volte forniti della
nobiltà de' natali e pei loro servigi resi
al Pontefice ne venissero da questi cre-
duti degni, e pei primi ne decorò il mar-
chese Sacchetti foriere maggiore ed il
conte Campello, camerieri segrelij il i."
PIA
pailecipanle, il 2.° soprannumerario. Fi-
nalmente riprodurrò trailotto dal latino
il breve, Cuni hominuvi mcnleSy emana-
to dal PouteHce sul medesimo ordine.
Breve dì N. S. Pio IX, in cui si dichia-
rano alcune cose relaln'e ai cavalieri
dell' orcUne Piano di prima classe.
Pio Papa IX a perpetua memoria.
» Ad eccitare gli uomini alla virtù e
rettitudine, come all'esercizio delle belle
aiti e di nobili azioni, i romani Ponte-
fici Nostri predecessori istituirono ordi-
ni equesti i. Anche Noi col medesimo sco-
po per mezzo delle Nostre lettere apo-
stoliche in data 17 giugno 1847 istituim-
mo l'ordine Piano, titolo desunto dal No-
stro nome, e lo dividemmo in due gra-
di, uno de'quali da conferirsi ai cavalie-
ri di prima classe, l'altro a quei di se-
conda, e concedemmo ai cavalieri di pri-
ma classe il privilegio di tramandare nel
loro figli il titolo di nobiltà. Di più sta-
bilimmo che la decorazione propria di
tal ordine sia d' oro a guisa di stella con
otto ra""i cerulei, avente nel mezzo una
co 3
piccola bianca medaglia, in cui a carat-
teri d'oro sia impresso =: Pius IX =z e
d'intorno un cerchio in oro coll'iscrizione
— :: f^irtuù et Merito = come nella parte
opposla =: /4nno 1847 ^= Stabilimmo
pure che i cavalieri di prima classe in-
dossassero questa decorazione pendente
dal collo con fettuccia di seta cerulea di-
stinta nell'estremità da doppia linea ros-
sa, e che i cavalieri di seconda classe la
indossassero di minor grandezza e colla
stessa fettuccia pendente però dalla sini-
stia parte del petto, secondo il comune uso
de' cavalieri. Più stabilimmo l'abito dei
cavalieri, che di color ceruleo sia orna-
to alle estremità di rosso colore e con va-
ri ornamenti d'oro secondo ilvariogra"
do de' cavalieri stessi. Manifestammo an-
cora che i cavalieri di prima classe posso-
no avere il privilegio di portare una gran
medaglia d' argento simile alla decora-
VOI. III.
PIA. 273
zione, appesa nel lato sinistro del petto,
dichiarando chea ninno de' cavalieri sia
lecito serviisidi tal privilegio se non fos-
se stata accordata una particolare ed e-
spressa facoltà, e riservammo perciò a
Noi ed ai Nostri romani Pontefici succes-
sori il diritto tanto di eleggere i cavalieri,
quanto di conceder l'uso della medaglia
d'argento ai cavalieri di prima classe.
w Ora poi con queste Nostre lettere
apostoliche ubbiamostabilitoe decretato,
che tutti quelli i qualiinavvenire saran-
no slati nominati cavalieri dell'ordine
Piano di prima classe goder debbano il
privilegio di portare la gran medaglia
d'argento nel fianco sinistro del petto, e
che r altra propria decorazione dell' or-
dine accordata già ai cavalieri di prima
classe, non più come per lo innanzi sia
pendente dal collo, ma sia invece soste-
nuta nel fianco destro da una fascia di
seta alquanto lunga di colore parimente
ceruleo, avente all'estremità doppia li-
nea di color rosso. E siccome molti di-
stintissimi personaggi furono da Noi no-
minati nella prima classe dell'ordine Pia-
no con privilegio di portare la nominata
grande medaglia d' argento , perciò di-
chiariamo colle presenti Nostre lettere,
che quei ca valieii soltanto dell'ordinePia-
no di prima classe, ai quali fu concesso
da Noi l'uso di tal medaglia , possano e
debbano portare l'altra decorazione del-
l'ordinejSiccome ora si prescrive con que-
ste Nostre lettere. Potranno di più i ca-
valieri di prima classe dell'ordine Piano
indossare in avvenire la detta grande me-
daglia d'argento ornata anche di gemme,
a condizione però che da Noi e dai No-
stri romani Pontefici successori con par-
ticolare ed espressa facoltà sia stato con-
cesso, senza di che a ninno giammai sa-
rà lecito ornarla di gemme. Tutto ciò ab-
biamo stabilito, concesso e dichiarato, uoa
ostante chiunque facesse il contrario, par-
ticolarmente poi nelle ricordate Nostre
lettere apostoliche del d'i i 7 giugno i847>
le quali in tutto quello che non si oppo-
18
274 P'A.
ne o deroga a queste presenti lettere, vo-
gliamo e comandiamo che debbano ri>
luaner ferme e nel loro pieno vigore.
» Dato in Gaeta sotto 1' anello del Pe-
scatore nel giorno 17 giugno 1849, ^""
1)0 3.° del Nostro Pontificato ".
PIATONE (s.), martire. Nato a Bene-
vento, prete ripieno di zelo, si portò nel-
le Gallie per predicarvi il vangelo. Si col-
loca la sua missione circa lo stesso tempo
che quella di s. Dionisio di Parigi e dei
suoi compagni. Entrato nella Gallia Bel-
gica, converti al cristianesimo il territo-
rio di Tournay, e riportò la palma del
martirio circa il 286, sotto Massimilia-
no Ercole. Conservansi le sue reliquie
nella chiesa del suo nome, nel borgo di
Seclin, lungi 2 leghe da Lilla, ed è ono-
rato come apostolo e protettore del paese.
Sembra che fosse onorato a Seclin pri-
ma della scoperta del di lui corpo, fatta
da s. Eligio vescovo di Noyon nel VII
secolo,echeivi abbia consumato il marti-
rio, dopo aver molto sofferto a Tournay.
La sua festa è segnata il 1.° di ottobre.
PIATTI FLAMINIO, Cardinale. F.
Plato.
PIATTO e BACILE. Vasi di forma
rotonda o oblunga, che si adoperano an-
che per usi ecclesiastici nelle sacre fun-
zioni. Il piatto, patina, è un vaso quasi
piano. Il bacile o bacino, mallimuni,le-
bes, vaso alquanto cupo. Questi vasi so-
no di metallo, di argento e d'oro, sem-
plici, o più o meno ornati. Servono per
la Lavanda delle mani [V.) e per tutte
quelle cose di cui parlasi a' loro luoghi,
come del boccale, batiociis. Anticamente
chiamavansi Gahata {V.) le lampade ed
i bacili o pialli che contenevano le lam-
pade pei lumi nelle chiese. Papa s. Pa-
sr|uale I regalò alla basilica Liberiana 6
gabate o bacili o piatti d'oro, con diver-
se gioie, da tenervi le lampade, per ar-
dere d'i e notte avanti l'aitare maggiore:
altrettanto fecero altri Pontefici con di-
verse chiese , come riporta il Severano
nelle Memorie.
PIA
PIATTO CARDINALIZIO. Assegno
d'annui scudi 4:000 che il Papa concede
ai cardinali residenti in Pioma o impie-
gati altrove in servigio della santa Se-
de, oltre quello che percepiscono dalle
loro cariche (di che tratto a ciascuna),
tranne que' cardinali italiani o stranieri
che sono provvisti dai loro sovrani, e quei
cardinali di famiglie signorili che vi ri-
nunziano, secondo l'istituzione dell'asse-
gno, ch'era pei soli cardinali privi di ren-
dite corrispondenti a mantenere con de-
coro la sublime dignità cardinalizia. Que-
sto assegno in rate mensili Io sommini-
stra la camera apostolica (a mezzo del
prefetto del palazzo apostolico, per dis-
posizione di Pio IX), oltre cento scu-
di annui in compenso delie franchigie o
esenzioni dai dazi e gabelle. Ad alcuni
cardinali il Papa non assegna l'intero piat-
to, ma quella quota che manca a tal som-
ma nella rendita de'benefizi ecclesiastici
che il cardinale o già godeva o riceve dopo
la sua esaltazione. Sul trattamento pecu-
niario del sacro collegio si può leggere l'o-
puscolo di mg.'^Peraldi, Sid temporale go-
verno degli eeclesiastici, Bastia i 840, in
cui nell'art. 2 tratta:che mediante il go-
verno de'preti hanno i laici già in mano
più di quello otterrebbero per un nuo-
vo ordine politico. Nel voi. XXVIII, p.
44 e 5q, dichiarai che nel secolo corren-
te diversi cardinali morirono senza la-
sciare modo da fare i funerali , onde vi
dovettero provvedere i Papi, come pur
fece Gregorio XVI , il quale inoltre ac-
cordò alle eredità de'benemeriti cardina-
li Mazio e Caprano, sopravvivenze sui be-
nefizi ecclesiastici chegodevano, onde pa-
gare i debiti lasciati, poiché è noto a tut-
ti, che col solo modico piatto cardinalì-
zio non si può sopperire da un cardina-
le, ancorché viva frugalmente e ristret-
to, alle spese indispensabili alla dignità e
al necessario decoro. Nel voi. X, p. 17,
parlai delle rendite de'cardinali e di quan-
to alcuni Papi loio assegnarono, mentre
alle biocrafìe de'cardinali e relativi ar-
PIA
licoli dico delle parziali munificenze dei
Papi a vantaggio de' cardinali slessi. Il
vocabolo piallo cardmalizio esisteva nei
pontificato di Calisto III, imperocché nel
conclave ilei 145^, tenuto per sua mor-
te, il cardinal Piccolomini, che fu eletto
col nome di Pio II, ne parla come un'en-
trata o piatto, presso la Storia de con-
clai'i. IN'el 1464 P<^'' "loJ'le di Pio II, nel
conclave i cardinali formarono 18 capi-
toli per la buona amministrazione del
pontificato, per chiuncpie di loro fosse e-
letto, con diverse cose a loro vantaggio,
quali lutti giurarono e si riportano dal
Quirini, Fiiidiciae Pauli II, p. xxii ; on-
de nacque 1' uso di formare ne' concla-
vi simili leggi, secondo Natale Alessan-
dro, Hist. eccl. t. 8, cap. i, art. 8, men-
tre l'anonimo autore di àtila storia, for-
se Burcardo, dice che nel conclave i4^8
fiuono fatti alcuni capitoli e che subito
li giurò Pio II. Avverte il Piinaldi , al-
l'anno i353, che Innocenzo VI avea de-
cretato, che i cardinali ne' conclavi non
ponessero in veruna maniera restringere
l'autorità pontificia , come Gregoi'io X
avea statuito che in sede vacante non po-
tessero disporre delle rendile del tesoro
pontifìcio. Di tutto parlai a Conclave. In
quello del 14^4 ^^i eletto Paolo II, che
come d'animo grande, non solo aumen-
tò le prerogative de'cardinali, ma a quel-
li che non aveano di rendita ecclesiasti-
ca 4,000 scudi annui, ordinò che la came-
ra apostolica loro somministrasse 100
scudi d'oro al mese (ognuno de'quali scu-
di equivaleva a paoli 16 e mezzo), ciò
che volgarmente si chiamò il piatto del
cardinale povero. Nel i4<^4> appena e-
letto Innocenzo VIII , confermò i capi-
toli che tutti i cardinali aveano giurato
in conclave di osservare, per chi venisse
eletto Papa: li riferisce il Burcardo pres-
so il Rinaldi a tale anno n.° 29 e 3o, fra i
quali: i.° Che si dassero dalla camera a-
postolica ogni mese 100 scudi d'oro ai
cardinali, che non ne avessero 4,000 di
beqefizi. 2.° Che fossero franchi d' ogni
P I A 275
gravezza, 3." Che toccasse ad essi il piov-
vedere i benefizi delle chiese, che ognu-
no di loropossedeva.4 " Cheil Papanoii
potesse alienare i beni di chiesa, ec.
Marcello II del i5'>5 negò la legazio-
ne di Bologna al cardinal Rladrucci, ma
gli fece dare 10,000 scudi , quanto ap-
punto fruttava in due anni, termine d;i
lui stabilito alle legazioni. Qui noterò che
(juando GregorioXlI partida Iioma nel
1407 vi lasciò per vicario temporale 0
spirituale il cardinal Stefancschi Annibal-
di colla provvista di scudi 5oo al mese,
indi Giovanni XXIII gliene assegnò 400
quando per lui fu legatoe vicario di Ro-
ma , dopo aver approvalo alla madre i
4o fiorini mensili accordati da Alessan-
dro V sui beni di chiesa. Al fine dell'ar-
ticolo Legato ho detto qual è il loro as-
segnamento. Al celebre cardinal Paleot-
ti, per la tenuità delle sue rendile, avea
Pio IV assegnalo 100 scudi al mese; ma
per essersi il cardinale opposto in con-
cistoro alle gravezze che si voleano in)-
porre ai sudditi pontificii per aiutare il
partito cattolico nelle gueire civili della
Francia, contro il parere del Papa e dei
cardinali, alcuni ministri di ciò sdegna-
ti gli fecero togliere l' assegno. Nondi-
meno ilcardinale restò saldo nel suo pro-
ponimento, il sussidio non (u imposto, ed
il Papa rientrato in ragione restituì al
cardinale la sua grazia e la pensione. Nel
1 566 s. Pio V appena eletto distribuì
80,000 scudi a 38 cardinali che aveano
tenui provviste; ed ai 6 che creò nel i J70
donò a ciascuno 5oo scudi d' oro , due
pianele, quattro portiere, bacile e bocca-
le, mazza d'argento, i finimenti rossi e
e paonazzi per la mula, e loro assegnò an-
nui scudi d'oro 1200, quale straordina-
ria provvista. Tra essi eravi il cardinal
P eretti, poi Sisto V , il quale nella sua
vigna, poi filila Monlallo di Roma, eri-
gendovi alcune fabbriche, un giorno pas-
sandovi GregorioXIll eciò vedendo, dis-
se : se fabbrica non e cardinale povero,
e gli levò il piallo cardinalizio dei 100
a-G V I A
scudi al nieìe. Ma il cardinole per finire
gli edifizi prese denaro in prestito e vi
concorse lo slesso arcliilelto Fontana. Nel
iSgo Urbano VII dopo la sua esaltazio-
ne, subilo beneficò i cardinali forniti di
poche rendile. I cardinali Spinelli, Con-
ti, Del Bufalo e altri nel i6o4 creati da
Clemente Vili, per non aver questi po-
tuto provvederli a cagione della morte,
■vissero bisognosi. Nel i6o5 Leone XI che
gli successe distribuì a' cardinali poveri
generose somme, protestando che non ne
avrebbe creato finché non avesse avuto
modo di provvederli, onde non avessero
bisogno del piatto di cardinali poveri ,
per essere vergogna del Pontefice aver
dintorno caidinali poveri. Al tempo del
successore Paolo V, il piatlocardinalizio
era di i5oo scudi d'oro all'anno, e si da-
va ai cardinali che non ne possedevano
6000 di beni ecclesiastici, come si legge
nella citata Storia de' conclavi. Innocenzo
X nel i655, vicino a morire, volle rive-
dere il cardinal Cecchini, cui avea tolta
la provvisione di cardinale povero, ma
non gliela restituì. Alessandro VII nel
1657 riservossi in petto 4 cardinali e non
li pubblicò per allora, e come dice il No-
vaes, per non poterli provvedere de'con-
sueti 6,000 scudi , somma sufliciente a
mantenere lo splendore della porpora.
Clemente X nel 1675 creò cardinale
Howard Norfolk, e gli assegnò dalla ca-
mera apostolica annui scudi 10,000. A
FiLippucci dissi come nel 1706 avendo
ricusato il cardinalato, Clemente XI gli
fece annuoassegnoepoi i funerali. Il dia-
rista Cecconi narra,comeavendo tal Pa-
pa creato if) cardinali a' 17 maggio 1706,
dopo che apri loro la bocca a' 7 giugno,
a cadauno stabili l'annua rendita di scu-
di ^5oo ; e che nel 1 7 1 1 fece dare scu-
di 20,000 per le spese al cardinal Impe-
riali, nominato legalo rt /a/ere ad incon-
trare l'arciduca Carlo redi Spagna, che
veniva in Italia per passare in Germania,
come ricordai nel voi. XXXVII, p. ?.86.
Benedetto Xlll Orsini, già domenicano,
PIA
nel 170.4 creò cardinale Pipia domeni-
cano, ontle il duca nipote stabilì di pas-
sargli annui scudi Goo , e pregò lo zio
Papa a far perpetuo questo assegno al
cardinal domenicano prò tempore, eser-
citando i diritti di duca di Gravina cui
avea rinunziato. Racconta il Novaes che
Benedetto Xlll nel 1726 riservò in pet-
to 7 cardinali per non aver la maniera
di provvederli, essendo risoluto di osser-
vare lo statuto fatto ne'concla vi del i458
e i4*^4j con assegnare 4,000 fiorini al-
l'anno a que'cardinali che non avessero
altre provviste, la qual somma si valu-
tava allora allretlanti scudi, e al presen-
te corrisponderebbe a 5,3oo. Nel voi.
VII, p. 85, parlai degli emolumenti det-
ti Rotolo, pei cardinali presenti in Romaj
regolali da Benedetto XIV. Nel 1789
Pio VI creò cardinale F'iangini uditore
di rota per Venezia, promozione che ri-
tardò finché quella repubblica non gli
assegnò quanto occorreva pel suo deco-
roso mantenimento, al che essa ripugna-
va. Che Napoleone assegnò ai cardinali
per dote cardinalizia SojOoo franchi per
cadauno, lo notai a Francia, cioè ai car-
dinali delti ro^^/, lo che spiegai a Pio VII.
11 piatto cardinalizio di 4,000 scudi, co-
me notai nel voi. IX, p. 817, i cardina-
li nuovi non lo percepivano finché non
era slata loro aperta la bocca, cioè data
autorità di esporre il proprio sentimen-
to, laonde talvolta passavano molti me-
si senza rendite, dopo aver sostenuto le
gravi spese del cardinalato. Rimosse que-
sta consuetudine Gregorio XVI, savia-
mente decretando che ai cardinali appe-
na creati si somministrasse il piallo, sen-
za attendere la nominata formalità.
PIAZZA GivL\o,Cardinale. Nalod'an-
tica e nobile famiglia in Forlì, fu con-
dotto a Roma in età ancor tenera e po-
sto scilo la disciplina del prelato Camil-
lo Piazza suo zio, indi fu ammesso in pre-
latura ed occupato ne' goveini delle cit-
tà'dello stalo ponlilìcio, e poi spedito da
Innocenzo XI l interuuuzio a Brusselles,
PIA
quindi arcivescovo di Rodi e nunzio di
(Joionicij donde per alcune dillerenze fu
costretto ritornare in Roma, ove fu fìll-
io segretariodella cifra. Clemente XI nel
J 706 io trasferì a Nazareth, cui erano
mute le chiese di Canne e Monte Verde, e
lo dichiarò nunzio di Polonia e nel i 70-9
di Vienna, non che vescovo di Faenza nel
1710; finalmente a' 1 8 maggio i 7 1 2 lo
cieò cardinale prete del titolo di s. Lo-
renzo Pane e Perna,élo ascrisse alle con-
gregazioni de' vescovi e regolari, dell'im-
iiiuiiitàjdi propaganda e altre, nominan-
dolo legalo di Ferrara nel i 7 1 4, dove die
illustri esempi di liberalità , giustizia e
singolare illibatezza di costumi. Inter-
venne ai conclavi d'Innocenzo XIII e Be-
nedetto XI li, nel quale ebbe un gran nu-
mero di voti pel papato. Restituitosi a
Fiienza, ivi morì nel 1726, d'anni 63, e
ruiias3 nella cattedrale onorevolmente
sepolto.
PIAZZA (Platìen). Città con residen-
za vescovile nel regno delle due Sicilie,
nella provincia della Valle minore di Cai-
tanissetta, a 4 leghe da quella città e 2 i
da Siracusa, capoluogo di distretto e di
cantone, [ìosla in amena e ubertosa val-
le. Contiene gran numero di chiese, fra
le quali primeggia la cattedrale dedicala
a Maria Vergine Assunta, bello ed ele-
gante edifizio con battisterio, avente pros-
simo il conveniente episcopio. Il capitolo
si forma di 5 dignità, la i.^ essendo il
preposito, e le altre il cantore, il tesorie-
re, il decano, ec; di 20 canonici primari
compresi il teologo e il penitenziere, di
altrettanti canonici secondari, di 8 bene-
ficiali chiamati Jaconelli, e di altri preti
e chierici addetti al divino servigio. La
cura delle anime 1' esei'cita il preposito,
coadiuvato da altri 6 sacerdoti in altret-
tante chiese fdiali e parrocchiali. Oltre
a queste vi è la chiesa collegiata del ss.
Crocefisso. Vi sono io conventi e mona-
steri di religiosi, 6 monasteri di mona-
che, l'ospizio per le povere zitelle, l'orfa-
notrofio, l'ospedale, diverse confraterni-
PIA 277
le, 1 monti di pietà ; raa si desidera il
seminario, secondo 1' ultima proposizio-
ne concistoriale. L'istruzione pubblica è
affidata ai domenicani per le scienze mag-
giori nel collegio, evie pure la scuola lan-
castriana. Città opulente, è contornala
da pini, mandorli, castagni, con pingue
e ampioteiritorio. E noverata tra lebuo-
ne città dell'interno di Sicilia; ha origine
antica , vantandosi di essere colonia dei
greci di Platea {f'.), venuti a rifugiar-
si in Siciliaj allorché fu distrutta dai te-
bani la loro patria, e perciò la chiama-
rono col suo nome Platea o Plati'a, che
poi in Piazza Ciìirthioss]. Cello è che una
colonia di lombardi e piacentini, venuti
coi normanni in Sicilia, quivi si stabili-
rono e la eressero in piazza d'armi, per
cui alcuni fecero derivare il nome di Piaz-
za. Dell' antica Platea o Piazza non si
vede che il sito, dopo che Guglielmo I,
credendola ribelle, la fece distruggere;
quindi l'attuale fu fatta edificare dal re
Guglielmo II il Buono dei i 166, lunge
una lega dalla vecchia, indi continuò a se-
guire i destini di Sicilia. Piìi uomini il-
lustri uscirono da questa popolosa città,
e solo ricoiderò Trigona e Parisi arcive-
scovo di Palermo, creato cardinaledaGre-
gorio XVl; p. Giambertone carmelitano
autore dell' opera, Piazza antica, nuo-
va, sacra e nobile; ed il celebre p. Inlor-
cetta gesuita, missionario alla Cina, che
con altri della sua compagnia di Gesfi
die all' Europa la Morale di Confucio,
tradotta dal cinese.
La sede vescovile sulTraganea della
metropolitana di Siracusa, l'eresse Pio
VII nel 181 7, con la bolla Pen<etustani
locoruin originem, de'3 luglio, Dull.Cont.
l. 14. p- 326, con dismembrare 12 ter-
re dalla diocesi di Catania, dichiarando
cattedrale la collegiata istituita da Cle-
mente Vili; quindi per 1° vescovo a'2
ottobre 1818 dichiarò Girolamo Aprile
e Benzi di Caltagirone, cui nel 1 834 da
Gregorio XVJ fu dato in ausiliare, e lo
è tuttora, ms' Vincenzo Vclardita di
278 Piv
Piazza, che pur fece vescovo in paritbus
di Gol lina, con ritenzione della dignità
d aicidiacono della calledrale e vicario
generale. Lo stesso Papa preconizzò tut-
ti i seguenti vescovi: nel i 838, per mor-
te del predecessore, Pietro de' principi
Naselli di Palermo, preposito de'filippi-
lìi di Piazza, indi fatto arcivescovo di
Leucosia; dopo sede vacante in cui go-
vernò l'ausiliare, nel 1844 ii^o-'^ P'ci'
Francesco Brunaccini de' principi di s.
Teodoro di Messina, abbate cassinese del
monastero di Piazza, traslato all'arcive-
scovato di Monreale; e nel i84tj l'odier-
no mg.' Cesare Sajeva di Girgenli, di
quella cattedrale, già canonico e parro-
co. La diocesi è alquanto ampia e con-
tiene IO luoghi, dichiarali dallo stesso
Gregorio XVI con la lettera apostolica
In suprema, de' 3o maggio 1 844- Ogni
nuovo vescovo è tassalo in fiorini 533,
essendo le reudite 802 oncie ossia ^5oo
ducati.
PIAZZE DI ROMA. Chiamasi Piaz-
za quel luogo spazioso, circondato d'e-
difizi, platea , area, campus j quel luo-
go dove si fa Mercato (^.), forum j piaz-
za dicesi anche per luogo semplicemen-
te, e piazzetta per diminutivo di piazza:
piazza o piazza d'arme .si dice di città o
terra fortificata e presidiata. Le piazze
sono di ornamento e comodo alle città
e luoghi, ed ai loro articoli parlo delle
principali. Poche sono le città che al pari
di Roma abbondino di piazze spaziose e
bene ornale di stupende fonti, di mera-
vigliosi obelischi e di magnifici monu-
menti e edifizi. Si può far ascendere il
numero di esse a 148, quantunque non
tutte, tranne circa 5o monumentali, sie-
no degne di ricordo e meritevoli di una
descrizione; per Io che poi indicherò le
principali e più cospicue, citando in ca-
rattere coi'sivo e in piccole maiuscole
gli articoli in cui le descrissi, in un alle
uotizie topografiche antiche. Solo qui re-
gistrerò che il rione I." Manli ne con-
tiene i5; il II." Tre\>ì 16, il 111." Colon-
PIA
iia IO, li IV.** Campo Marzo j8, il V."
Ponte IO, il VI.° Parione i i, il VII."
Regola 10, r Vili." s. Eustachio io, il
LX.° Pigna 6, il X.° Campitelli 7, l'XI."
s. Angelo 6, il Xn.° Ripa 2 , il XIII."
Trastevere iZ, il XIV.° Borgo 9. Di tut-
te queste piazze ne trattano il Bernardi-
ni, Descrizione cle^ rioni dì Romaj il Nib-
by, Roma nel i838, e Alessandro Ruf-
fìni nel Dizionario etimologico - storico
delle strade, piazze, borghi e vicoli del-
la ci tlà di Roma , \v\ 1847. Perdette
piazze ed altresì possono vedere gli ar-
ticoli: Borghi di Roma, Chiese di Pioma,
Colonne DI RoMA,FoNTANE DI Roma, Fori
DI Roma, Monti o collidi Roma, Oceli-
scHi DI R.OMA, Palazzi di R.oma, Rioni di
Roma, Strade di Roma; la descrizione
de'tanli stabilimenti dell'alma città e le
biografie de'Papi che le abbellirono, mas-
sime di Nicolò V, Sisto IV, Paolo IH,
Pio IV, Gregorio XI II, Sisto V, Paolo V,
Innocenzo X, Alessandro VII, Clemen-
te XI, ClementeXII, Benedetto XI V, Pio
VI, Pio VII, Leone XII e Gregorio XVI
che aumentò gli ornamenti delle piazze
di s. Gregorio al Monte Celio, Colonna,
Porta Maggiore e della via del Porlo di
Ripelta, coll'edifizio informa di emiciclo
ove prima esisteva il deposito di legna
da consumo con pericolo d'incendio (co-
m'era altra volta avvenuto), che per la
sua elegante appariscenza ( non si corri-
spose alle provvide intenzioni del Papa
che bramava un gran fabbricato di case
di tenui pigioni a sollievo di chi poco può
spendere) nell'anno X fu coniata la me-
daglia colla sua effigie e nel rovescio il
disecno dell' edifizio e l'iscrizione: iJbi
indecora loco Ugna congesta proslahant
aedibus a solo extructis aucta Urbis,
commoda et ornamenta. Dipoi concesse
parte dell'edifizio per le scuole artistiche
dell' accademia di s. Luca, come si leg-
ge nella iscrizione marmorea posta so-
pra la porta d' ingresso. La denomina-
zione delle piazze di Fioma ebbe origine
dalla regione, da qualche principale edi-
PIA
fìziocIieledecoi'ajCÌai proprietari antichi
o attuali di alcun palazzo, o clall'uso cui
sono assegnate, e finalmente per qualche
circostanza o avvenimento particolare.
Abbiamodi diversi incisori la veduta del-
le piazze di Roma, come Piranesi, Pi-
nelli, Rossini, ec.
Piazza di s. /égoslino nel rione 8.°
Apresi dinanzi il convento e la Chiesa di
s. /4gostino (^.) di cui prende il nome,
ed ai due palazzi del Collegio Germa-
nico (F.) , uniti per un arco: nel con-
vento è la Biblioteca angelica (^.).
Piazza di s. Andrea nella l alle ne!
rione 8." Prende il nome dalla Chiesa di
s. Andrea (F.) e dal Palazzo Falle e
Piazza della Falle {F.).
Piazza di s. Apollinare nel rione 5."
Di foima quadrilunga e ampia, è deco-
rata dal Palazzo Alieinps [F.) e dalia
Chiesa di s. Apollinare (F.), da cui de-
rivò il vocabolo.
Piazza de' ss. Apostoli nel rione 2."
Si prolunga moltissimo, prese la deno-
minazione d^lla Chiesa e Palazzo de" ss.
XII Apostoli (F.): rimane abbellita dai
Palazzi Colonna, Odescalchi, MuliPa-
pazzurri o Savorelli^RuJfo e Imperiali
o Falentini (F.).
Piazza d' A racoeli nel rione io. "Rice-
ve il nome dalla Chiesa di s.Mariad'A-
racoelij vi si fece il Mercato (^.), baia
Fontana in piazza d' Aracoeli [F.), e
oltre alcune buone fabbriche, i Palazzi
Massimo e Muti Bussi [F.).
Piazza Barberini nel rione 2.°, di for-
ma quadra, già Grimana, prese l'attuale
vocabolo dal Palazzo Barberini (F.)o\'è
la Biblioteca Barberini [F.); ne fa or-
namento la Fontana del Tritone (F.),
oltre altra fontana memorabile, e le è
propinqua la chiesa e convento de' Cap'
puccini (F.).
Piazza dis. Bartolomeo all'Isola nel
rione 1 2.°, quasi quadra, fra i due Ponti
Fabricio e Cesilo [F.) : è omonima alla
Chiesa di s. Bartolomeo all' Isola [F.)y
coti colonna in mezzo, di cui feci parola
PIA 2 7«)
nel voi. XLVIII, p. 182, e rimpetlo il
convento ed Ospedale di s. Gio. di Dio
de' ben/rateili ( F.).
Piazza della bocca della verità nel
rione 12.°, cui dà il nome il marmo ch'è
nella propinqua Chiesa di s. Maria in
Cosmedin (^'.)j ch'ebbe il Palazzo apo-
stolico di s. Maria in Cosmedin ( F.'^ :
contiene nel mezzo la Fontana della boc-
ca della verità (F.), ed a ponente vi è
il famoso tempio d'Ercole vincitore, già
creduto di Vesta.
Piazza Borghese nel rione 4-" : sono
due, il cui nome loro viene dal Palaz-
zo Borghese {F.); una di esse è chiusa
con colonne, sbari-e e catene di ferro, per-
chè contiene gli altri edifizi del princi-
pe di tal nome.
Piazza di Branca nel rione 7.°, prese
la denominazione dalla famiglia Branca,
di cui parlai nel voi. XXI, p. 34 ed al-
trove, che vi ebbe le sue case; qui è il
Palazzo Santacroce {F.).
Piazza di Campidoglio nel rione i o."
r^.CAMpmOGLio, jMonte Capitolino e Pa-
lAzzi DI Campidoglio; con fonte, statua
equestre di Marc'Aurelio collocatavi da
Paolo III [F.) ed altri monumenti.
Piazza di Campitelli nel rione 1 0.",
di forma oblunga con diversi palazzi,
tra' quali quello già del cardinal Pacca.
(F.), la Chiesa dì s. Maria in Campi-
telli (F.), e la Fontana di s. Maria in
Portico o Campitelli (F.).
Piazza di Campo di fiore nel rione
6.°, cui si danno varie interpretazioni
all'etimologia, cioè da Flora, donna a-
mala da Pompeo, che propinquo vi e-
resse il suo teatro e la Curia (F.), co-
me dissi a Chiesa di s. Lorenzo in Da-
MAso; da Terenzia famosa cortigiana ,
che in morte lasciò i suoi beni e questo
campo al popolo romano, il quale in suo
onore istituì i giuochi floreali (ne feci
parola a Giuoco ed a Ferie ) e la pose
fra le seraidee ; o meglio perchè il luogo
sino ad Eugenio IV era un prato, spes-
so coperto di fiori e perciò detto Campo
28o PIA
dei fiorij ove si pascolavano 1 cavalli ed i
giumenli de' contadini che porla vano in
Boma a vendere commeslibili, finché lo
fece lastricare di pietre il cardinal Mez-
zarota vice-cancelliere, dopo di aver or-
nalo gli edifìzi contigui al suo palazzo
della Cancelleria. Tuttavolta sino a Leo-
ne XII vi si tenne il mercato di cavalli
e di giumenti in tutti i sabbati dell'an-
no, tranne il mese di maggio che tal
mercato nel lunedì si trasportava a piaz-
za Farnese. Keli 729 il mercato di Piaz-
za Navona fu trasferito in Campo di
flore per le feste che nell'altra preparava
il cardinal Polignac per la nascita del
delfino di Francia. Un tempo in Campo
di fiore facevano ricapito tutti i servi-
tori che cercavano di allogarsi, ciò che
oggi fanno a piazza di Spagna, a piazza
Colonna ed a piazza di Sciarra. Yi eb-
bero casa gli Orsini, e perciò ne' bassi
tempi fu luogo centrale, mollo abitato e
teatro di diverse fazioni. Anticamente ivi
si facevano le esecuzioni della pena ca-
pitale, e vi si esponevano l'effigie de'fug-
gitivi condannati a morte. Ed è perciò
che tuttora vi si affiggono i solenni atti
del Papa e molti del cardinal vicario, dei
quali feci cenno ne' voi. VII, p. i94> e
XIX, p. 58.1 Cursori apostolici [F.) af-
figgono in Campo di fiore le lettere a-
postoliche, monitorii, bolle e brevi del
Pontefice, con questa formola in fine del-
le stampe, quale attestato dell' eseguita
solenne pubblicazione e affissione : Die. . .
inensis et anni ut supra, praesens afjl-
xus et puhlicatus fuit ad vah'as Curiae
Jnnocenlianae ,etin Jcie Campi Florae,
elinaliis locissolitis et e onsuetis {c,omt\\\
tutte le patriarcali basiliche) per me N.
N. apostolicum cursoreni. — iV. iV. Ma-
gister cursorum. I cursori o mandatari
del cardinal Vicario di Roma [F.) in
Campo di fiore vi affiggono le sue stam-
pe che pubblica per ordine pontificio ,
come gli editti per la divota celebrazione
della notte di Natale, sull'osservanza del-
la quaresima con indulto apostolico, sul-
PIA
la santificazione delle feste, pei catechi-
smi, giubilei, ec.Egualmenteapiè di tali
stampe si legge questa formola : Die,
mense et anno quibus supra, praesens
ediclum afjìxum et puhlicatum fuit ad
valvas Curiae Innoceniianae , in /4cie
Campi Florae, et in aliis locis solilis
(massime sulle porte o colonne o pareti
esteriori delle chiese) et consuetis Urbis,
per me N. N. tribunalis E.mi Urbis card.
Ficarii mandatariorum decanum. Que-
sta piazza è circondata di buoni fabbri-
cati, tra' quali il Palazzo Pio {F .), e nel
mezzo è la Fontana in piazza di Campo
de' fiori {F.).
Piazza di Campo Faccino nel rione
io.° già Foro romano (F.), con le Chie-
se dis. Adriano, de' ss. Cosma e Damia-
no, di s. Maria Nuova , di s. Sebastia-
no alla polveriera, (i\ s. Maria Liberatri-
ce delle monache Oblate di Tor de' spec-
chi {F.), dis. Lorenzo in Miranda degli
Speziali (/".), ec. ; gli orti Farnese (F.);
il Carcere [F.) Mamertino e chiesa del-
V Arciconfralernila di s. Giuseppe de' fa-
legnami [F.) , della quale parlai anche
ne' voi. IX, p. 1 5i e 2 58, e XLVII, p.
159; la Chiesa dis. Martina (/^.), edul-
tri monumenti. A Pipeeno dissi ancora
di sua denominazione.
Piazza della Cancelleria nel rione 6.°,
oblunga. F. Palazzo della Cancelle-
ria e Chiesa di s. Lorenzo in Damaso.
Piazza Capranica nel rione 3." F.
Collegio Cai'ranica e Chiesa di s. Ma-
ria IN AcQUIRO.
Piazza di s. Carlo a Catinari nel rio-
ne 7." F. Chiesa di s. Carlo a' Cati-
nari.
Piazza di s. Carlo al CorsontX rione
4-°, quadrilunga. /'. Chiesa di s. Carlo
AL Corso.
Piazza de' Cenci nel rione 7.° F. il
voi. XLVI, p. 278, pel palazzo e monte
omonimi.
Piazza della Chiesa Nuova nel rione
G.°, quadrilunga. F. Filippjm.
Piazza di s. Claudio nel rione 3.° V.
PIA
il voi. XXVI, p. 229, per la chicca di tal
nome.
Piazza del Collegio romano nel rio-
ne g.° V. Collegio romano e Palazzo
Pamphilj-Doria al Corso, oltre la chie-
sa di s. Marta delle /Igostiniaiie.
Piazza Colonna nel rione 3.° J^.
Colonna Antonina, Palazzi Chigi, Ni-
COLINI, Piombino, della Posta, Fonta-
na* in piazza Colonna, ed il voi. XLIX,
p, 3o2. Nel luglio 184B il governo de-
cretò che il monumento della Colonna
sia preservato dal fulmine, che la colpì
due volte, con spranghe francliniane.
Piazza della Consolazione nel rione
io.° F. Ospedale di s. Maria della Con-
solazione.
Piazza di s. Eustachio nel rione 8.°
J^. Chiesa di s. Eustachio , Università'
ROMANA,PALAZZoCARPEGNA,PALAZZOrvlAC-
CARANi, e Befana. La Civiltà cattolica nel
t. 4j P- 221, la chiamò centro fisico del-
la Roma papale.
Piazza Farnese ne] rione 7.", d'un bel
quadrato. F. Palazzo FARNEf.E, Fonta-
ne SULLA PIAZZA Farnese, e Svezia per la
chiesa di s. Brigida.
Piazza Fiammetta nel rione 5.", così
delta, come notai allrove, dall' abitarvi
una favorita di Cesare Borgia figlio di
Alessandro VI, chiamala Fiammetta; è
oblunga e vi sono i Palazzi Sacripante,
Sampieri, Camuccini,e la chiesa dell'/^/'-
ciconfraternita del ss. Sagramento e s.
Trifone, d'i cui meglio trattai nel voi. XI,
p. 279.
Piazza di Fontana di Trevi nel rione
2.° F. Fontana di Trevi, Chiesa di s.
Maria in Trivio, ed il voi. XLV, p. 190,
per la chiesa de' ss, Vincenzo ed Ana-
stasio.
Piazza di Firenze nel rione 4-° f^-
Palazzo di Firenze.
Piazza del foro Traiano nel rione i .°
V. Colonna Traiana, Arciconfraterni-
TA DEL NOME DI MaRIA, UNIVERSITÀ De'fOR-
NARi per la chiesa di s. Maria di Loreto,
Conservatorio di s. Eufemia, Nel Inolio
PIA 281
1848 il ministro de' lavori pubblici or"
dinò che la colonna, degno avanzo del-
la romana grandezza, sia difesa da spran-
ghe francliniane , onde preservarla dal
fulmine, ed in modo che i fili condutto-
ri non deturpino, né olfendino il monu-
mento. Ultimamente furono discoperti i
gradini della basilica Ulpia, onde furo-
no eseguiti i lavori opportuni per rende-
re agevole e piano l'accesso al monumen-
to, di che parlo a Pio IX , siccome av-
venuto nel suo pontificato.
Piazza di s. Francesco a Ripa nel rio-
ne i3.° F. il voi. XXVI, p. 159.
Piazza del Gesìi nel rione 9.° F. Ge-
suiti, e Palazzi Altieri e Bolognetti.
Piazza di s, Giovanni in Laterano nel
rione i.°: sono due, una dalla parte del-
la facciata principale della Cìiiesa di s.
Giovanni in Laterano, (.\it\ Triclinio e del-
le Scale Sante ; l'altra da quella del Pa-
lazzo apostolico Lateranense, del Batti-
sterio, deW Ospedale del ss. Salvatore e
diiW Obelisco Lateranense [F.) con fonte.
Piazza Giudea nel rione 1 1 .° F. E-
BREi, Fontana in piazza Giudea, ed il voi.
XX, p. 249, per la chiesa di s. Maria del
Pianto.
Piazza di s. Ignazio nel rione 8.° F.
Collegio romano, per la chiesa omoni-
ma, ed il voi. XIX, p. 39, per la chiesa
di s. Maculo.
Piazza Lancellotli nel rione 5.° F.
Palazzo LANCELLOTTie Chiesa di s. Si-
meone PROFETA.
Piazza di s. Lorenzo in Lucina nel
rione 3." F. Chiesa di s. Lorenzo in Lu-
cina, e Palazzi Ottoboni e Ruspoli. Ivi
dissi che le derivò il nome dall'antico
tempio di Giunone Lucina, con bosco sa-
cro e stagno, lucus Lucinaej ovvero dal-
la b. Lucina matrona romana^ probabil-
mente fondatrice del primitivo titolo, ove
poi fu con maggior ampiezza fabbricala
la detta chiesa, onde nella tribuna fu di-
pinta con la chiesa in mano, anche per-
chè ivi avea delle possessioni, secondo al-
cuno, mentre la sua casa era dove sorge
2S2 y 1 A
la Chiesa di s. Marcello, al quale aili-
colo pallai della pia matrona. Essa è tli-
■veisa da quella s. Lucina, discepola dei
ss. Pieti'o e Paolo, di cui lagionai in più
luoghi, come ne'vol. X, p. 284, XII, p.
2o5, Xlll, p. i49-
Piazza di s. Luigi de' Francesi nel rio-
ne 8.° F. il voi. XXVI, p. 226, 228,
23 1, per la chiesa di detto nome, e Pa-
lazzo Patrizi.
Piazza Madama nel rione 8.° F. Pa-
lazzo DEL Governo o Madama.
Piazza della Maddalena nel rione
3.° F. il voi. XLVj p. 187, per la chie-
sa di tale santa.
Piazza di s. Marco nel rione 9.° F".
Chiesa di s. Marco e Palazzo di Venezia.
Piazza di s. Maria dell' Anima nel rio-
ne 5.° r. i voi. XXIX, p. io5,e XXXIX,
p. 188, per le chiese di s. IVIaria dell'A-
nima e di s. Nicolò de'Lorenesi.
Piazza di s. Maria Maggiore nel rio-
ne i.°: sono due, una dal lato del pro-
spetto principale, l'altra da quello della
tribuna. F. Chiesa di s. Maria Maggio-
re, Palazzo apostolico Liberiano, Fon-
tana DI s. MariaMaggiore, Obelisco Li-
beriano, Penitenzieri Liberiani : della co-
lonna di s. Maria Maggiore parlai ancora
nel voi. XIV, p. 3 i5.
Piazza di s. Maria della Pace nel rio-
ne 5.° F. Chiesa di s. Maria della pa-
ce e Pia unione di s. paolo.
Piazza di s. J\laria in Trastevere nel
rione i 3.° /'.Chiesa di s. Maria in Tras-
tevere, Fontana in piazza di s. Maria
IN Trastevere , Palazzo apostolico di
s. Maria in Trastevere, Conservatorii
DELLE Pericolanti e del Refugio di s. Ma-
ria IN Trastevere.
Piazza della Minerva nel rione 9.° P^.
Chiesa di s. Maria sopra Minerva, con
Biblioteca Casanatense, Obelisco della
Minerva e Accademia ecclesiastica.
Piazza Montanara nel rione io.° F.
Chiesa di s. Nicola im Carcere, Ospizio
di s. Galla, Fori di Roma, e Fontana in
PIAZZA Montanara.
PIA
PiaT~n di Monte Citorio nel rione 3.*
F. Monte Citorio e Obelisco di Monte
Citorio.
Piazza dì Monte d'oro nel rione 4''>
di forma quadra : n'è incerta l'etimolo-
gia ; narra però il Martinelli, Roma ri-
cercata nel suo sito, che i propinqui luo-
ghi sotto il colle degli orti si comincia-
rono ad abitare e riempire ne'luoglii bas-
si e concavi nel pontificato di Giulio III;
dalle antiche ortaglie fu il luogo chiama-
to ortaccio, poi con due altri nomi, cioè
condopula, e da un'osteria che si eserci-
tava nella casa degli eredi del Causeo, fu
chiamala del Manie d'oro, da questa in-
segna che ivi fu posta.
Piazza del Monte di pietà nel rione
7.° F. Monte di pietà di Roma.
Piazza di Monte vecchio nel rione 5.°,
cosi denominata dal monte di pietà in
questo luogo stabilito da Sisto V ( che
forse prima era presso s. Salvatore delle
Coppelle, come dico a Parrocchia infi-
ne ), poi trasportato ove trovasi , come
dissi nel voi. XLVI , p. 258. Rendono
interessante il luogo alcune casco palaz-
Zini d'ottimearchitetturedel secolo XVI,
una delle quali, che dicesi di Gualdo, ha
buoni bugnati , pilastri ionici e corinti,
con sodi ornati.
Piazza Navona nel rione 6.°, una del-
le più vaste di Roma, giacché la sua su-
perficie è circa un rubbio di terreno o
metri quadrati 10,924, e da essa sbocca-
no 9 strade. Questa piazza porta il nome
di Circo o Foro Agonale, pei giuochi e
feste agonali, che secondo alcuni ivi si ce-
lebrarono al dio Agonio. Altri riferisco-
no che si disse Agonale o dall' agone di
che era oggetto della festa, cioè il sacer-
dote e la vittima, o perchè questa veni-
va offerta a Giano. Ovidio, Fasti I , v.
320, allega cinque ragioni a tale etimo-
logia ; è noto che Agone io greco signi-
fica combattimento che si fa dentro ad
un cerchio nelle lotte degli atleti in diver-
se maniere , per cui si dissero agonali i
luoghi io cui si rappresentavano simili e-
l' l A 283
rio puitiito dagli ebrei ed altro, oltre
quello abbondante di erbaggi e fiulti che
ha pur luogo ogni noattina per la sua
ampiezza e centralità. La inagislralura
romana prese diverse provvidenze pel re-
golamento del mercato di Navona, e le
inserì nello statuto di Roma , assegnan-
dovi un commissario : molta cura ne pre-
sero ancora i cardinali camerlenghi ed i
prelati uditori, anche per impedire le in-
cette de'frultied erbaggi, deputando mi
governatore con apposito uffizio nella
piazza, per decidere le controversie che
insorgono ne'contratti, tanto ne'mercali
periodici che in quelli de'mercoledì; Per
la parte che lo riguarda, anco il tribu-
nale delle strade emanò regolamenti sui
venditori che prendono luogo in questa
piazza. La popolazione che vi concorre
forma un colpo d'occhio soiprendenle.
In processo di tempo vi furono celebrati
tli versi altri spettacoli , feste, con teatro
di ciarlatani, poi di burattini (de' quali
parlai a Ottoeoni famigiia, dicendo del
loro teatro di marionette). In varie cir-
costanze il mercato si fece anche altro-
ve, cioè a' 20 settembre ì55'J sino a' 7
novembre in piazza s. ALirco, per l'inon-
dazione del Tevere, che in Navona avea
lasciato la malta o melma o terra del su(»
fondo; a'i5 ottobre 1729 in Piazza di
Campo di fiore (f^.), a'3i detto a piaz-
za Colonna , prolungandosi in quella di
monte Citorio, e si continuò fino al ter-
mine delle feste in Navona; per le mis-
sioni dell'anno santo, che ivi si facevano,
a' iq luglio 1749) ' cristiani tennero il
mercato in piazza della Cancelleria , gli
ebrei nella propinqua piazza Pollarola,
così delta dal mercato giornaliero di pol-
li d'ogni genere e di ova ; per le missio-
ni del 1783 nell'agosto tenute in questa
piazza ( in quelle date per gli anni santi
I 7306 1825, coH'intervento di Benedet-
to XIV cLeone XII, vedausi i voi. II, p.
137 e 142, e XXXVIII , p. 61), quello
degli ebrei ebbe luogo nella piazza con-
bri , mobili , ferramenti , rami , veslia- ligua de'pollaroli, quello degli erbaggi e
PIA
sercizi e spettacoli. Il Cnncellicii suppose
la denominazione di Navona dalla forma
rellilinea e di nave the ha la piazza, che
conserva quella del circo Alessandrino ;
ed il Fea inclinò a credere che il nomeiV^-
vana provenisse da Agone corrotto nei
bassi tempi per la proiumzia popolare di
ISagona, Nagone e Navona. Qualunepie
sia la causa di questo nome, quasi tutti
gli scrittori si uniscono in credere che
non solo fossero in questo circo celebra-
ti i giuochi agonali, ma altri ancora. Il
JN'aidini giudicò che vi si facessero prin-
ciprdmente l'Equirie o giuochi de'caval-
li e de'carri in onore di Giano, delti set-
timonziali, peichè Jgones furono detti
tutti i colli : ma su queste feste è a veder-
si Monti e colli di IIoma. De'giuochi del-
le Equirie e degli Apollinari che ivi si
fiicevano, ne parlai ne' voi. X, p. 88 eq4,
XI, p. 276 e 291, XII, p. f)3, e XXXI,
p. 172, ove pur dissi che il circo vuoisi
eretto o riedificato da Alessandro Severo,
il quale avea vicino le terme. Ne' secoli
di mezzo e fino al X\ I in questa piazza
si celebravano i famosi giuochi d'Agone
e di Monte Testacelo nel giovedì grasso,
neli'uitima domenica di carnevale e per
la festa dell' Assunta, prendendovi parte
le comuni d'Anagni, Corneto, Magliano,
Piperno, Sutri, Terracina, Tivoli, Tosca-
nella, Vellelri e gli ebrei. Li descrissi nei
voi. X, p. 84 e 88, ove lodai la bella o-
pcra di Cancellieri, XXXI, p. 17761 78,
e XLVI, p. 277, dicendo pure del sol-
lazzo della cuccHgna che ivi fu fatta, rin-
novala poi sotto il governo francese nel-
le domeniche d'agosto. A Spagxa descri-
vo la chiesa de'ss. Giacomo e Idelfonso de-
gli spagnuoli,che trovasi nella piazza, rie-
dificata nel i45o. A Mercato raccontai
come nel i477 cessando in parte di tener-
si sulla piazza di Campidoglio, d'ordine
del cardinal camerlengo, s'incominciò ai
2 o 3 settembre a farsi ne' mercoledì in
questa piazza dai venditori d'ogni sorta
di commestibili e altri oggetti , come li-
284 PIA
frutti nella parte superiore di piazza Na-
vona, verso s. Apollinare; a' i4 agosto
18 to il mercato si fece nelle piazze della
Cancelleria e Pollarola, per lasciar libe-
ro il foro agonale alla corsa del fantino,
ossia d'uomini a cavallo, falla nel di se-
guente , mentre di altre parlai nel voi.
X, p. 88 (divertimento che rinnovatoan-
Cora per l'imperatore Francesco I, riu-
sciva meraviglioso per 1' effetto, ma per
l'angustia delle estremità del circo, caval-
li e cavalieri spesso restavano malconci
e morti). Dopo delta epoca anche in altre
c;rcostanzesi trasportò altrove il mercato,
ed eziandio nella piazza di Campidoglio,
Ricordai a Granata le feste fatte in Ro-
ma nel i49^ perla sua espugnazione, on-
de in questa piazza ne furono celebrate
con giostra e carri trionfali ; e nel voi.
XLV, p. 118, il torneo rappresentato a
spese del cardinal Barberini, che poi vi
fi;ce eseguire altri spettacoli; cioè pei' la
regina di Svezia un carro trionfiile con
carosello e combattimento notturno, ed
il palazzo incantato dell'Orlando furioso;
e pel principe Alessandro di Polonia la
nave con vele sopra finte onde, e l'istoria
di s. Alessio. A Chiesa di s. Agnese in
PIAZZA Navona (per quanto in questo luo-
go fu fatto alla santa, ne feci cenno al voi.
XLIV, p. 2 35) dissi com.e la riedificò In-
nocenzo X, che dai Iati vi eresse il Pa-
lazzo Paniphilj in piazza NaK'ona e il
Collegio Pamphilj (F.) ed incontro in-
nalzò [' Obelisco di piazza Na^'ona (F.)
col sontuoso fonte ( per cui Innocenzo X
tolse il Mercato, come notai nel voi. XXI,
p. 40 ) ivi descritto, insieme a quelle che
abbelliscono la stessa piazza di Gregorio
Xlll, il quale notabilmente l'allargò: per
tali magnifiche opere si coniarono di\e
medaglie a Innocenzo X colla sua eOl-
gie, ne'cui rovesci, in una si vede la fon-
tana e l'obelisco con l'epigrafe :/^Z'/«/o<7-
qua ^'irgine Àgonaliutn cruore j nell'al-
tra è il prospetto della chiesa con le pa-
role : D. AgnelL virgini et mari, sacrarli.
Is'el circuito di questa gran piazza souovi
PIA
ancora altre fabbriche assai buone, che
la chiudono alTintorno, di mano in ma-
no fondate sopra le rovine delle arcua-
zioni dell'antico foro, il Palazzo B rase hi
[F.) ed il Palazzo Lancellotti ajchitet-
tura di Pirro Ligorio, fatto fabbricare da
Ferdinando Torres di Granata (che qua-
le incaricato del re Filippo il presentò la
chinea a Paolo IV, onde in una sala fece
dipingere la pompa , indi stabib la sua
f imiglia in Roma), e pel malriraonio di
una Tories passato ne'Lancellotti, tutto
ben bugnato ed egregiamente distribui-
to ed ornato, avendovi già stanza nel i."
piano \e accadepiie Tiberina e Filodram-
matica, da ultimo trasportate altrove; e
prima ve l'ebbe la famosa stamperia ca-
merale del Mainardi, erigendosi un va-
go teatro nella sua grandiosa sala j allo
spirare del secolo passato. Avanti di par-
lare dello spettacolo pubblico del lago
nell'allagare la parte meridionale di es-
sa, servendosi dell'acqua delle due gran
fontane che ivi sono dell'obelisco e del
moro, otturando le chiaviche, farò cen-
no di allri allagamenti operati in Ro-
ma dalle fontane per piacevole diverti-
mento. Pompilio Tolti , Ritrailo di Ro-
ma anlicae moderna, Roma 1 638, som-
ministra le notizie di due allagamen-
ti, che da gran tempo sono andati in
disuso e perduta la memoria. Narra per-
tanto che nell'estate le Fontane sulla
piazza Farnese (^F.) allagavano la piaz-
za con dilettevole vista e molto concor-
so di gente a prender fresco e sollevarsi
dal caldo: questo lago si sarebbe potuto
ingrandire, secondo il progetto del Pa-
scoli, con atterrare le 6 isole di case che
dividono la piazza da quella di Campo
di fiore, per formarne una sola, ornata
in due angoli diagonalmente opposti dai
due Palazzi della Cancelleria e Spada,
edi aggiungere in distanza due altre fon-
tane. L'altroallagamento avea luogo per
la Fontana di ponte Sisto [F.) a dirittu-
ra e lungo la strada Giulia, nell' estate
per riuliescare la via. Il celebre lago poi
PIA
di piazza Navona^che si fa dalla malliiia
alla sera in tulli i sahhali e domeniche di
agosto ( delle ailegiie di questo raese ve-
di il voi. XLIV, p. 2 56), incominciò a
rallegrare la ciltà sotto Innocenzo X ai
23 giugno i652. Lo pciraisero i succes-
sori Alessandro VII, Clemente IX e Cle-
mente X; lo fece sospendere nel 167G
liniocenzo XI, temendo che potesse ca-
gionare aria cattiva, né lo ripriftinaro-
no Alessandro Vili e Innocenzo XII. Nel
1703 a' 4 agosto Clemente XI accordò
che il foro Agonale si allagasse come pri-
ma per divertire i romani, come spasso
piacevole e lecito: il di lui medico Lan-
cisi, De nalh'is alqiie adventiliis ronìmii
coeli qualitatibuSy dimostra innocuo l'al-
lagamento, quando nel dì innanzi e in
quello dopo si purghi la piazza dalle im-
mondezze. Nel 170JÌ le acque si fecero
restare tutta la notte , celebrandosi sere-
nale e cene, e queste nel sabbaio dopo
la mezzanotte dette sabbatine, ed allo
splendore delle faci il lago divenne piìi
brillante. Dipoi a'24 luglio 1707 essen-
do un caldo eccessivo e giorno di dome-
nica, si allagò la piazza con gran concor-
so di carrozze e di popolo. Indi il lago fu
di nuovo sospeso dal 1 720 per vari anni ;
si ripigliò l'uso nel 1 725 nel pontificato di
Benedetto XIII; pel timore del contagio
(come nel 1837 pel cholera fece Gregorio
XVI) fu sospeso da Denedelto XIV nel
I 743, ma dopo due anni d'intervallo, nel
1745 lo fece rinnovare. Benedetto XIV
tornò a sospenderlo nel 1749 per le mis-
sioni e nel 1730 per l'anno sauto, indi nel
1751 lo fece eseguire; ma da questo anno
diminuì la concorrenza degli spettatori e
quel fasto che ne fuimava ilprincipal or-
namento; imperocché vi prendevano par-
te principi sovrani e regine , cardinali ,
prelati e nobili romani. Lo spettacolo è
ridotto un semplice divertimento pel bas-
so popolo ed una parte de' cittadini, ed
un comodo pei cocchieri, che vi condu-
cono a bagnarsi i cavalli e le carrozze, giac-
ché essendo la piazza alquanto a foggia
P I A. 28 >
di bacino, in qualche luogoracqua giun-
ge quasi all'altezza d'un uomo. Il popolo
che nelle ore pomeridiane, massimedel-
la domenica, vi concorre in folla e gli spet-
tatori delle finestre e loggie ( una volta
parale di drappi ), dal pontificato di Leo-
ne XII sono rallegrati dalle armonie del-
le bande musicali. Tutto il complesso e
il passeggio de'legni nell'acqua forma uà
dilettevole passatempo, e rinfresca i ca-
lori estivi.
Piazza Nicosia o del Clcnienlino nel
rione 4-° f^- Collegio Clement^o.
Piazza dell' orologio della chiesa Nuo-
va nel rione 5.° V. Filippini. L' orolo-
gio segna le ore ed i giorni del mese.
Piazza Paganica nel rione 11." P^.
Palazzo Mattei.
Piazza di s. Pantaleo nel rione 6."
P^. Palazzo Massimo, Palazzo Braschi e
ScoLopr.
Piazza di Pasquino nel rione 6." P^.
Palazzo Braschi , Palazzo Pampuilj i.v
PIAZZA Navona e Arcicoxfraternita de-
gli agonizzanti.
Piazza di Pietra nel rione 3." f^. il
voi. XLIX, p. 3o2, e Doga>'E.
Piazza di s. Pietro in Praticano nel rio-
ne i4-° ^' Chiesa di s. Pietro iw Va-
ticano , Palazzo Apostolico Vaticano,
Palazzo Accoramdoni , Fonta?:e sulla
PIAZZA DI s. Pietro e Obelisco Vaticano.
Piazza della Pigna nel rione 9.°, co-
sì detta o dal rione omonimo, o per una
gran pianta di pino o per parecchi pini
che ivi un temposorgevano. /^. Arcicon-
fraternità della pietà de' carcerati e
Palazzo IMariscotti.
Piazza della Piletta nel rione 2." P^.
i voi. XL, p. 73,6 XLV, p. 124. Dice il
Vasij Itinerario di Roma, che vi sono ì
palazzi CoZo/j?i<^ e del marchese Muti-Pa-
pazzurri,e parte del convento de'ss. Apo-
stoli ; e crede che ivi fosse il portico di
Costantino e la magnifica scala che eoa-
duceva allesue terme situatesul colleQui-
rinale, facendo poi parte del foro Suario,
del quale feci cenno nel voi. XL, p. 75.
286 PIA
Piazza Poli nel rione i° V. Palazzo
Poli.
Piazza di Ponte s. Angelo nel rione 5.°
V. Po>'TE s. Angelo, ed il voi. XXXII,
[1. 2 1, ove dissi quando vi s'incominciò
iid eseguire la sentenza di morte, e degli
altri luoghi ove si eseguisce.
Piazza del Popolo nel rione 4-° f^-
JMoNTE PiNcio, Obelisco del Popolo, ove
parlai ancora delle fontane, Chiese di s.
Maria del Popolo (in cui dissi sulla o-
rigine della denominazione della piazza),
DI s. ]Maria di Moxte santo, di s. Maria
de'Miracoli e Carnevale. Quest'amplis-
sima piazza è il principale e maestoso in-
gresso di Roma per la Porta Flnnnnia
(/-"'.), alla cui destra è l'edifizio delle du-
gaue, congiunto colle sale per l'esposizio-
ne di opere di belle arti e col quartiere
de'carabinieri pontifìcii, fabbi iche erette
dall' architetto cav. Valadier, autore e-
ziandio de'due palazzotti d'uniforme di-
segno del principe Torlonia e del conte
Clemente Lovatti; opere eseguile nel pon-
lilìcato di Pio VII, per cui fu coniata una
medaglia colla sua elììgie, e nel rovescio
la stessa piazza colle nuove fabbriche ed
ornati, e l'epigrafe : AreaFlaniinia Ex-
ornata. A. 1823. A questo imponente
complesso di edilìzi si aggiunga lo sbocco
delle magnillche strade dei Babuino, del
Corso e di Pupetta.
Piazza di porta Portese nel rione 1 3."
/^. Porta Portese e Ospizio Apostolico.
Piazza del Quirinale o di Dlonte Ca-
vallo nel rione 1° V. Monte Quirlna-
LE, Palazzo apostolico Quirinale, I^a-
lazzo Rospigliosi, Palazzo della Consul-
ta , Fontana del Quirinale , Obelisco
Quirinale , ove descrissi i gruppi colos-
sali (ieCai'alli, e Chiesa di s. Silvestro
AL Quirinale.
Piazza Rondinini ne\ rione 8.°, cui de-
rivò il nome dalla famiglia omonima, che
vi ebbe le sue case.
Piazza della Rotonda nel rione 8.°
F^. Chiesa di s. Maria ad Martyres det-
ta LA R.OT0NDA, PaLAZZO APOSTOLICO DI S.
PIA
Maria ad Martyres, Obelisco dell ì Ro-
tonda, in cui parlai eziandio del fonte.
Piazza Ruslicucci nel rione \^.° V.
Piazza di s. Pietro e Palazzo Accoram-
BONI già Rusticucci,
Piazza di s. Salvatore in Lauro nel
rione 5." F. Chiesa di s. Salvatore irr
Lauro e Scuole cristiane.
Piazza della sagrestia Faticana. V,
Chiesa di s. Pietro in Vaticano, Chiesa
DI s. Stefano de'mori, e per la cliiesa di
s. IMarta il voi. XXIII, p. 74 ed altrove.
Piazza ScossacavalU nel rione i4-'*
V. Arciconfraternita del ss. Sacramen-
to IN s. Giacomo , Fontana in piazza di
s, Giacomo Scossacavalh , Ospizio dei
convertendi, Palazzo Torlonia in Bor-
go, Penitenzieri Vaticani.
Piazza Sforza Cesarini nel rione 5.°
F. Palazzo Cesarini Sforza.
Piazza Sora nel rione 6.° F. Palaz-
zo Sora.
Piazza delle Stimmate nel rione g."
F. Arciconfraternita delle Stimmate
e 1^ alazzo Strozzi.
Piazza di s. Silvestro in Capite nel
rione 3.° F. Chiesa di s. Silvestro in
Capite.
Piazza di Spagna nel rione 4-°j una
delle più vaste di Roma, di forma qua-
drilunga, prende il nome dal palazzo
degli ambasciatori di Spagna, che ha con-
veniente e semplice esterno, con bel ve-
stibolo ed appartamenti grandiosi. E' si-
tuato verso il confine meridionale, aven-
te a destra in fondo il palazzo e fabbrica-
to della Congregazione di propaganda
e collegio Urbano, ed incontro la piazza
col palazzo Mignanelli, ove nella sua i-
stiluzione fu la Banca romana, di cui fe-
ci parola a IMercante. In tutti gli altri
Iati la piazza è circondata di eleganti fab-
briche, nella maggior parte destinate ad
albergo di sovrani, principi ed altri fo-
restieri che recansi in Roma , perciò vi
fanno ricapito i servitori disimpiegati e
principalmente quelli detti ò\ piazza, c\\Q
prendono servizio co' forestieri. Da essa
P 1 A
(liiamansi nove strade, senza contare
l' imponente e grandiosa scalinata che
conduce alla Chiesa della ss. Trinila al
Monte Pincio {V.). Avanti a questa e in
mezzo alla piazza, Urbano Vili, Barbe-
rini, con disegno del Bernini eresse la
bizzarra e .decorosa fonte, che essendo
in forma di barca è detta la Fontana del-
la Barcaccia, e venne dal severo Milizia
qualificata opera triviale. Impedito quel
Papa dalle guerre di ornare nobilmente
la principal mostra dell'acqua Vergine
al Trivio, chiamato T/ci7, risolvette qui
costruire la fonte pubblica, passandovi i
condotti di essa, onde la via dirimpetto
prende il nome di strada Condotti. La
fontana si compone d'una gran vasca o-
vale, parecchi palmi sotto il piano della
piazza, entro cui e quasi galleggiasse sui
maie è posto un bastimento tutto di
travertino. Nella sua parte interna, tanto
da poppa quanto da prua, si vede scol-
pito il sole, stemma del Papa, dalla cui
bocca sgorga l'acqua a foggia di venta-
glio, cadendo in una conchiglia sottopo-
sta e riversandosi poscia nel bastimento,
dove pur si versa quella del gitto salien-
te che si vede nel centro uscite di mez-
zo, non più da un gran giglio, ma da un
cannello, che per una vaschetta oblunga
cade nel bastimento. Parimenti da pop-
pa e da prua ha per di fuori il bastimen-
to le armi Barberini colle api, per di sot-
to ad ognuna delle quali sono iateral-
Biente figurate due bocche di cannoni
versanti acqua nella gran vasca, dove pur
si raccolgono quelle acque che tlal ba-
stimento rigurgitano: in tutte sono 7 boc-
che d'acqua. UrbanoVllI, come elegan-
te poeta, con allusione ai cannoni cele-
brò l'introduzione con un distico, cui fu
risposto con altro (ambedue riporta il Cas-
sio, Corso delle acque par. i, p. 297),
senza temere l'aculeo delle api ed i colpi
delle bombarde.
Piazza Tartarughe nei v'\one i i.° /^,
Fontana delleTartabughe, Palazzo Co-
sTAGUTi, Ebrei e Palazzo Mattei.
PIA 287
Piazza di Termini nel rione i .": si può
considerare come divisa in due, la mi-
nore lungo la strada che mena a Porta
Pia, con la Fontana di Termini (nel
i85i il municipio romano rimosse i 4
leoni postivi da Gregorio XVI, e li fece
riportareal giardino Quirinale,sostituen-
dovene altri piìi grandi di bardiglio di
(òrma egiziana con geroglifici nelle basi)
e le Chiese dis. Bernardo, di s. Susanna
e di s. Maria della Vittoria {V.); la mag-
giore amplissima, tutta piantata d'alberi
disposti in filari simmetrici, onde forma
un ameno passeggio, contiene la Chiesa
di s. Alaria degli Angeli, ^W antichi poz-
zi d'olio e gianari dell"^/?"0/;^/, ojTgi mu-
tati r\e\\' Ospizio di s. Maria degli Aniseli
(V.), con stabilimento pei sordo- muti,
ed in casa o bagno di detenzione, di cui
parlai nel voi. XLllI, p. 33, e l'ingresso
della Filla Massimo 0 Montalto {V.).
Il nome di Termini, come dichiarai in
alcuni de' citati articoli, che si dà alla
piazza, è una corruzione della voce Ter-
me, per gli avanzi magnifici di quelle di
Domiziano Tvi esistenti. Il grande ingegno
del perugino Pompilio Eusebi concepì il
vasto progetto di formare un canale na-
vigabile colle acque dell'Aniene, il quale
dovea partire da Tivoli e giungere in
Koma sulla piazza di Termini, la quale
convertita in ampio bacino gli servisse
come di foce e scolo, ed ove Sisto V a-
\ea edificato il suo palazzo e la sua villa,
con la mostra principale dell'acqua Fe-
lice, nell'intendimento di provvedervi i
circostanti colli e renderli popolosi, a-
prendo eziandio per dette alture magni-
fiche strade; imperocché avea osservato
il provvido Pontefice, che i romani an-
che per deficienza di sìnecessarioelemen-
to erano passati ad abitare nelle basse re-
gioni della città e presso il Tevere (^•)j
respirando aria meno salubre. Appena
Sisto V polè gustare l'immenso vantag-
gio che sarebbe derivato dal canale na-
vigabile, sia pel commercio che per l'at-
tivazione di opificii e altre comodità, nel
288 Pie
1589 ordinò l'esecuzione del gigantesco
lavoro al suo inventore, esentando dai
dazi la sua propinqua villa Montallo, i
fabbricati e le botteghe, in uno alle mer-
ci che in esse si sarebbero vendute: ma
la morte del Papa troncò l'attuazione
del grandioso lavoro.
Piazza di Tor Sanguigna nel rione
5." F. ToERi.
Piazza della Trinità de Monti nel rio-
ne 4° F. Monte Pimcio , Chiesa della.
ss. Trinità" de' Monti al monte Pincio,
ed Obelisco della Trinità' de'Monti o
Sallustiano.
Piazza della Valle nel rione 8." V.
Palazzo Valle. All'intorno vi è qualche
buona casa, oltre il palazzo Capianica,
che per di dentro si coiigiunge al Teatro
Valle. Ov'è ora la Chiesa di s. Andrea
della Falle (F), prima era la piazza
di Siena, cos'i detta dal palazzo de'Picco-
lomini di tal città.
Piazza di Fenezia nel rione 7,.° F.
Palazzo DI Venezia e Palazzi Torlonia
A piazza di Venezia, Rinuccint, Pampiii-
Lj IN piazza di Venezia e Grazioli o Got-
TIFRED1.
PICARDI o PICCARDINI. Eretici di
Boemia che comparvero nel secolo XV,
il principio de'qualiè incerto, imperoc-
ché alcuni li dissero valdesi, i cui errori
seguono i protestanti, non che adamiti;
o meglio è un ramo de'beguardi o big-
gardi e per corruzione picardi e piccar-
dini, setta che si sparse in Italia, Fran-
cia, Germania, Paesi-Bassi e Boemia, ed
alla quale si diedero diirerenti nomi in
quelle diverse contrade. Come il maggior
immero di que'che la componevano era-
no ignoranti fanatici, fu impossibile che
tutti avessero la medesima credenza, gli
stessi costumi, professione di fede e co u-
dutla. Alcuni confusero i picardi co' fra-
telli boemi, ramo degli ussiti, che si se-
pararono dai calistiui nel i647-
PICCOLO Raniero, Cardinale. Ra-
niero detto il Piccolo fu creato cardinale
prete nel 1 183 o 1 184 da Lucio HI, e
Pie
si trovò in Velletri quando quel Papa
assolse il re di Scozia Guglielmo.
PiCCOLOMlNI Famiglia. Il Mar-
ches'ì, La galleria dell'onore, par. 2, e-
numerando i personaggi che fiorirono in
questa celebre e nobilissima stirpe, che
chiama albore smisurato pei- parentele e
adozioni, in sublimi dignità ecclesiasti-
che, per santità di vita, per principali e
signorie, per magistrature civili e mili-
tari e decorazioni equestri, non che per
uomini che si resero rinomati nelle scien-
ze e nelle lettere, e in fine per parentele
sia colle case sovrane d'Aragona, di Sas-
sonia, Appiani, Aldobrandeschi, Mala-
spina e Gonzaga, che perquellecoiconti
Guidi di Bagno, Mendoza, Abati signo-
ri di Grosseto, Ricasoli, libertini, Lam-
bardi, Bandini ed altre si italiane che
straniere; a cagionesegnatamente del suo
principale ornamento Pio li, di cui ben
a ragione si disse fama super aethera no'
tus. La vera e non adottiva stirpe de'Pic-
colomini è di riraota origine, di nobiltà
gloriosa e d'ordine patrizio, che nel sa-
nese in peculiar modo si propagò. Per
sentenza di E. Vibiena, riferisce il IMala-
volti, che quando Porsenna re degli e-
truschi risolvettedi ripristinare nel trono
di Roma i Tarquinii, nel mandar loro in
aiuto varie milizie, Ira'capitani vi fu Bac-
co Piocolomo da Castel Montone, cui af-
fidò 200 fanti e 5o scelti cavalli, dal qua-
le questo legnaggio ricevè la continua-
zione e il cognome. Incerto essendo rin-
tracciare gli eroi che negli antichi tem-
pi si distinsero per le loro gesta, incomin-
cierò dal ricordare quelli che meritaro-
no gli onori dell'altare; essi sono : il b.
Ambrogio confondatore e 2.° generale
degli Olivetani; i bb. Bartolomeo e Al-
fonso dell'ordine de'gesuati; i bb. Nino
e Gioacchino, il i." de' servi di Maria, il
1° de'minori osservanti ; i bb. Chiaro e
Giovanni domenicani ; il b. Guido ben-
ché fanciullo, il cui corpo si venera in
Trequanda presso le ceneri della b. Don-
nicella Cacciaconti, consorte di Naldo suo
Pie
zio, per non dire di altri. Oltre i cardi-
tliii.ili die noterò negli articoli che seguo-
no a f|uesto, Giulio servita fu arcivesco-
vo di Rossano, mentre di Siena io furo-
no, pel i.° Antonio lì^iio di Andrea si-
gnore di ÌModnnella, abbate c;iaialdole-
SBj nominalo dallo zio Pio 11, Fiuncesco
poi l'io 111, Giovanni adìne di cjue' Pa-
pi, Alessandro autore di varie opere, A-
scanio figlio di Enea_, Ascanio figlio di
Silvio, e Celio cardinale. Tra'vescovi ri-
coideiò, A ideilo di Soana; due Girola-
nii, Alessandro e due Franceschi Maria
di Pienza; Jacopo di Cremona, Francesco
di Grosseto; Alessandro, Gio. Battista e
Gabriele di Chiusi. Lepido gesuita, dot-
to é rinomalo legista, ricusò la mitra di
Siena; Inoltro gesuita Francesco nel i 649
divenne 8.° generale della compagnia di
Gesìi. A voler dire di alccuii baroni, ca-
pitani e magistrati, Ranieri nella guer-
ra de'sanesi contro i Pannocchieschi, di
gran potenza in Maremma, nel 1276
guidò la cavalleria. Salomone nel 1278
compio la terra di Modanella. Gabriele
nel 1 3o3 fu fatto pretore e poi capitano di
Volleria.Modanellacongrossesouimenel
I 3 I 6 acquistò dalla repubblica saneseCa-
stiglion di Valdorcia, ed altri Piccolomi-
ni ottennero idominii di Colle, della Tria-
na e di molte castella situate in Alarem-
nia. Moncada fu generale de'sanesi con-
tro Città di Castello nel 1 3 1 7, e ne! i 3 iq
contro l'erugia. Cristoforo fu podestà di
Orvieto; iJrandoligi nel iSiy venne e-
letto pretore di Bologna, e di Volterra
Io furono nel i 329 Clone, e nel 1 33 1 An-
drea. Menuccio godeva la signoria di Roc-
ca Albegna nel i 34o, e Salomone quella
di Baltignano. Moncada divenne capita-
no de' perugini nel i347- Tommaso si-
gnore di Baltignano comandò lacaral-
leria di Lodovico 1 re d'Ungheria, quan-
do si portò in Italia a vendicare il fia-
lello ucciso nel i 345. Landuccio nel iSGg
fu generale supremo de'sanesi, i quali
nel 1 370 dierono eguale onore a Spinel-
lo. Domenico venne scelto a capitano di
VCL. LII.
Pie 289
Città di Castello nel i383, indi segna-
lossi nelle guerre di Toscana e Umbria,
Con la spada e col senno giovarono al-
la patria Cristoforo nel i 389 e Nicolò nel
1 394. Nanni signore di Colle fece mi-
rabili [uogressi nell'arte militare al ser-
vigio di Ladidao re di Napoli.
Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini
nacque in Corsignano o Corsigliano, da
lui poi chiamata Pieiiza [F.), ov' erasi
da Siena rifugiato suo padre, e restò su-
perstite de'suoi 18 figli, tranne due so-
relle Laodomia o Laudomia e Caterina,
perciò l'ultimo rampollo d'uno de'rami
di sua nobilissima stirpe. Dopo una splen-
dida carriera fu vescovo, cardinale e Pa-
pa nel 1458 col nome di Pio II [F.).
Allora si fecero conoscere una turba di
Pannli (^.) e nipoti, che priaia come
bisognoso non l'aveano curato. Onorò di
sua presenza Pienza, Siena ed altri luo-
ghi del sanese, che in più modi benefi-
cò. Avendo la sorella Laodomia sposato
Nanno Todeschini, ricchissimo di Sar-
teano nella contea sanese, da essi nacque-
ro Francesco, Antonio, Giacomo e An-
drea, tutti creati dal redi Spagna cava-
lieri : i due primi che lo zio adottò nella
sua famiglia, col cognome e stemma, go-
derono i saoi maggiori favori. France-
sco lo creò cardinale, ed Antonio lo fece
castellano di Castel s. /angelo e lo marilò
a Maria d'Aragona, nipote di Ferdinan-
do I re di Napoli, con la dote del duca-
lo ói' Amalfi e di Sessa, il marchesato di
Capislrano, la contea Celanese (di cui par-
lo a Pescina) ed altre terre, non che Ci-
cona in quel regno; inoltre il re gli die*
de gran copia di moneta e lo fece gran
giustiziere del reame; quanto allo stato
di Celano, lo accordò pel* le ragioni che
su di esso avea la s. Sede, poiché con
Soia e Arpino erano un tempo dominii
pontifìcii* Antonio fu generale della Chie-
sa nella guerra dei Marsi e degli Abruz-
zi contro gli Angioini e il Piccinino, ed
in favore del re Ferdinando I, onde ag-
giunse al suo cognome quello d'Aragona
'9
290 P I e
e Io stemma di questa alle sue armi. A
(iiaconioead Andrea donò Pio li a cia-
scuno un feudo nella diocesi di Chiusi nel
1462, ed a Giacomo nel 14^4 conferì
pure il feudo di Monte Marciano nella
diocesi diSinignglia. Andrea di venne prin-
cipe di Castiglione della Pescaia e dell'iso-
la del Giglio. Caterina sposò Bartolomeo
Guglielmi, la cui figlia Antonia portò In
casa de'Pieri il cognome adottivo Picco-
lomini e molte ricchezze, perchè mari-
tata a Guglielmo Pieri signore di Slic-
ciano. Inoltre Pio II creò cardinali /^or-
tiguerri ( V.) ^ fratello della madre, e
Amniannatì (f.), lucchese, nato in Vil-
labasilica, che adottò per nipote, col pro-
prio cognome e stenmia. Questo dolio
cardinale, oltre le opere citate alla sua
biografìa, scrisse ancorale Vile (ìe Papi,
che andarono perdute, ed il libro: De.
officio summi Ponti ficis et cardlnaliiiriì :
morì per un'indigestione di fichi, che il
medico ignorante curandola per quarta-
na gli die l'elleboro; Sisto IV s'impadro-
nì delle 8000 doppie che il cardinale te-
neva sui banchieri, e parte ne impiigò
nell'ospedale di s. Spirito. Pio 11 sposò
la nipote Montanina a Lorenzo J3uonin-
segni nobile sanese, e l'onorò in piìi mo-
di, facendolo governatore defla rocca di
Soriano. Fra i tanti che Pio II adottò
nella famiglia Piccolomini con cognome
e stemma, vi fu pure il napoletano Ales-
sandro Miraballi, non Mirabelli, prefet-
to del palazzo apostolico, il cui fratello
Nicolò fece arcivescovo d'Amalfi, ma non
mai senatore di Roma, come dichiai ai
nel voi. XLI, p. 247, riportandone le no-
tizie. Di altri adottati ne'Piccolomini ne
tratto agli articoli che li riguardano: co-
sì nel \ol. XXlll,p. 54, dicendo de'suoi
parenti da lui annoverati alla famiglia
pontifìcia in assai nnmerOj tra' quali si
compresero i nipoti Giacomo e Andrea.
Morì il gran Pio li nel 146456 come An-
tonio duca d'Amalfi e il cardinal fratello
tenevano il Castel s. Angelo, onde i car-
dinali per timoie volevano celebrale il
Pie
conclave alla Minerva, lo dissi nel voi,
X, p. ìS-ì e 207; nel vol.XXIll, p.57,
poi ricordai la fiera persecuzione, come
di fiequente accade, che dopo la morte
del Papa insorse contro i suoi parenti,
famigliari e concittadini.
Tra i famigliari di Pio li vi fu il sano-
se Agostino Patrizi Piccolomini, adottato
nella propria famiglia pei suoi talenti (co-
me fece con altri letterati per dare una
prova luminosa della sua affezione per
tutti gli uomini di felice ingegno dota-
ti), che celebrai (ne' voi. XXlll,p. 56,
XX XIX, p.55 e 73, XLI, p. 177) qual
vescovo di Pienza e Montalcino, dotto
maestro delle cerimonie pontifìcie, au-
tore di opere liturgiche ed altre, come
siilLi venuta di Federico III imperato'
re in Roma sotto Paolo II j della dieta
di Ralishona del i^'ji e legazione in.
Germania del cardinal Francesco Pic-
colomini j del compendio sulla storia dei
concUii di Basilea e Firenze j dell'ami'
cliità e storia di Siena; e della vita di
Benci suo maestro. Inoltre Pio 11 in-
nestò nell'albore di sua famiglia quella
dei Testa nobile sanese, che nel i-aSG
avea veduto \escovo di Lucca Guercio.
Paolo II nel 14^7 f^^e vescovo di Soa-
na e poi di Pienza Tommaso Testa Pic-
colomini, consigliere di Federico 111, che
lo dichiarò conte Lateranense e gli die
r aquila imperiale per inquartarla nel
suo stemma che riporta l'Ughelli, mor-
to in Siena. Di questa famiglia Testa
Piccolomini fiorì d. Vittorio due volte
generale degli Olivetani, morto nel 1 636.
Un ramo di essa passò a stabilirsi in Ilo-
ma, con titolo di barone, ed egualmente
vi si fissò un'altra linea Piccolomini, come
rilevasi dalle seguenti notizie, tratte dal-
la Storia de' possessi dt Papi di Cancel-
lieri. Mario Piccolomini nel J 5c)0 fece
da paggio io quello di Gregorio XIV;
in quelli del 1 6o5 di Leone XI e Pao-
lo V, cavalcò tra'uobili romani. Nel pos-
sesso del 1670 di Clemente X, Pioberto
Piccolomini figurò tra 'caporioni, TvIicheU
Pie
angelo lui' deputali del popolo romano,
e liolierlo Testa fu uno de'paggi. In cjiiel-
lo d'Innocenzo XIll del i ^2 i Testa Pic-
colomini cavalcò tra'consiglieri e depu-
tali del popolo romano, mentre a piedi
presso la lettiga incedeva il maestro di
strada barone Francesco Testa Piccolo-
mini, ed un Testa canonico Latcranense
portò l'asta del baldacchinoal Papa. Fi-
nalmente nel possesso di Pio Vii caval-
carono il prelato Tiberio Testa Piccolo-
mini, fatto nel i8o5 uditore di rota, ed
il suo fratello barone Giuseppe Cavalle-
r zzo maggiore, nella quale carica meri-
tamente fu confermato da Leone XII,
Pio Vili, Gregorio XVI e dal regnante
Pio IX; con la sua morte si estinse il
ramo romano de' Tesla Piccolomini, a
lui appartenendo il palazzo in Roma ap-
piè della discesa di INIonte Cavallo, ed
in Frascati la villa che descrissi a quel-
l'articolo, lidi lui funerale e tumulazio-
ne nella cappella gentilizia in s. Maria
della Scala, si logge nel n." 78 del Dia-
rio di lìor/ia, 1 846.
Paolo llj successole di Pio li, fece ar-
civescovo di Benevento ìVicolò Piccolo-
mini francescano. Nel pontificato di Si-
sto IV il suddetto Giacomo eccitò peiico-
losi tumulti nel suo feudo di IMonle Mar-
ciano. jNel 1483 morì Gabiiele arcive-
scovo di Siviglia. 11 cardinal Francesco
meritò nel i5o3 di essere elevato alla
cattedra di s. Pietro, mentre erasi por-
tato in Iioma il fratello Giacomo, ed in
memoria dello zio assunse il nome di Pio
///{^'.);ma compianto vissesoli 26 gior-
ni nel pontificato. Avendo d. Costanza
Piccolomini duchessa d'Amalfi ceduto ai
Teatini (f^.) il gran palazzo de'Piccolo-
mini , che aveano sulla piazza di Siena,
così delta dalla loro patria, per edificar-
ci la chiesa di s. Andrea della Valle, in
questa furono trasportati i corpi di Pio
li e Pio 111. Essendo morta nel iGio Co-
stanza senza figli, ricaddero al redi Na-
poli molti feudi, altri avendoli alienati.
Noterò altri principali personaggi cheau-
PIC 291
jtiontaiono il lustro a questa celebre fa-
uiiglia. Alessandro della stessa linea riu-
scì dotto in diverse scienze e lingue, come
nella poesia, e la-ciò diverse opere; fatto
arcivescovo di Patrasso e coadiutore a
quello di Siena, a questo premoiì. Villo-
aia figlia di Andrea signore di Cnsliglio-
ne della Pescaia e dell' isola del Giglio,
sposò Borghese Petrucci signore di Siena.
Nicolò valente canonista, fu professore in
patria, in Perugia, in Padova, avvocalo
concistoriale e nunzio di Spagna ; lasciò
diverse opere. Sci[)ione eseguì stupende
prodezze al servigio di Carlo IX re di
P^rancia controletruppe ugonotte. Fian-
cesco parente e contemporaneo di Ales-
sandro insegnò la filosofia in Macerata,
Perugia e Padova, e fu autore di alcune
opere. Alfonso duca di Monte IMarciano
e di altri feudi della Chiesa si distinse per
valore, ma pel suo carattere violento, fat-
tosi capo di avventuiieri e malviventi,
die il guasto ai dominiidella Chiesa e del-
la Toscana, per cui Gregorio XIII lo sco-
municò, Gregorio XIV gli confiscò il feu-
do di Monte Marciano e ne investì il pro-
prio nipoteErcoleSfondrati: riuscì a Vir-
ginio Orsini di vincere e imprigionare Al-
fonso, che mandato a Firenze fu puni-
to colla morte. Silviod'Enea Piccolomi-
ni d'Aragona signore di Sticciano e du-
ca d' Amalfi , discendente da Laodomia
sorella di Pio li, fu valoroso capitano di
Enrico 111 re di Francia e uno de'più ce •
lebri condottieri d'arme de'suoi tempi ;
come profondo politico gli fu affidala l'e-
ducazione di CosimoII, poi granduca di
Toscana; quindi fu fatto gran contesta-
bile dell'ordine di s. Stefano, acquistò nuo-
ve glorie nella guerra di Transilvania e
nell 'impresa di Bona contro i turch;. Ip-
polita-sua sorella venne maritata a Sci-
pione Simoncelli d' Orvieto , signore di
Viceno. 11 piìi fumoso de'figli di Silvio fu
Ottavio duca VI d'Amalfi, uno de'gene-
rali austriaci più ragguardevoli della
guerra de'So anni: incominciò a render-»
si chiaro nella battaglia di Lutzen,ove pe-
ari-x Pie
ri il re di Svczin ; in quello di Kordiin-
gen conlribiù alla dislalia del duca di
Weimar, indi invase la Svcvi;i e la Fran-
conia ; guerreggiò ancora ne' Paesi Bassi
e nella Boemia, salvò l'Aiislria dall'inva-
sione degli svedesi. La sua fama indusse!!
re di Spagna a prenderlo al suo servigio;
venne decoralo del Toson d'oro, fallo ge-
nerale in capo ne'Paesi Bassi e grande di
Spagna; quindi sostenne un comba Ili men-
to contro la flolta gallo-olandese. Le per-
dile dell'imperatore lo determinarono a
richiamare Ottavio col grado di feldma-
resciollo,edesso subito cooperò colMonte-
cuccoli a rallentai e i progressi degli svede-
si. Per la pace di Westtlilia l'imperatore lo
fece primario commissario, e dopo con-
chiusa, lo nominò principe dell' impero.
Mori a Vienna nel 1 656 senza prolej la-
sciando il titolo di principe e il ducatodi
Amalfi al nipote Francesco figlio del fra-
tello Enea d'Aragona, signore di Sliccia-
no e Porrona, marito di Calerina Adi-
mari, da cui nacquero pure Silvio ed E-
Tandro valorosi come il padre. Per altri
illustri Piccolomini si può vedere , oltre
V Arbore stampato di casa Piccolomini ,
rUrgugieri nelle Pompe sanesi, ed il Gi-
gli nel Diario sanese, che ne parla lun-
gamente. Gregorio XVI nel i844 *^'eò
cardinale prete e pubblicò nel 1845 Gia-
como Piccolomini di Siena, del titolo di
s. Balbina, avendolo già fatto chierico di
camera, di cui divenne decano, e presi-
dente delle aimi, per cui ne parlai a Mi-
lizia. Non che fece mg."^ Francesco dei
conti Piccolomini d'Orvieto, piiina ca-
meriere segreto soprannumero e ablega-
to apostolico perla tradizione della ber-
retta rossa al cardinal Villadicani arci-
vesiovo di Messina, dipoi cameriere se-
greto e coppiere (confermato dal Papa
che regna, che poi lo dichiarò prelato do-
mestico) e canonico di s. Pietro; e al di lui
fratello conte Tommaso conferì il grado e
la decorazione di commendatore di s. Gre-
gorio Magno, il quale pubblicò le biogra-
fie di Pio II e Pio HI da lui scritte, nel-
PIC
V Àlhiim voi. ri e 12. Cenni biografici
di tali Papi e sopra alcuni altri personag-
gi illustri della famiglia Piccolomini, si
leggono nell'opuscolo intitolato: Qiiaii-
do ilconte commendatore Tommaso Pic-
colomini sposava a moglie lanohildon'
zella contessa Amalia Fili ( ne feci pa-
rola come figlia di Anna nipote del car-
dinal Landjruschini piotettoredi Orvie-
to, e di suo fratello vescovo di quella dio-
cesi, nel voi. XLIX, p. 2 1 6, 2 1 7, 223 ),
// lenente Luigi Squarzoni questi coni pò •
nimenli all' amico egregio ojjèrivae con-
5er;v7i'(7j Ferrara 1 84^-
PICCOLOMUNI Enea Silvio, Car^z-
naie. F. Pioli.
PI CCOLOMINI Francesco, C^/yZ/W^z-
le. V. Pio III.
PICCOLOMINI Giovanni, Cardina-
le. Nobile senese, nato nel 1 47 5 a'g otto-
bre, afline di Pio II e nipote di Pio III^
come dottissimo, versalo in ogni genere
di letteratura, di gran mentee consiglio,
Alessandro VI nel i5oi lo fece 3.° ar-
civescovo di Siena; indi LeoneX, benché
assente e contro la sua espeltazione, nel
I .f luglio i5i7 lo creò cardinale prete di
s. Sabina , non già di s. Balbina come
scrissero Pecci e Fleury : formandosi lo
stemma de'Piccolomini d'una croce con
cinque mezze lune, fu detto il cardinal
delle lune. Nel i522 il sacro collegio lo
deputò ad incontrare in Livorno Adria-
no VI, il quale lo fece vescovo di Sion,
e legato alla repubblica di Siena, la
quale si prevalse di lui in molteoccasio-
ni, affaticandosi a sedare le discordie ci-
vili che l'opprimevano. Clemente VII per
nomina dell'imperatore Carlo V neh 5^3
gli conferì la chiesa di Aquila, che am-
ministrò santamente fino alla morte; e
nell'anno seguentegli affidò l'amministra-
zione di quella di Umbriatico, che rinun-
ziò nel i53o. Essendo principale consi-
gliere di Clemente VII, nel furibondo sac-
co di lloma del 1527 fu assai maltratta-
to dai fanatici eretici. Nell'anno preceden-
te, venendo stretta Siena dalle numero-
PJC
se milizie pontificie e fiorenline, esorlò i
reggenti della repubblica eflicacenieiile a
ricorrere alla Ideata Vergine speciale pa-
trona della cillìi,e ne provenne mirabi-
le elfelto. Aumentò uolabiluienle le rcn-
tlite flell'aici vescovato, ed allalicato dal
governo pastorale, e mollo più ili».gusla-
to per le continue e pericolose sedi/ioni,
iielliMjuali vedeva senza limedio involta
la città, nel i5aq ne rinunziò la chiesa
con regresso al nipote Francesco Bandi-
ni. Nel i534 divenne decano del sacro
collegio enei i535 vescovo d'OstiaeVel-
jelri, destinandolo Paolo III legalo « la-
ure a Gallo V per congialulazioni. Fu
mecenate dc'dolti e letterati, intervenne
al ccjncilio di Laterano V ed a tre con-
clavi, mo>'endo in Siena d'anni 62, jiel
1 537 : fu sepolto «non già in s. I''rnnce-
SCO, come vuole 1' Ughelli , nella tomba
de'suoi antenati, ma nella metropolitana.
PICCOLOMINI Celio, Cardinale.
Nacque nobilmente in Siena, e ben presto
gaieggiarono in lui del pari la modestia
tlii' costumi e r inclinazione alle scienze.
Si applicò allo studio delle leggi, e lau-
reato in Siena passò in Roma, ilove col pa-
trocinio del cardinal Biclii suo parente
si fece conoscere dalla corte. Dedicatosi
all'avvocatura, in breve tempo si acqui-
stò grandissima stima, e per la sua dot-
trina Urbano Vili lo dichiaiò luogote-
nente civile dell' uditore della camera e
delegato al cardinal Bicbi, per inforniar-
lo dello stato in cui si trovava il tratta-
to della pace d'Italia. Questo porporato
l'inviò al re e alla reginadi Francia, per
comunicar loro quanto erasi operato per
la bramata concordia. In Parigi fu accol-
to con segnalale dimostrazioni di aiìètto,
e in questa occasione fece risplendere la
sua rara prudenza e destrezza , onde si
acquistò la grazia di que'sovrani e ne par-
ti colmo di doni. Morto Urbano Vili nel
1644) '"'P^'cse l'esercizio dell'avvocato, ed
eletto nel i655 Alessandro VII, suo in-
linio amico e fratello di Augusto marito
di Francesca Piccoloniini della Traiaua,
P I C 293
per la stima ed afTetto che avea per lui,
subito lodichiarò cameriere segreto, ca-
nonico di s. Pietro e segretario de' me-
moriali ( carica che poi conferì a Nico-
lò Piccoloniini, e fu confermato dai suc-
cessori, come notai nel vol.XLlV, p. i 8q),
indi nel iGG4>ii'riziostraordinario a Pa-
rigi, per conciliar la pace tra lui e la Spa-
gna, e indurre il re di Francia ad aiutar
l'Ungheria vessata dai turchi, che minac-
ciavano r Europa. Se non che destatesi
gravissime controversie tra il re e l'im-
peratore, per avere il i."ommesso alcuni
titoli scrivendo al 2.° , poco mancò che
le trattative pacifiche fallissero. La de-
strezza del prelato estinse la controver-
sia con soddisfììzione delle parli, impre-
sa già invano tentata dal cardinal Maz-
zarini e dal conte di Fuensaldanga. Re-
stò (piiiidi in Francia col caratteredi nun-
zio ordinario per 7 anni, nel qual tempo
successe la famosa conlesa tra le milizie
de'corsi e l'ambasciatore francese in Ro-
ma, per cui dovè partire da Parigi, fer-
rnandosi in Cambray. In tale incontro pa-
tì molto e dall'insolente plebe fu spoglia-
to del suo nobile equipaggio. Questo in-
fortunio fu di corta durata, imperocché
volendo Alessandro VII premiarne i me-
riti e la sofferenza, composte le vertenze,
a' i5geniiaio 1666 lo pubblicò cardinale
prete dis. Pietro Montorio, indi legalo di
R.omagna, carica chesecondo alcuni fun-
se con severità. Invece abbiamo dai con-
tinuatori di Ciaccouio, chei popoli rima-
sero di lui sì contenti e soddisfatti , che
gli eressero pubblici inonumenlidi rico-
noscenza. Nel 1670 Clemente X lo fece
arcivescovo di Siena , che governò con
prudenza e molta esemplai'ilà, ammini-
strando a tulli la pili retta giustizia, nul-
la curando le prepotenze de'grandi, ma
poco vi fece residenza. Intervenne a tre
conclavi con tal riputazione, che in quel-
lo per Clemente X ebbe 28 voti pel pon-
tificato. Fu altresì deputato sopra la fa-
mosa causa di Giansenio e nelle prima-
rie congregazioni di Roma. !\Iorì in Sic-
291 P I e
na iiul I (»<S I , d'anni 72, in concello el'ul-
timo paslore, e fu sepolto nella metropo-
lilana avanti l'aliare di s. Caterina, nel-
la tomba della famiglia Avveduti.
PlGCOLOMliM KUSTlCniM Enea
Silvio, Cardinale. Nacque di nobile fa-
Lniglia in Siena a'22 agosto i^og, e dal-
la natura riceveltebuona indole, ingegno
e trasporto allo studio, onde divenne e-
Icquente e profondo nell' eleganza della
lingua latina, come dimostrò nelle ora-
zioni che recitò in diverse accademie. Ab-
bracciato lo stalo ecclesiastico, Clemen-
te XII lo dichiarò segretario delle lettere
lutine, ed in morte fu eletto dai sacro col-
legio a pronunziarne l'orazione funebre.
Henedello XIV lo nominò chierico di ca-
mera e canonico di s. IMaria Maggioie ,
divenendo decano della slessa camera e
perciò soprintendente degli ergastoli, non
che commissariodell'armi. Clemente XII
nel 17G0 lo promosse alle cospicue cari-
che di governatore di Roma e vice-ca-
merlengo,(juindi in premio dello zel(j col
<piale avea servito la s. Sede, a' 26 set-
tembre lyGG lo creò cardinale dell'ordi-
ne de'diaconi, e per diaconia gli conferì
la chiesa di s. Adriano : lo annoverò alle
congregazioni del concilio , di consulla,
delfindicee dell'acque, nominandolo nel
1 '](ì'Ò legalo apostolico di Ravenna. Men-
tre si recava alla sua residenza, colto da
irrimediabile infeimità, morì in Rimini
a' 1 8 novembre, d'anni Go, compianto per
le sue egregie qua li là.
PlCCOLl'ASSI GiovANM, Cardinale.
J)i Dulogna , secondo 1' Ughelli Urbano
VI Io creò cardinale nel dicembre i38i,
morendo vescovo d' Ostuni in Bologna
nel i383 nel luglio, mentre l'Alidosi lo
disse d'Ostia, confondendo questa chiesa
con Ostuni di Sicilia. Fu sepolto nella
thiesadis. Proculo con iscrizione di lode.
PICENO, P/ce«zf/7j. Contrada d'Italia
nello stato pontifìcio, lungo il mare Adria-
tico, i cui abitanti si chiamano piceni o
piccnti. La regione, conìpresa tra le ra-
dici de'monti e dello mare, si estendeva
PiC
nella sua maggior lunghezza dal fiumo
Esi (di cui parlai a Jesi) sino al fiume
MatrinosollO/^^r/, detto Piomba, con un a
parie dell'Abruzzo Ulteriore, e contava
per citlà principali o metropoli Ferino
ed ^^.?fo// posta dentro terra al confluen-
te del Tronto e del Castellano; altra me-
tropoli fu Ancona^ cjuindi anche Mace-
rala, Camerino, e qual provincia roma-
na lo fu pure/i(3i'f/2/2rt! ; su questo punto è
a vedersi l'erudilissimo G. Colucci, Delle
varie metropoli del Piceno. Le citlà pice-
ne si qualificarono, secondo 1' ubicazione,
per montane, mediterranee e marittime:
die ^5co/( prima e Osimo poi furono le
antiche metropoli e capitali del Piceno,
lo dissi a quegli articoli. Un paese sì va-
gamente varialo da colline e fertili pia-
ni, non cede al rimanente d'Italia i pre-
gi della fecondità e dell'abbondanza, per
cui dall'età più remota i siculi, gli um-
bri e gli etrusclii si disputarono 1' utili-
tà di tenervi colonie, allellali anche dal-
la comodila del mare. Per simile cagio-
ne qualcuno trova un'oscura ma non e-
quivoca memoria di qualche antico sta-
bilimento de'liburni su quelle spiaggiee
precisamente alla foce del Tronto, donde
poterono facilmente comunicare colla lo-
ro nativa contrada, finché furono del lut-
to cacciati o spenti per ignote illutazio-
ni di sorli. I piceni sembrano anche di
origine sabini, cioè di quella popolazione
che si può considerare come la madre di
quasi tulle le guerriere nazioni dellabas-
sa Italia. Movendo dal cuore dell'Apen-
nino per voto d'una primavera sacra, si
diressero con auspicii creduti divini per
niezzo la giogaia di que'monti e le oppo-
ste valli verso il mare superiore. Quivi
la gioventìi sabina tirando a sé gran mol-
titudine di persone, col favore della sua
consagrazione, pervenne da piccoli prin-
cipii a costituire una nuova gente ed una
cospicua repuublicà sotto nome di pice-
ni. Slrabone e Feslo aggiungono che fu-
rono guidati da un pico, uccello sacro a
Marte; Silio Italico trasformò quel vola-
Pie
lile in Pico re del Lazio e liglio di Sa-
turno ; favole immaginate perla confar-
mi là del nome, da non distinguersi da
quelle che volevano i pelasgi di un loro re
Esio o Aso o Asone signore del l'iceno,
ciò che ampiamente trattò il Colucci: De
i'ari nomi doli al Piceno. Presso il qua-
le si legge pure la dissertazione del Ca-
talani, Della origine de'piceni, già stam-
pata in Fermo nel i '^•77. Giuseppe Co-
lucci ci diede 3i tomi in foglio con ta-
vole, dedicati a Pio VI, %u\\e Antichità pi-
cene,che incominciò a pubblicare in Fer-
mo nel I 786 coi tipi del Paccaroni , ed
agli articoli relativi ne profittai, trattan-
do nel i.° tomo, ollie le citale disserta-
zioni, le seguenti. De'primi abitatori del
Piceno ; de' vari suoi confini ; de 'popoli
diversi che l'abitarono; della condizione
delle città picene prima che si assogget-
tassero al popolo romano ; della società
stabilita dai romani coi piceni, e della fe-
deltà di questi verso quelli; delle prime
guerre de'roraani co'piceni; della coudi-
zione delle città picene sottomesse dai
romani, e della confederazione degli anti-
chi camerti o camerinesi coi romani. JNel
lygo fu pubblicato in Sinigaglia : Lette-
ra parenetica d' un cittadino sinigagliese
alfab. G. Colucci autore d'una disser^
tazione^.^ intitolata: De\'ari popoli die
hanno abitato il Piceno. Dappoiché Co-
lucci fu censuiato per avere sostenuto che
i popoli primitivi del Piceno fossero i si-
culi, che venendo per uiare dalla Grecia
e fuggendo le crudeltà di Dionigi, positi-
vamente si fermassero dapprima in que-
ste spiaggie e quindi pas>assero ad abita-
le nel Lazio, non solo dopo l'arrivo dei
pelasgi, ma anche avanti, e che questa
prima emigrazione fosse in un'età, che
non è dato di poter determinare con cer-
tezza. Sul grave argomento de' primi po-
poli abitatori d'Italia si possono consul-
tare le opere che citai nel voi. XXXVI,
p. I 9<) ; nondimeno intorno ai siculi si
legge nell'opuscolo del eh. march. Secon-
diano Campanari [Dei primi popoli ahi-
PiC 291:
tutori d^ Italia, Roma 1840 ), che da Fa-
lerio eFescennio calali giù ne'campi do-
ve poscia fu Pioma, tennero prima l'Ita-
lia di mezzo, donde traghettarono più tar-
di in vSicilia. Che il Piceno fu dominalo
dai siculi e da' pelasgi a tempi anlichis*
simi, si apprende ancora dalla lapide rin-
venuta nel 1848 in Acquaviva del Pice-
no e pubblicala dal eh, avv. De Minicis
negli Annali di corrisp. archeologica, \ol.
21, p. 4' '• Colucci illustre piceno, di-
scendente dalla famiglia di s. jXicola diTo-
lentino, nato a Penna s. Giovanni (voi.
XL, p. 3 1 4) lo celebrai e celebrerò per la
sua colossale opera intrapresa per amor
patrio, quale gli fece superare le immen-
se e laboriose fatiche pel grandioso lavo-
ro che riuscì utilissimo all'archeologia e
alla storia, segnatamente all'italiana, im-
perocché la picena è ricca di gloriose e
importanti memorie che si collegano eoa
quelle di tutta 1' Italia. Sia dunque lode
tanto ai nepoti del defunto Colucci clie
nel i844s'' eressero un elegante monu-
n'iento, ove il Genio de! Piceno è scolpi-
to in mesta positura, nella metropolita-
na di Fermo, di cui fu vicario generale,
come al eh. av. DeiVIinicis, che nel pub-
blicarlo nel u.° 1 (\e.\V Album xvui rese
al benemerito scrittore i più giusti enco-
mi, rimarcando i pregi singolari della sua
voluminosa opera.
Quanto agli antichi confini del Pice-
no, il Colucci li divide in sette epoche:
la i.'' dopo la venuta de' siculi sino alla
discesa degli umbri, e probabilmente si
estesero dal Matrino al Rubicone, linigo
le spiaggie; la 2.' dopo la discesa degli
umbri, per cui i termini della regione si
confusero coW Umbria e si popolarono le
palli mediterranee; la 3.^ dopo l'arrivo
de' sabini e nel primo loro stabilimeuto
tra il Tronto erEsi;la 4-^ dopo la disce-
sa de'g.aUi senoni nelle terre di là d'An-
cona , onde i piceni si dilatarono verso
mezzogiorno, quindi il Matrino, non lA-
terno, oggi Pescara, fu il termine meri-
dionale del Piceno; la S."* epoca de'con -
296 P I e
fini del Piceno dopo cacciali 1 galli seno-
ni dalla regione tra Ancona e ilHubico-
iie, le terre de' quali si aggiunsero al Pi-
ceno, giunta dichiarata puramente acci-
dentale ; la 6/ de'confìni del. Piceno do-
po la divisione dell'Italia che fece Augu-
sto, in cui per quinta regione di essa fu
dichiaralo il Piceno, fissandosi i termini
meridionali al Malrino ; l'agro gallico si
tolse con Rimioi al Piceno e fu attribui-
to all'Umbria, determinandosi i termini
settentrionali aiTEsi ; iinalmenfe l'epoca
^/ rimarca la divisione del Piceno sotto
l'imperatore Adriano, che nel 3i3 co-
stituì il Piceno, ì° in Piceno annonario,
forse così detto perchè dovea contribui-
re vettovaglie all'annona di Roma e soc-
corsi d'armi, che incominciando dall'Esi e
comprendendovi il ducato d'Urbino giun-
geva forse sino a R^avénna , che in una
iscrizione è delta capo del Piceno, poiché
conlenente la Flaminia e l'Umbria; que-
sta anticamente arrivandosino all'Adria-
tico comprendeva, oltre il dello ducato,
anche Ravenna; 2.° determinò il Piceno
Suhiirbicario , contenuto fra i fiumi ]\la-
trino ed Esi, così detto suhiirbicario, co-
me a Roma pili prossimo, pei possedimen-
ti molli che vi aveano i magnati romani,
e questo ebbe sempre la dipendenza dal-
la giiuisdizione del vicario di Pioma; men-
tre l'Annonario era governato dal cor-
rettore e dai giuridici, sotto la dipenden-
za del vicario d' Italia, cui sovrastava il
prefello del pretorio d'Italia. Altri aliri-
buirono a Costantino Magno la divisio-
ne del Piceno in Annonario e Subuibi-
cario, ma egli non fece che confermar-
la nel nuovo liparto delle provincie, in
mi alle rnagisfralure che avea ottenuto
finche dagl'imperatori. Sidle diverse di-
visioni ò' Italia può vedersi quell'artico-
lo, ove parlai pure delle dignità dell'im-
pero , cui furono soggetti il Piceno An-
nonario e il Piceno Suburbicario. Note-
rò che la divisione delle provincie d'Ita-
lia \x\ Annonarie e Siiburhicaric,àa\vo-
mani fu fallo per indicare i luoghi che
Pie
aveano l'obbligo di alimentare l'esercilo
e comitato imperiale, cioè gli annonarii,
dipendendo gli altri o suburbicarii dalla
giudicatura ossia giurisdizione della pre-
fettura urbana, ossia dal vicario di Pvo-
ma. Il p. Brandimarte nel i8i5 pubbli-
cò V I Uuslrazione iuWa coHOgrafia dell'an-
tico Piceno, con)e trovasi nel lib. 3 della
Storia naturale di Plinio il Vecchio, l'a-
vanzo più prezioso d'antichità riguardan-
te questo paese. Su questa illustrazione
il marchese A iitaldi nel 182 3 stampò una
Lettera ai conte Fiorenzl d'Osinio, nel-
la quaje ligeltò o ritenne della lezione
Pliniana del p. Brandiraarle ciò che gli
parve o no ragionevole e consono alle ve-
rità di fattoede'luoghi. Inoltre il p. Bran-
dimarte nel 1825 in Roma die alla luce
il Piceno Annonario ossia Gallia Se/io-
nia illustrata. In questo libro trattò di
diverse città e luoghi del Piceno, del con-
fine e nomi del Piceno Annonario ; che
Piceno fu chiamala la GalliaSenonia, con-
futando r Amiani, il quale sostenne che
fugati i senoni la regione non si chia-
mò Piceno, ma Umbria, e che Fano non
fu mai compreso nell' agro Piceno ; che
avendo Augusto fatto un nuovo riparto
geograficod'ltalia,laGallia Senonia per-
de il nome di Piceno e prese quello di
Gallia Togata, perchè fu compresa nella
sesta regione dell'Umbria; cangiala for-
ma di governo dall'iniperatore Adriano
in tutta Italia, la Gallia Togata perde tal
nome e riprese quello di Piceno; che que-
sto Annonario cominciava da Pescara e
giungeva sino a Raveiuia, probabilmen-
te capitale di esso. Vedasi Carlo Arduini,
Nuova illustrazione dell' antico Piceno
secondo Plinio seniore , Ripatransone
1 844- ^^ queste lettere si parla dell'e-
stensione e vicende dell' antico Piceno ;
dell'ubicazione delle antiche città del Pi-
ceno ; dell'origine romana della città di
Fermo e della via Salaria.
I sabini che abitavano tra il Velino,
r Aterno o Pescara ed il Tronto, rigur-
gitanti di niollitudine, vuoisi che guadas-
Pie Pie 297
sero que'fÌLimi in traccia di nuove terre, do i proconsoli la ricca provincia da Pe-
scguendo il volo d'iuipicchio,.onde pfce- scara a I^avenna.Nel Piceno con decisi-
ne furono dette le nuove genti, presso le va ballaglia si consolidò la lurtiuia di Ro-
quali soffermaronsi, e capo di esse Asco- ma, già vacillante per le sconfilte d'An*
li. Forse i nominati popoli, cheli aveano nibale cartaginese; imperocché neil' an-
preceduti nell'occupazione, formajono no di Roma iJSy il console Claudio iS'ero-
isolali stabilimenti nelle amene posizio- ne lenendo a bada quel vincitore nell'e-
ni e feraci terreni, ma i piceni-sabiiii fu- slremoCruzio, ed il console LucioSalina-
rorio i j)rimi a dar forma di repubblica tore stando in osservazione del fratello in-
aile ridenti contrade fra il mare e l'Apen- sdì ubale che avea occupale le gole delle
nino. La regione denominata Picenoera Alpi, con prodigiosocolpo strategico i due
salita a cospicuo grado di potenza, quan- consoli ClaudioeLucio operarono la con-
do sui popoli italiani gravitavano le ar- giunzionedelle loro armale in riva al Me-
mi de' ronìani , ed i piceni liberi e indi- tauro, oveperirono sul campo in trenien-
pendenti si cercarono per alleali dai ro- da battaglia 56, 000 cartaginesi: Annibale
mani stessi verso 1' anno 280 avanti la vide gittarsi innanzi la recisa testa del fra-
nostra era , e figurarono nelle loro fila tello, senza che si fosse accorto che Clan-
trionfanti. La guerra larentina di Pirro dio avea abbandonato gli accampamenti,
re d'Epiro inorgoglì i romani, onde tut- ai qualiin Ggiorni fece ritorno. IS'el 655di
li i popoli dell'Italia meridionale col lo- Roma di nuovo i romani e G. Pompeo
ro sostenitore perderouo la libei tàjeben- Strabone soggiogarono il Piceno dopo la
che in tale azione i piceni non avessero ficrissima guerra sociale, per essersi ri-
parteggiato, i romani vincitori dichiara- l)cllali i piceni e fatta lega con gli altri
rono loro la guerra. Nell'anno i6q avan- ilaliani , indi vennero ascritti alla tribù
li G.C. e di Pvoma 48 5, mentre le città pi- romana Velina con colonie, prefetture e
cene si reggevano a libere repidjblichecoi municipii. IVel 665 gli ascolani con gran
propri magistrali, il console P. Sempronio pa rie del le ci Uà picene per ricuperare l 'a n-
Sufo smantellò le miu'a di quelle che fece- tica loroliberlà si sollevarono contro i ro-
ro resistenza, quindi in campo aperto offrì mani, per aver loro negata la ciltadinan-
ai piceni la pugna. Essendo le armale a za di Roma, ma furono vinti dal console
fronte, un improvviso scuotimento fece Publio Valerio; laonde le cillàerepub-
tiaballare la terra, quando tutti attoniti bliche del Piceno non furono più consi-
all'aspelto del temuto prodigio, il console derate confederate e socie de' romani,
impavido promise innalzare un tempio ma rimasero nello stalo di prefetture e
alia dea Tellure , se fosse siala propizia perciò soggette al pretore urbano: tutta-
alle sue invocazioni, e tale fu la forza del- volta inseguito restituirono ad esseil titolo
lo scongiuro, che i suoi soldati rinfran- di repubbliche col governo delle proprie
cali nel coraggio irruppero con tanloin- leggi e magistrali , la qualifica di muni«
frenato valore, che riportarono compie- cipii e di colonie col gius del suffragio. la-
ta vittoria , comechè sanguinosa. Allora tanto arsero le micidiali fazioni di Mario
360,000 piceniabbassaronolearmi egiu- e Siila, onde pure in questa provincia si
rarono fede a Roma: a Sempronio fuac- propagò la guerra civile ; sulle rive dei-
cordato l'onore del trionfo, venne spedi- 1 Esi Q. Cecilio Metello, che parteggiava
la una colonia picena nell' Apulia, dalla per Siila, ebbe unsanguinososconlro con
quale i discendenti si dissero Picenlini, Carino luogotenente di Carbone, e die a
che formarono la seconda regione d'//a- questo fautore della parie di Mario un
Ha, e quindi segnata la pace, nel Piceno colpo decisivo verso l'anno 6G9. Nel Pi-
vi si dedussero alcunecolonie, governan- ceno fece poi lunga dimora Pompeo il
298 p I e
Magno, che fissala in Osimola residcii-
73, vi si arrogò la pretura, e con le scel-
le milizie picene poaipeiane intraprese la
spedizione d'Egitto. Picene legioni furo-
no ancora la XII delta fulininatrice, e la
XIII, che con Giulio Cesare passarono il
Piubicone e cooperarono alle sue glorie.
Kel t. 2 del Colucci si legge la Disserta-
zione della origine delle città picene ,
dell' a^'ì^izanteiito e decadimento di esse
sotto i romani, delle colonie e de' mimi-
ci pii.
La fede cristiana fu predicala nel Pi-
ceno nel i.° secolo di nostra era, e nel
Tol. XL, p. 245, ne celebiai apostolo s,
Marone, convertito da s. Pietro e ordina-
to da Papa s. Clemente 1, come fu il pri-
mo suo martire, e ciò con l'autorità del
Blarangoni. Però il Vecchietti nella dis-
sertazione preliminare alle 3Iemorie del-
ta chiesa r^O-f/wo del Compagnoni, t. i,
p. IVI, vi ripugna alquanto, senza esclu-
dere affatto la sua predicazione nella pro-
vincia, dichiarando esser varia l'opinio-
ne de' dotti intorno all'epoca in cui le cit-
tà del Piceno ricevettero il lume del van-
gelo, ogni chiesa avendo le sue partico-
lari tradizioni , per le quali può vedersi
il p. Mamachi, Originie antichità cristia-
ne, lib. 2, cap. 2 I, § 2, il quale è di pa-
rere, che siccome il principe degli apo-
stoli in P\.oma prese a cuore la conversio-
ne delle Provincie più remote, molto più
è da credere che da lui si avessero in vi-
sta que' luoghi così vicini a quella me-
tropoli, colla quale ebbe sempre il Pice-
no continue relazioni. Non è anzi fuori di
proposito r opinare col Vecchietti , che
s. Pietro fosse nel Piceno forse nell'anno
61 di nostra era a promulgarvi la fede
cristiana. Quanto a s. IMarone, tenuto a-
postolo del Picfeno, aggiunge il Vecchiet-
ti che è a dubitarsi per gì' incerti suoi
alti ; lo slesso dice di quelli di s. Caterve
venerato in Tolentino qual padre della
fede: non mancarono altresì alcuni scrit-
tori, i quali si persuasero aver s. Emidio
vescovo d'Ascoli sparsa 1' evangelica se-
PIC
menza nel Piceno circa la metà del III
secolo, ma anche i suoi alti non sono si-
curi. Il Jacobilli, r\e Santi e beati del-
l'Umbria, riferisce che s. Feliciano vesco-
vo di Foligno, non contento di aver inaf-
fìata tutta la provincia dell'Umbria col-
la predicazione del vangelo , volle sten-
dere l'apostolico ministero anche a prò
del Piceno e le sue città in un ad Osimo,
cioè un secolo e mezzo prima dell'epoca
assegnala dalla tradizione osiraana al ve-
scovato di s. Leopardo, predicazione che
in Osimo fece anche s. Marone antico a-
postolo del Piceno. Sembra poi indubi-
tato che ne'primi del IV secolo, dopo la
conversione del gran Costantino, uscito
il cristianesimo ancor nel Piceno dai suoi
nascondigli, inalberasse la croce per ogni
dove il suo glorioso vessillo,mediante l'ab-
batlimento dell'idolatria. .Alcuni scrittori
con Marangoni si persuasero chele città
picene non avessero propri vescovi se non
se verso la fine del V secolo, e che prima
di tal tempo fosse stata ia provincia go-
vernata dai vescovi regionari ; opinione
di debole fondamento, che fu confutata
ed annientata dal Pannelli nelle Memo-
rie di s. Leopardo ,'menlve non si sa com-
prendere come il Marangoni ammelten-
tlo la conversione del Piceno al cristia-
nesimo sino dai primi secoli, voglia poi
digerire la destinazione de' vescovi titola-
ri o cardinali sino quasi al Vlsecolo, ed
essendo il Piceno sì prossimo a Roma se-
de de'Papi che promossero tanti vescovi
anche per lontane parti. Il Pontefice s.
Gelasio I del 492 si oppose al tentativo
d'insinuarsi nel Piceno 1' eresia pelagia-
na ; e Nicolò V e Paolo li estinsero nel
Piceno l'eresia de' fraticelli, che assai e-
ravisi propagata. 11 Colucci nel t. 3 delle
Antidata picene ci diede la dissertazio-
ne : Della origine, del progresso e dello
stabilimento della religione cristiana nel
Piceno. Egli opina che i primi lumi del-
la fede cristiana si ebbero dopo l'arrivo
di s. Pietro in Roma e dopo il suo pon-
tificalo; che s. Marone non fu il i.° a re-
Pie
care la fede ai piceni, bens'i colla sua pre-
dicazione e martirio cooperò moltissimo
aih propagazione delia religione crislia-
na ; discorre del suo compagno s. Mes-
sore vescovo, e de' ss. vescovi Feliciano,
Emidio, Alessandro e Filippo di Fermo, e
Calervo;di S.Venanzio martire cameri-
iiese, del progresso che fece la religione
pei ss. martiri osimani Fioi'enzio, Sisinio
e Dioclezio, e de' vantaggi che riportò dal
martirio d'altri santi seguito nel Piceno;
in fine dice dell'origine de' vescovati per
le città del Piceno, (he incpialcuna si de-
ve ripetere da s. Pietro e dai suoi primi
più prossimi successoli; che la distin-
zione delle dioce<;i fu posteriore alla o-
rigine delle cattedre vescovili, e che que-
ste furono erette dopo Costantino impe-
ratore. Di esse parlo ai rispettivi articoli,
come de'primi apostoli del Piceno si An-
uonario che Suburbicario.
Quantunque le municipali repubbli-
che picene godesseio la libertà de|le lo-
ro leggi, con propri magistrati, il meio
e nìislo impero con facoltà di punire col-
la vita i trasgressori, non si potevano
chiamare totalmente libere da Pioma cui
erano soggette, sovrastando all' intera
provincia un supremo capo con titolo
consolare di prefetto, oltre lo speciale
curatore che avea ciascuna repubblica.
Le municipali l'epubbliche picene paga-
vano a Pioma annuo tributo, ed erano
tenute in occasione di guerra a sommi-
nistrare ai romani un contingente di sol-
dati. Essendo la provincia suddita e tri-
butaria degl'imperatori, anche dopo la
divisione óeW'inipero in orientale e occi-
dentale, calati in Italia nel 4o5 circa la
prima volta i goti con Alarico loro re, indi
nel 425 e nel 45 1 gli unni, ed ig'o// nuova-
mente nel ^'j3, tutti inondaronp anche
il Piceno e s'impossessarono eziandio di
Ascoli e del vicino Abruzzo, praticando
per tutto eccessive crudeltà. Distrutto
nel 553 il dominio goto in Italia e co-
stituita Ravenna per città capitale àiìì-
y Esarcato [V.) j riferisce il p. Brandi-
P I C 2()<)
marte che il Piceno Annonario nuova-
mente mutò nome, e la [)!ute mnriltitna
o Gallia marittima fu chiamata Penta-
poli Annonaria, V. (altri-dicono prima,
altri dopo tale epoca), denominandosi
la montana proi'incia de Castelli. La de-
nominazione di Pcnt.'Tpoli Picena, f^ncon-
do Compagnoni, cominciò nel IV o V
secolo, ni due di Vecchietti nel VII; ed
il Sigonio riferisce che la Penlapoli ma-
rittinia si chiamò poi DI arca Anconita-
na. Il nome di Pentapoli fu dato ad una
pnrtedell'antico Picenospecialmente An-
nonario, per la ragione che in principio
comprendeva 5 città. La Pentapoli ab-
bracciava il Piceno Annonario, e comin-
ciando dai confini dell' Esarcato di Pia-
vcnna si estendeva a tutto il tratto d'An-
cona e fino ad Osimo. La provincia dei
Castelli, secondo il p. Berretti, che illu-
strò la tavola corografica dell' Italia del
medio evo presso il t. io. Script, rer.
Itaiicarni/i di Muratori , formavasi del
contado di Fermo, così il Catalani, il
Borgia e Pxalfaeli. Il p. Brandimarle in-
vece crede che la provincia de'Castelli, si-
tuata sopra la stessa Pentapoli, fosse com-
posta dalla Gallia montana, cioè da Ca-
merino, IMatelica, Atlidio, Tufico, Sen-
ti no. Alba, Ostra, Suasa , Pitulo , Jesi
(delle quali parlo a; loro articoli oin quel-
li che ne occuparono il luogo), anche
pel riflesso de' molti castelli che hanno
soggetti Fabriano, Arcevia e Camerino;
bensì in appresso porzione della provin-
cia de'Castelli fu detta Marca Permana
e porzione Abruzzo. Altri in fine hanno
ciedutochela provincia de'Castelli com-
prendesse 1' Umbria mediterranea, ab-
bondante di castelli. La Pentapoli cam-
biò spesso limite e nome; e quando vi si
unirono altre città e castelli, complessi-
vamente si disse Decapoli, quando cioè
una nuova Pentapoli montana o medi-
terranea vi fu aggiunta. Governando l'E-
sarcato Longino per l'imperatore d'o-
riente, nel 568 invase V Italia Alboino
coi longobardi, ed avendo istituito poi il
3oo Pie
ducato di Spoleto e soggiogato il Piceno
circa il Syi, l'unì ed incoaporò a quel
ducato, cioè quella parte di Piceno che
cotupreiule Osimoe Ancona, ossia quel-
la parte cli'era tra l'Apeiuuoo e l'Adria-
tico, colle loro città e luoghi : altri dico-
no che il Piceno di qua dal Musone fu
n j)oco a poco assorbito dal ducato di
Spoleto nella longobarda oligarchia , i
cui duchi o capitani si divisero le città
e legioni d' Italia e «vi commisero tante
violenze ed empietà, che s. Gregorio I
annoverò la loro persecuzione fra le più
crudeli della Chiesa. Laonde le repubbli-
clie del Piceno sotto i goti e sotto i lon-
gobardi perderono quella libertà, che per
indulgenza de' romani aveano consegui-
ta col titolo di municipii : gran parte del-
le antiche città picene furono atterrale
e distrutte dai goti, massime da Alarico
e (la 'Potila. 1 longobardi oltre il signo-
reggiare il ducalo di Spoleto, che tanta
parie di Piceno comprese, istituirono an-
cora i ducati piceni d'Ancona, Osimo e
Fermo, indipendenti uno dall'altro, ma
precariamente, i cui terrilorii comprese-
ro eziandio quelli delle città contermini
ilecadute dal proprio splendore tra tante
vicende politiche. Ad onta della possan-
za tie'iongobardi, gl'unperalori greci d'o-
riente, oltre l'esarcato di Pv.avenna, domi-
narono interrottamente anche sullealtre
parli del Piceno. Nel pontificato di s.
Gregorio il l'imperatore Leone dichia-
rò guerra alle sacre immagini, sostenen-
do gì' /fo/jor/rt?» persecutori tli esse; e
resistendo alle replicate ammonizioni del
Papa, questi lo scomunicò e sciolse i sud-
diti di lui dal giuramento e dai tributi.
L'imperatore si alleò con Luitprando re
de' longobardi per uccidere s. Gregorio
Il , e fu allora che il ducalo di Roma e
le città della Campania si dierono con
spontanea dedizione al dominio della ro-
mana Chiesa dopo il 726. Nello slesso
tempo i popoli delTEmilia e dell' Esar-
cato, della Pentapoli e del Piceno scos-
sero il giogo imperiale e de' longobardi,
Pie
come principi eretici, si posero sotto la
protezione è difesa del Papa, anche nel
dominio temporale, e per tale volontaria
dedizione acquistò la sede apostolica la
signoria e sovranità di dette piovinciee
specialmente del Piceno e del ducato di
Spoleto: tanto dimostra il Marangoni
nelle Memorie di Civitanova già Nola-
na nel Piceno. A s. Gregorio il nel 781
successe s. Gregorio III, che possedendo
il ducalo di Spoleto ed il Piceno, prese
le difese di Trasamondo duca di Spoleto
contro Luitprando, onde questi due vol-
le mosse all'assedio di Roma; ma il Pa-
pa coll'esercito romano aiulò Trasamon-
ilo a ricuperare il ducalo dalle armi dei
longobardi. Nel 741 fu creato Papa s.
Zaccaria, e come Trasamondo con nera
ingralitudinesi mostrava infedele e usur-
patore delle terre della Chiesa, ricorse al
re Lui![)rando,che fallo prigione il duca
restiUn al Pontefice il patrimonio della
Sabina, di Nat ni, di Osimo e di Ancona.
Stefano li detto 111 non potendo soste-
nere l'iiupeto di Aistullo re de'longobar-
di, the occupalo l'Esarcato, la Pentapo-
li e altre terre della Chiesa, minacciava
Roma, nel 704 si porlo in Francia dal
re Pipino per implorarne l'aiuto, che am-
piamente ottenne. Poiché recatosi il re
in Italia, costrinse Aistulfo a restituire
l'usurpato al Papa, cui confermò la so-
vranità, aumentandone il pi'incipato con
altri luoghi. E perchè l'imperatore gre-
co venne in cognizione della vittoria di
Pipino sui longobardi, fece istanza a Pi-
pino che consegnasse a lui le lolle pro-
vincie; ma il re francamente rispose al
legato imperiale, che solo per amore a
s. Pielio e alla sua Chiesa avea abbrac-
cialo l'impresa, e perciò mai avrebbe per-
messo che al dominio di essa fossero tol-
te le città e luoghi che le apparteneva-
no. Sotto Adriano I il re de' longobardi
Desiderio, dimentico che dovea il trono
airautoiilà di Stefano 111, non solo avea
tilenuto Osimo, Ancona, Umana ed al-
tre cillà, ma con violenza ne occupò al-
Pie
tre in un al resto ilei Piceno, medifantlo
la rovina di Roma. Vedendo il l'apa
inolili le sue rimostranze, domandò soc-
corso a Callo IMagno, che vinto e impri-
gionato nel 773 Desiderio, die fine al
regno lougoliardo in Italia, restituì alla
Chiesa i suoi duininii in un al Piceno
e al ducato di Spoleto, con ampia dona-
zione, confermata dal suo figlio Lodovi-
co I con nuovo diploma. Narra Anasta-
sio Bibliotecario nella vita di Adriano I,
che mentre Desiderio erasi lifugiato in
Pavia, ove l'assediò il re franco, i popo-
li del ducato Spoletino, compresi i pi-
ceni the nef.icevano parte dall'Apenni-
no al mare Adriatico, insieme alle città
e ducati di Fermo, d'Osimo e d'Ancona,
come di altri luoghi, portatisi al Ponte-
fice, nuovamente alla sua nhbidienzii si
diedero e giurarono fedeltà alla sede a-
poslolica ed a s. Pietro, radendosi la bar-
ba ed i capelli lunghi che portavano al-
l'uso de' longobardi,
iN'eir858 si trova un Suppone conte
del Piceno, che vuoisi ne avesse ricevu-
to investitura dal Papa. Non solo gl'im-
peratori franchi, ma anco i tedeschi co-
minciando da Ottone I, confermarono i
dominii della C'.;iesa e giurarono proteg-
gerli, compreso il Piceno. Nel cadere ilei
iX secolo e nel principio del X gli uiigari
ed i saraceni posero la regione baibara-
incnte a ferro ed a fuoco. A Marca parlai
dell'origine di questo vocabolo e di quan-
do nel secolo XI fu appropriato al Piceno,
e per la prima nel q'jS alla Marca Fer-
ruaiia, di cui trattai pure a Fermo; co-
inè delle altre Marche, de'suoi governan-
ti, dominatori e signori, delle principa-
li vicende, e come venne qualificata nel-
l'amniinislrazione francese a'iempi nostri.
Fluttuando il Piceno ora sotto la pon-
tificia dominazione, ora in parte sotto la
greca dipendenza, soggiacque pure alle
incursioni de' normanni, avendo quasi
ogni città i suoi giudici o conti. Insorte
le fatali controversie fra il sacerdozio e
l'impero per V InveslUure ccclesiasiichc,
Pie 3o t
i dignitari preposti alla custodia delle
frontiere col titolo di marchesi incomin-
ciarono a dar nome id la detta Marca Ftr-
niana, indi alla Marca Cainerincsc o
superiore, clie sono le Marche piìi anti-
che, ed el)l)ero la sola esistenza molto
prima della Diarca Anconitana. L'e-
sistenza della Marca di Camerino ed a-
vcnte marchese e duca, si rileva dalla
lettera di Papa Giovanni XIII del 969
sull'erezione della metropolitana di Ca-
pua ; altri danno a questa IMarca un'o-
rigine più antica, con aver dipendente il
marchese di Fermo. Avvertono gli an-
nalisti camaldolesi, che alle Marche di
Fermo e di Camerino ne'monu menti an-
tichi si trovò spesso l'aggiunto di monar-
chia, quale reputano essere termine cor-
rotto óì Diarchia per negligenza degli
amanuensi. La Pentapoli reggevasi tut-
tora coir antico nome, quando verso il
1080 s. Gregorio VII investì della pro-
vincia picena Roberto Guiscardo prin-
cipe normanno, leggendosi nelle ponti-
ficie lettere i nomi di Marca di Fermo
e di ducato di Spoleto. A questo Papa ed
al successore Pasquale II la conlessa Ma-
tilde nella donazione che fece de'suoi sta-
ti alla s. Sede, vi comprese le IMarche di
Camerino e di Fermo, di cui la Chiesa
era suprema signora. Ne! i io5 o prima
l'imperatore Enrico IV con poderoso e-
sercitoe qual nemico della Chiesa occupò
il Piceno e ne die l'investitura al mar-
chese Guarnieri, con titolo di marchese
della 31 arca Anconitana, che per lui si
disse ancora IMarca di Guarnieri o di
TVerricrio, col qual vocabolo si nomi-
nò [iure la Marca Fcrmana. Così a po-
co a poco al nome di Piceno prevalse
quello di Marca colle accennate distin-
zioni, meglio narrate agli analoghi arti-
coli ed a Macerata, come pel Piceno
Annonario alle città formanti la Pen-
tapoli, al i\\.Ki\\.o à' Urhir^o e a Ravenna,
insieme alle successive politiche vicende,
avendo toccato a Marca le principali dal
secolo Xll sino a' nostri giorni. Nel no-
3oi P 1 G
vembie iSjo Pio IX (F.) formò la le-
gazione delle Marche colle piovincie di
Urbino, Pesaro, Macerala, Loreto, An-
cona, Fernao, Ascoli, Camerino. Il Pice-
no o Marca ebbe molli illustratori, fra i
quali i segmenti. Francesco Paniphiij, Pi-
ct'/mm, hoc est de Piceni quae Anconi-
tana \'nlgo Marcliia noniinalui\ et nohi-
lìlate et laudibus, opus nane pviniiini in
liicem JaiiiDlatiliaci Durastantis edilum,
Maceratae 1 575. Solcatnpo, Picennni i'iit-
go diarchia Anconitana npostolicae sedis
provincia fìdeiissima, Maceratae i654-
Pier Luigi Galletti^ Inscriptiones Piceni,
sive Mai cìiiae Ancouitanae infimi aevi
Roniae exstantes, Roinae 1761. Luigi
ht;ouov\, Ragionamento sopra la Marca
di Ancona ed a' marchesi di essa, nel t.
27 degli Opuscoli del p. Calogerà, i 775.
11 Piceno fu feracissimo di uomini il-
lustri in santità di vita, in dignità eccle-
siastiche, nelle scienze, nelle arti e nelle
armi. Grandissimo ili il numero de'car-
dinali che die alla Chiesa, le cui notizie
riportai alle biografìe e loro patrie; così
de'Papi piceni che sono : Giovanni XVII
dello X^ III di Rapngnano, Nicolò IV
della diocesi d'Ascoli, Marcello li come
nato a Monte Fano, Sisto V di Grolla-
mare, Clemente Vili come nato in Fa-
no, Clemente XI d'Urbino, Leone XII
di Genga diocesi di Fabriano, Pio Vili
di Cingoli e il regnante Pio IX di Sini-
gnglia. Degl'illuslri piceni scrissero: G.
1). Llavetti, Saggi storici di nobiltà di
sette famiglie picene appartenenti alla
casa Cento/iorini, Maceria i 701. Gio-
vanni Pannelli, i7/e///o/v'e degli uomini il-
lustri e chiari in medicina del Piceno o sia
della M arca d Ancona, e dell epoca ch'I-
la medicina picena e suo esercizio in es-
sa provincia , Ascoli 1785. Biblioteca
picena o sia notizia istorica delle opere
e degli scrittori piceni, Osimo 1 790. An-
drea Lazzeri, Memorie d'uomini illustri
del Piceno, raccolte da G. B. Boccali-
ni, corrette ed accresciute, presso il Co-
lucci t. 5 al 17, che vi fece delle aggiun-
PIC
te. Neil. 25 riprodusse con prefazione e
noie. Nicolai Vevaxìzon'ì, De laudibus Pi-
ceni sive Marchiae Anconitanae libel-
lus. Delle zecche picene trattai a' loro
luoghi: lo Scilla, Delle monete pontifìcie,
p. 36c) e seg., enumera quelle battute in
Macerata, Ancona, nella IMarca e in Ca-
merino dai cardinali legali della Marca.
In Roma i piceni o marchegiani hanno
la Chiesa de' ss. Venanzio e Ansuino dei
camerinesi (^.), e la Chiesa di 9. Sai-
valore in Lauro de' marchegiani, cui è u-
iiito il collegio Piceno {f^.y, prima aravi
pure l'arciconfraternita, e ne fu benefat-
tore il carduial G'io. Battista Pallotta
(/'.). Di tali chiese parlai pure ne"^ voi.
XXX! II, p. 71 e 72, XL VII, p. 27 I e
273, ed altrove. Abbiamo le Regole del-
l'almo ed insigne collegio Piceno, Roma
1713. Della chiesa di s. Salvatore e del I
collegio piceno è proiettore il cardinale
più anziano della IMarca. Questo dispo-
se Sisto V che lo fosse eziandio del Col-
legio dis. Bonaventura di Roma, del col-
legio Montalto di Bologna pei marche-
giani, e della cappella Sistina nella Chie-
sa di s. iMaria DIaggiore, tulle sue fon-
dazioni. Vedasi Frane." M.' Gasparri :
Lo stalo geografico della Marca d" An-
cona, descritto per l' intendimento delle
tre bolle di Sisto F' sopra ilpiìi anzia-
no cardinale della Marca, chiamato al-
la protezione della cappella Sistina e
de' collegi di Montalto e di s. Bonaven-
tura, Pioraa I 72 3.
PICO Lodovico, Cardinale. V. Mi-
randola.
PICPUS- Congregazione e società di
sacerdoti secolari e missionari viventi in
comunità con fratelli laici, e di religio-
se, sotto l'invocazione de'ss. Cuori di Ge-
sti e di Maria e dell'adorazione pei-petua
del ss. Sagramento dell' altare ( diversa
dai religiosi picpus del teiz' ordine di s.
Francesco fondati in Parigi, nel villag-
gio Picpus vicino al sobborgo di s. An-
tonio, il cui convento eddicò Giovanna
di Sault vedova del conledi Morlemart,
r» I e P I G 3o3
i quali in Koma ebbero convento e cbie- n^ richiamare alla memoria la passione
sa, come narrai nel voi. XXVI, p. ly'T), ecrocefissionetlel Redentore, con pralica-
fondata dal sacerdote M.^Ginseppe Cou- re le opere di cristiana mortificazione e
drin , nato il i.° marzo 17G8 in Cous- reprimendo i loro sensi.
saylesBois diocesi di Poitiers, la quale Verso la fine del 1794 '« P'<t dama
città fu culla dell'istituto, dopo di aver Aymer della Chevalerie, appena uscìdal-
trionfato di tutti gli ostacoli die si frap- la prigione ove l'avca posta sua madre,
posero a s"i santa e benemerita congre- per aver dato asilo ad un prete caltoli-
gazione. 11 soffio impuro dell'irreligione co, si offrì all' ab. Coudrm onde impie-
avendo distrutto in Francia tutte le pie garsi, secondo il suo sesso, ai grandi di-
istituzioni e quelle della buona educa- segni che il Signore le avea inspirati. Per-
zione, dispersi i sacri ministri in lontane ciò le basi del pio istituto delle leligiose
regioni, la novella generazione in tiista furono bentosto gettate nelle pie Dame
posizióne, questa società inspiiala da Dio de^ss. cuori di Gesù e /Ilaria, diesi de-
fu destinata a rianimare la fede nel ctio- dicano all'adorazione perpetua del ss. Sa-
re per li santi esercizi delle missioni ; a gramenlo , alla educazione e istruzione
portare il lume del vangelo all'estremila delle donzelle : orinai conta più di venti
della terra ; alla perpetua adorazione del stabilimenti in Francia, due nel Chih ,
ss. Sagramento dell' altare nel giorno e uno a Valpaiaiso, altro a Santiago, tutti
nella notte, onde riparare le profanazio- diretti dai preti della tnedesima ccSngre-
ni d'ogni specie commesse in quel deplo- gazione.
rabile periodo di tempo; ed a formare Intanto l'ab. Coudrin ebbe la consola-
de'ministri del santuario ne'collegi e nei zione di guadagnare de' discepoli, il cui
seminari. Basato l'istituto sulla regola di numero non tardò ad accrescersi. Mg "^de
s. Benedetto, ha per iscopo di onorare Cbabot, antico vescovo di Saint-Claude,
in parlicolar modo le quattro età o epo- portatosi nel'iSoi in Poitiers e apprez-
che della vita di Gesù Cristo: cioè la sua zando l'istitutore e lislituzione, condusse
infanzia, l'epoca in cui visse poco cono- con lui l'ab. Coudrin quando passò alla se-
scinto, la sua vita evangelica, e la sua de di Mende, quale rinunziata nel r8o^
passione e crocefissione. Per onorare l'in- col medesimo si stàbili a Parigi, essendo
fanzia tiene scuole gratuite in vantaggio questa l'epoca dell'erezione della casa dei
de'poveri fanciulli, e collegi con convit- A'r/:»//^' nella via omonima, che divenendo
tori a pensione mensile, ne' quali sono la principale di tutta la congregazione,
ammessi gratuitamente un certo nume- con tal nome viene generalmente chia-
ro di fanciulli in proporzione delle rcn- mata. Nel 1806 mg."^ de Boischollet ve-
dile dello stabilimento, ed in preparare scovo di Seez confidò ai preti della casa
alle funzioni del sacro ministero i giova- de' picpus la direzione del suo semina -
ni destinati al santuario. Tutti i meni- rio. Nel i8i4 la congregazione de' sacri
bri della congregazione si devono dedi- cuori già contava diversi stabilimenti, a-
care a celebrare la vita occulta del Sai- vendo ricevuto l'ab. Coudrin più volle
\atore, riparando colla perpetua adora- l'incoraggimentodi Pio VII, il quale for-
zione del ss. Sagramento le ingiurie fatte malmente l'approvò nel 18 i 7. Fiorendo
agli adorabili cuori di Gesù e di Maria l'istituto, gli fu affidato nel i8i9ilsemi-
pei tanti peccati che si commettono. I nnrio di Tours , indi nel 1820 mg."^ de
preti che seguono la vita evangelica di Boiilogne vescovo di Troyes invitò i pre-
Gesù Cristo, si dedicano alla predicazio- ti della casa de'picpus a daie le missio-
ne del vangelo e alle missioni. In fine, ni in sua diocesi, che duraiono io anni,
lutti i membi della congregazione devo- Nel 1826 i discepoli dell'ab. Coudrinin-
3o4 Pie
cominciarono le missioni nella diocesi di
Piouen che proseguirono lino al i83o, sen-
za interron)[)ere quelle di Tioyes, e nel
1 829 il cardinal Croy commise loro la cu-
ra del suo gran seminario di Piouen, che
tuttora dii igouo.
La sollecitudine religiosa dell'ab. Cou-
drin per la propagazione della i'cde non
sì limitò alla Fiancia. Dopo essersi por-
tato in lìonia nell'anno santo iS^Sjhcn
ricevuto da Leone Xll che conferniò la
congregazione, a sua domanda e della
congregazione de propaganda fide, nel
J826 fece partire qualche prete per le
missioni di Sandwich neW' Ore ani a (f^.):
negli Ànnales de la prop. de la joi, si
possono leggere le peisecuzioni che sof-
frirono in quel mondo marittimo per gli
eretici e scismatici, ed i prosperi risulla-
li che conseguirono i picpus. Per moi te
di Leone Xll 1' ab. Coudrin ritornò in
fiomanel i82q quale conclavista del car-
dinal Croy, ed in tale occasione (come dis-
si nel voi. XLVIII, p. 233) il suo distin-
to merito e la grande utilità di sua congre-
gazione fu in conclave e dopo dettagliata-
mente conosciuta ne' frequenti abbocca-
luenti col cardinal Cappellari prefetto di
propaganda /ìde,d\ cui fui testimonio, co-
meammiralore dello zelo e della vii lùdel-
rinsignesacerdote,cui potei prestarequal-
che assistenza nel godimento delle pon-
tifìcie funzioni e in altro, per cui il car-
dinal Croy si degnò mostrarsene grato.
Con tale aumento di stima e di amore
del cardinal Cappellari per la congrega-
zione epel fondatore, divenuto Gregorio
XVI , nel i833 confidò alla società dei
picpus la missione òeW Ocea?iia orienta-
le, in cui questi sacerdoti fecero e vanno
operando immenso bene, con meraviglio-
samente dilfondere il cristianesimo.
AI cominciar del 1837 l'istituto si Irò-
■vò propagato in Francia con molti sta-
bilimenti, e fondata una casa in Valpa-
raiso : mentre i suoi disce[)oli evangeliz-
zavano ui::\\' Oceania la Polinesia, e potè
contare fra i membri della congregazio-
P.IC
ne due vescovi, mg."^ Pietro Domenico
IMarcellino Bonamic vescovo di Babilo-
nia e poi arcivescovo di Smirne, e mg."^
Rouchouze vicario apostolico óeW Ocea-
nia orientale. Ma ai 27 marzo di detto
anno Dio chianìò a sé il venerando ab.
Coudrin per premiarne l'edificante vita
e le apostoliche fatiche, perdita che af-
flisse tutta la sua congregazione. 11 capi-
tolo generale elesse per superiore e suc-
cessore dell' illustre defunto rag.^Bona-
mié, che rinunziato 1' arcivescovato e a-
vuto da Gregorio XVI quello litolare di
Calcedonia, assunse il governo della con-
gregazione nella casa de'picpus a Parigi,
indi nel 1840 dal nominato Papa otten-
ne nuova canonica conferma alia congre-
gazione. Nella catastrofe sanguinosa del-
la rivoluzione di Parigi (/'.) nel giugno
1 848, i rispettabili membri di questa cou-
giegazione si unirono al clero nel per-
correre le strade per predicar p^ce, cu-
rare i feriti e assistere i moribondi. Il su-
periore generale mg.*^ Bonamié impetrò
e ottenne dalla camera de'rappresentan-
ti del popolo, che i suoi missionari po-
tessero accompagnaie fino al luogo della
deportazione alle colonie gì' insorti con-
dannati a tal pena, onde prodigare ai me-
desimi tutti i conforti della religione.
Al presente la congregazione de'sacri
cuori possiede in Francia più di 26 sta-
l)ilimenti di case e scuole, ed in Parigi
due seminari, uno in via Picpus, l'altro a
Vaugirard nella via Grand Kue;due ca-
se ai Chih; una a Lione; due nel Belgio,
ima in Lovanio pegli alti sludi, l'altra a
Enghien per l'educazione de'giovani. Ha
missionari apostolici nell' Oceania, cioè
nell'isole Sandwich e Marchesi, in Man-
gareva, e negli arcipelaghi Garobier, del-
l'isole della Società, in Tahiti, ec, aven-
do questi benemeriti sacerdoti evangeliz-
zato tutti quegli arcipelaghi.! membri del-
l'istituto vivono regolarmente in comu-
nità, sotto l'ubbidienza del superiore ge-
nerale di tutta la congregazione e de'su-
periori [>articolari. Fanno i tre voti per-
PIE
pehii ma semplici di povertà, caslilà e
iil)I)i(lien/a, dopo un noviziato di 18 me-
si o almeno un anno, e devono essere for-
niti d'uno spirito d'ubbidienza e d'abne-
gazione, d'uno zelo sincero per la salute
delle anime, consagiandosi alla gloria di
Dio e alla pratica delle virtù religiose.
Nelle case dell'istituto si sogliono ammet-
tere quali pensionari i preti e laici che
desiderano vivere raccolti nel Signore
nell'esercizio della pietà. Anche le suore
diquesto istituto,chiamate eziandio Pie-
pus, fanno i voti perpetui ma semplici di
povertàj castità e ubbidienza , e vivono
in comune nelle pratiche regolari, sotto
l'ubbidienza del superiore generale di tut-
ta la congregazione, della superiora ge-
nerale delle medesime religiose e delle
loro superiore particolari delle proprie
case. Le loro regole egualmente furono
approvatedalla s. Sede, nelle quali è inol-
tre prescritto che la superiora generale
deve risiedere nella stessa città ove di-
mora il superiore generale di tutta la
congregazione, nelle cui mani fa i voli di
idìbidienza tre giorni dopo la sua nomi-
na o dopo otto se trovasi fuori della ca-
sa principale.
PIEDE, Ordine equestre. Se ne at-
tribuisce la fondazione a Pio IV nel i56o,
perchè i cavalieri intervenissero alle pon-
tificie funzioni, con titolo di conti pala-
tini e pensione, onde portare il Papa in
sedia gestatoria, uffizio de' Polafrenieri
e sediari {y.). Ma o perchè questa isti-
tuzione non è vera o perchè ebbe breve
durata, non se ne hanno notizie certe.
Forse sarà stato confuso coll'ordine dei
cavalieri Pii [F .) istituiti da Pio IV, i
quali sostenevano le aste del baldacrhì-
ìio (detto anche Ombrellino o ombrella,
V.), quando il Pontefice v'incedeva sot-
to in sedia gestatoria.
PlEMO:\TE, Pedemontium. Princi-
pato d'Italia e parte piìi ragguardevole
della porzione continentale degli stati
sardi, avente per capitale T'ormo,, resi-
denza ordinaria del J'e di Sardegna prin-
VOL. III.
P l E 3o j
cipe del Piemonte, il cui titolo suole dar-
lo ad imo de' suoi figli o nipoti. Questo
nome trovasi usato da otto secoli addie-
tro, ed esprime la qualità della regione
posta alla falda delle Alpi (come chi di-
cesse, /ti piede de monti), che ne cingo-
no il bacino, e declinando in colline sem-
pre pili basse giungono ad una bella e
fertilissima pianura, che il Po attraversa
e feconda in tutta la sua lunghezza. Con-
fina al nord colla Svizzera, all'est col Lom-
bardo-Veneto e con Parma, al sud col
ducato di Genova e contea di Nizza parte
degli stati sardi, all' ovest colla Francia,
ed al nord-ovest col ducato di Savoia al-
tra parte degli stati sardi. Però l'intiero
stato di Terraferma, che si chiama col
nome collettivo di Piemonte, comprende
il ducato di Savoia, quello di Monfer-
rato, di Genova e d'yJosta, la contea di
Nizza, la Lombardia sarda, cioè l'alto
e basso Novarese, la LomelUna di cui è
capoluogo Vigevano,\\ Torlonese,\\ P^o-
gherese, il Pavese cispadano ed il Bob-
biese. Quantunque vicinissimo al golfo di
Genova, il Piemonte appartiene intiera-
mente al bacino dell'Adriatico, al quale
per il Po manda tutte le sue acque. Il
paese, sebbene in gran parte montuoso,
è fertilissimo ed accuratamente coltiva-
to, con pascoli numerosi e ottimi, onde
gli viene grande ricchezza, essendo al-
tra sorgente di utilità pel Piemonte il
baco da seta per 1' eccellenza di questa,
anche per le numerose fabbriche di drap-
pi. La regione è ricchissima in miniere
di ferro e vi si trovano altri metalli e
cave di marmo. Sommano gli abitanti a
più di 2,400,000 cattolici, ad eccezione
di circa 20,000 valdesi stabiliti nelle Al-
pi. I piemontesi sono industriosi e sagaci,
la gioventù robusta e inclinata moltissi'
rno alla milizia. Fioriscono gli studi ; vi
furono e vi sono esimii cultori delle scien-
ze e delle lettere, artisti e artefici d'ogni
genere che illustrano questa bellissifua
parte della penisola italiana, il linguag-
gio comune è un dialetto particolare ,
20
3o6 P I E
misto d'italiano e di francese. TI Piemon-
te corrisponde all'ovest della Gnllia cis-
padana ed al nord dell'antica Liguria:
vi stanziarono i salarsi, i taurini, i libi-
ci, gli slatielli ed i vagienni, che ne fu-
rono ipopoli principali. /^. Italia eGiL-
liA. Dai romani passò questa provincia
ai goti, quindi ai lombardi ; a questi la
tolse Carlo Magno, ed i le d'Italia suoi
discendenti la possederono lungamente;
ancor più lungo tempo rimase sotto il
dominio degl' imperatori di Germania
con titolo di principato. Il Piemonte si-
no al 1848 si compose delle divisioni di
Torino, Cuneo, Alessandria, Aosta e No-
vara : a Sardegna riporterò le nuove cir-
coscrizioni di esse, potendosi vedere a
Savoia la serie de' suoi conti e duchi ,
principi del Piemonte, con le loro prin-
cipali notizie; laonde per questo articolo
mi limito alleseguentiindicazioni. Quan-
to a quelle ecclesiastiche ed all'introdu-
zione del cristianesimo nel Piemonte, ne
parlo alle sue sedi vescovili, che s'inco-
minciarono a fondare nel III e IV secolo.
Il I .° dominio de' conti e poi duchi
di Savoia, indi re di Sardegna, fu la con-
tea di Morienna o s. Gio\'anni di Flo-
riana,ne\ 999 data al conte Beroldo del-
l'antica casa di Sassonia, o da Ottone III
imperatore o da Ridolfo 111 re di Bor-
gogna. Il conte Amedeo I del 1048, per
la moglie Adelaide figlia di Manfredi
marchese di Susa, ebbe questo marche-
sato col paese d'Aosta, insieme colle loro
pertinenze che si estendevano sul Pie-
monte. Amedeo II del 1 060 ebbe la con-
tea di Savoia e il Bugey dall'imperatore
Enrico IV, e Umberto II del 1072 la Ta-
lantasia, cacciandone un tiranno. Tom-
rnaso I del i 188 fecesi riconoscere per
sovrano da Guido conte di Ginevra. Il
conte Pietro del 1 263 occupò Torino, ed
ebbe il paese di Chiablais da Piiccardo
conte di Cornovaglia, eletto imperatore
nel I 257 : lo stesso conquistò Vaud nel-
la Svizzera, e per la moglie Agnese acqui-
stò Faucigny. Amedeo V del 1285 fu
PIE
signore di Bressa per la moglie Sibilla.
Amedeo VI del i 343, detto il rerde, ri-
cevette il rimanente del Piemonte, che si
ribellò al conte di Provenza, come fece
la contea di Nizza, che si diede ad Ame-
deo VII dell 383. Amedeo Vili, che fu
il i.° duca, creato da Sigismondo impera-
tore nel i4i6, ebbe da Odone di Villars
la contea di Ginevra, e da Filippo Vis-
conti duca di Milano la signoria di Ver-
celli : rinunziò il trono al figlio Luigi e
divenne antipapa Felice ^(/^.), pseudo-
dignità che poi abdicò. Il duca Carlo III
del i5o4 ricevè dall'imperatore Carlo V
la contea d'Asti e il marchesato diCeva,
ma gli si ribellò Ginevra, e gli svizzeri di
Berna occuparono il paese di Vaud e
quei di Friburgo la contea di Ramont.
Al duca Emanuele Filiberto del i553
furono ceduti la contea di Tenda e il
principato d'Oneglia, comedi Maro, Pre-
là e Easlagno, in cambio d'altre terre. Il
duca Carlo Emanuele I del i58o acqui-
stò il marchesato di Saluzzo, cedendo
alla Francia la Bressa col Bugey. Il du-
ca Vittorio Amedeo I del i63o ebbe
buona parte delMonferralo.il duca Vit-
torio Amedeo II del 1 6^5 comprò la so-
vranità di vari feudi del Monferrato e
del Piemonte ; riebbe Pinerolo e furon-
gli ceduti l'Alessandrino e la Lomellina;
poi nella pace d'Utrecht consegui il re-
gno di Sicilia, e rinunziato questo agli
austriaci nel 17 18 ottenne quel di Sar-
degna, ond' egli fu il i.° re di Sarde-
gna , chiamandosi volgarmente questo
sovrano re di Torino o re del Piemonte.
Abdicò nel i 73o, ed a Carlo Emanuele
III suo figlio furono ceduti il Tortonese,
il Novarese, le Langhe, il Vigevanasco e
la pili parte del Pavese : Benedetto XIV
lo dichiaiò vicario apostolico nel tempo-
rale de'feudi ecclesiastici che la s. Sede
possedeva nel Piemonte e Monferrato, ri-
serbandosi soltanto l'annuo censo o con-
tribuzione di scudi 2,000 tuttora vigen-
te, come narrai a Massfrano; condizio-
ne che fu accettata dal re e ratificalo, con
PIE
qlnratnenlo solenne in ndani del nun/io
pontificio.! francesi rivoluzionari nel no-
vembre 1791 al re Vittorio Amedeo III
tolsero prima tutta la Savoia, forman-
done il dipartimento di Mont-Blanc: lo
stesso fecero in febbraio i 798 del conta-
do di Nizza, chiamandolo dipartimento
delle Alpi marittime. Nella primavera
del 1796 calati i francesi in Italia, occu-
parono quasi lutti gli stati di Terrafer-
ma; ed il re finalmente aderj col tratta-
lo di Parigi del i5 maggio a cedere la
Savoia,! contadi di Nizza, Tenda eBeuil,
e lasciar libero il passo in Italia per mez-
zo del Piemonte alle truppe francesi. Per
sua morte divenne a' iGottobre 1796 re
Carlo Emanuele IV, già principe del Pie-
monte, il quale fu costretto segnare in
Torino a 5 aprile i 797 colla Fiancia il
trallato d'alleanza offensiva e difensiva;
lultavolla a* 6 dicembre 1798 la repub-
blica francese gli dichiarò guerra. Nel
I 799 in giugno gli alleati contro la Fran-
cia occuparono in un alle altre provincie
d'Italia anche il Piemonte, discacciandone
j francesi,] quali a poco a poco resero pure
le fortezze, riducendosi solo a una parte
delGenovesato. Ria poi nella primavera
seguente Bonaparte ripassò il monte s.
Bernardo e s impadronì di tulle le for-
tezze dei Piemonte e della Lombardia,
comprese Genova e Savona. Nel luglio
1802 tutto il Piemonte insieme al Mon-
ferrato fu riunito alla Francia, formando-
sene sei dipartimenti, Po, Dora, Maren-
go, Sesia , Stura e Tanaro. 11 re abdi-
cò e la famiglia reale passò in Sardegna.
Inoltre Bonaparte dichiarò il Piemonte
27.^ divisione militare, e ne affidò il go-
verno al suo favorito Menou Abdallah.
Gli affari ecclesiastici per colpa della pre-
cedente rivoluzione erano caduti in gran
disordine. Mancavano 6 chiese de' loro
pastori, ed i Ire vescovi di Alessandria,
Casale e Aosta aveano dato liberamente
la loro rinuncia nelle mani di Pio VII.
Subito il governo fiancese ritrovò che il
numero di 17 chiese vescovili eia esov-
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bitante, e richiese che fossero ridotte a
<S, delle quali ima fòsse metropolitana,
cioè Torino, sulfraganee l'altre. Accon-
sentì però che i beni delle chiese, de'ca-
j)iloli, de'seminari, delle collegiate e di
qualunque stabilimento religioso fossero
applicali con proporzionata ripartizione
alla mensa delle chiese conservate , le
quali acquistando una più vasta diocesi,
ottenevano perciò più abbondanti soccor-
si. Pertanto il cardinale Caprara legato
a Parigi fu dal Papa investito delle rela-
tive facoltà, con iiolla del i.° giugno
3 8o3, Gravissiniìs causis, presso il Bull.
Coni. t. 12, p. 2 3.
Il cardinale dopo essersi assicurato del
consenso dato nelle mani del Pontefice
da vari vescovi, le diocesi dei quali ve-
nivano smembrate, mandò ad effetto la
nuova circoscrizione, dichiarando in vir-
tù dell' autorità apostolica soppresse le
chiese vescovili di Alba, Aosta, Bobbio,
Biella, Casale, Fossano, Pinerolo, Susa
e Tortona; così le abbazie di s. Benigno,
s. Michele, s. Vittore, s. Coslanzo,s. Mau-
ro e della Chiusa. Furono queste com-
partite tra le 8 diocesi conservale, cioè
iieir arcivescovato di Torino e nei ve-
scovati di Saluzzo, Aqui, Asti, Alessan-
dria, Vercelli, Ivrea e Cuneo, nella quale
città venne trasferita la sede vescovile
di Mondovi col capitolo e canonici che
lo componevano e col seminario vesco-
vile. Siccome poi 4 de' vescovati attua-
li, cioè Aqui, Asti, Alessandria e Ver-
celli, e 3 delle diocesi soppresse, vale a
dire Alba, Tortona e Casale, dipende-
vano dalla giurisdizione metropolitana
di Milano, ed inoltre quella di Bobbio
dalla metropolitana di Genova, così di-
cevasi nel decreto de'ao febbraio i8o5,
promulgato dal cardinal legato, che ia
virlù delle facoltà a lui state accordate
per tale effetto, e dopo aver dato lo spe-
ciale suo assenso come arcivescovo di
Milano, ed ollenulo dall'arcivescovo di
Genova il medesimo consenso, sottraeva
le delle diocesi dui due uieUopuiiluui e
le sottometteva alla giurisdizione spiri-
liiale metropolitana dell'arcivescovo di
Torino. La nomina de'nuovi vescovi si
fece nel iSo5, e secondo il sistema na-
poleonico, detto di fusione politica, rltro-
varonsi rieletti alcuni degli antichi ve-
scovi, quello di Aosta e di Tortona. Il
vescovo d'Amiens Gio. Crisostomo Vii-
laret di Parigi, ch'era stato il riordina-
tore delle chiese del Piemonte, venne
trasferito alla sede di Alessandria. Ma
r arcivescovo di Torino Buronzo stette
(ermo a non voler accordare la rinun-
zia della propria sede. In quest'occasio-
ne si osservò che nel Piemonte sussiste-
va ancora un avanzo degli antichi valde-
sij i quali nelle valli di s. Martino e di
Lucerna aveano ottenute tre chiese con-
cistoriali. Nel Concordato del i8o4 tra
PioVlI eia repubblica italiana, riportai
quali chiese piemontesi furono fatte snf-
fraganee dell'arcivescovo di Milano. Nel
i8i4 caduto Napoleone, il re di Sarde-
gna Vittorio Emanuele, come tutti gli
altri sovrani j tornò in possesso de' suoi
stati. Tornato dunque il Piemonte a far
parte degli stali sardi , dipoi se ne este-
se il nome come dissi di sopra: un tem-
po dividevasi il Piemonte in principa-
to di Piemonte propriamente detto, du-
cato d' Aosta e signoria di Vercelli , ai
quali aggiungeasi talora la contea di Niz-
za. Nel 1817 Pio VII colla bolla Bea-
ti Petri Sposto lo rum principisi Bull.
Cont.i. i4, p- 344. de' 17 luglio, ripri-
stinò con nuova cii coscrizione di diocesi
le summenlovatesedi soppresse nella do-
minazione francese, eresse quella di Cu-
neo, ed elevò al grado metropolitico quel-
la di Vercelli. Laonde al presente nel
Piemonte, non compresa Nizza, vi sono
PIE
! due arcivescovati di Torino e Vercel-
li ed i seguenti 18 vescovati, computan-
dovi quelli del ftlonferrato, quali rimar-
cherò con carattere corsivo. Acqui, Al'
ha Pompai, Alessandria, Aosta, Asti,
Biella, Bobbio, Casale, Cuneo, Possano,
Ivrea, Mondovi, Novara, Pinerolo, Sa-
luzzo, Susa, Tortona e Vigevano. Ado-
gnuno di tali articoli feci ancora menzio-
ne de'principali uomini illustri piemon-
tesi, e de'Papi e cardinali che il Piemon-
te die alla Chiesa, e meglio alle loro bio-
grafìe, dovendosi aggiungere tra i car-
dinali del Monferrato, ad Alessandria G/u-
liìu e Caselli, Ghislieri poi s. Pio V e
Bonelli della diocesi di Tortona, ed a
Casale i cardinali iV^z^rt e Tadini: altri
cardinali piemontesi li registrerò a To-
EiNo. Il vescovo di Sai uzzo B^-ancesco A-
gostino della Chiesa ci diede la serie cro-
nologica de' cardinali, vescovi e abbati
piemontesi : S. R. E. card, archiep. ec,
Pedemonlanae regioni s chron. hist., Aii'
gustae Taurinorum 1 64'^. Abbiamo inol-
tre di Andiea Rossotti, Degli scrittori pie-
montai. Denivelli, Biografìa piemonte-
se. Del teologo Meiranesio la Storia del
Piemonte e della Savoia, ed il Pcdemon-
tium sacruni. Emanuele Tesauro, Cam-
pcggiamenti o^n'ero istoria del Piemon-
te, Venezia i643. La classica opera, IlJo-
numenta historiae patriae regni Sardi-
niae. Cenin intorno ai fatti istorici, mo-
numenti notevoli e particolarità natura-
li del Piemonte, Tovioo i838. Descri-
zione de santuari del Piemonte, adorna
delle vedale de' medesimi, Torino 1825.
Can. Palemone Luigi Bima, Serie cro-
nologica degli arcivescovi e vescovi di
di tutti gli stali di Terraferma ec, To-
rino 1842.
FINE nEL VOLU^IE Ct^QUANTESIMOSECOTTOO.
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